Dicembre 12, 2025
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Halving di Bitcoin nel 2024, la storia si ripeterà? La SEC decide sui cripto-ETF

La multa di 4,3 miliardi di dollari contro Binance ha causato preoccupazione ma non ha portato al panico diffuso. La SEC decide in merito alle richieste di ETF Bitcoin da parte di Wall Street.

A cura di XTB Outlook

La quantità disponibile di valute convenzionali aumenta e diminuisce in base alle decisioni delle delle banche centrali nazionali, o di quella europea nel caso dei paesi euro. La quantità totale di Bitcoin, invece, è fissa e immutabile: ci saranno sempre e solo 21 milioni di Bitcoin. Attualmente ne sono stati creati poco più di 19 milioni, per cui ne restano ancora meno di due milioni da creare. Una volta che tutti i Bitcoin saranno estratti, la loro offerta non aumenterà più.

Il protocollo Bitcoin riduce automaticamente il numero di nuove monete emesse in ogni nuovo blocco di Bitcoin, grazie a un processo noto come halving (“dimezzamento”) che è atteso per l’anno in corso tra Aprile e Giugno. Come avviene l’Halving di Bitcoin? Ogni 10 minuti la rete di Bitcoin emette nuovi Bitcoin. Per i primi quattro anni dell’esistenza dei Bitcoin, la quantità di Bitcoin emessa ogni 10 minuti era pari a 50. Ogni quattro anni questo numero viene dimezzato. Il giorno in cui la quantità viene dimezzata si chiama “halving“. Nel 2012, la quantità di Bitcoin emessa ogni 10 minuti è scesa da 50 a 25 Bitcoin; nel 2016, è passata da 25 a 12,5; con il dimezzamento del 2020 è scesa da 12,5 a 6,25 e nel corso del 2024 (tra Marzo e Giugno) scenderà a 3,125.

L’halving diminuisce la quantità di nuovi Bitcoin generati per blocco, e questo significa che l’offerta di nuovi Bitcoin post-halving è inferiore. Nei mercati normali, un’offerta inferiore con una richiesta stabile porta a prezzi più alti; dato che l’halving riduce l’offerta di nuovi Bitcoin, e la richiesta di solito rimane costante, il dimezzamento di solito precede impennate nel prezzo dei Bitcoin. Storicamente, c’è molta volatilità nel prezzo del Bitcoin prima e dopo un halving. Tuttavia, il prezzo del Bitcoin finisce per essere significativamente più alto qualche mese dopo. Pertanto, anche se ci sono molti altri fattori che influenzano il prezzo del Bitcoin, sembra che i dimezzamenti siano generalmente positivi per la criptovaluta dopo che la volatilità iniziale si è attenuata.

In previsione, di questo evento, in questi primi mesi del 2024 l’attenzione si concentrerà anche sulla decisione della Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti in merito alle richieste di ETF Bitcoin da parte delle principali istituzioni di Wall Street. La domanda chiave è se l’attuale livello di adozione delle criptovalute significhi un cambiamento fondamentale a lungo termine. Nel novembre 2023, le transazioni giornaliere di Bitcoin hanno raggiunto il livello record di 710.000, ma solo 235.000 erano transazioni finanziarie, il che significa una modesta crescita annua del 10%. Il numero di indirizzi Bitcoin attivi è stabile da oltre tre anni. Nonostante siano trascorsi oltre 15 anni dalla nascita di Bitcoin, la sua curva di adozione non è parallela alla rapida ascesa di Internet o di tecnologie come ChatGPT. Anche se fattori come le migrazioni dagli scambi di criptovalute, i fallimenti bancari e i nuovi progressi tecnologici in Bitcoin hanno stimolato una maggiore attività degli utenti; i dati sulle transazioni e sull’adozione non supportano in modo solido l’utilità pratica di tutte le oltre 22.000 criptovalute esistenti.

