Maggio 20, 2026
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Dai timori legati all’AI e dall’escalation USA-IRAN nascono opportunità di stock picking

Non è il momento di scappare dagli asset rischiosi ma di acquistare sui ribassi, con selettività. I titoli delle rinnovabili torneranno presto sotto i riflettori.

di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth

L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata sabato 28 febbraio, ha innescato una reazione di avversione al rischio nei mercati globali, che finora è rimasta relativamente ordinata. La situazione favorisce chiaramente i settori della difesa e dell’energia, mentre quelli industriale e dei consumi sono più vulnerabili, sia a causa dell’aumento dei costi energetici/logistici e dell’impatto sul reddito disponibile, sia per le potenziali ripercussioni macroeconomiche. Molto dipenderà dalla durata, dall’entità e dall’intensità del conflitto, dall’aumento del rischio di interruzioni dell’approvvigionamento energetico attraverso lo Stretto di Hormuz, dalle più ampie ripercussioni economiche del conflitto e dalle incertezze che circondano la successione della leadership iraniana le prime reazioni suggeriscono una rivalutazione selettiva del rischio piuttosto che una fuga indiscriminata dagli asset rischiosi.

Vediamo molte opportunità in questo contesto. Come sempre, quando le cose cambiano rapidamente, ci sono vincitori e vinti. E siamo molto convinti della nostra capacità di selezionare i titoli, leggendo sotto la superficie. Chi sono i vincitori? Riteniamo che una forte rotazione verso i titoli delle energie rinnovabili sia la chiave di volta in Europa e abbiamo agito di conseguenza. Crediamo che, dopo anni di declassamento, il settore tornerà sotto i riflettori, data la chiara necessità dell’Unione Europea di essere meno dipendente dal petrolio e dal gas importati sia dagli Stati Uniti (tramite GNL) che dalla Russia/Medio Oriente. Prevediamo che i nuovi investimenti saranno incentivati grazie a rendimenti consentiti più elevati e normative favorevoli.

Outlook e Posizionamento: buy the dip, ma con selettività – Finora, la situazione in Medio Oriente è tutt’altro che sotto controllo e lo Stretto di Hormuz rimane chiuso. Lo scenario peggiore è ormai alla sua seconda settimana, con notizie notturne di attacchi diretti alle petroliere nel Golfo che vedono i prezzi del petrolio tornare verso la soglia dei 100 dollari. Pertanto, non dovrebbe sorprendere più di tanto che gli asset rischiosi saranno nuovamente sotto pressione. Gli Stati Uniti, e in particolare Trump, dovranno trovare molto presto una via d’uscita, poichè il danno economico globale autoinflitto che si sta causando sta compromettendo più di ogni altra cosa le possibilità di vittoria alle elezioni di medio termine, e questa è la questione più importante per Trump. Le probabilità che i Democratici conquistino la Camera dei Rappresentanti sono già all’85%, ma dall’inizio della guerra le probabilità di conquistare il Senato sono aumentate da poco più del 30% a quasi il 50% attuale. Se i Democratici conquisteranno entrambe le camere, Trump dovrà molto probabilmente affrontare nuovamente l’impeachment. Questo fatto avrà un’influenza determinante sulle decisioni future dell’amministrazione statunitense.

Il nostro punto è capire se il mercato costringerà il governo statunitense ad agire. Riteniamo che la soglia del dolore sia vicina agli estremi che abbiamo visto lunedì 9. Pertanto, se dovessimo testare nuovamente quei livelli, vorremmo sfruttarli come opportunità di acquisto per gli asset rischiosi. Inoltre, continuiamo a osservare un elevato livello di avversione al rischio, se misurato dalla domanda continua di protezione o da vari indicatori di posizionamento di altri broker. Secondo GS, l’esposizione corta nei prodotti macroeconomici statunitensi è ai livelli registrati l’ultima volta nel 2022. Pertanto, se abbiamo ragione e un’altra mossa di avversione al rischio crea abbastanza dolore da aspettarsi una risoluzione, allora questo può portare a un significativo allentamento e a una copertura delle posizioni corte. L’impatto economico della chiusura dello Stretto di Hormuz è enorme. Non si tratta solo di petrolio. Taiwan Semi, ad esempio, dovrà ridurre la produzione di chip, poiché non riceverà più elio dal Qatar. Il danno sarà semplicemente troppo grande per non trovare una via d’uscita.

Perché suggeriamo di acquistare sui ribassi? Innanzitutto, Trump non ha l’opinione pubblica dalla sua parte; in secondo luogo, ci sono le elezioni di medio termine, e non crediamo che Trump possa permettersi di arrivare a novembre con un mercato azionario in frantumi, quindi la guerra deve finire presto. I nostri temi preferiti includono Energie rinnovabili, come sottolineato in precedenza, STM e Saipem. Abbiamo recentemente aggiunto Stellantis sulla scia delle recenti notizie molto negative relative alle svalutazioni che hanno portato il prezzo delle azioni a livelli che consideriamo un punto di ingresso molto interessante.

Telecom Italia Svg rimane una posizione chiave sulla scia del solido caso di investimento, supportato da un panorama competitivo migliore e da una governance molto più lineare con l’ingresso di Poste Italiane. Molto selettivi sui finanziari, con una preferenza per BPER e BMPS. Infrastrutture, trainate dagli investimenti pianificati dal fondo tedesco per il rinnovamento energetico, digitale e infrastrutturale (Danieli Sav.). In merito al settore della Difesa, manteniamo la nostra esposizione dopo la debolezza del 4° trimestre 2025. Le posizioni sono ponderate su nomi come Leonardo, ma abbiamo recentemente ricostruito una posizione su Fincantieri dopo il collocamento.

