Maggio 1, 2026
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La “Crisi di Suez” e le ricadute sul commercio mondiale. Scongiurare una nuova curva inflattiva

Dalla “Crisi di Suez” sono possibili ricadute sul commercio estero delle imprese e sull’economia nazionale e internazionale. Da inizio 2024 un crollo del 35% del transito di navi.

di Giovanni Da Pozzo, presidente di Promos Italia

In un contesto geopolitico già teso e incerto a causa della guerra Russo-Ucraina e del conflitto Israelo-Palestinese, l’ultima minaccia in ordine di tempo alla stabilità europea e all’export italiano proviene dal Canale di Suez, una rotta strategica e fondamentale per il commercio internazionale, considerato che da quel tratto di mare in territorio egiziano transita il 12% dei commerci globali. L’attacco portato nel corso delle ultime settimane alle navi cargo che attraversano il Canale di Suez da parte degli Houthi, gruppo di ribelli yemenita sostenuto dall’Iran, sta infatti comportando gravi conseguenze ai trasporti dall’Asia verso l’Europa.

Infatti, nei primi giorni del 2024 lo stretto che collega il Mar Rosso al Mediterraneo ha subito un crollo del 35% del transito di navi. Questo dato è la conseguenza della decisione di diverse compagnie di “cambiare rotta”, puntando la prua verso il Capo di Buona Speranza, in Sudafrica. La nuova tratta, decisamente più lunga, comporta significativi ritardi per le spedizioni. Il viaggio di una nave da Singapore a Rotterdam, uno dei principali porti europei, passando per il Sud Africa si allunga di circa il 40%, vale a dire dai 10 ai 20 giorni di navigazione in più. La conseguenza sono costi di trasporto più elevati (il prezzo di un viaggio di andata e ritorno dall’Asia all’Europa si stima possa costare quasi un milione di dollari in più) e l’aumento delle tariffe di spedizione, che in una settimana sono più che triplicate: a metà novembre spedire un container da 40 piedi da Shanghai a Genova costava 1600 dollari, oggi la cifra per la stessa tratta, con lo stesso container, è di 5200 dollari.

La riduzione dei traffici dal Canale di Suez si sta riflettendo anche sui porti italiani. Ad analizzare la situazione è stato l’ISPI, che ha preso in considerazione quelli di Genova, Venezia, Trieste, Gioia Tauro, Augusta e Livorno. Porti dai quali entra nel Paese il 54% delle importazioni marittime italiane ed esce il 40% delle esportazioni. Nel giro di qualche settimana questi porti hanno fatto registrare una riduzione del traffico del 20%, un dato rilevante e piuttosto preoccupante per l’intera economia italiana.

Questa complicazione sta generando le prime ripercussioni – per ora ancora contenute – sul commercio internazionale delle imprese italiane, ma se la “crisi” dovesse persistere il quadro potrebbe rapidamente cambiare. Secondo i dati di Confartigianato, il valore dell’import-export italiano che annualmente transita per il Canale di Suez supera i 148 miliardi di euro, di cui circa 93 miliardi di import e 53 miliardi di export, e in percentuale le merci italiane che seguono la rotta che attraversa l’Egitto rappresentano oltre il 15% delle importazioni totali dall’estero, e quasi il 9% delle esportazioni. Attraverso Suez, tra l’altro, transita anche buona parte degli acquisti di beni dalla Cina (che resta il secondo mercato di approvvigionamento del nostro Paese). E anche un terzo delle importazioni italiane nel settore della moda giungono in Italia attraverso il Mar Rosso. L’incidenza è alta anche in relazione alle importazioni di greggio e di prodotti metalmeccanici, che costituiscono circa il 30% del totale degli acquisti dall’estero. Senza dimenticare, in questa fase storica, la nostra dipendenza nell’approvvigionamento del petrolio e naturale liquefatto da “fonti alternative”, dopo l’addio al metano russo.

Se è vero che le instabilità internazionali degli ultimi anni stanno spingendo molte imprese italiane a considerare il nearshoring e il friendshoring, è altrettanto vero che è complicato pensare che queste soluzioni possano compensare l’impatto che il blocco di Suez potrebbe avere in termini di valori assoluti. Inoltre, questa ennesima potenziale crisi sta contribuendo a rafforzare quelle forme di neo-protezionismo (spinte anche dal vento della politica che soffia in questa direzione), che – secondo la Banca Mondiale – nel 2023 hanno provocato un calo del 5% dei commerci internazionali.

