Maggio 5, 2026
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Mercato immobiliare under 44, ecco i comportamenti abitativi negli ultimi 5 anni

Esaminando le operazioni concluse dagli under 44, la scelta tra acquisto e affitto è sempre stata a favore della compravendita, con percentuali che nel 2016 si attestavano al 64,4% per le compravendite ed al 35,6% delle locazioni.

Le compravendite e locazioni degli ultimi cinque anni di acquirenti con un’età compresa tra 18 e 44 anni sono state recentemente analizzate dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, al fine di evidenziare quali siano state le tendenze sul mercato immobiliare nel periodo considerato.  Infatti, nel 2020, il 55,8% del totale delle compravendite è stato concluso da persone che ricadono in questa fascia di età, mentre gli inquilini under 44 compongono ben il 65,4% dell’intero mercato delle locazioni.  

Prendendo in considerazione solo le operazioni concluse dagli under 44, la scelta tra acquisto e affitto è sempre stata a favore della compravendita, con percentuali che nel 2016 si attestavano al 64,4% per le compravendite ed al 35,6% delle locazioni. Nel corso degli anni si è registrata una progressiva diminuzione della componente affitto, che nel 2020 scende al 29,1% sul totale delle operazioni. Evidentemente, il ribasso dei prezzi immobiliari e la contrazione dei tassi di interesse sui mutui, spingono sempre più persone, anche nelle fasce più giovani di età, a scegliere l’acquisto anziché l’affitto.

Non si registrano particolari tendenze per quanto riguarda il motivo dell’acquisto. Negli ultimi cinque anni, infatti, gli under 44 hanno comprato soprattutto l’abitazione principale (86%), mentre l’investimento compone solo il 10% delle compravendite. Anche la casa vacanza compone una parte marginale degli acquisti da parte degli under 44 e compone circa il 3% sul totale delle compravendite. La tipologia più acquistata è il trilocale, che nel corso degli anni ha compreso tra il 35% ed il 37% delle compravendite. Al secondo posto si piazzano le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che, in particolare nel 2020, hanno raggiunto quota 22,6% contro una media del 19% degli anni precedenti. In questo caso è evidente l’effetto della pandemia in atto che ha spinto anche i più giovani verso l’acquisto di tipologie più ampie e dotate di spazi esterni.

Gli acquisti di questa fascia di età raggiungono percentuali interessanti anche nelle grandi città, dove spesso si studia e poi si resta a lavorare.

Quasi sempre dietro l’acquisto di casa di questa generazione c’è il supporto della famiglia. Nell’ultimo anno abbiamo visto come le zone periferiche delle grandi città siano state preferite per la possibilità di acquistare spazi più ampi o soluzioni indipendenti a prezzi più accessibili, e la domanda rispecchia le compravendite. Il trilocale si conferma la tipologia maggiormente richiesta anche se nell’ultimo anno sono aumentate le richieste delle tipologie indipendenti.

Abitazioni, gli under44 preferiscono acquistare soluzioni indipendenti

Secondo l’Ufficio Studi Tecnocasa, il 70,9% degli under 44 ha comprato casa, mentre il 29,1% è andato in affitto. Rispetto al 2019 si registra un lieve aumento della percentuale di coloro che hanno scelto l’acquisto, incentivati da tassi sui mutui convenienti.

Tecnocasa ha analizzato di recente le scelte abitative (acquisto e locazione) degli under44 a livello nazionale, effettuate nel 2019 e nel 2020. Ne è emerso che il 70,9% degli under44 ha comprato casa ed il 29,1% è andato in affitto. Rispetto al 2019, nonostante l’emergenza sanitaria ancora in atto, si registra un lieve aumento della percentuale di coloro che hanno scelto l’acquisto, probabilmente incentivati da tassi sui mutui sempre più convenienti.

Gli under44 hanno comprato soprattutto l’abitazione principale (86,5% dei casi), mentre sono basse le percentuali di acquisti per investimento e per case vacanza (rispettivamente il 10,2% ed il 3,3%). Un anno fa si registravano percentuali sostanzialmente uguali, con una lieve flessione degli acquisti per investimento (da 10,9% a 10,2%) ed un leggero aumento della percentuale di compravendite di casa vacanza (da 2,7% a 3,3%). L’emergenza sanitaria ha determinato una leggera frenata degli acquisti per investimento ed una maggiore vivacità sul settore della casa vacanza.

Nel 2020 la tipologia più scambiata dagli under44 si conferma il trilocale con il 35,4% delle scelte, ma si segnala un aumento della percentuale di acquisti di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che si attestano al 22,6% (si fermavano al 19,6% un anno fa). L’emergenza sanitaria ed i periodi di lockdown, infatti, hanno determinato un maggior interesse per abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni.

Il 30,9% degli acquirenti under44 è single, mentre per il 69,1% dei casi si tratta di coppie e famiglie. Anche nel 2019 si registravano percentuali simili.

Nel 2020 il 64,4% degli acquirenti under44 ha comprato casa con l’ausilio di un mutuo, percentuale in crescita rispetto al 2019 quando si fermava al 62,6%. Il dato conferma una maggiore propensione al credito anche degli acquirenti più giovani, determinata dai tassi di interesse sui mutui ai minimi storici.