Alla fine del 2023, una multa di 4,3 miliardi di dollari imposta contro Binance dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e i procedimenti legali contro il suo fondatore, Changpeng Zhao, hanno causato preoccupazione nel mercato ma non hanno portato al panico diffuso, segnalando che gli investitori non si aspettano una situazione simile a quella generata dal falimento di “FTX” (che causò un crollo delle quotazioni e grande sfiducia nelle criptovalute). Nonostante ciò, potrebbe essere un segnale che la tendenza ad “uscire” dagli scambi di criptovalute persisterà, con effetti futuri sconosciuti per l’intero ecosistema crypto.

Per ora, le criptovalute sono ancora asset più “antisistemici” e speculativi rispetto ai prodotti con un’adozione notevole. Le istituzioni finanziarie stanno riconoscendo la crescente domanda speculativa ed esplorando modi per monetizzarla. L’accettazione degli ETF Bitcoin può portare sia gli investitori al dettaglio che quelli istituzionali ad aumentare i loro investimenti. Sia le scadenze finali della SEC (10 gennaio e 15 marzo) che la data di halving prevista per Aprile ci portano alla conclusione che la prima metà del 2024 sarà cruciale per le dinamiche del mercato delle criptovalute. Visa elabora circa 597 milioni di transazioni al giorno, rispetto a circa 1,9 milioni di transazioni giornaliere su entrambe le blockchain di Ethereum e Bitcoin, e l’ETF BlackRock iShares Ethereum Trust potrebbe fungere da catalizzatore, attirando l’attenzione degli investitori sull’intero ecosistema Ethereum e sui progetti più piccoli.

Mercati globali: il “long Covid dell’economia” domina gli scenari più della guerra

In Europa crescono i timori  per gli scenari di guerra, in Cina dominano le preoccupazioni per il destino dei titoli cinesi quotati negli USA, mentre in Giappone si rilancia l’economia. La guerra in Ucraina fa da sfondo, e nulla più.

Servendoci degli scenari elaborati da  T. Rowe Price sui principali player mondiali del mercato azionario (ex USA), proviamo ad effettuare una analisi lucida di quanto sta accadendo nei  più importanti mercati mondiali. In tal senso, se il biennio 2020-2021 era stato dominato dalla pandemia, questo 2022 è solo in apparenza “sconnesso” dagli effetti durevoli (problemi alla produzione e inflazione) del Covid-19 che, come in numerosi cluster di ex contagiati, continua a farsi sentire anche dopo qualche tempo. Si potrebbe parlare di un “long Covid dell’Economia mondiale”, che fa sentire i  propri effetti sul malato anche molti mesi dopo la sparizione del virus – identificabile nella contrazione delle catene di approvvigionamento di materie prime e semilavorati – e mai definizione potrebbe essere più calzante di questa.

Ma una cosa deve essere chiara: il conflitto scatenato dalla Russia in Ucraina non ha niente a che vedere con gli effetti della pandemia, neanche in termini anche vagamente indiretti, poiché si tratta di un’azione pianificata da molti mesi – probabilmente da qualche anno – e rinviata a causa dell’esplosione generalizzata del contagio che avrebbe fatto del conflitto armato “old-style” una mossa ancora più inopportuna di quanto non lo sia adesso in termini di principio e in termini pratici (visti gli sviluppi negativi assai inaspettati per Putin).

EUROPA e Regno Unito – L’attività economica dell’Eurozona è sembrata rallentare a marzo, con l’indice composito dei gestori degli acquisti S&P Global che è sceso a 54,5 da 55,5 di febbraio (N.d.R. le letture PMI superiori a 50 sono comunque segnali di espansione). I costi e i prezzi praticati dalle imprese sono aumentati a tassi record a causa dell’impennata dei prezzi delle materie prime e dei ritardi della catena di approvvigionamento dovuti al conflitto in Ucraina, mentre la fiducia delle imprese è crollata a causa della crescente preoccupazione per le prospettive economiche.

