Giugno 8, 2026
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Le aziende del Nord Est sono resilienti. Grassetto: serve sostenere l’internazionalizzazione

Secondo Alessandro Grassetto di Bernoni Grant Thornton le imprese del Triveneto, nonostante la significativa contrazione dei ricavi e le importanti ripercussioni sulla situazione patrimoniale e finanziaria, stanno dimostrando notevoli segni di resilienza e di recupero.

Il Nord Est è un’area cruciale per l’economia italiana, dal momento che vi risiede un quinto della popolazione e si produce un quarto del PIL del settore privato. Inoltre, da quest’area industriale e commerciale si genera più di un terzo delle esportazioni del Paese.

Territorialmente, il Nord Est individua il raggruppamento di due regioni a statuto ordinario (Veneto, ed Emilia-Romagna) e due a statuto speciale (Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), che hanno livelli di decentramento fiscale e amministrativo molto differenti. In particolare, il Trentino ha due province autonome e un sistema economico caratterizzato dal modello cooperativo, mentre in Friuli esiste un livello di autonomia più limitato e un sistema economico molto simile a quello Veneto, con una prevalenza di piccole e medie imprese che si tramandano da generazioni appartenenti alla stessa famiglia.

Relativamente alle regioni a statuto ordinario, secondo gli studi di Banca D’Italia l’Emilia-Romagna è percepita come “altra” rispetto ai tratti storici, politici e sociali del Nord Est, ma uguali sono le caratteristiche di un  territorio a elevato tasso di crescita economica, che dal 1980 ad oggi è passata dall’essere un’area in ritardo economico ad una evoluta, con un PIL pro capite in linea a quello delle regioni europee più sviluppate (con un livello di occupazione, prima della pandemia, vicino per diversi anni al pieno impiego).

Naturalmente, anche nel Nord Est il Covid sta lasciando i suoi segni sul tessuto imprenditoriale fatto di piccola e media impresa manifatturiera, ma non mancano i segnali positivi. Secondo Alessandro Grassetto, partner di Bernoni Grant Thornton, “Il Nord Est, anche in questo periodo scosso dalla tempesta pandemica e percorso da così evidenti fattori di instabilità e di incertezza, ha fatto emergere i suoi punti di forza, i tratti distintivi e le capacità competitive che l’hanno sempre contraddistinto. Le imprese del Triveneto – nonostante la significativa contrazione dei ricavi e le importanti ripercussioni sulla situazione patrimoniale e finanziaria – stanno dimostrando notevoli segni di resilienza e di recupero”.  “In attesa degli impulsi di ripresa – prosegue Grassetto –  che arriveranno dal Decreto Sostegni bis e, in forma più ampia, dalla riforma strutturale fiscale prevista dal Recovery Funds, tra le azioni più popolari intraprese dal legislatore per favorire il rafforzamento patrimoniale delle società si colloca la rivalutazione dei beni d’impresa (richiamata dall’art. 110 del DL n.104/2020) da rilevare nel bilancio 2020, che può essere operata ai soli fini civilistici o anche con effetto fiscale attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva dell’IRES e dell’IRAP con aliquota del 3%. Altre misure volte a mitigare gli effetti negativi nella rappresentazione di bilancio sono la sospensione per l’anno 2020 fino al 100% dell’ammortamento delle immobilizzazioni materiali e immateriali, la disposizione contenuta nel Decreto Liquidità che prevede un termine ampio per la copertura delle perdite rilevanti (ex artt. 2446, 2447 e 2482-bis e 2482-ter c.c. emergenti dai bilanci in corso al 31 dicembre 2020) e la deroga in merito all’applicazione del principio di continuità aziendale (ai sensi del DL 34/2020)”.

Alessandro Grassetto

“Considerando la vocazione delle imprese del Nord Est all’esportazione e all’internazionalizzazione –conclude Grassetto – esistono diverse misure per favorire la ripresa dei rapporti con l’estero. Nel primo anno dell’emergenza sanitaria, la riduzione dell’export in Veneto è stata stimata in una perdita di fatturato di oltre 5,3 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. Oggi le imprese venete sono pronte a far ripartire l’export e l’internazionalizzazione, e cresce la necessità di gestire opportunamente la fiscalità internazionale per ottimizzare le future scelte di investimento”.

Italia e Cina, al via progetto su WeChat per le PMI di Milano, Monza Brianza e Lodi

Free ticket Italia-Cina su WeChat per le PMI virtuose del made in Italy. Una spinta importante dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia per valorizzare il Made in Italy sul mercato cinese.

L’agenzia nazionale per l’internazionalizzazione del sistema camerale e la Camera di Commercio milanese aprono gratuitamente le porte di Pavilion Italia, il marketplace di Agenzia ICE e Tencent, a brand e aziende dei settori di interesse strategico per l’export della produzione italiana in Cina.

