Maggio 2, 2026
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Startup Fixing, un rating la settimana: Homepal a Better Place Srl

L’investimento in una startup richiede molta cautela, poiché l’azienda generalmente non ha una “storia” di mercato. Non è il caso di Homepal, che ha già condotto con successo due round di raccolta. Ecco la sua scheda di valutazione redatta da Startup Fixing.

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti, e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding) oppure prestando del denaro ai soci promotori – ad un tasso di interesse generalmente conveniente rispetto a quello offerto nei mercati regolamentati dalle aziende c.d. emergenti – ed essere così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità determinano necessariamente una informazione finanziaria puntuale e prudente, che i fondatori della startup devono fornire agli investitori. Soprattutto agli investitori retail, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding e si imbattono nella tipica enfasi che nella documentazione viene attribuita alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda.

Per evitare l’assunzione inconsapevole di maggiori rischi da parte degli investitori, bisogna adottare dei metodi accessibili a tutti per razionalizzare al massimo il processo di investimento, e permettere ai risparmiatori di fare scelte che escludano del tutto quegli elementi emozionali  di valutazione capaci di portare fuori strada. “Startup Fixing” è un metodo di valutazione che può essere applicato in ogni contesto di mercato, nazionale ed estero, grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”. Esso, infatti, permette delle comparazioni tra le varie proposte di investimento in startup e aiuta ad comprendere, in pochi passaggi, la credibilità del modello di business prospettato dai soci promotori, il tutto nel rispetto del principio fondamentale della Finanza: ad alti rendimenti corrispondono alti rischi.

Il metodo Startup Fixing consente di scartare automaticamente qualunque progetto i cui dati ufficiali dichiarati dai fondatori-promotori determinino una risposta negativa alle seguenti due domande:
1) il rendimento netto atteso* è superiore al benchmark di riferimento?
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio specifico per questo tipo di investimento, tenendo conto che si tratta di un rischio superiore a quello previsto per le aziende già presenti nel mercato di riferimento?
Solo con due risposte entrambe affermative Startup Fixing consente di analizzare positivamente l’ipotesi di un investimento, da valutare tenendo conto dei limiti e delle cautele che ogni investitore-risparmiatore deve osservare nella composizione del proprio portafoglio complessivo, in funzione della esperienza e competenza acquisita in materia di investimenti e in base al proprio livello sopportazione del rischio.

Nota metodologica – Il modello di valutazione Startup Fixing considera due direttrici di analisi. La prima consiste nell’attribuire una congrua valutazione sulla possibile reddittività che un ipotetico investitore potrebbe realizzare se si verificassero in futuro tutti i risultati previsti nel business plan redatto a cura della società; la seconda direttrice è rappresentata dalla stima del livello di rischio che i soci fondatori implicitamente attribuiscono al proprio progetto rispetto al livello di rischio del comparto azionario di riferimento. Ciò significa che, se i soci fondatori attribuiranno al proprio progetto una maggiore rischiosità specifica rispetto allo spettro di rischio riscontrabile nei titoli di aziende già quotate quotate in borsa nel medesimo comparto, le informazioni contenute nel business plan verranno giudicate più attendibili dal modello, poiché l’applicazione di questo principio di prudenza determina una sensibile “correzione” al ribasso del valore di Pre-money, e quindi una riduzione del costo, proporzionale al maggior rischio assunto ad un normale investimento azionario, che gli investitori dovranno sostenere per acquisire una partecipazione societaria alla startup.
Il livello di rischio scontato nella determinazione del valore Pre-Money, così come dichiarato nel business plan dai soci fondatori, è espresso dal tasso di attualizzazione implicito ricavato attraverso l’adozione del metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), assumendo come parametri noti il valore Pre-money stesso e quello dei flussi di cassa indicati nel piano industriale. Se il valore ricavato attraverso il DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio di mercato del settore di riferimento (grandezza conosciuta), il modello rileva un ulteriore elemento di attendibilità del business plan, che in tal modo dimostra di aver implicitamente tenuto conto dell’elevato rischio specifico che caratterizza le fasi di startup.
Il rendimento* ipotizzato da Startup Fixing viene espresso al netto degli effetti fiscali, ed è determinato sulla base sia delle performance aziendali dichiarate nei documenti ufficiali che dell’orizzonte temporale considerato per l’exit strategy dall’investimento.
Il giudizio complessivo viene espresso attraverso un rating sintetico, individuato da una scala di valori (“stellette”) da 1 a 2 assegnate ad alcuni parametri qualitativi, con un massimo complessivo pari a 5.