Analizzando il mercato delle locazioni, emerge che il 68,0% degli under 44 ha optato per questa soluzione come scelta abitativa, il 26,3% per motivi legati al lavoro e il 5,8% per motivi legati allo studio, sebbene rispetto al 2019 questa tipologia di affitti diminuisca sensibilmente (un anno fa rispettivamente erano al 29,0% e all’8,3%). Anche in questo caso lo stato di emergenza sanitaria, con il ricorso allo smart working ed alla Dad, ha inciso negativamente sul numero di stipule di contratti di locazione da parte di lavoratori trasfertisti e di studenti universitari.

La tipologia più affittata dagli under44 è il bilocale con il 41,9% delle scelte, a seguire i trilocali che si attestano al 31,0%. Gli inquilini under44 sono single nel 42,4% dei casi, mentre sono coppie e famiglie nel 57,6% dei casi.

Box e posti auto, il mercato si ridimensiona. Meglio comprare solo nelle zone con presenza di uffici

Secondo le analisi dell’Ufficio Studi Tecnocasa, i valori immobiliari dei box e dei posti auto hanno registrato nel 2020 una contrazione. Compravendite in calo del 21,3% a livello nazionale e del 24,8% nelle metropoli.

Nelle località più grandi, popolose o turistiche riuscire a trovare un posto auto o almeno un parcheggio dove lasciare la propria auto senza problemi e soprattutto senza il timore di non trovarla più può risultare una vera impresa. Questo vale soprattutto nelle zone più centrali o importanti di tali località.

Se in alcuni casi le difficoltà di trovare un box auto non sono poche, dal punto di vista dei loro prezzi, come vedremo, l’andamento risulta essere costantemente al ribasso, anche se esiste qualche timido segnale di ripresa in questi ultimi mesi.

I dati complessivi dell’ultimo triennio 2017-20 non sono stati positivi. Negli ultimi anni il settore immobiliare ha visto un notevole ribasso dei prezzi. Questo, però, non ha interessato solamente le case, e questa condizione di crisi si è estesa anche ai prezzi relativi all’acquisto dei box auto. Questo trend, quindi, sembra rispecchiare quello che sta accadendo sul mercato delle abitazioni. I dati dell’Agenzia delle Entrate, infatti, segnalano nello stesso arco temporale una diminuzione delle compravendite dei box del 21,3% a livello nazionale e del 24,8% nelle metropoli.  

Segmentando i dati di compravendita, il 68,2% delle operazioni sono state finalizzate all’acquisto, mentre il 31,8 % riguardano operazioni di locazione. La discreta percentuale di chi decide di affittare un box, pertanto, si contrappone in modo equilibrato a quella relativa agli acquirenti (48,6%) che acquistano con la finalità di mettere a reddito l’immobile (anche se prevale l’utilizzo proprio).

Tra i vantaggi del box, c’è sicuramente una maggiore facilità di gestione rispetto all’abitazione, e gli importi investiti risultano generalmente per tutte le tasche. Quando non servono più per un proprio utilizzo, si affittano a terzi ricavando un reddito variabile a seconda della zona, esattamente come per le abitazioni. In ogni caso, nel caso si trovasse un’interessante opportunità per un acquisto, è bene valutare alcuni elementi utili ad effettuare una scelta ponderata. In tal modo, non solo si acquisirà un bene di valore, ma tale valore nel corso del tempo potrà anche accrescersi considerevolmente. In primis, sarà necessario tenere in considerazione la zona e avviare l’investimento in quelle aree dove le possibilità di parcheggio scarseggiano e nelle quali c’è una presenza più bassa di box rispetto alle abitazioni, come accade per esempio nelle aree centrali o semicentrali delle città più grandi. Invece, sono da escludere quelle zone che hanno recentemente vissuto uno sviluppo urbanistico negli ultimi anni in quanto, sicuramente, saranno presenti un numero di box sufficienti a soddisfare la richiesta e le aree in cui sono stati costruiti oppure introdotti nuovi parcheggi per residenti.

Da tenere in considerazione, soprattutto, le zone che hanno un’alta presenza di uffici, specialmente se non sono collegate ottimamente con i mezzi di pubblici e non vi sono molti parcheggi disponibili. Infine, bisogna tenere conto degli oneri di gestione e delle spese condominiali dei box, anche se queste sono generalmente contenute.

Indicativamente, lo spazio di 5 x 2,4 metri è sufficiente per parcheggiare la macchina e muoversi all’interno del box. I box doppi, capaci cioè di parcheggiare due auto (e non auto più motorino), devono essere di almeno 5 x 4 metri. I box, infatti, si vendono secondo il criterio di posti auto disponibili più che per la loro metratura. Quindi, è molto importante il controllo di persona prima di effettuare l’acquisto, allo scopo di valutare se le dimensioni corrispondono a quelle dichiarate nell’annuncio di vendita.

Relativamente al condominio in cui si trova il box, uno sguardo al soffitto può rivelare macchie d’umido che potrebbero diventare un problema, idem per pavimento e muri. Inoltre, sarà bene controllare l’accesso al box e le possibilità di manovrare all’interno dell’area dei box, se si tratta di uno spazio condominiale.

