Febbraio 14, 2026
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Costi operativi in aumento e profitti in calo per le aziende dell’Est Europa

Secondo un sondaggio di Atradius, in Est Europa le aziende temono un calo dei profitti, nonostante l’aumento delle vendite. Continua la pressione sui costi operativi anche se l’inflazione rallenta.

Possibile calo dei profitti nonostante vendite in aumento: sono questi i principali risultati del sondaggio condotto da Atradius, tra la fine del primo trimestre e la metà del secondo trimestre di quest’anno,  in sette mercati dell’Europa dell’Est – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Turchia – nell’edizione 2023 del “Barometro sui comportamenti di pagamento in Europa dell’Est“. 

Nonostante molte aziende siano fiduciose in merito ad un graduale aumento delle vendite, grazie ad una progressiva ripresa della domanda da parte di consumatori e imprese, vengono espressi forti dubbi in merito ad un incremento dei profitti a causa delle perduranti pressioni sui costi operativi anche se l’inflazione continua a rallentare. In particolare, più della metà (55%) delle aziende intervistate nella regione prevede una crescita delle vendite, mentre solo il 39% si aspetta un aumento della profittabilità nei prossimi mesi. Tale preoccupazione è amplificata dal timore di un inasprimento dei costi di gestione del rischio di credito commerciale, giustificato da un atteso peggioramento dei comportamenti di pagamento dei clienti B2B. Le aziende dell’Europa dell’Est esprimono timori nei confronti di tempi più lunghi di incasso delle fatture, cui si accompagnano maggiori costi relativi a monitorare e gestire tali insoluti. In particolare, secondo gli intervistati, l’aumento dei costi potrebbe compromettere seriamente la loro redditività e rappresentare un ostacolo alle attività commerciali e di sviluppo del business. 

Difficoltà nella gestione dei flussi di cassa è un’altra importante preoccupazione riportata dalle aziende in Europa dell’Est. Il 79% degli intervistati prevede che il tempo medio di incasso delle fatture (DSO) resterà stabile nei prossimi mesi, o migliorerà di poco. Mentre il 21% si aspetta un deterioramento del DSO e possibili pressioni sulla liquidità.  Già in questi mesi, molte aziende intervistate in Europa dell’Est hanno adottato misure per velocizzare i tempi di incasso delle fatture, come dilazioni di pagamento più brevi, oltre a maggiore efficienza nei processi di recupero crediti, per mantenere adeguati livelli di liquidità e a ridurre il ricorso a finanziamenti esterni che avrebbe potuto ulteriormente impattare sulla struttura dei costi. 

Per proteggere la redditività in un tale contesto di inasprimento del rischio di credito, molte aziende dell’Europa dell’Est hanno accresciuto il ricorso agli strumenti di gestione del rischio di credito. Il 49% delle aziende intervistate prevede di proseguire con una gestione del rischio di credito commerciale attraverso risorse interne, approccio questo che da molti è stato ritenuto non idoneo a perseguire una gestione strategica del rischio. Questo spiegherebbe perché circa il 20% in più di aziende rispetto allo scorso anno ha dichiarato di voler prendere in considerazione il ricorso all’assicurazione del credito nei prossimi 12 mesi, per proteggere il business dal rischio insolvenza e liberare al tempo stesso liquidità. 

Thomas Langen, Direttore Regionale di Atradius per la Germania, l’Europa Centrale e Orientale, ha dichiarato: “Nonostante l’inflazione stia rallentando e gli impatti siano stati lievemente mitigati dalla forza delle valute locali dei Paesi dell’Est Europa, la pressione sul contesto economico resta alta. La minaccia di un forte inasprimento dei costi comporterà la riduzione dei margini di profitto e metterà a rischio la redditività delle aziende. In questo clima, la protezione dei crediti commerciali risulta di vitale importanza per le imprese che operano in tutti i settori”. Massimo Mancini (nella foto), Direttore di Atradius per l’Italia ha commentato: “La congiuntura economica attuale resta complessa e piena di sfide per i prossimi mesi. Molte aziende, comprese quelle dell’Europa dell’Est, dovranno affrontare un peggioramento dei comportamenti di pagamento delle aziende loro clienti, e questo avrà ripercussioni significative sui livelli di liquidità necessari ad agevolare operatività e percorsi di crescita. Sono le stesse aziende, pertanto, che riconoscono la necessità di gestire il rischio di credito commerciale attraverso gli strumenti assicurativi specifici che il mercato mette a loro disposizione”.  

