Troppo lungo il tempo impiegato e troppe le informazioni personali richieste nel processo di onboarding digitale quando gli utenti sottoscrivono prodotti finanziari. La lunghezza media di un processo di registrazione è di ben 15 minuti e 34 secondi.
Il digitale è diventato sempre più presente nella vita di ogni giorno: se fino a qualche anno fa per aprire un conto in banca era indispensabile passare in filiale, ora tutto può essere gestito online. Per una banca, perciò, diventa fondamentale semplificare il processo di “onboarding” attraverso i servizi digitali per non rischiare di perdere potenziali clienti. Infatti, tra le principali cause dell’abbandono del processo di sottoscrizione di prodotti finanziari il troppo tempo richiesto (21%) e le eccessive informazioni personali necessarie (21%). Ma non è tutto: secondo l’ultimo report BAI il 75% dei Millennial è disposto a cambiare il proprio istituto bancario per una migliore esperienza mobile, mentre la Gen X è sempre più orientata ad aprire conti o richiedere prestiti proprio online.
E così, le caratteristiche più importanti che le persone si aspettano da un processo di onboarding quando attivano un nuovo prodotto finanziario digitale sono la velocità di attivazione e l’inserimento di poche informazioni personali. Tuttavia i fornitori di servizi finanziari faticano a sfruttare i vantaggi dell’utilizzo del digitale, al punto che in Europa il 68% dei clienti rinuncia a sottoscrivere un prodotto finanziario (dato cresciuto del 5% rispetto al 2020 e quasi raddoppiato rispetto al 2019). Per il 21% di questi la rinuncia è stata causata dal troppo tempo richiesto per la registrazione al servizio e per un altro 21% dalle eccessive informazioni personali richieste: è quanto rivelato recentemente dalla testata specializzata Bank Director sulla base dell’ultimo report “The Battle to Onboard”.
Millennial e Gen Z sono certamente i più propensi ad utilizzare strumenti digitali per gestire i propri prodotti finanziari, ma sono portati a rinunciare quando l’onboarding diventa troppo complicato. In particolare, si rileva il più alto tasso di abbandono nella fascia tra i 25 e i 34 anni, seguita dai giovani tra i 18 e i 24; segno che le nuove generazioni hanno aspettative più elevate rispetto all’offerta di servizi finanziari digitali. Inoltre, secondo la recente ricerca realizzata da McKinsey “US consumer experience in banking survey”, in un anno negli Stati Uniti sono raddoppiate le persone intenzionate ad aprire un nuovo conto finanziario e il 20% degli intervistati sta valutando la possibilità di cambiare banca. Dati che mostrano come per gli istituti bancari sia importante proporre soluzioni e offerte in grado di attirare questo largo bacino di utenza.
Sempre secondo “The Battle to Onboard”, la lunghezza media di un processo di registrazione è di 15 minuti e 34 secondi. Un tempo che, pur essendo in diminuzione rispetto agli anni passati, viene considerato ancora troppo lungo. Analizzando poi l’ultimo report BAI, citato da FinTech Futures, si scopre che non sono solo i più giovani a basare le proprie scelte finanziarie sulla qualità dei servizi online. Il 75% dei Millennial è pronto a cambiare il proprio istituto bancario davanti a un’offerta di una migliore esperienza mobile mentre gli esponenti della Gen X sono sempre più orientati ad aprire conti e richiedere prestiti online.
Di recente, Mia-FinTech ha lanciato un nuovo strumento in grado di semplificare il processo di onboarding. L’Identification Manager è una soluzione end-to-end che permette di creare processi di identificazione customizzati e connetterli a diversi fornitori certificati di Identità Digitali. “Si tratta di un’applicazione rivoluzionaria che permette di velocizzare le procedure di onboarding, tanto da consentire l’acquisizione documentale e la verifica di identità in pochi minuti”, ha spiegato Bruno Natoli (nella foto), CEO di Mia-FinTech. “Il processo di identificazione è interamente parte del più ampio Onboarding Digitale, ossia del processo di integrazione di nuovi utenti all’interno di un sistema o piattaforma digitale, che avviene tramite una serie di passaggi e interazioni online e abilita l’identificazione e la certificazione dell’identità.