Infine, è bene sapere che l’acquisto di un posto auto o di un box può beneficiare di una agevolazione del 50%, che è riconosciuta:
– Sull’acquisto dei box e dei posti auto pertinenziali che sono già realizzati (soltanto per gli oneri imputabili alla loro costruzione);
– Sulla costruzione delle autorimesse o dei posti auto, anche di proprietà comune (basta che sia presente un vincolo di pertinenzialità fra esso e l’unità immobiliare abitativa).

Mercato immobiliare, i piccoli tagli sono sempre i più scelti dagli investitori

E’ tempo di consuntivi anche per il mercato immobiliare, che nel corso del 2020 ha visto profonde trasformazioni nella struttura della domanda e nelle abitudini di acquisto. Gli appartamenti di piccola quadratura si confermano come la soluzione più ricercata per l’investimento.

I piccoli tagli sono sempre stati la scelta degli investitori che decidono di fare un acquisto con la finalità della messa a reddito. Molti di questi poi negli ultimi anni hanno optato per gli short rent, una modalità di locazione di breve termine per cui il piccolo taglio, monolocale e bilocale, risulta l’opportunità ottimale in termini di rendimento.

Con l’arrivo del Covid, in primavera, gli investitori hanno rallentato, spesso si sono fermati, a causa del crollo dei flussi turistici e della diminuzione di studenti e lavoratori fuori sede complici il c.d. Dad e lo smart working.

Infatti, spostando l’analisi sulle compravendite realizzate per investimento, nei primi sei mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, nelle grandi città risulta una lieve contrazione: dal 24,9% al 24,7%.

E questo in base alle analisi condotte dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa spiegherebbe la contrazione della domanda di piccoli tagli a livello nazionale.

Ampliando l’orizzonte temporale a nove mesi, gli acquisti per investimento si sono ripresi e, nelle grandi città, passano da 24,8% al 25%. Sono variazioni decisamente contenute ma che rendono l’idea di come questo target sia più sensibile alla pandemia. Ed è ancora più interessante notare come i cali maggiori di acquisti per investimento nei primi nove mesi dell’anno si siano avuti soprattutto nelle città del Nord Italia dove l’effetto della pandemia è stato più forte. Sarà interessante analizzare i dati che emergeranno a chiusura 2020 e inizi del 2021 per valutare gli effetti della seconda ondata.

Le città in cui gli acquisti per investimento sono diminuiti maggiormente nei primi 9 mesi del 2020 sono Genova (da 17,8% a 16,6%), Milano (da 26,1% a 23,3%), Napoli (da 39,1% a 37,2%) e Verona (da 33% a 28,2%).

In tutte queste città il bilocale resta la tipologia più scelta da chi desidera fare un investimento immobiliare. A Torino raccoglie il 56,1% delle compravendite, a Milano il 51% e a Roma il 41,4%.

Compravendita abitazioni, in calo la percentuale degli acquisti per investimento

Dallo studio del Gruppo Tecnocasa sulle compravendite effettuate in Italia emerge un calo della percentuale di chi acquista per investimento. La tendenza è confermata anche nel secondo semestre, ma aumenta l’interesse degli investitori per via delle quotazioni di mercato più basse.

Dopo anni di crescita, nel primo semestre 2020 la percentuale di acquisti per investimento registrava un ribasso dai picchi del 2018 e del 2019 (16,8% contro il 17,9% degli anni precedenti), attestandosi ai livelli del 2016. La frenata, naturalmente, è legata all’incertezza generata dall’emergenza sanitaria ancora in corso, che ha rallentato sia le compravendite di tipologie da mettere in affitto sia gli acquisti di soluzioni per realizzare B&B ed affittacamere.

La tipologia più scambiata da chi vuole mettere a reddito rimaneva il bilocale, con il 35,0% delle preferenze, a seguire i trilocali (28,2%). Anche nel primo semestre del 2019 si registravano percentuali simili.

Nel primo semestre del 2020 il rendimento annuo lordo nelle grandi città si attestava sul 5,1%, in leggera crescita rispetto al primo ed al secondo semestre del 2019 quando si fermava al 5,0%.

Focalizzando l’attenzione su chi ha comprato per mettere a reddito, il 30,2% degli investitori ha un’età compresa tra 45 e 54 anni, seguiti dai soggetti tra 35 e 44 anni (22,7%) e da coloro con età compresa tra 55 e 64 anni (22,2%). Tale composizione sembra confermata, con piccoli scostamenti, nella seconda parte del 2020.

Per questo specifico segmento di acquirenti, buona parte degli acquisti si conclude senza l’ausilio degli istituti di credito (81,7%), e solo il 18,3% degli investitori ricorre al mutuo bancario (un anno fa era al 15,7%).

Il 75,2% degli investitori sono coppie e coppie con figli, mentre il 24,8% è single (celibi/nubili, separati, divorziati e vedovi). In lieve calo, rispetto al primo semestre del 2019, la percentuale di investitori single che si attestava al 25,5% contro il 24,8% attuale.