Nell’anno in cui il motore produttivo ed economico del Paese prova a ripartire, dopo il brusco e lungo stop dettato dall’emergenza pandemica tuttora in corso, una spinta importante arriva dall’iniziativa promossa congiuntamente da Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia per valorizzare il Made in Italy sul mercato cinese, il Paese che già ora sembra essere tornato ai livelli pre-Covid.

L’intervento mira ad offrire un supporto strutturato alle imprese del territorio per aderire al progetto Pavilion Italia, nato dall’accordo tra ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore di WeChat. Attraverso questa piattaforma, lanciata a giugno dello scorso anno, brand e imprese italiane possono presentarsi e dialogare con un’audience digitale da un miliardo di utenti attivi al mese.

“La nostra politica di sostegno all’export delle imprese è fortemente incentrata sul supporto all’utilizzo dei canali digitali e sulla diffusione delle opportunità offerte dal commercio online – ha spiegato Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia – Questa iniziativa di sistema persegue questi obiettivi e offre alle imprese la possibilità di conoscere e cogliere le opportunità offerte da WeChat, una delle principali piattaforme online del mondo, che conta mensilmente oltre un miliardo di utenti attivi. Grazie al supporto integrato di Promos Italia e Camera di commercio, infatti, le aziende possono partecipare ad un percorso personalizzato che permette di vendere sulla piattaforma WeChat e di identificare la miglior strategia per presentarsi sul mercato cinese“.

Le aziende a cui si rivolge l’iniziativa sono le PMI del territorio di riferimento (Milano, Monza Brianza, Lodi), produttrici di Made in Italy d’eccellenza, per questo motivo sono stati selezionati i primi settori ritenuti particolarmente rappresentativi della matrice tricolore capofila in Oriente: fashion, food, beauty, design, pelletteria.

Tra i servizi a cui potranno accedere gratuitamente le aziende selezionate, un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, Adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. Il tutto è affidato a Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, il team Digital Retex si sta già occupando della gestione del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat.

“Un modo per immaginare una vera e forte ripresa economica del sistema produttivo italiano è sicuramente quello di far ripartire le piccole e medie imprese, l’artigianalità, l’imprenditoria autentica italiana – ha commentato Nicola Canzian, Managing Partner di Digital Retex – E un modo per immaginare una ripartenza efficace di queste imprese, è altrettanto certamente quello di guardare oltre i confini nazionali, di esprimere e trasmettere identità e valori all’estero, in un mercato dalle mille potenzialità economiche come quello cinese. Il ruolo e il contributo delle Amministrazioni locali, degli Enti pubblici, rappresenta un volano di inestimabile valore in questo momento, per questo siamo felici che la Camera di Commercio e Promos Italia abbiano deciso di intraprendere questa strada e aprire gratuitamente le vie del Dragone alle imprese del territorio. Ci auguriamo che sia solo la prima di numerose iniziative a supporto del Made in Italy che ha voglia di rinascere più forte di prima.”

All’interno di Pavilion Italia, i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere e vendere i propri prodotti.

Il live del marketplace è avvenuto in occasione del Capodanno cinese. Fin da subito sono stati registrati segnali positivi, con i primi acquisti da parte dell’utenza cinese. La promozione del progetto, attraverso campagne di advertising finanziate da Agenzia ICE, sarà distribuita e proseguirà fino alla fine dell’anno.

Imprese e insolvenze commerciali, di nuovo in crescita il rischio default sui pagamenti nel 2021

Le previsioni di Atradius sull’andamento dei tassi d’insolvenza delle imprese nelle principali economie mondiali. La situazione peggiora in maniera significativa ed è destinata a non migliorare per tutto il 2021, Italia compresa.  

Attesa per il 2021 una significativa inversione di tendenza del rischio di default sui pagamenti per molte imprese a livello globale. Da un complessivo -14% dei livelli d’insolvenza registrato lo scorso anno, il rischio default sui pagamenti ha ripreso a correre in tutte le principali economie mondiali. Secondo le stime di Atradius, azienda leader tra gli assicuratori del credito a livello mondiale, le insolvenze potrebbero riprendere a correre velocemente e nel 2021 potrebbero attestarsi su un +26% a livello globale, da cui resterebbe fuori solo la Turchia, dove le insolvenze apparivano già in peggioramento dallo scorso anno. 

In testa alla classifica mondiale dei Paesi dove si attendono gli aumenti più significativi dei livelli d’insolvenza si posizionano Australia (+88%) e Singapore (+75%). In Europa, la Francia (+80%) guida la classifica, seguita da Austria (+73%), Belgio (61%) e Regno Unito (+56%). A metà della classifica, e comunque sotto la media del 50%, seguono la Spagna (+49%), l’Italia (+48%) ed i Paesi Bassi (+44%).  Chiude la classifica l’Irlanda (+3%), dove i tassi d’insolvenza sui pagamenti delle imprese avevano ripreso la loro corsa già dallo scorso anno, seppur in maniera modesta e comunque in netta controtendenza rispetto a quanto registrato a livello mondiale.   