Migliorare e semplificare le operazioni di onboarding, pertanto, potrebbe risultare l’arma vincente, dato che il sondaggio di McKinsey sottolinea la minor soddisfazione dei clienti quando si tratta di aprire un nuovo conto e di risolvere problemi legati al conto corrente. Due punti che raccolgono solo il 69% e il 68% di soddisfazione, ben lontani dall’83% ottenuto se si parla di effettuare pagamenti, prelievi e depositi. “Per rendere più fruibile e sicuro l’onboarding – dichiara Bruno Natoli – serve semplificare i processi, riducendo il numero di step e informazioni necessari durante il processo di onboarding, utilizzando un linguaggio chiaro e conciso, fornendo una “progress bar” per aiutare gli utenti a capire a che punto del processo sono in ogni momento, senza eccedere nella
richiesta di informazioni personali, limitandosi a quelli previsti dalla legge. Inoltre, è utile fornire istruzioni e supporto agli utenti lungo l’intero processo, come manuali, guide e live chat, e usare metodi di Strong Authentication come l’Autenticazione Multi Fattore (MFA), sistemi di autenticazione biometrici come le impronte digitali o il riconoscimento facciale, e sistemi di aggiornamento periodico di password. Su tutto, serve educare gli utenti informandoli riguardo le possibili minacce alla sicurezza e fornendo informazioni riguardanti le best practices in termini di protezione dei dati”.



quotidianamente: gli utenti italiani di età compresa tra i 16 e i 64 anni trascorrono su Internet circa 6 ore e 10 minuti al giorno, ossia un quarto di giornata. Ciò accade per diversi motivi. Innanzitutto, il Web è una fonte di istruzione ormai fondamentale, e molta della attività di formazione che ancora fino al 2019 si svolgeva prevalentemente in aula, oggi viene svolta attraverso i corsi digitali, che si possono trovare ovunque al pari dei video tutorial. In secondo luogo, Internet è una fonte di informazione capillare, fatta da milioni di testate giornalistiche online, blogs e vlogs di ogni tipo e materia. Infine, per molti – soprattutto per i giovanissimi nativi digitali – il Web è una fonte di intrattenimento con i suoi podcast, streaming musicali, video, videogames e molto altro.
La Rete è anche un modo per relazionarsi ad altri utenti e condividere i propri momenti. Sempre secondo Kepios, quasi 8 italiani su 10 ha uno o più account social. E, sui social media, gli italiani trascorrono poco meno di due ore al giorno (in media). Insomma, gli italiani sono sempre più digitali, ed in particolare i più giovani. Ma tutto questo iperdosaggio di realtà digitale-virtuale non è privo di controindicazioni. In primis per via dell’eccessivo utilizzo dei social media, che può risultare dannoso anche per l’ambiente dato il costante consumo energetico che le infrastrutture Internet richiedono: un’ora di streaming, per esempio, produce una quantità di CO2 che varia dai 150 ai 1000 grammi; TikTok, invece, è il social media più inquinante di tutti, poiché emette più di 2,5 grammi di C02 al minuto.
C’è da preoccuparsi?
portano nel momento in cui vengono utilizzati nel giusto modo. Per quanto l’esplosione del Web abbia significato l’agonia della carta stampata, è anche vero che, a compensazione, oggi esiste la possibilità di informarsi dalle fonti più disparate su tutti gli argomenti desiderati, anche in lingua straniera (persino con un comodo traduttore, per i più pigri). Internet, inoltre, con la possibilità di farci conoscere il mondo in tutte le sue sfaccettature, ci aiuta ad imparare nuove cose e incentivare la nostra creatività e fantasia. Inoltre, il digitale ha reso le nostre vite più comode, e per molti oggi rappresenta un mezzo indispensabile per la vita di tutti i giorni (dalla scuola alla spesa alimentare).