Relativamente alla estrazione professionale degli investitori, a comprare per investimento sono soprattutto lavoratori dipendenti (41,9%), imprenditori e liberi professionisti (40,2%), e a seguire i pensionati con una percentuale del 9,4%.

Naturalmente, il calo delle compravendite che si sta verificando lungo il secondo semestre dell’anno – e che si è manifestato soprattutto da Settembre in poi – sta coinvolgendo sensibilmente le compravendite per investimento, soprattutto nelle grandi città. Roma, per esempio, sta vivendo un ribasso notevole di acquisti tradizionalmente destinati alla progettazione di B&B e di attività di affittacamere. L’unico aspetto positivo è rappresentato da timidi segnali di interesse per il settore, per via delle quotazioni più basse e della tendenza alla decrescita anche per il primo semestre 2021.  

Pensionati e abitazioni. Cresce la propensione per quelle ampie, stabile l’offerta di nude proprietà

Quello dei pensionati è un segmento immobiliare molto particolare, legato a criteri di scelta della casa raramente adottati dalle generazioni più giovani. Gli effetti della pandemia e le nuove esigenze abitative dei figli consolidano la vendita delle nude proprietà da parte degli over 65.

L’analisi delle compravendite immobiliari nel primo semestre del 2020, realizzata dai recenti studi di Tecnocasa sul territorio nazionale, evidenzia che il 7,8% degli acquisti è stato effettuato da pensionati. Si tratta della percentuale più bassa degli ultimi anni, un anno fa (primo semestre 2019) era leggermente più alta e si attestava all’8,2%, nel 2018 era dell’8,0% e nel 2017 arrivava all’8,5%. Ciò che è cambiata, nel periodo considerato – e i dati parziali del semestre in corso sembrano confermare la tendenza – è la propensione all’acquisto, da parte di chi è in pensione, di case con maggiori quadrature.

Nel dettaglio, i pensionati nel 70,9% dei casi hanno comprato l’abitazione principale, nel 20,2% dei casi hanno investito ed infine l’8,9% ha optato per la casa vacanza. Rispetto ad un anno fa, pertanto, diminuiscono le percentuali di acquisti per investimento e di case vacanza, contrazioni determinate anche dall’emergenza sanitaria che ha interessato il primo semestre del 2020 ed è tutt’ora in atto: in un anno gli acquisti per investimento sono passati dal 24,0% all’attuale 20,2%, mentre gli acquisti di case vacanza sono passati da una percentuale del 10,3% a quella attuale dell’8,9%.

Le compravendite dei pensionati si sono concentrate maggiormente sui trilocali (39,4%), seguiti dai bilocali (24,7%) e dai quattro locali (16,5%); ville, villette, rustici, case indipendenti e semi-indipendenti compongono insieme il 11,3% degli acquisti. Rispetto al primo semestre del 2019 si nota una diminuzione della percentuale di acquisti di bilocali che passano dal 28,5% all’attuale 24,7%, mentre aumenta la percentuale di compravendite di trilocali che passano dal 37,2% al 39,4%. In aumento anche la percentuale di acquisto di 4 locali, e ciò fa delineare una certa propensione all’acquisto di tipologie più ampie rispetto ad un anno fa. Anche in questo caso, il trend legato alla pandemia ed al periodo di lockdown ha spinto verso l’acquisto di abitazioni più ampie.

Restando su questo target, si è constatato che solo il 13,9% degli acquisti è stato effettuato con l’ausilio di un mutuo, mentre l’86,1% delle compravendite è avvenuto senza l’intervento da parte di istituti di credito. Rispetto ad un anno fa si registra un lieve aumento della percentuale di coloro che comprano accendendo un mutuo, si passa infatti dal 12,0% del primo semestre del 2018 all’attuale 13,9%.

Il 66,3% dei pensionati che ha acquistato casa è una coppia oppure una coppia con figli, il 19,5% è single, l’11,0% è vedovo e il 3,3% è separato o divorziato. Chi ha venduto, invece, lo ha fatto per reperire liquidità (53,3%), per migliorare la qualità abitativa (32,8%) e per trasferirsi (13,9%).

Dalla stessa analisi di Tecnocasa è possibile estrapolare i dati relativi alle compravendite di nuda proprietà, dai quali risulta che l’80,0% di chi vende lo fa per reperire liquidità, e quindi per mantenere un certo tenore di vita, oppure per far fronte ad esigenze legate all’avanzare dell’età, o ancora per sostenere i figli nell’acquisto della casa.

La maggioranza dei venditori di nuda proprietà, nel 54,3% dei casi, appartiene alle categorie dei single, vedovi, divorziati e separati. Per quanto riguarda gli acquirenti, nella maggior parte dei casi si tratta di coppie con e senza figli, che insieme compongono il 68,6% del totale.

