Maggio 18, 2026
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Vaccini, Aifa “309 reazioni avverse ogni 100mila dosi, 91% non gravi”

ROMA (ITALPRESS) – L'Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato il quarto Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19. I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 aprile 2021 per i quattro vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso. Nel periodo considerato, fa sapere Aifa, sono pervenute 56.110 segnalazioni su un totale di 18.148.394 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 309 ogni 100.000 dosi), di cui il 91% sono riferite a eventi non gravi, che si risolvono completamente, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. Come riportato nei precedenti Rapporti, gli eventi segnalati insorgono prevalentemente lo stesso giorno della vaccinazione o il giorno successivo (85% dei casi).
Le segnalazioni gravi corrispondono all'8,6% del totale, con un tasso 27 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal tipo di vaccino, dalla dose (prima o seconda) e dal possibile ruolo causale della vaccinazione.
La maggior parte delle segnalazioni sono relative al vaccino Comirnaty (75%), finora il più utilizzato nella campagna vaccinale (70,9% delle dosi somministrate), e solo in minor misura al vaccino Vaxzevria (22%) e al vaccino Moderna (3%), mentre non sono presenti, nel periodo considerato, segnalazioni relative a COVID-19 Vaccino Janssen (0,1% delle dosi somministrate).
La valutazione dei casi italiani di trombosi venosa intracranica e atipica in soggetti vaccinati con Vaxzevria è in linea con le conclusioni della procedura dell'Agenzia Europa dei Medicinali. In Italia, fino al 26 aprile, sono state inserite nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza 29 segnalazioni di trombosi venose intracraniche e 5 casi di trombosi venose in sede atipica. La maggior parte di questi eventi (22 casi, 65%) hanno interessato le donne con un'età media di circa 48 anni e solo in 1/3 dei casi circa gli uomini (12 casi, 35%) con un'età media di circa 52 anni. Il tempo medio di insorgenza è stato di circa 8 giorni dopo la somministrazione della 1a dose del vaccino Vaxzevria.
L'approfondimento a livello nazionale di queste segnalazioni è condotto con il supporto di un "Gruppo di Lavoro per la valutazione dei rischi trombotici da vaccini anti-COVID-19", costituito da alcuni dei massimi esperti nazionali di trombosi ed emostasi.
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Fico “La democrazia partecipativa rafforza il rapporto con gli eletti”

ROMA (ITALPRESS) – "L'impatto sociale ed economico della pandemia ci ha confermato quanto sia importante che le Istituzioni ascoltino direttamente le richieste dei cittadini per dare una risposta effettiva ai loro bisogni. Coinvolgere le persone nei processi decisionali non risponde soltanto ai principi del Trattato sull'Unione europea e delle nostre Costituzioni. E' fondamentale anche per assicurare la qualità della decisione pubblica come pure la sua trasparenza e condivisione. E per rinsaldare la fiducia tra cittadini e politica". A dirlo il presidente della Camera, Roberto Fico, intervenendo alla Conferenza dei presidenti dei Parlamenti dell'Ue. Secondo Fico "la Conferenza sul futuro dell'Europa avviata ieri può costituire un banco di prova per questa sfida, grazie alla piattaforma digitale multilingue e ai panel dei cittadini, volti a promuovere la più ampia partecipazione soprattutto dei giovani. Ragione in più perchè Parlamenti nazionali e Parlamento europeo si rendano protagonisti di questa iniziativa".
"Le esperienze maturate in alcuni dei nostri Paesi dimostrano come lo sviluppo di canali di democrazia partecipativa non indeboliscano affatto il ruolo dei Parlamenti e la democrazia rappresentativa – osserva Fico -. Rafforzano, al contrario, il rapporto tra elettori ed eletti, la legittimazione e l'autorevolezza del Parlamento e la coesione delle nostre comunità. E inducono le persone ad esercitare consapevolmente le proprie prerogative di cittadini attivi".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Immigrazione, Salvini “Italia si comporti come altri paesi Ue”

