Aprile 30, 2026
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Consulenti finanziari: Anasf stretta tra ambizioni europee e conflitti di potere

Marucci: “La convocazione degli stati generali di Anasf da parte di Mei sembra determinare un conflitto di potere interno. Ne farà le spese il dibattito sul contratto unico nazionale dei consulenti”.

Intervista di Alessio Cardinale

Raramente, in tutti questi anni, sotto la coltre di calma apparente il “non-sindacato” dei consulenti finanziari ha mostrato segni di nervosismo. Del resto, dopo l’ultima presidenza – quella di Maurizio Bufi – che ha condotto una battaglia di categoria (sulle società tra consulenti finanziari) contro Assoreti, Anasf si è gradualmente adagiata su una illogica posizione di partnership proprio con Assoreti, ossia con quella che dovrebbe essere, in una ipotetico confronto tra parti sociali, l’organizzazione di segno opposto, contro la quale rivendicare i diritti della base e difendere le prerogative economiche degli iscritti. In pratica, è come se i sindacati dei metalmeccanici – che come Anasf non hanno personalità giuridica – stringessero un rapporto di partnership con Assindustria nazionale.

Da qui la definizione di Anasf come un “non-sindacato”, sia per la natura statutaria dell’Associazione – che prevede un’ampia attività di tutela degli aderenti ma non la qualifica specifica di organizzazione “sindacale” – sia per la sostanziale improduttività di tale relazione “contro natura”. Ad oggi, infatti, non c’è ancora traccia del tanto agognato contratto unico nazionale dei consulenti finanziari, i margini di ricavo dei professionisti non aumentano (anzi…) nonostante gli enormi utili delle società mandanti e – un esempio tra i tanti – la battaglia dell’ex presidente Bufi sulle società di consulenti finanziari giace nell’angolo più angusto del dimenticatoio. In particolare, relativamente al contratto unico nazionale si è preferito privilegiare, nell’ormai lontanissimo 2014, il contratto europeo, che in teoria avrebbe dovuto “…stabilizzare la redditività professionale, rendere più appetibile la professione per i giovani, con uno status più riconoscibile e stabile, tutelare meglio i risparmiatori, risolvendo i principali conflitti d’interessi…”. In tutta evidenza, però, promuovere un inquadramento unico europeo senza aver vissuto l’esperienza indispensabile di un contratto unico nazionale appare oggi come l’ambizioso tentativo di saltare un passaggio fondamentale in ambito domestico; tanto più che, di quell’obiettivo continentale, non se n’è fatto nulla.

Dopo la sua elezione, nel 2020, il presidente Luigi Conte (nella foto) si è oggettivamente mosso verso un dibattito più concreto sul tema contrattuale dei consulenti, ma ormai sono passati quasi quattro anni, ed è impossibile non imputare questa lentezza anche alla “partnership innaturale” con Assoreti, che non sembra così interessata ad accelerare sull’argomento. Inoltre, la recente convocazione del congresso straordinario di Anasf avrebbe potuto rappresentare il momento opportuno per stendere le linee programmatiche attraverso le quali arrivare al contratto unico, eppure si è preferito anche questa volta perseguire altri obiettivi, in particolare quelli di “acquisire personalità giuridica e accedere più agevolmente a fondi e sovvenzioni italiane ed europee per affermare il ruolo della professione, anche attraverso una presenza sempre più qualificata nelle decisioni normative a livello italiano ed europeo”. Tali obiettivi sono sicuramente autorevoli, ma insufficienti e troppo generici per intravedere in essi la volontà di trovare finalmente delle soluzioni ai temi centrali della categoria dei consulenti finanziari, e cioè la stabilizzazione dei redditi, la  maggiore tutela della posizione lavorativa, l’investimento sui giovani per abbassare l’età media dei professionisti e la protezione dei risparmiatori. Se poi riflettiamo sul fatto che i sindacati non abbiano personalità giuridica (non hanno mai applicato la previsione dell’art. 39 Cost.), mentre Anasf potrebbe ottenerla e firmare in teoria atti di rappresentanza erga omnes nell’interesse della categoria, il mantenimento della partnership con Assoreti avrebbe persino del paradossale.

In ultimo, la posizione critica di Alfonsino Mei esplosa all’interno dell’Anasf dopo la revoca allo stesso Mei da parte di Luigi Conte di rappresentare l’Associazione nella Fondazione Enasarco – che gestisce tutta la previdenza obbligatoria dei consulenti finanziari e di cui Mei è rappresentante legale – rischia di creare una frattura insanabile all’interno dell’Associazione. 

