7 Luglio 2020
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Warren Buffett ha 130 miliardi di liquidità: correzione in arrivo? Può darsi, ma la verità è più complessa

L’atteggiamento attendista del magnate di Omaha sembra essere il frutto di quella rigida coerenza che lo ha sempre contraddistinto, sommata alle aspettative di uno storno dei mercati. Nel suo caso, però, pesano anche altri fattori.

Mentre la borsa USA non accenna a tirare il fiato, ed il Dow Jones sembra lanciato in scioltezza verso il record dei 30.000 punti, aumenta il numero delle “cassandre” e di quanti giurano (ma non scommettono) su una imminente correzione dei mercati azionari. Si va dal “ritracciamento fisiologico e salutare” sperato dai ribassisti, al “big one” dei crolli delle borse mondiali auspicato dagli edge funds più speculativi. In circostanze come queste, accanto alle notizie fondate si affolla una serie di “non-notizie” che aggiungono colore e che non spiegano tutto. Una di queste è quella che vede la Berkshire Hathaway di Warren Buffett seduta su una montagna di contanti. Nel terzo trimestre, infatti, il saldo di cassa della holding è cresciuto fino a raggiungere i 128,2 miliardi di USD, in aumento rispetto ai 122,4 miliardi del trimestre precedente e, soprattutto, rispetto ai 23 miliardi del 2010, portando gli analisti a chiedersi perché la società non stia spendendo.

La domanda giusta, invece, sarebbe “quando avrà intenzione di comprare?.

E’ da ingenui pensare che il buon vecchio Warren, mito vivente di tutti gli operatori di borsa, scelga di aumentare in maniera così sfacciata la disponibilità di cassa soltanto perché prevede un crollo di borsa (come penserebbe un investitore alle prime armi), pertanto è meglio approfondire segnali e fatti concreti. Il primo di questi è il ritmo di crescita della cassa, il cui ammontare è il risultato di una progressione lunga ben dieci anni, e non dieci giorni (da qui la sua natura di “non-notizia”). E’ più probabile, quindi, che ciò sia frutto di una strategia volta ad una o più acquisizioni “pesanti”, da effettuare in futuro in aziende ritenute strategiche per il portafoglio di Berkshire.

Il problema, semmai, è “quando” queste acquisizioni avverranno.

Non è certo un caso che le ultime siano avvenute nel 2015 e nel 2017, e che da allora la società non abbia accelerato in modo significativo il suo programma di riacquisto, suscitando la curiosità di molti analisti. L’accumulo di liquidità, infatti, ha influito negativamente sulla performance delle azioni BRK, aumentate solo del 7% quest’anno (in linea con il loro anno peggiore in un decennio), mentre il Dow Jones Industrial Average e lo S&P 500 sono saliti a livelli record, portando i loro guadagni nell’anno rispettivamente al 18% e al 23%.

Non sarebbe neanche la prima volta che le strategie di Buffett generano ansia persino nelle grandi banche statunitensi. Morgan Stanley, per esempio, ha affermato che il programma di riacquisto di azioni impallidisce rispetto al saldo di cassa della società, e che gli investitori “potrebbero essere sgomenti” (altra “non-notizia”, assolutamente infondata) per via dei riacquisti minimi di azioni nel trimestre. Gli analisti di UBS, unendosi al coro, hanno ribadito questa preoccupazione, manifestando la loro sorpresa per tutta questa liquidità in eccesso. Entrambi, però, non hanno tenuto in buon conto quello che tutti sanno: Buffett non è mai stato a favore del riacquisto di molte azioni del Berkshire Hathaway, e solo nel 2018 egli ha reso più semplici i futuri riacquisti, eliminando una restrizione, in prossimità del passaggio generazionale. Questo fa capire che il riacquisto continuerà inesorabilmente al ritmo attuale, cioè lento e con basse quantità, e che si stia preferendo attuare una politica di più alto dividendo per gli azionisti, per nulla “sgomenti” per le circostanze.