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Oggi non è possibile stimare quanto potrà durare quella che i giornali hanno ribattezzato “La crisi di Suez” (riportando alla mente il conflitto del 1956, quando Francia, Regno Unito e Israele occuparono militarmente il Canale trovando l’opposizione da parte dell’Egitto), certamente il segnale di una nuova instabilità – in una fase storica già parecchio complessa – è preoccupante. Nella peggiore delle ipotesi, secondo The Economist Intelligence Unit, un’escalation degli attacchi comporterebbe un incremento sensibile dei costi per le catene di approvvigionamento globali, per le imprese e per i consumatori. Non solo, c’è il rischio concreto che anche le attività cosiddette di “back end“, vale a dire le fasi finali della catena globale del lavoro, possano bloccarsi; senza contare che – sempre secondo il settimanale inglese – si stima una frenata delle crescita del PIL mondiale, che nel corso dell’anno potrebbe crescere solo del 2,5%.

E’ pertanto necessario scongiurare un’interruzione prolungata dei transiti di navi dal Canale di Suez. Se ciò dovesse avvenire, ci troveremmo di fronte ad una nuova ondata di crisi economica e occupazionale in un contesto già sfiancato dai danni del Covid e da quelli generati dalla guerra in Ucraina. L’aumento dei costi avrebbe la conseguenza di una nuova curva inflativa che, anche in questo caso, non sarebbe causata da un eccesso di domanda, e quindi di moneta in circolazione, bensì dall’ennesimo aumento dei costi, delle tariffe e dei prezzi. Secondo le stime dell’ISPI, i prezzi in Europa potrebbero aumentare – entro 12 mesi – dell’1,8% e l’inflazione core, ovvero quella che esclude le componenti più volatili, come ad esempio generi alimentari e costi dell’energia, potrebbe crescere quasi dell’1% rispetto a uno scenario senza crisi.

Un’altra fase inflattiva è quindi un rischio da scongiurare ad ogni costo, anche perché è assai difficile da contrastare, come testimoniato da quella più recente affrontata dalla Banca Centrale Europea con un aumento dei tassi di interesse che ha finito per scaricarsi sulle persone e sulle imprese, rivelandosi una contromisura inutile e deleteria. Pertanto, la “crisi di Suez” è osservata da vicino anche dalla politica, che da qualche settimana l’ha posta al centro dell’agenda, e in tal senso la buona notizia è che i 27 Paesi europei pare abbiano trovato un accordo per realizzare una missione navale congiunta nel Mar Rosso con l’obiettivo di rintuzzare gli attacchi dei ribelli Houthi e riportare la situazione ad un contesto di normalità. L’auspicio è che, almeno in questo caso, a breve potremo parlare di crisi scongiurata.

Economia lombarda, in netta ripresa dopo i disastri del 2020

La regione Lombardia si conferma la più attrattiva d’Italia per gli investimenti e tra le più promettenti in Europa. Investitori da tutto il mondo al Forum “Invest in Lombardy”.

Di Adriana Cardinale*

Lombardia sempre più regione trainante dell’economia italiana, secondo quanto emerso nel corso dell’evento “Invest in Lombardy Forum”. Oltre a confermarsi come regione più attrattiva d’Italia, i dati la collocano anche tra le principali in Europa. Infatti, se si considerano gli ultimi cinque anni (2018-2022, aggiornamento a febbraio 2022) i progetti di investimento in attività produttive in Lombardia si attestano a 296, su un dato nazionale complessivo pari a 705. Un trend sempre in crescita: nel 2020 si è toccato 1,78 miliardi di euro a fronte di 1,28 miliardi di euro del 2019, e 13.673 nuovi posti di lavoro creati con un potenziale di ulteriori possibili investimenti pari a 5,785 miliardi di euro.

Attrattività del territorio e investimenti, pertanto, sono i due fattori che pongono la Lombardia in buona posizione di fronte alle sfide di uno scenario mondiale in drastica trasformazione. In tal senso, il progetto “Invest in Lombardy”, realizzato da Regione Lombardia in collaborazione con Unioncamere Lombardia e Promos Italia – l’agenzia nazionale del sistema camerale per le attività internazionali – è finalizzato a creare le migliori condizioni a supporto dell’attrattività del territorio lombardo e degli investimenti diretti esteri. Di pari passo procede anche ‘AttraCT‘, grazie alla quale su spinta regionale sono stati coinvolti i comuni lombardi nella mappatura di opportunità insediative per iniziative di investimento industriale o immobiliare.

