Giugno 10, 2026
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Investire a lungo termine al tempo della pandemia. Tre azioni promettenti, e occhio alle truffe

Quello di adesso potrebbe essere un buon momento per considerare di investire del denaro nel mercato azionario. Anche se i mercati dovessero andare temporaneamente indietro, a lungo termine investire in grandi aziende è sempre una decisione saggia e molto redditizia.

COVID19 è un nemico temibile e implacabile. Al momento in cui scriviamo, la malattia causata dal nuovo Coronavirus ha infettato circa 3 milioni di persone in tutto il mondo, e quasi 180.000 sono morte. Gli sforzi per combattere la pandemia stanno avendo gravi conseguenze economiche, tra cui milioni di perdite di posti di lavoro e danni devastanti a innumerevoli aziende. Si può dire che la nostra vita sia cambiata dalla sera alla mattina: all’improvviso, tutti a stare in streaming a casa, oppure alla ricerca di termometri, mascherine e carta igienica.

Eppure la speranza rimane. Un esercito di medici, scienziati e ricercatori in tutto il mondo sta lavorando instancabilmente per trovare una cura. L’ottimismo sta aumentando la possibilità di trovare presto un trattamento efficace per il COVID19, ed i mercati finanziari hanno iniziato a recuperare le loro perdite, mentre gli investitori guardano avanti verso un’eventuale ripresa economica.

Quindi quello di adesso potrebbe essere un buon momento per considerare di investire del denaro nel mercato azionario. Anche se i mercati dovessero subire una elevata volatilità ed andare temporaneamente indietro, a lungo termine investire in grandi aziende tende a essere una decisione molto saggia e redditizia, a condizione di farlo oggi e di investire in quelle aziende che trarranno un sicuro vantaggio dagli effetti del COVID19 sui costumi sociali delle persone.

Lo scenario, all’investitore comune, sembra il peggiore possibile per decidere di investire responsabilmente. Infatti, i licenziamenti stanno accelerando, i prezzi delle azioni stanno precipitando e c’è una incertezza generale che blocca qualunque ipotesi razionale. Ma se è vero che questi sono tempi disperati per l’economia, tuttavia è proprio in questi periodi che si trova l’opportunità che non arriva troppo spesso. Pertanto, è necessario confidare in due elementi, uno oggettivo e l’altro di metodo. Il primo riguarda le quotazioni delle grandi aziende: sono molto più basse di due mesi fa; il secondo è relativo al periodo: bisogna dimenticarsi del breve termine e del “mordi e fuggi”, e posizionarsi sul lungo periodo, almeno per quella fetta di capitale che non è destinato ad essere speso in tempo medio-brevi.

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Infatti, è impossibile provare a prevedere cosa accadrà a breve termine, ed il futuro a 6-12 mesi degli affari è altamente incerto ed il mercato azionario riflette tale incertezza. Però sappiamo che la pandemia sta accelerando la tendenza dei consumatori verso la dipendenza dalla tecnologia, e le imprese che operano in questo settore hanno molto da guadagnare. Il mercato azionario si riprenderà come sempre, e questi titoli usciranno dalla flessione del mercato più forti che mai.

Il prezzo delle azioni di una società riflette il valore percepito futuro di quella società. C’è un motivo per cui alcune società hanno un prezzo delle azioni più elevato rispetto ai suoi concorrenti, è importante capire IL perché. Acquistare azioni significa che stai acquistando un pezzo di quel business; pertanto, è indispensabile comprendere quel modello di business per sentirsi sereni nell’investimento. Se si dispone di un certo capitale (anche 10.000 euro, non stiamo parlando di milioni…) da investire nel mercato azionario, ecco tre titoli che possono dare risultati di grande rilievo, mentre il mercato azionario si riprende dalla pandemia di COVID19.

1) Amazon* – Forse nessuna azienda è in una posizione migliore per capitalizzare l’ambiente attuale rispetto ad Amazon.com (NASDAQ: AMZN). Con molti rivenditori tradizionali, costretti a chiudere i loro negozi a causa delle direttive sul distanziamento sociale, il colosso della vendita al dettaglio online è servito come un’ancora di salvezza per le persone bisognose di cibo e altre forniture vitali. Inoltre, in questo particolare periodo molte persone stanno facendo acquisti online per la prima volta, soprattutto sul sito web di Amazon, costituendo il nuovo nucleo di clienti fedeli dell’azienda di Besos.

