Aprile 21, 2026
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Indagine sui flussi nelle grandi città: i danni del Covid al mercato delle locazioni

A Torino, Milano e Bologna le percentuali più alte di inquilini da altre province. La pandemia e lo smart working hanno diminuito i flussi di lavoratori e studenti fuori sede molto più di quanto non dicano gli stessi dati. Al Sud affittano quasi esclusivamente persone già residenti.

Grazie ad alcuni studi delle grandi reti di compravendita e locazione immobiliare, oggi è possibile analizzare gli spostamenti sul territorio da parte di chi affitta casa in alcune grandi città italiane nel 2020. L’Ufficio Studi Tecnocasa, per esempio, ha calcolato per ogni grande città la percentuale di inquilini già residenti, in arrivo dall’hinterland ed in arrivo da altre province italiane, mettendo in evidenza che Torino, Milano e Bologna sono le città con le percentuali più alte di affitti da parte di inquilini in arrivo da altre province (rispettivamente 28,3%, 25,6% e 22,2%).

In ogni caso, si tratta di percentuali che risentono dell’arrivo della pandemia, che ha costretto lavoratori e soprattutto studenti a cambiare le proprie abitudini e, grazie allo smart working a all’apprendimento a distanza (anche universitario), a rimanere presso la propria località di provenienza almeno fino al periodo corrente, dove si intravede un graduale ritorno degli studenti presso le grandi città universitarie ed al lavoro in presenza che, com’è noto, aumenta la produttività, in particolar modo nella Pubblica Amministrazione. Infatti, nel 2019 a Torino gli inquilini in arrivo da altre province si attestavano al 31,2%, a Milano al 35,2% e a Bologna al 30,0%. Il dato effettivo dei flussi del 2020, inoltre, potrebbe essere ancora peggiore se consideriamo che molti contratti di affitto hanno continuato a vivere “sulla carta” – magari in conseguenza di un accordo di riduzione e/o di temporanea sospensione – ma gli appartamenti sono rimasti vuoti per gran parte dell’anno precedente, per cui è presumibile che la percentuale di svuotamento degli appartamenti per studenti sia stata maggiore dei dati calcolati sui soli contratti ufficiali.

Relativamente ai dati, a Milano si registra il 69,2% di affitti da parte di residenti, il 5,1% in arrivo dall’hinterland e il 25,6% in arrivo dalle diverse province dello stivale. Queste ultime sono così suddivise: il 15,4% proviene dal Nord Italia, il 7,7% dal Sud e il 2,6% dal Centro. Le regioni più attive sono la Lombardia, il Piemonte ed il Veneto per quanto riguarda il Nord, la Puglia per il Sud ed il Lazio per il Centro. A Torino, invece, il 60,6% delle locazioni riguarda inquilini già residenti in città, l’11,0% riguarda inquilini in arrivo dall’hinterland ed il 28,3% riguarda persone in arrivo dalle altre province italiane. Queste ultime arrivano nel 13,4% dei casi dal Sud Italia, nel 9,1% dal Nord e nel 5,9% dal Centro. Le regioni più attive sono la Puglia, la Sicilia, la Campania e la Calabria per quanto riguarda il Sud, la Lombardia, il Piemonte e la Liguria per il Nord ed il Lazio per il Centro.

A Torino, in particolare, si registra un sorpasso degli acquirenti provenienti dal Sud rispetto a quelli in arrivo dal Nord. Per quanto riguarda Bologna, si registra un 69,4% di locazioni effettuate da persone già residenti in città, un 8,3% di affitti conclusi da inquilini in arrivo dall’hinterland ed un 22,2% di contratti stipulati da persone in arrivo dalle altre province d’Italia. Seguono le altre grandi città che hanno una più bassa percentuale di contratti di locazione stipulati da persone in arrivo da altre province: Verona 18,7%, Roma 17,6%, Firenze 10,7%, Palermo 5,2% e Napoli 3,9%.