Tra il 2018 e il 2022 sono state 400 le imprese interessate a sviluppare progetti imprenditoriali in Lombardia. Gli investitori provengono da diverse aree del mondo: USA, Francia, Germania, Regno Unito, tra i primissimi, ma anche Asia in particolare Cina, Giappone, Corea e India. Le 20 aziende assistite dal team regionale che hanno finalizzato l’apertura in Lombardia si stima che abbiano portato investimenti attesi per 128 milioni di euro e un impatto occupazionale di oltre 860 unità. Il team di assistenza di Invest in Lombardy si serve largamente delle opportunità mappate sulla piattaforma dedicata . “Oggi è prioritario per l’economia lombarda rafforzare la politica industriale costruendo la propria autonomia strategica. Siamo già la principale destinazione di investimenti esteri, e per mantenere questa leadership dobbiamo identificare e accompagnare le imprese che potranno portarci nuove risorse: non solo economiche ma anche di competenze e tecnologia”, ha dichiarato il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio. 

L’iniziativa di Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia e Promos Italia, dunque, reca dati confortanti che fanno da contraltare a quelli più recenti contenuti nel rapporto Anci “I Comuni della Lombardia 2022“, per il quale la pandemia ha determinato la chiusura di più di tremila imprese lombarde su un totale di 1.506 Comuni (il 70% dei quali sotto i 5mila abitanti). L’industria, infatti, è nel 62,4% la prima fonte di ricchezza dei centri lombardi, mentre in Italia il medesimo settore pesa per il 30,3% (60,2% il settore primario, agricoltura e attività estrattiva, e il 9,5% il terziario, ossia servizi e turismo). La Lombardia, invece, è una regione a forte vocazione manifatturiera, per cui l’anno del Covid, con un calo dello -0,4% del saldo aperture/chiusure di imprese aveva determinato una frenata violenta per l’economia regionale. Solo Città metropolitana di Milano, per esempio, ne aveva perse 1.159.

* Segreteria di redazione P&F

Scambi Italia e Stati Uniti nel 2020. Lombardia prima per export, Milano da sola vale 4,7 miliardi

Tra Italia e Stati uniti calano meno del resto del mondo le esportazioni, grazie a  farmaceutica e alimentari in crescita. Nell’export tengono Veneto, Toscana e Campania, crescono Liguria, Abruzzo e Molise. Tiene Milano.

Valgono 57 miliardi gli scambi per l’Italia con gli USA nel 2020, su un totale di 804 miliardi di scambi internazionali nell’anno, secondo un’elaborazione di Promos Italia su dati Istat. In calo rispetto ai 63 miliardi dell’anno precedente, il 2019. Si tratta di 14,8 miliardi di import, in calo del 13 percento in un anno e di 42,5 miliardi di export, in calo di 6,7 percento. Rispetto al dato mondiale, la situazione per l’import è simile mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti tengono un po’ di più, il calo rispetto al mondo è del 9,7 percento.  

Gli USA sono il terzo tra i partner commerciali dell’Italia e assorbono oltre il 9% delle nostre esportazioni.

“Gli Stati Uniti – ha dichiarato Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia – si confermano un mercato strategico per i rapporti economici del nostro Paese. Sono infatti il terzo mercato a livello internazionale per esportazioni e anche nel periodo del Covid hanno rafforzato questa posizione. Detto ciò, nell’ultimo anno si è registrato un calo generale negli scambi tra Italia e Stati Uniti, anche se inferiore rispetto al resto del mondo. Un andamento che è accompagnato da effetti molto diversificati, per settore e per regione, con aumenti elevati in alcuni casi e diminuzioni improvvise in altri. Il 2020 – conclude Gelli – ha quindi modificato le tipologie di rapporti commerciali degli Stati Uniti con il nostro Paese e con le diverse realtà territoriali. Sarà interessante verificare, quando la pandemia sarà finita, se questo shock ha modificato in maniera perenne i trend commerciali tra i due Paesi o se si è trattato solo di dinamiche temporanee”.

Alessandro Gelli

Tra i settori principali di esportazione negli USA, i macchinari che vedono un export di 8,6 miliardi calano del 9 percento, i mezzi di trasporto con 8,2 miliardi calano del 5 percento, la farmaceutica con 5,8 miliardi cresce di 1 percento, gli alimentari con 4,5 miliardi crescono del 5,8 percento, la moda con 4 miliardi cala del 27 percento, i metalli con 3 miliardi calano del 10 percento. 

Tra le principali regioni per export la Lombardia con 9,4 miliardi rispetto ai 10 miliardi del 2019, in calo del 6 percento, Emilia Romagna con 6 miliardi in calo dell’8 percento. Tiene il Veneto con 5,5 miliardi in calo di 1,2 percento. Poi seguono Toscana con 3,8 miliardi, in crescita dello 0,4 percento, Piemonte con 3,7 miliardi, in calo di 15,6 percento e Lazio con 2,8 miliardi, in calo del 36 percento. Il Friuli con 2,3 miliardi cala dell’8%. Forte la crescita per la Liguria con 1,6 miliardi, +95%.