I motivi alla base di tali previsioni – spiegano gli economisti di Atradius – sono sostanzialmente da ricercare nel graduale ritorno delle economie a quanto in essere prima della pandemia. Questo riguarda in particolare la gestione legale delle procedure fallimentari, oltreché la progressiva eliminazione delle misure fiscali e di sostegno alle imprese adottate dai governi locali. Per questi motivi, numerose imprese con forti pressioni sulla liquidità, che hanno potuto beneficiare delle misure di sostegno, si troverebbero più esposte al rischio di default sui pagamenti, con evidenti effetti a cascata sulle catene di fornitura e sul sistema economico locale e globale.  

Massimo Mancini

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha commentato: “Quanto oggetto delle nostre previsioni risulta dalla valutazione di tre elementi determinanti per l’evoluzione del rischio di default sui pagamenti delle imprese. Il primo elemento è la portata della ripresa economica, nonché la sua ampiezza a livello locale e mondiale. Segue la graduale eliminazione delle misure fiscali e di governo a sostegno delle imprese, e da ultimo la ripresa delle attività di gestione delle procedure fallimentari, la cui sospensione ha di fatto cristallizzato situazioni di difficoltà di molte imprese, destinate a tornare alla luce una volta superata l’emergenza pandemica. Soprattutto tali ultimi due elementi, se non incontreranno ulteriori proroghe, come in dibattito attualmente, produrranno notevoli ripercussioni sul rischio di credito commerciale e sull’andamento dei tassi d’insolvenza già per questo anno”. 

Il report è disponibile in lingua inglese a questo link.

Atradius: la crisi allunga i tempi di pagamento nel B2B in Europa. PIL mondiale a -4%, insolvenze a +26%

Attesa una contrazione di oltre il 4% del PIL mondiale nel 2020 e insolvenze aziendali a +26%. Mentre sono quasi raddoppiati i tempi medi di attesa per l’incasso delle fatture, il 45% delle aziende europee pensa alla ripresa, anche se in tempi non brevissimi. I più ottimisti in Italia e Germania. 

Il PIL mondiale in contrazione di oltre il 4% nel 2020 produrrà in Europa una crescita delle insolvenze aziendali del 26%. Aumentano le aziende che concedono credito ai propri clienti e si allungano i tempi di pagamento delle fatture; inoltre cresce il numero delle imprese che si cautelano assicurando i propri crediti ma, alla fine, sono più numerosi gli imprenditori ottimisti sul futuro dell’economia che quelli che vedono nero. Sono questi, in sintesi, i principali risultati del sondaggio condotto durante la pandemia da Atradius su un campione di aziende dell’Europa occidentale. I risultati del sondaggio sono pubblicati nel “Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento” – edizione novembre 2020.

Poiché gli effetti dei blocchi alle attività si sono fatti sentire dappertutto, molte aziende hanno usato il credito commerciale per incoraggiare le vendite, in particolare sul mercato domestico. A livello europeo lo ha fatto il 53% delle aziende, con punte del 72% in Francia, 65% nel Regno Unito, 61% in Irlanda e Italia. Se la maggior parte delle aziende (66%) ha però fissato il limite di pagamento delle fatture a 30 giorni, le altre hanno concesso dilazioni più lunghe e ben l’11% oltre i 90 giorni. In Italia, rispetto lo scorso anno, il numero di imprese che ha concesso dilazioni superiori ai 90 giorni è quasi raddoppiato (dall’8% del 2019 al 15% nel 2020). In totale le dilazioni medie di pagamento concesse in Europa sono salite da 34 giorni del 2019 ai 46 giorni attuali.

A prescindere dal limite di tempo concesso, le fatture scadute sono aumentate notevolmente durante la pandemia: nel 2019 il valore delle fatture non pagate alla scadenza nell’Europa occidentale è stato del 29% del valore totale delle vendite a credito tra aziende, nel 2020 ha raggiunto il 47% (in Italia il dato sale al 55%) pari a un aumento annuo del 62%. E ancora, nel 2019 la proporzione dei crediti inesigibili si è fermata al 2% del valore delle fatture, mentre quest’anno la stessa percentuale ha ripreso la corsa, arrivando al 7%. Lo studio condotto da Atradius ha evidenziato che i tempi medi di incasso delle fatture per le aziende dell’Europa occidentale è aumentato del 94%. 

Causa principale del ritardo nei pagamenti delle fatture per operazioni commerciali tra aziende è la crisi di liquidità, lamentata dal 43% delle imprese. Di converso, il 37% ha dichiarato di aver speso più tempo e risorse di prima della pandemia per gestire le criticità relative alle fatture non pagate (in Italia la percentuale scende leggermente al 33%). Per tutelarsi, molte imprese hanno deciso di fare ricorso all’autoassicurazione: erano il 56% prima della crisi economica, oggi salite all’82%. Un terzo delle aziende europee (34%) ha invece aumentato il ricorso all’assicurazione tradizionale dei propri crediti commerciali (in Italia circa il 20%).

