Febbraio 14, 2026
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Crescita globale e mercati, ecco le previsioni dei maggiori player bancari per il 2023

Inflazione sempre lontana dagli obiettivi delle banche centrali ma “più moderata”. Europa già in lieve recessione, mentre gli USA la eviteranno di un soffio. Nel 2023 mercati finanziari più resilienti.

Come sarà questo 2023 relativamente alla crescita economica, e come si comporteranno i mercati finanziari? Rispondere non è facile, ma l’inizio del nuovo anno è uno dei rarissimi momenti in cui gli uffici studi delle grandi corporation bancarie riescono a dare previsioni obiettive e totalmente slegate dalle esigenze del proprio conto economico, per cui vale la pena fare un giro di orizzonti.

Secondo GOLDMAN SACHS, la crescita globale è rallentata nel 2022 a causa di una spinta alla riapertura decrescente, inasprimento fiscale e monetario, restrizioni Covid in Cina e crisi immobiliare e guerra Russia-Ucraina. La crescita globale è prevista nella misura dell’1,8% nel 2023, poiché la resilienza degli Stati Uniti contrasta con una recessione europea e una riapertura irregolare in Cina. Gli Stati Uniti dovrebbero evitare di poco la recessione, poiché l’inflazione core rallenta dal 5% attuale al 3% alla fine del 2023 con un aumento di ½ punto percentuale del tasso di disoccupazione. Per mantenere la crescita al di sotto del potenziale di fronte ad forte una crescita del reddito reale, la Fed dovrebbe aumentare i tassi di interesse di altri 125 punti base, fino a un picco del 5-5,25%. In ogni caso, Goldman Sachs non prevede alcun taglio dei tassi nel 2023.

Questo ciclo economico degli USA, pertanto, è nettamente diverso dai precedenti periodi di alta inflazione, sia per via del surriscaldamento del mercato del lavoro post-pandemia (che ha creato opportunità di lavoro senza precedenti), sia per la lentezza con cui la normalizzazione delle catene di approvvigionamento sta producendo disinflazione, sia perché le aspettative di inflazione a lungo termine, al momento, rimangono ben ancorate. L’Eurozona e il Regno Unito, invece, sono probabilmente in recessione, principalmente a causa del reddito reale colpito dall’impennata delle bollette energetiche. Tuttavia, Goldman Sachs prevede solo una leggera flessione, poiché l’Europa è già riuscita a tagliare le importazioni di gas russo senza schiacciare l’attività ed è probabile che beneficerà degli stessi miglioramenti post-pandemia che stanno aiutando a evitare la recessione negli Stati Uniti. Sulla base di questo scenario, che sconta un mercato del lavoro meno esuberante rispetto a quello degli Stati Uniti, la BCE potrebbe aumentare i tassi fino ad un picco del 3%.

In Cina la crescita del primo semestre è prevista più lenta, poiché l’aumento dei casi di Covid mantiene alta la cautela, ma dovrebbe accelerare bruscamente nel secondo semestre. La visione di più lungo periodo sulla Cina rimane comunque cauta a causa del lungo ribasso del mercato immobiliare e del rallentamento della crescita potenziale (che riflette la debolezza demografica e della produttività). Relativamente agli emergenti, diverse banche centrali dell’Europa centro-orientale e dell’America latina hanno iniziato ad aumentare i tassi molto prima delle loro pari. Sebbene nessuno abbia ancora chiaramente raggiunto un atterraggio morbido, l’attività è stata resiliente e l’inflazione sta ora scendendo in alcuni paesi, in particolare in Brasile.

Senza particolari spunti di novità la visione di JP MORGAN, secondo la quale l’inflazione dovrebbe iniziare a moderarsi man mano che l’economia rallenta, il mercato del lavoro si indebolisce, le pressioni sulla catena di approvvigionamento continuano ad allentarsi e l’Europa riesce a diversificare il proprio approvvigionamento energetico. Lo scenario di base vede le economie sviluppate cadere in una lieve recessione nel 2023. Tuttavia, secondo JP Morgan sia i prezzi delle azioni che – soprattutto – delle obbligazioni hanno già scontato gli eventi macroeconomici che si verificheranno nel corso del 2023, e adesso sembrano sempre più attraenti. Infatti, l’ampia correzione generalizzata dei mercati azionari ha lasciato con valutazioni eccessivamente basse alcuni titoli con un forte potenziale di guadagno e dividendi affidabili; inoltre, esistono notevoli opportunità nei titoli legati al clima e ai mercati emergenti.