MILANO (ITALPRESS) – "Noi a Draghi porteremo i modelli degli altri paesi europei. Siccome giustamente si parla di un Governo europeista e di quello che ci chiede l'Europa, chiederemo che l'Italia si comporti come si comporta la Spagna, la Grecia e la Francia. In nessun altro Paese ci sono i numeri, le dimensioni e i problemi che abbiamo in Italia. Non do promozioni o bocciature". Lo ha detto Matteo Salvini, leader della Lega, parlando con i giornalisti, ribadendo che "parleremo del tema sbarchi, perchè 2.148 sbarchi in 24 ore non sono compatibili con un paese che vuole ripartire. I numeri – ha continuato – dicono che sono arrivati ieri, in una domenica, di maggio il doppio dei clandestini che sbarcarono in tutto il mese di maggio quando ero ministro. Con il più che c'è il Covid. Sicuramente così non si può andare avanti. Volere è potere. Io venerdì sono a Catania in un'aula di tribunale per rispondere di quello che ho fatto e ne vado fiero". Poi, Salvini ha detto che "con Lamorgese ci siamo messaggiati ieri, però se si aspetta la solidarietà europea penso che andrà a finire come sui vaccini: il nulla. Gli altri paesi non stanno aspettando l'Europa, ma stanno difendendo i loro territori per conto loro con pieno diritto. Il presidente Draghi dice che noi meritiamo rispetto, anche sul fronte dell'immigrazione meritiamo rispetto. Non possiamo invitare i turisti da mezzo mondo su un'isola che ogni giorno vede migliaia di sbarchi. Non è serio". (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Consulenti finanziari a parcella. Nel confronto tra modello americano e italiano, vince quello inglese

Sebbene il modello italiano di consulenza finanziaria indipendente sembri essere più protettivo per gli investitori rispetto a quello americano, questo non significa che sia il migliore possibile. Infatti, quello anglosassone si rivela come il più equilibrato di tutti.

Sebbene anche il sistema finanziario degli USA si stia avvicinando, in qualche modo, verso un modello di regole più stringenti, le differenze con il sistema finanziario europeo permangono, soprattutto in termini di “maturità finanziaria” degli investitori. Negli Stati Uniti, infatti, il messaggio che i giovani adulti ricevono ormai da tre generazioni è che prima di acquistare qualunque strumento di investimento è bene chiedere una consulenza ad un buon pianificatore finanziario. In questo modo, l’americano medio ha la garanzia prestata dalla responsabilità fiduciaria di un consulente che non ha alcun incentivo a vendere un prodotto o un servizio e, quindi, è privo di qualunque conflitto di interesse. In più, è in grado di offrire un buon livello di educazione finanziaria a tutti i membri adulti della famiglia – anche ai giovanissimi, e a differenza dell’Italia è pagato per questo – sebbene possa sembrare costoso. Ma alla fine è opinione comune che ne valga la pena.

Da questo scenario si comprende come il consulente indipendente sia il primo passaggio, per la maggior parte degli americani, verso la successiva fase dell’investimento, che negli Stati Uniti si concentra subito su quattro attività fondamentali: l’accantonamento per la pensione, il mutuo per l’acquisto della casa, la copertura sanitaria (principale ed aggiuntiva, se non sono pagate dal datore di lavoro come benefit) e, per ultima, la consulenza di investimento “libero” a medio termine, di solito sovraesposta verso la componente azionaria sulla scia del vecchio adagio 60/40 (60% azionario e 40% obbligazionario).

L’americano medio va dal consulente finanziario con le idee chiare, al punto che il non affrontare anche una sola delle prime tre attività determina sospetto e diffidenza verso il professionista che si dovesse concentrare solo sulla quarta.

Un altro mondo, rispetto all’Italia, ma anche da noi qualcosa sta lentamente cambiando. In particolare, un punto di svolta è accaduto con la “consacrazione” della consulenza finanziaria fee only (o a parcella) e di coloro che la esercitano professionalmente in forza dell’iscrizione in una apposita sezione dell’Organismo Unico dei consulenti finanziari. Naturalmente, esistono i pro e i contro, ma i primi sembrano essere più rilevanti dei secondi. La parte migliore di farsi assistere da un consulente finanziario indipendente (o autonomo) è sapere che egli non vende nulla fuorchè la propria competenza e professionalità. Opera come fiduciario, garantendo l’assenza totale di conflitto di interessi. Questo, naturalmente, non garantisce che gli investitori riceveranno consigli migliori rispetto a quelli dati da uno qualunque dei consulenti non autonomi – che in Italia sono attualmente il 98% del totale dei consulenti – ma ciò aumenta le probabilità per i clienti di ricevere consigli che sono veramente destinati a essere nel loro migliore interesse.