Prof. Marucci, come si spiega secondo lei questo atto di forza del presidente Conte verso Alfonsino Mei? 
Indubbiamente le ragioni che hanno portato il presidente dell’Anasf ad assumere una decisione così rilevante, al di là del fatto che derivino anche da precise scelte di natura statutaria, hanno una propria ragione politica proprio per il ruolo istituzionale ricoperto dal presidente Conte, che ha comunque dimostrato di rappresentare degnamente l’Anasf. In tal senso, la convocazione da parte di Mei degli stati generali dell’associazione (Firenze, 22 e 23 febbraio) su un tema così delicato quale la consulenza sembrerebbe una provocazione di uguale natura, cioè politica, contro il cuore della classe dirigente di Anasf, e appare strumentale all’obiettivo di “contarsi” per consolidare una posizione interna che possa essere in grado di contrastare la leadership di Conte.

Nel concreto, cosa può aver mosso Mei ad agire in modo così sorprendente?
La convocazione degli stati generali da parte di Alfonsino Mei (nella foto), probabilmente, risponde ad una logica strumentale, e cioè quella di ribaltare il sistema di gestione di Anasf secondo criteri di valutazione cari ad un management non più al passo con i tempi moderni, che invece impongono un modello di rappresentanza più efficace dei consulenti finanziari, scevro da altri fronti di interesse non più in linea con le istanze collettive. Per questo motivo, anziché lanciare il guanto di sfida verso inopportune prove di forza, sarebbe meglio incanalare la dialettica degli opposti e il terreno di confronto democratico all’interno delle sedi istituzionali dell’organizzazione.

Quanto è sentito dalla base dei consulenti finanziari il tema delle maggiori tutele generate da un contratto unico nazionale?
Oggi è molto più sentito rispetto ai tempi in cui i margini elevati assicuravano una retribuzione significativa, di fronte alla quale i consulenti non erano affatto sollecitati a confrontarsi con le società mandanti. Dopo una serie di periodici tagli che, dopo il 2008, hanno determinato una diminuzione di almeno il 50% dei ricavi a parità di portafoglio amministrato, i consulenti finanziari hanno acquisito maggiore sensibilità verso un maggior livello di stabilità, ma i tentativi fatti da Anasf, pur essendo apprezzabili, si sono rivelati privi di efficacia, ed oggi ci troviamo in gravissimo ritardo proprio sulla principale fattore di tutela collettiva, ossia il contratto di lavoro.

A cosa si riferisce in particolare?
Nel 2014 è stato proposto dall’associazione dei consulenti un modello contrattuale europeo, che però si è rivelato essere niente altro che uno schema di perfezionamento dell’attuale contratto di agenzia applicato in modo standardizzato da quasi tutte le reti di distribuzione. Sostanzialmente si riproponeva, salvo qualche aggiunta migliorativa sull’estensione del welfare (art.4) e previdenza (art.15), uno standard già collaudato a vantaggio della mandante, che alla luce delle modificazioni sostanziali intervenute dopo l’applicazione della Mifid II non trovano una rispondenza alle reali esigenze della categoria dei consulenti. In sostanza, siamo ancora all’anno zero.

Questo scontro di potere allontanerà o avvicinerà il momento in cui finalmente il tema del contratto verrà affrontato da Anasf in modo concreto?
Gli scontri di potere al vertice non fanno bene alle riforme richieste dalla base, a meno che le stesse non diventino strumentali per chi voglia vincere il confronto. Mi auguro solo che il tema non venga utilizzato in termini di propaganda politica tra opposte fazioni, e poi miseramente abbandonato dopo che le acque si siano calmate.

Enasarco, Fare Presto vince ma non ha maggioranza assoluta. Mei: la Cassa sia una “casa di vetro”

Nonostante una vittoria larghissima, la maggiore lista di consulenti finanziari e agenti di commercio non raggiunge la maggioranza assoluta e potrebbe aprirsi ad alleanze. Mei: per garantire vera trasparenza, Enasarco deve diventare una “casa di vetro”, visibile a tutti dall’esterno e senza segreti per nessuno.

Il bilancio delle elezioni in casa Enasarco, oltre al capitolo di offese reciproche – da cui, oggettivamente, Fare Presto! si è solo difesa – mostra timidi segnali di ripresa dell’interesse da parte degli iscritti, ma soprattutto è destinato a segnare il futuro della Cassa di previdenza di agenti di commercio e consulenti finanziari, e a distruggere i precedenti equilibri su cui si era basata, nel bene e nel male, la Governance uscente.

Se da un lato, infatti, la tornata elettorale per il rinnovo dell’Assemblea dei delegati di Enasarco è stata caratterizzata dalla crescita dell’affluenza alle urne – pari a circa il 14,5% degli aventi diritto, contro l’11,34% del 2016 – dall’altro la vittoria  nettissima della lista Fare Presto!, con 14.019 voti e 18 seggi (a cui si aggiungono 5.919 voti e 7 seggi tra le case mandanti) preannuncia una sorta di rivoluzione, grazie alla quale 7 seggi su 15 sarebbero già sicuri, nel prossimo consiglio di amministrazione, per la lista capeggiata da Alfonsino Mei, e il tradizionale dominio di Confcommercio verrebbe meno.

