Aprile 21, 2026
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Consulenti finanziari indipendenti vs consulenti non autonomi: una inutile rivalità

La necessaria convivenza di due figure molto differenti all’interno di un unico organismo ha finito per creare una certa confusione di ruoli e una inutile competizione. Non esistono i consulenti “giusti” e quelli “sbagliati”, ma due professioni differenti.

Di Alessio Cardinale

In tema di Consulenza Finanziaria Indipendente e non autonoma (quella dei consulenti con mandato) non sono rari i tentativi di rimarcare le differenze tra le due categorie di professionisti con modalità un pò “partigiane”. Esiste, infatti, una certa rivalità tra le due categorie – oggettivamente oggi molto più sentita dai consulenti autonomi – che non restituisce con chiarezza agli utenti una analisi efficace su vantaggi e svantaggi derivanti dal farsi assistere dall’una o dall’altra tipologia di professionisti – o da entrambe contestualmente, perché no? – accomunati come sono da una “necessaria” convivenza amministrativa all’interno di un unico Organismo di gestione e vigilanza (sia pure in due distinte sezioni).

Nel 2018, grazie al Regolamento Consob n. 20307, è stato possibile tradurre normativamente l’opportunità di dare dignità professionale e futura massa critica alla Consulenza Finanziaria Indipendente, che già esisteva da tempo e non era normata, attraverso il nuovo OCF (Organismo Unico Consulenti), all’interno del quale è stata istituita una sezione dove possono iscriversi professionisti autonomi e società di consulenza finanziaria (SCF) non dipendenti da alcun operatore bancario-finanziario. Pertanto, oggi gli utenti possono richiedere i servizi di due categorie distinte di consulenza, ognuna con il proprio modello di business: quello della Consulenza Non Autonoma, senza importanti innovazioni strutturali – ad esempio lo “sdoganamento” del contratto di consulenza indipendente, ossia quello slegato dalla diretta distribuzione di strumenti finanziari – passerà rapidamente dalla fase della “maturità” a quella del “declino”, mentre la seconda (la consulenza indipendente) è delle due la professione con un grande futuro davanti, ma con un presente ancora poco significativo in termini quantitativi e identitari.

Sfortunatamente, l’accostamento di queste due figure così differenti all’interno di un unico contenitore ha generato un effetto collaterale, creando una certa confusione di ruoli e una evidente competizione, nonchè una sequela di luoghi comuni e di “spinte ideali” volte alla svalutazione puntuale del ruolo dei consulenti non autonomi, troppo spesso definiti come professionisti incapaci di uscir fuori dal “sistemico” conflitto di interessi che neanche il contratto di consulenza e la forte riduzione dei margini commissionali – insieme alle consolidate architetture “multibrand” – sono riusciti a mitigare secondo i più accesi detrattori. Anzi, è recente l’attacco di alcune associazioni internazionali di consumatori verso l’applicazione delle commissioni di consulenza, maliziosamente definite come “incentivi” e non come legittimo corrispettivo di un servizio veicolato proprio dai consulenti finanziari non autonomi, sia pure in conflitto di interessi “sistemico” che, visto il larghissimo utilizzo di strumenti finanziari di terzi e di ETF, è ormai del tutto teorico.

Quella del conflitto di interessi e delle commissioni gravanti sugli strumenti finanziari sono sempre stati il cavallo di battaglia di quanti, anche tra i media nazionali – il Fatto Quotidiano, per esempio, ne ha fatto una rubrica quasi fissa condotta da personaggi un po’ ridicoli e di dubbia competenza, tutti intenti a sparare ad alzo zero sui consulenti non autonomi – si sono scagliati in questi ultimi quattro anni contro la Consulenza Finanziaria non Autonoma e contro i suoi addetti, i quali (ricordiamolo) lavorano in regime di mono-mandato non per propria volontà o mera convenienza personale, ma in virtù di norme vigenti e vincolanti per tutti gli appartenenti alla categoria. Ebbene, affermare che l’attuale assetto della Consulenza non Autonoma sia professionalmente e “moralmente” discutibile per via dei costi del servizio, equivale ad affermare che le norme in vigore, regole MiFID comprese, abbiano la stessa natura immorale e discutibile, poiché permetterebbero il determinarsi di una leadership commerciale che proprio non piace a quanti stanno portando avanti una competizione poco tecnica e molto “politica”, che mira alla conquista di maggiori quote di mercato e che, su queste basi, nulla ha a che vedere con lo sviluppo e la tutela del Risparmio.