Senza alcun legame con società specifiche, i consulenti indipendenti sono liberi di offrire una gamma più ampia di soluzioni per pianificare il raggiungimento degli obiettivi. Tuttavia, un consulente indipendente ha, per definizione, un bassissimo (e difficile) controllo dell’esecuzione delle operazioni suggerite al cliente, al contrario di un consulente non autonomo che, pur operando con un potenziale conflitto di interesse, conclude direttamente le operazioni finanziarie. Pertanto, chi vuole ricevere consulenza di investimento da un consulente indipendente dovrà rivolgersi ad un altro professionista o ad una banca per le negoziazioni titoli, per l’acquisto di fondi e di prodotti assicurativi.

Negli USA, i consulenti finanziari indipendenti sono presenti in grandissimo numero, e addebitano le proprie parcelle in diversi modi. Il metodo più comune è l’applicazione di una percentuale calcolata sulle masse amministrate (asset under management o AUM) e addebitata ogni trimestre, con pagamento automatico disposto dal cliente. Un altro metodo è quello di addebitare una tariffa oraria o mensile, oppure una tariffa fissa a prescindere dalle masse amministrate.

In generale, i pianificatori finanziari a parcella addebiteranno tra i 150 USD e i 400 USD l’ora, oppure tra i 2.500 e i 10.000 USD l’anno. Negli Stati Uniti sono ammessi gli accordi commerciali tra consulenti indipendenti e quelli non indipendenti, così per i primi è possibile guadagnare anche una parte delle commissioni, retrocesse dal broker-dealer o dall’agente assicurativo, che il cliente pagherà su prodotti di investimento e su quelli assicurativi. Da accordi come questo, però, derivano potenziali conflitti di interesse che i consulenti indipendenti americani devono evitare seguendo regole di estrema compatibilità tra i prodotti consigliati e le caratteristiche del cliente. Del resto, i controlli sono rigorosi, efficaci, rapidi ed estremamente punitivi (anche con la detenzione in carcere), e diversi professionisti vengono radiati ogni anno per avere permesso la sottoscrizione di prodotti di investimento – per mano dei broker di fiducia – non adatti alla clientela.

Infine, i consulenti USA possono anche addebitare commissioni di performance, se previste dal contratto di asset management, quando superano un benchmark di rendimento per i loro clienti. Anche le commissioni di performance, a ben vedere, creano una sorta di conflitto di interessi interno, poiché per raggiungere l’obiettivo di superamento del benchmark il consulente potrebbe essere portato a fa assumere al cliente più rischi di quanti effettivamente egli sia in grado di sopportare.

In definitiva, anche il modello americano di consulenza finanziaria non sfugge a possibili aree di conflitto di interesse, a differenza di quello italiano che, invece, prevede una separazione netta tra consulenti indipendenti e consulenti non autonomi, tra i quali non esistono attualmente punti di contatto, neanche in termini di possibili accordi professionali.

Sebbene quello indipendente italiano sembri essere, quindi, un sistema più protettivo per gli investitori rispetto a quello americano, questo non significa che sia il migliore possibile. Infatti, il modello anglosassone si rivela come il più equilibrato e tutelante di tutti, sia per gli investitori che per tutte le categorie di soggetti della catena produttiva-distributiva di servizio. Esso, in sintesi, prevede una sorta di cooperazione fra tre soggetti che, pur mantenendo le proprie caratteristiche, conservano la loro autonomia: cliente, banca depositaria e consulente.

Questa cooperazione comporta benefici per ognuna delle figure che ne fanno parte. Infatti:

– il cliente sceglie personalmente la banca di sua fiducia presso la quale depositerà il denaro in custodia,
– il cliente sceglie il consulente a cui affidare la gestione del proprio patrimonio depositato in quella banca,
– il consulente opera in piena tranquillità ed indipendenza, senza conflitto di interesse e senza vincoli commerciali di alcun tipo, nel rispetto di un contratto di gestione di portafoglio,
– la banca depositaria, in qualità di custode, ha una funzione di controllo sull’operatività e sulla buona diligenza del consulente, mentre lo stesso consulente controlla che la banca esegua le disposizioni impartite dal cliente secondo le condizioni ed i tempi concordati.