Alfonsino Mei

Fare Presto!, però, non ha raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi in Assemblea, e pertanto si apre in Enasarco una stagione di possibili alleanze, in relazione alle quali sembrerebbe difficile escludere qualsiasi scenario in base al quale venga temerariamente esclusa dalla Governance proprio la lista che ha ottenuto complessivamente circa 20.000 voti, e che tra agenti e consulenti finanziari è stata scelta dal 44,81% degli aventi diritto al voto

Sull’argomento, Alfonsino Mei afferma che “i nostri consiglieri confermeranno il perseguimento degli obiettivi dichiarati in campagna elettorale, e cioè costante dialogo con gli iscritti e massima trasparenza nella gestione di Enasarco. La Cassa deve diventare una ‘casa di vetro‘, aperta a tutti e ben visibile dall’esterno, senza segreti per nessuno. Solo così potremo affermare il valore del cambiamento che abbiamo portato avanti durante i lunghi mesi trascorsi a raccogliere i consensi necessari ad arrivare all’ottimo risultato conseguito. Chi vorrà condividere il nostro programma, verrà ascoltato”.

Antonio Fricano

Antonio Fricano, consulente finanziario eletto anche lui tra le fila di Fare Presto!, dichiara “Sono contento per il grande successo della lista, ma aspetterei i risultati ufficiali per dare un giudizio definitivo. Mi sembra chiaro che, per la gestione futura dell’Ente, non si potrà prescindere dal risultato acquisito dalla nostra lista, e mi auguro che non sorgano strane coalizioni al solo scopo di impedire il cambiamento dentro Enasarco“.

La Governance futura di Enasarco, pertanto, è ancora appesa al filo di possibili (ma non facili) alleanze, ed i tempi non saranno così rapidi. Infatti, da statuto sono concessi fino a 45 giorni dalla fine delle elezioni prima di riunire l’Assemblea dei nuovi delegati, in occasione della quale verranno nominati i 15 consiglieri di amministrazione e, a cascata, le massime cariche della Fondazione

Enasarco, sul voto lo spettro dell’astensione. I candidati: capire le ragioni e coinvolgere gli iscritti

Siamo quasi alla fine della tornata elettorale di Enasarco, e la “lista dell’astensione” si conferma quella dominante, con una percentuale che potrebbe raggiungere l’85% degli aventi diritto al voto. Parola d’ordine per chi governerà: capire i motivi del disagio di una categoria.

Mancano ancora 2 giorni al termine della tornata elettorale di Enasarco, e chi sperava in una partecipazione massiccia alle votazioni – peraltro con modalità online – si sta rapidamente ricredendo. Infatti, mentre scriviamo, pare abbiano votato (tra agenti e ditte) poco più di 28.000 iscritti, e quindi si stima che il totale dei votanti, la sera del 7 Ottobre, potrà essere pari a circa 30.000 o poco più, su un numero complessivo di aventi diritto al voto pari a circa 220.000 iscritti alla cassa di previdenza complementare di agenti di commercio e consulenti finanziari.

Nonostante ci sia un leggero aumento rispetto alle elezioni del 2016 (meno di 26.000 votanti allora), non si può certo essere soddisfatti di una astensione di proporzioni davvero enormi. La base elettorale di una istituzione così importante, infatti, dovrebbe essere in grado di esprimere mediamente almeno 50-60.000 voti (e continuerebbero ad essere pochi…) per legittimare la governance nei quattro anni successivi.

Pertanto, a prescindere dal risultato che verrà evidenziato dalle urne, quello del coinvolgimento degli iscritti alla vita dell’Ente – da richiedere non solo in occasione delle elezioni – sembra accomunare diversi candidati “di peso”, pronti a rivestire il ruolo di delegati in assemblea oppure ad ambire a quello di consigliere in C.d.A..

Secondo Valerio Giunta (lista Consulenti Finanziari Uniti in Enasarco) “ad oggi ha votato una percentuale esigua rispetto ai 220mila agenti attualmente attivi. Ciò che più mi ha impressionato è che in questa tornata elettorale i toni accesi e le vicendevoli azioni a tratti diffamatorie hanno impedito uno svolgimento costruttivo del dibattito interno, con una conseguente disaffezione degli iscritti verso la partecipazione al voto. Sinceramente, a volte mi è sembrato di leggere le pagine di Novella 2000 invece dei contenuti di un confronto costruttivo e professionale, come sarebbe dovuto essere. Peraltro, è mancato totalmente il racconto dei risultati ottenuti fin ora da ciascuna lista, e un dibattito sui rispettivi programmi, cioè gli elementi fondamentali di una discussione elettorale. In una situazione di tensione come questa, è facile che la cosiddetta maggioranza silenziosa, e cioè coloro che credono in un confronto sano, si disinteressi all’Ente e non vada a votare. Dal momento che è proprio ciò che sta avvenendo, contiamo davvero che questi ultimi due giorni di voto possano coinvolgere coloro che agiscono con il cuore e la testa, sperando che scelgano come potenziale rappresentante in Assemblea chi abbia lavorato a favore della categoria con passione e dedizione”.

