Gli indici azionari cinesi hanno vissuto un andamento altalenante a causa dei rumors sul taglio dell’imposta di bollo. L’euforia dei traders sui possibili tagli dei costi di negoziazione è durata poco. Indici cinesi fuori dal trading rangebound dopo tre mesi.
La recente proposta della Cina di ridurre l’imposta di bollo – che avrebbe l’effetto di portare un taglio dei costi di negoziazione – è stata interpretata erroneamente da molti investitori, nonostante tale provvedimento non sia stato ufficialmente menzionato dal governo. In una conferenza stampa, Zang Tiewei, portavoce del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, il principale organo legislativo della nazione, ha affermato che ci sono piani per modificare le bozze di delibera sulle leggi relative all’imposta di bollo, come l’abbassamento del tasso e la portata del prelievo.
Sebbene il commento di Zang non abbia menzionato il trading azionario, parecchi investitori (soprattutto quelli più piccoli) sono stati presi dall’euforia, alimentando i guadagni nelle azioni degli intermediari quotati in borsa, poiché questi ultimi trarrebbero maggior beneficio dall’aumento del volume delle transazioni a seguito del taglio. I guadagni, però, sono stati di breve durata, dopo che gli analisti di Huaxi Securities hanno sottolineato che i commenti erano stati interpretati in modo errato, perché le autorità di mercato tendono a tagliare i costi di negoziazione solo quando occorre rilanciare il mercato.
Le conseguenze sui listini non si sono fatte attendere: l’indice CSI300, che replica i 300 titoli più grandi sia di Shanghai che di Shenzhen, venerdì è balzato fino all’1,5% a un massimo intraday prima di cedere la maggior parte dei guadagni della giornata per chiudere la giornata in rialzo dello 0,5%. Gli indicatori di riferimento in entrambi i mercati sono aumentati prima di chiudere in ribasso. “I mercati cinesi sono stabili ora, e gli investitori hanno una buona fiducia”, ha affermato Li Lifeng, stratega di Huaxi, “per cui la possibilità di una riduzione dell’imposta di bollo a breve termine è estremamente bassa”.
L’emendamento al disegno di legge sull’imposta di bollo non interessa la compravendita di azioni, ha affermato il Securities Times, quotidiano gestito dal People’s Daily, portavoce del Partito comunista, citando fonti governative non identificate.
Nel complesso, l’indice Shanghai Composite è uscito da quasi tre mesi di trading rangebound, ossia da quella strategia di trading che cerca di identificare e capitalizzare il trading di azioni nei canali di prezzo, dopo aver trovato i principali livelli di supporto e resistenza e averli collegati con le linee di tendenza orizzontali (acquistando un titolo al supporto della linea di tendenza inferiore, in basso nel canale, e vendendo in prossimità della resistenza della linea di tendenza superiore, in cima al canale). Tale strategia ha trovato fine questo mese, poiché i timori di un brusco cambiamento nell’allentamento della politica monetaria e la forza dello yuan hanno aumentato l’attrattiva delle attività legate alla valuta locale.
Gli acquisti esteri di azioni cinesi onshore sono aumentati al livello più alto quest’anno a maggio, e i costi di transazione più elevati in genere vengono vissuti come una tassa dagli investitori a breve termine (come i day trader) e dai trader ad alta frequenza, che si affidano a transazioni rapide per realizzare profitti rapidi. Gli investitori a lungo termine, i fondi istituzionali e i gestori patrimoniali sono generalmente indifferenti alle mutazioni dei costi di transazione.
La Cina, fino ad oggi, ha già adeguato dieci volte l’aliquota dell’imposta di bollo sulle transazioni di azioni. L’ultima volta è stata nel settembre 2008, durante la crisi finanziaria globale, quando Pechino ha abolito l’imposta sull’acquisto di azioni e ha mantenuto il tasso di vendita allo 0,1 per cento. Le imposte di bollo in Cina vengono applicate anche ad altre aree, come le transazioni immobiliari, e i costi di negoziazione delle azioni di Hong Kong, per esempio, sono tra i più alti al mondo: a partire da agosto verrà imposta una tassa dello 0,13 per cento sia sull’acquisto che sulla vendita, contro l’attuale 0,1 per cento.



