Giugno 16, 2026
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Immobiliare Italia, primo semestre 2021: gli stranieri stanno tornando

Secondo i dati elaborati da Gate-away.com, cresce in maniera vertiginosa l’interesse per l’Italia, che si attesta a +102,66%. Americani, tedeschi e inglesi, sono i principali interessati a comprare casa in Italia. Ai primi posti delle preferenze sempre la Toscana, poi Lombardia, Liguria e Puglia.

Questo è il risultato del report semestrale che Gate-away.com  – il portale immobiliare italiano esclusivamente dedicato agli stranieri che vogliono comprare case italiane – presenta ogni anno a luglio, dopo aver analizzato i dati dei primi 6 mesi del 2021 e averli messi a confronto con quelli dello stesso periodo del 2020. “I lunghi mesi di stallo dei viaggi, per il Covid – commenta il Ceo di Gate-away.com, Simone Rossi –  non hanno frenato la voglia d’Italia. Gli stranieri hanno continuato a ricercare immobili sul portale. Poi l’impennata, da gennaio in poi. Probabilmente dovuta alla diffusione di vaccinazione su scala mondiale, che ha permesso la riapertura di diverse rotte verso il Belpaese”.

Si evidenzia crescita ovunque nel report semestrale 2021. Tutte le prime posizioni sono caratterizzate da un trend positivo, da un evidente segno più, rispetto allo stesso periodo, 1 gennaio-30 giugno, del 2020. Soprattutto dagli Stati Uniti, che si aggiudica un 23,39% sul totale e una variazione del 121,72% rispetto all’anno scorso, poi la Germania (14,51% con +171,41%), il Regno Unito (10,24% con +76,92%), Olanda (6,28% con +208,71%), Canada (5,21% con +130,01%).

Tra le regioni troviamo l’immancabile Toscana 16,05% sul totale, poi la Lombardia (10,49%), Liguria (9,06), Puglia (8,18%), Piemonte (8,15%). Il 77,73% delle richieste è la casa, completamente restaurato/abitabile (67,64%), con giardino (61,11%), piscina (21,4%), Terreno (33,94%). Il valore medio degli immobili ricercati sale a 474mila euro.

Scambi Italia e Stati Uniti nel 2020. Lombardia prima per export, Milano da sola vale 4,7 miliardi

Tra Italia e Stati uniti calano meno del resto del mondo le esportazioni, grazie a  farmaceutica e alimentari in crescita. Nell’export tengono Veneto, Toscana e Campania, crescono Liguria, Abruzzo e Molise. Tiene Milano.

Valgono 57 miliardi gli scambi per l’Italia con gli USA nel 2020, su un totale di 804 miliardi di scambi internazionali nell’anno, secondo un’elaborazione di Promos Italia su dati Istat. In calo rispetto ai 63 miliardi dell’anno precedente, il 2019. Si tratta di 14,8 miliardi di import, in calo del 13 percento in un anno e di 42,5 miliardi di export, in calo di 6,7 percento. Rispetto al dato mondiale, la situazione per l’import è simile mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti tengono un po’ di più, il calo rispetto al mondo è del 9,7 percento.  

Gli USA sono il terzo tra i partner commerciali dell’Italia e assorbono oltre il 9% delle nostre esportazioni.

“Gli Stati Uniti – ha dichiarato Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia – si confermano un mercato strategico per i rapporti economici del nostro Paese. Sono infatti il terzo mercato a livello internazionale per esportazioni e anche nel periodo del Covid hanno rafforzato questa posizione. Detto ciò, nell’ultimo anno si è registrato un calo generale negli scambi tra Italia e Stati Uniti, anche se inferiore rispetto al resto del mondo. Un andamento che è accompagnato da effetti molto diversificati, per settore e per regione, con aumenti elevati in alcuni casi e diminuzioni improvvise in altri. Il 2020 – conclude Gelli – ha quindi modificato le tipologie di rapporti commerciali degli Stati Uniti con il nostro Paese e con le diverse realtà territoriali. Sarà interessante verificare, quando la pandemia sarà finita, se questo shock ha modificato in maniera perenne i trend commerciali tra i due Paesi o se si è trattato solo di dinamiche temporanee”.

