Dicembre 12, 2025
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Primo Ventures e LifeGate: partnership strategica su innovazione tecnologica e cambiamento climatico

Vincere la sfida del cambiamento climatico richiederà ingenti investimenti in ricerca e startup. Il 45% delle tecnologie che saranno applicate fino al 2050 per la neutralità carbonica sono oggi sotto forma di startup, spin-off accademici e ricerca di base.

Primo Ventures SGR, Società di Gestione del Risparmio indipendente specializzata in investimenti tecnologici, e LifeGate, Società Benefit considerata il punto di riferimento della sostenibilità in Italia, hanno annunciato una partnership strategica per l’analisi di trend e investimenti nel settore climatico. Vincere la sfida del cambiamento climatico richiederà investimenti in molteplici ambiti, tra cui uno assolutamente centrale: quello dello sviluppo di nuove tecnologie.

Nell’ultimo decennio sono stati investiti a livello globale, ogni anno, dai 3 ai 5 trilioni di dollari, ma si stima che nei prossimi venticinque anni gli investimenti per mitigare gli effetti del cambiamento climatico cresceranno esponenzialmente fino a raggiungere i 100 triliardi di dollari. Ogni attività umana, infatti, dovrà soddisfare requisiti di sostenibilità sempre più severi, come stabilito dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, catalizzando lo sviluppo di nuove soluzioni attraverso le quali l’innovazione nelle tecnologie per l’energia pulita potrà accelerare per raggiungere lo scenario di neutralità carbonica (Net Zero Emissions) entro il 2050. Pertanto, mentre l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 può essere raggiunto con le tecnologie esistenti, il percorso di azzeramento delle emissioni al 2050 si basa su tecnologie che non sono ancora mature o comunque non sono ancora commercializzate su ampia scala. Questo vale in particolare nei settori difficili da decarbonizzare, come l’industria pesante e i trasporti a lunga distanza. 

“La sfida del climate change richiederà uno sforzo tecnologico e finanziario senza precedenti nella storia dell’umanità” – ha dichiarato Gianluca Dettori (nella foto), Presidente di Primo Ventures – “Siamo onorati di poter collaborare con un partner scientifico e così concentrato da molti anni su questo problema come LifeGate, che da molti anni analizza e sviluppa questo settore proponendo soluzioni concrete”. Da uno studio dell’Agenzia Internazionale dell’Energia emerge che circa la metà delle tecnologie necessarie per raggiungere gli obiettivi 2050 si trova ancora in fase di startup, sotto forma di prototipo nei laboratori di ricerca o di impianto dimostrativo. Diventa quindi fondamentale analizzare un mercato emergente, che sta rapidamente rivoluzionando la nostra risposta al cambiamento climatico

Il Climate Tech a oggi rappresenta il 16% degli investimenti complessivi in Venture Capital in Europa, il 10% nel resto del mondo, ma le proiezioni suggeriscono che questa percentuale sia destinata a crescere in maniera significativa nel prossimo decennio. “Nel mondo, nel 2022, per ogni quattro dollari di venture capital investiti più di un dollaro è stato destinato a tecnologie di contrasto al cambiamento climatico. Si tratta di circa 50 miliardi di dollari, una somma cresciuta di 24 volte in 10 anni che rivoluzionerà il panorama – spiega Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate – ma in nessun modo questa notizia deve essere letta come un invito a rinviare la transizione ecologica in attesa di nuove tecnologie. Quello che serve oggi è già disponibile e si deve agire subito per raggiungere il primo traguardo al 2030. Di tempo ne è già stato perso abbastanza”. 

“Il risparmio sostenibile è l’ultimo tassello di uno stile di vita etico, insieme alla mobilità, all’alimentazione, all’energia. Ma forse è il tassello più importante perché può davvero cambiare le cose. Bisogna dare alle persone la possibilità di scegliere dove investire i propri risparmi per spostare la bilancia del pianeta verso un futuro migliore e più sostenibile – dichiara Enea Roveda, CEO di LifeGate“. La partnership è volta ad analizzare le dinamiche di questo settore emergente per individuare trend, spazi di opportunità e possibili attività congiunte che possano contribuire alla crescita del settore climate tech soprattutto nell’accelerare lo sviluppo di tecnologie abilitanti a raggiungere l’obiettivo della piena sostenibilitàLifeGate e Primo Ventures intendono inoltre sviluppare modelli di analisi, tracciamento e benchmarking degli investimenti sotto il profilo dei criteri ESG e di impatto delle nuove tecnologie sulla decarbonizzazione

La SEC avvisa i fondi USA sulle pratiche di investimento ESG non conformi. L’ESMA indietro sui controlli

L’avviso della SEC intima ai fondi che progettano strumenti di  investimento ESG di investire esattamente come promettono di fare nei prospetti informativi. In Europa, la vigilanza dell’ESMA sull’applicazione effettiva dei criteri ESG partirà solo nel 2022.

E’ notizia recente quella secondo la quale gli ispettori della Securities and Exchange Commission (SEC), a seguito di alcune segnalazioni, stiano riscontrando nei prospetti informativi di numerosi prodotti ESG (acronimo dei termini “environmental”, “social” e “governance”) affermazioni “non comprovate” e “potenzialmente fuorvianti” – accompagnate da pratiche discutibili dei consulenti finanziari americani – riportate dalle società di investimento e fondi privati ​​che offrono questi strumenti finanziari al pubblico. Pertanto, sembrerebbe che la crescita esplosiva della domanda degli investitori per questa particolare categoria di prodotti finanziari, e la conseguente proliferazione dell’offerta, oggi si scontri con la mancanza di definizioni ESG standardizzate, tanto da rappresentare un rischio che ha costretto la Division of Examinations della SEC ad emettere un avviso.

