Aprile 22, 2026
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Evergrande, la bomba cinese ad orologeria che nasce dal mattone

Nel 2007 fu il mercato immobiliare degli USA a scatenare una crisi sistemica che mise in dubbio l’esistenza stessa del modello capitalistico, oggi tocca alla Cina mettere alla prova il mondo. Due crisi a confronto, con un’unica matrice.

Il 2021 si era aperto con una piacevole sensazione di continuità della ripresa mondiale, trainata dall’entusiasmo per l’inizio della campagna vaccinale e per uno “scampato pericolo” sanitario che, oggi, tanto scampato proprio non è. Mentre le economie occidentali trovavano nuova linfa nella ripresa e nel recupero del PIL, quella cinese già in primavera ricordava a tutti che la natura del suo capitalismo non è uguale a quella liberista dell’Occidente, poiché il Partito Comunista popolare cinese può sempre intervenire e regolare, a suo modo e senza troppi convenevoli, le distorsioni dei mercati e di tutti i settori della propria economia.

Pertanto, l’estate si è trasformata in una specie di brutto sogno per chi aveva deciso di investire pesantemente sul megatrend cineseche certamente rimane una buona proposta, per il lungo periodo – ed oggi che siamo quasi in autunno il bel vaso Ming da tutti ammirato mostra delle crepe evidenti. In più, la crescita economica di America ed Europa si mostra più lenta delle previsioni, e i prezzi al consumo stanno aumentando rapidamente, soprattutto negli USA ma anche nell’area Euro, dove i prezzi rilevati nel mese di agosto sono balzati del 3% rispetto a quelli dell’anno precedente. Infine, a completare il quadro alcuni effetti della pandemia – carenza di semilavorati e di manodopera, spedizioni lente e tariffe più care – non sono ancora rientrati.

Volendo, tutto la produzione ed il commercio mondiali si erano abituati all’idea di uno “Stop&Go” dettato dal virus, e si stavano adattando alle ondate infettive e alla alternanza di improvvisi rallentamenti della produzione e di rapidissime riprese; la variante Delta, però, con il suo minore tasso di mortalità e la sua alta infettività, non permette più questa modello alternante e indebolisce la crescita, facendo contemporaneamente salire l’inflazione e determinando una generale aspettativa di rialzo dei tassi di interesse per quando gli acquisti di obbligazioni, effettuati dalla Bce per immettere liquidità, rallenteranno e poi cesseranno del tutto (negli USA la Fed ha già cominciato).

In questo scenario di generale debolezza, il mese di Settembre fa intravedere un rischio sistemico all’orizzonte, che potrebbe fare danni rilevanti e che nasce, come per la crisi dei mutui subprime del 2007-2008, dal settore immobiliare. Si tratta di Evergrande e della sua mole di debiti – circa 300 miliardi di dollari, pari al PIL della Finlandia – sotto il cui peso il colosso immobiliare cinese potrebbe fallire a breve, trascinando con sé la borsa e causando un potenziale effetto domino sui mercati finanziari di tutto il mondo. Infatti, nonostante i suoi 79 miliardi di USD di ricavi, i profitti di Evergrande non sono sufficienti per onorare gli interessi su 300 miliardi di debito, e nessuno (neanche il governo cinese) gli presta denaro per via dei ripetuti downgrade delle sue obbligazioni fino alla soglia del rating “junkbond” (titoli spazzatura).

In assenza di liquidità, com’è noto, segue sempre l’insolvenza e il default. La situazione è talmente grave che, al momento, l’unica speranza è che il governo cinese sia persuaso ad intervenire per via dello status di “too big to fail” di Evergrande, le cui passività coinvolgono circa 130 banche e oltre 120 istituti non bancari in tutto il mondo e le cui dimensioni sono da “azienda-stato”: 163.000 dipendenti e 3,8 milioni di lavoratori cinesi nell’indotto (inclusi fornitori e società di costruzione in appalto e sub-appalto). A poco conta che, a differenza dell’unica “too big to fail” americana portata al macello (Lehman Brothers), il colosso immobiliare abbia proprietà reali, poiché il mercato è saturo e la domanda di immobili ristagna.

Pertanto, se non verrà trovata una soluzione con i creditori, c’è la seria possibilità di un crollo che rischia di travolgere l’intero comparto immobiliare cinese e gli investitori internazionali che hanno in mano la metà del debito corporate estero cinese, attratti come sono stati dagli alti interessi distribuiti dalle obbligazioni. Di conseguenza, il rischio del contagio sta già avendo effetti sulle obbligazioni diverse grosse aziende immobiliari cinesi, i cui prezzi sono scesi in media a circa 80/100. Nel frattempo, l’agenzia di rating americana Moody’s ha confermato l’outlook negativo sul gruppo sui 104 miliardi di dollari di bond, parte del quale in scadenza nel 2022. Sullo sfondo, si attendono le mosse del governo cinese, il quale diffonde da mesi il mantra secondo il quale “la casa serve per viverci, non per specularci”, quasi ad anticipare la volontà di Xi Jinping di voler stabilizzare il mercato, disinnescare una possibile (e terrificante) bolla immobiliare e ridurre forzosamente i costi che i cinesi devono affrontare per acquistare casa.

