Giugno 7, 2026
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Federpromm sulle modifiche in tema di estinzione anticipata del finanziamento

Sulla recente posizione di Banca D’Italia, Daniela Pascolini di Federpromm avanza alcune riflessioni su questioni che determinano forti instabilità per le reti agenziali. Si spera sull’intervento chiarificatore della Corte Costituzionale.

“E’ motivo di forte preoccupazione per le reti agenziali la rinuncia, a cui bisognerà fare fronte con la parte di provvigioni percepite e da restituire, per il mancato periodo coperto dalla mandante, sia per la parte assicurativa che quella finanziaria, su quei clienti che decidono di rescindere anticipatamente il contratto concluso con l’intermediario creditizio”. Così afferma in una nota Daniela Pascolini di Federpromm. Risale difatti al 1 dicembre 2021 l’uscita del comunicato di Banca d’Italia, il quale ha richiamato l’Art. 11-octies del d. l. 23 maggio 2021, n.73 (decreto cd. “Sostegni bis”) convertito in legge 23 luglio 2021,n.106 che andrebbe contro le “linee orientative” diramate da quest’ultima in data 4 dicembre 2019, in esito alla sentenza della Corte di giustizia europea cd. “Lexitor” dell’11 settembre 2019. 

“Si spera quindi – precisa la responsabile del credito e assicurazioni di Federpromm, Daniela Pascolini (nella foto) –  che ulteriori sviluppi in materia possano giungere grazie all’intervento chiarificatore della Corte Costituzionale, avocata in giudizio, il cui esito potrebbe ripristinare la “linea orientativa” di Banca d’Italia od escluderla definitivamente, rendendo operativo il nuovo assetto impartito”. “Qualora trovasse definitivo spazio il disposto della sentenza cd. “Lexitor” con il “possibile” ristorno provvigionale alla rete – segnala ancora Daniela Pascolini – andrebbe valutata la possibilità di far intervenire in favore del settore il mondo assicurativo, analizzando il fenomeno, chiedendosi: è possibile che questo danno possa essere generato dall’infedeltà del collaboratore?”

La cd. “polizza fedeltà” è già utilizzata nel settore assicurativo per la rete agenziale e copre la perdita di profitto (perdita di reddito a seguito di perdita di clientela conseguenza di una richiesta di risarcimento aperta) per responsabilità derivante all’Assicurato da atti/fatti di dipendenti di società mandanti e loro incaricati in gestioni interinali o in operazioni di consegna da agente uscente a subentrante. Il fattore di recesso anticipato dei contratti è spesso indotto e non scaturisce in modo autonomo sul cliente, il quale viene sovente condotto su incitazione esterna (pur legittimando l’operato dei consulenti e salvaguardando la libertà di scelta del cliente). Il rischio è già noto ed andrebbe solo riesaminato in questo contesto. Potrebbe venire a tale riguardo richiesta da OAM una integrazione di copertura alla polizza base dell’agente in attività finanziaria, per sua tutela, così come è stato previsto a tutela dell’agente assicurativo, che ha subito lo stesso percorso a seguito di una direttiva UE degli anni passati che ne ha riformato il mercato.

“Un ‘paracadute’ siffatto non risolve, ma argina il problema, ne riduce gli effetti indotti; migliora la trasparenza del mercato; limita il dilagare della concorrenza sleale esistente da anni che ha causato il depauperamento progressivo della professione e il malcontento generale.  Si potrebbe  inoltre valutare positivamente l’inserimento di variabili sensibili a detti aspetti critici anche nella polizza delle mandanti. In questo contesto assume senz’altro un ruolo importante quello svolto dalla Autority di vigilanza, quale appunto l’Organismo Agenti e Mediatori (OAM)”. “E’ solo attraverso l’interazione e la comunicabilità dei vari settori – conclude Pascolini – che si possono portare nuove risorse ed aperture in mercati ad ampio respiro, a tutela del consumatore e degli operatori medesimi”.

Emergenza Covid-19, bonus 600 euro anche per i consulenti finanziari. Enasarco si smarca

Federpromm:  il chiarimento della sottosegretaria Guerra è avvenuto a seguito della nostra lettera, inviata al Governo, per chiedere certezze sulla estensione del provvedimento di sostegno anche agli operatori del mercato finanziario, creditizio ed assicurativo.

La sottosegretaria al MEF Cecilia Guerra ha reso noto che l’indennità di 600 euro prevista nel decreto Cura Italia per il mese di Marzo per i lavoratori autonomi spetta “a tutti i titolari di partita IVA”, e quindi anche ai consulenti finanziari ed agli agenti finanziari iscritti all’Enasarco, fugando in questo modo le difficoltà interpretative dell’ art. 28 del decreto che avevano indotto varie organizzazioni sindacali di categoria (tra cui la Federpromm-UILTUCS), ad inviare una lettera al Governo a cui chiedere certezze sulla estensione del provvedimento di sostegno anche agli operatori del mercato finanziario, creditizio ed assicurativo.