Gli acquirenti di nuda proprietà, di contro, si concentrano soprattutto nelle fasce di età comprese tra 18 e 54 anni (77,2%), mentre solo il 22,8% ha un’età superiore a 54 anni. La tipologia più scambiata con la formula della nuda proprietà è il trilocale, con il 44,1% delle preferenze, seguono i bilocali con il 20,6%, mentre le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti si attestano al 14,7%, percentuale in aumento rispetto al primo semestre del 2019 (quando si fermavano al 7,0%), a conferma di una maggiore propensione verso le tipologie indipendenti e semi-indipendenti aumentata in occasione del periodo di lockdown

L’indagine effettuata sugli immobili in vendita con cessione della nuda proprietà rivela una maggior concentrazione in Lombardia, con a seguire Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte (dati al 01.10.2020).

Sebbene le tipologie in nuda proprietà siano costituite principalmente da appartamenti, non mancano le soluzioni indipendenti, come ville, porzioni di ville e rustici.

Con la seconda ondata, ancora in crescita gli acquisti di attici e di case con terrazzo o giardino

La tendenza si era verificata già in occasione della prima ondata, e con l’arrivo della seconda ci si attende un ulteriore consolidamento del numero di compravendite all’interno delle tipologie oggetto dell’analisi effettuata sulla scorta dei dati di Tecnocasa. Ecco il dettaglio città per città.

In occasione della prima ondata di Coronavirus, chi aveva una seconda casa al mare o in campagna vi si è trasferito già nel mese di Maggio – qualcuno anche ad Aprile – per “tenere lontano” il rischio di contrarre il virus. Coloro i quali, invece, sono rimasti rinchiusi nell’unica abitazione disponibile in città o nei grossi centri, hanno maturato il desiderio di avere una casa con uno spazio esterno, sia esso un terrazzo o un balcone, meglio ancora un giardino (opzione più probabile se si acquista una soluzione indipendente o semi-indipendente). Chi si trova nella condizione di avere maggiori disponibilità economiche, poi, si è diretto verso l’acquisto di un attico di ampia metratura.

Questa tendenza si è andata consolidando nei mesi da Giugno a Settembre, e chi ha la disponibilità economica per acquistare una seconda casa, o chi deve acquistare la prima, ha già contribuito ad un aumento delle compravendite in questo settore del mercato immobiliare. Per coloro, invece, che volessero valutare sia l’opportunità di rimanere in città ed acquistare un’abitazione con terrazzo, sia quella di vendere la propria abitazione in centro ed acquistare una villa in periferia, corre in aiuto l’analisi recentemente elaborata da Tecnocasa, che ha preso in considerazione alcune grandi città italiane e considerato tre alternative di acquisto: il classico trivani, di tipologia medio usato, finanziato all’80% con mutuo a 25 anni (tasso ipotizzato 1.35%), lo stesso trilocale (stessi parametri) dotato di un terrazzo e l’ipotesi di venditaacquisto tra la casa in centro e la villa in periferia senza alcun esborso di denaro.

Nonostante queste tipologie di abitazioni (i trivani con terrazzo) non siano facili da trovare in una zona centrale della città – e questo potrebbe far lievitare leggermente le quotazioni rispetto a quelle indicate – ai tassi di mutuo attuali l’analisi, effettuata su alcune grandi città (da Nord a Sud, da Torino a Palermo) e a seconda della zona (centrale, semicentrale, periferica), risulta interessante.

MILANO – Se si considera la zona centrale di Crocetta, un trilocale di 95 mq costerebbe 522.500 €, e sarebbe acquistabile con una rata mensile di 1642 €. Se si volesse acquistare lo stesso immobile dotato di uno spazio esterno di 15 mq, l’importo salirebbe a 550 mila € con un esborso mensile di 1729 €. Una differenza non troppo elevata tra le due rate perché sarebbe solo di 87 €.

Se si possiede già il trivani, e lo si vendesse per acquistare quello con lo spazio esterno, occorrerebbero 27.500 €, una somma non elevata che si potrebbe finanziare oppure avere già a disposizione. Se ci spostiamo in una zona semicentrale, un trilocale con terrazzo potrebbe costare 427.500 € e, in questo caso, la rata mensile sarebbe di 1344 €.  Se poi si facesse l’acquisto migliorativo per avere il terrazzo, la rata salirebbe a 1415 €, mentre vendendo ed acquistando la differenza necessaria sarebbe di 22.500 €. Ipotizzando di vendere in centro per acquistare una casa indipendente in una zona periferica si potrebbe considerare Maciachini, dove con il ricavato della vendita si potrebbe acquistare una villa singola di 174 mq.

ROMA – In un quartiere centrale come quello del Ghetto Ebraico, l’acquisto di un trilocale con terrazzo comporterebbe un esborso di 740.000 €, con una rata mensile (ricordiamo: percentuale di copertura del mutuo pari all’80% del valore di perizia) di 2.326 €. Rispetto all’acquisto di un trilocale privo di terrazzo, la rata sarebbe di 116 € in più.

In una zona semicentrale per acquistare un trilocale con spazio esterno occorrerebbe una rata di 1.195 €, mentre vendendo un trilocale in centro si potrebbe valutare di prendere una soluzione indipendente di 185 mq nel quartiere più periferico della Bufalotta. 

NAPOLI – A Napoli l’acquisto di un trilocale con terrazzo in zona centrale (media quartieri di pregio e/o centrali della città partenopea) potrebbe essere possibile con un esborso di 943 € al mese se si facesse ricorso al mutuo, in aggiunta al 20% del prezzo da apportare in autonomia (il mutuo copre l’80% del valore).