Spesso chi arriva da fuori è un lavoratore. A Milano ad esempio il 42,2% degli inquilini che arriva da altre province si trova in città per motivi di lavoro, a Torino il 23,4%. Buone anche le percentuali di studenti universitari in arrivo da altre province: a Milano si tratta del 20,5% sul totale delle locazioni, mentre a Torino si arriva al 22,8%. In alcune delle grandi città del Sud Italia, invece, ad affittare sono quasi esclusivamente persone già residenti: a Palermo ben l’89,8%, a Napoli l’87,5% e a Roma il 79,6%. Questo dato percentuale, almeno fino al primo semestre dell’anno in corso, si prevede essere ancora più elevato, poiché l’emergenza Covid ha messo in luce un calo generalizzato e “strutturale” di almeno trenta punti percentuali relativamente agli inquilini in arrivo da altre province.

Mercato delle locazioni in italia ed Europa. 2021 a tinte fosche, 2022 probabile anno della ripresa

Anche in questo primo quadrimestre del 2021 si assiste ad una forte contrazione dei contratti stipulati per motivo di studio e lavoro. Avanzano i contratti transitori e a canone concordato. A Madrid, Berlino e Dublino quotazioni in risalita.

Nonostante i proclami di scampato pericolo e le previsioni di (quasi) azzeramento dei contagi a partire da Agosto, il Covid continua a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare, e soprattutto su quello delle locazioni nella grandi città. Infatti, il ricorso alla didattica a distanza e allo smart working ha “bloccato” nelle località di origine tanti studenti e lavoratori fuori sede, determinando una flessione sensibile della domanda che, in quanto a ripresa, rimane condizionata al fisiologico aumento previsto per i mesi estivi nelle località di vacanza. L’afflusso dei turisti, però, si prevede inferiore a quello che si verificherebbe con un auspicato ritorno alla normalità, che si pensa possa essere raggiungibile, soprattutto per le grandi città di interesse turistico, solo nell’estate 2022.

La contrazione dei canoni di locazione nelle grandi città è stata ancora pronunciata per monolocali, bilocali e trilocali. Spicca la città di Milano, dove nel corso del 2020 i canoni di locazione avevano perso più che altrove – -6,2% i monolocali, -6,8% i bilocali e -6,5% i trilocali, secondo Tecnocasa – e adesso sembrano essere lentamente indirizzati verso una lenta stabilizzazione. Infatti, nel 2021 i prezzi degli appartamenti a Milano si sono abbassati solo del 3,8% (1,145 euro affitto mensile medio) rispetto al primo trimestre 2020, a Roma del 5,9% (1.060 euro) e a Firenze del 5,4% (936 euro). Le stanze singole a Torino, invece, continuano il trend al ribasso e offrono prezzi più bassi dell’11,5% rispetto allo stesso trimestre del 2020.

Non si sa quando i prezzi raggiungeranno i valori pre-pandemia, ma i valori del primo trimestre 2021 rispetto al quarto trimestre 2020 fanno intravedere una timida ripresa che fa ben sperare per il futuro. Su tutto, però, incideranno i profondi cambiamenti dettati dalla pandemia sull’intero settore immobiliare, per cui è lecito non usare eccessiva sicurezza ed imparare a ragionare in termini di “nuovo mercato delle abitazioni”, poiché quello “vecchio” (abitazioni ampie e offerta pari o inferiore alla domanda) rimarrà un lontano ricordo.

Nei capoluoghi di provincia il fenomeno si è avvertito meno, e i valori degli affitti sono in leggero aumento per i monolocali e i bilocali; in queste aree, la domanda è sostenuta e l’offerta, talvolta, non è sufficiente. E’ confermata, inoltre, la contrazione di contratti stipulati per motivo di studio e lavoro, mentre sono in aumento coloro che hanno scelto volutamente o per necessità l’affitto.

