Aprile 22, 2026
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Mutui in Italia e in Sicilia nei primi due trimestri del 2020. Giù i volumi, ma la ripresa è già iniziata

Dai dati dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa relativi al primo semestre e da quelli di Crif riguardanti il secondo, è scaturita una analisi dettagliata sull’andamento dei finanziamenti finalizzati all’acquisto dell’abitazione concessi alle famiglie residenti sul territorio siciliano nel primo semestre 2020.

Secondo l’ufficio studi Tecnocasa, in un’analisi che fa riferimento al report Banche e istituzioni finanziarie  aggiornato e pubblicato da Banca d’Italia nel mese di Giugno 2020, c’è stata una forte contrazione del mercato dei mutui nel primo trimestre per via del lockdown, ma i dati di Crif relativi al secondo mostrano una crescita del 4,8% del numero di italiani che hanno attivo un contratto di mutuo nell’intero semestre.

Pertanto, c’è abbastanza fiducia sulla ripresa dei volumi, che si prevede essere già in corso. Inoltre, i dati Crif mostrano la rata media mensile in calo del 3,2%: se nei primi sei mesi del 2019 la rata media era pari a 362 euro, ora si attesta su 333 euro.

ITALIA – Le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 12.345,5 milioni di euro, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente si registra una variazione delle erogazioni pari a +10,0%, per un controvalore di 1.122,9 milioni di euro. La fotografia indica ancora un aumento dell’erogazione del credito concesso alle famiglie, che conferma la tendenza del quarto trimestre 2019 (quando la variazione è stata pari a +9,2%), mentre il terzo trimestre 2019 aveva fatto segnare una variazione del -10,1%.

Gli ultimi dodici mesi si sono chiusi con 50.017,2 milioni di euro erogati, con una variazione pari a -1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

SICILIA – Le famiglie siciliane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 511,5 milioni di euro, che collocano la regione al 9° posto per totale erogato in Italia, con un’incidenza del 4,14%; rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente in regione si registra una variazione delle erogazioni pari a +4,5%, per un controvalore di +22,1 milioni di euro.

Se si osserva l’andamento delle erogazioni sui 12 mesi, e si analizzano quindi i volumi da Aprile 2019 a Marzo 2020, la regione Sicilia mostra una variazione negativa pari a -4,7%, per un controvalore di -101,4 mln di euro. Sono dunque stati erogati in questi ultimi dodici mesi 2.048,7 mln di euro, volumi che rappresentano il 4,10% del totale nazionale.

PROVINCE DELLA SICILIA – Nel primo trimestre 2020 le province della Sicilia hanno evidenziato il seguente andamento. La provincia di Agrigento ha erogato volumi per 19,3 mln di euro, facendo registrare una variazione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno pari a +2,5%. Nell’ultimo anno, invece, sono stati erogati 81,4 mln di euro, pari a -1,7%. La provincia di Caltanissetta sono stati erogati volumi per 17,2 mln di euro, corrispondenti a una variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente pari a +8,0%. Nei precedenti dodici mesi sono stati erogati 64,7 mln di euro (-7,8%). La provincia di Catania ha erogato volumi per 134,6 mln di euro, la variazione sul trimestre è pari a +3,0%.

I dodici mesi appena trascorsi hanno evidenziato volumi per 548,5 mln di euro, corrispondenti a -8,2%. In provincia di Enna i volumi erogati sono stati 8,1 mln di euro, con una variazione pari a -8,4%. Quelli nei quattro trimestri considerati sono stati 32,5 mln di euro, (-14,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). In provincia di Messina sono stati erogati volumi per 60,2 mln di euro, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente pari a +6,9%. Sommando i volumi dei precedenti quattro trimestri, i volumi sono stati 243,3 mln di euro e la variazione -3,7%.

La provincia di Palermo ha erogato volumi per 163,9 mln di euro, la variazione sul trimestre è pari a +9,9%. Questi dodici mesi hanno evidenziato volumi per 650,6 mln di euro e una variazione pari a -1,0%.