Le azioni in Europa si sono indebolite a causa dell’invasione russa in corso dell’Ucraina e della prospettiva di una politica monetaria più restrittiva. I rendimenti obbligazionari core dell’eurozona sono aumentati, dopo il rialzo dei Treasury statunitensi  a seguito dei commenti del presidente della Fed  Jerome Powell e delle aspettative per rialzi dei tassi più aggressivi. Anche i sondaggi dei gestori degli acquisti della zona euro, più forti del previsto, hanno spinto i rendimenti al rialzo. In questo contesto, il rendimento del bund decennale tedesco ha raggiunto il livello più alto dal 2018. Anche i rendimenti dei Gilt britannici hanno per lo più chiuso al rialzo, generalmente in tandem con i Treasury statunitensi. Tuttavia, le notizie di una minore offerta di Gilt per il prossimo anno fiscale sembravano mitigare in una certa misura questo aumento dei rendimenti.

L’Occidente impone più sanzioni alla Russia e agli Stati Uniti per fornire all’Europa più gas naturale. Questa è una mossa del tutto logica, poiché i paesi occidentali hanno concordato in diversi vertici di fornire maggiore supporto militare all’Ucraina, rafforzare le truppe ai confini europei ed estendere le sanzioni alle istituzioni, alle aziende e agli individui russi. Le misure economiche includevano l’impedire alla banca centrale russa di vendere le sue riserve auree per rafforzare la valuta e pagare l’invasione dell’Ucraina. I leader dell’Unione europea (UE) si sono concentrati sull’inasprimento delle sanzioni esistenti e sulla repressione dell’evasione, ma si sono fermati prima di imporre ulteriori limiti alle importazioni di energia russa. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno deciso di fornire all’UE altri 15 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto quest’anno, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza del blocco dalla Russia.

L’inflazione nel Regno Unito ha raggiunto il massimo da 30 anni a febbraio, esercitando pressioni sulla Banca d’Inghilterra affinché continui ad aumentare i tassi di interesse. L’indice dei prezzi al consumo è aumentato di un tasso annuo del 6,2%, superando la previsione mediana del 6% tra gli economisti intervistati da FactSet, trainato al rialzo principalmente dall’aumento delle bollette energetiche delle famiglie e dai prezzi della benzina. Anche i prezzi dei generi alimentari sono aumentati fortemente.

GIAPPONE – I mercati azionari giapponesi sono aumentati durante la settimana, con l’indice Nikkei 225 in rialzo del 4,93% e l’indice TOPIX più ampio del 3,78%. Il sentiment è stato rafforzato dalle aspettative di ulteriori stimoli economici e dalle rassicurazioni da parte della Bank of Japan (BoJ), che manterrà politiche monetarie molto accomodanti. Il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni è salito a un massimo di oltre sei anni dello 0,24%, dallo 0,21% della settimana precedente, nel mezzo di un’ondata di vendite globali di obbligazioni quando le principali banche centrali hanno iniziato ad aumentare i tassi di interesse. Lo yen si è indebolito a un minimo da oltre sei anni di circa 121,58 JPY rispetto al dollaro USA, da 119,23 della settimana precedente, principalmente a causa delle prospettive divergenti di politica monetaria per il Giappone e gli Stati Uniti.

Il governo annuncerà ulteriori misure per rilanciare l’economia, anche sulla scorta delle crescenti pressioni sul primo ministro Fumio Kishida affinché agisca per attutire l’impatto dell’aumento dei prezzi del carburante e delle materie prime su famiglie e imprese. L’indice principale dei prezzi al consumo di Tokyo, un indicatore anticipatore della media nazionale, è aumentato dello 0,8% a marzo rispetto all’anno precedente. Il governatore della BoJ Haruhiko Kuroda ha affermato che è troppo presto perché la BoJ cambi la sua posizione accomodante, con l’inflazione che rimane al di sotto del suo obiettivo del 2%, anche se ha ammesso che l’inflazione al consumo potrebbe accelerare intorno a quel livello da aprile, guidata principalmente dall’aumento dei costi energetici. Inoltre Kuroda ha ribadito la sua opinione secondo cui uno yen debole è generalmente positivo per l’economia giapponese, poiché le società nazionali beneficiano di un aumento del valore dei profitti esteri.

