I rendimenti restano attrattivi, ma adesso prevale l’approccio basato sulla diversificazione delle scadenze, sulla qualità del credito e su una gestione attenta della duration.
Di Francesco Megna, direttore commerciale HUB primaria banca ed esperto di finanza
Il mercato obbligazionario apre l’anno con un tono più costruttivo rispetto alle tensioni che avevano caratterizzato la parte finale dell’anno precedente, ma lo fa in un contesto che resta complesso e selettivo. Gennaio si conferma un mese di osservazione e riposizionamento, nel quale investitori istituzionali e risparmiatori cercano di capire se il rallentamento dell’inflazione sia ormai strutturale e quanto spazio resti per un allentamento delle condizioni monetarie nel corso dell’anno.
Sui titoli governativi dei Paesi sviluppati prevale una dinamica di stabilizzazione dei rendimenti. Dopo mesi di forte volatilità, le curve tendono ad appiattirsi, con movimenti più contenuti sulle scadenze lunghe e un’attenzione particolare sul tratto breve e medio. Qui si concentra infatti la sensibilità alle aspettative di politica monetaria e alle indicazioni macroeconomiche di inizio anno. I rendimenti restano su livelli storicamente interessanti, ma senza gli scossoni che avevano caratterizzato le fasi di maggiore incertezza inflattiva. Nel comparto dei titoli di Stato dell’area euro, invece, emerge una domanda più selettiva: gli investitori privilegiano emissioni con duration intermedia, considerate un buon compromesso tra rendimento e rischio tasso.
Il tema dello spread resta presente, ma con oscillazioni più contenute rispetto al passato recente. La percezione del rischio sovrano appare meno emotiva e più legata ai fondamentali, in un contesto in cui i conti pubblici e la crescita economica tornano al centro delle valutazioni. Sul fronte corporate, gennaio mostra un mercato diviso in due: da un lato le emissioni investment grade beneficiano di flussi in ingresso, sostenute dalla ricerca di rendimento con un profilo di rischio relativamente controllato, e gli spread creditizi restano compressi, segnale che il mercato non sta prezzando scenari di stress imminenti sul fronte delle insolvenze; dall’altro lato, il segmento high yield si muove con maggiore cautela, poiché gli investitori chiedono premi più elevati e mostrano attenzione alla qualità degli emittenti, penalizzando i settori più ciclici o maggiormente esposti al rallentamento economico.
Interessante anche l’andamento dei titoli indicizzati all’inflazione. Infatti, pur in presenza di un raffreddamento delle dinamiche inflattive, una parte del mercato continua a considerarli uno strumento di copertura utile, soprattutto sulle scadenze medio-lunghe. Le aspettative di inflazione implicite restano infatti sopra i livelli pre-crisi, riflettendo l’idea che la fase di prezzi molto bassi appartenga ormai al passato.

Francesco Megna
Dal punto di vista degli investitori retail, gennaio conferma una preferenza per strumenti obbligazionari percepiti come più semplici e leggibili. Le sottoscrizioni si concentrano su titoli governativi, fondi obbligazionari a bassa volatilità e soluzioni con flussi cedolari regolari. L’obiettivo non è tanto la speculazione sul movimento dei tassi, quanto la costruzione di un reddito prevedibile e la difesa del capitale in un contesto ancora incerto.
Nel complesso, il mercato obbligazionario di gennaio si muove in equilibrio tra prudenza e graduale ritorno di fiducia. I rendimenti restano attrattivi, ma la stagione delle scommesse unidirezionali sembra lasciare spazio a un approccio più ragionato, basato sulla diversificazione delle scadenze, sulla qualità del credito e su una gestione attenta della duration. È un inizio d’anno che non promette accelerazioni improvvise, ma che getta le basi per un ruolo nuovamente centrale delle obbligazioni nei portafogli, dopo anni in cui erano rimaste ai margini delle scelte di investimento.



E così, mentre le banche centrali reagiscono a pressioni contrastanti in una realtà economica e geopolitica in continuo mutamento, il Brasile ha aumentato i tassi per far fronte all’aumento dell’inflazione, mentre la Svizzera e il Canada li hanno ridotti per indebolire le proprie valute. La Banca centrale europea ha tagliato nuovamente i tassi ma ha segnalato un ulteriore allentamento, nonostante i rendimenti obbligazionari siano aumentati inaspettatamente. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca e l’incombere di potenziali minacce tariffarie, le politiche monetarie globali stanno divergendo fortemente, creando nuove sfide di mercato. Gli economisti avvertono che queste mosse potrebbero approfondire le divisioni tra le economie, con rischi di inflazione negli Stati Uniti e timori di deflazione in Europa sempre più pronunciati.