La provincia di Ragusa ha erogato volumi per 31,4 mln di euro, facendo registrare una variazione sul trimestre pari a +8,1%. L’anno appena trascorso ha segnalato un totale di 123,6 mln di euro, con una variazione di -1,7%. In provincia di Siracusa sono stati erogati volumi per 42,9 mln di euro, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è risultata essere pari a -9,6%. I quattro trimestri passati, invece, hanno visto un totale 170,2 mln di euro (-10,3%). La provincia di Trapani ha erogato volumi per 33,8 mln di euro, facendo registrare una variazione pari a +1,9% nel trimestre. Andando indietro di un anno sono stati erogati 133,9 mln di euro (-2,3% rispetto all’anno scorso).

IMPORTO MEDIO PER SINGOLO MUTUO – Nel primo trimestre 2020 in Sicilia si è registrato un importo medio di mutuo pari a 100.800 euro, in diminuzione rispetto a quanto rilevato durante lo stesso trimestre dell’anno precedente, quando il ticket medio ammontava a 104.400 euro. Mediamente colui che sottoscrive un mutuo nella regione viene finanziato circa l’11% in meno rispetto al mutuatario medio italiano.

In conclusione, sembra chiaro che gli impatti dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus e dal conseguente lockdown decretato dal Governo e dalle Regioni nei mesi scorsi sono andati ad impattare sul mercato del credito alla famiglia. Una stima per il primo trimestre 2020 fa ipotizzare una perdita di volumi erogati sui mutui di 3,5/4,5 miliardi di euro; di contro la buona notizia è che ad oggi i tassi bancari legati alle operazioni di mutuo permetteranno di accedere ai finanziamenti per la casa a condizioni veramente vantaggiose. Questo potrà agevolare non solo chi vuole acquistare una nuova abitazione, ma anche chi è interessato a sostituire il proprio finanziamento. Prima del blocco, infatti, la domanda di surroga era in forte aumento e tutto lascia presupporre il fatto che tale crescita non sia destinata ad esaurirsi ma che possa proseguire alla luce dell’interessante offerta bancaria.

Inoltre, le istituzioni europee hanno previsto ingenti piani di supporto alle economie dei Paesi dell’Eurozona, con importanti iniezioni di liquidità che dovrebbero supportare anche il mercato del credito.

Visti i prezzi degli immobili ancora convenienti, pertanto, sul mercato immobiliare permangono interessanti opportunità, sia per chi vuole comprare a scopi abitativi, sia per chi vuole comprare a titolo di investimento.

Mutui, istituti di credito ancora diffidenti verso i consumatori. Nonostante i prezzi bassi e i tassi di interesse al minimo storico

Alla base della contrazione del mercato dei mutui, oltre all’incertezza politico-economica, anche il clima di scarsa fiducia delle banche verso chi vorrebbe indebitarsi per acquistare casa.  

Il mercato del credito immobiliare non finisce mai di sorprendere. Nonostante i proclami propagandistici di ripresa, lo scenario cristallizzato dai dati del 2018 è tutt’altro che confortante, e quello del primo semestre del 2019 non vede una soluzione di continuità con il passato più recente.

Quali sono i fattori che, viste le circostanze (prezzi delle case bassi e tassi di interesse dei mutui mai visti così giù) assolutamente favorevoli, determinano il perdurare di questa situazione?.

Secondo gli esperti, nonostante i prezzi degli immobili si siano stabilizzati e i tassi sui mutui rimangano ai minimi storici, prevale ancora un clima di incertezza, testimoniato dall’indice “per eccellenza” del settore immobiliare, cioè quello che misura il mercato dei mutui, il quale presenta un andamento piuttosto contrastante. Infatti, se nel primo trimestre 2019 l’Agenzia delle Entrate ha registrato un aumento delle compravendite del 8,8%, contemporaneamente si prevede una contrazione dei mutui erogati del 5,9%.