2) Microsoft* (NASDAQ: MSFT) è un partner prezioso per le innumerevoli aziende ora costrette a gestire le proprie forze di lavoro in remoto. La sua piattaforma alimenta le operazioni basate sul cloud di molte aziende. Inoltre, le applicazioni Microsoft Office 365, che includono versioni basate sul cloud del suo popolare software Word e Office, semplificano il lavoro delle persone da casa. È importante sottolineare, inoltre,  che con oltre 60 miliardi di dollari in contanti netti sul suo bilancio Microsoft ha la forza finanziaria per resistere anche a una grave recessione guidata dal Coronavirus. Il titano della tecnologia genera anche un flusso di cassa abbondante, tra cui oltre $ 10 miliardi in contanti dalle operazioni nel solo secondo trimestre.

3) Il gigante del software Salesforce.com* (NYSE: CRM) sta riscuotendo un aumento della domanda per i suoi servizi di trasformazione digitale, e probabilmente continuerà dopo la pandemia, così come più aziende cercheranno di trasferire le loro operazioni nel cloud per abilitare meglio il lavoro remoto. Oltre ad essere il leader globale nel software di gestione delle relazioni con i clienti, Salesforce offre anche i migliori strumenti che consentono alle aziende di aggregare e analizzare i dati provenienti da un’ampia varietà di fonti. La spesa globale per servizi che consentono la digitalizzazione di prodotti e pratiche aziendali raggiungerà l’incredibile cifra di $ 2,3 trilioni entro il 2023, secondo la società di ricerche di mercato IDC. Questo enorme mercato offre ancora molto spazio all’espansione, anche per un’azienda da 140 miliardi di dollari come Salesforce.

Gli investitori che acquistano azioni oggi dovrebbero essere ben ricompensati in futuro, poiché questi titoli sono vere e proprie “stelle del software”, con uno straordinario potenziale di crescita a lungo termine e dividendi futuri interessanti. Fondamentale, però, rivolgersi ad una banca e/o ad un consulente finanziario per eseguire l’operazione di investimento nel modo più sicuro e regolamentato. Infatti, da almeno un anno girano sul web numerosissime truffe online che fanno leva sul nome di queste aziende (soprattutto su Amazon) per invogliare gli utenti più sprovveduti ad inviare denaro (anche piccole somme) ad operatori sconosciuti che, in realtà, spariscono rapidamente dopo aver promesso “uno stipendio costante grazie al rendimento strabiliante delle azioni”.

Su Amazon, però, bisogna riconoscere che i furbetti del web ci hanno azzeccato, avendo cominciato ben prima della diffusione del Coronavirus. Ma sempre truffe sono.

 

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Arte e Finanza, i gestori di fondi alla ricerca del valore. Come la logica di prodotto vanifica la ricerca di capolavori

Per trovare valore nell’Arte,  è fondamentale individuare solo gli artisti emergenti il cui grado di ricerca può confermare le aspettative future degli appassionati e del mercato. La Finanza sia al servizio dell’Arte (e non il contrario).

ll mercato dell’arte sembra ormai sempre più proiettato verso una evidente integrazione con i mercati finanziari e con i suoi maggiori players, interessati alle potenzialità delle opere d’arte ed ai loro margini di guadagno nel tempo. Secondo l’ultimo report di Deloitte, infatti, il valore totale degli asset in arte posseduti dai miliardari è di 1.712 miliardi di dollari, pari al 6% del totale dello stock di ricchezza. Eppure, l’adattabilità ai sistemi di finanza tradizionale di questo particolare settore – che più di tutti incarna il c.d. passion investment – non è affatto scontata, e sembra legata a doppio filo agli elementi “emozionali” che l’Arte, a differenze di azioni e obbligazioni, suscita nei suoi appassionati.

Fino ad un ventennio fa, l’acquisto di opere d’arte era una faccenda quasi esclusivamente privata, dovuta a motivazioni di natura estetica e, soprattutto, di status. Il valore economico-finanziario di un’opera aveva una importanza del tutto marginale. Successivamente, cominciarono a diffondersi alcune pubblicazioni che decantavano le sue qualità anti-cicliche, identificando il mercato dell’Arte come un contenitore ideale di scambi di beni rifugio, capaci di difendere il valore del patrimonio nei momenti di recessione (al pari dell’oro e dei diamanti).

Da lì in poi, quindi, un aumento vertiginoso degli acquisti e dei prezzi. Nel 2008, poi, il crollo del mercato finanziario ha generato una spinta notevole verso gli asset alternativi, portando alla ribalta anche gli scambi in altre categorie di passion investment (come le auto d’epoca ed i vini pregiati).