Il duello rusticano basato sui costi, infatti, non è affatto opportuno per la stessa Consulenza Indipendente, poichè anche i suoi clienti sostengono dei costi, sotto forma di parcella, e i consulenti indipendenti hanno legittimamente bisogno di sostenersi economicamente per non affondare, come qualsiasi professionista. Ad eccezione del “consiglio volante” dato all’amico fraterno, non esiste in Finanza la consulenza pro bono (come per gli avvocati, ad esempio), e questo è un fatto universalmente noto a tutti. Ebbene, sui costi delle reti, così come su quelli applicati dalla  consulenza autonoma, da circa quattro anni vige l’obbligo della disclosure (rendicontazione annuale iper-dettagliata e comprensibile), ma è unicamente sull’industria del Risparmio Gestito che esiste una corposa letteratura sui costi medi applicati non solo in Italia, ma in tutta Europa; non è così per la nascente industria della Consulenza Indipendente, dove a fianco di circa 60 autorevoli società di consulenza (SCF) e di ottime associazioni di categoria (NAFOP, AssoSCF e Ascofind, per esempio), operano più di 200 professionisti (su circa 550 in totale) regolarmente iscritti all’Organismo Unico e non facenti parte di una SCF, dai quali non arrivano nè dati periodici nè sufficiente informazione sui costi applicati alla clientela, per cui risulta impossibile stabilire una media di mercato attendibile. 

Si può dire, agli amici indipendenti, senza alcuno spirito di polemica, che questa assenza di dati non è esattamente un fatto positivo per la trasparenza del settore, e che potrebbe nascondere, da parte dei professionisti non appartenenti ad alcuna società di consulenza, l’applicazione di parcelle mediamente più elevate rispetto a quelle pubblicizzate e applicate dalle SCF? E che se anche fosse così, come potrebbe essere possibile sindacare i legittimi (e sostenibili) accordi economici raggiunti tra un consulente indipendente ed il proprio cliente, anche se di valore sopra la media/SCF, senza ledere il principio di discrezionalità professionale che, se è quasi del tutto assente per i consulenti non autonomi, è molto presente per quelli indipendenti, ed anzi ne costituisce un punto di forza di questa splendida professione?
E se domani, proprio su questo tema della trasparenza dei costi applicati dalla Consulenza Indipendente alla clientela, il settore della banche-reti chiedesse a gran voce di mettere sotto la lente di ingrandimento l’esatta entità della “parcella media“, magari anche allo scopo di contrastare la sicura avanzata della Consulenza Indipendente presso la clientela di pregio – il che rischia di sottrarre masse di risparmio elevate ai consulenti non autonomi, come potrebbe non essere letto dagli indipendenti come un colpo basso?

La verità è che la svalutazione puntuale dei concorrenti, in qualunque ambito del commercio, si rivela sempre come un gioco al massacro con conseguenze negative per tutti. Probabilmente, per capire dove la Consulenza Finanziaria nel suo complesso si potrebbe trovare tra dieci o venti anni, si dovrebbe prendere esempio dal mondo dell’Avvocatura, all’interno della quale esistono diverse tipologie di avvocati distinte per specializzazione (civilisti, penalisti, amministrativi, fiscalisti, societari etc) e dove nessuno si fa la guerra: provate a chiedere ad un legale di denigrare pubblicamente un collega, o di violare le regole deontologiche di correttezza reciproca, e vedrete come vi risponderà. Allo stesso modo, le due categorie di consulenti finanziari, pur lavorando nel medesimo settore, sono già completamente diverse l’una dall’altra, ed in futuro il criterio della specializzazione prenderà sempre più piede. Quella odierna non è solo una diversità basata sulle modalità di erogazione/distribuzione degli strumenti di investimento alla clientela, ma è anche una diversità di approccio, contenuti e soluzioni, talmente marcata da creare due “mondi” che, pur essendo accomunati dallo stesso organo di vigilanza, hanno pochissimi punti di contatto, anche in relazione ai target di investitori.

Eppure, nei detrattori della consulenza non autonoma, spesso sembra quasi di percepire il sogno mai rivelato in cui tutti i consulenti abilitati fuori sede, dall’oggi al domani, si spogliano dell’abito cucito addosso dalla normativa e diventano improvvisamente “quelli giusti”, ossia indipendenti, smettendo così di essere “quelli sbagliati”. E’ un pò come affermare che tutti i geometri dovrebbero trasformarsi in ingegneri, o tutti i ragionieri commercialisti in dottori commercialisti, solo perchè trattano (sia pure con modalità differenti) la medesima materia, ma i primi non hanno la laurea.

Peraltro, ognuna delle due categorie di consulenti presenta un “deficit di servizio” fondamentale, che le rende rigidamente separate: i consulenti non autonomi non possono erogare consulenza indipendente, poiché sono legati alla distribuzione di un contratto di consulenza che vede come sottostanti le operazioni sugli strumenti finanziari – che sono potenzialmente migliaia, non qualche decina – collocati dalla propria mandante, ai quali possono dare esecuzione certa; i consulenti autonomi, al contrario, erogano consulenza indipendente ma non possono avere certezza dell’esecuzione del consiglio di investimento, essendo quest’ultima affidata alla prontezza del cliente nell’eseguire personalmente presso la propria banca le operazioni di acquisto e vendita.