“Una confluenza di eventi senza precedenti nel 2022 ha indebolito i prezzi delle attività in tutti i mercati. Raramente gli investitori hanno dovuto fare i conti con il tipo di lezioni impartite da un’economia globale che stava appena iniziando a emergere da una pandemia, affrontando misure di politica monetaria senza precedenti e un conflitto armato politicamente allargato in Europa”. Questo il commento di MORGAN STANLEY, secondo la quale la turbolenza del 2022 ora pesa pesantemente sulle prospettive di investimento per il 2023, con implicazioni che vanno dalla crescita economica, all’inflazione, alla politica della banca centrale e ai tassi di interesse; ma anche alla qualità del credito, agli utili, alle valutazioni, al sentiment degli investitori e ad altri parametri chiave. Sarà importante, per la banca americana, aiutare i clienti a identificare anche in queste circostanze così difficili le implicazioni per il portafoglio, e offrire soluzioni di investimento esclusivamente per soddisfare i loro obiettivi, rinviando al prossimo futuro i ragionamenti in ottica più speculativa.

Secondo CREDIT SUISSE, invece, è probabile che il 2023 sarà impegnativo al pari del 2022. Infatti, è quasi certo che le condizioni finanziarie rimarranno tese e il ripristino fondamentale della macroeconomia e della geopolitica possa continuare. Gli investitori farebbero quindi bene ad aderire a un solido processo di investimento e diversificare ampiamente gli investimenti, dal momento che l’era dei tassi negativi è alle nostre spalle e difficilmente tornerà nei prossimi due decenni. L’anno 2022 ha presentato agli investitori un contesto particolarmente difficile, all’interno del quale l’alta e la guerra in Ucraina hanno spinto verso l’alto i livelli dei prezzi come mai era accaduto in così breve tempo. Inoltre, la determinazione delle banche centrali nel ridurre l’inflazione per mezzo di una stretta aggressiva della politica monetaria non fa intravedere un rallentamento degli aumenti dei tassi prima che l’inflazione diminuisca in modo persistente e strutturale. Di conseguenza, la volatilità dei mercati finanziari rimarrà elevata, e questo potrebbe creare ostacoli alla crescita. Tuttavia, gli investitori possono trovare opportunità, in particolare nel reddito fisso, seguendo un rigoroso processo di investimento in linea con i propri obiettivi finanziari a lungo termine e cercando un’ampia diversificazione, compresi gli investimenti alternativi.

Per DEUTSCHE BANK, una crescita economica più lenta nel 2023 non si tradurrà necessariamente in mercati finanziari più deboli. In effetti, i mercati potrebbero dimostrarsi più resilienti nel prossimo anno rispetto al 2022. La volatilità del mercato nel 2022 è stata esacerbata da eventi esterni e dalle mutevoli aspettative sulla probabile dimensione e velocità dell’inasprimento della politica monetaria, a fronte di un elevata e persistente inflazione. Le banche centrali hanno faticato a fornire indicazioni coerenti per il futuro, e la confusione sui mercati ha determinato brusche oscillazioni dei rendimenti obbligazionari, destabilizzando anche i mercati azionari. Pertanto, è probabile che le banche centrali e gli investitori trovino il 2023 meno complicato del 2022, sebbene l’inflazione rimarrà ben al di sopra dei livelli target della banca centrale. Peraltro, anche se si prospettano ulteriori rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, d’ora in poi gli aumenti dei rendimenti dei titoli di Stato a più lungo termine dovrebbero essere relativamente modesti, e il peggio dovrebbe essere passato; per cui, mercati obbligazionari più stabili dovrebbero, a loro volta, contribuire a ridurre la volatilità del mercato azionario.

