Giugno 14, 2026
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Mercato immobiliare, l’Italia si distingue in Europa per offerta e attrattività internazionale

In Italia 14 immobili in vendita ogni 1.000 abitanti, contro i soli 3 della Germania. Boom di investitori stranieri: raddoppiano le vendite a compratori internazionali (20%).

Nel 2025 nel mercato immobiliare europeo si è delineato uno scenario a due velocità: se da un lato la scarsità di offerta ha continuato a spingere i prezzi in gran parte del continente, l’Italia si è distinta come un mercato più equilibrato, capace di offrire maggiore scelta e di attrarre capitali globali. È quanto emerge dall’edizione 2025 di Housing Insider – European Real Estate Insights, il report di REMAX Europe che analizza le dinamiche dei principali mercati immobiliari europei.

L’Italia si distingue nettamente dai principali mercati europei per la disponibilità di immobili. Nel 2025, il nostro Paese ha registrato circa 850.000 immobili in vendita, pari a 14 abitazioni ogni 1.000 abitanti. Un dato in forte contrasto con la Germania, dove la carenza di offerta limita il mercato a soli 3 immobili ogni 1.000 residenti. Quest’ampia disponibilità garantisce al mercato italiano una maggiore stabilità e permette agli acquirenti di muoversi in un contesto meno competitivo rispetto al resto d’Europa, privilegiando qualità ed efficienza energetica. “In Italia, gli acquirenti stanno manifestando nuove esigenze abitative da cui deriva una crescita della domanda di immobili di alta qualità, in particolare di quelli ristrutturati e ad alta efficienza energetica”, commenta Dario Castiglia (nella foto), CEO & Founder di REMAX Italia.

Mentre l’Italia registra un aumento dei prezzi contenuto al +2,7% (con gli appartamenti al +3,4%), altri mercati europei mostrano tensioni molto più forti dovute alla scarsità dell’offerta e alla mancanza di nuove costruzioni:
– Portogallo: prezzi in aumento del 17%, con il segmento appartamenti che vola al +20%.
– Spagna: crescita del 10%, con picchi del +15% per gli appartamenti.
– Germania: segna un recupero del +4%.
– Turchia: in controtendenza con un calo del -9%, penalizzata da tassi di interesse molto elevati.

Il 2025 segna un record per l’interesse internazionale verso il patrimonio immobiliare italiano. Una casa su cinque (20%) è stata acquistata da compratori stranieri, un dato quasi raddoppiato rispetto all’11% del 2024. L’Italia compete con la Spagna (71.000 case vendute a stranieri nel primo semestre 2025) come meta privilegiata per investimenti ad alto patrimonio. In Italia, la stabilità del mercato e un contesto fiscale competitivo spingono gli investitori non solo verso le grandi città come Roma e Milano, ma sempre più verso location turistiche di prestigio.

Secondo i dati analizzati nel report REMAX, la tensione abitativa si sposta anche sul comparto locazioni. Nel 2025 i canoni sono cresciuti sensibilmente: Spagna (+9%) e Italia (+7%) guidano la classifica dei rincari, seguite da Portogallo (+6%) e Germania (+2%). La crescita più contenuta in Germania è dovuta principalmente a limiti normativi e a un mercato che ha già raggiunto i massimi livelli di accessibilità economica.

New York, la frenesia abitativa nei sobborghi rallenta. A Manhattan il Real Estate torna alla normalità

Uno sguardo al mercato immobiliare Newyorkese. I contratti per l’acquisto di case suburbane sono diminuiti rispetto al loro ritmo frenetico del post pandemia. Gli acquirenti non hanno perso interesse nelle dimore spaziose, ma non riescono a trovare molta offerta sul mercato.

Mentre le restrizioni del Covid si vanno attenuando e sempre più lavoratori iniziano a pianificare un ritorno in ufficio, le vendite delle zone suburbane di New York stanno ancora aumentando a un ritmo che farebbe piacere al proprietario di qualsiasi società di intermediazione immobiliare. Ma l’aumento su base annuale delle transazioni è più misurato di quanto non fosse stato per gran parte dell’anno passato.

A Long Island, per esempio, i contratti per l’acquisto di case unifamiliari sono aumentati del 14% a giugno rispetto all’anno precedente, secondo un rapporto di Miller Samuel e Douglas Elliman Real Estate; il dato, però, è in calo rispetto a maggio e aprile, quando le offerte sono aumentate del 160% rispetto ai mesi corrispondenti del 2020. La contea di Westchester ha registrato il 20% in più di contratti il ​​mese scorso rispetto a giugno 2020, ma a maggio l’aumento annuale era stato dell’81%. A Greenwich, nel Connecticut, l’aumento del 50% dei contratti di giugno è stato il minor dato anno su anno rispetto allo scorso luglio. Secondo Scott Durkin, presidente di Douglas Elliman, “le scorte si sono esaurite”.