Il vantaggio più evidente, che segna così il superamento dei limiti tipici del contratto mono-mandatario attualmente in vigore in Italia, è l’eliminazione del conflitto di interessi, dal momento che il modello esclude ogni forma di retrocessione dalle società prodotto, ma attribuisce al consulente (indipendente) anche la certezza dell’esecuzione degli ordini, che così ricadrebbero sotto il proprio controllo.

Anche nel Regno Unito, naturalmente, esistono i consulenti che guadagnano una commissione dai prodotti finanziari (soprattutto assicurativi) venduti direttamente ai clienti, ma il sistema inglese non prevede alcuna collaborazione tra i c.d. tied agents – una sorta di consulenti non autonomi simili a quelli italiani – ed il consulente finanziario vero e proprio (financial adviser), e qualunque accordo economico tra le due figure è espressamente vietato.

Amministrative, Letta “Su Roma e Torino difficile accordo con M5S”

ROMA (ITALPRESS) – "Sulle grandi città abbiamo deciso di fare le primarie. E' importante che non sia io a scegliere il candidato sindaco o che sia scelto nel chiuso di una stanza. Abbiamo convocato le primarie a Roma che si svolgeranno il 20 giugno, le faremo anche a Bologna, credo una settima prima". Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, intervenendo a "Forrest" su Radio1 Rai. "Zingaretti sarebbe stato un ottimo candidato per Roma, ma l'ipotesi della sua candidatura doveva essere gestita e verificata con gli impegni nella Regione Lazio e con la campagna vaccinale. Quelle condizioni non si sono verificate. Gualtieri aveva fatto sapere da settimane che era disponibile per quella candidatura e la sua è un'ottima ipotesi", ha aggiunto.
In merito all'alleanza con il M5S, Letta ha aggiunto: "Ci sono due città, Roma e Torino, dove il Pd, quando io non c'ero, perse malamente nel 2016 e il Pd è stato all'opposizione. In queste due città è molto difficile, se non impossibile, che ci sia un accordo. Nelle altre città si cerca di fare un lavoro comune, non mi straccio le vesti per questo: si vota al primo turno per il proprio candidato, dopo si fanno ragionamenti successivi, ma non sono cose che mettono in discussione l'alleanza".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Nuova ondata di sbarchi a Lampedusa, altri avvistamenti nel Mediterraneo

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) (ITALPRESS) – Non si arresta l'ondata di sbarchi che si sta abbattendo sull'isola di Lampedusa. Nella notte al porto sono approdate quattro imbarcazioni, con a bordo 635 migranti. Ed intanto la Prefettura di Agrigento lavora al piano di trasferimenti. Infatti, l'hotspot di contrada Imbriacola è al collasso, considerato che in 24 ore si sono registrati 20 sbarchi per un totale di 2.128 persone ospitate nella struttura.
Gli ultimi, in ordine di tempo, quelli della notte scorsa. Dapprima, un peschereccio con a bordo 352 persone, di diverse nazionalità, è stato soccorso dalla Guardia costiera a 9 miglia dalla costa. Poi, una motovedetta ha tratto in salvo altri 87 migranti intercettati a 15 miglia, lasciando l'imbarcazione alla deriva. Poco dopo, altri 101 migranti, tra cui 10 donne e 3 bambini, sono stati soccorsi a 12 miglia. Ed infine sono giunte altre 95 persone, tra cui 3 donne e 5 bambini.
E Alarm Phone segnala la presenza di altre imbarcazioni in difficoltà nel Mediterraneo. L'ultima una barca con circa
60 persone a bordo: "Sono in acque internazionali e molto spaventati – si legge su twitter -. Dicono che moriranno se i
soccorsi non arrivano presto. Le autorità sono informate".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Gravina “Superlega? Stufi del braccio di ferro, pronto a mediare”

