Febbraio 14, 2026
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Quale futuro per il Crowdfunding Immobiliare in Italia? Il presente è già un successo

Le piattaforme di Crowdfunding Immobiliare costituiscono già oggi una valida alternativa per gli investitori, in grado di consentire la costruzione di portafogli d’investimento immobiliare ben diversificati sia in termini di opportunità che di durata.

Secondo i dati raccolti dall’osservatorio di Crowdfunding Buzz, il crowdfunding immobiliare italiano non smette di crescere, e risulta che nel 2021 le piattaforme di equity e Lending Crowdfunding immobiliare abbiano aumentato la raccolta di circa il 50% rispetto al 2020, arrivando a toccare i 98,5 milioni e ben 266 progetti finanziati. Una bella corsa in pochissimo tempo, se si pensa che i primi 7 progetti sono stati finanziati nel 2017, e già due anni dopo venivano finanziati 108 progetti (con una raccolta complessiva di 35 milioni).

La parte del leone – come è facile intuire, la fa il settore del Lending Crowdfunding, ossia quello legato al capitale di credito di breve durata che un progetto immobiliare raccoglie a fronte di un tasso di interesse annuale – di solito piuttosto elevato – e l’impegno di rimborsare l’intero capitale prestato alla scadenza naturale del prestito (Lending). Infatti, questo settore ha realizzato una raccolta sulle piattaforme di circa 57 milioni (contro i 36,3 del 2020 – +57%), finanziando ben 243 progetti immobiliari su 266. La raccolta media per singolo progetto nel 2021 è stata di 235.000 euro, mentre l’investimento medio è stato pari a 2.400 euro (1.700 nel 2020, 1.300 nel 2019 e 600 nel 2018). Relativamente alla remunerazione del capitale e alla durata media dei finanziamenti, il tasso medio annuo si colloca intorno al 10%, e la durata media per i rimborsi è stata di 11,9 mesi.

Le piattaforme di Equity Crowdfunding, e cioè quelle che prevedono un investimento nel “capitale di rischio” (equity)hanno invece raccolto 41,5 milioni su 23 progetti immobiliari finanziati, aumentando del 41% circa il proprio risultato di raccolta rispetto al 2020. C’è da dire che nell’Equity Crowdfunding la dimensione della raccolta media è sensibilmente più elevata rispetto a quella del Lending (1,8 milioni di euro a progetto, e dal momento che la dimensione dei progetti di Equity – non una semplice ristrutturazione, come nella maggior parte dei progetti di Lending – richiede un lasso di tempo più elevato per il loro completamento, la durata dell’investimento è più lunga, ed è mediamente pari a 21,6 mesi (contro 11,9 mesi) nel 2021. Ciò porta a concedere una redditività media più alta, che nel 2021 è stata pari all’11,8%, e ad un investimento medio di 7.900 euro (contro i 2.400 euro del Lending).

Nelle piattaforme, comunque, trionfa l’Equity Crowdfunding, che in quelle più importanti (Walliance e Concrete Inv.) concentra il 93% della raccolta complessiva, ed oggi questo veicolo di offerta è diventato talmente credibile presso il pubblico dei risparmiatori più giovani (ed evoluti) da costituire una valida alternativa per gli investitori, in grado di consentire la costruzione di portafogli d’investimento immobiliare ben diversificati sia in termini di opportunità che di durata, che ad un maggior rischio oppone agli investitori la possibilità di realizzare rendimenti davvero interessanti sulle durate brevi. Infatti, nelle più importanti piattaforme di Equity e di Lending esiste già una base di investitori abbastanza ampia, in grado di far chiudere in brevissimo tempo – anche in una sola giornata – le campagne di raccolta più interessanti. Questo fa intravedere un eccesso di domanda che potrebbe incoraggiare l’apertura di nuove piattaforme, attribuendo al sistema nel suo complesso una maggiore stabilità, trasparenza – soprattutto nella redazione dei business plan – e sicurezza negli scambi.

Per il futuro, ci si attende che le piattaforme comincino a specializzarsi sia in termini di offerta geografica che di tipologia immobiliare finanziabile, spinte dal nuovo regolamento europeo sul Crowdfunding che, se da un lato impone iter autorizzativi più laboriosi e costi di gestione più elevati, dall’altro rappresenta una opportunità irrinunciabile per tutte le nuove piattaforme, poiché alla nuova regolamentazione seguirà un aumento esponenziale della domanda e dell’offerta e, quindi, delle dimensioni di mercato complessivo.