 

La Cina del 2022 sarà una “stand alone asset class”?

Nonostante gli interventi governativi del 2021, il mercato azionario cinese oggi appare più solido e sostenibile, e la Cina potrebbe diventare nel 2022 un asset class quasi impermeabile agli eventi del resto del mondo.

Di UBS A.M. Italia

Sui mercati azionario e obbligazionario cinese dell’Anno della Tigre cominciano ad affermarsi le caratteristiche atipiche rispetto a quelle che negli ultimi venti anni la c.d. globalizzazione economica e produttiva ha determinato in capo alle borse mondiali. Tanto è vero che, mentre nel mondo occidentale si cerca di dare soluzione alla minaccia dell’inflazione durevole alzando i tassi di interesse, in Cina succede l’esatto contrario, con la banca centrale intenta a confermare la politica monetaria accomodante e a non escludere ulteriori limature dei tassi per sostenere ancora l’economia.

Questa decorrelazione così evidente, però, non è inizia certo in epoca di pandemia. Infatti, negli ultimi cinque anni c’è stata una grande accelerazione del numero di asset allocator che hanno iniziato a studiare la Cina come un’asset class separata dai mercati emergenti. Il mercato cinese è secondo solo agli Stati Uniti in termini di dimensioni e può recuperare il ritardo se si continua ad assistere a nuove aziende, IPO e ad una crescita costante. Inoltre, c’è stata una grande correzione del mercato, e ora dovrebbero presentarsi opportunità in determinati settori, in particolare quelli con aziende che puntano alla crescita del reddito medio.

Facendo un passo indietro di qualche mese, se da un lato l’incisiva regolamentazione governativa aveva fatto sorgere un periodo di incertezza e portato ad una sostanziale riduzione del livello dei prezzi, dall’altro il perseguimento del disegno politico della c.d. Common Prosperity cinese ha creato le basi per un mercato più solido e sostenibile per gli anni a venire. In poche parole, si tratta di una nuova era per la Cina, e questo può rappresentare una vera opportunità per gli investimenti. Infatti, la sua caratteristica di “stand alone asset class” è in grado di influenzare anche il suo stesso posizionamento all’interno dei portafogli.

In tal senso, sono quattro i principali motivi per aumentare il peso di questa asset class. Il primo riguarda il c.d. “baricentro della crescita”, che negli ultimi anni si è spostato in Asia e qui rimarrà secondo le stime del FMI. Il secondo è relativo all’ampiezza del mercato cinese, sia azionario che obbligazionario, che rappresentano oggi il secondo mercato al mondo dopo quello degli Stati Uniti ma che non si rispecchia nella giusta proporzione all’interno dei portafogli, dove abbiamo ancora una allocazione residuale. Il terzo motivo riguarda l’apertura dei mercati cinesi nei principali indici globali, che renderà questa asset class sempre più liquida. Ultimo, ma non meno importante, il posizionamento strategico di questa nazione, destinatario di grandi progetti nazionali ed internazionali e sorretto dal piano quinquennale di Xi Jinping incentrato sulla tecnologia e sulla crescita del consumo interno sono tutti segnali di come la Cina voglia pianificare il proprio futuro da protagonista.

Ecco perché la Cina era e sarà sempre di più una stand alone asset class, e continuerà a crescere di importanza tra gli asset allocator.

Relativamente al mercato obbligazionario cinese, il 2021 è stato un anno fenomenale in termini di allocazione nominale su base stand alone, e la domanda di bond è arrivata prima dagli asset manager dell’Europa, poi da altri paesi che hanno gradualmente aumentato la propria esposizione e si sono staccati dalla classica allocazione proporzionale che vedeva la Cina tra i c.d. paesi emergenti. Nonostante ciò, il livello di allocazione di mercato delle obbligazioni cinesi è al 5 o 6% oggi, e rispetto alla percentuale di contribuzione della Cina al PIL mondiale, che è del 20%, lo spazio di crescita è enorme. L’offerta complessiva di credito al mercato probabilmente toccherà il punto di minimo nel primo o nel secondo trimestre del 2022, e poi inizierà a risalire. Probabilmente bisognerebbe essere un po’ più ribassisti sulle obbligazioni nel secondo semestre dell’anno, dato che c’è sempre un ritardo di circa 10 mesi una volta raggiunto il punto minimo dell’impulso creditizio.

Relativamente al mercato azionario, la sensibile correzione dei mesi scorsi ha creato delle opportunità, soprattutto per via dell’obiettivo del governo cinese di far crescere il reddito della classe media. Si ritiene pertanto che potranno crescere le quotazioni delle aziende quotate che si avvantaggeranno dell’aumento del reddito dei consumatori e della domanda di consumi, come quelle di produzione degli elettrodomestici, di quelle finanziarie, di quelle che si occupano di assistenza sanitaria e di beni di largo consumo. Le aziende produttrici di semiconduttori sono probabilmente costose, per cui bisognerà fare attenzione a cosa comprare, mentre relativamente alle aziende di servizi finanziari è necessario distinguere quelle che si occupano di credito, poco convenienti per via dell’alto livello di credito già esistente, da quelle di gestione patrimoniale e di servizi assicurativi, che invece sono sottodimensionate.

Fondamentale, comunque, è concentrarsi in ogni caso sullo stock picking anziché sul beta del mercato in generale. Inoltre, in termini di High Yeld, gli spazi di crescita ed alcuni indicatori suggeriscono che sarebbe conveniente passare dall’high yeld dei mercati emergenti all’high yeld cinese.