Maggio 17, 2026
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In Cina le notizie sul taglio dell’imposta di bollo confondono i traders. Indici fuori dal trading rangebound?

Gli indici azionari cinesi hanno vissuto un andamento altalenante a causa dei rumors sul taglio dell’imposta di bollo. L’euforia dei traders sui possibili tagli dei costi di negoziazione è durata poco. Indici cinesi fuori dal trading rangebound dopo tre mesi.

La recente proposta della Cina di ridurre l’imposta di bollo – che avrebbe l’effetto di portare un taglio dei costi di negoziazione – è stata interpretata erroneamente da molti investitori, nonostante tale provvedimento non sia stato ufficialmente menzionato dal governo. In una conferenza stampa, Zang Tiewei, portavoce del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, il principale organo legislativo della nazione, ha affermato che ci sono piani per modificare le bozze di delibera sulle leggi relative all’imposta di bollo, come l’abbassamento del tasso e la portata del prelievo.

Sebbene il commento di Zang non abbia menzionato il trading azionario, parecchi investitori (soprattutto quelli più piccoli) sono stati presi dall’euforia, alimentando i guadagni nelle azioni degli intermediari quotati in borsa, poiché questi ultimi trarrebbero maggior beneficio dall’aumento del volume delle transazioni a seguito del taglio. I guadagni, però, sono stati di breve durata, dopo che gli analisti di Huaxi Securities hanno sottolineato che i commenti erano stati interpretati in modo errato, perché le autorità di mercato tendono a tagliare i costi di negoziazione solo quando occorre rilanciare il mercato.

Le conseguenze sui listini non si sono fatte attendere: l’indice CSI300, che replica i 300 titoli più grandi sia di Shanghai che di Shenzhen, venerdì è balzato fino all’1,5% a un massimo intraday prima di cedere la maggior parte dei guadagni della giornata per chiudere la giornata in rialzo dello 0,5%. Gli indicatori di riferimento in entrambi i mercati sono aumentati prima di chiudere in ribasso. “I mercati cinesi sono stabili ora, e gli investitori hanno una buona fiducia”, ha affermato Li Lifeng, stratega di Huaxi, “per cui la possibilità di una riduzione dell’imposta di bollo a breve termine è estremamente bassa”.

L’emendamento al disegno di legge sull’imposta di bollo non interessa la compravendita di azioni, ha affermato il Securities Times, quotidiano gestito dal People’s Daily, portavoce del Partito comunista, citando fonti governative non identificate.

Nel complesso, l’indice Shanghai Composite è uscito da quasi tre mesi di trading rangebound, ossia da quella strategia di trading che cerca di identificare e capitalizzare il trading di azioni nei canali di prezzo, dopo aver trovato i principali livelli di supporto e resistenza e averli collegati con le linee di tendenza orizzontali (acquistando un titolo al supporto della linea di tendenza inferiore, in basso nel canale, e vendendo in prossimità della resistenza della linea di tendenza superiore, in cima al canale). Tale strategia ha trovato fine questo mese, poiché i timori di un brusco cambiamento nell’allentamento della politica monetaria e la forza dello yuan hanno aumentato l’attrattiva delle attività legate alla valuta locale.

Gli acquisti esteri di azioni cinesi onshore sono aumentati al livello più alto quest’anno a maggio, e i costi di transazione più elevati in genere vengono vissuti come una tassa dagli investitori a breve termine (come i day trader) e dai trader ad alta frequenza, che si affidano a transazioni rapide per realizzare profitti rapidi. Gli investitori a lungo termine, i fondi istituzionali e i gestori patrimoniali sono generalmente indifferenti alle mutazioni dei costi di transazione.

La Cina, fino ad oggi, ha già adeguato dieci volte l’aliquota dell’imposta di bollo sulle transazioni di azioni. L’ultima volta è stata nel settembre 2008, durante la crisi finanziaria globale, quando Pechino ha abolito l’imposta sull’acquisto di azioni e ha mantenuto il tasso di vendita allo 0,1 per cento. Le imposte di bollo in Cina vengono applicate anche ad altre aree, come le transazioni immobiliari, e i costi di negoziazione delle azioni di Hong Kong, per esempio, sono tra i più alti al mondo: a partire da agosto verrà imposta una tassa dello 0,13 per cento sia sull’acquisto che sulla vendita, contro l’attuale 0,1 per cento.

Trading online, 9 su 10 perdono capitale. Trappola “mortale” per chi non osserva metodo e disciplina

Nel trading online, chi non usa rigorosamente metodo e disciplina sarà matematicamente destinato a perdere, così come lo scommettitore in un casinò, e alimenterà la schiera di quel famoso 95% di (sedicenti) investitori che perde il  capitale ma ricorda solo le vincite.

Articolo di Matteo Bernardi

Oltre il 95% di coloro che investono nei mercati finanziari sfruttando il trading online non riesce a chiudere in profitto le proprie operazioni sia nel breve che nel lungo periodo. Bisogna chiedersi, pertanto, quali sono i motivi per cui così tanti risparmiatori, che decidono di lanciarsi nell’investimento autonomo dei propri risparmi, non riescono ad ottenere risultati profittevoli.

Lasciando da parte la questione delle piattaforme non bancarie – su quelle non certificate incombe sempre il rischio di possibili truffe – in generale, operando con il proprio sistema di home banking, perdere ingenti somme di capitale in un’operazione di trading è molto facile anche per i più “esperti” (figuriamoci per quelli inesperti), ed il segreto di questa “disgrazia” è riposto in un principio elementare ma quasi sempre non tenuto nella dovuta considerazione: nei mercati finanziari la ricchezza non viene né creata né distrutta, bensì trasferita.

