Giugno 7, 2026
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Lo slancio dell’economia USA fa paura ai mercati. Eppure, in mezzo alla pioggia c’è chi vede il sole

Il mercato azionario USA tra previsioni di ulteriori ribassi e visioni “contrarian” di un inaspettato rialzo dei prezzi. Secondo Bank of America, possibile una crescita dello S&P500 fino a 4.600 punti.

Parte negativamente la settimana per le borse internazionali. Mentre l’area degli emergenti mostra una certa vivacità grazie anche alle buone notizie provenienti dalla Cina in merito all’allentamento dei lockdown, i principali indici di Wall Street sono in calo dopo che dati migliori del previsto sul settore dei servizi hanno alimentato il nervosismo sul possibile ulteriore inasprimento delle politiche monetarie da parte della Fed e dello spostamento temporale del picco dei tassi da Marzo a Maggio 2023. Infatti, i dati hanno mostrato un rimbalzo dell’occupazione nel settore dei servizi a Novembre, dando la netta sensazione che lo slancio dell’economia statunitense non sia finito, e che la tanto paventata (e prima auspicata) recessione non sia poi così vicina.

Rimanendo negli Stati Uniti, l’atteggiamento di Wall Street nei confronti del mercato azionario nel 2023 appare pertanto ribassista, ma secondo Bank of America potrebbe esserci più di un fattore rialzista a determinare un’inversione di tendenza nei prezzi delle azioni. Mentre un certo numero di analisti azionari (Morgan Stanley e Deutsche Bank) hanno suggerito che l’S&P 500 potrebbe scendere fino a 3.000 l’anno prossimo, con un potenziale calo di circa il 26% rispetto ai livelli attuali, Savita Subramanian di Bank of America ha affermato che l’S&P 500, al contrario della maggioranza delle opinioni, potrebbe salire del 13-14%, a 4.600 punti, proprio sull’idea che Wall Street sia troppo ribassista. “Wall Street è troppo ribassista, il che è un segnale rialzista”, ha detto, indicando l’indicatore del sentiment Sell Side di BofA vicino a far lampeggiare un segnale di acquisto. “L’indicatore Sell Side – ha aggiunto l’analista di BofA – è sceso di oltre 6 punti percentuali da inizio anno, al 52,8%, più vicino a un segnale di acquisto che a un segnale di vendita, sebbene ancora in territorio neutral. Questo livello implicherebbe una possibile crescita dei prezzi fino al 16% nei prossimi 12 mesi”.

Nel dettaglio, un segnale decisamente “buy” verrebbe generato se l’indicatore Sell Side scendesse ancora di un ulteriore 1,3% dai livelli attuali, e cioè al 51,5%, e ciò potrebbe accadere già a gennaio se il ritmo intrapreso da inizio anno dovesse continuare. “Storicamente, quando l’indicatore Sell Side è stato ai livelli attuali o inferiori, i successivi rendimenti dello S&P 500 a 12 mesi sono stati positivi il 94% delle volte, e il rendimento medio a 12 mesi è stato del 22%”, ha affermato Subramanian.

C’è da dire che gli indicatori contrarian sono difficili da cronometrare e non sempre funzionano, ma quando il sentiment degli investitori raggiunge gli estremi, come è sul punto di fare sulla base dell’indicatore Sell Side di BofA, gli investitori dovrebbero prestare attenzione e tenersi pronti ad accumulare in modo più incisivo. Il rischio maggiore, attualmente, è quello rappresentato dalla restrizione quantitativa della Federal Reserve, che potrebbe innescare rischi di liquidità in diverse aree dei mercati e comprimere eccessivamente gli utili aziendali (le previsioni per il 2023 parlano di un calo del 9% degli utili per azione per le aziende dello S&P 500). Infatti, la Fed continua con la riduzione del suo bilancio di $ 8,6 trilioni a un ritmo di $ 95 miliardi al mese, e questo mette paura agli investitori. In ogni caso, sembra inevitabile l’attraversamento del 2023 tra i flutti di una notevole volatilità per l’intero anno prossimo.

Sono già evidenti, peraltro, i rischi di liquidità nel mercato dei Treasury statunitensi, e queste preoccupazioni probabilmente diventeranno più pronunciate il prossimo anno perché la Cina non acquista più nuove emissioni di buoni del Tesoro americani. Questo rischio di liquidità potrebbe ripercuotersi sulle azioni perché il mercato dei Treasury è una funzione chiave di determinazione del prezzo sia dei mercati del credito che di quelli azionari tramite il tasso privo di rischio. Man mano che gli acquirenti escono dal mercato dei Treasury aumenta il tasso privo di rischio, il che pone il finanziamento del debito societario su un terreno più instabile e genera uno sconto maggiore per i prezzi delle azioni.

