Aprile 22, 2026
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Lemanik: possibile ripresa economica per il 2024

Nel breve termine i mercati azionari dovrebbero essere supportati dal processo di disinflazione e dalla stabilizzazione dei tassi di interesse. La direzione di medio termine dipende dalla traiettoria dell’inflazione.

“Nelle settimane recenti, il mercato è stato supportato da una forte performance dei titoli tecnologici, che stanno riflettendo aspettative ottimistiche legate all’intelligenza artificiale. Tuttavia, il resto del mercato non si è ancora ripreso, anticipando un lieve rallentamento economico. La limitata partecipazione al rimbalzo dei titoli ciclici potrebbe invertirsi a breve, riflettendo una ripresa economica nel 2024″. È l’analisi di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities, che a maggio ha sovraperformato rispetto al suo benchmark, aumentando del 3.2%.

Il mercato rimane concentrato sulla fine del ciclo di aumenti dei tassi di interesse e del suo impatto sull’economia globale. Sebbene le economie stiano chiaramente rallentando, è improbabile che ci sia una profonda recessione. I dati sull’occupazione sono forti e i consumi stanno dimostrando resilienza. La maggior parte delle banche centrali ha indicato che siamo vicini a una pausa dei rialzi dei tassi di interesse, anche alla luce delle recenti insolvenze bancarie che rallenteranno l’erogazione di credito determinando una contrazione delle condizioni finanziarie equivalente a un aumento dei tassi di interesse da 25bps a 50bps.

Visto che il prezzo delle azioni generalmente anticipa gli eventi economici di circa 6 mesi, è probabile che l’attuale modesto rallentamento economico sia già stato prezzato dalla correzione di mercato dello scorso anno. Nel breve termine, le azioni dovrebbero essere supportate dal graduale processo di disinflazione e dalla stabilizzazione dei tassi di interesse. Quello che determinerà la direzione di medio termine del mercato è la traiettoria dell’inflazione. Se l’inflazione sarà più persistente rispetto alle aspettative delle banche centrali, il mercato potrebbe iniziare a prezzare la necessità di ulteriori aumenti dei tassi di interesse. Questo causerebbe ulteriori ribassi del mercato. “Durante maggio, il fondo ha venduto Iqvia (healthcare) allocando i proventi su una serie di posizioni esistenti incluse Heico, Thermo Fisher, Danaher, Nike e S&P Global”, conclude Garbarino (nella foto). “A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappeso sul settore finanziario, industriale e chimico. I tecnologici sono leggermente sotto pesati”.

Lemanik: l’equity trarrà benefici dal trend di disinflazione in corso

La disinflazione, la stabilizzazione dei tassi di interesse e un’economia resiliente dovrebbero supportare i valori degli asset. In questa fase, il portafoglio punta sui settori finanziario, industriale e chimico.
 
“Anche se il processo di normalizzazione dell’inflazione potrebbe rivelarsi lungo e non lineare, riteniamo che il picco dell’inflazione sia alle spalle e ci aspettiamo che il trend di disinflazione sia positivo per i mercati azionari nel 2023”. È l’analisi di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities.
 
Nel primo trimestre del 2023, i mercati azionari globali hanno registrato un livello significativo di volatilità ma sono riusciti a chiudere con un risultato positivo. L’indice MSCI World è aumentato del 5.4%.
I fattori chiave che hanno impattato i mercati sono stati:
– dati economici Usa (occupazione e vendite al dettaglio) migliori delle aspettative;
– perdurante inflazione che ha causato un deciso aumento dei tassi di interesse a febbraio;
– segnali di tensione sulle banche in Usa e in Europa, che hanno fatto scendere i tassi di interesse a marzo.
I prezzi in calo del gas naturale e la riapertura della Cina hanno aiutato il sentiment di mercato, specialmente in Europa.
 
Sei mesi fa, l’inflazione stava salendo e la Federal Reserve stava aumentando i tassi di 75 bps a ogni riunione. Oggi, l’inflazione sta scendendo gradualmente e la Federal Reserve sta aumentando i tassi di 25 bps a ogni riunione. La maggior parte delle banche centrali ha indicato che siamo molto vicini a una pausa dei rialzi dei tassi di interesse, anche alla luce delle recenti tensioni sul sistema bancario che limiteranno l’erogazione di credito. Alcuni settori, come il Real Estate, stanno attraversando un rallentamento. Tuttavia, non ci aspettiamo una forte recessione economica nel 2023. La disinflazione, la stabilizzazione dei tassi di interesse e un’economia resiliente dovrebbero supportare i valori degli asset. “A livello settoriale, in questa fase, il nostro portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappesato sul settore finanziario, industriale e chimico. I tecnologici sono leggermente sottopesati”, conclude Garbarino (nella foto).

