Aprile 20, 2026
Home Posts tagged palermo

Investimento immobiliare nelle grandi città: annualità di stipendio richieste e calcolo dei rendimenti

Nelle grandi città i risparmiatori italiani hanno privilegiato l’investimento immobiliare. Annualità di stipendio richieste per acquistare un immobile da reddito e confronto di convenienza tra Nord e Sud Italia.

Che l’investimento immobiliare sia ancora un’opzione considerata valida dagli italiani lo dimostra il fatto che, nel 2023, secondo le analisi dell’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa la componente di acquisto per investimento è stata del 19,5%. La percentuale nelle grandi città sale al 28,6%, a conferma dell’attrattività che queste esercitano sui risparmiatori italiani; la tipologia più acquistata con questo scopo è il bilocale, con il 34,8%. Nei prossimi anni, inoltre, sarà possibile contare su una discreta rivalutazione del capitale investito in immobili da investimento e a tale rivalutazione, per un calcolo di convenienza, è corretto aggiungere il reddito medio che generalmente si ricava da un investimento in seconde o terze case, che negli ultimi tre anni sono state ampiamente utilizzate grazie ai flussi turistici cresciuti dopo la pandemia.

MILANO. Milano è la città che da sempre attira investitori. Gli importanti interventi di riqualificazione che hanno interessato la città negli ultimi anni hanno determinato la crescita dei valori più significativa in Italia. Tra le aree che ancora potranno beneficiare degli interventi in corso ci sono quelle a ridosso dei due importanti progetti attualmente in essere: scalo Farini e scalo di Porta Romana. Parliamo dei quartieri di Bovisa (dove, tra l’altro, sorge anche l’Università), Maciachini e della stessa zona che si sviluppa intorno a via Farini. Discorso simile per l’area dove ci saranno gli interventi per le Olimpiadi (ad esempio la zona più periferica di coso Lodi). Parliamo di quartieri periferici, con prezzi bassi e che hanno ancora margini di aumento, sebbene gli effetti della riqualificazione siano stati in parte già scontati. Rendimento medio atteso +5%.

ROMA. A Roma i quartieri intorno ai punti turistici di attrazione sono sempre ambiti dagli investitori anche se hanno prezzi elevati e chi investe deve mettere in conto budget importanti, soprattutto in centro. Uno dei quartieri che potrebbe subire una riqualificazione nei prossimi anni è Pietralata, dove si prevede la realizzazione di un importante polo tecnologico, Rome Technopole. Gli ottimi collegamenti del quartiere con l’università “La Sapienza” e la presenza della metropolitana sono elementi ulteriori per agganciare gli investitori. Sorgerà qui anche il nuovo stadio della Roma. Rendimento medio atteso +3%.

NAPOLI. Napoli è la città che, negli ultimi anni, ha visto una vera e propria corsa all’investimento con finalità turistico ricettivo, in seguito all’incredibile aumento dei flussi turistici. Uno dei quartieri che potrebbe riqualificarsi e rivalutarsi in termini di prezzi è San Giovanni a Teduccio, dove si prevede lo sviluppo del polo universitario già potenziato con l’arrivo della “Apple Developer Academy”, la riqualificazione del lungomare, delle spiagge e la nascita di nuove costruzioni, spazi per la collettività e aree verdi in luogo dell’area di “Taverna del Ferro”. Rendimento medio atteso +5%.

BOLOGNA. Su Bologna potrebbe essere interessante guardare all’area di San Donato-San Donnino e a quella della Bolognina. La prima, dove si concentrano importanti facoltà universitarie, sarà coinvolta nel progetto della cosiddetta “Silicon Valley Emiliana”. Attorno a via Stalingrado sorgerà infatti “Tek”, 277 ettari, un distretto tecnologico che cambierà l’intero volto dell’area includendo anche aree verdi, viabilità nuova, poli scientifici. Si prevede anche la riqualificazione delle aree dismesse come l’ex Caserma Sani e le Officine Casaralta. Aspettative di miglioramento, dunque, per il quadrante nord di Bologna, dalla Fiera verso l’A13. Rendimento medio atteso +3%.

TORINO. A Torino sempre interessante la zona di Lingotto. Continua a crescere l’interesse per il quartiere, in seguito all’ apertura del palazzo della “Regione Piemonte”, e all’aumento degli eventi che si svolgono, primo fra tutti il “Salone del Libro” che porta in zona numerosi turisti. Vanno avanti i lavori per la “Città della Salute”, in particolare per la nascita del polo di Medicina. Oggi gli investitori cercano soprattutto spazi da destinare alla ristorazione o per aprire supermercati ma anche sul mercato residenziale si nota un maggiore interesse. Rendimento medio atteso +3%

Naturalmente, oltre al rendimento del capitale immobilizzato, chi compra per investimento lo fa per ricavare soprattutto un reddito annuale nel mercato delle locazioni. In tal senso, gli investitori preferiscono rivolgersi al segmento delle case già pronte (o quasi pronte) per essere messe a reddito prima possibile, ma non sono pochi coloro che preferiscono comprare, a prezzo più basso, immobili con potenzialità ricettive da ristrutturare, cosicché al rendimento complessivo derivante dalla locazione si aggiungerà anche un plusvalore derivante dalla ristrutturazione. In termini di locazione, poi, gli affitti brevi/turistici fanno ormai la parte del leone, poiché hanno una tassazione sostenibile e soprattutto consentono di eliminare del tutto il rischio-inquilino, che negli ultimi dieci anni ha raggiunto percentuali scoraggianti (anche il 40% di inquilini morosi in alcune città nel biennio 2020-2022).  

Quante annualità di stipendio servono per comprare una casa da investimento? Secondo l’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa occorrono (media Italia) 7,1 annualità di stipendio per acquistare casa nelle grandi città. Milano si conferma la città in cui ne occorrono di più: 13,4. Il capoluogo lombardo, infatti, con un prezzo medio di 4.219 euro al mq – e che arriva a 9.000 nelle vie centrali – si conferma la città più costosa d’Italia. Seguono la Capitale con 9,5 e Firenze con 9,2 annualità. Le città meno costose e con prezzi più contenuti sono quelle in cui ne occorrono di meno, Palermo (prezzo medio 1.146 euro al mq) e Genova (1.114 euro al mq), rispettivamente con 3,6 e 3,5 annualità. Di conseguenza, investire in immobili capaci di ricettività turistica in queste ultime due città e zone limitrofe, in considerazione del basso rapporto numero-stipendi-annuali/prezzo, consente di ricavare rendimenti lordi ben superiori rispetto a quelli di Milano e Roma. Le differenze relative al prezzo dei soggiorni giornalieri, infatti, non consentono di compensare con il maggior reddito il maggior prezzo pagato da una città all’altra.

