16 Dicembre 2019
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Enasarco, Conti Nibali: mettiamo in sicurezza i contributi dei consulenti. Stop agli sprechi e alle inefficienze

La richiesta forte di uscire da Enasarco si è tramutata in un più diplomatico “entriamo e (se possibile) contiamo”, finendo per venire invischiati in logiche politiche.

Articolo di Elio Conti Nibali

La previdenza è un argomento centrale nella pianificazione finanziaria. Lo sanno bene i risparmiatori che per le loro scelte si affidano ai consulenti finanziari, le ricerche e le analisi  confermano infatti che nei loro portafogli è maggiore l’incidenza dei piani di risparmio finalizzati all’aspetto previdenziale rispetto ai portafogli dei clienti seguiti da altri canali distributivi.

A maggior ragione nell’attuale contesto, nel quale si vengono a intrecciare molteplici fattori che aumentano l’incertezza sul futuro, e non solo per le giovani generazioni.

Ma la previdenza è un argomento delicato anche per gli stessi consulenti finanziari, tenuti a lungo in un limbo, fino a quando con l’obbligo della doppia contribuzione si è scelta una strada probabilmente comoda ma poco coraggiosa.
L’Anasf nel tempo ha condotto una battaglia determinata, immaginando invece nella costituzione di un’autonoma forma previdenziale, declinata con proposte diverse, una soluzione certamente più efficiente, anche in considerazione delle peculiarità della nostra categoria professionale.

I fatti dicono che poi si è andati da un’altra parte: “la madre di tutte le battaglie”, cioè la richiesta forte di uscire da Enasarco, si è tramutata in un più diplomatico “entriamo e (se possibile) contiamo”, finendo per venire invischiati in logiche più politiche che rispettose del mandato che i nostri associati ci hanno assegnato.

Il mandato cioè di mettere in sicurezza intanto i contributi che versiamo, eliminare il superfluo e abbattere le inefficienze, gestire con prudenza ma professionalmente, in una visione che non può che essere di lunghissimo termine, che però si deve confrontare con le criticità contingenti.

Coniugare tutto è un’impresa certamente difficile, ma ancor più complessa per le pluralità di soggetti e situazioni che convergono nella Fondazione Enasarco.

Un Ente dalla storia travagliata, per usare un eufemismo, ma che ha dato la sensazione ormai da un po’ di tempo quantomeno di voler cambiare rotta. E tutto questo si intreccia adesso con un momento delicato per altri versi, la competizione elettorale per il rinnovo degli organi sociali.

Per la verità, da un osservatorio esterno, sembra che ci sia più attenzione sulle composizione delle liste e sulle alleanze invece che sui contenuti, un vizio ahimè ben recepito da altri mondi. Poco si dice, o lo si fa in modo superficiale, su come concretamente si potrà continuare a tenere in piedi la “cassa” e garantire le pensioni, a tacere poi di problemi atavici, e non per questo non meritevoli di soluzione, come quello dei silenti.

Ma, tornando ai consulenti finanziari, quello che maggiormente dovrebbe interessarci, non fosse altro in ragione delle nostre competenze, è la gestione del patrimonio mobiliare, stiamo parlando cioè di attivi di diversi miliardi di euro, non di noccioline.

E se nei programmi elettorali si vuole affrontare il tema, bisogna che sia fatto con l’attenzione che merita e con il massimo rigore, evitando formulazioni generiche e abbastanza anacronistiche. In alternativa, meglio non scrivere nulla.

Leggere di un mondo di investimenti oggi diviso tra obbligazioni ed azioni francamente appare poco rispettoso anche della categoria che rappresentiamo, che si confronta quotidianamente con dinamiche dei mercati e soluzioni che debbono necessariamente spaziare ben oltre, soprattutto tenendo in considerazione un patrimonio come quello dell’Ente, e le finalità a cui è destinato.

Mettere nero su bianco che l’obbligazionario oggi sia meno complesso dell’azionario è roba da fare saltare dalla sedia, come appare miope non ampliare gli orizzonti.

Gli investimenti alternativi sono un esempio: riferendosi ad asset class spesso molto più sofisticate di quelle tradizionali, richiedono competenze specifiche e, in alcuni casi, processi di governance ad-hoc: ne vogliamo parlare?
Di come la gestione del patrimonio mobiliare dovrebbe integrare aspetti come questi ci piacerebbe leggere, al fine di valutare se l’approccio di investimento sarà davvero orientato al futuro. E in quest’ottica, è importante comprendere con quali modalità un Ente quale Enasarco debba trattare, a parere di chi si candida a guidarlo, i temi della sostenibilità, che per gli Investitori Istituzionali non sono più un optional, oramai anche in Italia.

Pensare di affrontare le complessità del nuovo scenario economico e di mercato con lo stesso approccio e gli stessi strumenti del passato è probabilmente la strada giusta per finirne schiacciati: se per  Enasarco si propone di  cambiare rotta, è bene che il cambio sia reale e sostanziale, senza timore di riconsiderare prassi e processi che si attardano a guardare nello specchietto retrovisore.

Fonte: Bluerating

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