Per la stessa tipologia di abitazione, ma in una zona semicentrale, occorrerebbero 189 € al mese in meno. Se poi si optasse per una vendita del proprio trilocale in centro, e di trasferirsi in periferia o nelle campagne limitrofe (e meglio collegate alla città), si potrebbe acquistare una villa singola di 204 mq in località Pianura.

TORINO – In una delle più accessibili tra le metropoli, una rata mensile di 896 €  consentirebbe l’acquisto di un trilocale in una zona centrale, con 47 € in più sulla rata mensile si potrebbe acquistare un appartamento con un piccolo spazio esterno.

Se poi si decidesse di vendere il trivani per acquistare in periferia una soluzione indipendente con giardino, si potrebbe valutare la zona Sassi dove, con lo stesso importo, si possono acquistare 170 mq. In una zona semicentrale ma di notevole interesse come Cit Turin, un trivani con un piccolo spazio esterno si potrebbe acquistare a 230 mila €, con una rata di mutuo mensile pari a circa 723 €.

PALERMO – Nel capoluogo siculo, un appartamento di 95 mq dotato di terrazzo si acquista con poco meno di 200 mila € e con una rata mensile di 566 €. Lo stesso appartamento in una zona semicentrale costerebbe 409 € al mese.

Se si fosse già proprietari di un trilocale, nelle stesse zone occorrerebbe aggiungere quasi 10 mila €  in centro e 6500 €  in semicentro per godere di un’area esterna. Infine, vendendo l’appartamento privo di terrazzo in centro, e ipotizzando di acquistare una villa indipendente a Monreale, si potrebbe portare via un immobile di 180 mq.  

Anche il mercato degli attici ha beneficiato, sia pure in misura minore, di questa tendenza al cambiamento della tipologia di abitazione a seguito della pandemia. Infatti, secondo i dati di Tecnocasa, nel primo semestre del 2020 lo 0,7% del totale di compravendite è costituito da attici, generalmente di taglio compreso tra 101 e 150 mq (che compongono il 36,8% delle transazioni). In buon numero (29,1%) anche quelli con ampiezza compresa tra 51 e 100 mq e in forte aumento gli attici ampi: le tipologie tra 151 e 200 mq passano dal 12,7% di un anno fa all’attuale 19,7%, ed anche le fasce superiori evidenziano percentuali in crescita.

Gli attici si acquistano soprattutto come abitazione principale (86,2%). Bassa la percentuale di compravendite per investimento che si attesta al 9,2%, percentuale comunque in crescita rispetto al primo semestre del 2019 quando si fermava al 7,9%. Da segnalare anche un 4,6% di acquisti di attici da utilizzare come casa vacanza.

L’età degli acquirenti di attici si distribuisce in modo abbastanza uniforme tra le diverse fasce di età, con una lieve prevalenza di acquisti da parte di persone dall’età compresa tra 45 e 54 anni (27,1%), mentre è più bassa la percentuale di acquirenti over 65. Rispetto ad un anno fa, da segnalare un aumento della percentuale di acquirenti con un’età compresa tra 55 e 64 anni che passano dal 12,6% all’attuale 20,3%.

A comprare attici sono soprattutto coppie e coppie con figli, che in totale compongono il 72,3% degli acquirenti (mentre sono single il 27,7% degli acquirenti), e la compravendita avviene con mutuo nel 51,7% dei casi (48,3% degli acquisti senza ricorso al credito).

Single e studenti, sale domanda e propensione all’acquisto di case, canoni di affitto in diminuzione

La chiusura degli atenei, la didattica a distanza e lo smart working hanno  determinato una maggiore offerta di immobili in locazione e una conseguente revisione verso il basso dei canoni,  portando molti fuori sede a risolvere i contratti di affitto, mentre i bassi tassi dei mutui hanno accelerato le decisioni di acquisto da parte dei lavoratori single.

Secondo Tecnocasa, anche il mercato delle compravendite e delle locazioni a single e studenti ha subito gli effetti della pandemia. Infatti, la chiusura degli atenei, la didattica a distanza e lo smart working hanno portato tanti studenti fuori sede e parecchi lavoratori single a risolvere i contratti di affitto, mentre i bassissimi tassi dei mutui hanno accelerato le decisioni di acquisto di immobili di piccola quadratura.

Relativamente agli studenti fuori sede, a partire da giugno e man mano che si definivano le linee guida per il rientro, si è registrato un incremento di richieste, pur restando ancora distanti dai livelli degli anni scorsi. “Sono infatti numerose” , afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa , “le facoltà universitarie che hanno optato per la didattica a distanza.

La richiesta per immobili in affitto arriva soprattutto dagli studenti per i quali il corso di studio prevede lo svolgimento di attività di laboratorio, necessariamente da fare in presenza. Le caratteristiche dell’immobile richieste sono sempre la vicinanza alla facoltà universitaria, la presenza dei mezzi pubblici, un buon arredamento, la presenza del collegamento ad internet.