Dando uno sguardo agli annunci di case unifamiliari, a giugno sono diminuiti del 45% a Westchester e del 3% a Long Island, mentre a Greenwich sono scesi dell’11%.

Uscendo dai sobborghi e rientrando verso le zone di pregio, a Manhattan il volume delle vendite torna ai livelli pre-pandemia, ma i prezzi sono leggermente aumentati. Infatti, con l’aumento dei livelli di vaccinazione e la riapertura delle attività, gli immobili residenziali sono finalmente tornati al punto in cui erano prima che il Covid devastasse New York. A Manhattan, questa primavera, il numero di appartamenti venduti è stato più del doppio rispetto a un anno fa, quando la città è stata chiusa nei primi giorni della pandemia, secondo una mezza dozzina di rapporti di mercato pubblicati la scorsa settimana.

Sebbene in molti modi il mercato non avesse dove andare se non in rialzo – le proiezioni di appartamenti sono state limitate per gran parte della scorsa primavera – l’aumento delle trattative chiuse è persino forte per gli standard storici. I rapporti mostrano che nemmeno nel 2015, un periodo di grande boom, c’è stato un periodo di tre mesi con attività comparabili. In realtà c’era uno scenario misto in termini di prezzi, con cooperative e condomini scambiati per una media di 1,1 milioni di dollari, e un prezzo medio di mercato di 1,6 milioni, in leggero aumento rispetto alla scorsa primavera. I broker affermano che il fenomeno può essere spiegato da un eccesso di offerta di appartamenti, che ha alimentato gli sconti. “Il modo in cui le persone guardavano la città un anno fa, ora sarebbe concepibile in un film di fantascienza con sparizione quasi totale del genere umano, ha affermato Jonathan Miller riferendosi ai diffusi timori che moltissimi abitanti di New York si sarebbero trasferiti permanentemente nei sobborghi o nelle seconde case fuori città.

Sebbene il conteggio delle vendite totali sia variabile da agenzia ad agenzia a causa delle diverse metodologie di gestione dei dati, tutte loro hanno mostrato enormi picchi di attività, rispetto alla primavera 2020, ma anche rispetto a questo inverno. Ci sono stati 3.417 accordi completati da aprile a giugno, contro 1.357 accordi di un anno fa, con una crescita del 152%. Anche se confrontato con il trimestre gennaio-marzo, quando Manhattan ha registrato 2.457 vendite, questa primavera è sembrata particolarmente intensa. Nel terzo trimestre del 2015, una delle rilevazioni storicamente più favorevoli del mercato, c’erano state 3.654 vendite, ossia un dato molto vicino a quello odierno.

Gli anziani e la passione per gli appartamenti spaziosi. Eredi, la salvezza è il frazionamento

Sugli asset immobiliari degli anziani italiani incombe il passaggio generazionale a favore dei c.d. millennials, i quali non hanno la stessa passione per le case con molte camere o, nella maggior parte dei casi, non se le possono permettere. Come frazionare gli immobili sovradimensionati e realizzare maggior valore e rendita.

In Italia, gli anziani sono tornati improvvisamente – e tragicamente – a destare interesse per via della loro estrema fragilità di fronte alla pandemia di Covid19. Negli ultimi tre mesi, infatti, ci si è resi conto più di prima della loro grandissima importanza sociale all’interno delle reti familiari: gli anziani si prendono cura dei nipoti, hanno contatti frequenti con i propri figli adulti e li aiutano, sempre più spesso, economicamente.

Sfortunatamente, il contatto strettissimo dei giovani con i propri “anziani di famiglia” (nonni e zii) ha determinato un canale attraverso il quale il Covid19 si è trasmesso, con le conseguenze che conosciamo bene e che, in migliaia di casi, riguarderanno anche il patrimonio immobiliare oggetto di successione. In particolare, una volta che gli eredi saranno entrati in possesso delle abitazioni degli anziani genitori (o dei nonni), dovranno adottare le decisioni più disparate: andare a vivere in quelle abitazioni, lasciarle sfitte, affittarle o venderle. Negli ultimi due casi, chi ha ereditato si scontrerà ineluttabilmente con un mercato immobiliare che già prima dello scoppio della pandemia mostrava segni di “schizofrenia”: prezzi degli immobili di buona quadratura in costante diminuzione e con scambi rarefatti, e quelli della case al di sotto dei canonici 100 mq con prezzi stabili e scambi vivaci; in più, mercato dell’affitto tradizionale reso difficile dalla elevata percentuale di morosità, e “affitto breve” in ascesa.