Un punto in comune tra le due categorie, semmai, lo possiamo trovare nel modo in cui esse subiscono gli effetti economici delle congiunture mondiali, in particolare sul reddito generato dagli addetti. Infatti, qualunque sia il metodo con cui i professionisti vengano pagati – direttamente dai clienti quelli indipendenti, tramite provvigioni di rete quelli non autonomi – entrambi condividono la medesima base di calcolo: il valore del patrimonio amministrato. Sia le reti di consulenza finanziaria che i consulenti indipendenti e le SCF, nell’ultimo anno, hanno condiviso appieno il crollo delle quotazioni nei mercati azionari e obbligazionari. In termini di management fee – la c.d. retribuzione/provvigione di mantenimento e gestione del portafoglio – infatti, ciascun consulente finanziario non autonomo ha visto decurtati i propri ricavi annui in misura proporzionale rispetto al calo della quotazione degli strumenti di risparmio gestito presenti nel portafoglio clienti (mediamente del 15-20%). Parimenti, gli indipendenti hanno visto scendere i ricavi generati dalla parcelle, poiché le loro fee sono applicate in percentuale rispetto al minor valore del patrimonio. 

Tuttavia i consulenti autonomi, rispetto a quelli abilitati fuori sede, hanno anche vantaggi non indifferenti. Il primo è che gli asset amministrati – c.d. A.U.M., asset under management – su cui calcolare le parcelle comprendono spesso anche il patrimonio immobiliare e la gestione delle sue problematiche (amministrazione, valorizzazione, flussi etc), a differenza degli AUM dei consulenti non autonomi, che comprendono esclusivamente i valori mobiliari; il secondo vantaggio è rappresentato dalla possibilità, in teoria, di manovrare discrezionalmente la propria parcella anche in aumento, tutelando il livello dei propri ricavi, mentre i consulenti abilitati fuori sede non hanno alcuna possibilità di agire sulla propria tabella provvigionale, che negli ultimi quindici anni ha invece subito continui aggiornamenti al ribasso da parte delle reti.

In definitiva, sarebbe auspicabile che i consulenti finanziari indipendenti possano avviare una politica di crescita facendo leva sulle caratteristiche specifiche di questa grande professione, evitando di svalutare in modo così smaccatamente competitivo la Consulenza non Autonoma. Del resto, tra i due è proprio il loro settore quello con con margini di crescita anche nel lunghissimo periodo, soprattutto per i giovani; e presto raccoglierà proprio dai giovani più talentuosi una certa preferenza culturale per via di uno status innegabile, di assenza di barriere all’entrata e di un maggiore appeal.

Pertanto, a cosa serve questa inutile rivalità?

Ascofind: costi elevati del risparmio gestito un freno alla partecipazione ai mercati dei clienti al dettaglio

Secondo Ascofind, l’eccessivo livello di costi e oneri dei prodotti finanziari e assicurativi costituisce un freno alla partecipazione ai mercati finanziari da parte dei clienti al dettaglio. L’ESMA ha evidenziato che in Italia i costi e gli oneri dei fondi OICVM sono tra i più elevati tra i vari stati membri dell’UE.

Di recente, Ascofind – Associazione per la Consulenza Finanziaria Indipendenteha dato risposta alla consultazione indetta dalla Commissione europea e denominata “Strategia dell’UE per gli investitori al dettaglio”. L’iniziativa della Commissione si inquadra nel processo in corso di revisione della Direttiva Mifid II, che ha come scopo quello di “far sì che i consumatori che investono sui mercati dei capitali possano farlo con fiducia, che i risultati di mercato migliorino e che la partecipazione dei consumatori aumenti”.

Il principio alla base della risposta di Ascofind è che l’aumento del numero di consumatori che investono convogliando il capitale verso le imprese del settore privato potrebbe accelerare il processo di ripresa economica dopo la pandemia di COVID-19.

Qui di seguito il testo integrale della risposta di Ascofind (tradotto dall’inglese).

“……Un recente Rapporto sugli investimenti finanziari delle famiglie italiane, pubblicato a dicembre 2020 dall’Autorità italiana Consob, rivela che solo il 33% dei risparmiatori italiani accede ai mercati finanziari. I principali deterrenti dagli investimenti finanziari sono la mancanza di fiducia, di informazione e di supporto al processo decisionale. Di conseguenza, circa un terzo delle attività finanziarie delle famiglie italiane è detenuto in strumenti liquidi, contanti e depositi bancari.

I prodotti più frequentemente detenuti dalle famiglie italiane sono i fondi comuni di investimento, i prodotti di investimento assicurativi e i titoli di Stato italiani. Sul totale delle attività finanziarie detenute dalle famiglie, i fondi OICVM rappresentano il 10,7% mentre i prodotti di investimento assicurativo rappresentano il 17,1%.