Anche in Giappone le gravi interruzioni della catena di approvvigionamento hanno continuato a rappresentare un ostacolo, e le aziende del settore privato hanno segnalato che le pressioni sui prezzi si stanno intensificando, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime, e hanno segnalato un più debole ottimismo per quanto riguarda le prospettive per il prossimo anno qualora il conflitto Russia-Ucraina dovesse perdurare e amplificare il suo impatto economico nell’interscambio commerciale.

CINA – I mercati cinesi sono crollati a causa dei timori di rimozione dalla quotazione per le società cinesi quotate negli Stati Uniti derivanti da una ribollente disputa bilaterale sugli standard di revisione. Per la settimana, l’indice CSI 300 a grande capitalizzazione è sceso del 2,1% e lo Shanghai Composite Index ha perso l’1,2%, secondo Reuters. In particolare, le preoccupazioni per il destino dei titoli cinesi a doppia quotazione hanno continuato a smorzare il sentiment. Le autorità di regolamentazione cinesi hanno incaricato alcune delle società quotate negli Stati Uniti del paese di preparare documenti di audit per l’anno finanziario 2021, ha riferito Reuters, citando fonti anonime. Secondo quanto riferito, le società includevano il principale motore di ricerca cinese Baidu, le piattaforme di e-commerce Alibaba e JD.com e la società di social media Weibo.

La notizia delle istruzioni delle autorità di regolamentazione cinesi alle società con doppia quotazione sembrava segnalare una certa disponibilità da parte di Pechino a capitolare alle richieste di Washington di risolvere una situazione di stallo di lunga data sugli standard di revisione. Tuttavia, gli analisti hanno notato che non è chiaro se i colloqui tra i regolatori di entrambe le parti si sarebbero concretizzati in qualcosa di chiaro. In una dichiarazione, il Public Company Accounting Oversight Board ha aggiunto che “non è chiaro” se la Cina consentirebbe alle autorità di regolamentazione statunitensi di rivedere gli audit delle società cinesi quotate negli Stati Uniti.

Per anni, gli Stati Uniti hanno chiesto l’accesso ai libri contabili delle società quotate negli Stati Uniti, ma Pechino ha rifiutato di dare accesso agli audit aziendali adducendo motivi di sicurezza nazionale. All’inizio di marzo, la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti ha nominato cinque società cinesi che potrebbero subire il delisting ai sensi della Holding Foreign Companies Accountable Act, una legge che obbliga la SEC a revocare le azioni delle società se le autorità di regolamentazione statunitensi non possono rivedere i loro audit per tre anni consecutivi.

SPAC americane, mercato pronto a ripartire. Incentivazioni agli investitori in caso di IPO

Secondo Antonio Midolo di Zest, il mercato delle SPAC americane riparte. Nuove quotazioni, annunci di acquisizioni e completamento di altre già avviate. Dal 2003 ad oggi quotate 1.100 SPAC per un valore di oltre 285 miliardi di dollari.

“Dopo una fase di debolezza e di scarso entusiasmo, dovuto anche all’intervento della Sec, il mercato SPAC Usa ha saputo riequilibrarsi e ripartire. Siamo convinti che il 2022 possa rappresentare un anno positivo per il settore”. È la previsione di Antonio Midolo, promotore e gestore del fondo Zest US SPAC.

