Secondo Antonio Midolo di Zest, il mercato delle SPAC americane riparte. Nuove quotazioni, annunci di acquisizioni e completamento di altre già avviate. Dal 2003 ad oggi quotate 1.100 SPAC per un valore di oltre 285 miliardi di dollari.
“Dopo una fase di debolezza e di scarso entusiasmo, dovuto anche all’intervento della Sec, il mercato SPAC Usa ha saputo riequilibrarsi e ripartire. Siamo convinti che il 2022 possa rappresentare un anno positivo per il settore”. È la previsione di Antonio Midolo, promotore e gestore del fondo Zest US SPAC.
Il mercato SPAC (Special Purpose Acquisition Company) è composto da oltre 600 società quotate in Usa a fine ottobre 2021, di cui 494 (per un controvalore raccolto di 140 miliardi di dollari) ancora in cerca di acquisizione e le altre 116 (363 miliardi di dollari) in attesa di completare l’operazione di fusione. Complessivamente dal 2003 sono state quotate 1.100 SPAC per oltre 285 miliardi di dollari. I 90 insuccessi, dovuti alla liquidazione per mancanza di successo nell’identificazione delle società target col totale rimborso di capitale raccolto nella fasi di IPO (offerta pubblica iniziale), sono concentrati nel
periodo 2008-2011, quando il mercato azionario era in grossa difficoltà, mentre nell’ultimo triennio sono scesi a percentuali trascurabili sul totale delle SPAC quotate: nove, e nessuna liquidazione nel 2021. “A giudicare dal recente andamento del mercato primario, con oltre 30 nuovi IPO listati a settembre ed altrettanti almeno in ottobre e l’imminenza di future quotazioni, è chiaro che l’interesse degli investitori, degli sponsor e delle società target/da acquisire non accenna assolutamente a diminuire”, sottolinea Midolo.
Gli sviluppi recenti sono stati positivi nonostante l’intervento a marzo scorso della Sec, che ha voluto raffreddare gli entusiasmi e l’eccesso di nuove quotazioni, che stavano creando una vera e propria bolla riflessa nei prezzi spesso generosamente gonfiati, non solo delle SPAC che avessero già annunciato l’operazione di fusione ma anche di tutte le neo-quotate. E infatti il semestre appena terminato è stato caratterizzato da sostanziale debolezza e scarso entusiasmo degli operatori, con quotazioni in discesa di oltre il 30%.
Nonostante le misure introdotte dalla Sec e dopo una prima fase di tracollo, il mercato SPAC ha saputo comunque riequilibrarsi e ripartire, sulla base di nuovi parametri. Tra questi, maggiori incentivazioni agli investitori in fase di IPO, maggior numero di warrant gratuiti offerti per Unit e sostanziale riduzione delle scadenze da 24 mesi a 12-18, con ulteriore compenso di 0,10 dollari a trimestre, in caso di richiesta di estensione dei termini. “Questo insieme di aggiustamenti sta ricreando le premesse non solo per un consolidamento del settore SPAC sulla notevole base dimensionale raggiunta, ma addirittura di futura crescita, in considerazione dell’equilibrio ricreato, a partire dall’estate, tra il numero di nuove quotazioni, annuncio di acquisizioni e completamento delle stesse”, conclude Midolo.



La conservazione del capitale è legata al meccanismo di finanziamento delle SPAC: il capitale raccolto è custodito in un conto segregato (escrow account) e viene investito in titoli di Stato Usa a breve termine (3/6 mesi), in quanto non può essere intaccato fino alla business combination. Gli azionisti di ogni SPAC possono chiedere il rimborso dell’intero capitale investito in sede di assemblea generale, una volta che questa è chiamata ad autorizzare la business combination proposta. L’extra rendimento è legato all’ulteriore possibilità, per gli azionisti delle SPAC, di vendere le proprie azioni sul mercato, quando il loro valore supera il valore di rimborso: nel 2020, le SPAC americane in cerca di una società da acquisire hanno offerto rendimenti medi intorno al 4% annui, mentre quelle che hanno annunciato la business combination hanno registrato un apprezzamento superiore al 30% rispetto al prezzo di collocamento delle quote delle SPAC. 

Il mercato sta già prezzando la fine di ogni incertezza (pandemica, economica, sociale, degli utili, geopolitica) e guarda solo al mondo perfetto di crescita forte/tassi bassi/nessuna inflazione/debiti sostenibili/valute stabili. Che l’economia nel 2021 tornerà a crescere in maniera robusta è ormai assodato, se non altro per un semplice effetto base, considerando che l’anno scorso abbiamo assistito alla peggiore recessione degli ultimi 80 anni. Le stime di crescita già robuste per l’anno in corso, tuttavia, estrapolano la stessa tendenza anche per il 2022 nonostante l’effetto base meno favorevole e dando per scontato lo scenario ideale di un mondo che torna perfettamente alla normalità.
Molte cose possono andare storte, e per di più nell’equazione non si tiene conto dell’esplosione dei debiti occidentali e delle pericolose dinamiche in atto sul 