Manlio Marucci, segretario di Federpromm e candidato presso la lista “Enasarco Libera”, ritiene che “la bassa partecipazione alle votazioni per la elezione degli organi statutari di Enasarco, sebbene superiore rispetto a quella precedente, è la dimostrazione che il problema della Governance interessi poco gli aventi diritto al voto. Capirne le ragioni sarà elemento di analisi politica del voto a chiusura delle urne (mercoledì 7 ore 18). Significativo, invece, il dato riguardante le case mandanti, che hanno votato in percentuale quasi doppia rispetto alla partecipazione del voto 2016”.

Antonio Fricano, candidato nella lista “Fare Presto!”, afferma che “il dato parziale sui votanti rivela, sopra ogni cosa, un mancato coinvolgimento degli iscritti durante tutto il periodo in cui la precedente Governance ha amministrato Enasarco. Infatti, ricordiamo che gli aventi diritto al voto sono circa 220.000, e si è cercato di dialogare con loro soltanto nel periodo immediatamente precedente alla tornata elettorale. Questo atteggiamento non è stato produttivo, e oggi conferma il risultato di una sostanziale astensione dal voto degli iscritti. Pertanto, chiunque sarà alla guida nel prossimo quadriennio, se vorrà perseguire l’obiettivo di una maggiore partecipazione da parte di agenti e consulenti finanziari dovrà mettere in campo progetti per il loro coinvolgimento lungo tutta la durata del mandato, e non solo alla fine di essa. Per fare questo, potrebbe essere di aiuto coinvolgere l’assemblea dei delegati, riconoscendo ai suoi componenti un ruolo di impulso in alcuni progetti territoriali che coinvolgano la base e portino nuova fiducia nella Fondazione”.

Alfonsino Mei, candidato alla presidenza di Enasarco per la lista “Fare Presto!”, si dichiara “moderatamente soddisfatto per l’aumento dei votanti, il cui numero potrebbe complessivamente arrivare a circa 30.000 a chiusura delle votazioni, contro i 26.000 del 2016”. “Sono allo stesso tempo rammaricato”, aggiunge, “perché questa cifra è troppo esigua in proporzione al totale degli aventi diritto al voto, che sono 220.000. Pertanto, qualunque sia la Governance che uscirà fuori dalla tornata elettorale in corso, dovrà lavorare moltissimo in futuro per coinvolgere gli iscritti nella vita dell’Ente e portare alle prossime elezioni un numero finalmente significativo di votanti, affinchè chi governa sia maggiormente legittimato a farlo”.       

DL Agosto, Anasf: i consulenti finanziari abbiano accesso a finanziamenti

I consulenti finanziari devono poter accedere ai finanziamenti bancari garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia, così come previsto dal Dl Liquidità. A tal fine, stiamo presentando un emendamento al Dl Agosto che consenta anche alla nostra categoria che, nello specifico conta più di 52.000 professionisti, di aver accesso a tale beneficio. Siamo stati danneggiati anche noi dall’emergenza Covid-19“.

Così in una nota congiunta Luigi Conte, Presidente Anasf e Alfonsino Mei, Consulente finanziario membro del CdA Enasarco e leader della Lista unitaria “Fare Presto!” che concorre al rinnovo delle cariche della Fondazione, in agenda dal 24 settembre al 7 ottobre 2020 prossimi. “Siamo persone fisiche – prosegue la nota Anasf – e affianchiamo le famiglie italiane nel progettare il loro futuro: non possiamo essere equiparati dalla normativa alle grandi imprese bancarie e assicurative. Ci auguriamo che il legislatore soddisfi le nostre aspettative, anche per premiare l’impegno e la dedizione che profondiamo nell’attività quotidiana“, conclude la nota. 

Luigi Conte (Anasf)

Ricordiamo che Il DL “Liquidità”, convertito in Legge 5 giugno 2020 n. 40, ha potenziato il Fondo di garanzia per fare fronte alle esigenze immediate di liquidità delle imprese e dei professionisti che stanno affrontando le conseguenze dell’epidemia da COVID-19. Le procedure di accesso sono state semplificate, le coperture della garanzia incrementate e la platea dei beneficiari ampliata. 