HOMEPAL  A BETTER PLACE S.r.L. – Analisi dell’azienda Homepal  A Better Place S.r.l. è uno dei principali operatori proptech in Italia, ed è operativo nell’ambito dei servizi immobiliari (Operations & Services, secondo la classificazione di Damodaran). L’azienda ha già effettuato con successo due round di raccolta fondi per complessivi 5 milioni di euro – uno nel 2018 ed un altro nella primavera del 2021, quest’ultimo con l’ingresso di circa 600 nuovi investitori – e non esclude di effettuarne altri nel prossimo futuro. Il suo modello di business si fonda prevalentemente sulla possibilità di permettere l’incontro tra domanda e offerta superando l’intermediazione degli agenti immobiliari. Fino ad oggi, il suo collocamento presso gli investitori è avvenuto attraverso la piattaforma Mamacrowd, e all’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto (16 Febbraio 2021), la società dichiarava un valore di Pre-money complessivo pari a 19.808.497.

Giudizio – Relativamente ad Homepal A Better Place S.r.l., il rapporto tra il rischio specifico e il rischio generale del settore è 2,2, superiore pertanto al valore di benchmark 2 previsto per aziende che si trovano in fase Second stage. Anche il rendimento teorico*, ricavato in base ai dati dichiarati, è superiore alle aspettative e si attesta al 69,7%*. Tuttavia, l’assenza di brevetti, l’esistenza di finanziamenti e la mancanza di una exit strategy chiaramente definita penalizzano lievemente il rating complessivo, suggerendo all’investitore maggiore cautela e un supplemento di informazioni prima di investire.


La performance prospettica* relativa all’incremento di valore dell’azienda lungo l’arco temporale considerato per la exit strategy (4 anni) supera la soglia minima di rendimento* considerata congrua dal modello Startup Fixing per la forma di investimento in Equity; inoltre, si riscontra da parte dell’azienda un’adeguata attribuzione di rischiosità specifica, che supera ampiamente il rischio sistemico presente nel comparto azionario. Pertanto, il valore di Pre-money sconta una sufficiente correzione dei valori, grazie alla quale l’investitore potrebbe valutare positivamente l’ingresso nel capitale dell’azienda, in caso di futuri round di raccolta, a parità di prospettive e di valori economico-finanziari.

HOMEPAL  A BETTER PLACE S.r.L. 
VALUTAZIONE SINTETICA DELL’AZIENDA
Rating Sintetico: 3 stelle
Ratio del Rischio: 2,2
Valore Teorico Investimento: 10.000,00 euro
Rendimento Netto Teorico atteso*: 6.971,00 euro
Rendimento teorico espresso in percentuale*: 69,71%

 

*DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grande entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità in merito ad eventi, circostanze, condizioni di mercato che si verifichino successivamente alla data di redazione dello stesso o in seguito alla disponibilità di informazioni ad oggi non conosciute e che potrebbero portare involontariamente ad errate interpretazioni.

Startup Fixing, il metodo universale per valutare correttamente qualunque investimento in startup

In ogni progetto imprenditoriale in fase di startup, il c.d. rischio d’impresa si manifesta nella sua massima espressione, poiché l’azienda su cui investire non ha ancora una “storia” né risultati di mercato sui quali fare affidamento.