Allison Herren Lee

“Le aziende che affermano di condurre investimenti ESG devono spiegare bene agli investitori cosa intendono per ESG, e poi devono fare esattamente ciò che dicono di fare in termini di investimento effettivo del denaro raccolto presso gli investitori”, ha detto in una dichiarazione pubblica il presidente della SEC, Allison Herren Lee. “Come con qualsiasi altra strategia di investimento – ha proseguito Herren Leeconsulenti e fondi non dovrebbero fare affermazioni che non si accordano con le loro pratiche, e i nostri esaminatori cercheranno quella coerenza tra affermazioni e pratica. Il ruolo della SEC non è quello di valutare se una particolare strategia è buona, ma di garantire che gli investitori sappiano cosa stanno ottenendo quando scelgono un particolare consulente finanziario, fondo, strategia o prodotto“.

In sintesi, gli esaminatori della SEC hanno riscontrato che le pratiche di gestione del portafoglio non erano coerenti con il modo in cui le aziende hanno divulgato i loro approcci ESG ai clienti nelle informative, inclusi i questionari di due diligence rivolti agli investitori. Ad esempio, il personale della SEC ha notato che le aziende non aderiscono ai quadri ESG globali in cui le aziende hanno affermato tale adesione, e ha anche osservato che i fondi che detengono investimenti da emittenti con punteggi ESG bassi non sono coerenti con gli approcci dichiarati dalle aziende.

“Come qualsiasi altra strategia, stiamo cercando di vedere se la divulgazione e il marketing attorno alla strategia corrispondono a ciò che sta accadendo nella pratica”, ha detto Kristin Snyder, co-vice direttore della divisione degli esami della SEC alla recente conferenza 2021 dell’associazione dei consulenti per gli investimenti. “Ad esempio, se le aziende affermano di escludere determinati titoli, esse hanno meccanismi in atto per garantire che quei titoli siano esclusi dal portafoglio?“.

Gli esaminatori hanno scoperto affermazioni infondate o potenzialmente fuorvianti in merito agli approcci ESG in una varietà di contesti. Ad esempio, lo staff ha notato materiali di marketing per alcuni fondi orientati ai fattori ESG che pubblicizzavano metriche favorevoli di rischio, rendimento e correlazione relative agli investimenti ESG senza rivelare fatti sostanziali riguardanti il ​​significativo rimborso delle spese ricevuto dallo sponsor del fondo, il che ha gonfiato i rendimenti di tali fondi. La SEC ha anche osservato affermazioni infondate da parte di consulenti americani in merito ai loro contributi sostanziali allo sviluppo di specifici prodotti ESG, quando, in realtà, i loro ruoli erano molto limitati o irrilevanti.

“L’armonizzazione delle informazioni ESG è fondamentale quando ci si prepara per un esame SEC”, ha dichiarato Mark Perlow, partner di Dechert, uno studio legale aderente alla conferenza IAA. “L’ESG, con i suoi obiettivi di sostenibilità,  è probabilmente uno dei più grandi megatrend secolari mai visti, e la SEC non può certo ignorarlo”.

L’Europa era già intervenuta sulla finanza sostenibile con il documento del 6 febbraio 2020 della European Securities Market Authority (ESMA), che ha pubblicato un piano strategico connesso alla valorizzazione dei c.d. “fattori ESG”. Nella nota, l’ESMA affermava l’importanza di definire, entro il biennio 2020-2021, un codice unico in materia di investimenti sostenibili per individuare standard tecnici armonizzati, nonché obblighi di trasparenza e due diligence, e soprattutto per accertare la presenza di fattori ESG nelle attività oggetto di investimento, in modo da prevenire il rischio connesso ai prodotti che, presentati al mercato come “sostenibili”, invece non ne hanno affatto (o solo in parte) le caratteristiche, e non soddisfano gli standard ambientali di base (c.d. pratica del “green washing”). 

Successivamente (del 17 luglio), la Commissione Ue ha adottato tre regolamenti delegati relativi ai requisiti di rendicontazione dei benchmark climatici e ai fattori ESG, poiché era chiara la consapevolezza che mancasse un processo omogeneo di sviluppo di tali prodotti. In particolare, i benchmark climatici avrebbero aiutato gli investitori attenti alle problematiche del clima a prendere decisioni informate, e a non essere eventuali vittime del green washing.

Purtroppo, in materia di vigilanza diretta “a posteriori” l’ESMA sembra essere indietro rispetto alla SEC, dal momento che si prevede che a decorrere dal 2022 verrà implementata soltanto l’attuazione dei nuovi indici di riferimento di transizione climatica e de-carbonizzazione previsti dal Regolamento EU 2019/2089. Pertanto, di monitoraggio ispettivo sulla rispondenza degli strumenti di investimento ESG al rispetto effettivo – e cioè nella pratica di investimento  – delle relative indicazioni, in territorio europeo, ancora non si parla. La sensazione, però, è che oggi si stia percorrendo il medesimo principio di vigilanza “difensiva” – come quello della “consulenza difensiva” generato dalle MiFID – che sarà invasivo sulla carta, ma poco efficace nel concreto.