Inoltre Crif (la famigerata banca dati che gestisce, per conto delle banche, lo speciale elenco dei debitori in difficoltà), ha registrato una contrazione delle domande di mutuo del 9,2%, che lascia presagire una riduzione delle erogazioni di mutuo anche nella seconda metà dell’anno in corso.

A chi è imputabile questa incertezza, ai consumatori, alle banche o a entrambi?

Le organizzazioni del settore creditizio sostengono che non si registrano restrizioni da parte degli istituti all’accesso al credito. Infatti, ad ascoltare i loro rappresentanti, sembra che la causa della contrazione della domanda sia da imputarsi esclusivamente all’incertezza politico-economica e ad un generalizzato clima di scarsa fiducia da parte dei consumatori, che induce a posticipare la scelta di acquisto della casa per via dell’assenza di segnali concreti di una ripresa economica solida e durevole.

Inoltre – sempre secondo gli “esperti” – sull’attuale contesto peserebbero: 1) la sospensione del Q.E. (Quantitative Easing, ossia l’immissione di liquidità da parte della Banca Centrale Europea), che avrebbe determinato una diminuzione delle erogazioni, e 2) le fantomatiche previsioni di una possibile patrimoniale, accompagnata alle limitazione delle detrazioni degli interessi dei mutui e delle spese di ristrutturazione e arredamento.

Niente di più infondato.

Infatti, le banche stanno continuando nella loro opera “maniacale” di razionalizzazione dell’Offerta e di conseguente riduzione dell’accesso al credito, attuata attraverso l’adozione di misure iper-ispettive e fortemente escludenti, che i richiedenti (fino ad un paio d’anni fa meritevoli di credito) devono subire. Si va dall’imposizione della firma di un introvabile garante (anche su una richiesta proveniente da una coppia con doppio reddito non elevato), alla centralizzazione delle funzioni istruttorie e deliberanti presso un unico ufficio per tutto il territorio nazionale, con il risultato di rallentare a dismisura i tempi di erogazione (anche 4 mesi), e di paralizzare venditori e compratori.

A ciò si aggiunga la presenza opprimente dei servizi forniti dalle banche dati (Crif in testa) nelle c.d. policy di ogni singolo istituto di credito, che ha generato, oltre a legittimi benefici per chi eroga i mutui, anche una inaccettabile restrizione della privacy per chiunque volesse muoversi liberamente attraverso il panorama bancario dell’offerta di strumenti di indebitamento. Sotto la lente di ingrandimento, infatti, la prassi discutibile della “marchiatura” nelle banche dati, per un periodo massimo di 60 giorni, di coloro che hanno ricevuto il rifiuto, da parte di una banca, della propria richiesta di mutuo. Ciò determina l’ulteriore risultato, per questi richiedenti, di ricevere altrettanti rifiuti, durante quella finestra temporale, da parte di tutte le altre banche, e magari veder sfumare una profittevole occasione di acquisto.

Eppure, le prospettive sarebbero positive, dal momento che i prezzi immobiliari sono molto contenuti e senza particolari tensioni al rialzo (se non in alcune zone di Milano e Roma). Eppure, ancora, il differenziale tra la crescita dei prezzi e la crescita dei redditi negli ultimi anni si è ridotto, il ché permetterebbe un ritorno all’acquisto anche da parte di persone dai redditi inferiori. Invece, le banche continuano ad essere particolarmente disponibili e competitive solo quando hanno di fronte clienti che apportano una consistente parte di mezzi propri nell’acquisto (35-40% del prezzo); a costoro, grazie al calo dell’IRS (l’indice di riferimento dei mutui a tasso fisso), vengono proposti mutui fino all’1,60% a 30 anni, con rata fissa.

Per chi non ha risparmio, purtroppo, la strada che conduce ad acquistare casa è lastricata da mille insidie e da tanti rinvii. Di conseguenza, giacchè la maggior domanda proviene da richiedenti con reddito medio/basso, anche la Domanda di case è destinata a vivacchiare in uno scenario di stagnazione di lungo periodo.

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