Il progetto si concentra sulla rivalorizzazione dei sottoprodotti non utilizzati nell’industria manifatturiera, e consente alle aziende di individuare acquirenti per i propri scarti o surplus di produzione riducendo così il numero di rifiuti da conferire in discarica, in un percorso virtuoso di economia circolare.
È durato tre anni il progetto europeo MANUSQUARE – Manufacturing ecoSystem of Qualified Resources Exchange (www.manusquare.eu) iniziato nel 2018 e finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito di Horizon 2020. Un progetto che ha portato all’ideazione e realizzazione della omonima piattaforma digitale, da molti considerata come una concreta opportunità di innovazione e business per le aziende manifatturiere di svariati settori.
Il progetto è supportato da un consorzio di 12 partner provenienti dalla R&S e dall’ambiente industriale, e più in dettaglio:
– SUPSI – Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana,
– Holonix Srl (Italia),
– SINTEF AS (Norvegia),
– Innova Srl (Italia),
– IBM Israel,
– Science and Technology Ltd (Israele),
– INESC-TEC – Instituto de Engenharia de Sistemas e Computadores, Tecnologia e Ciência (Portogallo),
– PRODUTECH – Associação para as Tecnologias de Produção Sustentável (Portogallo),
– JPM – Automação e Equipamentos Industriais SA (Portogallo),
– Innovhub SSI (Italia),
– Sanitars SpA (Italia),
– Aktiengesellschaft Trudel (Svizzera),
– CSEM – Centre Suisse d’Électronique et de Microtechnique SA (Svizzera).
Per fare il punto sugli elementi costitutivi che hanno portato alla ideazione e realizzazione della piattaforma MANUSQUARE, sugli strumenti messi in campo dal progetto e sui trend tecnologici – ed anche per illustrare le nuove opportunità di business per le aziende manifatturiere internazionali – lo scorso 23 giugno si è svolto il webinar organizzato dalle aziende del consorzio, che ha visto la partecipazione di relatori provenienti dal mondo dell’industria, della ricerca e delle istituzioni. Durante il webinar, sono stati illustrati i primi risultati del progetto, che a oggi mostra un andamento positivo, e della piattaforma, a cui si sono registrate già circa cento aziende.
Il progetto, fin dall’inizio, si è concentrato sulla rivalorizzazione delle capacità, delle risorse e dei sottoprodotti non utilizzati nell’industria manifatturiera, consentendo alle aziende di individuare acquirenti per i propri scarti o surplus di produzione, e allo stesso tempo riducendo il numero di rifiuti da conferire in discarica, in un percorso virtuoso di economia circolare. Sono stati messi a disposizione delle aziende strumenti ad hoc e servizi utili a consentire l’incontro tra la disponibilità e la domanda delle capacità produttive, delle risorse, delle nuove idee o dei sottoprodotti, con l’obiettivo di creare in modo dinamico delle catene di valore all’interno di un ambiente fidato, supportato da strumenti di ultima generazione come l’intelligenza artificiale e la blockchain.
“Il progetto MANUSQUARE ha raggiunto l’obiettivo di mettere a disposizione dell’industria manifatturiera una piattaforma digitale per sviluppare nuovi business e innovazione – ha dichiarato Alessio Gugliotta, responsabile ICT di Innova, una delle aziende italiane partner del progetto -. “Ovviamente la piattaforma ora deve crescere e maturare per poter attrarre più aziende e offrire sempre più opportunità. La collaborazione con nuovi early adopter sarà quindi fondamentale nei prossimi mesi per continuare il nostro cammino di crescita”. E se il progetto finisce, non finisce l’attività della piattaforma. “Sicuramente i sei mesi successivi alla fine del progetto vedranno un periodo di transizione, in cui noi gestiremo e cercheremo di portare avanti lo sviluppo della piattaforma – ha aggiunto Gugliotta – “Dopo di che l’obiettivo è quello di creare una startup che prenda in gestione la piattaforma“.

Graziano Elegir
“La piattaforma rappresenta un’importante opportunità anche in ambito di economia circolare sia nel settore cartario sia in quello tessile” ha dichiarato a sua volta Graziano Elegir, responsabile R&D area Carta/Tessile di Innovhub – Stazioni Sperimentali per l’Industria, ente di ricerca e altro partner italiano del progetto -. “In particolare, il settore tessile necessita di trovare soluzioni tecnologiche innovative avanzate per la valorizzazione degli scarti post-industriali complessi per superare il basso tasso di riciclo attuale e ridurre l’impatto ambientale. Soluzioni innovative di recupero che dovranno essere necessariamente cercate non solo all’interno della stessa filiera ma anche in filiere alternative, secondo una logica di open loop recycling e di contaminazione con altri settori industriali”.



Scendendo lungo lo Stivale, Firenze e Bari vedono una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170 e 249 mila € (rispettivamente con 35,4% e 29,2%), mentre a Bologna e Verona incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila € (29,3% e 30,9%).
Detto questo, proviamo a calcolare quali sono i costi per realizzare da zero una casa in muratura (al netto del costo di acquisto del terreno, per il momento), servendoci di una simulazione ben dettagliata basata sull’esempio di una casa di 100 mq a piano con giardino, affidandoci al costo per metro cubo anziché a quello per metro quadrato (quest’ultimo troppo variabile per dare una indicazione attendibile).
Operativamente, prima di iniziare i lavori per costruire da zero una casa singola, dobbiamo considerare tre voci di costo: l’acquisto del terreno edificabile, la stesura del progetto e gli oneri comunali per il permesso di costruire. Relativamente al terreno edificabile, è importantissimo conoscere il suo coefficiente di edificabilità: più alto è il coefficiente, minore dovrà essere l’estensione del terreno sul quale costruire. Assumendo come esempio una estensione del terreno pari al classico lotto di 1.000 mq, nei due esempi considerati – villetta da 100 mq su un piano o su due piani sopra terra – il coefficiente di edificabilità dovrà essere pari rispettivamente a 0,30 (un piano) e 0,60 (due piani). Allo stesso risultato si giungerebbe qualora il coefficiente di edificabilità fosse inferiore (es. 0,20), ma il lotto di terreno edificabile fosse pari a 3.000 mq (per costruire due piani) o a 1.500 mq (sufficienti per costruire un solo piano).
Il costo di un professionista (architetto, geometra o ingegnere) per realizzare il progetto è pari a circa il 3% della spesa complessiva per i lavori (da 5.000 a 10.000 euro), mentre per il fondamentale ruolo (per il vostro stress) di direttore dei lavori – che peraltro è obbligatorio – dovete calcolare il 5% circa del costo totale del lavoro (ossia da 7.500 a 12.500 euro), sebbene in molte regioni italiane i prezzi per questo tipo di consulenze sono più bassi anche del 30%, così come il costo delle maestranze, determinando una notevole riduzione del costo di costruzione complessivo a parità di qualità.