Le imprese blindano i flussi di cassa dal rischio di credito e posticipano gli investimenti

Secondo Atradius, gli investimenti produttivi sono fermi per crisi di liquidità. Il 46% delle aziende europee rinvia le decisioni di investimento per proteggere il flusso di cassa dal rischio di credito commerciale.

Secondo un recente sondaggio di Atradius effettuato tra le aziende dell’Europa occidentale, gli investimenti sono pressoché fermi per crisi di liquidità. Infatti, il 46% delle aziende intervistate, inclusa l’Italia, ha dichiarato di aver rinviato le decisioni di investimento per proteggere il flusso di cassa, nel timore di un peggioramento del rischio di credito commerciale nei prossimi mesi.

Già da qualche anno, tra le imprese dell’Europa occidentale, si è diffusa la consuetudine di posticipare o addirittura rinunciare ai propri piani di investimento nei momenti di congiuntura economica negativa; nel difficile quadro economico attuale, il fenomeno si è allargato. Il fattore chiave che spinge le aziende attive nei diversi settori a decidere in tal senso è il significativo peggioramento dei comportamenti di pagamento delle aziende loro clienti, che comporta decisioni finalizzate ad evitare possibili carenze di liquidità e conseguenti difficoltà operative o di pagamento. E così, a fronte della necessità di garantire sufficienti livelli di liquidità e affidabilità, le aziende hanno preferito sacrificare in modo significativo gli investimenti necessari ad espandere o proteggere la loro operatività. Oltre a rappresentare un segnale di debolezza finanziaria, la scelta di posticipare o addirittura rinunciare ai propri piani di investimento rappresenta anche una criticità importante per la crescita economica di singole imprese e di interi settori.

Ulteriore preoccupazione riguarda la minore attenzione rivolta alle aree che richiedono investimenti a lungo termine, come gli investimenti in transizione energetica, nel potenziamento dei protocolli di sicurezza contro gli attacchi informatici unitamente al potenziamento di forza lavoro altamente qualificata. Queste sono le principali preoccupazioni riferite dalle aziende intervistate in 14 mercati, tra cui Paesi Bassi, Germania, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito, Belgio, Austria, Svizzera, Danimarca, Svezia, Grecia, Irlanda e inclusa per la prima volta la Finlandia,  nel corso del sondaggio finalizzato a realizzare l’edizione 2023 del “Barometro sui comportamenti di pagamento in Europa Occidentale” condotto da Atradius.

Il sondaggio evidenzia un forte peggioramento dei comportamenti di pagamento dei clienti B2B fra le imprese intervistate in Europa occidentale, con una crescita del 20% dei ritardi di pagamento negli ultimi 12 mesi. I ritardi interessano in media quasi la metà di tutte le vendite B2B effettuate a credito (49%) e le aziende dell’Europa occidentale devono attendere in media una settimana in più rispetto allo scorso anno per ottenere il saldo delle fatture. In Italia i ritardi di pagamento sono superiori alla media per l’Europa occidentale, ed interessano in media il 55% di tutte le vendite a credito tra aziende. Sono dovuti principalmente alla carenza di liquidità delle aziende clienti. Peggiorano i crediti inesigibili, che rappresentano ora l’8% del totale delle vendite B2B, in aumento rispetto al 6% dello scorso anno.

Le aziende intervistate in Europa occidentale hanno riferito di aver intrapreso una serie di misure volte ad allentare la pressione sulla liquidità. Nel ricorso a finanziamenti esterni, per esempio, la maggioranza degli intervistati afferma di preferire il credito offerto dai fornitori piuttosto che i prestiti bancari più costosi. Tuttavia, l’indagine Atradius ha rilevato una minore propensione dei fornitori ad accettare richieste di credito commerciale, infatti, molte aziende affermano che le loro richieste non sono state completamente soddisfatte. Cosa che evidenzia ancora di più pressioni sulla liquidità aziendale.

Il sondaggio si estende anche capire quali siano le preoccupazioni delle imprese per i prossimi mesi. Persistente inflazione, elevati costi di indebitamento, tensioni geopolitiche, oltre a preoccupazione verso le regolamentazioni intese a ridurre gli impatti sui cambiamenti climatici ed agli investimenti necessari alla transizione energetica ed allo stoccaggio di energia pulita. In particolare, le imprese italiane intervistate sono pessimiste in merito alle prospettive dal punto di vista della domanda e dei margini di profitto per i prossimi mesi. Molte delle imprese intervistate temono di non essere in grado di generare un aumento di vendite e ricavi sufficiente per compensare le forti pressioni esercitate sulla loro struttura dei costi.