Un esempio* chiarirà meglio il concetto. Per un immobile da 50 mq con due camere e 4 posti letto da adibire a Bed&Breakfast, a Milano è necessario investire mediamente circa 211.000 euro mentre a Palermo circa 57.000 euro. Ebbene, i prezzi giornalieri di soggiorno offerti ai turisti nei Bed&Breakfast sono pari mediamente a 138 euro a Milano e a 89 euro a Palermo. Ipotizzando prudenzialmente una capacità ricettiva di 200 giorni l’anno complessivi per ogni camera, il reddito lordo annuale nella capitale lombarda sarà pari ad euro 55.200, mentre a Palermo sarà pari ad euro 35.600. A questi ricavi lordi vanno sottratte le imposte (cedolare secca del 21%) e le spese annuali di funzionamento (pulizie, forniture e utenze: circa 5.000 euro), che sono assolutamente simili da Nord a Sud e portano i ricavi netti ad euro 38.600 per il Bed&Breakfast di Milano e ad euro 23.100 per quello di Palermo. Il maggior ricavo del Bed&Breakfast milanese (+67%) rispetto a quello palermitano, tuttavia, deve essere rapportato al maggior prezzo richiesto dall’investimento (+270%), e questo penalizza il rendimento annuale del primo (18,3%) rispetto a quello del secondo (40,5%). In pratica, a Milano serviranno 5,46 anni per “ripagare” interamente l’investimento nella stessa tipologia di immobile, mentre a Palermo di anni ce ne vorranno soltanto 2,47.

Ovviamente, l’esempio fatto presenta alcune semplificazioni concettuali (non è stata calcolata nel conteggio la quota di ammortamento annuale dell’investimento e l’eventuale quota di ammortamento dei costi di medi di ristrutturazione), che richiederebbero ulteriori precisazioni di convenienza sulla proiezione elaborata. E se qualcuno dovesse obiettare che a Milano i giorni di “piena occupazione” delle camere potrebbero essere più di 200 l’anno, stessa cosa potrebbe dirsi per Palermo (o qualunque altra città marina del Sud), dove il flusso turistico post-pandemia è diventato impressionante e le strutture ricettive, in continua crescita numerica, spesso non riescono a soddisfare la domanda. ac

* Elaborazione a cura della redazione di Patrimoni&Finanza

Il mercato immobiliare rallenta, ma gli acquisti per investimento lo tengono su. Previsioni per il 2024

Si fa strada un sentiment di maggiore fiducia alla luce dei miglioramenti sull’accesso al credito. Gli acquisti per investimento mostrano maggiore resilienza e l’usato è preferito al nuovo. Corrono le locazioni.

Di recente, l’Agenzia delle Entrate ha diffuso i dati relativi alle compravendite immobiliari nel 2023, che registra transazioni in decrescita del 9,70% rispetto all’anno precedente (709.591 transazioni in totale), di cui il 3,3% solo nel quarto trimestre, a testimonianza di un trend negativo che ha preso una accelerazione nell’ultimo scorcio del 2023 ed è continuata in questo primo quadrimestre del 2024, complice la stretta creditizia ancora in atto da parte delle banche che solo da Febbraio in poi hanno ricominciato a diffondere quelle che sembrano incoraggianti campagne di marketing sui tassi fissi (previsti in discesa nei prossimi 36 mesi).

Il 2024, secondo le previsioni delle maggiori reti di intermediazione, dovrebbe chiudersi con un consuntivo compreso tra 660.000 e 680.000 compravendite, in calo quindi del 5,57% rispetto al 2023 e del 15,3% rispetto al 2022. In particolare, i comuni capoluogo chiudono con 221.144 compravendite, in calo del 10,7% rispetto al 2022, mentre i comuni non capoluogo invece fanno -9,2% passando da 537.857 a 488.447. Tra le grandi città è Napoli che mette a segno la contrazione più bassa: -4,4%, e Bari quella più alta (-19,1%). Se si limita l’analisi al quarto trimestre, Bari si conferma fanalini di coda (-15,7%) mentre Palermo registra solo un -1,6%, mentre Milano e Genova registrano entrambe un -2,3%.

I dati parziali per l’anno in corso, come dicevamo, confermano un ulteriore ribasso dei volumi ma si fa strada un sentiment di maggiore fiducia alla luce dei timidi miglioramenti registrati sul fronte creditizio. Il settore degli acquisti per investimento, nello scenario degli ultimi 18 mesi, è quello che ha mostrato maggiore resilienza. Infatti, secondo Tecnocasa nel 2023 il 19,5% degli acquisti è stato realizzato per investimento, e si tratta della percentuale più alta registrata negli ultimi anni, realizzata “grazie” agli alti tassi di inflazione che hanno spinto molti risparmiatori a spostare i propri risparmi sul mercato immobiliare. Peraltro, tra il 2012 e il 2022 le percentuali di acquisto per investimento si erano mantenute all’interno di un intervallo compreso tra il 16% e il 18% sul totale delle compravendite, ma nel 2023 si è andati per la prima volta oltre il 19%, a dimostrazione di quanto siano attivi gli investitori in questa fase.

Prendendo in considerazione solamente le grandi città italiane, poi, la quota media di acquisti per investimento è più alta rispetto alla media nazionale e si attesta al 28,6% (era il 24,9% nel 2022). Tra le grandi città italiane è Verona quella che nel 2023 detiene la percentuale più alta di acquisti per investimento, arrivando al 43,1% sul totale delle compravendite. A seguire si piazzano Napoli (41,2%), Palermo (35,3%) e Milano (35%). A Bari gli acquisti per investimento compongono il 32,7% delle transazioni. Dal 23% in giù Firenze, Torino, Roma, Genova e Bologna. Nel 2022 Napoli si piazzava in cima alla classifica ma con una percentuale più bassa rispetto a quella del 2023.

In Italia la fascia di età più attiva sul mercato dell’investimento immobiliare è quella compresa tra 45 e 54 anni e compone il 29,5% del totale, seguita dalla fascia 35-44 anni (22,7%) e 55-64 anni (21,6%). Percentuali molto simili si registravano anche nel 2022. Ad acquistare per investimento sono prevalentemente coppie e famiglie, che compongono il 69,4% sul totale degli acquirenti, mentre sono single il 28,8% degli investitori. Negli ultimi anni si evidenzia un progressivo aumento della percentuale di acquisti da parte di investitori single, che passano dal 25,8% del 2019 fino ad arrivare al 30,6% del 2023. Naturalmente, la maggior parte degli acquisti per investimento avviene in contanti (88,1%), mentre solo l’11,9% degli investitori ricorre al credito bancario.

Interessante anche il confronto tra immobili nuovi e usati. Infatti, la c.d. pace edilizia di cui da qualche settimana si accenna ripetutamente nei media nazionali – ora in modo negativo ora positivo, a seconda del colore politico di chi ne parla – è strumentale a sanare le difformità interne alle abitazioni, e sembra che possa contenere in sé carburante sufficiente per far ripartire un mercato degli immobili “usati” spesso “ingessato” dagli ingenti costi amministrativi e catastali richiesti ai venditori all’atto di dover vendere un immobile, pena il mancato rogito notarile. Si sta studiando, con grande fatica, un pacchetto di norme che interverranno sulle abitazioni e che mirano a regolarizzare le piccole difformità o le irregolarità strutturali che interessano, secondo uno studio del Consiglio nazionale degli ingegneri, quasi l’80% del patrimonio immobiliare italiano. Con questa misura, pertanto, i piccoli proprietari immobiliari che oggi devono attendere anni per regolarizzare le loro posizioni e ristrutturare o vendere la propria casa, potranno essere tutelati e, allo stesso tempo, il lavoro degli uffici tecnici comunali, oggi sommersi dalle richieste di sanatorie, potrebbero essere sgravati da un importante carico di lavoro ed una cronica carenza di personale che genera ritardi insostenibili. 

