Aprile 21, 2026
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Il ruolo del consulente finanziario nella pianificazione della “Longevity” dei clienti

La consulenza finanziaria ha il compito di accrescere nei risparmiatori la consapevolezza dei rischi e delle opportunità di una vecchiaia lunga, a patto di pianificare le scelte patrimoniali in vista della longevità.

L’odierna entrata in pensione è molto diversa da quella che abbiamo vissuto come spettatori del pensionamento dei nostri padri e dei nostri nonni. Infatti, se i nostri nonni andavano in pensione a 60 anni, in considerazione della aspettativa di vita di allora ne vivevano mediamente altri 10, mentre oggi le cose sono molto diverse, con un’aspettativa di vita più elevata e la possibilità di trascorrere altri 25-30 anni – un terzo della vita totale – a riposo dopo l’entrata in quiescenza.

Gli anziani di oggi sono per lo più in buona forma fisica, e solo poco più del 20% – ossia la fascia over 85 anni – non è del tutto autosufficiente o ha problemi di autosufficienza. Ma se tra i 65 e i 75 anni questo quadro è piuttosto comune, dopo i 75 (e specie dopo gli 80) cresce l’incidenza di malattie, perdita di autonomia e necessità di assistenza. Più che in passato, proprio perché si raggiungono età più estreme. Infatti, I dati ci dicono che abbiamo ormai un’aspettativa media di vita di 83,5 anni, ma chi supera gli 80 ha buone possibilità di viverne mediamente altri 9 (8 uomini, 10 donne), portando l’aspettativa a 89 anni. Inoltre, nel prossimo futuro gli assegni pensionistici non saranno più adeguati a mantenere il tenore di vita del periodo precedente al pensionamento.

Con una longevità così estrema, nemmeno le nostre case sono più adatte ai residenti molto anziani, che vivono in condizioni ambientali a rischio di cadute o di isolamento. Questi fattori sono responsabili, alla lunga, di perdita di autonomia e ricovero nelle RSA. Del resto, è risaputo che l’isolamento e la mancanza di scopo in tarda età segnano e riducono la qualità della vita più degli acciacchi e delle malattie della vecchiaia. Così, per prepararsi alla longevità in modo consapevole, occorre pensare a come e dove spendere le proprie terza e quarta età, abbandonando il tradizionale approccio verso la vecchiaia fatto di improvvisazione e “attesa del destino”.

All’interno di un simile scenario – che è sotto gli occhi di tutti – la consulenza finanziaria ha davanti a sé un compito non del tutto nuovo ma profondamente prioritario, e cioè quello di far nascere e/o accrescere nei propri clienti, da un lato, la consapevolezza dei rischi di una vecchiaia difficile e, da un lato, insegnare loro che, dato l’allungamento dell’età media, una vecchiaia così lunga è comunque una opportunità di esprimere le proprie potenzialità umane e trasmettere alle generazioni successive la propria esperienza, a patto però di poter pianificare in anticipo la longevità anche dal punto di vista patrimoniale, applicando il principio secondo cui, dopo la fase di accumulo di risparmio (tipica della prima parte del ciclo di vita ipotizzato dal premio Nobel Modigliani), passiamo a quella del “decumulo”, nella quale consumiamo le risorse accantonate per mantenere un buon tenore di vita, maggiormente adatto alle esigenza della “longevity”.

Infatti, la prospettiva del sistema contributivo è di un assegno pensionistico che nel migliore dei casi (lavoratori dipendenti) sarà pari al 60% dell’ultimo stipendio e nel peggiore (lavoratori autonomi) intorno al 40-50%, e gli anni di vita successivi al pensionamento vedranno un graduale peggioramento delle condizioni di salute e dell’autonomia. Pertanto, è imprescindibile che l’attività del consulente finanziario-patrimoniale debba essere sempre più indirizzata alla salvaguardia verso il c.d. Longevity Risk, ossia il rischio che i propri clienti possano sopravvivere ai propri risparmi e e trovarsi in ristrettezze nella fase più estrema della vecchiaia. Per farlo bene, il professionista deve analizzare il mix di aspettativa di vita, tenore di vita desiderato, reddito pensionistico e risparmi esistenti, e non è escluso che una analisi del genere non possa ricomprendere, con il permesso degli stessi clienti, un confronto con il medico di famiglia e/o con i medici specialisti che conoscono la vita clinica dei clienti (anche in termini di “familiarità genetica” con malattie e altri eventi rilevanti).

In una ipotetica attività di consulenza, poi, è fondamentale  che il consulente sia in grado di effettuare una corretta simulazione del reddito pensionistico e poter metterlo a confronto con il tenore di vita sostenuto fino a quel momento. Per farlo, è necessario calcolare il tenore di vita desiderato e moltiplicarlo per gli anni teoricamente residui in base alle statistiche dell’aspettativa di vita, per poi raffrontare l’importo annuale ottenuto col il reddito pensionistico che presumibilmente si ricaverà dalla propria pensione e scoprire l’eventuale esistenza di un gap di reddito e i risparmi (o l’extra reddito) che serviranno per coprirlo. In questa analisi rientrano tutti gli altri asset presenti e futuri costituenti il patrimonio nel momento dell’ingresso in Longevity: immobili, rendite da altri immobili, eventuale TFR  e possibili successioni familiari. A tutto questo, poi, bisogna aggiungere i margini di razionalizzare del patrimonio per ottimizzare il carico fiscale e liberare risorse finanziarie tramite il risparmio fiscale.