Semmai, bisognerebbe chiedersi quale potrà essere il passo successivo, e dove ci porterà l’innovazione tecnologica e digitale con la sua rapidissima evoluzione. Infatti, fino a 200 anni fa il mondo è migliorato a un ritmo piuttosto lento. A partire dall’inizio della Prima Rivoluzione Industriale – oggi siamo già alla quarta – invece, i ritmi si sono accelerati e il mondo è cambiato. L’aspettativa media di vita, per esempio, è passata da meno di 30 anni di fine Ottocento a più di 70 anni nel Secondo Dopoguerra, determinando un crescente bisogno di materie prime agricole. Ma è negli ultimi vent’anni che queste trasformazioni sono state rapidissime. Dalla fine dell’Ottocento ad oggi, tuttavia, un unico filo conduttore ha guidato la Società Umana e
industriale verso le vette che conosciamo oggi: la Tecnologia. Quest’ultima è stata la protagonista di questa modificazione delle nostre abitudini e dei nostri stili di vita. Si è passati dalle lettere e cartoline – che arrivavano quando ormai si era tornati in città – alle foto e ai selfie inviati per raccontare in tempo reale una vacanza o un viaggio di lavoro; oppure dal “rito” della visita al direttore della banca – che aveva un carisma pari a quello del vescovo o di un deputato – ad avere la banca a casa propria, su un semplice smartphone dal quale possiamo fare qualunque operazione, anche le più complesse.
Il futuro imminente ci parla di nuove frontiere della tecnologia, dal lavoro ibrido al c.d. Metaverso, passando per intelligenza digitale e machine learning. Mixed reality (un mix tra realtà aumentata e virtuale), robot casalinghi, social media e sostenibilità rappresentano le tendenze tecnologiche del momento, e sembrano portarci sempre di più verso forme strutturali di distanziamento sociale che, a ben vedere, potrebbero causarci difficoltà di relazione. Tra venti e trenta anni, secondo gli esperti, i giovanissimi di oggi potrebbero aver consolidato l’abitudine di esprimere l’80% della propria vita di relazione (scuola, formazione,
amicizia e relazioni sociali, lavoro e intrattenimento) in modalità virtuale. Il timore è che, a questa immersione massiva nel mondo digitale, potrebbe opporsi una simmetrica “disabitudine” alle modalità tradizionali di relazione diretta tra le persone. In parole povere, i filtri virtuali a cui già oggi siamo abituati, a lungo andare potrebbero portare gli esseri umani ad aver “disimparato” quasi del tutto a socializzare nel modo corretto, in un futuro fatto di persone sempre più isolate all’interno delle proprie case – a loro volta sempre più piccole – e, di conseguenza, sempre più sole. 
Le criptovalute ci hanno abituato ad una certa volatilità, per cui chi ci ha messo dentro del denaro lo ha fatto in modo marginale. Però, negli ultimi 9 mesi il Bitcoin aveva ricevuto un importante endorsement da parte di fondi speculativi e personaggi di spicco del mondo industriale (Elon Musk, soprattutto), i quali hanno poi, altrettamento rapidamente, fatto marcia indietro quando qualcuno ha fatto notare come il c.d.
Pertanto, varrebbe la pena chiedersi se, nel medio periodo, il Bitcoin e le altre maggiori criptovalute siano destinate a raggiungere nuovi massimi, e soprattutto se la contrazione in corso è solo una interruzione temporanea della 
Questo scenario è il naturale portato della 
Il Forum ha come partner scientifici Prometeia e ASSBB, l’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e il patrocinio di Borsa Italiana e della Commissione europea.
“In questa fase di profondo cambiamento per il
“La ripresa che tutti ci auspichiamo dovrà poter contare sul supporto del sistema bancario. Si dovranno trovare anche nuovi strumenti finanziari per raccogliere e indirizzare il 


la nostra vita e il nostro modo di lavorare.
Il libro è l’occasione per gettare uno sguardo su come sta cambiando il mondo, tra riscaldamento globale, sovrappopolamento, scarsità di risorse, crescente ruolo dell’Est Asiatico nell’economia mondiale, applicazione massiva delle tecnologie digitali, ingresso della robotica e dell’intelligenza artificiale nella società e nel lavoro; tutte tendenze che rappresentano nuove sfide per l’individuo, la società e il pianeta.