Relativamente al mercato del nuovo, si segnala che l’interesse per le nuove costruzioni è in una fase di stallo tra i potenziali acquirenti, i quali da un lato stanno cominciando a prestare attenzione alla qualità costruttiva degli immobili che l’Europa vorrebbe imporre con la direttiva “Casa Green”, e dall’altro si mostrano titubanti per via dei prezzi al mq sensibilmente superiori a quelli riscontrabili nell’usato ristrutturato. Infatti, l’aumento dei costi di costruzione, sperimentato negli ultimi anni, ha portato a un maggiore interesse per le soluzioni usate in buono stato o ristrutturate che non necessitano di importanti interventi di riqualificazione. Inoltre, gli ultimi dati Ance hanno messo in evidenza che i costi di costruzione stanno diminuendo, ma non si sono ancora portati a livelli pre-pandemia. Pertanto, il risultato del 2023 relativo alle compravendite di immobili di nuova costruzione è stato inferiore del 19,6% rispetto al 2022, e senza una maggiore elasticità del settore bancario nella concessione del credito il 2024 non sarà certo migliore.

L’andazzo generale si riflette sui tempi di vendita, che a gennaio 2024 si attestano intorno a 108 giorni nelle grandi città contro i 104 giorni di un anno fa. Secondo Tecnocasa, la città con tempi più brevi è Bologna (68 giorni), seguita da Milano (72 giorni), ma in entrambe si segnala un peggioramento rispetto a un anno fa. Tempi in leggera diminuzione a Torino, Napoli e Palermo. Quest’ultima si conferma come la città che ha i tempi di vendita più lunghi (132 giorni). Sostanzialmente invariati i tempi di vendita nell’hinterland delle grandi città, 137 giorni, contro i 138 giorni di un anno fa.  Analoga situazione nei capoluoghi di provincia dove i tempi di vendita sono di 131 giorni rispetto ai 130 giorni di un anno fa. Lo sconto medio praticato nel secondo semestre del 2023 è stato dell’8,3%, in aumento rispetto al secondo semestre dell’anno scorso che lo dava a -7,9%.

All’interno di questo scenario generale, il mercato delle locazioni continua a correre. I canoni infatti sono cresciuti per tutto il 2023, a causa della forte domanda di locazione e di una bassa offerta: +4,2% per i monolocali, +3,6% per i bilocali e +3,4% per i trilocali. Firenze è la città che ha messo a segno il rialzo dei canoni più significativo (+7,3%, +6,6%, +7,3%), seguita da Roma (5,4%, 4,3%, 5,3%). Milano si conferma la città con i canoni di locazione mensili più elevati 800 euro per un monolocale, 1100 euro per un bilocale e 1480 euro per un trilocale, mentre i tempi di locazione (media nazionale) si sono portati a 35 giorni. 

Mercato immobiliare alla prova del reddito medio: compro o affitto? Confronto nelle grandi città

In base al reddito medio familiare, oggi si può acquistare una casa dal valore di 187.000 euro. Nel 2021, a parità di rata del mutuo, se ne poteva comprare una da 254.000. Redditi da locazione ancora interessanti.

In Italia, relativamente alle statistiche sulle compravendite immobiliari, il 18,2% di queste viene stato realizzato a scopo di investimento, ed è in aumento rispetto al 2022 e al 2021. L’inflazione ancora elevata, infatti, sta spingendo i risparmi sul mattone, soprattutto per via del ritorno dei flussi turistici che ha portato nuovamente alla ribalta gli acquisti di immobili da destinare a ricettività sia nelle città più attrattive sia nelle località turistiche.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, il reddito netto annuo familiare risulta in media pari a 33.798 euro. E’ interessante utilizzare questo dato in una simulazione di acquisto, rapportandola poi al 2021 per meglio comprendere il “costo sociale” dell’inflazione sulla possibilità delle famiglie di acquistare una casa, e  soprattutto che tipo di immobile è possibile comprare. Ipotizzando di voler acquistare un’abitazione ricorrendo ad un mutuo di 25 anni, al tasso medio del 4,65% e con un rapporto rata-reddito pari al 30% (indica la capacità di rimborso del finanziamento ipotecario) ed un rapporto tra la somma ottenuta con il mutuo ed il valore dell’immobile posto a garanzia del finanziamento pari all’80%, si può acquistare un’abitazione del valore di 187.000 euro, con una rata mensile di 845 euro. L’acquirente dovrà avere a disposizione un capitale iniziale pari al 20% del prezzo dell’immobile, e cioè 37.400 €, oltre al denaro per coprire tutte le spese accessorie alla compravendita e all’accensione del mutuo.

Tecnocasa ha provato a confrontare la rata del mutuo e i canoni di locazione nelle grandi città italiane. Con l’aumento dei tassi in molte città la rata è più elevata dell’affitto ma non mancano casi, laddove i prezzi al mq sono contenuti, in cui la rata è decisamente più conveniente dei canoni di locazione che, in molte città, hanno avuto una crescita importante negli ultimi tempi. L’aumento dei tassi di mutuo, com’è noto, ha influito molto sulle dimensioni degli immobili più comprati, poiché a parità di rata di mutuo – al netto della stretta creditizia effettuata dalle banche, che sta caratterizzando tutto il 2023 – ci  si può permettere un’abitazione più piccola. Infatti, con lo stesso reddito netto annuale attuale, ma ai tassi del 2021, a parità di rata si sarebbe potuto acquistare una casa dal valore di 254 mila euro, con una disponibilità iniziale di 50.800 euro.

Guardando nel dettaglio delle grandi città, è Milano quella che, avendo i prezzi più elevati (4.263 euro al mq), chiede un maggiore sforzo economico a chi volesse acquistare casa. Per un bilocale di 65 mq nel capoluogo lombardo occorre ora una rata di 1.362 euro e un reddito disponibile di 4.540 euro. Se si optasse per l’affitto occorrerà mettere in conto un canone di locazione di 1.068 euro al mese, per cui il mutuo comporterebbe 294 euro in più al mese. Per un trilocale lo sforzo richiesto è ancora più alto, perché la rata ora è di 1.619 euro con un reddito disponibile di 5.397 euro, l’affitto medio si aggira intorno a 1.453 euro al mese valore non così distante dalla rata e che potrebbe far propendere per l’acquisto. Rispetto ai prezzi e ai tassi del 2021, oggi la rata è di 472 euro in più per un bilocale e di 561 euro in più per un trilocale.

Agli antipodi si trova Genova che, con i prezzi più bassi di Italia (1.115 euro al mq), richiede una rata di 360 euro al mese per un bilocale e un reddito disponibile richiesto di 1.200 euro. Il canone di locazione di un bilocale è di 415 euro al mese, superiore al valore della rata cosa che potrebbe suggerire l’acquisto.  Genova è infatti la città che ha visto i prezzi scendere sempre, a partire dal 2007, con un recupero degli stessi solo nel 2022. Per un trilocale si mette in conto una rata di 428 euro, contro un canone di locazione di 500 euro al mese. Nel capoluogo ligure, quindi, l’acquisto vince, nonostante rispetto al 2021 la rata sia aumentata di 92 euro per un bilocale e di 110 euro per un trilocale.