Ma non è tutto qui. Serve, ancora, “monetizzare” le future scelte del cliente allorquando si troverà di fronte alla sua fase di Longevity e determinarne il costo mensile per trovarne la relativa copertura finanziaria. In tal senso, è fondamentale conoscere se il cliente prevede cambiamenti importanti per la vecchiaia in termini abitativi e l’eventuale necessità di alienare il proprio immobile per creare ulteriore liquidità e vivere presso un’abitazione più piccola e sicura (senza dislivelli, senza tapparelle manuali, con vasca da bagno ad ingresso laterale, senza armadietti situati troppo in alto, etc). L’adeguamento degli appartamenti di proprietà in vista o durante la longevità è un argomento importante, che va pianificato per ridurre rischi, aumentare la tutela (anche da elementi esogeni) e il comfort, realizzando ristrutturazioni leggere ma fondamentali per il miglioramento della qualità della vita: adozione di strumenti di domotica, sistemi di alert, vasca o doccia con accesso confortevole anche con sedia a rotelle, maniglie, illuminazione più abbondante, abbassamento dei pensili, pianificazione di un posto letto aggiuntivo per un eventuale futuro caregiver, etc.

Ma i rischi di una vecchiaia così lunga non sono solo economici. L’Italia, infatti, è al terzo posto in Europa per longevità, ma scende al quinto per aspettativa di vita “in salute” nella fase più estrema della longevità. Questo perché la crescita di aspettativa di vita non è andata di pari passo con l’aspettativa di vita in salute: a 80 anni, un uomo può aspettarsi di vivere senza limitazioni nelle attività quasi 4 anni e circa altri 5 anni con limitazioni; per le donne, gli anni residui senza limitazioni scendono a 3,4 e circa altri 7 saranno da vivere con probabili limitazioni nelle attività. Inoltre, si aggiunge il gravoso costo dell’assistenza continuativa in casa (classica badante) o in una residenza di cura. In tutti questi casi, il consulente finanziario-patrimoniale ha il dovere di consigliare con grande anticipo, laddove il patrimonio del cliente non consenta una totale indipendenza economica, l’adozione di strumenti idonei a tutelare il cliente da eventi che possano condurlo alla non indipendenza (es. polizza Long Term Care e/o piano di accumulo). Siffatti strumenti, a ben vedere, tutelano anche gli stessi familiari del cliente, i quali così non sono costretti a trasformarsi in caregiver o in finanziatori di care giving.

Come la pandemia ha cambiato le priorità finanziarie degli investitori USA. E quelli italiani?

Secondo alcune ricerche, a seguito della pandemia gli investitori USA hanno aumentato l’apporto di mezzi finanziari ai propri programmi pensionistici, e i genitori americani stanno avendo più conversazioni con i propri figli in materia di finanza. In Italia, siamo lontanissimi da questo tipo di coinvolgimento.

La pandemia COVID-19 ha rimodellato i modi in cui molti investitori stanno spendendo e risparmiando i loro soldi, ma per i risparmiatori statunitensi una priorità non è cambiata affatto: quella di prepararsi per la pensione.

L’americano medio, infatti, non appena trova lavoro stabile – più o meno verso i 25 anni – mette in pratica tre azioni programmatiche di risparmio di lunghissimo periodo: pagare la copertura sanitaria (quando questa non viene inclusa nel pacchetto retributivo o come benefit, totale o parziale, dall’azienda presso cui si lavora), contrarre un mutuo per acquistare casa e sottoscrivere un fondo pensionistico.

Non ci si perde tempo, queste azioni fanno parte del bagaglio educativo e del corredo sociale che ogni americano eredita dai propri genitori. Si risparmia conoscendo già tre fondamentali obiettivi di spesa, che insegnano l’investitore USA ad avere una elevata consapevolezza finanziaria in giovanissima età, anche prima di entrare al college. Non è un caso che i consulenti finanziari americani lavorino tantissimo con i giovani millennials, e adeguino continuamente la propria offerta di servizi a queste tre esigenze di vita, che richiedono un forte supporto in termini di consulenza.

Gli italiani vivono storicamente in un contesto diverso, dove il welfare state ha spento sul nascere questo modo di intendere la finanza personale. Contestualmente, ha spento anche qualunque consapevolezza finanziaria, anche adesso che servirebbe per poter colmare, tra appena 15 anni, il vuoto pensionistico che i cinquantenni di oggi vivranno sulla propria pelle, ricavando pensioni pubbliche davvero “povere” rispetto alle generazioni precedenti.