Andreas Tesch

Nonostante la situazione attuale, il 45% delle aziende ritiene che l’economia globale migliorerà nei prossimi sei mesi, con punte del 50% in Germania e Italia, mentre il 35% pensa che si deteriorerà. Per quanto riguarda le prospettive del commercio mondiale, il 49% delle imprese dell’Europa occidentale pensa che miglioreranno, il 35% si dice più pessimista.

Massimo Mancini

Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, ha dichiarato: “Il commercio mondiale dovrebbe subire una contrazione di circa il 15% quest’anno. I ritardi di pagamento su fatture tra aziende sono aumentati in media di due terzi rispetto ai dati pre-pandemici. Nei prossimi anni molte economie dovranno far fronte agli effetti di questa crisi, che ci si attende abbia un forte impatto sulle insolvenze aziendali. Guardando al 2021, fa ben sperare il fatto che molte aziende intendano continuare ad utilizzare l’assicurazione del credito, restando ottimiste sul futuro”.

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha aggiunto: “Come per il resto d’Europa, la crisi economica innescata dalla pandemia ha avuto un impatto devastante sul tessuto imprenditoriale italiano. Proteggere il proprio business dal rischio d’insolvenza dei clienti appare oggi per molte aziende una scelta obbligata. Questo trova conferma nel fatto che molti imprenditori abbiano modificato le proprie strategie di business attraverso un maggior ricorso a tutele di carattere strategico, come appunto l’assicurazione del credito commerciale. Il nostro auspicio è che questa tendenza si rafforzi, soprattutto alla luce dell’ottimismo espresso dal business nei confronti di una ripresa, ancorché in tempi non brevissimi, delle principali componenti di mercati ed economie”.

Kyma Investment Partners SGR, il primo private equity in italia dedicato alla Digital Transformation

Kyma SGR ha appena ricevuto da Banca d’Italia l’autorizzazione ad operare. Il target è di 130 milioni di raccolta per il primo fondo della SGR, da destinare a investimenti in PMI italiane ad alto potenziale che operano in settori tradizionali ma con la potenzialità di trasformare digitalmente il loro business.

Kyma Investment Partners SGR è una nuova società di gestione del risparmio indipendente, con sede a Milano, nata dall’iniziativa di quattro partner con una lunga esperienza nel settore del private equity e del digitale.

Kyma SGR sta lanciando un nuovo fondo di growth buy-out dedicato alle PMI italiane ad alto potenziale con EBITDA tra i 3 e i 7 milioni che operano in settori tradizionali (i.e. ICT, istruzione, servizi, meccanica, etc), che hanno l’ambizione e la potenzialità di trasformare digitalmente il proprio business. Tale trasformazione non solo renderà nel lungo termine i modelli di business più performanti ed efficienti grazie all’introduzione di tecnologie e competenze digitali all’interno dei processi aziendali, ma anche e soprattutto più sostenibili.

Le opportunità di consolidamento del settore in cui operano e l’internazionalizzazione saranno le altre principali leve su cui Kyma focalizzerà la sua strategia di crescita per le proprie società partecipate.

Luciano Hassan, Presidente di Kyma, commenta: “Con l’autorizzazione di Banca d’Italia siamo felici di poter ora lanciare il nostro fondo dedicato a supportare le PMI italiane nel percorso di digitalizzazione. Un numero sempre maggiore di tecnologie sta impattando significativamente il modo con cui le aziende competono sui mercati globali. Le imprese hanno necessità di adattarsi al nuovo contesto e lo avranno a maggior ragione sempre più in futuro anche a seguito dell’impatto del Covid-19. Kyma si pone l’obiettivo di far parlare il mondo delle imprese tradizionali con quello delle tecnologie, rendendo queste ultime accessibili alle migliori realtà italiane affinché possano continuare ad eccellere e a competere su scala globale.

Luciano Hassan

Il team di Kyma SGR è composto da professionisti del private equity e da manager esperti dei processi di digitalizzazione, sostenibilità e buy & build su scala globale. Oltre al Presidente Luciano Hassan, già alla guida del private equity di Intesa San Paolo, il team si compone dei partner Gianluca Losi (già partner di TEC, il club deal di Mediobanca, e prima ancora director di Alpha Private Equity) e Michele Fontana Sabatini (ex director di KKR Pillarstone e Bregal Capital, fondo di growth buy-out paneuropeo basato a Londra). Il team è completato da Carlo Privitera, nel ruolo di Digital & Operations Partner, con un passato in Invest Industrial a New York e in Luxottica.

Obiettivo di raccolta per il nuovo fondo, ora in fase di lancio dopo l’autorizzazione della SGR da parte di Banca d’Italia, sarà di 130 milioni. Kyma è in avanzate discussioni con il Fondo Italiano d’Investimento per il ruolo di anchor investor. Altri investitori saranno istituti bancari, fondazioni, assicurazioni e family offices.