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Se fosse un risparmiatore, sceglierebbe un consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede o un consulente indipendente?
I clienti sono, giustamente, esigenti, ma spesso tendono a leggere il mercato con il senno di poi, il che porta a non tollerare mai le perdite e a non accontentarsi mai dei guadagni. In realtà, si tratta di un “difetto di educazione finanziaria” che li porta inconsapevolmente a giudicare la bontà di un investimento esclusivamente dal suo rendimento e in un periodo breve, trascurando l’insieme (adeguatezza al profilo di rischio, rispondenza degli strumenti agli obiettivi dichiarati, protezione e sicurezza del portafoglio, influenza degli avvenimenti esterni di geo-politica etc). Proprio per questo motivo il consulente finanziario deve costruire con loro un dialogo formativo, e non semplicemente informativo, con i propri clienti, e deve poter aggiornare il portafoglio in modo tale da consentire una buona partecipazione ai guadagni di un mercato in crescita, e una riduzione delle perdite se il mercato va giù. Per arrivare a questo livello di dialogo, occorre capire profondamente i bisogni del cliente e assicurargli serenità. Credo che debba essere questo il ruolo del consulente finanziario.
Come è possibile evitare di sbagliare nella scelta del consulente finanziario? 
«Dall’inizio del 2021, sono passate per una SPAC circa l’80% delle nuove quotazioni negli
La conservazione del capitale è legata al meccanismo di finanziamento delle SPAC: il capitale raccolto è custodito in un conto segregato (escrow account) e viene investito in titoli di Stato Usa a breve termine (3/6 mesi), in quanto non può essere intaccato fino alla business combination. Gli azionisti di ogni SPAC possono chiedere il rimborso dell’intero capitale investito in sede di assemblea generale, una volta che questa è chiamata ad autorizzare la business combination proposta. L’extra rendimento è legato all’ulteriore possibilità, per gli azionisti delle SPAC, di vendere le proprie azioni sul mercato, quando il loro valore supera il valore di rimborso: nel 2020, le SPAC americane in cerca di una società da acquisire hanno offerto rendimenti medi intorno al 4% annui, mentre quelle che hanno annunciato la business combination hanno registrato un apprezzamento superiore al 30% rispetto al prezzo di collocamento delle quote delle SPAC.
«L’obiettivo del fondo è quello di diversificare i propri investimenti in un paniere equi-pesato di SPAC quotate, con l’obiettivo di uscire sempre prima della business combination», aggiunge Midolo. «Quando il valore delle posizioni sarà superiore a quello di rimborso, le azioni delle SPAC saranno vendute sul mercato. Mentre in caso di andamento del titolo piatto o negativo, il fondo chiederà il rimborso del capitale investito più gli interessi maturati nel conto segregato». 

In buona sostanza, Game Stop sta facendo un la fine di Blockbuster, la famosa (un tempo) catena di negozi di video cassette andata in crisi e poi fallita con l’avvento di internet, dello streaming e di fenomeni come Netflix o Sky.
In che senso al ribasso? Nel senso che, data la cattiva situazione finanziaria in cui versava l’azienda, e in considerazione delle previsioni di mercato negative per il suo modello business (basato sugli ormai fallimentari negozi su strada), pensavano che sarebbe fallita di lì a poco. Così, gli hedge fund e altri operatori di borsa hanno venduto allo scoperto le azioni Game Stop sul mercato con la quasi certezza di ricomprarle ad un prezzo più basso dopo qualche settimana.
Infatti, dopo l’inizio della pandemia le persone hanno molto più tempo per stare davanti al computer, e moltissimi hanno iniziato a provare a fare trading in borsa, massimamente con scarsi successi. Inoltre, è diffusa la sensazione che i grandi investitori come gli hedge fund guadagnino sulle spalle dei piccoli, e questo ha portato ad un diffuso sentimento di “rivalsa popolare” e profonda riprovazione sociale verso di essi, alimentando la voglia di rivincita sociale da parte di una moltitudine di piccoli risparmiatori, che hanno trovato unità d’intenti sul social network Reddit (molto usato negli USA) e hanno iniziato a concertare l’acquisto di azioni Game Stop per farle salire di prezzo e contrastare, così la speculazione.
A ben vedere, si è trattato di un vero e proprio atto “rivoluzionario”, partito dalla base, come non se ne vedevano da decenni. Un sentimento di ribellione – trainato da qualcuno in cima, senza dubbio – che ha trovato una sintesi in due obiettivi condivisi da tutti i “rivoltosi”: guadagnare sull’azione che avevano acquistato (o recuperare la perdita realizzata per colpa della speculazione degli hedge fund), e mettere in pesante difficoltà finanziaria gli hedge fund, i quali avevano puntato sul fallimento di Game Stop.
Esiste, però, un rovescio della medaglia. Infatti, oggi l’azione è tornata a circa 60 dollari, facendo perdere moltissimi soldi a coloro che, spinti da performance giornaliere da capogiro ed elevata eco mediatica, sono entrati poco prima dello scoppio della bolla. L’hedge fund “punito dal popolo”, dal canto suo, è stato costretto ad una ricapitalizzazione di quasi 3,5 miliardi di dollari per coprire le perdite.

Il rischio recessione – che sarebbe meglio definire come “certezza” – ha quindi convinto la Germania (di cui la Lagarde appare oggi come una semplice portavoce) ad annunciare che “tempi straordinari richiedono azioni straordinarie”, e cioè la riedizione degli strumenti con i quali Mario Draghi aveva già salvato Italia ed Europa nel 2012.
Pertanto, nulla sarà più come prima: sono bastati due giorni per sfaldare le più importanti istituzioni europee, ed è chiaro a tutti che l’Europa – al momento solo di fatto – non c’è più. Infatti, con un tempismo per niente casuale, subito dopo l’annuncio del pacchetto tedesco di misure anti-crisi sono arrivate le dichiarazioni della Lagarde, che hanno scatenato il più pesante domino negativo della finanza internazionale, ma soprattutto italiana, degli ultimi 80 anni.
Basta con quest’Europa. Un’ Europa che ha messo sul piatto dei salvataggi bancari la somma straordinaria di 3600 miliardi, e che nulla ha messo, in confronto, per adottare misure necessarie a salvare migliaia di vite. Come sarà possibile pensare che l’Europa, dopo tutto questo, possa ancora esistere?








