Maggio 31, 2026
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Locazioni, risalgono i valori degli affitti. Omicron incombe sui contratti dei fuori sede

Dopo un 2020 dai contorni negativi, il 2021 ha manifestato una ripresa nei valori dei canoni di locazione. Gli studenti si riaffacciano sul mercato, ma molto dipenderà dalla incidenza della nuova ondata pandemica.

Uno dei segmenti di mercato immobiliare su cui si è avvertito maggiormente l’impatto del Covid è quello delle locazioni residenziali. Il ricorso alla didattica a distanza e allo smart working ha tenuto nei loro luoghi di origine molti studenti e lavoratori fuori sede, determinando così un’offerta maggiore e una minore domanda. Ad alimentare l’offerta ci sono anche numerosi immobili che, affittati negli anni scorsi tramite short rent, sono adesso immessi sul canale residenziale al fine di recuperare parte delle spese. 

Dopo un 2020 che ha chiuso con un importante calo dei canoni residenziali, – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – nel 2021 si iniziano a vedere i primi segnali di inversione di tendenza: stabili i canoni dei monolocali, +0,4% il rialzo dei canoni dei bilocali e +0,3% quello dei trilocali. Si riscontrano comunque valori in diminuzione in città come Milano, Bologna, Roma e Firenze, le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto il ridimensionamento dei flussi turistici, degli studenti e dei lavoratori fuori sede. Nei capoluoghi di provincia, al contrario, i valori degli affitti hanno invece continuato a crescere”. Inoltre, si conferma la maggiore facilità di affitto per le soluzioni di “qualità”, ben arredate, posizionate in zone servite e luminose. Sempre elevata l’attenzione ai costi condominiali.

Nel 2021, il 73,8% degli inquilini ha compiuto una scelta abitativa, optando volutamente per la locazione o non potendo acquistare. C’è una lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 74,7%. Diminuiscono anche i lavoratori fuori sede che passano da 22,6% a 22,4%. Nel periodo pre-Covid la percentuale si attestava a 25,9%. Aumenta invece la percentuale di chi affitta per studio, il 3,8% dei contratti stipulati.

La pandemia ha accentuato la domanda di chi cerca casa in affitto tra chi ha lavori precari o a termine e in chi stava valutando l’acquisto immobiliare ma si è fermato per timori legati alle incertezze del mondo del lavoro. Il ribasso dei prezzi immobiliari e i mutui più vantaggiosi stanno spingendo verso l’acquisto della casa ma, nonostante questo, la domanda di locazione è sempre elevata, in particolare tra le fasce di età più giovane. Il 43,8% di chi ha preso casa in affitto ha un’età compresa tra 18 e 34 anni. I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2021 vedono una contrazione dei contratti a canone libero (passati in due anni da 55,1% al 45,6%) ed un aumento del canone concordato (da 29,5% a 32,2%) e del contratto transitorio che aumenta da 15,4% a 22,2%. Questo risultato, molto interessante, evidenzia una delle conseguenze della pandemia, e cioè l’aumento del ricorso a contratti più brevi: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico e che hanno deciso di collocarla sul settore residenziale, hanno optato per la formula del contratto transitorio per non vincolare l’immobile per troppo tempo e riaverlo a disposizione per ritornare agilmente allo short-rent appena i flussi turistici torneranno ai livelli standard.

Interessante anche i dati sul contratto a canone concordato, che potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown e proprietari che ottengono un vantaggio fiscale e una maggiore possibilità di “sostenibilità” del contratto grazie ai canoni calmierati. 

Tra le metropoli, la città in cui è più alta la percentuale di chi affitta per motivi di lavoro è Milano (40,0%), a seguire Roma (22,5%). Milano primeggiava in questa classifica anche negli anni precedenti, ma a partire dal 2020 ha segnato comunque un ribasso di contratti stipulati con lavoratori trasfertisti, nel 2019 infatti si superava quota 51% sul totale. Anche a Roma si registra una contrazione, seppur meno consistente, delle percentuali di affitti a lavoratori trasfertisti, si passa infatti dal 24,7% del 2019 all’attuale 22,5%. È evidente come lo smart working stia incidendo su questo segmento di mercato, soprattutto in città come Milano dove la componente legata al lavoro è sempre stata predominante.

L’analisi delle grandi città mostra come a Milano ci sia una netta prevalenza del contratto a canone libero (71,7%), mentre a Roma è il contratto a canone concordato ad essere più utilizzato (71,0%). In tutte le metropoli considerate, così come abbiamo riscontrato a livello nazionale, in questo 2021 aumentano le percentuali di stipule di contratti a canone concordato e a carattere transitorio, e la tipologia più affittata è il bilocale, con il 39,7% delle scelte, seguita dal trilocale con il 32,3%, confermando così la tendenza che ha visto anche nel 2020 e nel 2019 i bilocali e i trilocali come le tipologie più affittate a livello nazionale. La maggior parte degli inquilini ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, pari al 43,8% sul totale degli affitti stipulati.