Lo scenario più probabile per il 2023 è un “soft landing” economico

Secondo Filippo Garbarino (Lemanik), la riapertura della Cina e la discesa dei prezzi dell’energia rendono l’economia globale più resiliente. Il contesto per i mercati azionari è favorevole per l’anno in corso.

“Malgrado ci siano attualmente alcuni segnali di un rallentamento economico, l’economia globale appare piuttosto resiliente, aiutata dalla riapertura della Cina e dalla discesa dei prezzi dell’energia. Crediamo che un “soft landing” economico sia diventato lo scenario più probabile. Se questo fosse il caso, riteniamo che il contesto per i mercati azionari rimanga moderatamente favorevole per il 2023”. È l’analisi di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities.

Nel mese di Gennaio 2023 i mercati azionari globali hanno riportato un forte rimbalzo. L’indice MSCI World in euro è aumentato del 5.5%. Il rimbalzo dell’indice è stato trainato principalmente da tre fattori: ulteriore evidenza di un miglioramento dello scenario inflazionistico; riapertura della Cina dopo l’abbandono della politica Zero Covid; significativa correzione del prezzo del gas naturale, che aiuterà l’economia europea. Il dollaro ha continuato la sua correzione, causata dall’aspettativa che la Federal Reserve rallenterà presto il ritmo dei rialzi dei tassi di interesse. Negli ultimi sei mesi, le dinamiche di mercato sono radicalmente cambiate. Sei mesi fa, l’inflazione stava salendo e la Federal Reserve stava aumentando i tassi di 75 bps a ogni riunione. Oggi l’inflazione sta scendendo e la Federal Reserve sta aumentando i tassi di 25 bps a ogni riunione.

La stabilizzazione dell’inflazione e dei tassi di interesse ha riacceso l’ottimismo degli investitori. Alcuni di essi si aspettano una recessione a metà 2023, innescata dal forte aumento dei tassi di interesse del 2022. Tuttavia, la maggior parte dell’inasprimento delle Financial Conditions è avvenuta entro il maggio del 2022. Se assumiamo 6-9 mesi di ritardo tra l’inasprimento delle Financial Conditions e il suo impatto sulla crescita economica, la recessione avrebbe già dovuto avvenire o dovrebbe essere in corso in questo momento. “Nel contesto attuale, in portafoglio a livello settoriale non abbiamo banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappeso sul settore consumi discrezionali, industriale e chimico. I tecnologici sono leggermente sottopesati”, conclude Garbarino (nella foto). “Abbiamo inserito una nuova posizione in Waste Connections, azienda statunitense leader nello smaltimento rifiuti. La nuova posizione è stata acquistata limando diverse posizioni esistenti incluse Sherwin Williams, Union Pacific, Cintas, Amazon ed Estee Lauder”.

Lemanik: equity più attraente nei prossimi tre mesi

Secondo Filippo Garbarino, l’inflazione è rallentata grazie al prezzo delle commodity e dei trasporti in discesa, al rallentamento del mercato immobiliare e al miglioramento delle filiere di approvvigionamento.

“L’attuale market sentiment è ancora di pessimismo estremo, ma ragionando tre mesi avanti riteniamo che la futura narrazione prevalente sui mercati potrebbe essere che il picco dell’inflazione è stato superato, le banche centrali alzeranno ancora i tassi di interesse ma meno aggressivamente rispetto a prima (la Federal Reserve potrebbe passare da aumenti di 75 bps a 25 bps) e l’economia globale si dimostri resiliente, così come gli utili societari. Questo cambio di narrazione può favorire l’equity”. È l’analisi di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities.

I mercati azionari globali hanno rimbalzato a ottobre dopo aver riportato una perdita significativa a settembre. L’indice MSCI World è aumentato del 6.1% in euro. Il rimbalzo è stato guidato dalle aspettative che le banche centrali globali possano segnalare a breve un rallentamento degli aumenti dei tassi di interesse. La stagione degli utili è stata difficile per le aziende tecnologiche. Un tema comune sono stati ricavi resilienti ma costi operativi e investimenti tecnici in aumento. Questi trend dovrebbero migliorare in quanto la maggior parte delle aziende tecnologiche ha annunciato piani di taglio costi e di riduzione degli investimenti che ci si aspetta migliorino utili e cash flow.

Il market sentiment è pessimista pervia dell’alta inflazione, dei tassi di interesse in aumento, delle tensioni geopolitiche e dei lockdown in Cina, tutti elementi che hanno frenato l’umore degli investitori. Senza dubbio, il motore principale del mercato nel 2022 è stata l’inflazione e il suo impatto sui tassi di interesse. Un sostenuto rally dei mercati richiederebbe quindi un miglioramento dei dati sull’inflazione o un segnale chiaro dalla Federal Reserve che la fase più acuta della stretta monetaria abbia raggiunto il suo picco.