Imprese e professionisti che vogliono ottenere la garanzia del Fondo, devono rivolgersi a banche e confidi che effettueranno la domanda. Su piccoli prestiti fino a 30 mila euro l’intervento del Fondo copre il 100% dei finanziamenti con durata massima di 10 anni senza che venga effettuata, ai fini della concessione della garanzia, la valutazione del merito di credito. La garanzia è concessa automaticamente e il prestito può essere erogato dalla banca senza attendere la risposta del Fondo

Alfonsino Mei (Anasf)

Fermo restando l’importo massimo di 30 mila euro, il finanziamento non può superare il 25% dei ricavi o il doppio della spesa salariale annua dell’ultimo esercizio utile. E’ stata ampliata, inoltre, la platea dei beneficiari: alle PMI e alle persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni, si sono aggiunti broker, agenti e subagenti di assicurazione, nonché enti del Terzo settore, che esercitano l’attività di impresa o commerciale, anche in via non esclusiva o prevalente o finalizzata all’autofinanziamento.

Elezioni Enasarco, lo scontro accende solo i contendenti, ma spegne gli elettori

La sensazione è che si stia perdendo di vista ciò che conta di più, e cioè contenuti e programmi. Gli scontri elettorali troppo accesi notoriamente scoraggiano la partecipazione al voto. Giunta e Marucci: “Si rischia la diserzione alle elezioni. Basta con le recriminazioni, largo ai programmi”.

Fin dal rinvio delle elezioni previste ad Aprile scorso, i toni dello scontro tra le opposte fazioni in lizza per la governance di Enasarco sono sempre stati piuttosto accesi, ma mai come nell’ultima settimana, durante la quale dal dibattito sono scomparse del tutto le dichiarazioni programmatiche, ed ha fatto ingresso una dialettica di livello inaccettabile per una kermesse elettorale che, a prescindere dai candidati ( e dai loro rispettivi profili) deve – senza il condizionale – rappresentare un indispensabile punto di svolta.

Tutto è cominciato una settimana fa, con l’uscita di un articolo dal titolo “Agenti di commercio al voto per salvare le pensioni dai banchieri rapaci”, che già dal titolo non lasciava presagire nulla di costruttivo. Al suo interno, dichiarazioni bellicose – per usare un eufemismo – che riassumono il leitmotiv di parte dell’attuale maggioranza: “….(quello di Enasarco) è un tesoretto che potrebbe fare la felicità di investitori, speculatori, politici. Anche della finanza vaticana, considerando i rapporti tra i personaggi che sostengono la lista “Fare bene, fare presto”….D’altronde Alfonsino Mei, l’esponente di maggior spicco della lista anti agenti, non è certo uno che si sia sporcato le mani con un lavoro da agente di commercio. Lui è un guru della finanza; lavora per una banca, poi per l’altra, cambia casacca più rapidamente di un giocatore di calcio.…”.

Ha fatto seguito una newsletter di Usarci, recante più o meno gli stessi concetti, anche questi piuttosto simili al gossip che alla dialettica politica: “…Una lista chiamata “Fare Bene Fare presto”, che da mesi spende ingenti somme per dare vigore alla propria campagna elettorale (insolitamente costosa…) nasconde torbide caratteristiche, difficilmente compatibili con una lista che sostiene di voler combattere per il bene degli agenti di commercio e della Cassa. Alfonsino Mei, consigliere di amministrazione Enasarco. Finanziere. Il “bad boy” del sistema bancario italiano. “Cambiacasacca” per eccellenza, famoso alle cronache per le sue lussuriose feste romane, meno famoso forse per i suoi presunti legami con una certa “finanza rapace”. Chissà che dietro la sua voglia di diventare presidente di Enasarco non ci sia, più che la volontà di fare il bene degli agenti, il grande desiderio di mettere le mani sui miliardi di Enasarco, per investirli a piacimento suo e di certi amici suoi”.

E Usarci non le manda a dire anche al candidato Luca Gaburro, “….consigliere di amministrazione Enasarco. Sindacalista. Il segretario nazionale di Federagenti ci riprova e salta sul “carro della banda”. Prima degli amici di Fare Presto, il signor Gaburro ha potuto contare sul suocero (sì, il suocero!) che prima di essere fondatore di Federagenti, ricopriva il ruolo di Avvocato di Stato patrocinante Enasarco. Un legame di parentela estremamente utile che ha permesso a Gaburro di farsi strada in Federagenti e poi in Enasarco….”.

L’attacco all’attuale minoranza veniva condito dalla diffusione sui social network del logo della lista “Fare Presto!” modificato in senso ai più apparso come offensivo, e che probabilmente sarà oggetto di inevitabili – e legittimi – strascichi giudiziari.