L’eccessivo livello di costi e oneri dei prodotti finanziari e assicurativi costituisce un ulteriore freno alla partecipazione ai mercati finanziari da parte dei clienti al dettaglio. Una recente pubblicazione di ESMA (Performance and Costs of EU Retail Investment Products, 2021) ha evidenziato che in Italia i costi e gli oneri dei fondi OICVM sono tra i più elevati tra i vari stati membri dell’UE.

Per quanto riguarda i prodotti previdenziali, circa il 40% dei partecipanti ha sottoscritto piani pensionistici individuali offerti dalle compagnie di assicurazione con costi medi annui del 2,20%, sei volte superiori ai fondi pensione professionali.

Una delle cause principali dell’elevato costo risiede nell’insufficiente concorrenza nella distribuzione e nelle modalità di remunerazione dei distributori e dei consulenti finanziari, sulla base delle retrocessioni delle commissioni delle aziende manifatturiere. Infatti, a causa del pagamento degli incentivi, la consulenza fornita dagli intermediari può essere sbilanciata verso prodotti con maggiori ricompense per gli intermediari, con un conseguente ulteriore impatto negativo sulla fiducia degli investitori.

La normativa MiFID II ha mitigato questi effetti negativi, introducendo regole relative alla legittimità degli incentivi nei servizi di investimento e una maggiore trasparenza sui costi pagati dagli investitori retail.

Tuttavia, sulla base dei risultati dell’indagine pubblicata dalla Consob, gli investitori mostrano una scarsa comprensione del sistema di remunerazione del servizio di consulenza: il 40% ritiene che sia pagato dalla banca, il 15% che sia gratuito, oltre il 20% non conosce la risposta. Solo il 5% circa ha capito che il servizio è a carico del cliente.

A tre anni dalla sua introduzione, le soluzioni adottate dalla Direttiva per fornire sufficiente chiarezza sugli incentivi perpetrati da distributori e consulenti finanziari evidentemente non hanno raggiunto gli obiettivi auspicati.

Un aumento della partecipazione dei clienti al dettaglio ai mercati finanziari e un clima più coerente di fiducia degli investitori non possono essere raggiunti se non è garantita la trasparenza dei costi dei prodotti e del servizio di consulenza fornito ai clienti.

Nel Consiglio tecnico alla Commissione del marzo 2020, l’ESMA propone di migliorare la comprensione da parte dei clienti degli incentivi e dell’effetto che hanno sulla distribuzione dei prodotti di investimento e sull’informativa MiFID II esistente. La Commissione dovrebbe migliorare la comprensibilità e la chiarezza delle informazioni sugli incentivi esistenti introducendo l’obbligo di includere, in tutte le informazioni sugli incentivi, una spiegazione dei termini utilizzati (ad esempio, pagamenti di terzi). Tale spiegazione dovrebbe essere sufficientemente chiara, e utilizzare termini semplici per garantire che i clienti al dettaglio comprendano la natura e l’impatto degli incentivi: “I pagamenti di terze parti sono pagamenti ricevuti dall’azienda per avervi venduto questo prodotto e fanno parte dei costi che sostenete per il servizio fornito dall’azienda, anche se tali costi non vengono pagati direttamente all’azienda”. Ascofind sostiene fortemente la proposta dell’ESMA“.

ASCOFIND, la formazione per SCF e consulenti autonomi alla terza edizione

Ha preso il via il corso di formazione ASCOFIND, dalla durata di 30 ore, dedicato alle Società di Consulenza Finanziaria e ai consulenti autonomi. Partecipano 82 consulenti finanziari.

In conformità con le nuove disposizioni contenute all’art. 164 del Regolamento Intermediari della Consob, in vigore dal 31 marzo 2021, i consulenti finanziari autonomi iscritti all’Organismo Unico, a prescindere dall’esercizio effettivo dell’attività, sono tenuti all’aggiornamento professionale coerentemente con la natura e le caratteristiche dell’attività prestata ai clienti, in conformità con quanto previsto dal punto 20, lettera b), degli Orientamenti AESFEM/2015/1886.

A tal fine, i consulenti finanziari autonomi hanno l’obbligo di partecipare, ogni dodici mesi, a corsi di formazione della durata complessiva di almeno trenta ore, tenuti da soggetti con esperienza almeno quinquennale nel settore della formazione in materie economiche, finanziarie, tecniche e giuridiche, rilevanti nella prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti.

Su queste basi, lo scorso 29 marzo ha avuto inizio la terza edizione del Corso di Formazione ASCOFIND dedicato alle Società di Consulenza Finanziaria e ai consulenti autonomi. Il Corso, che vede la partecipazione di 82 consulenti finanziari, ha una durata complessiva di 30 ore, si svolge in modalità webinar e prevede lo svolgimento di un test di verifica delle conoscenze acquisite.

