Il piano di spesa tedesco rafforza la visione costruttiva sui mercati azionari europei e italiani, anche se è probabile un aumento dei dazi. In portafoglio difesa, infrastrutture, mid-small cap italiane e lusso.
di Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik High Growth*
Le misure di spesa approvate dal governo tedesco, rese possibili dalla riforma del freno all’indebitamento, segnano una svolta nella politica fiscale del paese: un cambiamento di paradigma volto a stimolare la crescita economica e a rilanciare gli investimenti pubblici e privati dopo anni di stagnazione industriale. A nostro avviso, rappresentano uno dei principali catalizzatori della ripresa dell’economia europea nel 2026 e rafforzano la nostra visione costruttiva sui mercati azionari europei e italiani, che offrono ancora valutazioni interessanti.
Nel giugno 2025 il governo tedesco ha approvato il progetto di bilancio 2025 e i parametri per il periodo 2026-2029, segnando un cambiamento senza precedenti nella sua politica fiscale. La principale novità è l’avvio concreto di un massiccio stimolo fiscale per rilanciare l’economia, in particolare attraverso investimenti pubblici in infrastrutture e difesa. Il governo ha autorizzato oltre 200 miliardi di euro di spesa solo nel 2025 per infrastrutture e difesa, finanziati da un forte aumento dell’indebitamento (fino al 3,3% del Pil nel 2025). Un pacchetto infrastrutturale del valore di 500 miliardi di euro in 12 anni, di cui 115 miliardi nel 2025 (+55% rispetto al 2024); Un rapido aumento della spesa per la difesa, fino a 95 miliardi di euro nel 2025 e 135 miliardi nel 2027, con l’obiettivo di raggiungere il 3,5% del Pil entro il 2029, superando le aspettative.
Le principali risorse del piano di spesa 2025-2029 saranno destinate a settori strategici: infrastrutture di trasporto (con particolare attenzione alle reti ferroviarie), difesa, energia e rete elettrica, digitalizzazione (compresa la modernizzazione della pubblica amministrazione e delle infrastrutture digitali nell’istruzione e nella produzione), edilizia sociale e istruzione.
I mercati azionari globali nel frattempo hanno raggiunto nuovi massimi (+24% dai minimi di aprile) grazie al miglioramento delle aspettative sugli utili, all’impatto limitato dei dazi e ai potenziali tagli dei tassi da parte della Fed. Tuttavia, le tensioni commerciali rimangono elevate: con l’8 luglio che segna la fine delle reciproche esenzioni tariffarie, è probabile che assisteremo a un aumento dei dazi (Trump ha già annunciato in questi giorni un misura del 30%), anche in nuovi settori come quello farmaceutico ed elettronico, e a un’estensione ai paesi del Sud-Est asiatico per allinearli alla Cina. L’Ue contesta l’approccio degli Stati Uniti e potrebbe rispondere con misure di ritorsione. Inoltre, i dati macroeconomici rimangono poco brillanti, aumentando l’incertezza sulle prospettive di crescita. Per questi motivi, manteniamo una riserva di liquidità all’interno del nostro approccio moderatamente positivo per sfruttare le potenziali opportunità tattiche in caso di correzioni, in particolare durante i mesi estivi, caratterizzati da una minore liquidità e da una riduzione del rischio di portafoglio.
I nostri temi preferiti includono quello della Difesa, ancora al centro del nostro portafoglio, con posizioni concentrate su Leonardo e Fincantieri. Telecom Italia Svg è la posizione principale grazie al solido caso di investimento, supportato da un panorama competitivo migliore e da una governance molto più lineare con l’ingresso di Poste Italiane. Sul settore finanziario siamo molto selettivi, con una preferenza per i titoli con un’elevata componente di commissioni (Fineco), mentre tra le banche tradizionali le nostre preferite sono BMPS e Unicredit. Relativamente alle Infrastrutture, saranno trainate dagli investimenti previsti dal fondo tedesco per il rinnovamento energetico, digitale e infrastrutturale (Buzzi, Danieli Sav.).
Le mid-small cap italiane, inoltre, dopo anni di sottoperformance offrono valutazioni interessanti e sono esposte a catalizzatori quali il taglio dei tassi da parte della Bce, il lancio del Fondo Strategico Nazionale CDP in Italia e l’attuazione del piano tedesco. Stiamo diventando più ottimisti sul settore del lusso, dato che le valutazioni scontano ormai quasi interamente ulteriori tagli agli utili. L’attenzione sarà focalizzata sui messaggi che saranno forniti dal management dei principali operatori (LVMH, Hermes, Richmont) sulla potenziale ripresa nella seconda metà dell’anno. Continuiamo ad essere più positivi sul settore dei semiconduttori, sulla base della nostra sensazione che il fondo sia stato raggiunto.
* Vincitore del Morningstar Award 2025 per il miglior fondo categoria “Azionari Italia”



Il Sud Italia, in realtà, è una opportunità che rimane lì ad aspettare che qualcuno la colga. E’ una promessa mai mantenuta, un’aspettativa costantemente disattesa, una “donna troppo bella per essere chiesta in moglie”. Eppure, le risorse e la vocazione turistica di gran parte del Sud, se beneficiassero di un (notevole) potenziamento delle infrastrutture, consentirebbero al PIL nazionale di aumentare senza ulteriori aiuti esterni, in totale autonomia.
C’è da dire che il confine economico del “regno delle due Italie” è segnato da numerosi indicatori; uno di questi è quello
A mero titolo di esempio, la Liguria (2.451 euro/mq) si conferma il territorio più caro, seguita da Trentino-Alto Adige (2.449 euro/mq) e Valle d’Aosta (2.404 euro/mq), e si contrappongono alle quotazioni presenti in Sicilia (1.041 euro/mq), Molise (909 euro/mq) e Calabria (902 euro/mq). Mediamente, pertanto, i prezzi delle seconde tre regioni sono più bassi di circa il 55% delle prime tre. Se passiamo alle singole città, poi, il divario diventa ancora più sensibile: Venezia (4.441 euro/mq), Milano (4.000 euro/mq), Firenze (3.980 euro/mq) e Bolzano (3.697 euro/mq) sono le province più care d’Italia, mentre Palermo (1.342/mq), Ragusa (799 euro/mq), Caltanissetta (778 euro/mq) e Isernia (753 euro/mq) le più economiche, generando mediamente, a parità di abitanti, un differenziale medio del 65% tra le città del Nord e quelle del Sud (con la sola eccezione di Napoli, dove il differenziale a parità di caratteristiche si riduce drasticamente al 31%).
Tale minore attrattività del
sciogliere i nodi del Mezzogiorno che è, come è noto, fondamentale per far ripartire il Paese intero. E’ necessaria una grande mobilitazione dell’intera società civile, dobbiamo essere artefici e protagonisti del nostro futuro, determinando cosa è meglio in tema di
immateriale delle regioni del Sud”. “Insisto su questo tema – prosegue Saverio Romano – perché dati, analisi, esperienza politica e conoscenza dei meccanismi politici ed economici mi portano su questa linea: senza infrastrutture il nostro territorio non ha alcuna speranza. Chi investe ha necessità di reti digitali, di strade, autostrade, ferrovie, porti efficienti e funzionali. Il trasporto delle merci, i collegamenti per il turismo e i servizi, non possono prescindere da un livello alto di 