Allo stesso modo, la consulenza finanziaria italiana e americana si differiscono moltissimo, e nel nostro paese l’ottica del rendimento di breve-medio periodo e l’assenza di una programmazione specifica padroneggiano ancora i criteri di scelta di un investimento e, in definitiva, anche del proprio consulente. In particolare, il benessere personale al raggiungimento dell’età pensionabile è ancora uno degli obiettivi più trascurati in Italia, e lo scoppio della pandemia ha aumentato i risparmi senza veicolarli in programmi pensionistici né in coperture sanitarie aggiuntive. Negli Stati Uniti, secondo i nuovi risultati del sondaggio di Ameriprise Financial, nonostante la pandemia il 69% di coloro che avevano stabilito in precedenza quando sarebbero andati in pensione ha affermato che il loro obiettivo non è cambiato. Quasi uno su cinque (18%), poi, ha addirittura accelerato i propri piani di pensionamento e, di questi intervistati, l’83% ha affermato che la decisione è stata volontaria. Solo il 13% di coloro che avevano in mente una data di pensionamento ha affermato che la pandemia ha ritardato questo obiettivo.

Lo studio sulle priorità finanziarie di Ameriprise ha intervistato più di 3.000 americani con almeno $ 100.000 in asset investibili, per capire a cosa tengono di più quando si tratta dei loro soldi e come sono cambiate le loro priorità tra le sfide dell’ultimo anno. In particolare, la maggioranza degli intervistati (63%) ha affermato che il proprio reddito familiare non è stato influenzato dalla pandemia, e il 10% ha aggiunto che il proprio reddito è effettivamente aumentato. Tuttavia, il 25% del campione ha riferito di guadagnare meno denaro, a dimostrazione del pedaggio irregolare che COVID-19 ha avuto sulle finanze degli americani.

In questo contesto, più di 6 intervistati su 10 hanno affermato che proteggere le proprie attività finanziarie (63%) e pianificare l’incertezza (62%) sono più importanti per loro adesso rispetto a prima della pandemia, e più di un quarto (26%) intende aumentare l’importo investito a lungo termine nel 2021.

Allo stesso modo, quasi la metà (45%) degli intervistati ha ridotto la propria spesa durante la pandemia e il 30% di loro si aspetta di rimanere frugale in futuro, ha rilevato il sondaggio, e una volta terminata la pandemia, un quarto degli investitori prevede di spendere più soldi del solito in attività che hanno posticipato.

Non sorprende che la salute e la sicurezza siano balzate in cima come priorità per gli investitori USA. In effetti, il 71% dei partecipanti al sondaggio ha affermato che mantenere la propria famiglia al sicuro è più importante per loro ora rispetto a prima della pandemia. Inoltre, il 63% degli investitori che non disponeva di un fondo di risparmio di emergenza prima della pandemia ne ha creato uno o prevede di farlo presto. Allo stesso modo, il 44% degli intervistati che non aveva un testamento o un piano successorio in precedenza, ne ha creato uno negli ultimi 12 mesi o prevede di farlo presto.

Gli investitori stanno anche avendo più conversazioni finanziarie con i loro parenti più stretti. Tra gli intervistati USA che sono genitori, infatti, il 30% ha affermato di discutere maggiormente le finanze con i propri figli. In Italia, siamo lontanissimi da questo tipo di coinvolgimento, che presume un elevato tasso di educazione finanziaria, molto carente nel Belpaese.

“Le circostanze straordinarie dell’ultimo anno hanno convinto molte persone, anche quelle che avevano già una solida base finanziaria, a intraprendere azioni che avrebbero potuto rimandare in precedenza”, afferma Marcy Keckler, Vicepresidente della strategia di consulenza finanziaria di Ameriprise. “Gli investitori stanno prestando maggiore attenzione alle loro finanze e stanno apportando importanti cambiamenti per rafforzare la loro situazione finanziaria”.

Il contesto appena delineato amplifica le differenze tra USA e Italia: nel primo, gli investitori cercano di sostenere le proprie finanze attribuendo un valore elevato alla consulenza di un professionista, in Italia e in Europa si tende, invece, ad un affievolimento delle funzioni e del numero dei professionisti presenti, e non sono in pochi a pensare che ciò sia il risultato di un preciso disegno politico internazionale dell’EU.

Eppure, una circostanza accomuna i consulenti finanziari di entrambi i paesi: secondo un sondaggio condotto online da Artemis Strategy Group a Gennaio 2021 tra 3.028 americani di età compresa tra 30 e 70 anni e con $ 100.000 o più in asset investibili, la maggior parte degli intervistati  ha affermato che la pandemia ha confermato l’importanza di lavorare con un consulente finanziario, ed il 39% degli intervistati che non ha un consulente al proprio fianco ritiene che lavorare con uno di essi potrebbe aiutarli a resistere a cambiamenti inaspettati. Anche in Italia, gli studi effettuati subito dopo il mese di Maggio 2020 hanno rilevato gli stessi risultati in merito all’indice di soddisfazione degli investitori assistiti da un consulente, ma nessun risultato così confortante abbiamo rispetto a quanti vorrebbero averne uno.