Ma i cambiamenti più profondi sono avvenuti nel meccanismo di attribuzione del valore. Prima del 2000, infatti, la consacrazione commerciale di un artista avveniva esclusivamente grazie al supporto indispensabile dello storico dell’arte o del critico prestigioso, e solo successivamente gli operatori commerciali e i collezionisti, insieme, ne permettevano gli scambi sul mercato; oggi, invece, è quasi sempre il mercato a influenzare le valutazioni dello storico dell’arte, nel senso che l’artista contemporaneo viene prima consacrato dagli operatori commerciali (che lo lanciano ad un certo livello di prezzo), e solo dopo , una volta “comprato”, egli riceve le attenzioni ed il riconoscimento artistico da parte dei musei o della gallerie più prestigiose.

Di conseguenza, artisti come Jeff Koons o Maurizio Cattelan sono nati letteralmente nelle fiere-mercato mondiali, e successivamente hanno avuto ingresso nei musei. Ma non è tutto. I gestori dei fondi specializzati in Arte stanno già strutturando i propri portafogli associando ai nomi dei “big” (Picasso, Monet etc) quelli di giovani artisti che, secondo i maggiori esperti, presentano margini di rendimento elevati. Una volta acquisite queste opere, i fondi avviano una gestione dei prestiti (lending) ai musei di tutto il mondo, condizionando il trasferimento dei capolavori all’esposizione delle opere delle giovani leve facenti parte del portafoglio, facendo in modo che il passaggio presso un museo di prestigio (o più musei nel corso dell’anno) determini una lievitazione del prezzo dell’artista.

Sembra un meccanismo facile, ma l’apparenza inganna; è fondamentale, infatti, individuare e proporre solo artisti emergenti il cui grado di ricerca artistica presenta caratteristiche tali da confermare le aspettative degli appassionati e rappresentare i futuri capolavori (per niente facile!).

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Con le dovute differenze, il meccanismo di formazione delle quotazioni descritto in precedenza per le opere d’arte somiglia moltissimo a quello che viene attuato nei mercati finanziari, allorquando un titolo azionario o obbligazionario viene immesso in un paniere/indice per la prima volta. Da quel momento, infatti, scatta un aumento della quotazione per via del fatto che sui titoli di quel paniere – che rappresenta un c.d. benchmark per il risparmio gestito – confluisce molta più liquidità in acquisto che su quelli che stanno al di fuori. Al contrario, quando un titolo esce fuori dal paniere-indice, perderà valore perché sarà scambiato (e apprezzato) di meno. Idem per le opere di un artista, se per loro sfortuna dovessero uscire dai “panieri” dei galleristi più autorevoli e dal giro dei musei.

Coloro che operano in finanza, oggi, sono abituati a trattare titoli di qualsivoglia tipologia e rischio, espressi sotto forma di un nome all’interno di una piattaforma telematica. Si tratta della c.d. “dematerializzazione”, che annulla del tutto l’elemento emozionale dettato dal possesso “immateriale” di una tale azione (es. Microsoft). Ebbene, se agli stessi operatori viene fornito il certificato rappresentativo di una singola azione, essi la possono “toccare con mano”, e provare la tipica emozione dettata dal possesso “fisico” del bene e dalla sua storia (non a caso le pareti degli uffici di molti consulenti finanziari sono tappezzate da antichi certificati di vecchie azioni, abbelliti da graziose cornici).

In ogni caso,  vendere e comprare in asta continua ad essere il mezzo più sicuro per investire. il “vecchio” meccanismo dell’asta, infatti, assicura che la formazione del prezzo di vendita sia l’autentico incrocio tra domanda e offerta, ed in più certifica la “storia” di un’opera (particolare fondamentale per i veri appassionati) e consente ai gestori di alimentare il portafoglio dei propri fondi. Arte e finanza, quindi, rappresentano due mondi  adesso ben integrati, ma è importante che la finanza sia a servizio dell’Arte, e non il contrario. In quest’ultimo caso, la seconda verrebbe relegata al rango inferiore di “prodotto vendibile”, determinando una selezione delle opere, da parte dei gestori dei fondi specializzati, basata essenzialmente sulla loro vendibilità e capacità di scambio sul mercato, e non sulle loro qualità artistiche immortali.

In questo consiste la logica finanziaria, che il mondo dei veri appassionati respinge con malcelato sdegno. Infatti, l’investimento in “arte vendibile” finirebbe con l’omologare sia la nuova produzione artistica sia il gusto del pubblico, togliendo spazio alle caratteristiche tipiche di ogni potenziale capolavoro: genio, racconto, capacità creativa, ma anche tracce delle circostanze storiche, culturali, sociali ed economiche dell’epoca in cui l’opera è stata concepita.

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