E così, dopo sei giorni di attesa ferragostana, non si è fatta più attendere la replica proveniente proprio dalla lista “Fare Presto!”, la quale per bocca di un comunicato della FIARC comunicava che “…l’articolo si caratterizza per il contenuto altamente diffamatorio nei confronti delle persone citate e, per tale motivo, sarà oggetto di apposita denuncia presso la Procura della Repubblica. (L’articolo) E’  un evidente segno del basso livello di comunicazione da parte di chi ha appoggiato per anni l’azione dell’attuale maggioranza del CdA, approvando tutte le delibere più nefaste e che oggi, non potendo più rappresentare con credibilità la categoria, non ha altri mezzi che calunniare i propri avversari.…..Noi non vogliamo metterci sullo stesso piano di chi ha redatto l’articolo, perché la calunnia e la diffamazione non costituisce la nostra storia…”. 

Secondo FIARC, coloro che hanno diffuso certe affermazioni “…sono le stesse organizzazioni sindacali che hanno sostenuto e decantato l’ennesima storiella sull’anticipo del FIRR agli agenti. Ad oggi ancora nessun iscritto ha, infatti, visto un solo euro: e ciò solo per evidenziare come sia facilmente dimostrabile, per nostra fortuna, come chi oggi governa la Fondazione non abbia avuto a cuore gli agenti e i consulenti ma solamente la propria poltrona. Dal comodo dei loro ombrelloni dorati, nella comodità del caldo agostano, questi signori sono impegnati a spargere fango e bugie, invece di lavorare per gli iscritti….”.

Il comunicato di FIARC, tra le altre cose, aggiunge “….Speriamo che arrivi il momento in cui l’attuale Presidenza della Fondazione ritenga doveroso informare tutti gli iscritti circa gli esiti dei rilievi fatti alla governance dell’Ente da una attenta e approfondita ispezione di alcuni mesi fa ad opera del MEF, anche alla luce del coinvolgimento della Procura della Corte dei Conti….Il vero motivo di tanta bassezza nelle comunicazioni è, soprattutto, quello di distogliere l’attenzione dalle proposte utili e necessarie per salvare la Fondazione ed avviare quella ripartenza necessaria per tutelare le pensioni di oggi e di domani….”.

Lo scontro, pertanto, rischia di tracimare al di là degli argini – piuttosto ampi, peraltro – della politica, e ciò fa temere conseguenze negative in termini di ritorno elettorale. Al di là delle reciproche accuse, infatti, la sensazione è che si stia perdendo di vista ciò che conta di più, e cioè contenuti e programmi. Gli scontri elettorali all’ultimo sangue, infatti, pur incuriosendo una minoranza degli aventi diritto al voto, notoriamente scoraggiano la partecipazione della maggioranza di essi, e se ciò dovesse accadere si aprirebbero nel dopo-voto scenari dominati da una assoluta incertezza riguardo la futura governance di Enasarco.

Su questa lunghezza d’onda sembra essere Valerio Giunta, candidato all’assemblea dei delegati per la lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” e molto attivo sui canali social, secondo il quale “i toni dello scontro hanno raggiunto un livello non più accettabile, e rischiano di alimentare negli iscritti confusione e rabbia verso coloro che si candidano ad amministrare l’ente. Se vogliamo portare al voto il maggior numero possibile di agenti di commercio e consulenti finanziari, bisogna tornare a parlare urgentemente ed esclusivamente dei problemi che affliggono la categoria e di come possiamo intervenire per risolverli, dando priorità ai programmi. Dobbiamo migliorare il rapporti con gli iscritti, e questo può avvenire solo garantendo trasparenza ed efficienza. L’esperienza della pandemia ci spinge a migliorare le prestazioni di assistenza integrativa e sanitaria erogate dalla Fondazione, abbiamo l’obbligo morale di farlo, così come abbiamo la responsabilità di riportare in Enasarco i giovani, senza i quali l’intera categoria rischia di indebolirsi. Possiamo ottenere questo risultato attraverso l’istituzione di corsi e webinar di formazione, e soprattutto puntando al riconoscimento accademico della professione di venditore, vero e proprio lasciapassare per le nuove generazioni di agenti”.

Getta acqua sul fuoco anche Manlio Marucci, segretario nazionale di Federpomm-Uiltucs e candidato nella lista “Enasarco Libera”. “Non condivido questi toni così accesi, che non fanno bene al clima generale che deve dominare costruttivamente il periodo antecedente le elezioni. Vorrei ricordare che gli iscritti alla cassa Enasarco provengono da un periodo difficilissimo dal punto di vista professionale ed economico, e pertanto non sono interessati ad uno scontro che sia basato, anziché sui programmi e sulle iniziative da intraprendere a tutela degli iscritti, su reciproche recriminazioni. Andando avanti così, avremo sicuramente un numero di votanti inferiore a quello, già molto basso, del 2016”. 