In occasione dell’investimento in una o più startup, gli investitori sono chiamati a valutare positivamente, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti e ad investire su di essa in base a varie forme e modalità. Si tratta della nuova frontiera dell’investimento, quello nella c.d. Economia Reale, che richiede una forte capacità di coinvolgimento sociale dei potenziali investitori, prima ancora di quello economico.

In un contesto simile, il concetto di rischio deve essere analizzato sia dal punto di vista dei soci promotori che da quello degli investitori, che nelle startup hanno un ruolo fondamentale almeno quanto i primi (se non di più). Infatti, i primi chiedono ai secondi di finanziare la propria idea imprenditoriale e gli investimenti sostenuti fino ad un certo momento (c.d. vantaggio competitivo), dietro condivisione dei risultati futuri– individuabili massimamente in un forte incremento del valore delle proprie quote in un lasso di tempo massimo di 5–7 anni – mentre i secondi devono valutare l’investimento di denaro proprio nel presente e diventare così soci (Equity Crowdfunding) oppure semplici finanziatori dietro corresponsione di un tasso di interesse annuale (Lending Crowdfunding).

Ed è proprio questa differenza di “punto di vista” che determina, nell’investimento in una startup, la necessità di una informazione finanziaria puntuale e prudente che i fondatori devono fornire agli investitori, soprattutto agli investitori retail, che grazie alla nuova normativa europea saranno chiamati a valutare la partecipazione azionaria in aziende startup (o a finanziarle) senza avere le competenze degli investitori professionali e confidando sulle informazioni contenute nei business plan pubblicati nelle piattaforme di Crowdfunding (che consentono l’investimento anche nel settore immobiliare), dove generalmente si dà particolare enfasi alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda e minore cura agli scenari negativi ed ai possibili rischi. Infatti, non capita di rado che nei business plan venga presentato un valore aziendale (c.d. di Pre-money ) privo dei suoi criteri di stima, a detrimento del principio di puntuale informazione richiesto da qualunque investimento.

Naturalmente, la maggior parte delle startup, all’interno della “proposta informativa per l’investitore” che si trova sia nel proprio sito web che tra la documentazione presente nella piattaforma di investimento, parlano anche dei rischi insiti nell’investimento, nel rispetto di quanto stabilito dagli organi di controllo. A tal proposito, la Consob sul suo portale di informazione finanziaria prevede espressamente: “Il fattore emozionale nella scelta del progetto da finanziare costituisce forse uno degli aspetti più delicati di cui l’investitore (soprattutto quello non professionale) deve prendere coscienza (…). L’approccio inevitabilmente emozionale con cui si valuta l’investimento, oltre che la intrinseca rischiosità di società neo costituite operanti in settori innovativi, sono alla base dei principali rischi dell’investimento in start-up innovative. A questi si aggiunge il rischio di truffa tipico di tutte le transazioni effettuate on-line”.

Di conseguenza, la necessità di porre un freno alle scelte puramente emozionali degli investitori richiede l’adozione di strumenti mediante i quali razionalizzare al massimo il processo di acquisto e permettere ai risparmiatori di fare scelte consapevoli. Oggi, il metodo più attendibile è quello proposto dal modello di valutazione denominato “Startup Fixing”,  sviluppato da ProjetBI srl, che può essere applicato in ogni contesto e mercato nazionale ed estero grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”. Con Startup Fixing, infatti, è possibile effettuare delle comparazioni tra le varie proposte e formare dei benchmark per via del criterio di base – del tutto razionale e privo di qualunque implicazione emozionale –  volto ad individuare la credibilità del modello di business prospettato dai soci promotori della startup, sotto l’egida del principio fondamentale della Finanza: ad alti rendimenti corrispondono alti rischi, e viceversa.