Tendenze immobiliari: hinterland e provincia sugli scudi, tempi di vendita in diminuzione

Rispetto al 2020 e al 2019 si registra una fuoriuscita di acquirenti dalle metropoli verso i capoluoghi di provincia e verso l’hinterland. 114 in media i giorni per vendere casa nelle grandi città, Milano e Bologna le metropoli più veloci.

Gli ultimi dati sulle compravendite immobiliari diramati dall’Agenzia delle Entrate hanno messo in evidenza che nei primi nove mesi del 2021 le compravendite dei comuni capoluogo sono aumentate del 36,1% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del 13,4% rispetto al 2019. Hanno performato meglio i comuni non capoluogo che hanno messo a segno una crescita ben più importante: +46,6% rispetto ai primi mesi del 2020 e +28% rispetto allo stesso periodo del 2019. Sono dati che mettono in evidenza i risultati più che lusinghieri raggiunti dai comuni più piccoli che stanno dimostrando una buona vivacità grazie ai prezzi più bassi e all’offerta abitativa più in linea con le attuali esigenze espresse dalla domanda.

I dati raccolti da Tecnocasa evidenziano che, rispetto al 2020 e soprattutto al 2019 si registra una fuoriuscita di acquirenti dalle metropoli verso i capoluoghi di provincia della stessa regione e, soprattutto, verso l’hinterland della stessa metropoli. Milano è tra le città che ha visto un aumento percentuale maggiore di flussi in uscita verso le altre province, Torino e Napoli verso l’hinterland. Ad attirare in misura maggiore i milanesi è la provincia di Monza Brianza, a seguire quella di Pavia. Anche diversi comuni della prima cintura, tra cui Peschiera Borromeo, registrano un buon riscontro da parte di chi vive a Milano.  

A Torino è nell’hinterland che si acquista maggiormente, con la prevalenza di quelle realtà più vicine alla città, collegate magari con la metropolitana e laddove c’è un’offerta abitativa a prezzi più convenienti, soprattutto se si desidera acquistare una soluzione indipendente o semi-indipendente. In aumento la percentuale di chi lascia Roma per andare nell’hinterland (+3,9%) rispetto al 2019; cresce del 2% chi sceglie altre province. Bari è la città che registra una bassa percentuale di flussi in uscita, confermandosi attrattiva per gli stessi residenti che apprezzano anche la possibilità di acquistare non lontano dal mare. In ogni caso, la vicinanza ai mezzi di trasporto e soprattutto il loro livello di efficienza (e puntualità) sono l’elemento più importante alla base della valutazione di abitare nell’hinterland di una grande città, e laddove il trasporto pubblico presenta uno sviluppo insufficiente (soprattutto in alcune regioni del Sud Italia, cronicamente sofferenti per via delle infrastrutture inadeguate), le aree più richieste sono quelle limitrofe agli svincoli autostradali.

Lo stato di salute del mercato immobiliare si capisce anche dai tempi di vendita, ossia l’indicatore che stabilisce la velocità con cui la casa è venduta. I dati di Tecnocasa sulle grandi città, i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia indicano che i tempi di vendita delle metropoli sono pari in media a 114 giorni, con un aumento di soli due giorni rispetto ad un anno fa. Nei capoluoghi di provincia, invece, si segnala una media di 143 giorni, in miglioramento di 6 giorni rispetto ai 149 giorni registrati nel 2020, mentre i comuni dell’hinterland delle grandi città hanno fatto registrare una media di 147 giorni contro i 154 giorni dell’anno scorso. Tra le grandi città, i tempi di vendita maggiori si registrano a Bari (149 gg) e Palermo (143 gg). Le metropoli “più veloci” sono Milano (62 gg) e Bologna (63 gg). Queste ultime due città hanno anche messo a segno anche il miglior risultato a livello di variazione percentuale dei prezzi, nella prima parte del 2021: Milano (+2,0) e Bologna (+2,3%).

Il desiderio di cambiare casa sta rivelando acquirenti più decisi e veloci, soprattutto in quelle città in cui l’offerta inizia a contrarsi e le possibilità di acquistare la casa desiderata si riducono. Dall’esame dei dati si evince in modo evidente come i picchi dei tempi di vendita sono in corrispondenza dei periodi più difficili del mercato immobiliare, in particolare nel 2012, anno in cui l’abbondante offerta e le banche più refrattarie ad erogare il credito dilatarono al massimo i tempi necessari per chiudere le trattative immobiliari.