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia (nella foto), ha aggiunto: “C’è un clima di sfiducia tra le aziende italiane, così come tra quelle in Europa occidentale, in relazione all’evoluzione del rischio di credito commerciale. Il timore espresso dalle aziende intervistate in merito ad un peggioramento significativo dei comportamenti di pagamento dei clienti è indice delle difficoltà che le aziende stanno attraversando in questa congiuntura economica complessa e tesa a livello internazionale. Un dato che emerge chiaramente nel sondaggio, però, è che questa preoccupazione va di pari passo con l’avvertita necessità di un cambiamento nell’approccio alla gestione del rischio di credito commerciale. Ciò al fine di liberare risorse necessarie ad effettuare investimenti importanti per il futuro del business, in scenari di rischio, dai cambiamenti climatici alla sicurezza informatica, in continua evoluzione”.

Inflazione, le aziende USA rafforzano la gestione del rischio credito commerciale

Secondo un sondaggio di Atradius, l’inflazione inasprisce la pressione sulla liquidità e sulla capacità di indebitamento delle aziende nordamericane. Cresce il ricorso all’assicurazione del credito commerciale.

L’impatto della forte crescita dell’inflazione, che ha messo in allarme le aziende e la conseguente necessità di adottare misure per proteggerne la redditività e la stessa sopravvivenza, sono i principali risultati emersi nell’ultima edizione del “Barometro sui comportamenti di pagamento tra aziende in Canada, Messico e Stati Uniti – luglio 2022” condotto da Atradius.

Diversi fattori, come il brusco aumento dei prezzi dell’energia e la grave instabilità causata dai disordini geopolitici, hanno fatto salire l’indice di inflazione globale ad un livello che non si vedeva ormai da decenni. Una situazione che ha messo in agitazione le aziende di tutto il mondo, molte delle quali temono un aumento del rischio di insolvenza nei pagamenti delle fatture commerciali delle aziende clienti. Secondo le previsioni Atradius, questo fenomeno rappresenterà una minaccia significativa alla redditività e, nella peggiore delle ipotesi, un rischio per le aziende con poche grandi commesse di trovarsi in stato di completa inattività.

Il sondaggio di Atradius rivela che le aziende di Stati Uniti, Canada e Messico, che fanno parte della zona di libero scambio USMCA, hanno risposto a tale preoccupazione migliorando notevolmente la gestione del rischio credito nelle transazioni commerciali con i propri clienti B2B. Le imprese locali che hanno scelto di affrontare il problema internamente, hanno riferito di aver effettuato controlli sul credito dei propri clienti in maniera più regolare, al fine di individuare con anticipo possibili segnali di allerta su eventuali mancati pagamenti. Questa pratica è stata riportata dal 53% delle aziende della regione, con la percentuale che sale al 61% in Messico. Le aziende intervistate hanno anche riferito di avere il più delle volte aumentato il flusso di cassa offrendo sconti alle aziende clienti per ottenere il pagamento anticipato delle fatture, oppure di aver concesso ai clienti tempi più brevi per saldare i pagamenti delle vendite a credito fatte ai fornitori. Questa pratica è stata segnalata più frequentemente in Canada e in Messico.

Tuttavia, con i tassi di interesse in aumento a causa dell’inflazione, la forte motivazione che ha spinto le aziende USMCA è stata anche quella di ottenere un accesso più facile ai finanziamenti esterni per poter sopperire alle eventuali carenze di liquidità dal mancato pagamento dei propri clienti. Dal sondaggio emerge chiaramente che tra le aziende USMCA si è verificata una maggior consapevolezza della gestione strategica del credito per affrontare l’attuale contesto di inflazione elevata che potrebbe accrescere il rischio di credito commerciale. In particolare, due società su cinque tra quelle intervistate nella regione USMCA hanno riferito il valore dell’assicurazione del credito come strumento per consolidare il proprio potere di indebitamento. Ciò è dovuto ad una maggiore protezione da parte della banca derivante dall’aver fatto ricorso ad una compagnia di assicurazione del credito specializzata per proteggersi dal rischio di mancato pagamento dei clienti B2B.