Un compito difficile, visto che il settore immobiliare rappresenta il 13% dell’economia cinese e un default con effetto domino mettere nei guai l’intero sistema bancario, il quale conta 7,7 trilioni di dollari di prestiti nel settore, che oggi si vede costretto a ridurre, mentre il governo cinese introduce un tetto massimo all’aumento degli affitti e pensa di introdurre una tassa sulla proprietà, nel nome di una “chinese way” per disinnescare la possibile crisi del mattone susseguente alla bolla. In tal senso, già i prossimi 3 mesi ci diranno se il modello di intervento imposto da Xi Jinping – il “nuovo Mao”, come qualcuno si è affrettato a chiamare, non senza evocare tristi presagi – sarà stato più efficace di quello americano, i cui effetti si trascinano fino ad oggi, ben 13 anni dopo quella che si riteneva essere la più grande bolla immobiliare della storia moderna.

Chinastone Group e LVenture Group insieme al China-Italy Innovation Investment Day

L’evento, che ha visto la presentazione di diverse startup del portafoglio di LVenture Group a una platea di investitori internazionali, ha approfondito le opportunità di investimento in Europa e gli sviluppi recenti del mercato cinese, avvicinando i rispettivi ecosistemi dell’innovazione.

Si è svolta la prima edizione del China-Italy Innovation Investment Day di Chinastone Group, società cinese leader nel campo dei servizi industriali, e LVenture Group, holding di partecipazioni tra i principali venture capital europei. L’evento, tenutosi presso l’headquarter di Chinastone Group a Qingdao, ha fornito informazioni molto interessanti sull’analisi delle opportunità di investimento in Europa e in Italia sui recenti sviluppi del mercato cinese.

In forza della partnership, Chinastone supporta le startup di portafoglio di LVenture Group nell’accesso al mercato cinese e nella raccolta di capitali. “Le imprese cinesi ed europee dovrebbero dare maggior valore alla circolazione e la sinergia di tecnologie, capitali e parchi industriali, e sfruttare le migliori risorse dei loro partner locali per valorizzare i rispettivi punti di forza”, ha affermato Wenfeng Zhang, CEO di Chinastone Industrial Services Group. “Attraverso il consolidamento di partnership di rilievo, abbiamo l’intento di inaugurare una nuova piattaforma per gli investimenti e la cooperazione industriale Cina-UE, con l’obiettivo di creare un nuovo ecosistema transnazionale per le industrie, i capitali, i talenti e per le varie risorse internazionali che necessitano di spostarsi più agevolmente”.

Luigi Capello

LVenture Group, secondo gli accordi siglati, potrà essere punto di riferimento per le startup cinesi che intendano operare sul mercato italiano ed europeo, e avvierà con Chinastone una joint venture per replicare in Cina il suo modello Full-Stack di Venture Capital.

Secondo Luigi Capello, CEO di LVenture Group, “La partnership con Chinastone è un asse strategico di grande importanza per la società, che può contare sulla collaborazione di un leader industriale di grande prestigio per l’espansione internazionale delle startup di portafoglio e questo evento contribuisce a rafforzare le connessioni tra gli ecosistemi dell’innovazione dei due Paesi”.

Sono quattro le startup del portafoglio di LVenture Group presentate durante il China-Italy Innovation Investment Day a una platea di investitori internazionali:

Filostartup che sviluppa prodotti basati sulla tecnologia bluetooth tra cui Tata Pad, cuscino dotato di allarmi intelligenti che previene l’abbandono dei bambini nelle automobili;

Go Pillarpiattaforma che connette architetti ed interior designer con i privati per la realizzazione di progetti personalizzati e offre corsi di formazione e strumenti per l’aggiornamento professionale;

Playwood startup che crea arredi modulari grazie a un sistema di connettori che consente di assemblare pannelli di legno per la creazione di nuove soluzioni di design, favorendo il riuso e limitando l’impatto ambientale;

Yakkyofypiattaforma che permette di creare e gestire un e-commerce con un catalogo di prodotti acquistati in drop shipping dalla Cina, automatizzando completamente la gestione del magazzino, degli ordini e delle spedizioni. In sintesi, il dropshipping prevede un accordo tra il proprietario dell’ecommerce e il fornitore, che accetta di fornire e spedire i suoi prodotti per conto del rivenditore, e funziona in questo modo:

  • Il proprietario dello store promuove i prodotti sul suo store e un utente finale li acquista;
  • Una volta effettuata la vendita, il rivenditore paga i prodotti e le spese di spedizione ad un fornitore ed invia un’e-mail con le informazioni sull’ordine da evadere;
  • Il fornitore spedisce l’ordine all’utente finale e invia un’e-mail al rivenditore con il numero di tracciabilità del pacco;
  • Il rivenditore condivide il numero di tracciamento con l’utente finale;

Nel modello dropshipping, il rivenditore si occuperà di tutte le attività di marketing e promozione degli articoli, mentre il fornitore si occuperà della logistica.

Ad oggi LVenture Group, che è quotata sul MTA di Borsa Italiana e investe in aziende a elevato potenziale di crescita nel settore delle tecnologie digitali, conta in portafoglio oltre 80 startup, che hanno raccolto 100 milioni di euro (di cui 20 investiti direttamente dalla società), e ha contribuito alla creazione di oltre 1.500 posti di lavoro ad alto valore aggiunto.