ASCOFIND, guidata da Massimo Scolari, ha realizzato per tutti i partecipanti una piattaforma con disponibilità dei materiali formativi (presentazioni, registrazioni video etc), nella quale sono archiviati anche i documenti video delle due edizioni precedenti.

Il corso ASCOFIND è accreditato per 30 ore ai fini del mantenimento delle Certificazioni EIP, EFA ed EFP, in quanto conforme agli standard di Efpa Italia.

Ascofind: dal 10 Marzo nuove norme sulla trasparenza per i mercati e i consulenti finanziari

Ascofind, Associazione che rappresenta le società di consulenza finanziaria (SCF), informa con un comunicato stampa sugli sviluppi normativi e regolamentari in materia di trasparenza sui fattori di sostenibilità nei servizi di investimento.

(Comunicato Stampa) Milano, 1 Marzo 2021 – Il prossimo 10 marzo entra in applicazione il Regolamento UE 2019/2088 relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR – Sustainable Finance Disclosure Regulation), che stabilisce norme armonizzate sulla trasparenza per i partecipanti ai mercati finanziari e i consulenti finanziari.

Il nuovo Regolamento costituisce una tappa importante del Piano d’azione per la finanza sostenibile della Commissione europea nel quale vengono delineate la strategia e le misure da adottare al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale, orientando gli investimenti verso un’economia sostenibile e contribuendo così all’attuazione dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

Il regolamento SFDR stabilisce norme armonizzate sulla trasparenza per i partecipanti ai mercati finanziari e i consulenti finanziari per quanto riguarda l’integrazione dei rischi di sostenibilità e la considerazione degli effetti negativi per la sostenibilità nei loro processi e nella comunicazione delle informazioni connesse alla sostenibilità relative ai servizi di investimento.

L’art. 3 del Regolamento prevede che i soggetti che svolgono l’attività di consulenza in materia di investimenti o di assicurazioni forniscano informazioni circa le rispettive politiche sull’integrazione dei rischi di sostenibilità nella loro attività di consulenza.

La Consob, nel richiamo di attenzione n. 1/20 pubblicato il 12 marzo 2020, sottolineava la necessità che i soggetti abilitati ai servizi di investimento (tra i quali sono incluse anche le società di consulenza finanziaria ed i consulenti finanziari autonomi) prendessero in considerazione le indicazioni contenute nella normativa vigente al fine di:

 fornire agli investitori informazioni corrette, chiare e non fuorvianti in merito all’integrazione dei rischi di sostenibilità nella prestazione dei servizi di investimento;
 fornire agli investitori una descrizione della natura e dei rischio degli strumenti finanziari, inclusi i fattori di sostenibilità;
 valutare gli elementi non finanziari al momento della raccolta delle informazioni sugli obiettivi di investimento del cliente, acquisendo notizie anche in merito alle preferenze del cliente sui fattori ambientali, sociali e di governance;
 nell’ambito degli obblighi di product governance, considerare le specifiche preferenze della clientela in materia di sostenibilità.

Massimo Scolari, Ascofind

Ascofind, nella piena consapevolezza che le informazioni relative all’integrazione dei fattori di sostenibilità nella consulenza in materia di investimenti debbano tenere debitamente conto delle dimensioni, della natura e dell’ampiezza delle attività e della tipologia dei servizi di investimento, invita le società di consulenza finanziaria ad integrare i rischi di sostenibilità nella propria attività di consulenza e a fornire ai clienti informazioni corrette, chiare e non fuorvianti in merito alle caratteristiche di sostenibilità dei servizi di investimento e degli strumenti finanziari raccomandati.

Ascofind, Forum annuale sulla Consulenza Finanziaria. Diretta streaming il 9 Ottobre

Il prossimo 9 ottobre 2020, in diretta streaming dal canale YouTube di Ascofind, l’evento annuale organizzato dall’Associazione per la Consulenza Finanziaria Indipendente e facente parte del Mese dell’Educazione Finanziaria indetto dal Comitato Edufin.

Nel decennale dalla sua fondazione, come ogni anno, Ascofind – Associazione per la Consulenza Finanziaria Indipendente – organizza il Forum Nazionale sulla Consulenza Finanziaria, arrivato alla sua decima edizione.

Si tratta di un confronto di opinioni tra operatori ed esperti del settore della consulenza finanziaria, con il quale Ascofind, nel difficile contesto caratterizzato dalle attuali restrizioni sanitarie, intende sollecitare un dibattito sui temi di maggiore rilevanza per le prospettive dei servizi e attività di investimento. Tra i vari temi di grande interesse, si parlerà delle nuove prospettive della Consulenza Indipendente, dei fattori ESG nella gestione degli investimenti, dei c.d. Megatrend e degli strumenti a disposizione per il consulente indipendente.