Relativamente alle tendenze generali, la maggiore offerta ha portato numerosi inquilini a migliorare l’immobile in cui vivono, mentre dal lato dei proprietari è cresciuta la percentuale di quanti preferiscono stipulare dei contratti a canone concordato e transitorio. Infatti, i dati sui contratti stipulati nella seconda parte del 2020 segnalano una contrazione di quelli a canone libero (in un anno da 49% a 47,1%), ed un aumento del concordato (da 30% a 31,2%) e del contratto transitorio, che passa da 21,1% a 21,8%. Questo dato, molto interessante, evidenzia una delle conseguenze della pandemia: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico, hanno deciso di collocarlo sul settore residenziale optando per questa tipologia di contratto, al fine di non vincolare l’immobile per troppo tempo e per ritornare agilmente allo short rent in caso di un’inversione di trend dei flussi turistici. Il contratto a canone concordato, visti i canoni calmierati, potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown, e i proprietari ne apprezzano sempre i vantaggi fiscali.

AUMENTA L’AFFITTO COME SCELTA ABITATIVA – Anche nel 2021 si conferma la tendenza che si era manifestata nel secondo semestre del 2020, quando il 70,9% di coloro che erano in cerca di abitazione aveva scelto l’affitto come scelta abitativa, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 64,7%. In questa categoria rientrano coloro che non riescono ad acquistare, oppure chi preferisce scegliere l’affitto nonostante le buone condizioni finanziarie.

EUROPA – Riguardo la locazione di stanze private, si continua ad assistere ad un importante calo dei prezzi degli affitti rispetto al primo trimestre del 2020, tanto che ben tre città italiane sono presenti nella top 5 delle città europee in cui gli affitti per stanze singole hanno subito nel 2021 una riduzione maggiore: Milano è al primo posto, seguita da Madrid, Torino, Roma e Valencia. Rispetto al primo trimestre del 2020, Milano vede nel 2021 i prezzi medi per una stanza singola abbassarsi a 561€ (-13,7%), Torino a 386€ (-13,3%), Roma a 525€ (-13,2%) e Firenze a 431€ (-6,4%).

Al contrario, dopo essere stati in ribasso per tutto il 2020 a causa del limite imposto sugli affitti, i prezzi degli affitti degli appartamenti a Berlino e a Dublino – in quest’ultima complice la Brexit, che ha determinato il trasferimento di numerose banche e compagnie Europee da Londra nella capitale irlandese – mostrano un forte aumento per i bilocali: +11% nella prima (in media 1.122 euro al mese) e + 7,2% nella seconda (1.362 euro al mese). Per la prima volta dal secondo trimestre 2020, anche Madrid ha visto gli affitti aumentare dell’1,4% (1.119 euro al mese) per i bilocali.

Andamento delle locazioni in Italia. Il mercato tiene, ma il 2021 è un importante banco di prova

Prendere casa in affitto può essere una necessità momentanea o una scelta di lungo periodo, ma serve comunque informarsi sull’andamento delle quotazioni, sia prima che dopo aver affittato un’abitazione o, soprattutto, i locali di una attività o di un ufficio. Il mercato ha tenuto anche grazie agli accordi di riduzione dei canoni.

Anche nel corso del mese di febbraio 2021 le variazioni dei prezzi delle locazioni differiscono sensibilmente a seconda delle città italiane prese in considerazione. Prendendo ad esempio un appartamento di grandezza media pari a 50 mq, il dettaglio delle province e delle regioni italiane è stato curato dallo studio di CaseinAffitto360.com. In particolare, le province dove i prezzi degli affitti sono aumentati hanno visto prevalere positivamente alcuni elementi esogeni al mercato, ma molto importanti: aumento delle possibilità di lavoro nell’area, incremento delle attività produttive, maggior rilievo dal punto di vista turistico e miglioramento delle condizioni del mercato immobiliare locale.

Partendo dalle province del Nord Italia, si distingue la provincia di Prato, dove si è vista una crescita del 6,13% ed una media di 329 euro mensili per appartamento di 50 mq.. Tra le province del Nord che hanno visto un incremento dei costi ci sono anche la provincia di Mantova, con un +3,72% e un canone medio pari a 390 euro; Pordenone con un +3,68% e un canone medio pari a 396 euro; Savona con canone medio pari a 396 euro e un aumento del +3,66%.