A Roma il prezzo medio è poco sotto i 3.000 euro al mq, ed è richiesta una rata mensile di 968 euro al mese per un bilocale e di 1.150 euro al mese per un trilocale. Pertanto, per potersi permettere l’operazione è richiesto un reddito rispettivamente di 3.225 euro e 3.834 euro.  I canoni di locazione mensili sono rispettivamente di 797 euro e 988 euro, per cui l’affitto è più basso del mutuo, che comunque in due anni è aumentato di 279 euro per un bilocale e di 332 euro per un trilocale. Tra le realtà più costose anche Firenze dove, per assicurarsi un bilocale, occorre un reddito mensile di 3.100 euro al mese, che consente di ottenere un mutuo dalla rata di 931 euro. Quest’ultima sale a 1.106 euro per un trilocale, accessibile a chi ha un reddito di 3.688 euro al mese. I canoni di locazione sono di 699 euro al mese per un bilocale e di 817 euro al mese per un trilocale, decisamente più bassi della rata del mutuo.  In due anni, per lo stesso bilocale si è passati da una rata di 620 euro a una di 699 euro, per un trilocale da 786 a 1.106 euro.

Una delle città che ha visto crescere maggiormente i prezzi è stata Bologna. Nel capoluogo emiliano, per acquistare un bilocale occorre mettere in conto una rata di 845 euro al mese oppure un canone di locazione di 734 euro.  Per un trilocale la rata è di 1.000 euro, mentre il canone di locazione è di 885 euro al mese.  In due anni, il bilocale richiede un reddito di quasi 1.000 euro in più, da .1820 € a 2.815 euro, mentre il trilocale da 2.164 a 3.347 euro. A Torino, invece, la rata richiesta per un bilocale è di 523 euro al mese, contro un affitto di 451 euro, mentre per un trilocale è di 622 euro al mese contro un affitto di 566. A Verona la rata è rispettivamente di 547 e 651 euro al mese, contro un affitto di 611 e 722 euro al mese, facendo propendere decisamente per l’acquisto. L’aumento dei tassi ha portato un incremento della rata per l’acquisto di un bilocale da 360 euro a 547 euro a Verona, e da 363 a 523 euro a Torino.   

Tra le grandi metropoli del Sud Italia, Palermo è quella più economica, dal momento che, nonostante l’aumento dei tassi, richiede ai potenziali acquirenti di considerare un’uscita mensile di 370 euro al mese per un bilocale, contro un canone di locazione mensile di 427 euro. Per un trilocale, è richiesta una rata di 440 euro al mese contro un canone di locazione di 525 euro. Anche a Palermo, pertanto, i prezzi contenuti invitano all’acquisto e non all’affitto, a differenza di Napoli che richiede agli acquirenti un impegno mensile più importante: 763 euro per acquistare un bilocale (contro un canone di locazione di 620 euro al mese) e 907 euro per avere un immobile da 85 mq, che preso in affitto costerebbe 783 euro al mese. Per acquistarli occorre avere rispettivamente un reddito di 2.543 e di 3.023 euro al mese.

Alla luce di questa analisi, non è semplice rispondere alla domanda se sia più conveniente comprare o affittare, poiché tale scelta dipende da innumerevoli altri fattori che non possono esaurirsi con un confronto squisitamente numerico. Peraltro, il mercato delle locazioni oggi risente di un lieve restringimento dell’offerta, dovuto più alla diffidenza dei piccoli proprietari verso i contratti di lungo periodo – funestati da percentuali di morosità vicine al 50% – che alla volontà di adibire le case alla ricettività turistica (affitto breve). L’analisi condotta da Tecnocasa, sul tema, ha confermato che la possibilità di dover sacrificare il reddito da locazione per via della intervenuta insolvenza di molti inquilini induce grande prudenza nei proprietari, anche alla luce dei rincari dei costi energetici. I rendimenti annui da locazione, tuttavia, restano comunque interessanti: per un bilocale di 65 mq nelle grandi città italiane si è attestato intorno al 5,1%, mentre le metropoli che spiccano per avere i rendimenti maggiori sono: Genova con il 6,4%, Palermo con il 6,3% e Verona con il 6,2%. L’analisi rivela che gli investitori preferiscono le aree con la presenza di atenei, di servizi e/o sottoposte ad interventi di riqualificazione.

Cresce il numero di chi acquista casa per investimento. Napoli e Palermo città di immobiliaristi

Secondo Tecnocasa, torna a crescere la percentuale di acquisti per investimento. Napoli e Palermo le grandi città con le percentuali più alte.

Secondo l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, nel 2022 le compravendite realizzate sul territorio nazionale hanno visto crescere gli acquisti realizzati con finalità di investimento, pari al 17,5% del totale e in crescita rispetto al 2020 e al 2021 quando, con l’arrivo della pandemia, questo segmento di mercato aveva rallentato. Il 2022 segna quindi un’inversione di tendenza, le compravendite da parte di investitori tornano a crescere e si avvicinano ai livelli degli anni pre-covid quando si superava anche il 18%.

Negli ultimi 10 anni le percentuali di acquisto per investimento si sono mantenute all’interno di un intervallo compreso tra il 16% e il 18% sul totale delle compravendite, si tratta di un’oscillazione contenuta che evidenzia come la componente “investimento” sia sempre ben presente nel panorama immobiliare italiano. I livelli minimi si erano toccati nel 2014-2015 e nel 2020-2021, in quest’ultimo caso in seguito all’arrivo della pandemia. Il 17,5% registrato nel 2022 determina un ritorno ai livelli del 2012 e del 2016, ed è una soglia che si era superata solo tra il 2017 e il 2019, anni in cui gli acquisti per investimento erano spinti anche dal fenomeno degli short-rent determinato dall’aumento dei flussi turistici nel nostro Paese.

Prendendo in considerazione solamente le grandi città italiane, la quota media di acquisti per investimento è più alta rispetto alla media nazionale e si attesta al 24,9%. Anche in questo caso si registra un aumento rispetto al 2020 e al 2021 quando ci si fermava al 24,4% e al 23,2%. Tra le grandi città italiane è Napoli quella che nel 2022 detiene la percentuale più alta di acquisti per investimento, arrivando al 35,8% sul totale delle compravendite. A seguire si piazzano Palermo (32,7%), Bari e Verona (29,7%). A Firenze gli acquisti per investimento compongono il 23,9% delle transazioni, a Milano il 23,5%. Sotto il 23% Genova, Torino, Bologna e Roma. Anche nel 2021 Napoli e Palermo si piazzavano in cima alla classifica. Tutte le grandi città italiane evidenziano percentuali di investimento in aumento rispetto al 2021, a eccezione di Bologna e Napoli, con quest’ultima che rimane comunque in testa a questa classifica.

