Maggio 10, 2026
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Responsabilità professionale e tutela del patrimonio del medico: 35.000 richieste di risarcimento ogni anno

Se il medico non agisce preventivamente per mezzo della pianificazione patrimoniale, ogni azione tardiva volta alla tutela dei propri beni diverrà inefficace in giudizio.

In tema di responsabilità medica, ogni anno oltre 35.000 azioni legali vengono intentate da pazienti che denunciano presunti casi di malasanità, coinvolgendo un numero altrettanto elevato di medici e sanitari. Pertanto, nonostante il 95% delle denunce penali sia destinato a risolversi in un nulla di fatto, i procedimenti legali in sede civile sono in costante aumento, e circa un terzo di questi procedimenti “va a segno”, generando risarcimenti piuttosto onerosi in capo al medico la cui responsabilità viene accertata.

La tendenza ad addebitare alla negligenza dei medici qualunque evento che colpisca gli utenti è certamente il risultato di un onda lunga generata negli anni ’90, allorquando l’assenza di una legislazione che chiarisse i termini della responsabilità professionale e della colpa medica aveva fatto aumentare a dismisura i procedimenti e, conseguentemente, i costi delle assicurazioni sul rischio.

La legge n.24 (c.d. Gelli/Bianco) del 2017, e soprattutto una serie di pronunciamenti di merito e legittimità della Giurisprudenza hanno portato un po’ di chiarezza. Relativamente al riparto dell’onere probatorio (Corte appello Milano sez. II, 15/02/2019, n.698), per esempio, si è stabilito che nei giudizi risarcitori da responsabilità medica si delinea un duplice ciclo causale: uno relativo all’evento dannoso e l’altro relativo all’impossibilità di adempiere. Il primo (evento dannoso) deve essere provato dal danneggiato, mentre il secondo (impossibilità di adempiere) deve essere provato dal danneggiante nel caso in cui il danneggiato sia riuscito a provare l’evento dannoso. Pertanto, mentre il danneggiato dovrà provare il nesso di causalità fra l’insorgenza (o l’aggravamento) della patologia e la condotta del sanitario, il danneggiante dovrà provare che una causa imprevedibile ed inevitabile ha reso impossibile la prestazione.

In tal modo, ognuna delle parti ha oggi un ruolo ben delineato da interpretare nell’ambito del giudizio (civile o penale), e questo restituisce equilibrio in un momento storico molto delicato per la Sanità italiana, che a seguito dei tagli ventennali di spesa pubblica ha ridotto significativamente l’offerta e, in troppi casi, la qualità del servizio sanitario.

Responsabilità medica

Responsabilità medica

Il clima di sfiducia degli utenti verso tutto il sistema sanitario, che si traduce in numerosi casi di aggressione fisica nei P.S. (dove a fronte di 50 pazienti in attesa, in condizioni anche serie, operano mediamente due soli medici), ha creato l’insorgenza di un loro meccanismo di difesa conosciuto come “medicina difensiva”, cioè la richiesta di un numero eccessivo di esami e accertamenti, al fine di evitare l’assunzione di eccessiva responsabilità; il costo di questa pratica è stato stimato in più di 11 miliardi di euro l’anno.

Pertanto, a meno che la Politica non segni un deciso cambio di rotta, interrompendo la dinamica dei tagli ai posti-letto e restituendo motivazione e dignità al personale sanitario, questa tendenza pare sia destinata ad aumentare.

Dal punto di vista patrimoniale, i medici che vengono colpiti dai procedimenti risarcitori, una volta conclamata la propria responsabilità, finiscono con l’essere esposti al rischio di vedersi bloccare (o di perdere) tutti i propri beni a seguito di un sequestro preventivo o di altre iniziative messe in atto da chi si ritiene danneggiato, ed ogni azione tardiva volta alla tutela di quel patrimonio diverrà inefficace a causa, appunto, della strumentalità con cui essa è stata effettuata.

Le assicurazioni mediche, poi, spesso non riescono a coprire tutti i rischi. E’ fondamentale, quindi, che ciascun medico agisca preventivamente, tutelando sé stesso ed i propri familiari prima dell’insorgenza di un problema, e non dopo (è sufficiente la ricezione anche di una semplice diffida per eliminare o affievolire la buona fede di fonte al giudice). Una giusta prevenzione può essere attuata efficacemente attraverso la pianificazione patrimoniale, che è un procedimento semplice, messo in atto con il necessario ausilio di esperti professionisti, grazie al quale una eventuale e futura azione risarcitoria da parte di un terzo potrà essere ricondotta ad una sola parte del patrimonio (o a nessuna parte di esso), e non all’intero.

Il costo di tale consulenza, nonostante può coinvolgere anche quattro figure professionali (notaio, avvocato, commercialista e consulente finanziario) è enormemente più basso di quello derivante dal blocco dei mezzi operato a seguito di un giudizio civile o penale, in occasione dei quali soltanto le parcelle di avvocati e periti possono raggiungere la cifra di 20.000 euro (N.B. solo per il primo grado di giudizio), ed il risarcimento medio riconosciuto al danneggiato è pari a circa 90.000 euro.

