Maggio 30, 2026
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Città universitarie, Italia sempre più cara: gli old-50 investono sui figli che studiano all’estero

La vicenda del caro affitti per i fuori sede italiani ha portato alla luce anche il fenomeno dei giovani che vanno a studiare all’estero. Per i genitori un investimento intergenerazionale che può dare buoni frutti.

Di Marco d’Avenia

Nel Secondo Dopoguerra, per gli studenti fuori sede provenienti dai piccoli paesi le grandi città più vicine rappresentavano un vero e proprio “paese estero”, a cui adattarsi rapidamente. L’unico vantaggio era rappresentato dalla medesima lingua parlata, ma i disagi economici e logistici erano gli stessi di oggi, con le dovute proporzioni in termini di redditi reali e modalità di sostentamento. Fu così che le città capoluogo, sedi dei migliori licei e università, gradualmente raddoppiarono i propri residenti, sostenute com’erano dalle assunzioni nella Pubblica Amministrazione – allora si trovava “il posto” partecipando ai concorsi con il solo diploma – e, sul fronte abitativo, dalla fiorente industria edilizia che assicurava soluzioni abitative ad un flusso migratorio costante dalle campagne verso le città.

Gli studenti di scuola superiore e universitari, poco alla volta, divennero così gli abitanti delle città più vicine, salvo tornare nei propri paesi durante le ferie, con famiglia e nuove generazioni al seguito. Oggi, i figli dei patrimonials (altro modi di definire i babyboomers) popolano sempre di più non altre città italiane, bensì quelle straniere, spinti da un “sogno europeo” che ancora tarda ad avverarsi o, più pragmaticamente, attratti dalle migliori condizioni occupazionali di paesi come il Regno Unito, l’Irlanda e persino la “meridionalissima” Spagna, che superano l’Italia in quanto a nuove opportunità, reddito medio, qualità della vita e inclusività. Ne deriva, per i genitori over-50, la necessità di effettuare un investimento importante, che fra corso di laurea e master d’ordinanza implica quattro o cinque anni di sacrifici economici tra abitazione, retta universitaria, mantenimento ordinario e trasporti locali, con costi variabili tra 50 e 75.000 euro complessivamente.

Per coloro che scelgono le università di Roma o Milano, il caro affitti venuto recentemente alla luce – con annesse tendopoli di protesta – ha scoperchiato il vaso di Pandora della “fuga per l’istruzione” della Generazione Z. Dal punto di vista economico, questa fuga oggi presenta maggiori difficoltà per via dell’inflazione, che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi delle stanze per studenti in tutte le città europee, ed anche il costo medio della vita all’estero. E se lasciare il proprio Paese non è mai una scelta facile per un giovane – specie se si sceglie una città lontanissima dalla propria famiglia – studiare all’estero comporta numerosi vantaggi. Primo fra tutti quello di imparare forzosamente una lingua straniera diventandone “madrelingua” in un anno o due di full immersion; poi, fare nuove esperienze e intraprendere nuove relazioni sociali in preparazione dell’ingresso nel mondo lavorativo straniero, che in alcuni paesi assicura buone carriere e stipendi elevati in applicazione del criterio meritocratico.

Certo, le differenze in termini di costi sono sensibili a seconda delle città. Come vedremo più dettagliatamente nel prosieguo di questo articolo, per una stanza con bagno privato – la c.d. ensuite – si va dai 500 euro al mese di Madrid ai 1.100 euro di Dublino, passando per i 650 euro al mese di Milano e gli 800 di Parigi. Londra, da sempre la più cara di tutte, oggi viaggia dai 1.000 ai 2.500 euro mensili, a seconda del quartiere, ma per colpa della Brexit molti studenti hanno dirottato la propria preferenza verso l’Irlanda. Le mete universitarie più “esotiche”, ossia quelle dell’Europa dell’Est (Romania, Ungheria, Lituania, Lettonia) presentano prezzi più abbordabili sia per gli affitti che per costo della vita. Improponibili i paesi scandinavi, dove il costo della vita per uno studente straniero è tra i più cari al mondo, ed è quasi impossibile viverci senza sostenersi economicamente con un lavoretto part time.

Per quanto riguarda gli affitti universitari, il quadro nel nostro Paese non è dei più confortanti. Secondo l’indagine di una nota agenzia immobiliare, infatti, si evince come il costo del metro quadro italiano sia aumentato in media dell’11% rispetto ad aprile 2022. La classifica dello studio di mercato vede Milano come città più cara d’Italia, ed una stanza singola viene in media 628 euro. Il prezzo locativo sfiora poi i 25 euro al mq nelle zone Quadronno e Guastalla (le più ricercate dagli universitari), mentre gli aumenti più significativi hanno riguardato il quartiere Città Studi (+12,7%). In quest’ultimo quadrante di Milano un anno fa si reperivano prezzi locativi inferiori al 18 euro al metro quadro, mentre ora si supera abbondantemente quota 20. Completano poi il podio Bologna (467 euro per una stanza singola) e Roma (452 euro).