Sulla base di questo assioma, si può esprimere un giudizio sulla misura del rischio, e soprattutto la sua “congruità” rispetto all’assioma considerato. Infatti, è coerente attendersi che il rischio specifico del progetto della startup (espresso dal simbolo greco “σ” – sigma), attribuito dai soci promotori, debba essere di parecchie volte superiore rispetto a quello che si riscontra negli investimenti in azioni presenti nei mercati regolamentati (espressi dal simbolo “s”). Questa maggiore rischiosità, per un principio di prudenza del tutto proporzionale al sensibile tasso di “mortalità” delle startup, determina alla fonte un necessario contenimento del valore di pre-money dichiarato (espresso dal simbolo “W”), che in definitiva è il costo che gli investitori devono sostenere.

Senza la rigida osservanza di questi due principi di definizione del rischio, il metodo Startup Fixing scarta automaticamente il progetto, poiché il processo decisionale di scelta dell’investimento cui il metodo risponde si basa sulle seguenti domande:
1) il rendimento netto atteso è superiore al benchmark di riferimento? (il benchmark più usato è l’Italian Equity Crowdfunding Index del Politecnico Milano);
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio intrinseco per questo tipo di investimento, tenendo conto delle soglie di rischio previste per il mercato di riferimento?

Solo con due risposte entrambe affermative l’investimento può essere poi valutato nel dettaglio. Infatti, la qualità del segnale informativo scaturente dal modello di calcolo è a sua volta legato strettamente alla qualità dei dati economico-finanziari presenti nei business plan, i quali dovrebbero derivare da un percorso logico di calcolo moltiplicativo ed additivo di altrettanti dati elementari (es: numero di ore lavorate per il costo lavoro orario, numero di pezzi di materia prima per costo unitario, etc). Ebbene, il rispetto di questo processo di costruzione numerica è riscontrabile rapidamente attraverso l’utilizzo di una speciale proprietà matematica (la c.d. Legge di Benford) che, presente anche nel software interno al modello Startup Fixing, è da diversi anni applicata in ambito di revisione ed estesa anche per l’analisi dei piani economici e finanziari. Il superamento del test della Legge di Benford rafforza la validità della decisione presa sull’investimento.

Investire in Startup è questione di metodo, non di emozioni. In arrivo il tool di rating Startup Fixing

L’investimento in startup non può essere dettato solo dalle preferenze di natura emozionale, ma da un metodo razionale e replicabile per qualunque progetto di Equity Crowdfunding. A Settembre disponibile il tool di rating Startup Fixing dell’italiana ProjectBI.

Le recenti ricerche sui criteri di scelta adottati da chi ha investito in startup attraverso le piattaforme di Crowdfunding hanno rivelato che le loro preferenze sono dettate prevalentemente da elementi emozionali, i quali spesso consentono di “superare” persino il naturale sentimento di prudenza che si prova generalmente quando si acquistano azioni nei mercati regolamentati e che guida le nostre scelte. Infatti, è importante essere sempre informati sulle prospettive dell’azienda di cui diventiamo azionisti, ed la circostanza che i titoli siano quotati ufficialmente non deve costituire un deterrente verso la conoscenza di tutti gli elementi utili.

In buona sostanza, si tratta di un processo razionale – almeno così dovrebbe essere, nella maggior parte dei casi – che dà priorità al metodo, e relega l’emotività ad elemento del tutto secondario. Nel campo dell’Equity Crowdfunding, invece, si ha la sensazione che le scelte vengano dettate prevalentemente  da elementi emozionali o irrazionali, come l’interesse per un tema di importanza collettiva (clima, energie alternative, biotecnologie etc) oppure per le applicazioni informatiche di largo consumo. La  stessa Consob, sull’argomento, ha segnalato questa criticità nel suo sito dedicato all’Educazione Finanziaria “…il preponderante elemento emozionale nelle scelte di investimento in startup poste in essere dai risparmiatori, soprattutto non professionali, e il rischio di truffe, sono da tenere in considerazione prima di un investimento…..”.