Alessandro Gelli

Tra i settori principali di esportazione negli USA, i macchinari che vedono un export di 8,6 miliardi calano del 9 percento, i mezzi di trasporto con 8,2 miliardi calano del 5 percento, la farmaceutica con 5,8 miliardi cresce di 1 percento, gli alimentari con 4,5 miliardi crescono del 5,8 percento, la moda con 4 miliardi cala del 27 percento, i metalli con 3 miliardi calano del 10 percento. 

Tra le principali regioni per export la Lombardia con 9,4 miliardi rispetto ai 10 miliardi del 2019, in calo del 6 percento, Emilia Romagna con 6 miliardi in calo dell’8 percento. Tiene il Veneto con 5,5 miliardi in calo di 1,2 percento. Poi seguono Toscana con 3,8 miliardi, in crescita dello 0,4 percento, Piemonte con 3,7 miliardi, in calo di 15,6 percento e Lazio con 2,8 miliardi, in calo del 36 percento. Il Friuli con 2,3 miliardi cala dell’8%. Forte la crescita per la Liguria con 1,6 miliardi, +95%.

Tiene la Campania con 1,2 miliardi, in calo dello 0,9 percento. Tra le regioni in crescita da segnalare Abruzzo con 933 milioni, +66 percento e Molise con 447 milioni, + 86 percento. 

Tra le province, prima Milano con 4,7 miliardi, in calo di 1,3 percento, Torino con 1,9 miliardi in calo del 20 percento, Bologna con 1,7 miliardi in calo del 10,9 percento, Modena con 1,5 miliardi in calo di 12,2 percento, Vicenza con 1,5 miliardi in calo del 6 percento, Latina con 1,4 miliardi in calo del 49 percento. Cresce Genova, con 1,4 miliardi, + 117 percento.

Tra le prime anche Firenze con 1,4 miliardi, in calo del 15 percento.

Il mercato dei rustici e gli effetti del lockdown. Crescono gli acquisti dei casali

Secondo i dati dell’ufficio studi di Tecnocasa, il lockdown ed il successivo desiderio di abitazioni con spazi esterni così come le limitazioni alla mobilità hanno portato più acquirenti a prendere in considerazione anche queste tipologie immobiliari come casa vacanza o come forma di investimento.

I rustici hanno sempre suscitato fascino ed interesse tra i potenziali acquirenti, e spesso tra questi ultimi si contavano gli stranieri da sempre desiderosi di avere una dimora nelle campagne italiane. Per questo negli anni scorsi molti di loro si erano indirizzati nelle nostre regioni alla ricerca di casa in pietra con terreno circostante e soprattutto in posizione panoramica e se possibile con piscina. Erano acquistati come casa vacanza, e talvolta anche come prima casa, in particolare da persone ormai avanti con l’età che trascorrevano interi periodi dell’anno nel nostro Paese.

Anche gli acquirenti italiani hanno sempre apprezzato questo tipo di immobile, pur avendo budget più contenuti e mirando soprattutto alla vicinanza del luogo di residenza nell’ipotesi di casa vacanza, o alla facile accessibilità ai servizi se acquistato come prima casa.

La pandemia, il lockdown ed il successivo desiderio di abitazioni con spazi esterni così come le limitazioni alla mobilità hanno portato più acquirenti a prendere in considerazione anche queste tipologie immobiliari come casa vacanza o come forma di investimento. La percentuale di chi ha acquistato rustici nel 2019 era pari all’8,6%, si sale al 10% nel 2020. In aumento dell’1,1% chi lo ha comprato come seconda casa.