Il mercato SPAC (Special Purpose Acquisition Company) è composto da oltre 600 società quotate in Usa a fine ottobre 2021, di cui 494 (per un controvalore raccolto di 140 miliardi di dollari) ancora in cerca di acquisizione e le altre 116 (363 miliardi di dollari) in attesa di completare l’operazione di fusione. Complessivamente dal 2003 sono state quotate 1.100 SPAC per oltre 285 miliardi di dollari. I 90 insuccessi, dovuti alla liquidazione per mancanza di successo nell’identificazione delle società target col totale rimborso di capitale raccolto nella fasi di IPO (offerta pubblica iniziale), sono concentrati nel periodo 2008-2011, quando il mercato azionario era in grossa difficoltà, mentre nell’ultimo triennio sono scesi a percentuali trascurabili sul totale delle SPAC quotate: nove, e nessuna liquidazione nel 2021. “A giudicare dal recente andamento del mercato primario, con oltre 30 nuovi IPO listati a settembre ed altrettanti almeno in ottobre e l’imminenza di future quotazioni, è chiaro che l’interesse degli investitori, degli sponsor e delle società target/da acquisire non accenna assolutamente a diminuire”, sottolinea Midolo

Gli sviluppi recenti sono stati positivi nonostante l’intervento a marzo scorso della Sec, che ha voluto raffreddare gli entusiasmi e l’eccesso di nuove quotazioni, che stavano creando una vera e propria bolla riflessa nei prezzi spesso generosamente gonfiati, non solo delle SPAC che avessero già annunciato l’operazione di fusione ma anche di tutte le neo-quotate. E infatti il semestre appena terminato è stato caratterizzato da sostanziale debolezza e scarso entusiasmo degli operatori, con quotazioni in discesa di oltre il 30%.

Nonostante le misure introdotte dalla Sec e dopo una prima fase di tracollo, il mercato SPAC ha saputo comunque riequilibrarsi e ripartire, sulla base di nuovi parametri. Tra questi, maggiori incentivazioni agli investitori in fase di IPO, maggior numero di warrant gratuiti offerti per Unit e sostanziale riduzione delle scadenze da 24 mesi a 12-18, con ulteriore compenso di 0,10 dollari a trimestre, in caso di richiesta di estensione dei termini. “Questo insieme di aggiustamenti sta ricreando le premesse non solo per un consolidamento del settore SPAC sulla notevole base dimensionale raggiunta, ma addirittura di futura crescita, in considerazione dell’equilibrio ricreato, a partire dall’estate, tra il numero di nuove quotazioni, annuncio di acquisizioni e completamento delle stesse”, conclude Midolo.

La SEC avvisa i fondi USA sulle pratiche di investimento ESG non conformi. L’ESMA indietro sui controlli

L’avviso della SEC intima ai fondi che progettano strumenti di  investimento ESG di investire esattamente come promettono di fare nei prospetti informativi. In Europa, la vigilanza dell’ESMA sull’applicazione effettiva dei criteri ESG partirà solo nel 2022.

E’ notizia recente quella secondo la quale gli ispettori della Securities and Exchange Commission (SEC), a seguito di alcune segnalazioni, stiano riscontrando nei prospetti informativi di numerosi prodotti ESG (acronimo dei termini “environmental”, “social” e “governance”) affermazioni “non comprovate” e “potenzialmente fuorvianti” – accompagnate da pratiche discutibili dei consulenti finanziari americani – riportate dalle società di investimento e fondi privati ​​che offrono questi strumenti finanziari al pubblico. Pertanto, sembrerebbe che la crescita esplosiva della domanda degli investitori per questa particolare categoria di prodotti finanziari, e la conseguente proliferazione dell’offerta, oggi si scontri con la mancanza di definizioni ESG standardizzate, tanto da rappresentare un rischio che ha costretto la Division of Examinations della SEC ad emettere un avviso.