Pertanto, è necessario uscire dalla “logica emozionale”, ma per farlo correttamente serve un metodo razionale di scelta e replicabile in tutti i progetti dell’Equity Crowdfunding. Su queste basi, la collaborazione di professionisti specializzati in diversi settori della finanza aziendale ha portato allo sviluppo di Startup Fixing, un tool di analisi che racchiude e sintetizza diverse discipline e competenze. Il tool è stato sviluppato da ProjetBI srl, che è essa stessa una startup innovativa italiana già conosciuta per aver creato nel 2018 (per conto di  Giuffrè Editore) la app “Indicatori di allerta”, finalizzata ad individuare precocemente segnali di crisi aziendale alla luce anche della riforma sulla Crisi d’impresa.

Ai fondatori di ProjectBI Carlo Mauri (Commercialista, Revisore ed Analista finanziario) e Roberto Massucco (Ingegnere Gestionale specializzato in sistemi informatici di analisi finanziaria) si è presto unito Alberto Villa, consulente finanziario autonomo, che ha portato il suo contributo di esperienza nella  formazione di assets d’investimenti, rendendo fruibile il tool agli investitori professionali e permettendo loro di beneficiare del set informativo che mette in evidenza, per tutte le proposte d’investimento in startup o in PMI innovative, l’intrinseca rischiosità ed il possibile rendimento atteso.

La fonte dei dati che alimentano il sistema di Startup Fixing sono gli stessi documenti obbligatori presenti  e pubblicamente consultabili nelle diverse piattaforme di Equity Crowdfunding. In particolare, vengono selezionati ed archiviati i dati economico-finanziari presenti nei business plan e nei bilanci. Le informazioni quantitative archiviate nel database passano alla successiva fase di analisi, dalla quale si genera finalizzata una scheda di valutazione sintetica relativa al progetto proposto sulla piattaforma. “Il fulcro di Startup Fixing – spiega Carlo Mauri – si fonda sulla coerenza tra rischio e rendimento, che deve rispettare il postulato fondamentale di ogni scelta di investimento finanziario, e cioè che ad un maggior rendimento corrisponde sempre un maggior rischio”. “Pertanto – aggiunge Mauri – abbiamo individuato dei criteri che ci consentono di apprezzare gli sviluppi del progetto in chiave prospettica, basandoci esclusivamente sulle informazioni di carattere economico e finanziario presenti nei business plan, senza apportare alcuna modifica od integrazione. In particolare, grazie al tool di Startup Fixing, siamo in grado di determinare il rendimento netto teorico atteso, assumendo che la vendita delle quote della startup si realizzerà nell’ultimo anno indicato all’interno del progetto”.

In sintesi, il tool Startup Fixing (che sarà disponibile in rete da Settembre) adotta come criterio di valutazione il metodo universalmente utilizzato per questo tipo di investimenti, denominato “Venture Capital Method”. Per quanto riguarda la verifica dell’adeguatezza del c.d. valore di Pre-Money, dichiarato nel business plan del progetto, al valore futuro dell’azienda, il tool Startup Fixing applica un tasso di attualizzazione implicito derivante dal metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF). “In ogni progetto di startup – spiega Carlo Mauri – il rischio maggiore è rappresentato dal valore di Pre-Money, che viene attribuito dagli stessi soci del progetto e, quindi, sconta la possibilità di essere un po’ troppo generoso. Se il valore determinato con il metodo DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio del settore di riferimento (che è una grandezza conosciuta), questo significa che chi ha redatto il business plan ha tenuto debitamente conto dell’elevato rischio specifico che inevitabilmente caratterizza progetti di questa natura”. La risultante finale di questo processo di analisi è un rating sintetico, che attribuisce un numero di “stelle” (da 1 a 5) quale espressione qualitativa del giudizio di Startup Fixing in funzione di alcuni parametri fondamentali. Più precisamente, il rating sarà più elevato:

– se il rendimento netto teorico atteso supera (o meno) il benchmark di rendimento predeterminato per questo tipo d’investimenti;
– se il business plan espone la presenza di almeno un brevetto, rendendo più difendibile l’azienda (e i suoi azionisti) dalla concorrenza;
– se la startup non beneficia di finanziamenti da parte di terzi;
– se il valore Pre-Money di partenza, autodeterminato dai fondatori della startup/Pmi, sconta adeguatamente il livello di rischio specifico del progetto in misura tale da ridurre lo stesso valore Pre-money ad un livello più conveniente per l’investitore.