Nel pomeriggio è organizzata una tavola rotonda sul tema “Educazione Finanziaria, la realtà italiana e le prospettive”, tema in stretta connessione con il “Mese dell’Educazione Finanziaria” organizzato dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di Educazione Finanziaria, e giunto alla sua terza edizione. Quest’anno gli argomenti affrontati nel corso del Mese tratteranno l’evoluzione delle scelte finanziarie personali e familiari correlate all’emergenza Coronavirus, nonché le opportunità offerte a famiglie e imprese dalla trasformazione digitale dei servizi bancari e finanziari.

La partecipazione all’evento di Ascofind è gratuita, è sufficiente registrarsi a questo link.

PROGRAMMA

Ore 10,00 – Saluto ai partecipanti, Giancarlo Somaschini, Vicepresidente Ascofind

Ore 10,10 – Le prospettive della consulenza indipendente, Simone Rosti, Country Head Italy, Vanguard

Ore 10,40 – I fattori ESG nella gestione degli investimenti, Vincenzo Sagone, Head of ETF, Indexing & Smart Beta Business Unit, Amundi Sgr

Ore 11,10 – La chiave per investire nei megatrend, Vincenzo Saccente, Managing Director, Responsabile per i Lyxor ETF in Italia

Ore 11,40 – Spunti oltre i classici confini per un’allocazione di portafoglio, in tempi di Covid e dopo, Salvatore Catalano, Responsabile Italia, VanEck Investments Ltd

Ore 12,10 –  Il nuovo modo di investire nel futuro per partecipare alle storie di crescita di domani, Emanuela Salvade, Director, Head of Italian Speaking Regions, Rize ETF Limited

Ore 12,40 – Gli strumenti a disposizione del consulente indipendente, Alberto Dellavalle, Responsabile Servizi per la Consulenza Indipendente, Banca Sella

Ore 15,00 – Tavola rotonda su “Educazione finanziaria, la realtà italiana e le prospettive”  – Moderatore Massimo Scolari, Presidente Ascofind; con gli interventi di Marilisa Guida (Comitato Edufin, Membro supplente per Banca d’Italia), Michele Boldrin, Joseph G. Hoyt Distinguished University Professor of Economics (Washington University, St Louis – Visiting Professor, Univ. Ca’ Foscari – Venezia), Luca Carlomagno (Co-President, Bocconi Students Fintech Society), Massimo Famularo (Managing Director, Head of Italian NPLs at Distressed Technologies), Fabrizio Fornezza (Partner di Eumetra MR), Luciano Scirè (Fondatore di Goal Based Investing Italia).

MIP Milano e Ascofind lanciano il corso di “Introduzione alla professione di consulente finanziario”

Il programma di formazione è mirato alla preparazione dei candidati alla prova valutativa per l’accesso all’Albo Unico dei Consulenti Finanziati (OCF).

Il MIP, Politecnico di Milano Graduate School of Business, lancia ufficialmente il nuovo corso di “Introduzione alla professione di consulente finanziario”, in collaborazione con Ascofind – Associazione per la Consulenza Finanziaria Indipendente.

Il corso verrà presentato ufficialmente il prossimo 14 settembre alle ore 17,30, e si svolgerà da ottobre 2020 a febbraio 2021, in modalità online. A una valutazione iniziale delle conoscenze dei partecipanti, seguiranno 14 lezioni da 3 ore ciascuna con frequenza settimanale.

Durante il percorso, saranno forniti agli studenti gli strumenti e le indicazioni bibliografiche utili alla preparazione dell’esame finale, oltre che 3 preziose testimonianze specialistiche dirette del settore.

Massimo Scolari (Ascofind)

L’obiettivo del corso è garantire agli studenti le conoscenze utili a muoversi in maniera consapevole nel contesto contemporaneo, nel quale i consulenti finanziari sono chiamati a rispondere a esigenze specifiche e a garantire protezione e valorizzazione al risparmio delle famiglie.

Agli operatori dell’industria dei servizi finanziari è richiesta una preparazione adeguata anche rispetto all’incertezza del mercato attuale. In questo senso, il corso si focalizza sull’insegnamento delle nozioni per ottimizzare il processo di pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale e per approfondire le normative che disciplinano la consulenza finanziaria.

Al termine delle lezioni, gli studenti potranno sostenere la prova valutativa indetta dall’Organismo di vigilanza e di tenuta dell’Albo (OCF). Il superamento del test costituisce uno dei requisiti per l’iscrizione all’Albo dei consulenti finanziari e per lo svolgimento della professione. L’esame è composto da un unico modulo che combina i concetti teorici e le nozioni pratiche, con 60 quesiti totali a risposta multipla.

Giancarlo Giudici (Polimi)

La domanda di partecipazione va presentata attraverso l’applicazione disponibile sul portale dell’OCF (L’iscrizione alla prova e il perfezionamento dell’iscrizione all’Albo competono autonomamente al singolo candidato).