In generale in Italia la fascia di età più attiva sul mercato dell’investimento è quella compresa tra 45 e 54 anni e compone il 28,8% del totale. Nel 2020 e nel 2021 si evidenziava una contrazione di acquisti da parte di investitori over 65, mentre nel 2022 la percentuale torna a crescere attestandosi al 14%. Anche nel 2022 la tipologia più scambiata per investimento rimane il bilocale con il 36,3% delle scelte, a seguire il trilocale che arriva al 26,8%. Percentuali simili si registravano anche negli anni precedenti. Le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, dopo l’aumento di compravendite del 2021, tornano ai livelli del 2020 attestandosi al 13,2%.

Ad acquistare per investimento sono prevalentemente coppie e famiglie che compongono il 71,2% sul totale degli acquirenti, mentre sono single il 28,8% degli investitori. Negli ultimi anni si evidenzia un progressivo aumento della percentuale di acquisti da parte di investitori single, che passano dal 25,8% del 2019 fino ad arrivare al 28,8% del 2022. La maggior parte degli acquisti per investimento avviene in contanti (86,0%), mentre solo il 14,0% degli investitori ricorre al credito bancario. Nell’ultimo anno si assiste ad una ulteriore diminuzione della percentuale di acquisti con mutuo, infatti il progressivo aumento dei tassi di interesse spinge gli investitori a comprare senza l’ausilio degli istituti di credito.

Compravendite immobiliari ancora in aumento nel III trimestre 2022. In luce i capoluoghi

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate fino al terzo trimestre 2022, in Italia si è verificata una crescita delle transazioni rispetto allo stesso periodo del 2021. I tempi di vendita toccano il minimo storico.

Continua la crescita delle compravendite immobiliari in Italia, confermando l’andamento positivo su scala nazionale, ma il terzo trimestre preso singolarmente rivela una contrazione delle transazioni rispetto al terzo trimestre del 2021. E’ questa la sintesi degli ultimi dati sul mercato immobiliare italiano.

Secondo l’ufficio Studi Tecnocasa, in Italia sono state scambiate 175.268 abitazioni residenziali, con un aumento del +1,7% rispetto allo stesso periodo del 2021. Come già accaduto nel secondo trimestre dell’anno, i comuni capoluogo hanno registrato un aumento delle compravendite maggiore rispetto ai comuni non capoluogo, invertendo il trend che si era consolidato post lockdown. Infatti, tra le grandi città italiane spiccano la performance di Bari (+28,2%), di Palermo con +12,2%, di Milano con +10,4% e di Bologna con +10,0% rispetto allo stesso periodo del 2021. Limitando l’analisi al terzo trimestre, tuttavia, si registra una contrazione dei volumi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente in alcune grandi città come Firenze (-5,5%), Milano (-5,1%) e Napoli (-2,9%). È la prima volta che accade nell’anno in corso. Nelle altre realtà metropolitane il terzo trimestre, invece, evidenzia un aumento degli scambi.

Alla luce dei dati attuali, per la fine dell’anno si prevede un numero totale di compravendite intorno alle 760-770 mila unità, in aumento rispetto al 2021; ma il risultato finale sarà condizionato dall’andamento dell’economia, dal clima di fiducia delle famiglie e dall’andamento del mercato del credito dopo gli aumenti dei tassi. Tale contesto economico, così incerto e volatile per le famiglie, fa registrare un aumento delle aste immobiliari e delle vendite all’incanto, che nella prima metà dell’anno hanno sfiorato quota 110.000 (+16% rispetto al 2021); tuttavia, i risultati di fine anno dovrebbero posizionarsi ad un livello ancora inferiore rispetto a quanto raggiunto nel 2019.

Relativamente ai tempi di vendita, nel terzo trimestre 2022 è stato toccato il minimo storico degli ultimi 10 anni, pari a 108 giorni per le grandi città – queste ultime con un miglioramento di 6 giorni rispetto alla precedente rilevazione – e per tutte le realtà territoriali. Il mercato immobiliare, pertanto, si dimostra veloce e dinamico alla luce della domanda vivace e dell’offerta in diminuzione. Ancora una volta Milano e Bologna si confermano le città più veloci, rispettivamente con 52 e 69 giorni, con la differenza che Milano segnala una diminuzione di 10 giorni rispetto ad un anno fa, mentre Bologna un aumento di 6 giorni. Le città con tempi più lunghi sono Bari con 141 giorni e Palermo con 132 giorni, entrambe con un trend in diminuzione. Tempi sostanzialmente stabili a Genova (127 giorni) e Napoli (100 giorni), mentre le diminuzioni maggiori si sono registrate a Verona (da 135 a 122 giorni) e Palermo (da 143 a 132 giorni).

Le realtà dell’hinterland delle metropoli registrano una sostanziale stabilità nei tempi di vendita, pur restando in un contesto di velocizzazione delle transazioni: in media, per vendere un immobile occorrono 148 giorni. I tempi di vendita più brevi si segnalano nell’hinterland di Firenze (118) seguito da quello di Verona (127). Quest’ultimo, in particolare, registra un miglioramento di 14 giorni rispetto a un anno fa, un dato che non sorprende alla luce del fatto che esso include molte località del lago di Garda dove il mercato, da alcuni semestri a questa parte, è estremamente vivace grazie agli acquisti di case vacanza. Peggiora invece l’hinterland di Bari, con un aumento di 14 giorni (178 giorni).

Passando ai capoluoghi di provincia, chi decide di vendere casa deve mettere in conto mediamente 134 giorni, decisamente meno di quanti ne avrebbe impiegati un anno fa, quando ne occorrevano 143. C’è stata quindi una contrazione di 9 giorni, che ha fatto in modo che anche nei capoluoghi di provincia si raggiungessero i livelli minimi degli ultimi dieci anni. I dati analizzati, in definitiva, evidenziano che chi sta acquistando casa sta velocizzando le decisioni di acquisto, sia a causa della bassa offerta sul mercato sia per timore di incappare in ulteriori aumenti dei tassi di interesse. Veloci anche gli investitori che intendono impiegare la liquidità messa da parte per evitare che sia erosa dall’inflazione crescente. Chi invece sta valutando l’acquisto, sta dimostrando una maggiore prudenza alla luce dello scenario economico più incerto e del cambiamento in atto sul mercato creditizio. Saranno i prossimi mesi a dirci se tutto questo inciderà sui tempi di vendita, allungandone la durata.

Italpress, nuova sede a Milano. Borsellino: continua la nostra crescita

“Un cammino che ci vede oggi leader nell’informazione multimediale con 120 tv e 370 siti partner che rilanciano i nostri contenuti. Essere a Milano per noi è un orgoglio e una emozione”.

Taglio del nastro per la nuova sede milanese dell’Italpress. L’inaugurazione si è tenuta alla presenza del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, dei sindaci di Milano e Palermo, Beppe Sala e Roberto Lagalla, del sottosegretario all’editoria, Alberto Barachini, del vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. Presenti anche i vertici lombardi e milanesi delle forze dell’ordine: il generale Andrea Taurelli, comandante regionale dei Carabinieri; il generale Iacopo Mannucci Benincasa, comandante provinciale dell’Arma di Milano;  il generale Francesco Mazzotta, comandante provinciale della Guardia di Finanza; il maggiore Paolo Bombaci, capo ufficio operazioni delle Fiamme Gialle.