Enasarco, parla Alfonsino Mei. “Comportamento inspiegabile ed irresponsabile della maggioranza”

P&F intervista Alfonsino Mei, candidato alla presidenza di Enasarco per la lista “Fare Presto!”: “….Il ricorso al Tribunale Amministrativo è stato presentato con l’intento di allungare i tempi di una decisione e per prolungare quanto più possibile gli incarichi e le influenze connesse…”.

In questa estate dominata dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia, le vicende di casa Enasarco si sono ritagliate uno spazio notevole – in negativo, purtroppo – nel panorama delle casse di previdenza. Dalla decisione della maggioranza di rinviare sine die le elezioni, e fino ad oggi, alle polemiche di quanti chiedevano di ripristinare il processo democratico delle elezioni è seguita una serie di colpi di scena e di passi falsi della Presidenza che oggi fanno temere, quale logico risultato, il commissariamento (previsione che P&F aveva già fatto in tempi non sospetti).

Nell’intento di dare una spiegazione ad un atteggiamento in apparenza “suicida”, Patrimoni&Finanza ha inviato alla Presidenza di Enasarco, nei giorni scorsi, una serie di domande che non hanno ancora ricevuto risposta (ma si rimane fiduciosi). Nel frattempo, abbiamo intervistato Alfonsino Mei, candidato alla Presidenza di Enasarco, nella prossima tornata elettorale, per la coalizione “Fare Presto!”, composta dalle sigle Federagenti, ANASF, FIARC, Confesercenti e ANPIT.

La decisione della maggioranza del CdA di rinviare sine die la tornata elettorale era già stata oggetto di robuste polemiche, anche perché, nel frattempo, le altre casse di previdenza (come Inarcassa, EMPAM, EPAP) avevano regolarmente votato online, come Enasarco nel 2016, in piena pandemia. Adesso qual è lo stato dell’arte, alla luce del ricorso al TAR contro la diffida dei dicasteri vigilanti ad effettuare le elezioni entro il 10 Agosto?

Nonostante gli inviti prima e la diffida poi, che i vigilanti hanno inviato all’Ente, la Governance attuale invece di indire le elezioni online e ripristinare l’immediata legittimità in Enasarco (legittimità non solo delle cariche, ma anche degli atti assunti), ha preferito ricorrere al TAR contro i ministeri e i vigilanti, quindi contro il Governo e lo Stato, e nonostante il Tribunale Amministrativo avesse già comunicato il rigetto lo scorso 29 Giugno, nulla era stato portato all’attenzione del CdA. E’ un atteggiamento che è davvero difficile giustificare e che desta preoccupazione: a oggi, quindi, gli agenti e i consulenti non hanno ancora idea di quando potranno votare. Anche se c’è stata una nuova nota che diffida e emette un termine più stringente al 31.07.2020 la conclusione delle procedure elettorali.

Perché, secondo lei, si sarebbe resa necessaria questa iniziativa così sorprendente e, a parere di molti, diretta in senso contrario proprio allo svolgimento delle elezioni in tempi rapidi?

L’iniziativa ha un intento dilatorio: si ricorre al Tribunale Amministrativo a mio avviso con l’intento di allungare i tempi di una decisione e per prolungare quanto più possibile gli incarichi e le influenze connesse. Così facendo si mantiene però l’Ente in un regime di prorogatio: significa non avere la possibilità giuridica di emettere atti di straordinaria amministrazione, tanto più necessari quando si gestisce, specie in tempi di (e post) Covid-19, un Ente da oltre 220mila iscritti.

Come può spiegarsi, secondo lei, la circostanza che la presidenza di Enasarco non ha ritenuto opportuno comunicare il ricorso al TAR a tutti i delegati di maggioranza ed opposizione, in occasione della assemblea del 30 Giugno?

E’ una bella domanda: a primo impatto le direi semplicemente che non so spiegarmelo. Perché è un’azione veramente inspiegabile. Quello fatto dalla presidenza, andare contro i ministeri, è un atto fortissimo, la cui assunzione ricade però su tutti gli Organi della Fondazione e non averlo comunicato né al CdA né all’Assemblea dei Delegati è, a mio avviso, al di là dell’opportunità, semplicemente inspiegabile e irresponsabile.

A suo parere, date le circostanze, esiste oggi il rischio di un commissariamento di Enasarco? Se sì, quali conseguenze avrebbe per la Cassa e per gli iscritti?

Il rischio c’è ed è concreto. Ma si tratterebbe di un commissariamento “ad acta”, per portare la Fondazione a svolgere in pochissimo tempo quelle libere elezioni che i nostri iscritti si sono faticosamente guadagnati, a partire dal 2016, dopo anni di gestione calata dall’alto.

