In molti temono che l’Intelligenza Artificiale possa cancellare la propria posizione lavorativa. Ecco i numeri su cosa potrebbe accadere davvero. Le “visioni” di Bill Gates non sono altro che un pessimo presagio.
di Alessio Cardinale
Nei secoli, la scoperta di nuove tecnologie ha determinato l’evoluzione dell’essere umano e plasmato le sue capacità di adattamento. Così è stato fin dalla Preistoria, e cioè quando il nomadismo alimentare dei Neandhertal è stato sostituito dai progressi nelle tecniche agricole dei Sapiens stanziali, e così è stato nei millenni successivi, soprattutto attraverso le diverse fasi della rivoluzione industriale che, attraverso la Rivoluzione Digitale, ci hanno portato ai giorni nostri.
C’è da dire, però, che durante queste rivoluzioni si è sempre verificata una profonda trasformazione delle condizioni economiche delle famiglie e di distribuzione delle aree popolate, dalle campagne alle città, che ha sempre determinato un aumento della povertà assoluta e, nelle primissime fasi della Rivoluzione Industriale (ultimi decenni del ‘700 e quasi tutto l’’800) condizioni disumane dei lavoratori, ancora non supportati dalle organizzazioni sindacali di categoria. Nonostante queste caratteristiche comuni in ogni fase storica dello sviluppo economico, il livello di sostituzione del lavoratore con le macchine ha sempre previsto a capo dei processi di produzione il fattore umano, dovendosi delegare alla macchina solo le funzioni per cui era stata progettata e periodicamente aggiornata. Con l’avvento della Intelligenza Artificiale, anche una buona parte della guida umana nelle scelte di funzionamento delle macchine verrà delegata …. ad un’altra macchina, e questo ha cominciato a preoccupare il mondo del lavoro.
Infatti, un report pubblicato di recente da Goldman Sachs ha stimato che l’avvento dell’Intelligenza Artificiale porterà all’eliminazione di 300 milioni di posti di lavoro nel mondo entro soli 5-7 anni. L’anno scorso, un’indagine a livello globale condotta da PwC aveva dimostrato che quasi un terzo degli intervistati era preoccupato di venire sostituito dall’IA entro 3 anni. E ancora, secondo uno studio CBNC sui lavoratori statunitensi il 24% di loro pensa che queste nuove tecnologie potrebbero far diventare il loro ruolo obsoleto, soprattutto tra i più giovani. Trasformando le percentuali in numeri assoluti, circa 1 miliardo di persone sono oggi preoccupate dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale, e questa percentuale di “AI anxiety” coinvolge il 30% degli occupati con uno stipendio al di sotto dei 50.000 dollari annui e il 16% dei professionisti con stipendio superiore ai 150 mila dollari.
In Italia, secondo Confartigianato esiste il rischio di veder scomparire 8,4 milioni di posti di lavoro, con il 36,2% degli italiani che sarà coinvolto direttamente nell’attuale processo di automazione. In Europa, tale soglia sale fino al 43% in Germania, al 48% in Svezia, al 48,8% in Belgio e al 59,4% in Lussemburgo, con una media europea del 39,5%. Nel frattempo, con un tempismo alquanto singolare, mentre si dibatteva sui danni che l’IA causerà all’occupazione e al benessere di molte famiglie, Bill Gates lanciava le sue “visioni” sul mondo che verrà, dove “grazie” all’IA sarà possibile lavorare 3 ore al giorno perché le macchine produrranno cibo al posto degli uomini. Gates tuttavia non specifica come e in quanto tempo il sistema economico mondiale potrà adattarsi a tutto questo, senza poter evitare una “fase intermedia di assestamento” in cui i redditi saranno più bassi e insufficienti ad acquistare il cibo verrà in parte ancora prodotto e venduto ai costi attuali, la disoccupazione diventerà insostenibile, l’eccessivo livello di industrializzazione preesistente e le ridotte dimensioni del settore agricolo produrranno carestie in larghe zone del mondo e la povertà sarà ai massimi livelli.
Pertanto questa visione in cui, in un futuro prossimo – tra 50, 100 o 200 anni? Bill Gates non lo dice – gli esseri umani potrebbero non essere più costretti a impegnarsi intensamente nel lavoro quotidiano, poiché le macchine saranno in grado di produrre cibo e soddisfare molte altre esigenze, è una pessima notizia per noi “boomers” e, soprattutto, per la Generazione Z, che sbatterà in pieno il muso con questa nuova realtà economica e ci si dovrà adattare a caro prezzo. Di conseguenza, la Società Mondiale e le organizzazioni internazionali che la rappresentano (ONU, FAO, FMI etc) dovranno fare in modo che questa transizione sia la meno dolorosa possibile, e questo non potrà che avvenire rallentando il livello di disruption che l’IA porta con sé, come una valanga inarrestabile, e che potrebbe cancellare la maggior parte delle attività lavorative, così come le vediamo oggi, nel giro di soli 10 anni.




Elon Musk, fondatore e CEO di SpaceX e Tesla. Altri individui super ricchi che hanno raccolto i frutti durante la crisi includono Bernard Arnault, il miliardario francese, Mark Zuckerberg di Facebook, Bill Gates di Microsoft e Larry Page di Google.


Il c.d. capitale di funzionamento, quindi, non viene intaccato, se non parzialmente ed in casi di eccezionale gravità ed urgenza, ed anche in questi casi è compito dell’ente benefico, e dei suoi organi dirigenti, di ricostituirlo al più presto con altre donazioni (anche personali).
Molti filantropi, ai massimi livelli, si sono fatti avanti per dare un sostegno alla Ricerca, come il fondatore di Microsoft, Bill Gates, che ha dichiarato di essere pronto ad assumersi i costi della produzione di un vaccino contro il Coronavirus; ma non personalmente – anche se certamente sarà tra i più generosi donatori in denaro – bensì attraverso la fondazione “Bill and Melinda Gates”, la più ricca fondazione privata al mondo, fondata nel 2000 insieme alla moglie, mediante la quale aiuterà le istituzioni mondiali a trovare i soldi necessari perché, una volta messo a punto il vaccino, sia possibile produrlo su larga scala, in modo da coprire le necessità di tutti i paesi. In un’intervista al Times, Gates ha detto che “…è come una guerra mondiale, tranne che per il fatto che stiamo tutti dalla stessa parte”. In Europa, invece, si è messa in moto la macchina filantropica per finanziare la ricerca e trovare quanto prima una cura ed un vaccino. In particolare, con il patto europeo “World against Covid-19” – ideato dalla Commissione Ue e presentato con una lettera aperta firmata dalla Merkel, da Macron, da Conte, dal presidente del consiglio europeo Michel, dalla premier norvegese Solberg e da Ursula von der Leyen – è nato un organismo per raccogliere almeno 7,5 miliardi di euro e destinarli alla Ricerca. 