Inoltre, la ormai scontata recessione che colpirà le economie il prossimo anno sarà molto diversa da quelle “normali”. Infatti, si entrerà in recessione con  le imprese e i consumatori che godono di un bilancio solido e sono meno esposti al rischio di credito e alla leva finanziaria rispetto alle precedenti recessioni. Nel frattempo, le aziende hanno un grande incentivo a investire nelle loro attività per rimanere competitive, il che è positivo per l’economia. Pertanto, secondo Savita Subramanian “non sarà necessario alcun salvataggio come quello del 2008, per cui la Fed potrebbe pensare di impegnarsi in una stretta quantitativa temporalmente più lunga per frenare l’inflazione, generando ulteriore ribasso per le azioni”. “Il mercato in genere tocca il fondo sei mesi prima della fine di una recessione, quindi conviene scommettere – e quindi accumulare – sulla fine della recessione entro il terzo trimestre del 2023″, conclude Subramanian.

Fondi USA, gli investitori incrementano le azioni dopo mesi di saldo netto negativo

I fondi azionari globali hanno visto i loro primi afflussi netti dopo 10 settimane di saldo negativo. Sembra che il mercato stia costruendo “modelli rialzisti”, con gli acquirenti che potrebbero tornare sulle azioni e rimanervi.

Con il Dow Jones Industrial Average sulla buona strada per ottenere, la scorsa settimana, la serie di perdite settimanali più lunga in quasi un secolo, i dati provenienti da una manciata di fonti mostrano che gli investitori di tutto il mondo stanno accumulando nuovamente azioni, provocando i primi afflussi netti nelle classi azionarie globali dopo 10 settimane.

In USA, gli investitori hanno scaricato 20,6 miliardi di dollari in fondi azionari globali dal 25 maggio, secondo il rapporto settimanale della Bank of America. I flussi arrivano quando le azioni globali stanno finalmente rimbalzando dopo che l’indice S&P 500 ha a lungo flirtato con il territorio ribassista, in buona compagnia dei principali benchmark sia in Europa che negli Stati Uniti, ormai diretti verso la loro performance settimanale più forte da marzo. Di conseguenza, l’indice MSCI World è salito di oltre il 3% la scorsa settimana, riducendo la sua perdita da inizio anno a circa il 15%.

Con il rimbalzo delle azioni, alcuni analisti di mercato (Citigroup e JP Morgan) hanno confermato con i fatti quanto comunicato ai clienti due settimane fa in merito ad un rimbalzo sostenuto, ma altre case di investimento hanno mantenuto un approccio più cauto, con Bank of America e Morgan Stanley che hanno avvertito che le azioni potrebbero non aver ancora raggiunto i minimi dell’anno. Infatti, secondo Michael Hartnett della Bank of America gli asset più ipervenduti rispetto alle loro medie mobili a 200 giorni includono il Treasury statunitense a 30 anni, le obbligazioni “spazzatura” (c.d. junk bond) e le azioni sia in Cina che in Germania. Finora quest’anno anche le azioni cinesi hanno subito una battuta d’arresto, con l’indice cinese di Shenzhen in calo di quasi il 25% dall’inizio dell’anno.

Nel frattempo, l’indicatore rialzista di Bank of America è rimasto nel “territorio di acquisto contrarian inequivocabile” per la seconda settimana consecutiva. L’indice è crollato da 1,5 a 0,6 nell’ultima settimana, indicando un posizionamento ribassista estremo, sebbene questi dati vengano riportati con un leggero ritardo. L’indicatore rialzista era vicino a 10 solo un anno fa, e questo fa ben comprendere gli estremi a cui si è arrivati e, soprattutto, perché grandi investitori come Warren Buffett stanno rinforzando posizioni azionarie già dai primi di Maggio, allorquando i dati di Refinitiv Lipper hanno mostrato i primi afflussi netti in azioni globali (6,16 miliardi di dollari di fondi azionari globali) e altri dati hanno mostrato forti afflussi in fondi negoziati in borsa incentrati sulle azioni (ETF), con gli investitori al dettaglio e istituzionali che hanno pompato 15,76 miliardi di dollari in ETF durante la scorsa settimana, il massimo in nove settimane. I dati Refinitiv hanno anche mostrato vendite nette di fondi obbligazionari per 9,94 miliardi di dollari dai fondi a reddito fisso durante la scorsa settimana, segnando l’ottavo deflusso settimanale consecutivo.

