Tutti sapevano che i fondi H2O erano caratterizzati da un livello di rischio più elevato rispetto alla media, eppure c’era chi gridava irrazionalmente al “miracolo finanziario”
Articolo di Marco Pallini
Sulla graticola, in questi giorni, i fondi della casa d’investimento H2O, una tra le società del risparmio gestito che fanno capo al gruppo francese Natixis. Dopo alcuni giorni di passione, in cui il buon nome della società e della capogruppo sono stati messi in dubbio, H2O ha ceduto parte dei propri asset illiquidi ed eliminato le elevate commissioni di ingresso nei propri fondi, nel tentativo di frenare un’ondata di riscatti che è iniziata con la diffusione dei primi allarmi su alcuni titoli detenuti in portafoglio.
Fino ad oggi, infatti, a seguito della sospensione del rating di uno dei suoi fondi da parte di Morningstar, e di numerosi articoli da parte degli organi di stampa che si occupano di finanza (Financial Times in testa), sono usciti quasi 2 miliardi di euro dalle masse gestite, costringendo H2O a vendere frettolosamente molte attività finanziarie per costituire la liquidità necessaria a far fronte ai riscatti.
Ci si chiede se i timori espressi in merito alla liquidità e alla governance siano stati giustificati, e soprattutto se in questa occasione l’informazione finanziaria non abbia giocato un ruolo fondamentale nel diffondere il panico.
Infatti, H2O ha comunicato che l’iniziativa di svalutare gli asset illiquidi ha comportato la svalutazione dei propri fondi fino a un massimo del 7% del valore, mentre Natixis ha fatto sapere che appoggia le iniziative di H20 e che sta già rivedendo il business model della controllata, con l’obiettivo di ripristinare la fiducia nel più breve tempo possibile.
Fin qui la storia recente, densa di notizie e comunicati che si susseguono quotidianamente e tengono alta la soglia di attenzione sul gruppo francese e sulla sua controllata. Da questa vicenda, ancora in corso, possiamo ricavare però alcune importanti riflessioni. In particolare, i fondi H2O:
1) per anni hanno dato risultati eccezionali, dimostrando una eccellente capacità di recupero dopo le fasi di storno (diversamente da tanti pachidermi che vengono collocati);
2) in relazione alla fascia di rischio possono vantare dei gestori di rara abilità, sia per come hanno lavorato, sia per il valore che hanno dato ai soldi in gestione;
3) sono strumenti di risparmio gestito diversi dagli altri: veri e propri hedge fund disponibili, però, anche per piccoli risparmiatori, con un taglio minimo basso e accessibile a tutti (anche solo 2-3mila euro su, ad esempio, un portafoglio di 50 mila);
4) hanno un management fee molto conveniente, e performance fee importanti, ma molto più oneste e trasparenti di quelle applicate da tanti big del risparmio gestito;
5) per via delle leve che presentano nelle diverse asset class, sono sempre stati corredati da documenti informativi recanti con chiarezza le corrette informazioni sulla reale soglia di rischio e sulla volatilità;
6) erano talmente richiesti che lo stesso gestore aveva messo una commissione di ingresso del 5% per limitare le sottoscrizioni (che andava a chi aveva già il fondo in portafoglio, per ricompensarlo della “diluizione”, anche in questo un esempio di correttezza).
A ciò possiamo aggiungere che i più non sono entrati “perché sono già saliti troppo” (rimanendo a “gufare” per qualche anno) o perché le retrocessioni provvigionali non erano poi così soddisfacenti.
In definitiva, nel contesto globale in cui ci troviamo (spread normalissimi, liquidità abbondante delle banche centrali e tassi bassi, previsti in ulteriore ribasso) i fondi H2O non dovrebbero suscitare particolari preoccupazioni per via di quelle quote di titoli illiquidi che sono state dichiarate con immediata trasparenza. Eppure, si è diffuso il panico, generando un ulteriore rischio tecnico (di cui mai si parla, ma c’è eccome!), e cioè che il semplice timore di una valanga di riscatti potesse mettere in crisi il gestore, facendo scendere il valore del fondo per via della vendite forzate.
Un altro rischio tecnico – anche questo poco menzionato – è quello del possibile blocco momentaneo dei riscatti, soluzione estrema che potrebbe essere perseguita qualora i media facessero ancora di tutto per “strombazzare” maldestramente la notizia alla spasmodica ricerca di attenzione.
A conti fatti, la vicenda H2O rischia di essere una sconfitta per tutti, sia per chi quei fondi li ha comprati, sia per chi non li ha mai presi: quando si distrugge valore senza razionalità non è mai una vittoria.
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