Dal sondaggio di Atradius risulta inoltre che il 70% delle aziende statunitensi che hanno assicurato i propri crediti commerciali ha dichiarato che continuerà a fare affidamento all’assicurazione del credito anche il prossimo anno, e molte di loro integreranno questo strumento con altre soluzioni, come lettere di credito e operazioni di cartolarizzazione dei crediti commerciali. I dati riportati evidenziano un 67% in Messico e un 58% in Canada.

Atradius: nel 2022 atteso in Italia un aumento del 34% di insolvenze aziendali

Secondo il sondaggio di Atradius, si teme un peggioramento dei problemi di pagamento tra aziende in tutto il mondo. Per l’Italia, la stima è di un +34% di insolvenze. Necessario un approccio strategico alla gestione rischio di credito commerciale.

Cresce in Europa, in termini di valore, la percentuale di fatture insolute alla scadenza. Si passa al 53% del valore totale delle fatture relative ad operazioni commerciali tra aziende, dal 47% dello scorso anno. Stesso discorso per i crediti inesigibili, che arrivano al 10% del valore totale delle fatture, dal 7% di un anno fa. Mentre l’Italia risulta in linea con la media europea per quanto attiene alla percentuale di crediti inesigibili su fatture emesse, il dato relativo ai ritardi di pagamento su operazioni commerciali tra aziende sale al 56% del valore totale delle fatture emesse, poco sopra la media europea e sostanzialmente in linea con quanto rilevato un anno fa. È questo, in sintesi, il dato complessivo sulla situazione del rischio di credito commerciale nel nostro Paese, secondo quanto emerge dai risultati del sondaggio annuale condotto da Atradius sui comportamenti di pagamento tra aziende a livello internazionale (Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento). Il sondaggio è stato condotto nel terzo trimestre del 2021 in Asia, Nord America ed Europa e in tredici Paesi dell’area europea, compresa l’Italia. I risultati offrono un’ampia panoramica dei comportamenti di pagamento di specifici settori e mercati, e rappresentano un termometro sull’andamento della fiducia dei mercati. 

Il peggioramento degli scenari di rischio di credito commerciale registrato quest’anno a livello mondiale sembra aver rappresentato uno stimolo al ricorso all’assicurazione dei crediti. Per quanto riguarda l’Italia, 3 aziende italiane intervistate su 5 nei settori agroalimentare, siderurgico e del tessile/abbigliamento hanno dichiarato di aver fatto ricorso a un’assicurazione del credito commerciale per proteggere i flussi di casa della propria attività. Per la maggior parte di queste aziende, l’approccio strategico alla gestione dei crediti ha permesso di mitigare gli impatti negativi del rischio di credito commerciale su tempi medi d’incasso delle fatture. Chi ha scelto di non assicurarsi ha riferito un aumento in termini di tempo, costi e risorse destinati all’incasso delle fatture insolute.

Guardando al 2022, tre quarti delle imprese intervistate prevedono di mantenere l’attuale approccio per quanto riguarda la gestione del rischio di credito commerciale. Il 70% delle aziende intervistate prevede una crescita del business per il prossimo anno, derivante dal miglioramento significativo dell’economia del nostro Paese, e dal modesto miglioramento delle dinamiche del commercio internazionale nei prossimi mesi. Benché il 46% delle imprese intervistate preveda di ricorrere al credito commerciale con la stessa frequenza di quest’anno, il 25% intende concedere dilazioni di pagamento più lunghe ai propri clienti quale forma di finanziamento a breve termine. Ad agevolare questi processi, l’adozione in modo permanente delle tecnologie digitali, già utilizzate in modo più frequente rispetto al passato nell’ambito dello smart-working e dell’e-commerce.

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha commentato: “È di pochi giorni fa la decisione della Commissione Europea di prolungare a fine giugno 2022 la vigenza di misure di supporto al tessuto economico-produttivo, per agevolarne la transizione verso la ripresa e minimizzare le criticità che potrebbero indebolirne la sostenibilità. Nonostante larga parte del tessuto economico-produttivo italiano si sia mostrato in questi anni resiliente nel saper fronteggiare la crisi pandemica, la messa in campo di ulteriori misure a supporto delle PMI, in tema di investimenti e agevolazioni di accesso a fonti esterne di finanziamento, è un chiaro segnale della necessità di un ulteriore sforzo per il 2022. Questo non può che trovare il suo logico corollario nella maggiore consapevolezza da parte delle aziende, rafforzata dall’esperienza della pandemia, verso la protezione del business dal rischio di insolvenza dei clienti. Solo così si potrà parlare di ripresa prima di tutto sostenibile, ma ancor più importante di lungo periodo”.