Parliamo di tipologie che hanno spesso specifiche caratteristiche architettoniche che necessitano di importanti interventi di ristrutturazione in grado di preservarle, per questo motivo i bonus sulle ristrutturazioni stanno dando una spinta a questo tipo di mercato. Inoltre, la possibilità di poterli acquistare a prezzi contenuti sta spingendo i potenziali acquirenti a prendere in considerazione zone limitrofe al comune di residenza oppure all’interno della stessa regione ma con buoni collegamenti.

“Il fenomeno è abbastanza generalizzato sul territorio, anche se spiccano le regioni con una certa concentrazione di questa tipologia immobiliare: Puglia, Piemonte, Umbria, Lazio per citarne alcune”, afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa.

PUGLIA – In Puglia, una delle località gettonate dagli stranieri è sempre stata Locorotondo, terra di trulli e lamie, dove si è registrato un incremento di richieste di queste tipologie tipiche, da utilizzare come casa vacanza da parte di acquirenti residenti nelle altre province della Puglia e di altre regioni d’Italia, in particolare dal centro-nord. La soluzione media ricercata è di 3-4 coni (metrature minima da 60 mq ad un massimo di 100 mq) con un terreno di minimo 2000 mq ad un massimo 5000 mq. Una soluzione di questo tipo, ristrutturata e con piscina, parte da un minimo di 180.000 euro ad un massimo di 250.000 euro.

LAZIO – E’ il frusinate una delle aree riscoperte negli ultimi anni, ancora di più col lockdown, in particolare la Ciociaria. Primo fra tutti il comune di Arpino, conosciuto per aver dato i natali a Cicerone, ha conquistato il cuore di inglesi e americani e si conferma come uno dei luoghi preferiti per acquistare una seconda casa. Ad acquistare persone della provincia, spesso imprenditori profondi conoscitori delle agevolazioni. A titolo di esempio, una casa colonica da ristrutturare di 150 mq con 20 mila mq di terreno annesso si può acquistare con una cifra di poco superiore a 100 mila euro. Lo stesso tipo di abitazione nel comune di Arpino costerebbe 150 mila euro.

PIEMONTE – In Piemonte si sono riscoperti piccoli borghi, dove case che da tempo erano invendute sul mercato sono state acquistati da persone del posto sia come casa vacanza ma soprattutto come prima casa. Tra i tanti citiamo Giaveno, in provincia di Torino, dove da maggio ad agosto si è registrato un incremento delle richieste di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti con giardino e spazi esterni. Un’abitazione di 120/130 mq con giardino circostante, situata a circa 2/3 km dal centro abitato, si acquista a 70 – 80 mila euro se da ristrutturare, e a 120 – 130 mila euro se già ristrutturato.

EMILIA ROMAGNA – In Emilia-Romagna si registrano incrementi di vendite di soluzioni indipendenti in Valsamoggia e nell’appennino parmense. I prezzi sono decisamente accessibili, e per una soluzione indipendente in campagna libera su 4 lati di 150 mq con 500-600 mq di giardino si spendono mediamente 150 mila euro se da ristrutturare, per arrivare anche a 400 mila euro se già ristrutturata.

VENETO – Il Veneto offre molte opportunità di acquisto in campagna. Si spazia dalla Valpolicella, famosa per i vini e che attira proprio perché offre la possibilità di essere circondati da vigneti ai colli Euganei con le sue colline e suoi borghi storici ricchi di patrimonio artistico e culturale. Senza dimenticare le colline moreniche con la loro vicinanza al lago di Garda e alle piste ciclabili lungo quest’ultimo che piacciono sempre più a turisti italiani e stranieri. Infine, la Valdobbiadene, terra di prosecco e colli da due anni Patrimonio Unesco. In Valpolicella, i prezzi variano molto a seconda che l’immobile si trovi in zona urbana e quindi prossima ai servizi, oppure nelle zone collinari. Nel primo caso si può andare da 900 a 1100 euro al mq per le soluzioni da ristrutturare fino a 2000 – 2200 euro al mq per quelle già ristrutturate, nel secondo caso i valori scendono e si portano intorno a 600- 700 euro al mq.