Si registra un lievissimo aumento di richieste di monolocali per evitare la condivisione. Il posto letto singolo è preferito rispetto alla camera in condivisione, quando le condizioni economiche lo consentono.  In calo anche gli acquisti da parte dei genitori per i figli, che spesso alimentavano la domanda per investimento.

I single rappresentano una fetta ancora più importante del mercato immobiliare; si tratta infatti di una categoria molto attiva sia sul segmento delle compravendite sia su quello degli affitti.

Riguardo alla domanda proveniente dai single, l’analisi degli acquisti e delle locazioni realizzate nel primo semestre del 2020 ha evidenziato che il 67,6% ha acquistato, mentre il 32,4% ha optato per la locazione. Rispetto ad un anno fa, si registra un aumento della percentuale di single che hanno deciso di acquistare, si passa infatti dal 62,7% all’attuale 67,6%.

Circoscrivendo l’analisi alle compravendite complessivamente realizzate nel primo semestre del 2020, il 29,5% è stato concluso da single (questa categoria è composta da celibi/nubili, separati/divorziati e vedovi). La percentuale è leggermente più alta rispetto a quella registrata un anno fa, quando si attestava al 28,5% ed anche rispetto al 2017 quando si fermava al 28,0%. Nelle grandi città la percentuale di single che acquista sale al 34,3%, rispetto ad una media nazionale che, come abbiamo visto, si attesta al 29,5%.

Questi dati evidenziano come sia sempre presente la volontà di acquistare da parte dei monoreddito, anche grazie ai bassi tassi di interesse presenti sui mutui e nonostante l’ultimo semestre sia stato colpito dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

A livello nazionale la tipologia più acquistata dai single è il trilocale (37,3%), seguita dal bilocale (33,2%), con i 4 locali che si fermano all’11,4%. Ville, villette, rustici, loft, case indipendenti e semi-indipendenti compongono insieme l’11,1% degli acquisti. Rispetto al primo semestre del 2019 da segnalare un lieve aumento della percentuale di acquisto delle tipologie indipendenti e semi-indipendenti che passa dal 10,4% all’attuale 11,1%. Nelle grandi città invece i single acquistano soprattutto bilocali (42,7%), a seguire i trilocali (33,6%).

Il grafico seguente mette a confronto i single e le coppie evidenziando le diverse distribuzioni delle compravendite: naturalmente coppie e famiglie acquistano maggiormente tagli più ampi e tipologie indipendenti e semi-indipendenti.

In Italia il 34,9% dei single che ha comprato ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 22,4% ha tra 35 e 44 anni, il 20% ha tra 45 e 54 anni, seguiti da percentuali in progressiva decrescita all’aumentare dell’età.

L’83% delle compravendite da parte di single riguarda l’acquisto dell’abitazione principale, il 14,1% l’investimento e il 2,9% riguarda la casa vacanza. Da segnalare, rispetto ad un anno fa, una diminuzione della percentuale di acquisti per investimento passata dal 15,7% all’attuale 14,1%. La contrazione degli acquisti per investimento è comunque un fenomeno generalizzato che riguarda anche le famiglie, si tratta infatti di una delle conseguenze dell’emergenza sanitaria che ha frenato questo tipo di acquisto.

Per quanto riguarda il mercato delle locazioni, il 67,9% degli inquilini single ha preso casa in affitto per scelta abitativa, il 28,4% per motivi di lavoro ed il 3,7% per motivi legati allo studio.

Rispetto ad un anno fa si segnala una contrazione delle percentuali di affitti a lavoratori e studenti, che si attestavano rispettivamente al 33,8% (lavoratori) ed al 4,8% (studenti).

Compro casa, faccio da solo o mi faccio aiutare? Costi e benefici delle agenzie immobiliari

Il ruolo dell’agente immobiliare oggi è più conosciuto presso tutte le fasce sociali, e la sua attività di intermediazione non viene più considerata semplicemente come “un costo in più”. Le compravendite online in autonomia riescono solo a chi ha molto tempo a disposizione. Per i clienti c’è anche la detrazione del 19% sul compenso pagato all’agenzia. 

Quando qualcuno inizia un percorso finalizzato all’acquisto o alla vendita di un immobile, la prima domanda che ci si pone è se rivolgersi ad un’agenzia o procedere autonomamente. Non sono pochi coloro che tentano la strada delle vendita diretta, grazie ai siti specializzati di compravendita immobiliare, ma in generale il ricorso ad un agente immobiliare non è più un tabù come trenta o quaranta anni fa.

Anche perché, presto ci si rende conto che gestire una vendita attraverso Internet, dalla scrittura di un annuncio efficace, al suo posizionamento (a pagamento) in evidenza, e poi alla gestione degli appuntamenti, è una attività che richiede del tempo, a chi generalmente tempo non ne ha (o ne ha molto poco, magari solo nei fine settimana, rallentando così l’attrattività del proprio immobile sul mercato).

Il ruolo dell’agente oggi è più conosciuto presso tutte le fasce sociali, e la sua attività di intermediazione non viene più considerata semplicemente come “un costo in più”. Infatti, analizzando i pro e i contro del suo compenso provvigionale, il bilancio è certamente positivo. Basti pensare che egli è in grado di far vivere con la giusta serenità l’esperienza della vendita (o dell’acquisto o locazione), mettendo sulle sue spalle ogni adempimento e attività necessarie, a partire dalla valutazione dell’immobile secondo valori di mercato analitici ed oggettivi.