Allison Herren Lee

“Le aziende che affermano di condurre investimenti ESG devono spiegare bene agli investitori cosa intendono per ESG, e poi devono fare esattamente ciò che dicono di fare in termini di investimento effettivo del denaro raccolto presso gli investitori”, ha detto in una dichiarazione pubblica il presidente della SEC, Allison Herren Lee. “Come con qualsiasi altra strategia di investimento – ha proseguito Herren Leeconsulenti e fondi non dovrebbero fare affermazioni che non si accordano con le loro pratiche, e i nostri esaminatori cercheranno quella coerenza tra affermazioni e pratica. Il ruolo della SEC non è quello di valutare se una particolare strategia è buona, ma di garantire che gli investitori sappiano cosa stanno ottenendo quando scelgono un particolare consulente finanziario, fondo, strategia o prodotto“.

In sintesi, gli esaminatori della SEC hanno riscontrato che le pratiche di gestione del portafoglio non erano coerenti con il modo in cui le aziende hanno divulgato i loro approcci ESG ai clienti nelle informative, inclusi i questionari di due diligence rivolti agli investitori. Ad esempio, il personale della SEC ha notato che le aziende non aderiscono ai quadri ESG globali in cui le aziende hanno affermato tale adesione, e ha anche osservato che i fondi che detengono investimenti da emittenti con punteggi ESG bassi non sono coerenti con gli approcci dichiarati dalle aziende.

“Come qualsiasi altra strategia, stiamo cercando di vedere se la divulgazione e il marketing attorno alla strategia corrispondono a ciò che sta accadendo nella pratica”, ha detto Kristin Snyder, co-vice direttore della divisione degli esami della SEC alla recente conferenza 2021 dell’associazione dei consulenti per gli investimenti. “Ad esempio, se le aziende affermano di escludere determinati titoli, esse hanno meccanismi in atto per garantire che quei titoli siano esclusi dal portafoglio?“.

Gli esaminatori hanno scoperto affermazioni infondate o potenzialmente fuorvianti in merito agli approcci ESG in una varietà di contesti. Ad esempio, lo staff ha notato materiali di marketing per alcuni fondi orientati ai fattori ESG che pubblicizzavano metriche favorevoli di rischio, rendimento e correlazione relative agli investimenti ESG senza rivelare fatti sostanziali riguardanti il ​​significativo rimborso delle spese ricevuto dallo sponsor del fondo, il che ha gonfiato i rendimenti di tali fondi. La SEC ha anche osservato affermazioni infondate da parte di consulenti americani in merito ai loro contributi sostanziali allo sviluppo di specifici prodotti ESG, quando, in realtà, i loro ruoli erano molto limitati o irrilevanti.

“L’armonizzazione delle informazioni ESG è fondamentale quando ci si prepara per un esame SEC”, ha dichiarato Mark Perlow, partner di Dechert, uno studio legale aderente alla conferenza IAA. “L’ESG, con i suoi obiettivi di sostenibilità,  è probabilmente uno dei più grandi megatrend secolari mai visti, e la SEC non può certo ignorarlo”.

L’Europa era già intervenuta sulla finanza sostenibile con il documento del 6 febbraio 2020 della European Securities Market Authority (ESMA), che ha pubblicato un piano strategico connesso alla valorizzazione dei c.d. “fattori ESG”. Nella nota, l’ESMA affermava l’importanza di definire, entro il biennio 2020-2021, un codice unico in materia di investimenti sostenibili per individuare standard tecnici armonizzati, nonché obblighi di trasparenza e due diligence, e soprattutto per accertare la presenza di fattori ESG nelle attività oggetto di investimento, in modo da prevenire il rischio connesso ai prodotti che, presentati al mercato come “sostenibili”, invece non ne hanno affatto (o solo in parte) le caratteristiche, e non soddisfano gli standard ambientali di base (c.d. pratica del “green washing”). 

Successivamente (del 17 luglio), la Commissione Ue ha adottato tre regolamenti delegati relativi ai requisiti di rendicontazione dei benchmark climatici e ai fattori ESG, poiché era chiara la consapevolezza che mancasse un processo omogeneo di sviluppo di tali prodotti. In particolare, i benchmark climatici avrebbero aiutato gli investitori attenti alle problematiche del clima a prendere decisioni informate, e a non essere eventuali vittime del green washing.