Oggi le startup e le Pmi innovative godono di una particolare attenzione non solo da parte delle autorità italiane ed europee – basti pensare alle generose disposizione in materia fiscale per gli investitori, recentemente emanate dal nostro Governo – ma sempre di più anche da parte degli investitori e dei loro consulenti, e la forte crescita della raccolta fatta negli ultimi due anni lo testimonia. La tendenza ad investire nella c.d. economia reale viene sollecitata sempre più spesso dalle Istituzioni, e si ritiene che nel giro di qualche anno anche il settore delle startup e del Crowdfunding, con le dovute limitazioni in relazione ai profili di rischio, farà parte dei portafogli di tutti i risparmiatori, ma sia le nuove aziende che i futuri distributori (banche, reti, piattaforme indipendenti) dovranno dotarsi di uno strumento di analisi preventiva come Startup Fixing.

Il valore delle start up nell’Equity Crowfunding. Attenzione alla “coerenza” tra rischio e rendimento

La dottrina aziendale italiana non ha posto molta attenzione sulle corrette procedure valutative di una startup. Negli USA, invece, nuove tecniche di facile e veloce applicazione permettono di stabilire valutazioni ritenute attendibili.

Di Carlo  Mauri*

Il tema della valutazione delle startup è diventato  attuale per effetto della diffusione,  negli ultimi anni, del fenomeno del  “Crowdfunding“, a sua volta   espressione della nuova “economia della condivisione” (Sharing Economy),  in cui  i progetti imprenditoriali vengono proposti, tramite piattaforme autorizzate della  Consob, al largo pubblico  degli investitori al fine di condividere  con loro i vantaggi futuri  ma ovviamente anche  i rischi.

Presupposto per dar luogo  alla raccolta dei capitali è quello di procedere all’autovalutazione  delle startup stesse. Questo valore, definito di “pre-money”, viene fornito quindi  dagli stessi soci fondatori delle startup ed è legato, funzionalmente, alle somme richieste agli investitori. Si tratta di un valore potenziale, in quanto ricavato da grandezze economiche e finanziarie ipotetiche future, poichè le startup solitamente non hanno dei bilanci storici da sottoporre ad analisi. In ogni caso, il valore “pre-money” è sempre indicato nei business plan pubblicati nelle piattaforma di equity crowdfunding, ma non sempre è possibile individuare in maniera esplicitata i criteri da cui tale valore si genera.

Eppure, questa grandezza  è determinante per il successo dell’operazione. Infatti, qualora venissero attribuiti valori troppo elevati, si possono incontrare concrete difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di  raccolta; viceversa, nel caso in cui il valore “pre-money” sia troppo basso, si può indurre il dubbio, nel potenziale investitore, di fare un cattivo affare, oltre al risultato di raccogliere una somma assai più modesta.

Il pericolo, pertanto, è quello di allontanarsi dalle corrette procedure valutative, e sul punto è necessario riconoscere che la dottrina aziendale italiana non ha posto  molta attenzione, e gli stessi “Principi italiani di Valutazione” non dedicano una specifica attenzione alle startup. Maggiore interesse, invece, si è manifestato negli USA, dove la prassi internazionale ha sviluppato delle tecniche di facile e veloce applicazione, le quali permettono di stabilire (a torto o a ragione) valutazioni ritenute attendibili dagli operatori professionali.  