Tiene la Campania con 1,2 miliardi, in calo dello 0,9 percento. Tra le regioni in crescita da segnalare Abruzzo con 933 milioni, +66 percento e Molise con 447 milioni, + 86 percento. 

Tra le province, prima Milano con 4,7 miliardi, in calo di 1,3 percento, Torino con 1,9 miliardi in calo del 20 percento, Bologna con 1,7 miliardi in calo del 10,9 percento, Modena con 1,5 miliardi in calo di 12,2 percento, Vicenza con 1,5 miliardi in calo del 6 percento, Latina con 1,4 miliardi in calo del 49 percento. Cresce Genova, con 1,4 miliardi, + 117 percento.

Tra le prime anche Firenze con 1,4 miliardi, in calo del 15 percento.

Italia e Cina, al via progetto su WeChat per le PMI di Milano, Monza Brianza e Lodi

Free ticket Italia-Cina su WeChat per le PMI virtuose del made in Italy. Una spinta importante dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia per valorizzare il Made in Italy sul mercato cinese.

L’agenzia nazionale per l’internazionalizzazione del sistema camerale e la Camera di Commercio milanese aprono gratuitamente le porte di Pavilion Italia, il marketplace di Agenzia ICE e Tencent, a brand e aziende dei settori di interesse strategico per l’export della produzione italiana in Cina.

Nell’anno in cui il motore produttivo ed economico del Paese prova a ripartire, dopo il brusco e lungo stop dettato dall’emergenza pandemica tuttora in corso, una spinta importante arriva dall’iniziativa promossa congiuntamente da Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia per valorizzare il Made in Italy sul mercato cinese, il Paese che già ora sembra essere tornato ai livelli pre-Covid.

L’intervento mira ad offrire un supporto strutturato alle imprese del territorio per aderire al progetto Pavilion Italia, nato dall’accordo tra ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore di WeChat. Attraverso questa piattaforma, lanciata a giugno dello scorso anno, brand e imprese italiane possono presentarsi e dialogare con un’audience digitale da un miliardo di utenti attivi al mese.

“La nostra politica di sostegno all’export delle imprese è fortemente incentrata sul supporto all’utilizzo dei canali digitali e sulla diffusione delle opportunità offerte dal commercio online – ha spiegato Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia – Questa iniziativa di sistema persegue questi obiettivi e offre alle imprese la possibilità di conoscere e cogliere le opportunità offerte da WeChat, una delle principali piattaforme online del mondo, che conta mensilmente oltre un miliardo di utenti attivi. Grazie al supporto integrato di Promos Italia e Camera di commercio, infatti, le aziende possono partecipare ad un percorso personalizzato che permette di vendere sulla piattaforma WeChat e di identificare la miglior strategia per presentarsi sul mercato cinese“.

Le aziende a cui si rivolge l’iniziativa sono le PMI del territorio di riferimento (Milano, Monza Brianza, Lodi), produttrici di Made in Italy d’eccellenza, per questo motivo sono stati selezionati i primi settori ritenuti particolarmente rappresentativi della matrice tricolore capofila in Oriente: fashion, food, beauty, design, pelletteria.

Tra i servizi a cui potranno accedere gratuitamente le aziende selezionate, un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, Adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. Il tutto è affidato a Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, il team Digital Retex si sta già occupando della gestione del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat.

“Un modo per immaginare una vera e forte ripresa economica del sistema produttivo italiano è sicuramente quello di far ripartire le piccole e medie imprese, l’artigianalità, l’imprenditoria autentica italiana – ha commentato Nicola Canzian, Managing Partner di Digital Retex – E un modo per immaginare una ripartenza efficace di queste imprese, è altrettanto certamente quello di guardare oltre i confini nazionali, di esprimere e trasmettere identità e valori all’estero, in un mercato dalle mille potenzialità economiche come quello cinese. Il ruolo e il contributo delle Amministrazioni locali, degli Enti pubblici, rappresenta un volano di inestimabile valore in questo momento, per questo siamo felici che la Camera di Commercio e Promos Italia abbiano deciso di intraprendere questa strada e aprire gratuitamente le vie del Dragone alle imprese del territorio. Ci auguriamo che sia solo la prima di numerose iniziative a supporto del Made in Italy che ha voglia di rinascere più forte di prima.”

All’interno di Pavilion Italia, i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere e vendere i propri prodotti.

Il live del marketplace è avvenuto in occasione del Capodanno cinese. Fin da subito sono stati registrati segnali positivi, con i primi acquisti da parte dell’utenza cinese. La promozione del progetto, attraverso campagne di advertising finanziate da Agenzia ICE, sarà distribuita e proseguirà fino alla fine dell’anno.