ROMA (ITALPRESS) – "Auspico di cuore che questa controversia possa essere risolta nel più breve tempo possibile. Siamo tutti stanchi di questo braccio di ferro fra la Uefa e questi tre club. Spero di essere mediatore all'interno di questa controversia che non fa bene al calcio internazionale, al calcio nazionale e alla Juve". Gabriele Gravina, numero uno della Figc e membro dell'Esecutivo Uefa, auspica che sulla vicenda Superlega si arrivi alla pace fra i vertici del calcio europeo e le tre società, Barcellona, Real e Juventus, che ancora restano ferme sulle loro posizioni. "Qui sbaglia chi non rispetta i principi ai quali bisogna ispirarsi, che sono i principi semplici che vengono affermati nella carta olimpica e a scendere negli statuti del Coni e delle Federazioni, il principio dell'esclusività della competenza gestoria dello sport in capo ai vari organismi. Il muro contro muro non fa bene al mondo dello sport e potrebbe non fare bene ad alcuni club. Il mio auspicio è che in tempi brevissimi, anche nel giro di qualche ora, possa esserci una soluzione positiva a questa continua lotta fra Uefa, Fifa e alcuni club".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Il Covid ha riscritto le regole sulla pianificazione finanziaria. I babyboomers “condannati” ad una lunga vita

Oggi i babyboomers hanno bisogno di una strategia su come gestire attivamente il patrimonio anche ben oltre i 60 anni, abbandonando l’idea che il loro tenore di vita possa poggiare le sue fondamenta nella pensione corrente e privilegiando la disponibilità mobiliare come strumento principale di copertura di costi sanitari e di assistenza medica per un periodo più lungo.

Raggiungere il pensionamento a 65 anni? Spese di assistenza medica assicurate dallo stato o da una compagnia privata? Un portafoglio di investimenti prudente o bilanciato? Investire in immobili rende sempre? Per decenni, europei e americani hanno vissuto secondo alcune di queste “regole” finanziarie, ma la pandemia di coronavirus le ha distrutte, costringendo famiglie di investitori a cercare nuovi approcci e strategie per costruire sicurezza finanziaria nel nuovo contesto socio-economico mondiale.

Pertanto, è utile valutare dove siamo adesso, e come la pandemia ha cambiato le aspettative in Europa e negli Stati Uniti. secondo uno studio di Northwestern Mutual, quasi un terzo degli americani oggi afferma che i loro piani pensionistici sono stati influenzati dall’impatto economico del Covid, con il 20% che prevede di ritardare il pensionamento oltre quanto previsto. In Europa la musica è la stessa: gli accantonamenti nei piani pensionistici privati sono aumentati sensibilmente, così come le coperture sanitarie personalizzate, per via delle paure scatenate dall’impreparazione dei sistemi pubblici – in particolare la Sanità – ad affrontare eventi improvvisi e di una certa gravità come la pandemia.

In Italia, poi, il sistema pensionistico ha già segnato un confine certo tra il tenore di vita degli attuali pensionati – quelli oltre il minimo, si intende – e i pensionati del futuro, che saranno penalizzati, a parità di contributi versati, rispetto a quelli di oggi. La sfiducia nel sistema sanitario e in coloro che l’hanno gestito fino ad oggi in maniera piuttosto discutibile, poi, ha fatto il resto.

Ciò che è interessante è che anche gli ostacoli finanziari agli obiettivi di pensionamento si sono spostati. Per esempio, prima che il COVID-19 si diffondesse ampiamente, il 42% degli americani citava la mancanza di risparmi come il principale ostacolo, mentre oggi il 49% di essi cita l’economia come il più grande ostacolo. In Europa, di contro, si è fatta strada tra i babyboomers l’idea di andare in pensione a 70 anni o giù di lì, soprattutto tra liberi professionisti e lavoratori autonomi (ma non solo). Tra questi, c’è chi dovrà continuare a lavorare per necessità, per via dei risparmi insufficienti e della preoccupazione per la sicurezza sociale. In Italia, a questi due elementi si aggiunge anche il desiderio di poter dare una mano ai figli che non riescono a trovare lavoro oppure l’hanno perso a causa dei profondi cambiamenti che la pandemia sta lasciando dietro di sé in tutto il tessuto economico e industriale del Paese.

A differenza del passato, le persone potevano fare affidamento su pensioni e benefici definiti senza pensare di dover sostenere se stesse per 25 o 30 anni dopo il superamento della soglia dei 60 di età, ma oggi l’allungamento della vita media, di per sé fattore socialmente positivo per le famiglie, si scontra con la necessità di dover affrontare costi sanitari e di assistenza medica elevati per un periodo più lungo, costringendo europei e americani ad avere un patrimonio mobiliare di una certa entità anche durante l’età pensionabile. In alternativa, se si hanno le possibilità di accantonamento, diviene indispensabile sottoscrivere delle assicurazioni sanitarie private, ma il settore in Italia dimostra ancora una certa approssimazione nell’offerta.