Carlo Mauri

Purtroppo, la necessità di creare una metrica condivisa e di facile uso rischia di confondere le scelte degli investitori e dei loro consulenti nel perseguire scelte ragionate e consapevoli. E’ possibile, però, fare una prima considerazione: assumendo come input i dati presenti in piattaforma, ovvero il pre-money e i flussi reddituali prospettici (di solito presenti fino al massimo di 5 anni), si deve sempre trovare  una coerenza tra il “rischio” (implicitamente presente nel  tasso di attualizzazione dei flussi reddituali) e il rendimento espresso dai flussi reddituali stessi. A parità di valore pre-money,  aumentando il rendimento il rischio deve  crescere in modo proporzionale. Ebbene, visto che i flussi reddituali indicati nei business plan presentano spesso tassi di crescita molto elevati, caratterizzati da dinamiche esponenziali, contestualmente si dovrebbe osservare  una misura del rischio di gran lunga superiore (di almeno dieci volte) rispetto a quella presente, per esempio, nelle stime di complessi aziendali di società quotate nei mercati regolamentati. L’assenza di questa “coerenza” tra rischio e rendimento, che  rappresenta uno dei principi cardine della Finanza, è in grado di compromettere  la credibilità dell’intero progetto.

* Commercialista, socio AIAF, Managing Partner di M&V Private Corporate Advisor

Equity Crowdfunding, rischi e opportunità. Progetti e piattaforme online alla prova dell’affidabilità

Piccola guida per startupper in erba e per investitori con il desiderio di diversificare i propri investimenti mediante un innovativo strumento di partecipazione al capitale di aziende promettenti. Necessario muoversi con prudenza, e occhio alle possibili truffe.

Di Pasquale Stefanizzi

A partire dal 2005, anche in Italia ha cominciato a prendere piede L’Equity Crowdfunding, ossia quella forma di investimento che consente ad una quantità diffusa di investitori (da “crowd”, “folla” in lingua inglese) di finanziare startup innovative e piccole/medie imprese, attraverso portali online autorizzati, in cambio di quote societarie (equity) delle stesse imprese. In questa materia, l’Italia vanta il primato in Europa, in quanto ha introdotto nel 2013 una disciplina specifica dell’Equity-Based Crowdfunding, e cioè di quel sistema che “consente alle imprese di raccogliere capitale finanziario attraverso Internet, offrendo in cambio quote della proprietà dell’impresa e quindi la possibilità di compartecipare agli utili e alla creazione di valore nel lungo termine”.

Proprio a questo scopo è stato istituito, presso la Consob, un albo cui iscriversi per poter agire in qualità di promotore di campagne di Equity Crowdfunding. Sono stati costituiti due sezioni: albo ordinario delle piattaforme di equity crowdfunding – destinato ai gestori di portali che sono autorizzati dalla Consob in seguito alla positiva verifica della sussistenza dei requisiti richiesti dal Tuf e dal Regolamento adottato dalla Consob con delibera 26 giugno 2013 n. 18592 – e albo speciale – cui è possibile che si iscrivano le organizzazioni che già prima dell’avvio dell’Equity Crowdfunding facevano investimento di risparmio, ovvero banche e imprese di investimento autorizzate alla prestazione dei relativi servizi di investimento che hanno comunicato alla Consob, prima dell’avvio dell’operatività, lo svolgimento dell’attività di gestione di un portale.

In generale, qualunque campagna di Crowdfunding si articola in diversi elementi, tutti fondamentali per capire come investire con queste modalità. Le attività di comunicazione dell’iniziativa devono comprendere alcuni aspetti salienti, come la descrizione dell’impresa e delle persone che la guidano, la vision e la mission aziendale, le necessità finanziarie collegate alla campagna degli investimenti che si vogliono raggiungere.

Pertanto, mettere in piedi una campagna di Crowdfunding significa prima di tutto condividere questi elementi essenziali, accompagnati da una serie di documenti tecnici fondamentali: bilancio, conto economico, stato patrimoniale e business plan, che devono essere letti e riletti dagli investitori e compresi in ogni loro essenza!