LOMBARDIA – Anche in Lombardia la ricerca dei rustici è aumentata dopo il lockdown, e tra le zone interessate c’è sempre l’Oltrepò pavese. Interesse anche nelle campagne Bresciane e mantovane. L’introduzione del superbonus sta spingendo molti investitori ad acquistare per poi ristrutturare, ricavare porzioni di case e rivenderle. Una cascina in discreto stato in centro paese oscilla intorno a 400-800 euro al mq. Nelle campagne ci sono rustici più grandi, anche centinaia di mq, con giardino circostante da 2000 mq. Da ristrutturare partono da 60-70 mila euro. 

LIGURIA – Anche la Liguria offre possibilità di acquisto di rustici, nella Valpocevera dove si stanno indirizzando anche acquirenti di Genova che cercano soluzioni indipendenti a prezzi contenuti e l’entroterra imperiese. Nell’entroterra imperiese il mercato dei rustici ha avuto un’esplosione dopo il primo lockdown. Infatti, in estate c’è stata una forte richiesta di queste tipologie concentrate soprattutto nei borghi storici di Cipressa, Costarainera, Lingueglietta e Civetta. Si tratta di abitazioni tipiche in pietra e legno che si sviluppano su più livelli ed hanno pavimentazione in cotto e finiture in legno. Queste caratteristiche tipiche, oltre al fatto di essere situate in comuni con vincoli architettonici, fanno si che i costi di ristrutturazione si aggirino intorno a 1000 € al mq. Un rustico di 100-150 mq in buono stato si aggira intorno a 200-250 mila euro, e può arrivare a 350 mila euro se in ottimo stato.

Da Milano a Palermo, solo andata. Un “Piano Marshall” per la consulenza finanziaria nel Sud Italia

Molti capitani d’industria e tantissimi top manager, dall’alto delle loro posizioni apicali, non hanno avuto (o piuttosto non hanno voluto avere) una visione  di crescita del Sud Italia, e tale mancanza di prospettiva si è trasmessa, con  uguale miopia, anche nel settore della Consulenza Finanziaria.

Di Maurizio Nicosia*

Scorrendo i recenti dati Assoreti sulla raccolta delle reti di consulenza finanziaria, sempre in brillante crescita, non ho potuto fare a meno di confrontare i dati della Lombardia con quelli della mia regione, ossia la Sicilia. Naturalmente, non mi aspettavo di trovare risposte diverse da quelle che già immaginavo, e cioè che le differenze di produttività tra le regioni del Nord Italia e quelle del Sud – ed in particolare la Sicilia – sono lo specchio esatto di due diverse economie che convivono nello stesso Paese da oltre un secolo e mezzo.

In particolare, le stime di Banca D’Italia ci dicono che la raccolta delle famiglie nella sola Lombardia è pari a 430 mld, mentre in Sicilia è di soli 70 mld, ossia circa un sesto. Partendo da questo dato, sapere che i consulenti finanziari siciliani, con i loro 13,7 mln di raccolta pro-capite, amministrano un terzo rispetto ai colleghi lombardi (39 milioni pro capite), sembra un risultato buono, oltre ogni aspettativa.

In realtà, analizzando con attenzione i dati, la situazione appare molto diversa.

In Lombardia, 4200 consulenti dividono un mercato fatto da 10 milioni di clienti con 42 mila euro di depositi pro capite, in Sicilia 1000 consulenti fanno lo stesso con un mercato da 5 milioni di clienti e con 15 mila euro di depositi pro capite. Ne consegue che il mercato medio potenziale pro capite di un consulente milanese è pari a 100 milioni [(10.000.000 x 42.000): 4.200], mentre quello di un consulente siciliano è di 75 milioni [(5.000.000 x 15.000): 1.000], e cioè il 75% di quello del collega lombardo.