Pertanto, oggi i babyboomers hanno bisogno di una strategia su come gestire attivamente il patrimonio anche ben oltre i 60 anni, abbandonando l’idea che il loro tenore di vita possa poggiare le sue fondamenta nella pensione corrente e privilegiando, invece, la disponibilità mobiliare come strumento principale della propria pianificazione finanziaria. Non più, quindi, patrimonio “inerziale” a disposizione dei futuri eredi, da elargire generosamente in vita per matrimoni e case dei figli, ma asset prezioso necessario per far fronte alla cura di sé e della propria salute fisica. Parimenti, non più investimenti di breve periodo, ma orizzonti temporali anche lunghi – in proporzione all’età – adeguati all’aspettativa media di vita, e laddove il livello di educazione finanziaria sia basso, intervenire nella sua crescita con l’ausilio di un consulente finanziario.

Questa nuova strategia dovrebbe essere fondata su una pianificazione integrata ed elaborata su più scenari, idonei a garantire la soluzione di problemi specifici che saranno presenti durante l’età pensionabile. In particolare, si dovrà prestare attenzione all’impatto dell’inflazione e delle tasse, al desiderio di lasciare un’eredità ben ripartita, alla previsione di spese impreviste che, in relazione alla fascia di età, saranno piuttosto elevate. Una più abbondante riserva di risparmio “da emergenza”, pertanto, non dovrà mai mancare da una buona asset allocation, e sottostare a criteri di investimento di natura non esclusivamente monetaria. Sia in America che in Europa, infatti, con la recessione economica e l’elevata disoccupazione causata dalla pandemia molte persone hanno dovuto scavare nei loro risparmi per mantenere il tenore di vita, abbandonando i propri piani di risparmio a lungo termine.

Negli Stati Uniti, il classico portafoglio in cui le attività sono investite per il 60% in azioni e per il 40% in reddito fisso è stato a lungo l’elemento fondamentale della pianificazione finanziaria. Oggi, il portafoglio di investimenti personalizzato in base alle circostanze e agli obiettivi specifici di una persona è quello più richiesto dagli investitori statunitensi – che hanno un più alto livello di educazione finanziaria rispetto agli europei – per raggiungere la stabilità e la sicurezza finanziaria. Si è passati rapidamente dall’approccio “60/40” al mix che combina investimenti, assicurazioni sulla vita e coperture rafforzate sull’assistenza medica, e l’offerta di consulenza finanziaria si è spostata su queste esigenze.

In Europa e in Italia questo cambiamento è ancora in atto, perché i babyboomers hanno fatto tardi a prendere coscienza che l’investimento immobiliare non è più il miglior modo di garantire sicurezza finanziaria alle proprie famiglie, ma si stima che nell’arco dei prossimi tre anni la consulenza patrimoniale basata esclusivamente sul rendimento di portafoglio sarà un lontano ricordo.

I mercati sono a una svolta di lungo termine? Kolanovic: azioni value in crescita

Secondo Marko Kolanovic, capo stratega dei mercati globali di JPMorgan Chase, i mercati globali potrebbero aver raggiunto un punto di svolta, con le azioni value destinate a sovraperformare per un periodo significativo.

In occasione di una recente lettera agli investitori, JPMorgan Chase ha suggerito che il rimbalzo del valore guidato dalla ripresa dalla pandemia, dalla volatilità in calo e dal sostegno della politica fiscale e monetaria è destinato a durare per un pò di tempo. Questo, secondo Marko Kolanovic, potrebbe innescare uno spostamento degli investimenti a lungo termine verso quelli più ciclici e reflazionistici.

Marko Kolanovic

“Potremmo essere a un punto di svolta più significativo – ha dichiarato Kolanovic – e pensiamo che questa ripresa possa durare più a lungo ed essere più profonda, con un impatto maggiore sugli stili e sui flussi degli investitori di quanto le persone pensino”.