Anche la stessa preparazione della documentazione relativa all’immobile, per chi non è abituato, può essere un elemento di difficoltà, anche per via delle frequenti complicazioni burocratiche che disseminano di insidie il percorso – si pensi, ad esempio, all’assenza del certificato di abitabilità, spesso mancante per distrazione o noncuranza, da reperire poi presso gli uffici preposti del comune di residenza. L’agenzia immobiliare, invece, effettua una serie di controlli per accertare la conformità catastale, l’eventuale presenza di ipoteche o diritti di superficie, acquisendo anche le informazioni relative alla provenienza (ovvero come il proprietario ne è venuto in possesso).

Insomma, l’agente immobiliare mette l’utente, sia esso venditore o acquirente, al riparo da brutte sorprese e dal rischio di truffe, accertando e raccogliendo la documentazione dell’immobile a tutela dell’acquirente e filtrando le persone che entreranno in casa del venditore, accertandosi in anticipo che l’immobile risponda, il più possibile, alle esigenze di chi deve comprare.

Non secondaria è la promozione pubblicitaria, che insieme alla selezione degli acquirenti e alla gestione degli appuntamenti rappresenta il “cuore operativo” dell’attività di compravendita. A questi si aggiungeranno la gestione del rapporto (mediazione) tra i clienti, ed il rapporto con il notaio incaricato per stipulare l’atto di compravendita. Identica cosa, a parte il notaio, può dirsi in caso di assistenza ai propri clienti per i contratti di locazione.

La modulistica o formulari utilizzati dall’agente immobiliare sono un altro elemento importante da non sottovalutare. L’assenza di clausole vessatorie, l’assenza di penali, la trasparenza e la completezza di informazioni, costituiscono alcuni degli elementi fondamentali, che le grandi reti nazionali di mediazione immobiliare – come Tecnocasa, Tecnorete o altre ancora – riservano alla propria clientela, monitorando costantemente gli affiliati e supportandoli con un pool di tecnici e professionisti specializzati.

In via generale, è importante sottoscrivere un incarico o una proposta sempre in forma scritta; solo così l’agenzia potrà garantire servizi e attività, per regolare il rapporto tra sé e i clienti, e tra i clienti stessi, nel momento in cui viene formulata la proposta d’acquisto, la quale, una volta accettata dal venditore e comunicato ciò all’acquirente, costituisce un vero e proprio preliminare impegnativo per le parti.

Nel mandato all’agenzia, l’esclusiva non è obbligatoria, ma l’esperienza insegna che gestire il rapporto con più mediatori: a) non velocizza i tempi di vendita, b) crea eccessiva competizione, duplicando (ed anche triplicando) il numero di visite “improduttive”, e c) spesso riserva al cliente un trattamento “minimale”, privo quasi del tutto di attività promozionale.

Il compenso dell’agenzia immobiliare è pari ad una percentuale del prezzo d’acquisto dell’immobile, e deve essere pagata sia dall’acquirente che dal venditore. La normativa non stabilisce esattamente a quanto debba ammontare la provvigione, pertanto essa può variare da regione a regione e da città in città. In media, comunque, venditore e compratore  pagano il 2-3% del prezzo di vendita, ma queste percentuali possono salire sensibilmente a seconda dei casi. Nelle grandi città, per esempio, si arriva anche al 5% e più, a seconda del valore di compravendita: più basso è il valore, più alta sarà la percentuale.

Esiste, comunque, una guida pubblicata dalle Camere di Commercio, che non è vincolante ma sintetizza le tariffe consuetudinarie nella zona in cui è stato messo in vendita l’appartamento.

In ogni caso, le parti sono libere di negoziare il prezzo della provvigione, sebbene le reti nazionali più conosciute tendano a fare osservare le stesse percentuali in tutto il territorio nazionale.

Dal punto di vista fiscale, i compensi pagati a soggetti di intermediazione immobiliare per l’acquisto di un immobile da adibire ad abitazione principale sono detraibili nella misura del 19%, entro un anno dall’acquisto, per un importo massimo di 1000 euro. Si può usufruire della detrazione se l’acquisto dell’immobile è effettivamente concluso, ed in caso di stipula del contratto preliminare, per poter usufruire della detrazione è necessario aver regolarmente registrato il compromesso.

La detrazione spetta a condizione che l’immobile acquistato sia adibito ad abitazione principale, intendendosi per quest’ultima quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente.

La detrazione spetta esclusivamente all’acquirente dell’immobile; il venditore, pertanto, non può beneficiare della detrazione anche se ha corrisposto regolarmente la provvigione all’intermediario immobiliare.

Infine, se l’unità immobiliare è acquistata da più persone, la detrazione (sempre nel limite di 1000 euro) va ripartita tra i comproprietari in base alla percentuale di proprietà, ed il beneficio può essere attribuito qualora la fattura risulti intestata almeno a uno dei proprietari.