A differenza di altri tentativi di rimbalzo, pertanto, quest’ultimo ha buone possibilità di durare. Lo S&P 500, infatti, ha guadagnato il 6% da quando l’indice ha raggiunto il livello intraday più basso dell’anno. Ad aiutare a guidare i guadagni è stata l’aspettativa che la Federal Reserve non diventi più aggressiva relativamente al suo piano di aumentare i tassi di interesse. La banca centrale sta cercando di regnare con un’inflazione elevata aumentando i tassi a breve termine, che ha lo scopo di frenare la domanda economica. Ma i verbali della Fed di mercoledì hanno rivelato che la Fed potrebbe non attuare più aumenti dei tassi di quelli attualmente pianificati. In effetti, i verbali implicavano che gli aumenti dei tassi potrebbero presto rallentare, poiché la crescita economica ha già iniziato a rallentare.

Oltre a questi segnali, esistono molte ragioni per credere che questo rally più recente durerà. Innanzitutto, lo S&P 500 è a un livello che dovrebbe dargli un certo supporto, data la perdita dell’indice quest’anno. Gli analisti tecnici cercano aree di “supporto” e “resistenza” sui loro grafici mentre cercano di capire dove potrebbe andare il mercato dopo. In poche parole, finché il supporto regge, è improbabile che i ribassi peggiorino molto da qui. Del resto, mentre  le perdite di questo mese implicherebbero che l’indice potrebbe facilmente scendere al di sotto del livello di 3.950, lo S&P 500 è salito al di sopra di quel livello. In secondo luogo, sembra che il mercato stia costruendo “modelli rialzisti“. In sintesi, il recente balzo dell’indice, portandolo al di sopra dei livelli chiave, mostra che gli acquirenti potrebbero tornare sul mercato e rimanervi. In più, solo nove ETF negoziati in borsa hanno toccato nuovi minimi questa settimana, contro i 24 della scorsa settimana e i 96 della settimana prima. In terzo luogo, i prezzi delle obbligazioni ad alto rendimento stanno salendo, e ciò significa che gli investitori sono più fiduciosi nel credito delle aziende e meno preoccupati per una recessione.

Infine, il dollaro è sceso da un massimo multi decennale di 1,312  contro l’Euro, e si è riavvicinato a 1,7 la scorsa settimana. Dato che il costante aumento del dollaro era stato un cattivo segnale per le azioni, il recente calo del biglietto verde dal suo massimo di 52 settimane è molto gradito.

La paura di una recessione scatena i catastrofisti. Nel frattempo, Warren Buffett…

Le maggiori banche di investimento tagliano le previsioni e vedono lo scenario peggiore per il mercato azionario, con lo S&P 500 a quota 3.000 in caso di recessione. Warren Buffett fa shopping.

Tra i crescenti timori di recessione, le principali società di Wall Street ora avvertono che il sell-off del mercato in corso, che ha generato sette settimane consecutive di perdite, potrebbe ancora peggiorare, con le azioni destinate a precipitare di un altro 20% circa se l’economia si dovesse dirigere verso una fase di recessione concreta. Anche in una simile evenienza – c’è da esserne certi – i banchieri centrali parleranno di “recessione temporanea e di breve durata”, così come fecero in occasione della prima comparsa dell’inflazione. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

I timori di una recessione, pertanto, sono aumentati questa settimana, dopo che le notizie provenienti dai principali produttori e distributori mondiali hanno avvertito delle pressioni inflazionistiche che intaccano i profitti trimestrali, e soprattutto dopo che la Federal Reserve ha promesso che “non esiterà” a continuare ad aumentare i tassi di interesse fino a quando i prezzi in aumento non torneranno a scendere. Su questa scia, ogni stormir di fronde diventa una ulteriore fonte di pessimismo, e le previsioni che ne conseguono non possono che essere dettate dallo stesso spirito negativo. E così, alcune tra le più importanti banche di investimento si sono affrettati a diffondere il proprio “worst case”, ossia lo scenario peggiore che potrebbe derivare dalla combinazione di fattori in essere. La più “nera” tra queste previsioni è che lo S&P 500 potrebbe precipitare a quota 3.000 se l’economia dovesse cadere in una recessione nel prossimo futuro. In soldoni, si tratterebbe di un ulteriore calo del 24% rispetto all’attuale livello dell’indice (circa 3.900), secondo una recente nota del capo del settore azionario e globale di Deutsche Bank negli Stati Uniti, Binky Chadha.