Il dibattito valore (Value) contro crescita (Growth) è uno degli argomenti più controversi nella comunità degli strateghi globali, soprattutto di recente, e cioè da quando gli scambi che hanno portato ad un rimbalzo delle azioni value si sono ridotti, ma solo temporaneamente. Nelle fasi di mercato precedenti c’era stata un’insolita convergenza di opinioni sull’oro e i titoli difensivi, seguita da scommesse sui titoli ciclici e da un irripidimento della curva dei rendimenti. Adesso, quella convergenza sembra essere finita, ed alcune banche come JPMorgan sono tra le più rialziste di Wall Street. Lo S&P500, per esempio, è previsto per fine anno a quota 4.400, rispetto alla previsione mediana di 4.100 data dalle altre banche in occasione di un sondaggio di Bloomberg.

Non mancano molti pessimisti. Bank of America e Citigroup prevedono entrambe che lo S&P500 tornerà a 3.800 entro la fine di dicembre. Gli strateghi della BofA guidati da Savita Subramanian hanno avvertito di “ritorni anemici avanti”, in una nota di questo mese, mentre un team di Citigroup guidato da Tobias Levkovich cita aspetti negativi come le valutazioni elevate e il potenziale per la Federal Reserve di ridurre gli stimoli entro la fine dell’anno.

“Sebbene l’aumento dei rendimenti del Tesoro abbia contribuito a inclinare il campo di gioco a favore degli asset value, è improbabile che questo diventi un fattore positivo per le azioni fino a quando il decennale non raggiungerà stabilmente il 2,50%”, ha affermato Kolanovic. Guardando al futuro, Kolanovic ha affermato che la leadership nei mercati azionari globali potrebbe spostarsi dagli Stati Uniti verso altri continenti. “Poiché gli Stati Uniti sono in vantaggio con la ripresa dal coronavirus, probabilmente sono più forti in questo momento, ma nella seconda metà dell’anno potrebbero lasciare il passo ad Europa, Giappone e mercati emergenti”.

Nella lettera agli investitori (che viene trasmessa una volta al mese), Kolanovic ha affermato che il suo team di asset allocation probabilmente aggiungerà ai portafogli asset alternativi, come private equity e private credit, hedge fund, strategie sistematiche e proprietà immobiliari. Inoltre, i flussi di azioni saliranno a circa 2 miliardi di USD al giorno, raddoppiando la media di circa 1 miliardo al giorno del primo trimestre dell’anno.

Il mercato del petrolio è visto come fragile attualmente, con il greggio intorno ai 60-65 USD e senza validi spunti. Molti consulenti che operano nel trading di materie prime entrano ed escono di continuo, e ci sono molti strike di opzioni intorno a 60 USD. Tuttavia, l’opinione di JPMorgan è che il petrolio si muoverà significativamente più in alto nel breve termine, grazie al ritorno “in grande stile” della domanda.

Coronavirus, Sileri “A giugno saremo come la Gran Bretagna”

ROMA (ITALPRESS) – "Il Covid c'è ancora. Fino a che avremo questi numeri di ricoveri in terapia intensiva e decessi, non possiamo abbassare la guardia. Io dico: continuiamo a non fidarci, questo è un virus cattivo. Capisco le persone e il bisogno di ricominciare a fare una vita normale, serve ancora pazienza per 2-3 settimane, aspettare che si concludano le vaccinazioni di tutti gli over 80 e che si arrivi a 30 milioni di italiani coperti con almeno la prima dose di vaccino". Così, in un'intervista al Corriere della Sera, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. L'Italia quasi ogni giorno conta ancora tra i 200 e i 300 morti per Covid che "sono ancora parte della terza ondata. Ma se la campagna vaccinale continua ad andare avanti così, entro la fine del mese quel numero si dimezzerà", osserva Sileri, affermando poi che "a giugno anche noi saremo come la Gran Bretagna. L'unica cosa che temo davvero è che vaccinati anche i trentenni, si penserà che il virus sia scomparso e in pochi sotto i 30 anni si vaccineranno". Per Sileri, però, non arriveremo mai all'immunità di gregge: "Questo è un virus strano. Continuerà ad abitare nelle persone, magari in forma più leggera, ma dovremo continuare a conviverci". Infine, sul green pass per andare in vacanza, arriverà "entro due settimane: sarà un ulteriore stimolo a farsi vaccinare". (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.