A questo scenario, inoltre, va sommato il fattore “qualità di vita”. Stando a uno studio condotto proprio dall’Università degli Studi di Milano su un campione di circa 7 mila studenti, il 32% degli intervistati (quasi uno su tre) si dice insoddisfatto o estremamente insoddisfatto della propria vita; il 23% si ritiene leggermente insoddisfatto, i leggermente soddisfatti sono il 22%, quelli soddisfatti appieno rappresentano il 19%, mentre il 5% non sa. Ilaria Cutica, docente di Psicologia generale, commenta così la sua indagine: “Questi dati indicano un malessere diffuso, che nel tempo può predisporre a una diminuzione della volizione e della motivazione, a un abbassamento dell’autostima, a un aumento dello stress, e anche a problematiche ansiose o depressive”. Fatti, questi, tristemente confermati da numerosi fatti di cronaca che vedono protagonisti sempre più studenti, vittime di un sistema ansiogeno ed estremamente orientato alla performance, e non alla crescita armonica delle persone.

Per questi motivi in molti – a ben vedere – preferiscono lasciare l’Italia e affidare la propria preparazione al sistema universitario di un altro paese. Ma quale città scegliere? In questi casi l’aspetto economico diventa preponderante, se non essenziale. Secondo la piattaforma immobiliare internazionale “Housing Anywhere”, la meta europea più economica in assoluto è Budapest. La capitale dell’Ungheria – oltre che alle sue fornitissime biblioteche internazionali – offre per una stanza singola 335 euro, nonostante un +16% rispetto al 2021. Stesso prezzo per Valencia (+3% su due anni fa), città di spicco anche per quanto riguarda il programma Erasmus. Medaglia di bronzo, invece, per la suggestiva Atene, dove per affittare una stanza singola servono 340 euro. Anche il Portogallo si rivela un Paese molto attento ad offrire a tutti gli studenti prezzi accessibili per una singola: 425 euro per abitare a Lisbona. Sempre restando all’estero, ci vogliono 490 euro per Vienna; 508 per Madrid e 550 per l’eclettica Barcellona; 600 per Berlino e 640 per Francoforte sul Meno.

In conclusione, si può affermare che in Italia serpeggi la convinzione che studiare in questo Paese sia un pessimo affare o un affare per pochi. L’università italiana non solo costituisce un sistema psicologicamente provante e svilente, ma rappresenta una vera e propria fonte di disagio economico per le famiglie italiane. Queste ultime, sempre più spesso, preferiscono indirizzare il proprio “investimento generazionale” verso gli stati esteri, dove è necessario affrontare un notevole dispendio di risorse finanziarie ma è più forte la sensazione di assicurare alla progenie un miglioramento di posizione in quella stessa scala sociale che, una volta, era possibile far salire all’interno del nostro Paese; quest’ultimo, poi, progrediva rapidamente grazie al mantenimento della “italianità” del percorso di crescita delle generazioni successive. Aver fatto uscire fuori dai nostri confini questo circolo virtuoso ha determinato, negli anni, un arretramento culturale ed economico dell’Italia, all’interno di una Unione Europea che, forte della egemonia dei paesi del Nord, non ci ha mai fatto sconti.

Mercato delle locazioni in italia ed Europa. 2021 a tinte fosche, 2022 probabile anno della ripresa

Anche in questo primo quadrimestre del 2021 si assiste ad una forte contrazione dei contratti stipulati per motivo di studio e lavoro. Avanzano i contratti transitori e a canone concordato. A Madrid, Berlino e Dublino quotazioni in risalita.

Nonostante i proclami di scampato pericolo e le previsioni di (quasi) azzeramento dei contagi a partire da Agosto, il Covid continua a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare, e soprattutto su quello delle locazioni nella grandi città. Infatti, il ricorso alla didattica a distanza e allo smart working ha “bloccato” nelle località di origine tanti studenti e lavoratori fuori sede, determinando una flessione sensibile della domanda che, in quanto a ripresa, rimane condizionata al fisiologico aumento previsto per i mesi estivi nelle località di vacanza. L’afflusso dei turisti, però, si prevede inferiore a quello che si verificherebbe con un auspicato ritorno alla normalità, che si pensa possa essere raggiungibile, soprattutto per le grandi città di interesse turistico, solo nell’estate 2022.