Nel Centro Italia, invece, spicca la provincia di Ravenna con un +5,23% ed una media di 410 euro mensili, e Teramo, con un +5,00% e un canone medio di 315 euro. Infine, nel Sud Italia le province interessate sono quella di Napoli, con un incremento del 5,13% e canone medio pari a 502 euro, e Benevento, con un canone medio pari a 315 euro e un aumento percentuale del 5,00%.

Andando alle aree che hanno visto una riduzione dei costi degli affitti, le province più colpite sono diverse e localizzate sia al Nord Italia sia al Sud. Le principali province del Nord Italia sono Belluno, con una diminuzione percentuale del -4,79% e canone medio pari a 338 euro; Bolzano, con una diminuzione del -3,33% e un canone medio pari a 468 euro; Vercelli, con una riduzione percentuale del -3,41% e un canone medio pari a 283 euro.

Nel Centro Italia, invece, Isernia ha subito una diminuzione del 4,63% (canone medio pari a 247 euro); Macerata segna per febbraio un -3,33% e vede un canone medio pari a 348 euro.

Infine, per il Sud Italia abbiamo la provincia di Caltanissetta, che segna un -5,33% e vede un canone medio pari a 231 euro; Ragusa, con un -3,86% e un canone medio pari a 274 euro; Enna, con un -4,76% e un canone medio pari a 220 euro, e Crotone, con un -3,28% e un canone medio pari a 295 euro.

Andando all’andamento dei prezzi degli affitti suddivisi per regioni, quelle del Sud e del Centro Italia presentano prezzi mediamente più bassi per un periodo di tempo prolungato. La situazione potrebbe cambiare guardando agli affitti stagionali, specie nelle zone d’Italia che si affacciano sul mare o quelle che si trovano vicino a mete turistiche invernali importanti, dove i costi delle case per le vacanze e degli affitti per il breve periodo sono molto più alti, rispetto alla media delle locazioni sul lungo periodo.

Sempre considerando un appartamento di una grandezza media di 50 mq, nelle regioni del Nord c’è stata una leggera diminuzione dei prezzi in Lombardia, con un -0,15% e un canone medio pari a 672, e in Valle d’Aosta, con una diminuzione percentuale del -3,66% e un canone medio pari a 369 euro. Percentuale negativa anche per la Toscana, che segna una discesa del -1,72% e un canone medio pari a 454 euro.

Nel Centro Italia, solo il Lazio vede una diminuzione dei prezzi dello 0,71% (canone medio pari a 561 euro), mentre al Sud il segno in negativo colpisce solo la Calabria con un -0,36% (canone medio pari a 274 euro).

Tutte le altre regioni italiane, invece, hanno segnato un incremento del prezzo degli affitti per il mese di febbraio. Tra quelle che hanno visto una variazione positiva con un impatto maggiore troviamo la Sardegna con un +3,67% e canone medio pari a 424 euro; l’Emilia Romagna, con un +2,20% e un canone medio pari a 372 euro; Il Friuli Venezia Giulia con un +2,02% e un canone medio pari a 353 euro. Infine, troviamo la Sicilia con un incremento del 2,48% e un canone medio pari a 372 euro. Infine, il Trentino Alto Adige che stabilisce a febbraio un +1,38% e un canone medio pari a 516 euro.

Le rimanenti regioni hanno visto solo un leggero incremento dei prezzi degli affitti, queste sono: Basilicata (+0,29% – 345 euro); Campania (+0,34% – 299 euro); Liguria ( +0,26% – 381 euro); Marche ( +0,79% – 383 euro); Molise ( +0,31% – 323 euro); Piemonte ( +1,19% – 426 euro); Puglia (+0,72% – 418 euro); Umbria ( +0,32% – 315 euro); Veneto (+1,51% – 337 euro).

