Aprile 29, 2026
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In aumento le probabilità di rialzo dei tassi da parte della BCE. Azionario Europa a sconto

L’azionario offre occasioni di acquisto sui ribassi. Sul fronte dei tassi, il mercato attribuisce una probabilità del 53% a un rialzo già nella riunione di aprile.

di Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik High Growth

Restiamo positivi sui titoli azionari europei e prevediamo una forte ripresa degli afflussi di capitali verso le borse europee a fini di diversificazione, con un’ulteriore riduzione dello sconto dei titoli europei rispetto a quelli statunitensi. Per quanto riguarda la Bce, il mercato attribuisce una probabilità del 53% a un rialzo già nella riunione di aprile e sta scontando circa 70 punti base di aumento cumulativo dei tassi di interesse entro la fine del 2026, con il tasso di riferimento atteso intorno al 2,70%.

Nonostante le turbolenze economiche legate all’Iran, i titoli azionari dell’UE hanno registrato una riduzione sostenuta dello sconto rispetto agli Stati Uniti. Ricordiamo che lo sconto LFL (crescita a parità di perimetro) tra Europa e Stati Uniti ha superato il suo intervallo di tendenza al ribasso all’inizio di quest’anno e i precedenti casi di superamento hanno visto lo sconto ridursi auna cifra. Suggeriamo di usare questa fase di calo del mercato azionario per acquistare sui ribassi per i seguenti motivi: Trump non ha l’opinione pubblica dalla sua parte e, in secondo luogo, in prospettiva delle elezioni di medio termine non crediamo che Trump possa permettersi di arrivare a novembre con un mercato azionario in frantumi. Quindi la guerra deve finire presto.

Il mese di marzo è stato caratterizzato da un forte aumento della volatilità sui mercati finanziari, innescato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenti tensioni sul fronte energetico. La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz ha rappresentato un elemento di discontinuità rispetto ai precedenti shock geopolitici, introducendo il rischio – almeno teoricamente – non solo di un aumento dei prezzi dell’energia, ma anche di vincoli fisici all’offerta. I mercati azionari hanno subito una correzione significativa (Azioni globali -7,7% in USD, -5,4% in EUR), sebbene in modo ordinato. La performance dei mercati azionari europei e italiani (STOXX600 -7,1%, FTSE Italia All-Share -6,5%) è rimasta nel complesso in linea con quella dei mercati americani (S&P500 -6%, Nasdaq -6,2%) e ha leggermente sovraperformato i mercati emergenti (-9,3% in EUR).

La correzione dei mercati azionari a marzo appare coerente con episodi storici di conflitti regionali, che in genere generano ribassi nell’ordine del 5-10%, con picchi più elevati solo in presenza di shock energetici prolungati. Ai livelli attuali, una parte significativa della correzione sembra già essere scontata, specialmente nello scenario di base di una graduale de-escalation o, almeno, di un contenimento degli effetti macroeconomici più estremi. Anche i tassi d’interesse hanno rispecchiato un contesto più complesso e aspettative riviste: i rendimenti sono saliti, con il titolo decennale statunitense in rialzo di +38 pb (al 4,31%) a marzo, il Bund tedesco di +38 pb (al 3,02%) e il BTP di +65 pb (al 3,92%), con un conseguente ampliamento dello spread BTP-Bund di circa +27 pb a 90 pb.

Per quanto riguarda la Fed, la curva dei tassi sta ora scontando livelli sostanzialmente stabili rispetto a quelli attuali alla fine del 2026, a fronte di aspettative che alla fine di febbraio incorporavano circa due tagli e mezzo (-60 pb). Non prevediamo mosse imminenti da parte delle banche centrali, poiché l’impatto degli attuali aumenti dei prezzi dell’energia appare finora più contenuto rispetto al 2022, le aspettative di inflazione rimangono ancorate (swap sull’inflazione EUR/USD a 5 anni rispettivamente al 2,15% e al 2,31% dal 2,08% e dal 2,38% di inizio mese) e i segnali di effetti di secondo ordine su salari e prezzi rimangono per il momento limitati, consentendo alla Fed e alla Bce di mantenere un approccio attendista e fortemente basato sui dati.

L’oro ha subito una correzione particolarmente significativa, in calo di circa il 15% rispetto ai massimi di inizio anno e scendendo da livelli record vicini ai 5.500 dollari all’area dei 4.600 dollari. A nostro avviso, il movimento è stato determinato principalmente da dinamiche di presa di profitto e di riduzione della leva finanziaria da parte degli investitori speculativi, nonché da rendimenti reali più elevati, legati alle aspettative di un aumento dei tassi di interesse. Riteniamo che, in un contesto di predominanza fiscale e data la necessità per i governi di monetizzare il debito, l’oro continui a rappresentare una classe di attività di riferimento. 

A livello di investimenti, i nostri temi preferiti includono le energie rinnovabili e le infrastrutture, trainate dagli investimenti pianificati dal fondo tedesco per il rinnovamento energetico, digitale e infrastrutturale (Danieli Sav.), mentre siamo molto selettivi sui finanziari, con una preferenza per BPER e BMPS. Altri titoli che consideriamo interessanti sono STM e Saipem, Stellantis, in virtù delle recenti notizie molto negative relative alle svalutazioni che hanno portato il prezzo delle azioni a livelli che consideriamo un punto di ingresso molto interessante, Telecom Italia Svg, che rimane un solido caso di investimento, supportato da un panorama competitivo migliore e da una governance molto più lineare con l’ingresso di Poste Italiane.