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Responsabilità medica e obblighi assicurativi. Vietato economizzare sulla copertura

Le coperture risultano spesso insufficienti a tutelare il patrimonio di famiglia, soprattutto se vengono perfezionate “in economia”

Relativamente ai danni (veri o presunti) causati da colpa medica, i dati statistici sono allarmanti per la categoria; Infatti, dal 1994 al 2017 il numero di denunce è cresciuto del 300%, ed il valore dei sinistri liquidati, nel 2016, è schizzato ad oltre 100.000 euro di media.

Una catastrofe, che solo in parte è motivata da un presunto basso livello di competenza dei nuovi medici, ed è invece attribuibile alla mancanza di figure realmente indipendenti dalla politica, capaci “per mestiere” di razionalizzare le risorse, migliorare l’organizzazione della Sanità italiana e non lasciarsi condizionare da nessuno.

Ritornando all’argomento (assicurazioni mediche), per le strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private, è previsto l’obbligo di copertura assicurativa (art. 10 L. 24/2017) o di altre analoghe misure. In relazione a queste ultime, gli ospedali e le cliniche posso effettuare, in luogo di una copertura assicurativa, un accantonamento certificato di somme di una certa entità per far fronte alle eventuali richieste di risarcimento, evitando così gli elevatissimi costi delle polizze. In ogni caso, le strutture sanitarie sono responsabili civilmente verso terzi e verso chiunque si trovi stabilmente all’interno della struttura (ivi compresi i medici). La copertura di tale responsabilità si estende anche ai danni causati da qualunque tipologia di personale, e quindi anche da quello che svolge l’attività di formazione, di aggiornamento, di sperimentazione e di ricerca clinica, nonché da coloro che effettuano prestazioni in regime di libera professione intramuraria o in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale o attraverso la telemedicina.
Le strutture sono persino obbligate a pubblicare sui rispettivi siti internet i dati riguardanti l’impresa assicuratrice, le polizze e le relative clausole contrattuali.

Relativamente ai medici “anziani”, otto su dieci di loro sono stati sottoposti, almeno una volta in tutta la loro vita professionale, a procedimenti civili o penali per gli errori commessi durante lo svolgimento dell’attività, e questo fa comprendere come sia fondamentale, per essi, tutelare il proprio patrimonio anche con adeguate coperture assicurative. Queste, però, risultano spesso del tutto insufficienti allo scopo, soprattutto se vengono perfezionate “in economia”. Infatti, per alcune categorie di medici (ortopedici, ginecologi e chirurghi estetici) l’accesso a coperture efficaci è diventato difficile, ed il costo di una polizza può superare facilmente i 10.000 euro annui per una vera assicurazione globale (fino alla colpa grave, il cui risarcimento potrebbe superare anche il milione di euro solo in relazione al danno biologico).

È noto, infatti, che esistono categorie professionali più rischiose di altre. Per dare solo un’idea indicativa, la tariffa annua da pagare per essere assicurati varia a seconda della categoria a cui si appartiene:

  • dai 1.000 ai 3.000 euro per un Commercialista, un Avvocato o un Consulente del Lavoro,
  • fino ai 3.500 euro per un Ingegnere,
  • fino a 10.000 euro per un chirurgo,
  • oltre 10.000 euro (anche fino a 30.000 euro) per un chirurgo di alta specializzazione.

Molto medici, purtroppo, accettano di perfezionare polizze con efficacia limitata, perché economicamente più accessibili. Così facendo, però, vista la frequenza con cui essi vengono coinvolti (anche senza concreto fondamento o addirittura falsamente) in procedimenti di risarcimento del danno, rischiano di veder colpito il proprio patrimonio.
Nella pratica, una volta avvenuto il sinistro, il professionista medico o l’ente ospedaliero coinvolti trasmettono la pratica alla compagnia assicurativa con la quale hanno stipulato una polizza per la responsabilità civile professionale. La società di assicurazione, normalmente, chiede al presunto danneggiato una perizia del proprio medico legale e, sulla base di quanto risulterà, deciderà se offrire una certa somma a titolo di risarcimento o se rifiutare del tutto la richiesta avanzata dal danneggiato.
Generalmente, se la somma offerta appare inferiore a quanto dovuto, o se la richiesta viene rifiutata, il paziente agirà in giudizio per il diritto al risarcimento del danno subito.

Questa fase è fondamentale: se il medico ha già effettuato delle azioni a difesa del patrimonio prima ancora di ricevere la notifica di qualunque atto (azione di rivalsa, citazione, diffida, querela etc), potrà affrontare la situazione con animo più sereno. In caso contrario, egli non avrà il tempo per realizzare una struttura di protezione patrimoniale in grado di essere credibile e di poter reggere in un giudizio di opposizione (a meno che non si abbiano figli o coniuge con disabilità, a cui poter vincolare con successo una porzione dei beni).
Infatti, il nostro Ordinamento è fatto piuttosto bene: nessun tentativo di forzare la legge può passare indenne se non si siano opposti in tempo utile interessi realmente meritevoli di tutela e, appunto, credibili.

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