Maggio 31, 2026
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Atradius, un evento per parlare di impatti della transizione energetica sul commercio globale

Esperti della business community ed esponenti del mondo accademico discutono su come la transizione verso l’energia pulita potrà influire sul commercio globale e le catene di approvvigionamento, sulla liquidità aziendale e sui rischi commerciali.

Una delle sfide più urgenti affrontate dalle aziende di tutto il mondo è come attuare la transizione verso l’energia pulita in modo sicuro e senza rischi per raggiungere l’obiettivo globale Net Zero al 2050. Vista la situazione contingente legata al forte aumento dei costi dell’energia e alle criticità sul fronte della sicurezza energetica, Atradius ha voluto riunire un panel di esperti della gestione del rischio provenienti dall’industria manifatturiera, dalla comunità accademica, dal mondo bancario e del commercio, per confrontarsi sulle preoccupazioni e incertezze diffuse sulla transizione verso l’energia pulita.

Tra i temi oggetto di dibattito, come la transizione “verde” rimodellerà le dinamiche del commercio globale e la valutazione del rischio di credito dei clienti, così come gli investimenti e lo stoccaggio dell’energia green; ma si discuterà anche sulle questioni aperte come i vincoli all’approvvigionamento di energia e materie prime. Leader aziendali, direttori finanziari e credit manager avranno tutti una parte di responsabilità nel saper guidare le loro organizzazioni tra rischi e opportunità che si presenteranno nei mesi e negli anni a venire. Inoltre, saranno chiamati a rispondere a una moltitudine di domande. In che modo la transizione energetica avrà un impatto sulle catene di approvvigionamento? In che modo le aziende dovranno affrontare la spesa in conto capitale e le fonti di finanziamento? Quale sarà l’impatto complessivo sulla valutazione del rischio di credito e sul credit management nella transizione verde?

Le aziende stanno vivendo un punto di svolta nel passaggio all’energia pulita e il webinar di Atradius vuole offrire una strada da seguire. Ci saranno molte opportunità per le aziende capaci di effettuare una transizione rapida e indolore, anche se si presenteranno diversi ostacoli lungo il percorso. Ad esempio, la transizione green implicherà necessariamente investimenti massicci. Ma in che modo le banche tratteranno i dati sulla transizione e quali criteri terranno in considerazione nel finanziare i futuri progetti “verdi”? Avranno la liquidità necessaria agli investimenti e ci saranno infrastrutture adatte a questo scopo?

Tutte queste domande, e molte altre, saranno oggetto di confronto nel prossimo evento di Atradius che sarà moderato da Daisy McAndrew (ex redattore di economia e capo corrispondente politico per ITV News). I componenti del panel sono esperti noti in tutto il mondo nei rispettivi campi di attività, tra cui: Christof Rühl (Ricercatore senior presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University), Robert Leportier (Responsabile assicurazione del credito commerciale presso ArcelorMittal), Gido van Graas (Direttore generale con responsabilità per le nuove tecnologie energetiche presso ING) e Dimitri Pelckmans (Esperto di rischi commerciali e Direttore di Atradius per Belgio e Lussemburgo). L’evento sarà condotto da Claus Gramlich-Eicher, Chief Financial Officer di Atradius.

Dettagli dell’evento:
Data: giovedì 27 ottobre 2022
Ore: 10.00 CET
Durata: 45 minuti di dibattito, seguito da 15 minuti di domande e risposte in collegamento diretto.
Per registrarsi gratuitamente all’evento https://events.atradius.com/ .

Credito aziendale, parola agli esperti: fare del rating bancario il proprio biglietto da visita

Secondo l’avvocato Anna Papa, per un imprenditore è molto importante comprendere come una banca valuta la propria impresa. Cosa rappresenta il rating bancario per un’azienda.

Il concetto di indebitamento bancario, negli anni, ha subito una profonda trasformazione con l’entrata in vigore delle regole stabilite in occasione degli accordi di “Basilea I, II e III”. Mentre i contenuti di Basilea I contemplavano regole poco efficaci, in occasione di Basilea II (2004) è stato elaborato il documento denominato International Convergence of Capital Measurement and Capital Standards (Nuovo Accordo sui requisiti minimi di capitale), che è un accordo internazionale di vigilanza prudenziale, maturato nell’ambito del c.d. Comitato di Basilea, riguardante i requisiti patrimoniali delle banche. In base a tale accordo, le banche dei Paesi aderenti devono accantonare quote di capitale proporzionate al rischio assunto, valutato attraverso lo strumento del rating.

A Basilea II è poi succeduto l’accordo denominato Basilea III, entrato in vigore alla fine del 2017 (con un regime transitorio terminato all’inizio di quest’anno), che introduce una nuova metodologia per il calcolo del rischio operativo – lo “Standardised Mesaurement Approach “ (SMA) – creato con l’obiettivo di avere un procedimento efficiente ed un risultato comparabile per il calcolo del rischio operativo nella concessione di prestiti alle aziende. Pertanto, l’universo dell’indebitamento aziendale verso le banche ruota attorno al concetto di rating bancario, che esprime un giudizio relativo alla capacità di una impresa di pagare i propri debiti e, quindi, risulta essere un punteggio sulla sua affidabilità finanziaria o, visto dal punto di vista della banca, la misura del rischio che essa può assumersi nel momento in cui concede  fiducia a un’azienda.