Del resto, le migliori partecipazioni del Berkshire per valore sono quelle del calibro di Apple, Bank of America, Coca-Cola, Wells Fargo, American Express e Kraft Heinz; il meglio in circolazione per diversificazione, capitalizzazione e margini di guadagno. Lo stesso Buffett ha dichiarato, nel suo rapporto annuale del 2019, che “…negli ultimi anni, il corso ragionevole da seguire è stato chiaro: molti titoli hanno offerto molto di più per i nostri soldi rispetto a quelli che avremmo potuto ottenere acquistando aziende nella loro interezza … io credo che le società in cui abbiamo investito offrano un eccellente valore, che supera di gran lunga quello disponibile nelle transazioni di acquisizione che potremmo fare oggi”. In altre parole, Buffett non ha intenzione di abbandonare il suo principio fondamentale del  “buy-and-hold”, ma semplicemente non vede il mercato prezzato in modo attraente. Infatti, quando ha rilasciato la sua ultima lettera annuale agli azionisti (23 febbraio 2019), il benchmark S&P 500 non era nemmeno a 2.800; lo scorso 23 Gennaio 2020 ha chiuso ad un massimo storico di 3.317. Pertanto, se Buffett non aveva visto valore con lo S&P 500 a 2.800, di certo non lo vedrà con un 19% in più in 11 mesi.

Contrariamente a quanto si possa pensare, questo atteggiamento attendista sembra essere il frutto di quella rigida coerenza che ha sempre contraddistinto Buffett fin dagli esordi, e gli ha permesso di arrivare dov’è adesso. Infatti, sebbene il mercato azionario abbia costantemente dimostrato che le correzioni e i mercati ribassisti vengono poi cancellati dal mercato toro, ciò non significa che le azioni salgano in linea retta; questo Buffett lo sa bene, ed è possibile che egli speri di poter comprare le aziende che gli interessano, tra qualche tempo, a quotazioni non inferiori a quelle attuali, bensì inferiori rispetto a quota 2.800 dello lo S&P 500, ossia di quel livello che lui riteneva già elevato e scoraggiante. Ciò porta a pensare che le aspettative di ribasso, nella mente del magnate di Omaha, possano raggiungere una profondità massima pari a 25 punti percentuali rispetto ad oggi (il 19% in più dell’ultimo anno, più un ulteriore sconto).

Guardando le cose da un altro punto di vista, la volontà di spendere meno soldi può trovare una motivazione anche nel desiderio di Buffett di “passare le consegne” nel migliore dei modi: egli compirà  90 anni nel corso del 2020, ed il suo piano di successione è già in atto; pertanto, invece di acquisire start-up e small cap con altissimi margini (e rischio), egli vuole investire in attività che avranno un impatto positivo immediato sul bilancio della società, conferendo maggiore stabilità finanziaria, e questo comporta la necessità di avere grande liquidità, dal momento che le valutazioni delle aziende a grande capitalizzazione sono molto più costose rispetto alle small cap.

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In definitiva, Warren Buffett ha sempre concentrato la sua attenzione sulle aziende del mondo finanziario, dei beni di consumo e, in una certa misura, dei servizi pubblici. Egli non è mai stato un convinto sostenitore della diversificazione sostenuta (il che va bene, purché tu sappia cosa stai facendo), ma della “iper-conoscenza” delle aziende da acquistare. Ciò può rivelarsi uno svantaggio quando questi settori diventano costosi, e la conoscenza di aziende con le quali non si ha grande familiarità ed esperienza richiede grandi sforzi ed energie che Buffett, in tutta probabilità, non ha più. Per questo motivo sembra che egli stia volontariamente perdendo, per esempio, il “treno” delle società biotecnologiche (che richiederebbe un lungo studio e grande dispendio di risorse), ed ancora una volta stia facendo prevalere il suo essere contro corrente, anche nella tarda età, rispetto a Wall Street.

Non è la prima volta che accade, speriamo che non sia anche l’ultima (lunga vita!).

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