Il passaggio fondamentale da comprendere, in particolare nell’Equity Crowdfunding, è quello di individuare la coerenza tra valore pre-money e valore post-money. Il valore pre-money è frutto di stime e congetture, ed è evidente che l’impresa cercherà, per mezzo dei suoi consulenti, di dimostrare che il proprio valore pre-money corrisponda a quello indicato nella comunicazione ufficiale come affidabile e “in equilibrio”.

E’ evidente che, se i valori sono coerenti, si può dare spazio all’investimento; in caso contrario, fermatevi, potreste pentirvi. Infatti, la valutazione preliminare non dovrebbe mai essere né troppo alta né troppo bassa. Nel primo caso si rischia che la società, dopo la prima fase di raccolta avvenuta con successo, non riesca più a raccogliere capitali dagli investitori qualificati e professionali (es. venture capital) perché considerata “fuori mercato” e poco affidabile.

In corso di campagna il proponente potrà offrire news strategiche di cui l’investitore deve venire a conoscenza. Un occhio a questa sezione può essere rilevante prima e durante l’investimento.

OPPORTUNITÀ DELL’EQUITY CROWDFUNDING – le opportunità dell’Equity Crowdfunding sono veramente tante. Per una società, ad esempio, può essere importante attivare una campagna di Equity Crowdfunding per frazionare tra più soci il rischio d’impresa, oppure per aumentare le opportunità di patrimonializzazione dell’impresa, e ancora per ottenere in modo diverso da quello bancario il capitale necessario per gli investimenti in attivi fissi e circolanti. Una ulteriore motivazione può essere quella di utilizzare il work for equityossia la remunerazione di dipendenti, collaboratori e consulenti tramite l’assegnazione di azioni, quote o strumenti finanziari partecipativi-  come modalità di contenimento dei costi di gestione e la compartecipazione al rischio d’impresa di consulenti e dipendenti, oppure quella di equilibrare meglio il rischio patrimoniale e aumentare il bacino di possibili portatori di interessi che possano migliorare il network della società.

Relativamente ai risparmiatori, le opportunità non sono da meno. Innanzitutto, in un momento storico di tassi così bassi e di “risparmio dormiente”, mediante l’Equity Crowdfunding è possibile contribuire al rinnovamento dell’imprenditoria nazionale, dal momento che i giovani pongono come problema principale la mancanza di risorse per poter sviluppare i propri progetti d’impresa.


Ma è ancora più importante il ruolo che questo strumento può interpretare oggi tra gli investitori individuali, rappresentando una sintesi giusta tra risparmio ed investimento. Infatti, anche i gestori di patrimoni, di fondi comuni, i consulenti finanziari (indipendenti e abilitati fuori sede) e l’intero universo del risparmio gestito dovrebbe trovare nell’Equity Crowdfunding un modo per diversificare gli investimenti. Basterebbe depositare le quote acquisite presso una Sim di riferimento, così da velocizzare anche la successiva dismissione dell’investimento.

AFFIDABILITÀ DELLE PIATTAFORME DI CROWDFUNDING – Bisogna però stare molto attenti prima di investire. In particolare, è necessario distinguere le false piattaforme da quelle autentiche e affidabili. Prima di ogni investimento, pertanto, bisognerà assicurarsi che la piattaforma su si vuole effettuare l’investimento sia inserita effettivamente nello specifico albo della Consob. Infatti, la giovane storia dell’Equity Crowdfunding è costellata da episodi di cronaca che, sebbene non rappresentino affatto la norma (piuttosto l’eccezione), hanno generato la necessità di un approccio prudente verso i relativi progetti. Questi, a volte, si sono rivelati inesistenti ma pubblicizzati ad arte per sembrare veri, oppure autentici, ma non più realizzati per via di malversazioni da parte degli stessi beneficiari della raccolta fondi.

Riferimenti articolo: liberamente tratto da https://www.investireneimegatrend.it/equity-crowdfunding/