Lagarde: niente illusioni, l’economia va traghettata fino all’arrivo del vaccino. Tempi lunghi

Secondo il numero uno della Bce, la pandemia ha prodotto una recessione “insolita” e la ripresa sarà “instabile”. L’Eurotower pronta a “ricalibrare gli strumenti” per fronteggiare la crisi. Attenti all’effetto “spiazzamento” della spesa privata.

Lunedì 9 novembre Pfizer ha annunciato che l’efficacia del vaccino contro il Coronavirus è superiore al 90%. In base alle proiezioni attuali, Pfizer e BioNTech prevedono di produrre fino a 50 milioni di dosi di vaccino nel 2020, e fino a 1,3 miliardi di dosi nel 2021. Il vaccino richiede la somministrazione di due dosi per persona. Sia Pfizer che BionTech avevano siglato a luglio un accordo con il governo Usa, del valore di quasi $2 miliardi, per la fornitura di 100 milioni di dosi.

“La pandemia ha prodotto una recessione insolita e probabilmente genererà una ripresa instabile”. Cosi il numero uno della Bce, Christine Lagarde, ha definito la situazione dell’Eurozona al Forum (virtuale) di Sintra, ricordando che il direttivo è pronto a “ricalibrare i propri strumenti”, al prossimo direttivo di dicembre e che la sfida che la banca centrale si trova di fronte “sarà traghettare l’economia” compensando i gap produttivi fino a quando vaccini saranno ben sviluppati e la ripresa potrà guadagnare slancio”.

Lagarde ha gettato acqua sul fuoco sui facili ottimisti che sembrano aver contagiato i mercati alla notizia dei progressi del vaccino Pfizer. “Anche se le ultime notizie su un vaccino sembrano incoraggianti – ha detto – potremmo ancora dover affrontare cicli ricorrenti di accelerazione della diffusione virale e di restringimento delle restrizioni fino al raggiungimento di un’immunità diffusa”. “Quindi – ha aggiunto – il recupero potrebbe non essere lineare, ma piuttosto instabile”.

Simili sono state le dichiarazioni rilasciate alla Cnbc da Klass Knot, esponente del Consiglio direttivo della Bce: “Quella sul vaccino è una notizia assolutamente positiva, ma il concretizzarsi dell’impatto economico della buona notizia potrebbe richiedere un po’ di tempo e, comunque, non avverrà nell’arco di una notte. La vaccinazione di massa comporterà un ammontare significativo di tempo, e ciò significa che l’outlook economico per il 2021 continuerà a essere irregolare per molto tempo, fino a quando gli effetti benigni del vaccino diventeranno finalmente disponibili a pieno”.

Lagarde mette in guardia dal rischio di “crowding-out”, ovvero di “spiazzamento“, col quale gli economisti intendono la riduzione della spesa privata (sia di investimento sia di consumo) a seguito di un aumento della spesa pubblica. “In primo luogo, mentre la politica fiscale è attiva nel sostenere l’economia, la politica monetaria deve ridurre al minimo gli effetti di ‘spiazzamento‘ che potrebbero creare ricadute negative per famiglie e imprese“, ha detto Lagarde, entrando poi nel merito di questi rischi: “Le famiglie potrebbero avere più paura per il futuro e aumentare il loro risparmio precauzionale. Le imprese che sono sopravvissute fino ad ora aumentando l’indebitamento potrebbero decidere che rimanere aperte non ha più senso per gli affari”.

Tutto ciò “potrebbe innescare un ‘moltiplicatore di uscita delle imprese‘, in cui la chiusura di attività commerciali soggette a restrizioni sanitarie riduca la domanda di attività complementari, provocando a sua volta una riduzione della produzione di tali imprese“. Per evitare questi rischi, in vista del direttivo di dicembre, Lagarde chiarisce che “tutti i settori dell’economia devono avere fiducia che le condizioni di finanziamento rimarranno eccezionalmente favorevoli per tutto il tempo necessario, soprattutto perché l’impatto economico della pandemia si estenderà ora fino al prossimo anno”. “Attualmente – precisa Lagarde – esistono tutte le condizioni affinché il settore pubblico e quello privato adottino le misure necessarie. La curva dei rendimenti sovrani ponderata per il Pil è in territorio negativo fino alla scadenza di dieci anni. Ma è importante garantire – spiega ancora Lagarde – che le condizioni di finanziamento rimangano favorevoli”.

Alla domanda sulla possibilità che i tassi vengano ulteriormente ridotti, Knot ha risposto: “Non vogliamo escludere nessuna misura, riguardo al meeting di dicembre”. Lagarde dal canto suo ha fatto la precisione: “Sebbene tutte le opzioni siano sul tavolo, il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program) e le operazioni di TLTRO hanno mostrato la loro efficacia in questo contesto, e possono essere aggiustati in modo dinamico per reagire all’evoluzione della pandemia. E’ dunque probabile che rimangano i principali strumenti di aggiustamento della politica monetaria”.