Purtroppo, in materia di vigilanza diretta “a posteriori” l’ESMA sembra essere indietro rispetto alla SEC, dal momento che si prevede che a decorrere dal 2022 verrà implementata soltanto l’attuazione dei nuovi indici di riferimento di transizione climatica e de-carbonizzazione previsti dal Regolamento EU 2019/2089. Pertanto, di monitoraggio ispettivo sulla rispondenza degli strumenti di investimento ESG al rispetto effettivo – e cioè nella pratica di investimento  – delle relative indicazioni, in territorio europeo, ancora non si parla. La sensazione, però, è che oggi si stia percorrendo il medesimo principio di vigilanza “difensiva” – come quello della “consulenza difensiva” generato dalle MiFID – che sarà invasivo sulla carta, ma poco efficace nel concreto.

USA, tramonta il mito del “Lupo di Wall Street”: dal 2020 un pò di MiFID nella consulenza finanziaria degli Stati Uniti

Riforma SEC in puro stile MiFID. Sembra ormai al capolinea l’era dell’intermediario americano immortalato nei film,  pronto a tutto pur di far soldi.

Abbiamo già avuto modo di scrivere, relativamente al percorso normativo europeo che ha portato all’entrata in vigore delle due MiFID, come tali innovazioni regolamentari fossero state concepite dall’U.E. per rivaleggiare, in materia di sistema finanziario, con quello statunitense, per decenni divenuto fonte di veri e propri miti (immortalati in celebri cult-movie come “The Wolf Of Wall Street” o il meno conosciuto “Boiler Room”) sui broker pronti a tutto pur di far soldi.

C’era chi pensava che mai, negli Stati Uniti, si potesse arrivare ad imitare il nuovo modello europeo; eppure sta accadendo, anzi è già accaduto.

Il mercato americano della consulenza finanziaria, naturalmente, è mille volte più maturo del nostro, con le sue 12.500 società di consulenza che gestiscono 82.500 miliardi di dollari (dati 2018) per conto di circa 34 milioni di clienti. I suoi 311.000 financial advisor sono suddivisi in due categorie: consulenti indipendenti (Registered Investment Adviser – RIAs) e broker-dealer, ossia la stragrande maggioranza, che eseguono le transazioni in titoli per conto dei clienti e distribuiscono prodotti finanziari.

La differenza tra le due tipologie è del tutto simile a quella oggi esistente in Italia ed in Europa: la remunerazione dei consulenti finanziari (che coinciderebbero con i nostri consulenti autonomi)  consiste in una percentuale sugli asset dei clienti, mentre i broker, che spesso operano all’interno di reti appartenenti a a grandi gruppi finanziari (Merryll Linch, Morgan Stanley etc), ricevono commissioni in base alle operazioni effettuate o ai prodotti finanziari collocati. Lo scorso 5 Giugno, è stato approvato dalla Securities and Exchange Commission (SEC) il nuovo Regolamento,  che ha messo in circolo un pacchetto di misure per aumentare la qualità e la trasparenza nei rapporti tra gli investitori al dettaglio, i consulenti finanziari e i broker-dealer, elevando i requisiti legali e le informazioni obbligatorie in linea con le aspettative degli investitori.

Pertanto, i broker verranno gravati da obblighi mai visti prima, come: 1) agire nel migliore interesse del cliente al dettaglio quando formula una raccomandazione di investimento; 2) includere obbligatoriamente l’identificazione e la comunicazione al cliente di un eventuale di conflitto di interesse; 3) fornire, all’atto di iniziare la relazione con un cliente, un riepilogo che riassuma le informazioni su servizi, commissioni e costi, conflitti di interesse e standard di condotta legale.

Il nuovo regolamento non è ancora entrato in vigore, ma sarà efficace dopo un periodo di transizione che durerà fino al 30 giugno 2020.

Dopo, niente più film da Hollywood sui broker alla Leonardo Di Caprio.

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