La direzione del corso è affidata a Giancarlo Giudici, professore associato di Corporate Finance presso il Politecnico di Milano, School of Management, e a Massimo Scolari, Presidente di Ascofind, l’Associazione per la consulenza finanziaria indipendente, nonché membro del Consiglio Direttivo dell’Organismo di Vigilanza e di Tenuta dell’Albo dei Consulenti Finanziari (OCF).

Per avere maggiori informazioni sulle iscrizioni, inviare una e-mail all’indirizzo executive@mip.polimi.it.

Consulenti, il futuro è nella specializzazione delle competenze. Intervista a Massimo Scolari

“Ad oggi in Italia si stima che solo il 10% delle famiglie sia assistito da una consulenza finanziaria professionale. Ciò significa che il 90% dei risparmiatori italiani non riceve un’adeguata assistenza nelle proprie scelte di investimento… Se i colleghi consulenti abilitati all’offerta fuori sede vorranno valutare l’opportunità di intraprendere scelte professionali diverse dal passato, noi siamo qui per aiutarli”.

Con l’esplosione della pandemia di Covid19, molti nodi stanno venendo al pettine nel mondo della consulenza finanziaria. In particolare, mentre l’industria del Risparmio Gestito continua a macinare (nonostante i vari lockdown) risultati di raccolta assolutamente soddisfacenti, la “mano operativa” dei consulenti finanziari, complice la permanenza forzata presso le mura domestiche nella c.d. Fase Uno, ha cominciato ad interrogarsi seriamente sul futuro della professione.

Sul tavolo, per molti di loro, rimangono ancora oggi domande finora senza risposta; ne abbiamo poste alcune al dott. Massimo Scolari, Presidente di Ascofind (www.ascofind.it), Associazione per la Consulenza Finanziaria Indipendente, con sede a Milano.

La pandemia del Coronavirus, e i profondi cambiamenti nell’attività professionale indotti dai vari lockdown, sembrano aver scoperchiato un “vaso di Pandora” come nemmeno la MIFiD II era riuscita a fare, e aumentato l’attenzione di clienti e consulenti non autonomi verso la Consulenza Indipendente. Quanto, secondo lei, tutto ciò potrà influire sulle future scelte dei professionisti di oggi, e quali altri elementi potranno sollecitare un “cambio di abito” nei colleghi delle reti?

Partirei da una considerazione di carattere generale. Ad oggi in Italia si stima che solo il 10% delle famiglie sia assistito da una consulenza finanziaria professionale. Ciò significa che il 90% dei risparmiatori italiani non riceve un’adeguata assistenza nelle proprie scelte di investimento. Non sarebbe un grosso problema se gli investitori fossero dotati di adeguate conoscenze ed esperienze in materia finanziaria, tali da consentir loro di agire in autonomia sui mercati. Purtroppo, sappiamo che così non è. Il livello di educazione finanziaria in Italia, nonostante i lodevoli sforzi, continua ad essere estremamente basso e insufficiente. Tra i due fenomeni, ossia tra la scarsa diffusione della consulenza e l’insufficiente educazione finanziaria, a nostro avviso vi è un legame stretto: solo una crescita della consulenza finanziaria può garantire nel tempo un’effettiva crescita della cultura in materia di investimenti presso i risparmiatori. Ascofind si è battuta per 10 anni affinché anche in Italia venisse riconosciuta la consulenza finanziaria indipendente consentendo l’iscrizione ad un Albo, obiettivo che è stato raggiunto alla fine del 2018. Da quel momento, oltre ad accogliere i consulenti indipendenti, si è offerta a tutti i consulenti finanziari l’opportunità di svolgere la propria professione non più in un unico modo (lavorando come dipendenti o agenti di un intermediario mandante), ma potendo scegliere tra due modalità alternative entrambe disciplinate dalla normativa e vigilate dall’OCF. Noi non abbiamo mai pensato, e neppure ora lo pensiamo, che lo sviluppo della consulenza indipendente vada a sostituire la realtà attuale e consolidata delle reti di consulenti. Riteniamo invece che il contributo dei consulenti indipendenti e delle SCF si aggiunga all’offerta di consulenza esistente al fine di ampliare il mercato della consulenza e di consentire una maggiore concorrenza tra i modelli di servizio a favore degli investitori. Se i colleghi consulenti abilitati all’offerta fuori sede vorranno valutare l’opportunità di intraprendere scelte professionali diverse dal passato, noi siamo qui per aiutarli.

Ad oggi non sappiamo ancora quanto durerà questa situazione di emergenza e distanziamento sociale, che limita non poco l’attività di relazione consulente-cliente. Sarà  possibile abituare i risparmiatori ad effettuare incontri da remoto, e nello stesso tempo  dare continuità e qualità alla relazione?