I risultati di bilancio sembrano confortanti. Nel complesso, però, non sono mancate le lamentele degli iscritti sulla scarsa prontezza e concretezza delle misure economiche urgenti adottate dalla Governance di Enasarco a favore degli agenti in grave difficoltà.  Tutti attendono, in particolare, il momento in cui sarà operativa la procedura per beneficiare dell’anticipazione del FIRR. Visti i tempi non proprio rapidi già osservati in occasione dell’erogazione dei contributi straordinari, intendete dare battaglia per ridurre i tempi per l’anticipazione del FIRR?

Occorre premettere una cosa: quella che l’attuale maggioranza spaccia per una grande vittoria, l’anticipo del FIRR, altro non è che fumo negli occhi per gli agenti. Fermo restando che la Lista unitaria che rappresento, “Fare Presto!”, ha tra i propri punti programmatici l’erogazione dell’anticipo del FIRR su base volontaria, quello che questa maggioranza ha deliberato è solo il 10% dell’anticipo del proprio FIRR per il 2020 e in tempi, come lei ha detto, tutt’altro che rapidi. Per rispondere alla sua domanda, le dico, impegnando uno spettro anche più ampio, che noi ci battiamo esclusivamente per sostenere i diritti dei nostri iscritti: noi siamo agenti e consulenti, non politici; e, con tutto il rispetto per i politici veri, con cui dialogare è necessario e prezioso, le esigenze dei nostri colleghi le conosciamo perché ci confrontiamo con loro ogni giorno.

Anche alla luce dell’avanzo di gestione (233 milioni) conseguito, come giudica la decisione di limitare l’anticipazione del FIRR al solo 10%, e rinviare il rimanente 20% a data da destinarsi?

Come detto poco fa, giudico il provvedimento insufficiente. L’impressione, non solo mia ma di migliaia di iscritti, è che si tratti di una mera operazione di facciata. Agli agenti in difficoltà per i danni sociali ed economici derivati dall’Emergenza Covid-19 serviva qualcosa di più; questo non è stato fatto durante la cosiddetta Fase 1, che l’Italia ha vissuto, né si sta facendo ora, questo perché non si può impegnare la futura governance da delibere di impegni presi da questo CdA in prorogatio : manca, spiace dirlo, un contatto con le realtà che agenti e consulenti vivono nel quotidiano.

In caso di una vittoria elettorale della coalizione di cui è candidato presidente, come pensa di affrontare il futuro della Cassa durante il nuovo mandato, anche in considerazione della progressiva diminuzione di iscritti che puntualmente si verifica anno dopo anno?

Negli ultimi tempi abbiamo, di media, perso 5mila iscritti all’anno: questa emorragia va dapprima tamponata per poi invertire la rotta e attrarre i giovani alla nostra, che è una professione bellissima. Coinvolgeremo i giovani con campagne mirate; intensificheremo i rapporti con le istituzioni per riconoscere tutele, agevolazioni e diritti ai nostri iscritti, spesso schiavi di un rivale oggi fuori concorso, come l’e-commerce. Ci occuperemo dei silenti, che meritano finalmente giustizia; riqualificheremo e valorizzeremo il patrimonio dell’Ente; effettueremo una spending review in relazione a certe spese, penso a esempio a quelle legali, che oggi costituiscono un macigno per le casse della Fondazione: risorse che devono essere destinate agli agenti. Questo e molto altro, con un intento chiaro: mettere persone competenti nei ruoli chiave e non vivere alla giornata, come a molti è parso sia stata fatto in questi anni. 

Esiste la necessità di rilanciare il lavoro autonomo, in tutte le sue forme, dotandolo di incentivi per fermare la fuoriuscita di professionisti, favorire il necessario ricambio generazionale e consolidare la sostenibilità economico-finanziaria di Enasarco? Che ruolo dovrebbero giocare, in tal senso, le società preponenti e lo Stato?

Sì: sono necessità non più rinviabili. Nessuno ha la bacchetta magica, ma noi a questo piano di rilancio della professione e dell’Ente pensiamo da tempo e abbiamo le idee chiare. Con società preponenti e Stato è poi indispensabile avere un rapporto più cementato di quello di questi anni, senza dimenticare che noi abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi, riscrivendo con il legislatore quella riforma tanto attesa delle casse di previdenza.

Qual è la sua opinione relativamente al corposo numero di delegati che lo statuto di Enasarco assicura alle società preponenti? Lei è tra coloro che ritengono di dover attribuire maggiore influenza agli agenti, cui alla fine sono destinati i servizi assistenziali e previdenziali della Cassa, oppure no?

La mia opinione è che agenti e consulenti devono essere al centro della rappresentatività di Enasarco: Enasarco nasce per loro e la loro voce deve essere la prima a essere ascoltata.