Impossibile non notare la profonda ampiezza tra l’attuale prezzo-obiettivo dello stesso analista riguardo lo S&P 500 (4.750, oltre il 20% in più rispetto ai livelli attuali) e la previsione di un ribasso fino a  3.000 in caso di recessione: come se il calo delle ultime sette settimane di borsa non abbia scontato nessuno scenario negativo rilevante ed equivalente.

Peraltro, Chadha prevede un “rialzo di sollievo” entro la fine dell’anno, e una successiva “svendita prolungata” generata da una “recessione che si autoavvera“. “L’inflazione si sta rivelando vischiosa, e la guida prospettica della Fed è per un ciclo di rialzo dei tassi che è storicamente terminato in recessione il più delle volte (8 su 11 o il 73% delle volte), con la Fed che riconosce e accetta questo rischio”, ha affermato recentemente Chadha. Questo scenario è giudicato plausibile anche da David Kostin, chief equity strategist statunitense di Goldman Sachs, che stima addirittura al 35% le probabilità di una flessione complessiva dello S&P500, basando la sua analisi sui dati storici di 12 recessioni dalla seconda guerra mondiale. Secondo questo modello, quindi, il mercato azionario potrebbe scendere tra l’ 11% e il 18% rispetto ai livelli attuali. Gli strateghi della Bank of America, nel frattempo, hanno avvertito di uno scenario di stagflazione – rallentamento della crescita economica e prezzi elevati – che potrebbero portare lo S&P 500 a quota 3.200, un calo di circa il 18% rispetto ai livelli attuali. Ancora più catastrofico Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, secondo il quale il recente sell-off del mercato, insieme alla prospettiva di rialzi aggressivi dei tassi da parte della Federal Reserve per combattere l’inflazione, ha certamente aumentato i timori di recessione, e aumenta le probabilità di un ribasso del 33% nei prossimi 12 mesi e del 50% entro 24 mesi.

Gli investitori dovrebbero essere cauti poiché “i rischi di recessione stanno prendendo il sopravvento” nei mercati, secondo Savita Subramanian, equity e quant strategist di Bank of America, in una nota recente. Non solo le possibilità di un ambiente di stagflazione aumentano, ma le attuali condizioni di mercato ricordano la bolla delle dot-com del 1999-2000. Gli investitori non hanno “un posto dove nascondersi, mentre l’S&P 500 si avvicina al territorio del mercato ribassista”, secondo gli analisti di Forbes.

Nel frattempo, Warren Buffett fa shopping in borsa per 51 miliardi di dollari. Il noto investitore ha sfruttato il sell-off del mercato in corso come un’opportunità per acquistare e aggiungere diverse nuove posizioni importanti in alcune aziende quotate ritenute strategiche per il suo conglomerato di investimento, Berkshire Hathaway. In particolare, Buffett ha approfittato della turbolenza del mercato in corso per entrare in otto nuove posizioni, tra cui 55 milioni di azioni di Citigroup (per un valore di circa 2,6 miliardi di dollari) e 69 milioni di azioni del colosso dei media Paramount Global (per un valore di circa 1,9 miliardi di dollari).

Pertanto, Berkshire Hathaway ora possiede una partecipazione di oltre il 10% in Paramount, rivelando anche una nuova partecipazione di 390 milioni di dollari in Ally Financial. Naturalmente, le azioni di tutte e tre le società sono aumentate dopo la notizia che Buffett aveva preso posizione: Paramount è salito del 14%, Citi del 7% e Ally di quasi il 5%. Berkshire Hathaway aveva già effettuato di recente acquisti considerevoli in due società energetiche: Chevron e Occidental Petroleum, il gigante tecnologico legacy HP e la società di videogiochi Activision Blizzard. Adesso Berkshire Hathaway possiede circa 159 milioni di azioni Chevron (per un valore di circa 27 miliardi di dollari), 143 milioni di azioni di Occidental (quasi 10 miliardi di dollari), 121 milioni di azioni di HP (oltre 4 miliardi di dollari) e 64 milioni di azioni di Activision (5 miliardi di dollari).

Berkshire, tuttavia, ha venduto tutte le sue azioni in Wells Fargo, che in precedenza era stata una delle principali holding e faceva parte del portafoglio di Buffett dal 1989. Il 91enne “Oracolo di Omaha” ha anche venduto quasi tutti i suoi 8 miliardi di dollari di partecipazione nel gigante delle telecomunicazioni Verizon.