L’incertezza fa crescere l’oro. Il prezzo dell’oro è aumentato in queste settimane, mentre i timori legati all’instabilità politica in Medio Oriente spingono gli investitori a cercare opzioni più sicure. Il prezzo spot dell’oro si è attestato a 2.629,49 $ l’oncia, ma il rafforzamento del dollaro americano ha frenato ulteriori guadagni. Il metallo giallo è salito del 28% quest’anno, sostenuto dalle tensioni globali e dal calo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti. Anche l’argento e il platino hanno registrato guadagni, mentre il palladio è sceso leggermente nell’ultima settimana. Gli investitori continuano a puntare sull’oro a causa dell’incertezza che regna in tutto il mondo.
Crescono i rendimenti del Tesoro. Il rendimento decennale dei titoli del Tesoro è tornato sopra il 4,6%, salendo di 3 punti base al 4,607% dopo i dati contrastanti sulle richieste di sussidi di disoccupazione. Si tratta di un ritorno a livelli che non si vedevano da maggio, anche se leggermente inferiori al picco di questa settimana. Anche il rendimento del Tesoro a 2 anni è salito al 4,334%. I rendimenti dei Treasury, che si muovono inversamente ai prezzi, riflettono le reazioni degli investitori agli indicatori economici e ai segnali del mercato del lavoro. I mercati osservano con attenzione queste tendenze alla ricerca di indizi sulle prossime mosse della Federal Reserve.
Mercati. Le azioni statunitensi hanno chiuso con risultati contrastanti, con il Dow in rialzo di 28 punti mentre l’S&P 500 e il Nasdaq sono scesi leggermente al di sotto della parità. I titoli a piccola capitalizzazione hanno sovraperformato, con il Russell 2000 in rialzo dello 0,9%. I mercati hanno faticato a prolungare il rally di Babbo Natale e le contrattazioni sono rimaste leggere dopo la pausa festiva. Nel complesso, l’S&P 500 ha registrato un’ottima performance nel 2024, con un aumento del 25%, e si è mantenuto al di sopra della sua media mobile a 200 giorni per tutto l’anno. Gli strateghi di Citigroup raccomandano un inizio cauto del 2025, suggerendo agli investitori di concentrarsi su settori difensivi come la sanità e di selezionare con attenzione i titoli in crescita.
NVIDIA traina il boom dell’IA. Gli investitori retail hanno investito quasi 30 miliardi di dollari in Nvidia nel 2024, un balzo enorme rispetto al 2021, con un’impennata delle azioni della società di oltre il 180%. Valutata ora 3.000 miliardi di dollari, Nvidia è diventata il titolo più performante del Dow e ha rimpiazzato Tesla come titolo più acquistato dell’anno. Il successo dell’intelligenza artificiale l’ha resa una delle aziende preferite sia da Wall Street che dai trader di tutti i giorni, consolidando il suo ruolo di leader nel settore tecnologico.
Scivola il Bitcoin. Giovedì il Bitcoin è sceso del 3% a 95.420 $, anche se MicroStrategy ha previsto di emettere altre azioni per finanziare ulteriori acquisti. L’azienda ha recentemente acquistato 561 milioni di dollari in Bitcoin, nella settima settimana consecutiva di acquisti. Sebbene il Bitcoin sia salito del 135% quest’anno, gli operatori prevedono una certa volatilità a causa della scadenza di 43 miliardi di dollari in derivati sul Bitcoin e sull’Ether, che potrebbe innescare forti movimenti di mercato.
Previsioni sulla Cina. La Banca mondiale ha alzato le stime di crescita del PIL cinese al 4,9% per il 2024 e al 4,5% per il 2025, citando l’allentamento delle politiche e le forti esportazioni come fattori chiave. Tuttavia, la debolezza della fiducia dei consumatori, il mercato immobiliare in difficoltà e i possibili aumenti dei dazi statunitensi sotto il presidente eletto Trump restano sfide importanti. La Banca ha esortato a riformare il settore immobiliare, le finanze dei governi locali e le reti di sicurezza sociale per sostenere la crescita a lungo termine, poiché è improbabile che il settore immobiliare possa riprendersi prima della fine del 2025. 
In termini di tendenza del mercato, le azioni sembrano attraenti e lo sono state per anni grazie ai
speculativi del mercato, come le Spac, le
Oggi la maggior parte dell’euforia retail è nella parte in espansione del mercato, ma anche fortemente speculativa. Il successo di Cathie Wood e del suo
Per quanto riguarda il dibattito value/growth, i titoli ciclici hanno iniziato a sovraperformare i titoli difensivi già nell’aprile 2020. Inoltre, la maggior parte delle aziende del segmento 