La disamina dei dati appena esposti è strettamente legata al periodo che stiamo vivendo da un anno a questa parte. Infatti, a causa dell’emergenza Covid-19 molti inquilini hanno iniziato ad avere difficoltà nel rispettare i pagamenti dovuti ai proprietari, sia per la perdita del lavoro che per la sospensione della propria attività. Il problema, che si ripercuote immediatamente anche sul tenore di vita dei proprietari, riguarda le locazioni di unità abitative ma, soprattutto, gli affitti di locali destinati ad attività imprenditoriali o professionali. Molte imprese che non sono riuscite a rispettare gli impegni hanno chiesto una riduzione del canone di affitto, che è possibile effettuare per tutti i contratti di locazione, indipendentemente dalla loro tipologia e indipendentemente dalla durata del contratto di locazione o dal regime fiscale di tassazione ordinaria o di cedolare secca.

Quasi tutti i proprietari hanno aderito alle richieste di riduzione del canone, rinviando un possibile aumento alla fine dell’emergenza, per questo motivo il mercato delle locazioni ha sostanzialmente avuto una buona tenuta generale. Molto, adesso, dipenderà dagli scenari di fine emergenza che, grazie alla campagna di vaccinazione, potrebbero verificarsi a partire solo dal secondo semestre dell’anno in corso. Obiettivo principale: salvare la stagione estiva ed il fatturato derivante dagli affitti brevi e dalla ricettività turistica settimanale (B&B).

Tecnocasa, indagine socio-demografica sul mercato immobiliare: acquirenti e inquilini

L’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure di importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini.

Di Piero Terranova, Analista Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

In Italia nei primi 9 mesi del 2020 si evidenzia una leggera flessione della percentuale di acquisti per investimento, che si attesta sul 16,8%, contro il 17,5% registrato nello stesso periodo del 2019. Il ribasso mette in luce le incertezze legate all’emergenza sanitaria che ha frenato sia gli acquisti di abitazioni da affittare, sia gli acquisti di soluzioni da trasformare in B&B ed affittacamere. Sempre nel 2020, da segnalare un aumento della percentuale di acquisti di case vacanza, soprattutto nel periodo post-lockdown caratterizzato da un particolare interesse verso questo segmento.

I primi 9 mesi del 2020 hanno poi segnalato un aumento della percentuale di acquisti di soluzioni indipendenti e semindipendenti, si passa infatti dal 19,2% del 2019 al 21,1% attuale. Il rialzo si focalizza principalmente nel secondo e nel terzo trimestre quando, terminato il periodo di lockdown, molti acquirenti hanno deciso di comprare abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. La ricerca di tipologie immobiliari con queste caratteristiche, inoltre, ha determinato un maggiore flusso di acquirenti verso l’hinterland e verso le province adiacenti alle grandi città italiane.

L’emergenza sanitaria ha segnato in modo importante il mercato delle locazioni, che nei primi 9 mesi del 2020 evidenzia un calo della percentuale di contratti stipulati da lavoratori trasfertisti e da studenti universitari. I lavoratori fuori sede passano dal 25,9% del 2019 all’attuale 23,3%, gli studenti passano dal 6,0% al 4,4%. Un forte impatto sui numeri è dovuto al periodo di lock-down, allo smart working e alla chiusura degli atenei, fenomeni tutt’ora presenti ed in evoluzione. Queste problematiche hanno impattato anche sulla scelta dei contratti stipulati che, nonostante la diminuzione di lavoratori e studenti, segnalano un aumento delle percentuali di contratti a canone concordato ed a carattere transitorio. Molti proprietari, infatti, stanno optando per tipologie contrattuali più flessibili in attesa di capire come evolverà il mercato delle locazioni nei prossimi mesi.

In conclusione, l’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure se stiamo effettivamente assistendo ad importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini.

Le analisi esposte sono state realizzate grazie ad una base dati composta da 25.488 compravendite e 9.247 contratti di locazione. Si tratta di operazioni concluse nei primi 9 mesi del 2020 attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa presenti su tutto il territorio nazionale.