Zest Global Opportunities, Simion: il cloud software è la vena d’oro nel settore tecnologico

La trasformazione digitale per le PMI fa crescere il settore del 23% l’anno e consente alle aziende di accedere a servizi prima riservati alle grandi aziende. In dieci anni, il volume d’affari supererà i 1.000 miliardi di dollari.

“Tra i macrotemi che guidano la trasformazione digitale, quello del software per i sistemi cloud sta diventando decisamente il più robusto, e si è rafforzato nel corso della crisi pandemica. Nei prossimi cinque anni, il settore crescerà a un tasso del 23% annuo ed entro il 2030 si prevede che il mercato quintuplicherà i volumi di fatturato, dagli attuali 200 miliardi di dollari a oltre 1.000 miliardi”. E’ l’analisi di Marco Simion, gestore del fondo bilanciato Zest Global Opportunities di Zest, società svizzera di gestione indipendente.

Il profondo cambiamento di attività e processi organizzativi in corso, per sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali, resta il macrotema più visibile dell’economia occidentale, ed è stato suddiviso in otto aree all’interno del portafoglio del fondo Zest Global Opportunitiescloud software, Covid19 (farma/smartworking/e-commerce), Fang, semiconduttori e 5G, pagamenti elettronici, biotech, Esg, salute.

“Tra questitemi, tutti in forte crescita, il software sembra essere quello con lo sviluppo più sostenuto, grazie in particolare alla rivoluzione del Cloud Computing e al fatto che il software è ovunque e coinvolge ogni processo del cambiamento aziendale, dalle operations interne sino alla distribuzione di prodotti e servizi”, spiega Simion.

I c.d. “software in cloud” rientrano nell’insieme tecnologico del Cloud Computing, con il quale si individua il mercato di erogazione di risorse informatiche (archiviazione dati, in particolare) “on demand”, sfruttando la potenzialità della Rete. In pratica, il Cloud Computing mette a disposizione delle imprese che non vogliono (o non possono) investire in tecnologia “proprietaria” gli stessi servizi di cui necessita, ma senza possedere direttamente le soluzioni informatiche. Questo settore, per le imprese medio-piccole, presenta molti vantaggi. Il primo è certamente la riduzione del costo sull’acquisto, installazione e manutenzione. Il secondo è la possibilità di scegliere il pacchetto di servizi adatto alle proprie esigenze e pagare solo per quello, passando a “pacchetti” più ampi in caso di crescita delle esigenze. Il terzo è la possibilità di accedere ai dati e alle applicazioni in totale mobilità, senza limiti spazio-temporali, sia da pc che da mobile. Infine, i software in cloud consentono di poter usufruire di servizi che prima erano usati solo dalle grandi aziende, e i dati, essendo in cloud, non possono andare persi, eliminando del tutto la possibilità di sottrazione fisica di materiale informatico.

Marco Simion (Zest)

Insomma, si tratta di una vera “rivoluzione”, grazie alla quale il fondo Zest Global Opportunities, che punta fortemente alle aziende operanti in questo settore, ha fatto segnare una performance a 12 mesi pari a +40,28% (dato al 6 Novembre 2020).

“Negli ultimi 20 anni, le software house sono passate da un modello di business a licenza d’uso ad uno basato sugli abbonamenti e sul Software as a Service, in cui le applicazioni presenti in rete diventano a loro volta un servizio disponibile sulla rete stessa e i fornitori mettono a disposizione online determinate risorse, che possono essere vere e proprie applicazioni oppure risorse fisiche, come CPU o dischi fissi per l’archiviazione. Seguendo questa tendenza, il settore del cloud software rappresenta oggi il 20% della componente azionaria nel fondo”.

Easy Corporate, gli strumenti di Consultique per la consulenza finanziaria aziendale

Quello aziendale e quello della Consulenza Finanziaria, fino a qualche anno fa, sembravano due mondi senza alcun punto di contatto: banche tradizionali da una parte, e banche-reti dall’altra. Non così il mondo dei  consulenti finanziari indipendenti, che da più tempo lavorano a fianco degli imprenditori, sviluppando specifiche competenze.