Noi tutti speriamo che questa situazione di emergenza finisca al più presto. Ma siamo anche convinti che ciò che è avvenuto e le prassi a cui siamo stati costretti nella fase di lockdown avranno molteplici effetti strutturali. È indubbio, ad esempio, che l’accesso alla rete per comunicare, effettuare acquisti di beni e servizi, gestire i pagamenti ha avuto un’accelerazione formidabile in questi mesi e indietro non si tornerà. Cambiano le abitudini di acquisto dei consumatori e dei risparmiatori. Attraverso la rete diventa più facile effettuare confronti tra diversi provider di beni e servizi. Il settore bancario e finanziario, che ha basato per lungo tempo la propria strategia commerciale sul presidio del territorio, dovrà rapidamente riconvertirsi se vorrà mantenere le proprie quote di mercato.

Come vede la professione di consulente finanziario indipendente tra dieci anni?

Tra dieci anni il ricambio generazionale nel mondo dei consulenti sarà avvenuto e i nuovi consulenti finanziari saranno, in maggioranza, i ragazzi che oggi stanno uscendo dalle università, persone nate alla fine degli anni 90. Dotati in media di un livello di formazione accademica superiore agli attuali consulenti e da una familiarità con l’utilizzo delle applicazioni tecnologiche e dei social media. I mercati e i prodotti finanziari saranno probabilmente ancora più complessi di quanto lo siano ora e ci sarà bisogno, per i nuovi consulenti finanziari, di una forte specializzazione delle competenze.

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Nel modello di consulenza c.d. Anglosassone il cliente, la banca depositaria ed il consulente collaborano tra loro. Infatti,  il cliente sceglie sia la banca presso cui depositare il denaro che il consulente esterno a cui affidarne la gestione, mentre il consulente opera in maniera indipendente (senza vincolo di mono-mandato) e senza conflitto di interesse, controllando direttamente l’esecuzione delle operazioni inviate alla banca dal cliente. Secondo lei, si tratta di un sistema valido? E se sì,  potrebbe funzionare anche il Italia?

Molti tra i consulenti finanziari indipendenti e le società di consulenza finanziaria svolgono già il proprio servizio in questo modo. Forniscono, in assenza di conflitti di interesse,  raccomandazioni di investimento ed effettuano un monitoraggio – molto spesso richiesto dal cliente – sull’esecuzione delle operazioni di acquisto e di vendita da parte dell’intermediario scelto dal cliente. In Italia abbiamo però una limitazione normativa che ci distingue da altri paesi europei. Ossia il consulente finanziario, nonostante la Direttiva Mifid lo consenta, non è autorizzato a ricevere gli ordini di investimento del cliente e trasmetterli all’intermediario. La ricezione e trasmissione degli ordini è un servizio di investimento che in Italia è riservato agli intermediari. Ne consegue che il cliente, dopo aver ricevuto la raccomandazione di investimento da parte di un consulente indipendente, deve di persona trasmettere l’ordine alla propria banca depositaria, incontrando a volte ostacoli di  carattere operativo. La nostra Associazione si batte perché venga ampliato il perimetro legale di attività dei consulenti autonomi e delle SCF consentendo di prestare anche il servizio di ricezione e trasmissione degli ordini dei clienti.

Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito ad un aumento esponenziale della formazione online, la quale, nei suoi contenuti, è rimasta sostanzialmente uguale al periodo pre-Covid, soprattutto per i consulenti non autonomi. Come cambierà qualitativamente  la formazione al consulente nei prossimi anni e, in particolar modo, chi se ne farà carico? 

La formazione è stata a lungo un’attività sottovalutata, anche nel settore bancario e finanziario. È stata spesso trattata come una Cenerentola, un mero adempimento normativo e formale a cui attribuire un’importanza assai relativa. Nel nuovo mondo nel quale entriamo la crescita generalizzata delle conoscenze e competenze e la diffusione di saperi specialistici rappresentano un carattere distintivo dei soggetti che staranno sul mercato e cresceranno e quelli che verranno messi da parte. Ascofind organizza corsi di formazione e di aggiornamento professionali sia per i consulenti autonomi che per il personale addetto alla consulenza  nelle Sim e nelle Sgr. È un’attività ormai diventata per noi prevalente come impegno di tempo e di risorse. Ma è anche una bellissima esperienza di crescita culturale e professionale.

Quali obiettivi si prefigge il corso Ascofind 2020? 

Il corso di formazione che svolgiamo tramite webinar a favore dei consulenti autonomi e delle SCF consente ai partecipanti di adempiere agli obblighi di aggiornamento professionale previsti dal Regolamento della Consob. Siamo al secondo anno del corso e le materie trattate diventano sempre più approfondite. Alla fine del corso svolgiamo di persona (non attraverso i video-games che oggi vanno così di moda) una prova valutativa individuale per verificare il grado di apprendimento di ogni singolo consulente. È una bellissima esperienza formativa anche questa, sia per il consulente che si fa valutare che per il docente che riesce a verificare i risultati del proprio lavoro.

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