Maggio 2, 2026
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Imprenditori euro-scettici? Come sfruttare le opportunità di una società europea in Irlanda o UK

Come sfruttare le opportunità offerte dall’Europa per le imprese che vogliono lavorare anche al di fuori dall’Italia. 

Oggi, in Italia, sono in molti a nutrire legittimi sentimenti di euro-scetticismo. Quasi tutti, in particolare, sono stati disillusi dal sogno di quella Europa dei popoli in cui per alcuni anni ci hanno fatto credere di stare, fino a quando la natura squisitamente monetaria dell’U.E. non è venuta fuori, con le sue pesanti controindicazioni per il nostro Paese.

E sebbene questo modo di “essere Europa” ha strategicamente finito col mantenere le rigide divisioni tra stati e rispettive culture imprenditoriali, non tutto è da buttare; basta cominciare a pensare che uscire dall’Italia si può, e che quelle barriere, per un imprenditore che conosce il mercato, sono solo mentali. Infatti, se parliamo di tassazione e opportunità per le aziende, lo scenario può cambiare, grazie ai vantaggi e alla competitività offerte in qualunque campo della Finanza e dell’Economia, per esempio, dall’area britannica (Irlanda compresa), soprattutto adesso che la Brexit sta terminando il suo percorso di negoziazione con l’U.E..

Cominciamo col dire che, nella maggior parte dei paesi membri della UE, la sovranità fiscale è considerata intoccabile, e questo consente a tutti di poter spostare liberamente la propria azienda, la produzione ed il fatturato (quello preponderante, perchè se vendi quasi esclusivamente in Italia le tasse le continui a pagare qui…) verso quei paesi dove la pressione fiscale è inferiore, e dove consolidate infrastrutture industriali, logistiche e finanziarie vengono in aiuto alle imprese.

Al momento, il confronto internazionale tra i vari livelli di tassazione vede Irlanda, la Gran Bretagna e la Bulgaria (ma anche Lettonia, Croazia e Slovenia) tra i paesi più convenienti dove creare o trasferire la propria azienda.

L’Irlanda, in particolare, ha un sistema fiscale molto attraente per tutti coloro che vogliono sfruttare la vicinanza geografica con la Gran Bretagna. Aprire un’impresa in Irlanda prevede ancora agevolazioni fiscali per 3 anni per le società in regime dei minimi. In più, se avete intenzione di aprire una filiale a Londra, un biglietto aereo giornaliero A/R da Dublino all’aeroporto di Stanstead o Gatwick costa mediamente 25 euro.

Le società possono essere di tre tipi:

  1. Unlimited Company: utilizzate per operazioni di basso rischio, dal momento che la responsabilità dei soci è illimitata.
  2. Private Limited Company: sono l’equivalente delle nostre SRL, Società a responsabilità limitata dove la responsabilità è limitata al capitale versato. Sono le più diffuse tra privati, aziende ed imprese. All’interno di questa tipologia Limited, l’Irlanda ha previsto anche un altro tipo di forma giuridica ancora più semplice, la
  3. Single Member Company, ossia l’impresa con un unico membro. E’ un tipo di società Limited privata (a responsabilità limitata), che deve essere formata da almeno due soci, di cui uno può essere anche il segretario. Gli adempimenti fiscali e burocratici sono davvero minimi. Infatti, questo tipo di società può essere aperta anche con 1€, e in caso di fallimento la responsabilità è limitata esclusivamente al capitale sociale versato, senza che vi sia il coinvolgimento del patrimonio personale dei soci. Per aprire questo tipo di società, è importante che uno solo dei soci abbia la residenza in un paese della comunità europea, e occorre iscrivere l’impresa al Companies Registration Office (CRO), compilando gli appositi moduli (scaricabili da internet), presentando l’atto costitutivo e lo Statuto della società.

Per costituire la società, è necessario dichiarare le motivazioni e gli scopi per cui viene formata la società, la descrizione del tipo di attività praticata, il luogo in cui verrà svolta l’attività e il luogo della sede legale. La maggior parte degli adempimenti amministrativi potranno essere svolti comodamente da casa. Ad esempio, i documenti che servono ai soci per iscrivere la Single Member Company al CRO (atto costitutivo, il c.d. memorandum e lo statuto della società – Article of Association) si scaricano dal web e vengono redatti in carta semplice. Sia nel Memorandum che nello Statuto è necessario indicare la quota sociale (Capital Share) dell’impresa e come questa verrà distribuita tra i 2 soci, (al 70% e 30%, al 50%, all’80% e al 20% ecc.).

Soltanto a questo punto, dopo aver curato da casa tutti i passaggi, potrete fissare un appuntamento a Dublino da un notaio, che serve ad autenticare le firme dei soci sui moduli, sul Memorandum e sul “Article of Association” (statuto). Tutto ciò con costi davvero bassi (notaio compreso) rispetto all’Italia.