Top advisor USA, 250 di loro gestiscono quasi un bilione di dollari. Cosa chiedono i milionari americani ai loro consulenti

Negli Stati Uniti, la maggior parte degli operatori si guadagna da vivere vendendo investimenti e prodotti assicurativi, mentre i veri esperti finanziari, quelli più ricercati dai grandi detentori di patrimonio, sono più rari.

La recente classifica Forbes dei migliori consulenti patrimoniali americani, sviluppata da Shook Research, ha rivelato come i primi 250 gestiscano qualcosa come 910.000.000.000 di dollari, vale a dire una media di 3,64 miliardi a testa. In realtà, spesso non parliamo di singoli professionisti, ma di veri e propri team di lavoro, facenti parte di aziende con centinaia di consulenti e collaboratori, ognuna delle quali specializzata in alcuni settori.

Secondo questa speciale classifica (nell’immagine i primi 10 dello speciale elenco di Forbes), ai primi posti troviamo professionisti che lavorano per i grandi gruppi (Morgan Stanley e Merril), ma anche per marchi meno conosciuti in Europa (come Zhang Financial, con l’astro nascente Charles Zhang al sesto posto). Per i clienti, soglie di accesso piuttosto alte: da un minimo di un milione (Zhang) a soglie minime anche di 25 milioni (Brian C. Pfeifler, Morgan Stanley New York).

C’è da dire che, negli Stati Uniti, la maggior parte degli operatori si guadagna da vivere vendendo investimenti e prodotti assicurativi, mentre i veri esperti finanziari, quelli più ricercati dai grandi detentori di patrimonio, sono più rari e si stima che siano al massimo il 25% del totale dei consulenti. Pertanto, qual’è la regola più importante che un milionario americano deve osservare per trovare il consulente giusto? La risposta è identica per tutti: “scegliere qualcuno che raccomanderemmo a un amico o un familiare“.

La qualità, pertanto, è sempre al primo posto, soprattutto in un mercato come quello statunitense, dove gli studi di consulenza finanziaria hanno dimensioni ragguardevoli. Va da sé che qualunque top client americano, prima di fare la propria scelta, vorrà controllare attentamente tutti i candidati. “Di solito inizia chiedendo ad amici e parenti”, afferma Sophia Bera, pianificatore finanziario certificato con sede a Minneapolis, “e poi chiede consigli a persone le cui esigenze finanziarie, prospettive o fascia di età sono simili alle sue”. “Successivamente li cerca online e su LinkedIn, per avere un’idea di come sia ogni professionista e l’azienda per cui lavora. Dopo aver ottenuto un elenco di potenziali consulenti, verifica se qualcuno di loro è mai stato sanzionato per qualsiasi comportamento illegale o non etico. Questa verifica è semplice, basta utilizzare il portale BrokerCheck dell’autorità di regolamentazione del settore finanziario (FINRA), oppure verificare che i nominativi prescelti abbiano la certificazione CFP”.

E così, dopo questa “scrematura”, si arriva al colloquio iniziale. In questa occasione, sarà fondamentale, per il milionario a stelle e strisce, porre domande come quelle che elenchiamo qui di seguito.

  1. Come addebita i suoi servizi, e quanto costa?

Si tratta di conoscere se è prevista una commissione di pianificazione iniziale, un addebito percentuale per le risorse gestite o se il consulente guadagna vendendoti un prodotto specifico, ed in particolar modo se ha un incentivo su alcuni prodotti

  1. Quali licenze, credenziali o altre certificazioni ha?

Dei quattro principali tipi di consulenti finanziari, la designazione di pianificatore finanziario certificato (CFP) è più difficile da ottenere rispetto a quella di Chartered Financial Consultant (ChFC), poiché il primo richiede un esame di abilitazione più completo. In generale, è bene cercare un consulente per gli investimenti (RIA) registrato e, se il reddito è elevato o il cliente è un piccolo imprenditore, sarà meglio orientarsi su un account pubblico certificato (CPA), che è in grado di offrire una pianificazione fiscale. Di solito, questi ultimi possiedono anche la certificazione di specialista finanziario personale (PSF).

  1. Quali servizi offre il professionista e/o la sua azienda di consulenza?

Alcuni consulenti, infatti offrono solo consulenza per gli investimenti, mentre altri svolgono una pianificazione finanziaria completa in materia di pensionamento, assicurazione, pianificazione patrimoniale e pianificazione fiscale.