A seguito delle Normative Europee di Basilea, ciascun istituto di credito è obbligato a classificare tutti i clienti che vengono affidati, ed è anche obbligato ad accantonare una percentuale di patrimonio a copertura degli affidamenti che concede: più alto è il rischio dell’azienda, maggiore sarà la percentuale di patrimonio da accantonare. Pertanto, la regola fondamentale che disciplina l’intero meccanismo del rating è una successione logica basata su un mix di probabilità/possibilità e di convenienza finanziaria: migliore è il rating, maggiori sono le possibilità per l’azienda di accedere al finanziamento, (di conseguenza) minori saranno i costi legati alla concessione di prestiti, (poiché) minore sarà l’accantonamento patrimoniale che la banca dovrà effettuare a riserva e (infine) migliore sarà il risultato del suo bilancio.

Per un’azienda, è molto importante “calarsi nei panni” di una banca per comprendere le ragioni dei sì e dei no, e soprattutto sapere come ragiona e qual è il suo modo di valutare l’impresa. In tal senso, qualunque banca inizierà la sua analisi esaminando gli elementi di quantità e di qualità strumentali ad una prima valutazione. I primi sono estrapolati  dai bilanci dell’azienda mettendo sotto la lente di ingrandimento solitamente i parametri fondamentali degli ultimi tre esercizi, e cioè la liquidità a breve e medio termine, il rapporto tra indebitamento e beni aziendali, la redditività e il tasso di crescita rispetto alla concorrenza.

Le seconde, ossia le informazioni di qualità, servono ad analizzare la situazione della società e dei suoi esponenti (es. protesti, procedure concorsuali in corso, atti pregiudizievoli verso soci e amministratori), i marchi, i brevetti, la qualità della clientela ed il posizionamento di mercato rispetto alla concorrenza. A questi parametri va aggiunto quello della gestione degli affidamenti in essere (in caso di richiesta di ampliamento di fidi già esistenti, anche presso altre banche). In pratica, la banca verificherà tramite la Centrale Rischi della Banca d’Italia l’esistenza di sconfinamenti, assegni non pagati alla prima presentazione, mutui pagati in ritardo ed altri eventi negativi legati alla gestione del conto corrente aziendale, che vengono segnalati automaticamente dai sistemi informatici e generano il rischio di vedersi ridotto o revocato un affidamento.

Il rating si divide in “classi”, ognuna delle quali è contrassegnata da un determinato numero di lettere A, B, C e D e descrive sinteticamente il particolare contesto in cui si trova l’azienda in un dato momento della sua vita (vedi immagine sotto).  

Per analizzare l’argomento del rating finanziario di un’azienda, P&F ha intervistato l’avvocato Anna Papa, esperta in diritto bancario e finanziario del team di Bisconti Avvocati

Quando si affronta il tema del rating finanziario delle aziende è quasi naturale parlare anche del particolare rapporto tra imprese e sistema creditizio. Secondo lei, cosa è cambiato negli ultimi 10 o 20 anni, in questa “complicata relazione” tra due attori fondamentali per la nostra economia?
Il sistema creditizio è un elemento imprescindibile da considerare nella gestione dell’attività di impresa, sia nella fase costitutiva sia nella fase evolutiva. Altrettanto fondamentale l’immagine dell’impresa agli occhi del cd. sistema creditizio. Il rapporto tra impresa e sistema creditizio e, chiaramente, degli istituti di credito, ha subito uno stravolgimento negli ultimi anni. Ci si è spostati da un visione soggettiva dell’impresa legata alla figura dell’imprenditore e della credibilità dell’impresa, quasi identificata nella persona del titolare, ad un’immagine che va progredendo verso dati più oggettivi e che non hanno più come riferimento la persona. Ciò anche rispetto alla figura degli operatori del sistema creditizio che devono necessariamente analizzare bilanci e banche dati specializzate nella verifica del merito creditizio e, quindi, rispetto al rating bancario attribuito all’impresa.

Secondo lei, le aziende e le banche lavoravano meglio prima di Basilea 1, 2 e 3, oppure lavorano meglio adesso?
L’effetto delle regole di Basilea determina maggiori verifiche sulla solidità finanziaria delle imprese in relazione al merito creditizio, e comporta più che mai la necessità delle imprese di implementare e migliorare il proprio rating. Diversamente, sarebbero destinate ad essere escluse dal sistema creditizio. Nasce più che mai l’esigenza, quindi, di eliminare le criticità. Le norme di Basilea, imponendo parametri meno discrezionali nella valutazione del rischio di credito, determina una inevitabile selezione delle imprese meritevoli di accesso al credito. Le imprese dovranno necessariamente adeguarsi e migliorare il proprio rating per poter rimanere sul mercato.

Molte delle piccole aziende di cui è fatto il nostro tessuto produttivo non conoscono il concetto di rating o, nella migliore delle ipotesi, non lo capiscono. Come lo spiegherebbe lei, da avvocato, in poche parole?
Il rating bancario è un biglietto da visita nel quale è racchiusa l’immagine dell’impresa agli occhi del sistema creditizio.