Per chi vuole vendere gli appartamenti più grandi, pertanto, è definitivamente tramontato il mito del “mattone che sale sempre di valore” ed è necessario adattarsi a prezzi da svendita rispetto a soli cinque anni fa, ed il trend di discesa delle quotazioni non sembra aver toccato ancora il fondo.

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C’è da dire che la passione per il mattone ha sempre colpito quella fascia di popolazione che oggi, dopo molti anni di distanza dal Boom economico, costituisce la categoria degli anziani. Infatti, secondo gli ultimi dati di Bankitalia-Abi, la popolazione con 65 anni o più (circa 15 milioni di italiani), che costituisce il 20% del totale, possiede il 73% della ricchezza nazionale, di cui oltre il 61% in immobili. Questo è avvenuto perché negli ultimi trent’anni in Italia la quota di famiglie proprietarie della casa è passata da circa il 60% del 1982 a circa il 70% del 2001, anno in cui la tendenza si è stabilizzata con le nuove generazioni.

In sintesi, si rischia di far passare di mano, da una generazione all’altra, immobili difficili da gestire ad eredi che hanno redditi bassi, esattamente come un quinto degli anziani di oggi.

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Su questo enorme asset immobiliare incombe il passaggio generazionale a favore dei c.d. millennials, che non hanno la stessa passione per le case con molte stanze e, nella maggior parte dei casi, non se le possono permettere economicamente. Tale avversione, inoltre, viene alimentata dalle rendite sempre più basse degli immobili, dai loro costi di manutenzione e dalla fiscalità crescente.

Tutte queste case hanno caratteristiche che le rendono poco appetibili agli occhi dei 30-35enni di oggi. In primo luogo, esse sono dotate di finestre di scarse dimensioni per via dei metodi di costruzione tipici degli anni della crisi energetica (1970), ed anche i balconi sono del tutto inutilizzabili anche per prendere un caffè o pranzarci dentro. In secondo luogo, gli standard di costruzione non sono dei migliori, soprattutto in relazione alle norme antisismiche, e le famiglie più giovani contano generalmente un solo figlio, per cui non serve avere molte camere da letto e due servizi. In terzo luogo, gli impianti ormai vetusti richiedono continui interventi di manutenzione,  le rifiniture di capitolato (o anche quelle derivanti dalle modifiche apportate dagli attuali proprietari) non incontrano il gusto dei più giovani e richiedono, in aggiunta al prezzo dell’acquisto, anche il costo (e il disagio) di una ristrutturazione.

Quest’ultima via, però, rappresenta l’unica veramente possibile laddove si voglia realizzare una vendita più conveniente e più rapida. Frazionare un appartamento di 150 mq in due appartamenti di 65-70 mq ciascuno non richiede un investimento eccessivo (dai 15.000 ai 20.000 euro) ed i lavori, oltre ad essere finanziabili, consentono di accedere a notevoli agevolazioni fiscali.

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I vantaggi di un frazionamento sono evidenti, sia in caso di vendita, sia in caso di locazione. Relativamente alla vendita, se da un appartamento di 160 mq commerciali in una zona semi-centrale di Palermo – identico ragionamento è valido, con le dovute proporzioni, per Roma, Milano e tutte le città italiane – si possono ricavare 240.000 euro, due appartamenti da 75 mq (+ 10 mq di parti comuni), ricavati dal primo e ristrutturati, frutteranno  141.500 euro ciascuno, e cioè un totale di 283.000 euro, con una plusvalenza (al netto dei costi di ristrutturazione) di circa 20.000 euro. Per quanto riguarda le locazioni, il maggior ricavo è ancora più evidente. Infatti, nell’esempio considerato, l’immobile intero potrebbe essere affittato per 690 euro mensili (8.300 euro l’anno), mentre in caso di frazionamento ciascun appartamento non frutterebbe meno di 500 euro mensili, attribuendo una rendita maggiore rispetto all’intero (12.000 euro l’anno, + 3.700 euro) e dando la possibilità di ammortizzare i costi di ristrutturazione in soli cinque anni.

In aggiunta all’aspetto economico, ce n’è uno che riguarda il “disagio” legato tipicamente alle operazioni immobiliari: grazie al frazionamento, i tempi di attesa per entrambe le soluzioni (vendita o locazione) si ridurrebbero notevolmente, diminuendo anche il disagio complessivo dell’operazione.