La contrazione dei canoni di locazione nelle grandi città è stata ancora pronunciata per monolocali, bilocali e trilocali. Spicca la città di Milano, dove nel corso del 2020 i canoni di locazione avevano perso più che altrove – -6,2% i monolocali, -6,8% i bilocali e -6,5% i trilocali, secondo Tecnocasa – e adesso sembrano essere lentamente indirizzati verso una lenta stabilizzazione. Infatti, nel 2021 i prezzi degli appartamenti a Milano si sono abbassati solo del 3,8% (1,145 euro affitto mensile medio) rispetto al primo trimestre 2020, a Roma del 5,9% (1.060 euro) e a Firenze del 5,4% (936 euro). Le stanze singole a Torino, invece, continuano il trend al ribasso e offrono prezzi più bassi dell’11,5% rispetto allo stesso trimestre del 2020.

Non si sa quando i prezzi raggiungeranno i valori pre-pandemia, ma i valori del primo trimestre 2021 rispetto al quarto trimestre 2020 fanno intravedere una timida ripresa che fa ben sperare per il futuro. Su tutto, però, incideranno i profondi cambiamenti dettati dalla pandemia sull’intero settore immobiliare, per cui è lecito non usare eccessiva sicurezza ed imparare a ragionare in termini di “nuovo mercato delle abitazioni”, poiché quello “vecchio” (abitazioni ampie e offerta pari o inferiore alla domanda) rimarrà un lontano ricordo.

Nei capoluoghi di provincia il fenomeno si è avvertito meno, e i valori degli affitti sono in leggero aumento per i monolocali e i bilocali; in queste aree, la domanda è sostenuta e l’offerta, talvolta, non è sufficiente. E’ confermata, inoltre, la contrazione di contratti stipulati per motivo di studio e lavoro, mentre sono in aumento coloro che hanno scelto volutamente o per necessità l’affitto.

Relativamente alle tendenze generali, la maggiore offerta ha portato numerosi inquilini a migliorare l’immobile in cui vivono, mentre dal lato dei proprietari è cresciuta la percentuale di quanti preferiscono stipulare dei contratti a canone concordato e transitorio. Infatti, i dati sui contratti stipulati nella seconda parte del 2020 segnalano una contrazione di quelli a canone libero (in un anno da 49% a 47,1%), ed un aumento del concordato (da 30% a 31,2%) e del contratto transitorio, che passa da 21,1% a 21,8%. Questo dato, molto interessante, evidenzia una delle conseguenze della pandemia: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico, hanno deciso di collocarlo sul settore residenziale optando per questa tipologia di contratto, al fine di non vincolare l’immobile per troppo tempo e per ritornare agilmente allo short rent in caso di un’inversione di trend dei flussi turistici. Il contratto a canone concordato, visti i canoni calmierati, potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown, e i proprietari ne apprezzano sempre i vantaggi fiscali.

AUMENTA L’AFFITTO COME SCELTA ABITATIVA – Anche nel 2021 si conferma la tendenza che si era manifestata nel secondo semestre del 2020, quando il 70,9% di coloro che erano in cerca di abitazione aveva scelto l’affitto come scelta abitativa, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 64,7%. In questa categoria rientrano coloro che non riescono ad acquistare, oppure chi preferisce scegliere l’affitto nonostante le buone condizioni finanziarie.

EUROPA – Riguardo la locazione di stanze private, si continua ad assistere ad un importante calo dei prezzi degli affitti rispetto al primo trimestre del 2020, tanto che ben tre città italiane sono presenti nella top 5 delle città europee in cui gli affitti per stanze singole hanno subito nel 2021 una riduzione maggiore: Milano è al primo posto, seguita da Madrid, Torino, Roma e Valencia. Rispetto al primo trimestre del 2020, Milano vede nel 2021 i prezzi medi per una stanza singola abbassarsi a 561€ (-13,7%), Torino a 386€ (-13,3%), Roma a 525€ (-13,2%) e Firenze a 431€ (-6,4%).

Al contrario, dopo essere stati in ribasso per tutto il 2020 a causa del limite imposto sugli affitti, i prezzi degli affitti degli appartamenti a Berlino e a Dublino – in quest’ultima complice la Brexit, che ha determinato il trasferimento di numerose banche e compagnie Europee da Londra nella capitale irlandese – mostrano un forte aumento per i bilocali: +11% nella prima (in media 1.122 euro al mese) e + 7,2% nella seconda (1.362 euro al mese). Per la prima volta dal secondo trimestre 2020, anche Madrid ha visto gli affitti aumentare dell’1,4% (1.119 euro al mese) per i bilocali.