È davvero possibile per un’azienda migliorare il proprio rating bancario? Se sì, quali devono essere le condizioni di partenza?
Ogni azienda ha il dovere di migliorare il proprio rating bancario sia rispetto a situazioni di criticità che possono creare sofferenza e difficoltà finanziarie all’impresa stessa, sia rispetto all’ambizione di evoluzione e di crescita. Il raggiungimento di questi risultati passa attraverso un’attenta analisi sia delle banche dati che rilevano il livello di esposizione finanziaria dell’azienda sia attraverso l’analisi dei bilanci.

Anna Papa

Quali sono gli aspetti più importanti del rating finanziario?
E’ bene innanzitutto capire il funzionamento delle banche dati, che fotografano l’esposizione finanziaria delle aziende, e di come sia necessario integrare tali dati con gli indici di bilancio. Il sistema creditizio utilizza diversi strumenti per verificare l’affidabilità finanziaria dell’azienda, per cui è importantissimo per l’impresa adoperarsi per migliorare il proprio rating bancario al fine di ottenere maggiore affidabilità, poichè attraverso maggiori opportunità di accesso al credito è possibile consolidare la propria presenza sul mercato oppure espandersi. Il prossimo mese di Settembre (data ancora da definire) affronteremo tutti questi aspetti durante un webinar di Bisconti Avvocati dedicato esclusivamente all’argomento.

 

Deutsche Bank: molto limitata l’esposizione finanziaria in Russia

Al momento dell’invasione russa dell’Ucraina l’esposizione al rischio di mercato di Deutsche Bank era ben contenuta, e la banca aveva una modesta posizione difensiva.

Deutsche Bank ha recentemente fornito i dettagli delle sue esposizioni al rischio limitate e sostanzialmente mitigate nei confronti di Russia e Ucraina, compresi i rischi derivanti dalle sue operazioni locali. In particolare, Deutsche Bank ha ridotto significativamente la sua esposizione alla Russia e la presenza locale dal 2014, con ulteriori riduzioni nelle ultime due settimane. “Le nostre esposizioni dirette sono attualmente molto limitate e strettamente gestite. Gli effetti di secondo e terzo ordine della situazione attuale, inclusi sanzioni e rischi per la sicurezza informatica, vengono attentamente valutati e monitorati”, ha affermato Stuart Lewis, Chief Risk Officer e membro della direzione Asse.

Le esposizioni creditizie verso Russia e Ucraina rappresentano una parte molto piccola del portafoglio prestiti complessivo della banca, e sono protette da una serie di misure attenuanti del rischio. Queste includono garanzie offshore e garanzie finanziarie, mentre le esposizioni al rischio di mercato sono state notevolmente ridotte prima e dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Pertanto, al 31 dicembre 2021, l’esposizione netta creditizia della banca verso la Russia era pari a 0,6 miliardi di euro, al netto di garanzie e asset collateral. L’esposizione creditizia lorda era di 1,4 miliardi di euro, circa lo 0,3% del portafoglio crediti complessivo, mentre quella netta comprendeva 0,5 miliardi di euro verso grandi società russe con operazioni rilevanti, e flussi di cassa al di fuori della Russia (1,1 miliardi di euro lordi), contabilizzati offshore e con esposizione de minimis onshore. Inoltre, alla stessa data erano presenti 0,1 miliardi di euro da finanziamenti a società controllate di grandi multinazionali (0,3 miliardi lordi), garantiti prevalentemente da capogruppo, di cui circa il 50% contabilizzati offshore. L’esposizione creditizia netta verso l’Ucraina, invece, era pari a 42 milioni di euro (0,6 miliardi lordi).

Nel frattempo, la stragrande maggioranza dell’esposizione in derivati ​​di Deutsche Bank alla Russia è stata liquidata, e l’esposizione residua non presenta un rischio di credito rilevante in quanto la banca ha una posizione passiva netta. I prestiti offshore a controparti con collegamento russo da parte dell’attività di gestione patrimoniale sono stati adeguatamente garantiti, e la garanzia non è collegata ad attività presenti in Russia.

Inoltre, al momento dell’invasione russa dell’Ucraina l’esposizione al rischio di mercato di Deutsche Bank era ben contenuta, e la banca aveva una modesta posizione difensiva. Anche il rischio operativo derivante da una potenziale chiusura del Russian Technology Center di Deutsche Bank è ben contenuto. Il centro di servizi tecnologici della banca in Russia è uno dei numerosi centri tecnologici diffusi in tutto il mondo, e non presenta rischi significativi per la continuità operativa per il funzionamento delle operazioni globali di Deutsche Bank. Il Centro conta circa 1.500 dipendenti1, circa il 5% della forza lavoro tecnologica interna ed esterna del Gruppo. La banca considera gestibile il rischio di produzione, e ha sottoposto a stress test la capacità degli altri suoi centri tecnologici nel mondo, inclusi quelli dell’Asia, di coprire l’attività del centro localizzato in Russia.