Le opportunità di consolidamento del settore in cui operano e l’internazionalizzazione saranno le altre principali leve su cui Kyma focalizzerà la sua strategia di crescita per le proprie società partecipate.

Cosa le manca di quel periodo?
Nella nostra professione, nulla avviene per caso, e probabilmente la mia passione per i viaggi, e le referenze di amici e clienti, hanno pesato molto sulla scelta di sviluppare nuovi clienti al di fuori della mia città (Palermo, ndr). Sicuramente, se stai dietro la tua scrivania, nessuno busserà alla tua porta chiedendoti consigli su come investire, quindi la catena di contatti da alimentare quotidianamente è la cosa indispensabile, da associare ad altre caratteristiche come la puntualità, la professionalità e la disponibilità a spostarsi anche per esigenze dalle quali non derivi un introito economico immediato, perché da un incontro di natura squisitamente amministrativa, come quello che serve a risolvere un problema tecnico correlato ad un investimento già in corso, può sempre scaturire la segnalazione di un primo contatto con un potenziale cliente, amico o parente di quello che sei andato a trovare. Ricevere referenze aiuta moltissimo.
Sarà sempre più smart e ulteriormente votata alla tecnologia. Forse torneremo ad avere più tempo da dedicare alla relazione interpersonale, che rimane insostituibile con una certa fascia di clientela, quella più interessante e oggi più patrimonializzata. La nostra professione richiede un certo livello di apertura mentale al cambiamento, per cui ci dovremo adattare alla clientela più giovane, quella degli attuali trentenni e quarantenni, che hanno caratteristiche totalmente diverse dai loro genitori e, entro pochi anni, li sostituiranno nella gestione del patrimonio familiare. Si tratta di persone con un elevato grado di utilizzo della tecnologia, con competenze maggiori in termini di educazione finanziaria e con un approccio al risparmio sensibilmente differente rispetto alla generazione degli attuali sessantenni. Per cui, la comunicazione sarà più immediata, così come i tempi richiesti per l’elaborazione di soluzioni di investimento. Io mi vedo come adesso, diviso tra la professione di consulente finanziario e la passione sviscerata per il nuoto e lo Sport in generale, che pratico ancora a livello agonistico e che mi aiuta sia in termini di energie personali, sia nelle pubbliche relazioni.
Nonostante in Italia ormai più di 11 milioni di persone abbiano avuto occasione di accedere ad un servizio fintech (es. investimenti finanziari e immobiliari, pagamenti, finanziamenti), molti consumatori sono ancora diffidenti verso l’utilizzo di servizi innovativi, preferendo avvalersi ancora del canale tradizionale. Ma i margini di sviluppo, soprattutto nella clientela dei c.d. tardo-millennials, sembrano elevatissimi.
L’ultimo segmento finanziario che ha subito profonde modifiche dall’avvento del fintech è stato il mercato del credito e del finanziamento alle imprese. Qui, la rivoluzione ha preso il nome di Crowdfunding, ossia di quel processo di raccolta fondi con il quale investitori privati o istituzionali, senza l’ausilio di una banca, finanziano con fondi propri un progetto specifico di una azienda nuova o giovanissima (c.d. startup), oppure film indipendenti, videogiochi, musica, spettacoli teatrali e molto altro, favorendo lo sviluppo di iniziative che altrimenti non troverebbero il modo di farsi strada attraverso il credito tradizionale.
Sei interessato al futuro della professione di consulente finanziario?
Secondo un recente rapporto di HSBC (“Human Advantage: The Power of People”) l’intelligenza umana continuerà a superare quella delle macchine ancora per molto tempo, ma l’aumento della tecnologia migliorerà l’esperienza dei clienti, soprattutto di quelli appartenenti alla fascia dei c.d. millennials. In sintesi, l’intelligenza artificiale non sostituirà l’intelligenza umana, ed il segreto del successo delle banche risiederà nella loro capacità di mescolare la migliore tecnologia con il sapere delle persone”.