Cecilia Guerra sottosegretario Economia

Avranno diritto al bonus, afferma la sottosegretaria Guerra, tutti i lavoratori autonomi che potranno dimostrare di aver subito “una perdita di fatturato pari ad almeno un terzo di quello ottenuto nell’ultimo trimestre del 2019”. Adesso si attendono le direttive operative e le modalità di richiesta del bonus, che verranno presto pubblicate nel sito web dell’INPS.

A fronte di un intervento complessivo sul mondo del lavoro pari a 10 miliardi, la cifra messa sul piatto per i lavoratori autonomi è di soli 200 milioni (cioè solo il 2% del totale), nonostante il c.d. “popolo delle partite IVA”, escludendo i liberi professionisti con cassa di previdenza privata, annoveri più di 2 milioni di operatori. Tra questi rientrano anche i consulenti finanziari, ai quali il governo Conte distribuirà al massimo 20 milioni (600 euro per 33.000 iscritti effettivi) a fronte di un crollo verticale dei ricavi della categoria stimato in almeno 300 milioni solo nei prossimi 9 mesi.

Stesso approccio ha adottato Enasarco, la quale sembra essersi smarcata dal sostegno ai consulenti finanziari, da sempre iscritti alla cassa; infatti, lo stanziamento previsto per l’intera categoria degli agenti e rappresentanti (a cui i CF sono equiparati in quanto a contribuzione obbligatoria) è stato deliberato in soli 8,4 milioni, ed è destinato a coloro che, tra gli iscritti, hanno un reddito 2018 non superiore a 30.000 euro. Dal momento che la quasi la totalità dei CF ha un reddito ben maggiore di quella soglia, con una media stimata in 55.000 euro l’anno, la loro esclusione di fatto è automatica.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, per i consulenti finanziari danni pari a 300 milioni. Necessario accedere ad una quota del FIRR

Questa faccenda del mancato sostegno a CF ed agenti è piena di stranezze. Infatti, sorprende che non si sia valutato di mettere le mani sul FIRR (fondo indennità risoluzione rapporto) di Enasarco, che è pari a 2,3 miliardi, a cui i consulenti finanziari contribuiscono con almeno 200 milioni. In particolare, non si comprende come la Cassa, che lo scorso 13 Marzo ha assicurato di aver presentato al Governo la richiesta di misure straordinarie adeguate al gravissimo momento in cui ci troviamo, non abbia affrontato – o almeno, non ne ha dato notizia – il tema fondamentale dell’anticipazione parziale del FIRR, al fine di consentire (anche ai consulenti finanziari) di poter assicurare continuità alla propria attività e la copertura dei costi fissi – solo a titolo di esempio: ufficio, assistenti e collaboratori, imposte e tasse, veicoli strumentali – che sono elevatissimi.

Daniela Pascolini di Federprom

Relativamente a quest’ultimo aspetto, Daniela Pascolini, responsabile coordinamento nazionale agenti in attività finanziaria di Federpromm, fa sapere che “Noi non possiamo stare sempre fuori dalle iniziative di Governo solo perchè non siamo ‘gestibili’ con strumenti di finanza governativa diretta”; e poi aggiunge  “non possiamo rimanere fuori dall’emergenza Coronavirus, dal momento che molti di noi, chissà per quanto tempo ancora, pagheranno l’affitto di un ufficio che rimarrà chiuso o non sarà fruibile se non con particolari restrizioni operative. Di conseguenza, non si vede perché non possa essere attuata una politica che imponga il congelamento dei canoni di locazione e obblighi le banche a concedere agli agenti maggiori opportunità ed elasticità finanziaria per superare questo difficilissimo momento”.

Persino la FNAARC (Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio) aveva richiesto al Cda di Enasarco di destinare il 50% dell’avanzo di bilancio 2019 della Fondazione a prestazioni assistenziali straordinarie a seguito della gravissima crisi che sta impattando sul comparto degli oltre 225.000 agenti di commercio italiani. Questa misura straordinaria, che non sembra essere nemmeno all’esame, permetterebbe di destinare oltre 100 milioni di euro al sostegno dell’attività dei professionisti che ne facessero richiesta.

Su tutte queste linee, in definitiva, dovrebbero muoversi i consulenti finanziari, e soprattutto chi li rappresenta; ma non si vede alcun raggio di sole all’orizzonte.

Solo nubi nerissime, cariche di pioggia.