A pochi passi dal centro, in corso di Porta Vittoria, la nuova redazione e gli studi televisivi ospiteranno alcune delle principali produzioni multimediali dell’agenzia di stampa fondata e diretta da Gaspare Borsellino, tra cui Primo Piano ed €conomy, le rubriche condotte da Claudio Brachino.  “Dopo Palermo, dove Italpress è nata e dove si trova la nostra redazione centrale, e dopo l’inaugurazione della sede di Roma, Italpress continua la sua crescita. Una sfida iniziata 34 anni fa. Milano è una tappa importante di questo cammino”, afferma Gaspare Borsellino. “Un cammino che ci vede oggi leader nell’informazione multimediale con 120 tv e 370 siti partner che rilanciano i nostri contenuti. Essere a Milano per noi è un orgoglio e una emozione”.

“Vedo sempre con grande favore la crescita dell’informazione, mai fondamentale come in questo periodo. Italpress è una di quelle agenzie riuscite con la loro capacità ad avere successo nel nostro Paese, partendo da Palermo e arrivando a Milano”, ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. “Le agenzie sono diventate ancora più centrali nell’informazione. Fate bene a restare ancorati a Palermo e a guardare allo stesso tempo a Milano. Avete fatto una cosa straordinaria, partendo dalla Sicilia, con coraggio. Un atto di fiducia, attraversando momenti non facili. Una fiducia ben riposta. Voi questo mestiere lo fate bene. Ho sempre trovato in voi un atteggiamento professionale”, ha aggiunto il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Gaspare Borsellino è stato profeta in patria e poi altrove. Per l’Italpress oggi è un nuovo riconoscimento, partendo da un territorio non sempre ospitale per chi vuole fare ma che gli ha riconosciuto il merito e a Borsellino ha riconosciuto le capacità di imprenditore. Italpress ha saputo affermarsi in maniera professionale, onesta, non avvelenata da strumentalizzazioni improprie, con spirito di servizio ai cittadini”, ha sottolineato il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla. “Costanza, pazienza, perseveranza sono alla base dell’impresa dell’Italpress. Una impresa – ha evidenziato il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulèfondata sulla capacità di riempire dei vuoti di informazione in settori di nicchia che 34 anni fa nessuno riempiva. Oggi Italpress è una agenzia diversa perché non è mai venuta meno al suo ruolo di agenzia: dare notizie certificate, senza cedere alla voglia di retroscena e di raccontare quello che le agenzie non devono raccontare. Una particolarità fa la differenza ed è motivo di assoluta unicità nella capacità di coniugare una multimedialità che non è mai banale. Sono certo che con questo Dna il prossimo passo sarà la proiezione internazionale. La Sicilia ha tutti i numeri per diventare un hub mediterraneo e Italpress ci sarà”.

Per il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, “il coraggio di chi fa impresa seriamente deve trovare una risposta dalle istituzioni. Sosterremo la qualità, premiando chi fa informazione nel rispetto della trasparenza dei bilanci, delle risorse pubbliche che gli vengono attribuite, chi ha la capacità di stare in piedi con le proprie gambe e fare informazione rigorosa. E questa è l’agenzia che ha il minore contributo dal mio dipartimento. Al vostro coraggio risponderà un impegno da parte nostra”.

Fonte: https://www.primaonline.it/2022/12/02/367617/istituzioni-e-autorita-e-politica-salutano-la-nuova-sede-milanese-di-italpress/

Località turistiche e rendimenti immobiliari, così gli investitori combattono l’inflazione

Acquistare un bilocale per metterlo a reddito rende in media il 5%. Nella classifica delle grandi città Genova, Verona e Palermo sul podio. La mappa del Gruppo Tecnocasa tra mare, lago e montagna.

L’anno scorso, circa il 16,5% delle compravendite immobiliari è stato realizzato per investimento, e questo trend non ha mostrato  segnali di cedimento anche in questo primo scorcio dell’anno (I semestre 2022). Il driver principale è l’inflazione in crescita, che spinge ad allocare maggiori risparmi sul mattone allo scopo di generare un rendimento reale che possa coprire in parte o del tutto l’indice dei prezzi al consumo e l’erosione del valore reale del proprio patrimonio. A rinforzare il fenomeno anche il ritorno dei flussi turistici, che ha portato di nuovo alla ribalta gli acquisti di immobili da destinare a ricettività sia nelle città più attrattive sia nelle località turistiche, soprattutto quelle “emergenti”.

L’analisi considerata dal gruppo Tecnocasa prende in esame locazioni a lungo termine, e non stagionali (che possono essere ancora più convenienti, se gestite adeguatamente). La possibilità di ottenere canoni di locazione continuativi induce prudenza nei proprietari, soprattutto negli ultimi tempi, alla luce dell’incertezza e dei rincari dei costi energetici. I rendimenti annui da locazione restano comunque interessanti: per un bilocale di 65 mq nelle grandi città italiane si è attestato intorno al 5,0%. Le metropoli che spiccano per avere i rendimenti maggiori sono: Genova con il 6,2%, Verona con il 6,0% e Palermo con il 5,9%, grazie all’abbondanza di appartamenti anche di piccolo taglio nelle zone preferite dagli investitori, e cioè le aree con la presenza di atenei, di servizi (il cui peso è sempre maggiore dopo i vari lockdown) e le aree sottoposte ad interventi di riqualificazione.  

In generale, se si guarda solo al rendimento da locazione, sono le zone più periferiche a rendere maggiormente in proporzione ai prezzi più contenuti degli immobili. Tuttavia, chi investe nel settore immobiliare non guarda solo ai rendimenti da locazione, ma anche e soprattutto alla rivalutazione del capitale, opzione ritenuta possibile dopo un decennio di larghi ribassi, al netto di Milano (dove le quotazioni hanno tenuto). Se andiamo sul lunghissimo periodo, però, la prospettiva cambia. Infatti, dal 1998 al 2021, limitando l’esame alle grandi città italiane, chi ha investito in un immobile ha  beneficiato di una rivalutazione media del 40,7%, con Milano in testa (+117,3%), seguita da Firenze (+71,4%).

Negli ultimi anni, gli investitori si sono diretti sempre più spesso nel settore degli affitti brevi nelle località turistiche, ed il settore è letteralmente esploso anche nelle grandi città a forte afflusso turistico, come Roma, Palermo, Firenze e Bologna. Secondo l’Ufficio Studi Tecnocasa, le località più promettenti sono quelle che possiamo definire come “turistiche emergenti”, ossia quelle alternative alle località più conosciute e apprezzate pervia dei prezzi più accessibili. È risaputo che dopo la pandemia la domanda di casa vacanza è aumentata, e questo sta portando ad una ricerca più estesa; inoltre, molti stranieri acquistano volentieri in Italia e spesso prediligono proprio le zone più interne sia al mare che in montagna e che al lago. Sul lago di Garda spiccano due località, ben posizionate nel territorio interno ma non distanti dalle sponde. Cresce l’appeal di Costermano, alle spalle del lago sulla sponda veronese, dove sono in fase di realizzazione interventi di nuova costruzione molto lussuosi, con prezzi che sfiorano i 4.000 euro al mq, mentre l’usato è inferiore a 2.500 euro al mq. Discorso simile per Polpenazze e Puegnago, collina bresciana, dove i prezzi oscillano da 1.800 a 2.500 euro al mq.