Una volta costituita e iscritta al CRO la società (nel nostro esempio, una “Single Member Company”), si ottiene il cd. “Company Number”, cioè il numero identificativo della domanda di registrazione; se la documentazione depositata è in regola, e se avrete stabilito un indirizzo ufficiale in Irlanda (anche presso uno studio di domiciliazione), dopo circa 2 settimane il CRO invia il certificato di “Incorporation”, con il quale è possibile recarsi in una delle tante banche irlandese e aprire un conto corrente intestato all’impresa, il cd. business account. A questo otterrete l’attribuzione del codice fiscale dell’impresa.

Ma perchè costituire la vostra società europea in Irlanda? È presto detto. La “Corporate Tax”, ossia la tassa che devono versare le imprese a società responsabilità limitata in Irlanda, è fissata al 12.5% (contro il 30% circa, tra IRES e IRAP, dell’Italia), e la pressione fiscale complessiva è pari al 25.9% (contro il 61.4% dell’Italia).

E che dire del Regno Unito, che noi italiani adoriamo?

Il ministro delle Finanze inglese aveva annunciato, durante il 2017, che in seguito all’uscita dall’U.E. avrebbe portato le tasse sulle imprese al 15 per cento, abbattendole dall’attuale 20%, in modo da attrarre realtà aziendali da tutta Europa. Al momento la Gran Bretagna ha una corporate tax del 20% (ed una pressione fiscale complessiva del 32.0%), che dovrebbe scendere al 17% entro il 2021 e successivamente al livello minimo del 15%, ma dubitiamo che tale programma possa essere messo in atto adesso, soprattutto per via della confusione creata da una Brexit che sembra non avvenire mai.

Qualunque siano le nostre preferenze geografiche, così facendo diventiamo un pò irlandesi (o inglesi), e perdiamo le nostre origini italiche? No, sfruttiamo questa Europa, quella che, a conti fatti, ci ha indeboliti dopo aver contribuito a far sparire la nostra Classe Media, ossia quel particolare ceto sociale che, costituendo l’ossatura più forte dei nostri consumatori interni, ha fatto prosperare le aziende italiane dal Dopoguerra fino all’introduzione dell’Euro.

Oggi in Italia, senza una redistribuzione della ricchezza, senza un aumento compensativo dei redditi medi (adesso sarebbe il momento, visto che siamo in deflazione, ma l’U.E. non ce lo permette!), e senza una politica fiscale aggressiva per le imprese, non è proprio aria.

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Mettere piede nel Regno Unito con la propria impresa. Meglio adesso o nel dopo Brexit?

Ancora pochi mesi per costituire una società a Londra con le vecchie regole. Nessuno sa cosa succederà in caso di una “Hard Brexit”, ma la sensazione è che cambierà poco.

Il dibattito sulla BREXIT diventa ogni giorno sempre più serrato, con i suoi continui rinvii e ripensamenti, e così aumentano anche le fibrillazioni di quegli imprenditori che, legittimamente, vorrebbero mettere piede nel Regno Unito e costituire una Ltd entro breve tempo, per avere la certezza di essere già presenti, quando il distacco avverrà, nella culla europea dei mercati internazionali.
Non si tratta del semplice fascino della corona, ma di vantaggi concreti e tangibili che, in tutta probabilità, non potranno che aumentare per le aziende già presenti nel periodo successivo all’uscita (se mai avverrà veramente, troppi i problemi sul tavolo delle trattative) dall’U.E..
Nel Regno Unito la costituzione di una Ltd non ha la stessa complessità delle Srl italiane, e i costi sono decisamente inferiori. La costituzione avviene per via telematica ad un prezzo che si aggira sulle 13 sterline (circa 15 euro). A questo si dovranno aggiungere i costi della sede legale e degli altri servizi.
Essenzialmente, una LTD paga le tasse nel luogo in cui si trova l’oggetto sociale prevalente, ossia dove svolge la sua attività preminente (altrimenti il rischio di far evidenziare alle autorità fiscali del proprio Paese una “estero-vestizione” è altissimo, e le conseguenze molto gravi). Pertanto, è possibile anche aprire una sede legale in UK e poi aprire una filiale della Ltd nel paese della propria residenza, assoggettando la filiale alle sue forme di tassazione.
È comunque esclusa la doppia imposizione fiscale internazionale.
Inoltre, nel Regno Unito non esiste l’anno fiscale che ha termine al 31 Dicembre, ma ogni bilancio si chiude sempre ad un anno esatto dalla data di costituzione della Ltd (anno solare).
Anche se la Ltd non ha generato fatture, gli adempimenti verso le autorità vanno sempre fatti (Sede legale e Contabilità c.d. “Dormant”, cioè della società regolarmente registrata ma inattiva), ed in questo caso la Ltd non paga alcuna tassa.
La Corporation Tax nel Regno Unito è del 19% (18% dal 1 Aprile 2020), calcolata solo sull’utile. non esistono anticipi e altre tasse. Inoltre i costi sono quasi tutti deducibili, per cui i vantaggi sono evidenti.
Aprire una LTD è abbastanza semplice; è sufficiente fare richiesta al registro delle compagnie inglesi in completa autonomia: il processo si fa completamente online, dura 48 ore e costa pochissimo. Bisogna presentare una copia dello statuto sociale e dell’atto costitutivo, e si deve redigere l’albo degli amministratori e del personale adibito alla ricezione delle notifiche ufficiali.
Tali documenti, ovviamente, devono essere redatti in lingua inglese. L’atto costitutivo (c.d. Memorandum of Association) deve indicare il nome della società, il luogo in cui la società ha la propria sede e le attività che la società dovrà svolgere. La denominazione sociale deve contenere la locuzione “Limited”, o Ltd. Il nome deve essere originale e non contenere similitudini spiccate, tali da rendere difficile la distinzione, con quello di altre società.
Nell’atto costitutivo non è richiesta l’indicazione di un capitale minimo, e quindi non è necessario effettuare investimenti.
Lo statuto (c.d. Articles of Association) spiega come verrà gestita ed amministrata la società, e la sua redazione prevede delle forme o modelli standard.
Secondo l’agenzia delle entrate inglesi, è “attiva” una LTD che ha iniziato a lavorare e percepire delle entrate. In caso contrario è “dormiente” (Dormant).
Nel momento in cui una Ltd c.d. dormant comincia a fatturare, il termine massimo entro il quale bisogna comunicarlo è di tre mesi.
In linea teorica, se non si ha alcuna intenzione di entrare nel ricco mercato del Regno Unito, non si dovrebbe avere alcun vantaggio ad aprire una Ltd a Londra e lasciarla dormire.
Nella pratica, esistono invece almeno tre ordini di fattori che la fanno apparire come una opportunità.
Il primo è relativo alla situazione in rapida evoluzione dell’Inghilterra, stretta com’è tra chi pretende il rispetto del referendum che ha sancito la sua uscita dall’U.E., e chi invece vorrebbe evitare il più possibile le conseguenze di questa eventualità che sembra ormai ineluttabile. Non sappiamo cosa accadrà ai residenti stranieri (comprese le società) che vivono e lavorano da anni in UK, ma è facile prevedere che il Regno non chiuderà loro le porte e manterrà le medesime condizioni attuali.