  1. Quali sono i suoi clienti preferiti, con i quali ha più affinità?

Alcuni consulenti finanziari hanno un interesse specifico – come donazioni di beneficenza o investimenti socialmente responsabili o allocazioni post-divorzio – ma la maggior parte dei consulenti tende a concentrarsi sulle persone entro 10 anni di differenza dalla loro età, per via di una maggiore comprensione dei loro problemi.

  1. E’ possibile vedere un esempio di piano finanziario?

Questa è una domanda che rischia di complicare la scelta, perché alcuni consulenti poitrebbero consegnare un fascicolo lungo 50 pagine, pieno zeppo di diagrammi e grafici, mentre è bene ricercare chi può fornire un’istantanea di cinque pagine di una situazione finanziaria.

  1. Qual è il suo approccio agli investimenti?

In pratica, bisogna chiedere al consulente qual è la sua filosofia di investimento, se, ad esempio,  preferisce utilizzare fondi a basso costo oppure fondi gestiti attivamente o investimenti passivi. La regola è “non sono qui per farti guadagnare un sacco di soldi. Se vuoi che qualcuno lo faccia, e scambia azioni ogni giorno, non sono io la persona che cerchi, a meno che tu non stia cercando qualcuno che effettui investimenti coerenti con la tua tolleranza al rischio e i tuoi obiettivi“.

  1. Quanti contatti ha periodicamente con i suoi clienti?

Alcuni pianificatori tengono una riunione di pianificazione iniziale e poi li si incontra una volta all’anno, altri effettuano check-in trimestrali. Tutto dipende dall’importo che si desidera pagare e dal livello di coinvolgimento desiderato. Un recente sondaggio (JD Power & Associates) ha rivelato che gli investitori contattati 12 o più volte all’anno hanno avuto i più alti tassi di soddisfazione.

  1. Lavorerà da solo con me o avrò a che fare con un team?

Alcune aziende hanno un approccio di squadra piuttosto che un approccio individuale, e questo è molto gradito da una certa fascia di clientela che necessita di risposte anche quando il loro il planner di riferimento è in vacanza.

Il mercato della consulenza finanziaria, negli USA, è già molto avanzato, per cui certe qualità (che qui in Italia cominciano ad essere richieste solo adesso) sono entrate da decenni nella mentalità degli investitori. In generale, tutti cercano di selezionare un consulente in grado di dimostrare di essere un vero esperto finanziario in base alla propria istruzione, all’esperienza e alle certificazioni pertinenti, ed i migliori consulenti hanno anni di esperienza applicabile nel fornire consulenza e servizi all’avanguardia.

Inoltre, il cliente americano pretende trasparenza, che i consulenti di alta qualità offrono volontariamente, evidenziando subito le informazioni necessarie per prendere la giusta decisione. Del resto, essi vengono remunerati con parcella professionale, proprio come gli altri professionisti (fiscalisti, avvocati), a tariffa oraria, fissa o basata sull’attività svolta. A queste vanno aggiunte le spese generali, che i migliori consulenti finanziari riveleranno con precisione e relativa documentazione di spesa.

Infine, i professionisti più affidabili sanno che il cliente ha delle aspettative di rendimento, e forniscono documentazione sui loro risultati passati e sulle metodologie applicate per ottenerli, fornendo poi una buona attività di comunicazione fatta di rapporti, riunioni, e-mail e chiamate, allo scopo di tenere il cliente sempre pienamente informato sui risultati e sulle fasi del mercato, nonché sul grado di raggiungimento degli obiettivi.

In definitiva, ciò che si richiede ad un consulente negli Stati Uniti non è molto dissimile agli standard che si vanno via via formando anche in Italia, dove l’analfabetizzazione finanziaria è ancora piuttosto frequente. Del resto, in Italia abbiamo già più di 500.000 investitori “over one million”, e sarà soprattutto a questi che viene oggi destinato uno stile di consulenza improntato al “modello americano”, con il quale le banche europee (le MiFID ne sono una valida testimonianza) vorrebbero rivaleggiare, per acquisire una posizione di leadership nel prossimo futuro.

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