Per quanto riguarda il mercato turistico della montagna, la località che attualmente accoglie la domanda di chi non riesce ad acquistare a Ponte di Legno è quella di Temù, mentre restando sull’arco alpino Gallio e Roana piacciono perché sono vicine ad Asiago e offrono piste recentemente ristrutturate. Invece, nell’area nord est si segnala La Magdeleine, scoperta di recente dai potenziali acquirenti; poco considerata fino a qualche anno fa, è stata particolarmente apprezzata subito dopo il lockdown perché offre tranquillità ed è soleggiata, inoltre i prezzi medi sono intorno a 1.300 euro al mq. Infine, nell’area centrale della Penisola il piccolo borgo dell’entroterra abruzzese, Rivisondoli, attira turisti del centro sud, perché più accessibile rispetto a Roccaraso e perché è rinomato per chi pratica sport invernali e le escursioni naturalistiche.

Relativamente alle località di mare, la costa laziale ha catalizzato l’attenzione dell’importante bacino di Roma: Terracina è una delle località più apprezzate grazie ai collegamenti con la provincia di Frosinone e di Roma. In Puglia va segnalata Nardò, che si sta sviluppando come uno dei più fervidi centri d’interesse turistico del Salento vista la breve distanza dal mare. Risalendo lo Stivale, sulla costa adriatica, Pesaro registra ultimamente una buona domanda sia di prima sia di seconda casa, perché offre sia i servizi tipici di una cittadina sia strutture turistiche. Inoltre, la comodità del collegamento è un altro aspetto molto gradito agli investitori, e questo sta spingendo l’acquisto sia di prima che di seconda casa.

Compravendite immobiliari 2022, il mercato della casa riprende a correre

Compravendite in aumento del 12% in Italia, e del 36% a Milano. Il 45% dei proprietari vende per acquistare un altro immobile e migliorare la propria vita, mentre il 43,0% lo fa per reperire liquidità e solo il 12,0% per trasferirsi.

Secondo i dati delle compravendite immobiliari diffusi dall’Agenzia delle Entrate e analizzate da Tecnocasa, il primo trimestre conferma il buon momento del mercato immobiliare italiano, che chiude i primi tre mesi del 2022 con 181.767 compravendite, in aumento del 12,0% rispetto allo stesso periodo del 2021. Certamente, gli eventi internazionali immediatamente successivi – inizio del conflitto armato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento politico dei paesi NATO e degli Stati Uniti – e il rialzo dei tassi dei mutui potrebbero avere avuto una certa influenza sull’andamento delle compravendite, ma questo lo sapremo con certezza in occasione delle prossime rilevazioni.

Tutte le grandi città italiane, in questo primo trimestre del 2022, evidenziano compravendite in crescita, eccezion fatta per Verona, che segnala -17,3%. Il dato di Milano (+36,0%) spicca su tutti, e conferma ancora una volta la metropoli lombarda capitale italiana del mercato immobiliare. Bene anche Palermo, che mette a segno un +15,5% rispetto al primo trimestre del 2021, e aumenti a doppia cifra anche per Bologna e Firenze. Anche le realtà non capoluogo si dimostrano particolarmente vivaci registrando un incremento delle compravendite del 12,5%, contro l’11,1% dei capoluoghi.

Nei primi tre mesi del 2022, il 74,9% delle compravendite ha riguardato l’abitazione principale, il 17,7% l’investimento e il 7,4% la casa vacanza. Dal punto di vista dell’analisi socio-demografica, secondo lo studio realizzato da Tecnocasa è in crescita l’acquisto di case vacanza e di soluzioni indipendenti, mentre aumenta la percentuale di chi vende per migliorare la propria qualità abitativa. In particolare, l’indagine evidenzia un calo della percentuale di acquisti per investimento, dal 17,9% del 2019 al 16,4% di oggi. Da sottolineare, al contrario, la crescita della percentuale di acquisto di case vacanza, che dal 5,8% del 2019 è aumentata fino al 6,9% delle ultime rilevazioni.

Per quanto riguarda l’età degli acquirenti, si rileva un aumento della percentuale nella fascia compresa tra 18 e 34 anni, mentre diminuisce la componente di acquirenti che hanno 65 anni ed oltre. Si abbassa quindi l’età media degli acquirenti, anche grazie alle agevolazioni sui mutui agli under 36. ll trilocale resta la tipologia più scambiata in Italia, con il 34,1% sul totale degli acquisti, mentre si segnala un aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, che passano dal 19,1% del 2019 al 22,0% delle ultime rilevazioni, a conferma dell’accresciuta tendenza all’acquisto di abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. 

Tra i due macro gruppi di acquirenti, cresce la percentuale dei single – dal 28,7% del 2019 al 30,6% di oggi – e, di conseguenza, decresce quella delle famiglie. Il dato motivazionale rimane quello più importante, essendo il “motore” che muove il mercato immobiliare e determina le scelte di acquisto. Oggi circa il 45% dei proprietari vende per acquistare un altro immobile che consenta un miglioramento generale della propria vita, mentre il 43,0% lo fa per reperire liquidità e solo il 12,0% per trasferirsi in un altro quartiere o in un’altra città. Inoltre, l’emergenza sanitaria e i lockdown hanno messo in evidenza pregi e difetti delle abitazioni, spingendo molti proprietari a vendere casa per comprare soluzioni più adatte alle proprie esigenze.

Relativamente alle previsioni di mercato, i dati confermano un mercato dinamico, sul trend di quanto registrato nel 2021. Non sembrano esserci stati effetti legati al conflitto bellico ma ciò non toglie che il 2022 potrebbe essere un anno di assestamento, con un numero di compravendite residenziali compreso tra 730 e 740 mila, in lieve flessione rispetto al 2021 quando si è arrivati a 748.523. Sarà interessante osservare, a questo punto, il trend del secondo trimestre del 2022, quando il mercato potrebbe risentire dell’andamento della fiducia di famiglie e imprese. Ad oggi Tecnocasa evidenzia un rallentamento sulle nuove costruzioni, mentre la domanda di casa sembra essere ancora molto sostenuta e il mattone essere ancora una volta il destinatario della liquidità degli italiani.  

Acquistare casa per investimento. Napoli, Palermo e Bologna le preferite del 2021

Prudente ma stabile dopo la pandemia la domanda di persone che acquistano immobili per investimento. La fascia più attiva è quella tra i 45 e 54 anni, e Napoli, Palermo e Bologna sono le grandi città con le percentuali più alte.

Secondo l’analisi delle compravendite realizzata attraverso la rete Tecnocasa, nel 2021 il 16,3% degli acquisti è stato realizzato per investimento, percentuale sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2020 ma in calo rispetto al 2019, quando si attestava al 17,9%.