Crowdfunding, nel 2020 trend in crescita. Tutti i numeri di campagne, piattaforme e investitori

La raccolta media del 2020 passa a 648.000 euro per singola campagna (+37%). L’incognita più evidente riguarda l’emanazione delle nuove regole europee nel 2021 e le modifiche conseguenti che le piattaforme di Crowdfunding dovranno affrontare in futuro.

Di Alberto Villa*

Già nel 2019 il volume di emissioni in Crowdfunding era notevolmente aumentato rispetto agli anni precedenti, segnando un progresso del 65% rispetto all’anno precedente ed un totale di 68 milioni di euro raccolti in circa 400 campagne; ma è stato nel 2020 che la raccolta complessiva, nonostante la pandemia, ha avuto un vero e proprio “boom” che ha superato ogni più rosea previsione (103 milioni, +52% rispetto al 2019).

Pertanto, la pandemia non ha avuto riflessi negativi come invece si è sperimentato nella raccolta di liquidità attraverso i canali tradizionali, ed anzi oggi i numeri sono molto incoraggianti; anzi, si potrebbe persino pensare che il Covid abbia influenzato positivamente la raccolta del 2020, poichè i primi numeri del 2021 – come vedremo – riscontrano il trend rialzista.

Infatti, anche il volume medio è aumentato: 33 campagne hanno raccolto più di un milione di euro ciascuna, ed è aumentata anche la raccolta media per ogni campagna, che passa da 472 mila a 648 mila euro. La parte del leone è stata svolta dai veicoli d’investimento immobiliare, holding che investono in startup e PMI innovative: le 12 campagne di successo hanno visto più che raddoppiata la raccolta media, passando da 700 mila a quasi 2 milioni.

Altri dati interessanti riguardano l’obiettivo minimo e l’overfunding. In sostanza, nel predisporre le campagne di raccolta, le piattaforme online programmano quella che è definita raccolta minima (o obiettivo minimo) per verificare che l’operazione si possa chiudere con successo. Anche in questo caso si è avuto un incremento, così come nell’overfunding, cioè l’importo raccolto oltre il minimo programmato.

Si è assistito ad un incremento della concentrazione nelle prime 6/7 piattaforme che nel 2020 rappresentano il 95/97% di tutta la raccolta nel Paese, con un ampliamento del 7/8% del mercato.

Per quanto riguarda gli investitori, invece, i dati sono in controtendenza. Infatti, è cresciuto il totale dell’investimento medio, e questo dimostra che chi già utilizzava questo strumento per diversificare il suo patrimonio ha incrementato le proprie quote. Tuttavia, è diminuito il numero totale degli investitori. I più sofisticati, comunque, hanno preferito come strumento i veicoli d’investimento, aumentando gli importi ma apprezzando maggiormente la scelta di essere assistiti da soggetti specializzati rispetto all’investimento diretto.

L’incognita più evidente – che lascia gli operatori del settore con il fiato sospeso – riguarda l’emanazione delle nuove regole europee nel 2021 e le modifiche conseguenti che le piattaforme dovranno affrontare.

Alberto Villa

In considerazione di tutti questi numeri, possiamo estrapolare alcune considerazioni. Innanzitutto, è prevedibile che ci saranno delle modifiche alla normativa nel prossimo futuro, ma la situazione straordinaria ha costretto diversi imprenditori a cercare soluzioni alternative per poter ottenere quella liquidità necessaria per i propri progetti che i canali tradizionali bancari non riescono atavicamente a soddisfare.

I numeri indicano che, riguardo agli investitori, si tratta ancora di un settore di nicchia. Infatti, l’investimento medio non supera i 5.000 euro, e chi utilizza le piattaforme preferisce investire al massimo 1.000 euro in settori che hanno per lui un impatto emotivo piuttosto che speculativo. Invece, chi utilizza questi asset come diversificazione del patrimonio – quindi un investitore che potremmo definire “evoluto” – investe somme più cospicue, ma preferisce affidarsi a soggetti specializzati in grado di diversificare il rischio per i portafogli che investono anche in Startup e PMI innovative.

* Consulente Finanziario Autonomo, socio AIAF e partner di M&V Private Corporate Advisor