Negli ultimi anni, anche nel mondo della consulenza finanziaria, si è fatto strada il desiderio di adattare sempre più l’offerta di servizio al mondo delle imprese – ed in particolar modo all’imprenditore come capofamiglia – allo scopo di aprire nuovi mercati e opportunità di gestione del risparmio prima di allora riservate quasi esclusivamente alle banche tradizionali. L’impresa, infatti, necessita di una serie di interventi (credito e servizi di pagamento/incasso, soprattutto, ma non solo) che fanno parte del core business degli istituti di credito e che, generalmente, non sono alla portata dei consulenti finanziari, i quali invece desiderano acquisire in gestione gli attivi della famiglia dell’imprenditore non riconducibili all’attività d’impresa

Luca Mainò (Consultique)

Quello aziendale e quello strettamente finanziario, pertanto, sembravano due mondi senza alcun punto di contatto: imprese (e banche tradizionali) da una parte, e consulenti finanziari (e banche-reti) dall’altra. Non così il mondo dei consulenti finanziari indipendenti, che rispetto ai professionisti non autonomi (quelli con mandato) hanno cominciato a lavorare a fianco degli imprenditori già da una ventina d’anni, spesso in team con avvocati e commercialisti, sviluppando specifiche competenze anche di matrice tipicamente aziendale. Consultique, per esempio, già dal 2000 presta consulenza ad imprenditori, artigiani e commercianti. Ai servizi tradizionali di gestione del patrimonio, l’azienda veronese guidata da Luca Mainò ha aggiunto nel tempo servizi mirati che, da un lato, permettono al consulente di aiutare in maniera tangibile le imprese impreparate ad occuparsi adeguatamente dei rapporti con gli istituti di credito e, dall’altro, consentono all’utente finale – l’imprenditore – di costruire un metodo efficiente, per esempio, sui seguenti temi:

– come valutare efficienza e solidità delle banche e metterle in competizione tra loro;

– come aumentare il potere contrattuale delle imprese e migliorare le loro condizioni bancarie;

– come rendere efficiente la gestione della liquidità aziendale e utilizzare i fidi in maniera intelligente;

– come organizzare il piano welfare.

Questi appena elencati sono solo alcuni dei temi che ogni giorno un imprenditore deve affrontare, spesso senza avere le informazioni per trovare le risposte. Per trasferire queste competenze esclusive ai consulenti finanziari che lavorano a fianco delle aziende (c.d. consulenti finanziari corporate), Consultique ha creato “Easy Corporate”, un percorso composto da 12 ore di webinar operativi, due software unici ed un team di esperti con i quali interagire via telefono e e-mail.

Il metodo acquisito tramite questo sistema di formazione permette al professionista che presta consulenza all’imprenditore di poter costruire analisi chiare e specifiche sulle reali necessità finanziarie del cliente-azienda, fidelizzando il cliente-imprenditore

OBIETTIVI E FINALITÀ – Le finalità sono quelle di trasferire alle PMI il know-how in termini sia teorici che pratici: gestire efficacemente le posizioni bancarie delle aziende, affrontare le crisi d’impresa, gestire le trattative bancarie per migliorare le condizioni contrattuali del credito, pianificare il welfare e la previdenza in azienda.

COSA COMPRENDE IL SERVIZIO “Easy Corporate” – Un software completo per il calcolo del merito creditizio, degli indicatori della crisi d’impresa e l’analisi della centrale rischi; contrattualistica e documenti utili per la consulenza; supporto su casi pratici, pre-analisi gratuite su finanziamenti, conti correnti, fideiussioni e derivati; webinar relativi a metodologie e contenuti della consulenza indipendente corporate.

A CHI SI RIVOLGE – Il servizio può essere acquistato da consulenti finanziari e professionisti che vogliono dare valore aggiunto alla propria consulenza.

COME PARTECIPARE? Per adesioni e informazioni scrivere a formazione@consultique.com

Anasf, Federagenti e Fiarc al Governo Conte: il decreto ristoro riguardi anche agenti e consulenti

Le tre sigle chiedono al Governo Conte di includere le categorie rappresentate all’interno dei nuovi provvedimenti di supporto economico in considerazione del calo del fatturato già subito e di quello che si prevede a seguito degli imminenti lockdown.

Anasf, Fiarc e Federagenti, le principali associazioni degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari italiani, chiedono al Governo Conte che “i nuovi contributi a fondo perduto in favore di partite IVA e PMI, previsti nel c.d. ‘Decreto Ristoro‘ siano indirizzati anche alle categorie rappresentate”.

Come noto l’esecutivo intende aiutare con nuova liquidità imprese in grave crisi, partendo da quei settori che recentemente sono stati oggetto di provvedimenti di chiusura (palestre, piscine, ecc.) o di forti limitazioni (ristoranti, pub, impianti sciistici, agenti del turismo, ecc.), individuandoli sulla base dei codici Ateco.

“Chiediamo di essere coinvolti e ascoltati a livello istituzionale – dicono le tre sigle, rappresentative di decine e decine di migliaia di iscritti e professionisti – per avere le giuste risposte per agenti di commercio, consulenti finanziari e intermediari finanziari che, ricordiamo, intermediano circa il 70% del PIL italiano e che secondo recenti stime hanno visto ridursi i propri guadagni di circa il 40% solo nell’ultimo anno. Crediamo che tali figure, individuate in base ai codici Ateco, rientrino a pieno titolo tra i soggetti beneficiari del nuovo provvedimento e che maggior tutela sia offerta a quelle imprese che hanno come clientela imprenditori che operano nei settori oggetto di chiusura totale o parziale”.

