Mercati contrastati sui dazi di Trump, ma cresce l’ottimismo. L’azionario cinese è una opportunità
La Fed tiene i tassi invariati ma i colloqui positivi tra Cina e Stati Uniti abbassano i timori di inflazione. Azionario cinese molto promettente (dazi premettendo).
La Federal Reserve, in occasione dell’ultima riunione, ha mantenuto i tassi d’interesse fermi al 4,25%-4,50% e ha avvertito che i crescenti rischi legati a inflazione e disoccupazione, alimentati dalle imprevedibili politiche sui dazi del presidente Trump, stanno offuscando le prospettive economiche degli Stati Uniti. Il presidente Jerome Powell ha riconosciuto la profonda incertezza, dichiarando che la Fed si trova, di fatto, in una fase di stallo, in attesa di chiarire l’impatto delle tensioni commerciali.

Venerdì scorso il presidente Trump aveva scosso i mercati, ipotizzando un dazio dell’80% sulle merci cinesi, a pochi giorni dai cruciali colloqui commerciali in Svizzera del fine settimana appena concluso. In particolare, indicando che un dazio dell’80% sulle merci cinesi “sembra adeguato”, aveva lasciato intravedere una possibile apertura dopo aver precedentemente portato i dazi al 145%, sebbene la proposta restasse elevata e potrebbe continuare a pesare sui rapporti commerciali. L’incontro di Ginevra tra Stati Uniti e Cina pare essere cominciato con il piede giusto, poichè Donald Trump ha annunciato un “reset totale” nelle relazioni commerciali tra i due paesi. In un post pubblicato sulla piattaforma Truth, Trump ha elogiato l’andamento dei negoziati, definendoli “ottimi” e dichiarando che si è trattato di un “totale reset negoziato in modo amichevole, ma costruttivo”.
C’è da dire che di fronte alla imprevedibilità di Trump sulle politiche commerciali imprevedibili di Donald Trump e ad una possibile recessione degli Stati uniti, sempre più investitori internazionali hanno iniziato a guardare maggiormente all’Asia e, in particolare, alla Cina, che si sta consolidando sempre di più come pilastro di stabilità. Eppure, appena un anno fa proprio la Cina sembrava un’economia nella quale investire era considerato incauto, con un mercato azionario zavorrato dalla gravissima crisi del settore immobiliare. Oggi, invece, molte banche internazionali danno un rating buy sull’azionario cinese, innalzando le aspettative sui rendimenti per la fine dell’anno tra il 10% e il 15%.
I motivi di una simile variazione di scenario sono diversi. Innanzitutto, la Cina gode di una ritrovata credibilità generata dai piani di stimolo economico, monetario e fiscale strumentali al supporto delle banche, del settore immobiliare e dei consumi interni. Il presidente Xi Jinping ha anche annunciato la sua intenzione di voler sostenere il settore privato, facendo sì che le prospettive di crescita del Pil si mantengano robuste (+5,5%) e al di sopra dei target governativi. Inoltre, la Cina è riuscita ad affermarsi prepotentemente come un player di primo piano del settore Tech, soprattutto in segmenti chiave quali l’intelligenza artificiale, le auto elettriche, la robotica, i droni e i pannelli solari, con le aziende locali riconosciute come possibili competitor delle grandi aziende americane degli stessi comparti. Infine, l’azionario cinese appare piuttosto sottostimato, con il P/E ratio dell’indice MSCI China a 12,5 e con una crescita degli utili tra il 7% e l’8%.
Su questo scenario, naturalmente, pesa la questione dei dazi imposti da Trump, ma anche in caso di insuccesso dei colloqui di Ginevra è molto probabile che Pechino aumenterà gli stimoli fiscali a supporto della crescita e le cooperazioni con altre aree del mondo per assicurarsi sbocchi commerciali alternativi e privi di dazi.
Le borse europee venerdì hanno mostrato un deciso entusiasmo per l’accordo commerciale tra Stati Uniti e Regno Unito, in particolare per la promessa britannica di ridurre le barriere non tariffarie, ovvero quegli ostacoli normativi che da anni limitano la concorrenza straniera. In cambio di un dazio del 10% sui beni britannici, il governo del Regno Unito si è impegnato a semplificare le procedure doganali e ad allentare le restrizioni su importazioni agricole, industriali ed energetiche. Pur offrendo un vantaggio agli esportatori statunitensi, secondo molti economisti il vero vincitore sarebbe il Regno Unito: minori ostacoli al commercio potrebbero stimolare crescita, investimenti e dinamismo imprenditoriale in un’economia in difficoltà.
Nell’Unione Europea, l’economia tedesca continua ad essere fonte di preoccupazione per via dello stallo in cui è caduta negli ultimi 12 mesi. Il nuovo ministro dell’Economia, Katherina Reiche, ha invocato un cambio di passo deciso verso investimenti infrastrutturali rapidi e una maggiore propensione al rischio, per rilanciare l’economia. Intervenendo al vertice di Tegernsee, Reiche ha presentato una strategia incentrata su investimenti pubblico-privati nei settori dell’energia, dei trasporti e delle reti digitali, sottolineando che il 90% dei fondi dovrà provenire da capitali privati.