Nella prima parte dell’anno le compravendite risultano in crescita su tutti i segmenti, ma gli acquisti per investimento crescono meno rispetto a quelli destinati all’abitazione principale ed alla casa vacanza. L’arrivo della pandemia, infatti, ha evidenziato una maggiore prudenza da parte degli investitori rispetto all’”investimento immobiliare puro”, poiché gli ultimi 13 anni di mercato complessivamente negativo, nonchè i profondi cambiamenti della domanda generati dalla diffusione del virus, hanno messo in pausa tutti quegli investitori che compravano immobili pensando di ricavarne un plusvalore senza metterli a reddito. Prendendo in considerazione solamente le grandi città italiane, la quota media di acquisti per investimento è più alta, e si attesta al 23,2%, ma anche in questo caso si registra un calo rispetto al 2019 (quando si arrivava al 25-26%).

Gli investitori si dimostrano quindi più cauti rispetto al passato, ma le compravendite su questo segmento compongono tutt’ora un’importante fetta del mercato immobiliare nazionale. Tra le grandi città italiane, è Napoli quella che nel primo semestre del 2021 detiene la percentuale più alta di acquisti per investimento, arrivando al 35,0% sul totale delle compravendite. A seguire si piazzano Palermo e Bologna, con percentuali comprese tra il 30 ed il 31%. A Milano gli acquisti per investimento compongono circa un quarto delle transazioni (23,0%), così come a Bari (25,0%) e a Verona (23,2%). Percentuali più contenute, comprese tra il 17 ed il 19%, si registrano a Firenze, Genova, Roma e Torino.

In generale, in Italia la fascia di età più attiva sul mercato dell’investimento è quella compresa tra 45 e 54 anni, che compone il 30,2% del totale. Rispetto al 2019 si registra un calo della percentuale di acquisti per investimento da parte degli over 65; si passa infatti dal 14,8% all’attuale 13,0%, mentre la tipologia più scambiata per finalità di investimento rimane il bilocale, con il 33,5% delle scelte; a seguire il trilocale che arriva al 26,0%. Percentuali simili si registravano anche nel 2019 e nel 2020, con le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che evidenziano un aumento delle preferenze passando dall’11,7% del 2019 all’attuale 16,0%.

Ad acquistare per investimento sono prevalentemente coppie e famiglie, che compongono il 73,1% sul totale degli acquirenti, mentre è single il 26,9% degli investitori. Rispetto al 2019 ed al 2020 si registra un lieve incremento della percentuale di single. La maggior parte degli acquisti per investimento avviene in contanti (81,3%), mentre solo il 18,7% degli investitori ricorre al credito bancario. Rispetto al 2019 cresce la percentuale di acquisti con mutuo, si passa infatti dal 15,7% del 2019 al 18,7% del primo semestre del 2021.

Mercato immobiliare, cresce l’età media di chi compra e vende. Acquisti per investimento in ripresa

Le previsioni di riapertura delle attività e gli effetti della campagna vaccinale hanno restituito sicurezza alla platea di investitori immobiliari, e fanno prevedere un terzo trimestre 2021 scoppiettante. Sebbene una quarta ondata autunnale sembri scongiurata, il quarto trimestre si prevede meno favorevole.

Secondo l’analisi di Tecnocasa, in Italia tra il 2015 ed il 2020 l’età media degli acquirenti è aumentata di 1,5 anni, si passa infatti da 41,6 anni a 43,1 anni. Il 2020 evidenzia comunque un lieve ribasso dell’età media rispetto al 2019, che arrivava a 43,6 anni. Nell’ultimo anno, infatti, si registra un aumento della percentuale di acquisto da parte di persone con un’età compresa tra 18 e 34 anni, spinti anche da una maggiore facilità di accesso al credito.

Per quanto riguarda i venditori, l’età media nel 2020 è di 55,5 anni, anche in questo caso in aumento rispetto al 2015 quando si fermava a 52,9 anni. Evidentemente, crescendo l’età media dell’acquisto, cresce anche l’età media della vendita, spesso effettuata per poi comprare una soluzione migliorativa.  

Acquisto immobiliare per investimento, italiani più cauti.  Tranne Napoli, Palermo e Verona, che sono le grandi città con le percentuali più alte, i dati di Tecnocasa sulle compravendite nazionali fotografavano già un 2020 in ribasso, con una percentuale di acquisti per investimento in calo rispetto al 2019 (16,5% contro il 17,9% del 2019). L’arrivo della pandemia, infatti, aveva rallentato le compravendite su questo segmento, frenando sia gli acquisti per mettere a reddito sia quelli per l’avviamento di attività turistiche come B&B e case vacanza. Questa tendenza sembra essersi trascinata fino a tutto Aprile, allorquando le previsioni di riapertura delle attività e, soprattutto, gli effetti della campagna vaccinale hanno restituito sicurezza alla platea di investitori, facendo prevedere un terzo trimestre 2021 scoppiettante. Sebbene una quarta ondata autunnale sembri scongiurata, però, il quarto trimestre si prevede meno favorevole, poiché gli effetti della vaccinazione di massa sono ancora incerti ed il timore di possibili nuovi lockdown, a partire da Settembre, freneranno gli entusiasmi.

Del resto, la percentuale di acquisti per investimento (prima stabilizzata intorno al 18% annuo) nel corso del 2020 era tornata pericolosamente ai livelli del 2015, quando la percentuale del segmento specifico si fermava al 16,3%. Pertanto, non è difficile prevedere un aumento delle compravendite con destinazione reddito, ed anche delle aste immobiliari, che presentano offerte interessanti e a forte sconto.

Tra le grandi città italiane, è Napoli quella che tra il 2020 e questo primo scorcio del 2021 ha ottenuto la percentuale più alta di acquisti per investimento (nel 2020 il 36,3% sul totale delle compravendite). A seguire si piazzano Palermo e Verona, con percentuali comprese tra il 28 ed il 29%. A Milano, gli acquisti per investimento compongono circa un quarto delle compravendite (24,1%), così come a Bologna (26,6%), Firenze (25,6%), Bari (25,4%) e Torino (24,7%). Fanalini di coda Roma e Genova, rispettivamente con il 17,5% ed il 16,2%.  

In generale, la fascia di età più attiva sul mercato dell’investimento è quella compresa tra 45 e 54 anni, che compone il 30,7% del totale. Rispetto al 2019 si registra un calo della percentuale di acquisti per investimento da parte degli over 65, che passa dal 15,1% all’attuale 12,8%.

Relativamente alle tipologie più acquistate, anche nel 2020 si conferma il bilocale con il 34,4% delle scelte; a seguire il trilocale che arriva al 26,4%. Percentuali simili si registravano anche nel 2019, con le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che segnalano un lieve aumento delle preferenze passando dall’11,4% al 13,7%.

Ad acquistare per investimento sono prevalentemente coppie e famiglie, che compongono il 73,9% sul totale degli acquirenti, mentre è single il 26,1% degli investitori. Anche nel 2019 si registravano percentuali simili.

La maggior parte degli acquisti per investimento avviene in contanti (81,3%), mentre solo il 18,7% degli investitori ricorre al credito bancario. Rispetto al 2019 cresce leggermente la percentuale di acquisti con mutuo, si passa infatti dal 16,2% al 18,7% del 2020.