Anasf, Federagenti e Fiarc ritengono inoltre che “il meccanismo ideato in precedenza – che non considerava il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi le provvigioni non sono immediate, ma vengono riconosciute a distanza di mesi – vada profondamente rivisto per evitare di tagliare fuori dai sostegni moltissimi imprenditori in grande difficoltà, come purtroppo già avvenuto nei mesi scorsi”.

Le tre sigle, recentemente presentatesi insieme nelle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dei Delegati in Enasarco (conseguendo oltre il 44% dei voti), chiedono di essere convocate: “Ci  dichiariamo ancora una volta disponibili a dare immediatamente il nostro contributo, per evitare che tali imprese – già duramente colpite dalla crisi economico-finanziaria che negli ultimi 10 anni ha costretto a chiudere l’attività a circa 50.000 tra agenti di commercio e intermediari finanziari – non vengano affossate definitivamente dall’emergenza epidemiologica in atto”.

EPiC Hong Kong, quinta edizione. 150 startup dal mondo a contatto con gli investitori

Una sfida entusiasmante tra 150 startup, che coinvolge ogni anno centinaia di menti brillanti e innovative provenienti da tutte le parti del mondo. In palio un premio da 200.000 USD e la possibilità di entrare in contatto con potenziali investitori.

Giunge alla quinta edizione l’Elevator Pitch Competition (EPiC), che si terrà dal 6 al 13 novembre 2020 ad Hong Kong. Le iscrizioni sono aperte fino al 19 ottobre 2020 (qui il link per la pagina di registrazione). L’evento è organizzato dall’Hong Kong Science and Technology Parks, ed è una sfida entusiasmante che coinvolge ogni anno centinaia di menti brillanti e innovative provenienti da tutte le parti del mondo.

A partire dal 2016, EPiC ha acquisito sempre più prestigio, diventando uno degli eventi più attesi della stagione. Quest’anno oltre 150 startup, provenienti da più di 50 paesi, verranno selezionate per presentare virtualmente, nel tempo massimo di sessanta secondi, il proprio progetto, e vincere un premio in denaro fino ad un massimo di 200.000 USD. Inoltre, le startup selezionate avranno l’opportunità di entrare in contatto con potenziali partner commerciali e investitori, partecipare a corsi di formazione specializzati (come Company Structure & Taxation, IP, Pitching, Corporate Engagement, Digital Marketing and Business Culture) e visitare “virtualmente” le imprese emergenti locali.

Sono ammesse a partecipare all’evento le startup tecnologicamente avanzate costituite da meno di cinque anni, che abbiano ricevuto, entro il 31 marzo 2020, finanziamenti inferiori a 10 milioni di dollari; oppure persone fisiche che non hanno ancora costituito una società. Le aree di interesse sono quattro: Health Technology, Fintech, Smart City, Artificial Intelligence & Robotics.

A proposito dell’Hong Kong Science and Technology Parks (HKSTP), si tratta di un ente statutario che si occupa della costruzione di un ecosistema di innovazione e tecnologia per collegare gli stakeholder, coltivare talenti tecnologici, facilitare la collaborazione, e catalizzare le innovazioni per fornire benefici sociali ed economici a Hong Kong e alla regione.

HKSTP ha guidato lo sviluppo di Hong Kong in un hub regionale per l’innovazione e la crescita in diversi settori mirati tra cui Biomedical Technology, Elettronica, Green Technology, Information & Communications Technology, Ingegneria dei materiali e di precisione. È un centro che consente alle aziende tecnologiche di coltivare idee, innovare e crescere, supportate da strutture di ricerca e sviluppo, infrastrutture, laboratori e centri tecnici.

Il centro offre anche servizi a valore aggiunto e programmi di incubazione completi per le start-up tecnologiche per accelerare la loro crescita. Le aziende beneficiano dei servizi specializzati e delle infrastrutture del Science Park per la ricerca applicata e lo sviluppo di prodotti (maggiori informazioni su HKSTP sono disponibili su www.hkstp.org).

Relativamente ai servizi di assistenza e consulenza per l’acquisizione di relazioni con investitori interessati ad investire nelle startup, Invest Hong Kong ha un ruolo fondamentale. Infatti, InvestHK è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (www.investhk.gov.hk).

Tramite l’ufficio di rappresentanza di Milano, InvestHK estende alle imprese italiane i propri servizi gratuiti nei loro processi di internazionalizzazione verso Hong Kong e la Cina, con informazioni e assistenza sulle opportunità di sviluppo commerciale, costituzione e gestione di attività imprenditoriali, fiscalità, incentivi, programmi di ricerca e sviluppo, permessi di lavoro e residenza, presentazione a fornitori di servizi, associazioni, dipartimenti del governo e assistenza personalizzata.