Da questa regola deriva una conseguenza altrettanto elementare: se circa il 95% di c.d. traders è destinato a perdere il proprio capitale nel lungo periodo, questo denaro verrà sistematicamente guadagnato dal restante 5%.

Ma esiste davvero qualcuno che, nel lungo periodo e indipendentemente dallo scenario macroeconomico che si presenta, riesce a chiudere costantemente in profitto? E quali sono le cause per cui la maggior parte di coloro che si approcciano in autonomia al mondo dei mercati finanziari non riesce a guadagnare una cippa oppure perde il proprio capitale? La risposta alla prima domanda è SI’, esistono traders che fanno di questa attività il loro mestiere principale, riuscendo a sfruttare a loro vantaggio la maggior parte dei movimenti che il mercato ogni giorno propone loro, ed a “farsi trasferire” – legittimamente, si capisce – risorse da coloro che, invece, le perdono maldestramente.

Molti concordano sul fatto che ciò che contraddistingue traders di successo dagli altri è l’atteggiamento con cui i primi si approcciano al mercato a differenza dei secondi. In particolare, i primi riescono a creare una sorta di “codice interiore di condotta” che consente loro di agire in modo equilibrato ed efficace in ogni situazione, rispettando rigorosamente due elementi fondamentali: metodo e disciplina. Con il primo si intende l’adozione di una precisa strategia, composta da limiti auto-imposti e da “piani alternativi” che non lasciano mai l’investitore senza sapere cosa fare in caso di possibili perdite. In particolare, egli dovrà assicurarsi di poter controllare alcune variabili e, prima di effettuare ogni movimento di acquisto/vendita, conoscere i segnali di entrata/uscita da un’operazione, quanto capitale investire su ogni singolo trading, quale è la perdita massima accettabile e quanto a lungo si terrà aperta la posizione.

Se il trader non osserva questo metodo con un certo rigore, non avrà mai pieno controllo del rischio. Al contrario, egli potrà minimizzare le perdite o, in segno contrario, massimizzare i profitti. Il pieno controllo di queste quattro variabili consente di evitare, sempre e comunque, la possibilità di subire gli effetti di situazioni in cui la perdita possa avere un impatto sul proprio capitale, tale da pregiudicare l’attività di trading complessiva.

In relazione alla disciplina, essa concerne il rigoroso rispetto del metodo che ci si impone di osservare e sul quale si fa pieno affidamento. Ciò comporta il controllo delle proprie emozioni, che sono alla base delle più grandi perdite della storia dei mercati finanziari. Infatti, mettere in pratica quanto detto finora è tutt’altro che scontato, perché il contrasto interiore tra la parte razionale e irrazionale della nostra mente spesso fa prevalere la seconda, la quale è preda dei naturali istinti dell’uomo, nel senso più antropologico del termine “istinto”.

In buona sostanza, una lotta contro la nostra stessa natura umana, che richiede la giusta dose di sacrificio attraverso il quale è possibile dominare i propri istinti, i propri impulsi e le proprie emozioni.  Questo accade ai traders più esperti, i quali sono consapevoli che non tutte le operazioni possono concludersi positivamente e, in virtù di ciò, si abituano a ragionare in maniera probabilistica, abituando la mente ad accettare che se una singola operazione si traduce in perdita, non è detto che le altre abbiano lo stesso esito, e che alla fine, conta il bilancio della giornata.

Nell’attività di trading non esistono né analisi tecnica né analisi fondamentale, ma solo probabilità. Infatti, imparare a ragionare sulla base delle probabilità conferisce l’unica possibilità di riportare i guadagni anche nel lungo periodo. In ogni caso, l’analisi del comportamento individuale è basilare per comprendere al meglio ciò che accade quando ci si lancia nel trading. Secondo la teoria più accreditata, molti investitori “credono” di essere dei traders, ma in realtà agiscono come dentro ad un Casinò, ottenendo le stesse probabilità di guadagno – e di perdita, soprattutto – di un giocatore d’azzardo. Invece, la differenza tra il trader ed il giocatore d’azzardo ricade proprio nel ruolo del casinò, nel quale i limiti posti sul singolo tavolo assicurano alla casa da gioco una forte redditività complessiva anche se qualche scommettitore dovesse vincere le sue giocate (evento che il casinò mette in conto ed accetta ben volentieri). Il casinò non prova alcuna emozione nel mettere in atto queste manovre, né si fa condizionare dalle piccole perdite che di tanto in tanto subisce. Invece, il giocatore d’azzardo si fa bruciare interiormente dalle proprie emozioni e in qualsiasi gioco in cui sfiderà il banco, indipendentemente dalla strategia utilizzata – ammesso che ce l’abbia – non sarà in grado di sconfiggerlo.

In parole povere, nel trading online chi non usa metodo e disciplina andrà incontro ad una “trappola mortale” per il suo capitale, e sarà matematicamente destinato a perdere, così come lo scommettitore in un casinò, alimentando così la schiera di quel famoso 95% di (sedicenti) investitori che nel lungo perdono capitale ma ricordano solo le vincite.

Chiunque voglia approcciarsi al trading online deve tener conto di questa similitudine, e cercare di ragionare sempre come il casinò, e non come il giocatore d’azzardo.

Chi non ne è capace o non se la sente, poco male: c’è sempre la vecchia cara Borsa Valori, con le sue azioni e obbligazioni, a rendere la vita da investitori meno rischiosa di quella del trader online; per quanto, anche lei, piuttosto movimentata di questi tempi.