Pertanto, “esserci” prima della Brexit sembra più saggio del “non esserci”.

Il secondo fattore riguarda i costi di fondazione e mantenimento di una società, anche dormiente; per un’azienda registrata a Londra e operativa in Italia (le tasse si pagano qui, non lì) si va dalle 50,00 sterline al mese (e anche meno) per una Ltd dormant, alle 400,00 per una società con fatturato anche florido, e queste cifre comprendono anche la tenuta della contabilità, gli adempimenti amministrativi e la sede legale (senza sede operativa e uffici a disposizione, quelli naturalmente sono un costo a parte).
Il terzo fattore è sia d’immagine che pratica: avere una sede a Londra, oltre a costituire uno skill imprenditoriale non indifferente, consente di poter fruire occasionalmente di uffici dedicati (ad un costo aggiuntivo, ma assolutamente accessibile) per organizzare incontri d’affari in una città che è un crocevia internazionale riconosciuto in tutto il mondo.

Se la Ltd deve cominciare a fatturare, avere un conto aziendale è obbligatorio. Certo, se si opera esclusivamente nel proprio paese di residenza si può scegliere anche di non averlo, ma nulla vieta di incassare nel Regno Unito le somme derivanti dal proprio business e pagare le tasse in Italia (anche se non ha molto senso). Per aprire un conto bancario, sarà sufficiente mostrare la c.d. proof of address (prova di indirizzo, di residenza) dell’amministratore, ma alcune banche si accontentano dell’indirizzo della sede legale della società. In ogni caso, esistono diversi studi professionali che sono in grado di concedere legalmente la proof of address temporaneamente, al fine di ottenere l’apertura del conto aziendale senza problemi.

Relativamente al tipo di società Ltd, se si decide di costituirla in solitudine si può essere contemporaneamente azionista unico (shareholder) e amministratore (director). Gli imprenditori attivi nell’e-commerce che decidono di fondare la propria Ltd devono sapere che alcune infrastrutture utilizzate per il marketing online devono essere necessariamente site nel suolo britannico: il server è imprescindibile anche per aprire un semplice sito vetrina.

In ultimo, il sistema di tassazione nel Regno Unito è molto più semplice e conveniente di quello Italiano. L’aliquota del 19% si applica fino al raggiungimento di 330.000 sterline (circa 350.000 euro) e viene calcolata secondo il sistema della Corporation Tax, che prevede un incremento dell’aliquota fino al 24%.
Le aziende che non raggiungono questo fatturato hanno ovviamente una tassazione minore che va fino all’annullamento totale dell’aliquota per i guadagni al di sotto delle 68 mila sterline.

In definitiva, in considerazione del modesto impegno economico iniziale, si ritiene più saggio mettere piede nel Regno Unito adesso, per evitare le possibili restrizioni successive al dopo-Brexit, soprattutto se questo sarà “hard” e, come tutti i divorzi, sarà conflittuale.

Ed in caso di divorzio – come sappiamo bene – chi ci va di mezzo sono sempre….le imprese.

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