Inoltre, se consideriamo gli attuali dati di portafoglio medio per consulente come una sorta di “coefficiente di penetrazione” del mercato bancario tradizionale, risalta all’attenzione che il collega milanese – o bresciano, bergamasco, fate voi – ha già in mano circa il 40% del mercato potenziale, mentre quello siciliano il 18%, e se analizziamo i dati del Sud Italia regione per regione, la situazione cambia poco. Quest’ultimo dato ci dà l’idea, in maniera ancora più chiara, del margine di miglioramento del professionista che opera nel Sud Italia, ma è bene farci delle domande sul perché esiste una differenza così marcata nella raccolta.

Le risposte sono tante e variegate. La prima deriva da un fattore culturale, in base al quale il cliente siciliano preferisce ancora una relazione primaria con il costoso ed obsoleto sportello tradizionale, probabilmente per via della percezione di un vantaggio – del tutto istintivo e consuetudinario – generato dal contatto visivo di un operatore sempre pronto, anche senza preavviso, ogni volta che si vuole.

La seconda risposta è dettata dal patrimonio medio familiare, nel senso che è più facile gestire meno clienti (ossia meno relazioni, telefonate, problemi da risolvere etc) ma con più risorse, anzichè il contrario.

La terza risposta la ricaviamo dalla mentalità dei clienti, poiché la vera linfa del settore, negli ultimi anni, è stata generata dall’inserimento dei bancari, il cui basso spirito di iniziativa imprenditoriale – non è un problema di capacità personali, ma una difficoltà indotta dal precedente approccio lavorativo – ha un po’ tarpato le ali alla crescita ed al ricambio del consulente-imprenditore di una volta.

Su tutto, esiste la grande colpa di chi, nelle posizioni apicali del sistema, non ha avuto (o non ha voluto avere) una “visione” di crescita del Sud Italia, e tale mancanza di prospettiva ha trasmesso uguale miopia anche nel settore della Consulenza FinanziariaInvece, l’analisi  appena fatta dimostra che investire al Sud può dare un ritorno economico ad alta redditività alle banche-reti veramente intenzionate a fare molto e parlare poco. Anzi, in considerazione del potenziale inespresso, negli anni a venire – quelli che ci separano da ulteriori e profondi cambiamenti nel settore della consulenza finanziaria – scardinare il modello “banca tradizionale” sarà uno dei pochi modi per mantenere la massa critica della raccolta. Infatti, riprendendo i dati già esaminati, solo in Sicilia esiste il margine per portare la media pro capite a 25-27 milioni, ottenibile aumentando il “coefficiente di penetrazione” fino al livello dei colleghi milanesi; e ciò significherebbe, per i 1.000 consulenti isolani attivi, conseguire una raccolta complessiva, negli anni a venire, pari ad oltre 13 miliardi.

Se trasferiamo lo stesso ragionamento in tutte le regioni del Sud Italia (fino alla Campania), per le reti c’è in ballo una raccolta potenziale di circa 100 milioni.

Pertanto, i consulenti siciliani sappiano che il mercato c’è, e che investire sulle proprie competenze e sulla crescita personale può dare risultati portentosi, ma sarebbe opportuno che gli intermediari cambiassero totalmente la loro visione del Sud, ponendo al centro della loro attenzione la crescita in quelle regioni solo apparentemente disagiate, ma  con un potenziale inespresso che, probabilmente, salverebbe più di una banca (e relativo top management) dall’ineluttabile acquisizione da parte di un concorrente più grosso per fare maggiore “massa critica” e rimanere sul mercato.

Oggi servirebbe un piano di investimenti di “sola andata” da parte delle banche-reti, dalle ricche sedi del Nord (Lombardia in primis) a quelle più “povere” – ma solo sulla carta – del Sud.  Una sorta di “Piano Marshall” senza il quale, anche nel campo della Consulenza Finanziaria, esisterà per sempre una “Questione Meridionale” di impossibile soluzione.

* Area manager di una importante rete di consulenza finanziaria italiana