La narrazione oggi sui mercati è la seguente: le banche centrali sono in ritardo e dovranno aumentare ancora di molto i tassi per contenere l’inflazione; tale aumento dei tassi di interesse causerà necessariamente una recessione globale; la recessione frenerà gli utili societari; i mercati correggeranno ulteriormente. Pur comprendendo le preoccupazioni del mercato, ci sono segnali importanti che l’inflazione possa iniziare a raffreddarsi, tra cui il prezzo delle commodity in discesa, i costi dei trasporti più bassi, il rallentamento del mercato immobiliare e il miglioramento delle filiere di approvvigionamento.

Ragionando tre mesi avanti, riteniamo che questa narrazione possa cambiare in direzione di un superamento del picco dell’inflazione, di un atteggiamento meno aggressivo delle banche centrali sui tassi di interesse (la Federal Reserve potrebbe passare da aumenti di 75 bps a 25 bps) e di una maggiore resilienza dell’economia globale e degli utili societari. “La transizione dalla narrazione attuale a quella ipotizzata futura dovrebbe supportare i mercati azionari”, conclude Garbarino. “Inoltre, il rapporto prezzo/utili dell’S&P500 è più basso di circa il 25% rispetto ai livelli di inizio anno. Tale contrazione del multiplo indica che i mercati hanno già scontato tante cattive notizie. Anche se è molto difficile individuare i bottom del mercato, riteniamo abbia senso per gli investitori di medio lungo periodo accumulare azioni ai prezzi correnti”.

L’economia globale e gli utili societari si stanno mostrando resilienti. Azioni da accumulare

Secondo Filippo Garbarino di Lemanik, ha senso per gli investitori di medio lungo periodo accumulare azioni ai prezzi correnti, in vista di un miglioramento delle condizioni di mercato nei prossimi 4-6 mesi.

“Anche se è molto difficile individuare i bottom del mercato, riteniamo abbia senso per gli investitori di medio-lungo periodo accumulare azioni ai prezzi correnti. A livello settoriale, il nostro portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi, mentre è sovrappeso sul settore consumi discrezionali, sanità e industriali. Il portafoglio è sottopesato sui consumer staples, mentre i tecnologici sono equipesati”. È l’analisi di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities.

Nel mese di agosto i mercati azionari globali hanno subito una lieve correzione, perdendo parzialmente i guadagni di luglio. L’indice Msci World è sceso del 3% in euro. La correzione è stata guidata da dichiarazioni della Federal Reserve che ha confermato la sua determinazione nella lotta contro l’inflazione e tassi di interesse in salita con lo US 10y Treasury Bond yield che è aumentato approssimativamente di 50 bps.

La narrazione che prevale oggi sui mercati è quella secondo cui le banche centrali sono in ritardo e dovranno aumentare ancora di molto i tassi per contenere l’inflazione e che tale aumento causerà necessariamente una recessione globale, che la recessione frenerà gli utili societari e in conseguenza di tutto questo i mercati correggeranno ulteriormente. “Ragionando in una prospettiva di quattro/sei mesi, la futura narrazione prevalente sui mercati potrebbe cambiare”, sottolinea Garbarino. “La narrazione potrebbe diventare che il picco dell’inflazione è stato superato; le banche centrali alzeranno ancora i tassi di interesse ma meno aggressivamente rispetto a prima (la Federal Reserve potrebbe passare da aumenti di 75 bps a 25 bps); l’economia globale si sta dimostrando resiliente, così come gli utili societari”.

La transizione dalla narrazione attuale a quella ipotizzata futura dovrebbe supportare i mercati azionari. Inoltre, il forward P/E dell’S&P500 è più basso di circa il 30% rispetto ai livelli di inizio anno. Tale contrazione del multiplo indica che i mercati hanno già scontato molti fattori negativi. In questo contesto ha senso per gli investitori di medio lungo periodo accumulare azioni ai prezzi correnti. “In una situazione di questo tipo il fondo ha venduto Zoetis (farmaceutico), riallocando i proventi su Thermo Fisher (sanità), Sherwin Williams (vernici), Iqvia (sanità), Accenture (tecnologia) e HCA (ospedali)”, conclude Garbarino.

 

Lemanik: puntiamo su consumi discrezionali, sanità e industriali

La crisi Russia-Ucraina è un evento stagflazionario per le economie mondiali. Le crisi geopolitiche passate hanno generato buoni punti di entrata per gli investitori con un orizzonte temporale a medio-lungo termine.

“La crisi Russia-Ucraina è un evento stagflazionario e nel breve termine avrà un effetto negativo sulla crescita economica aumentando le aspettative di inflazione, specialmente in Europa”. È la view di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities.

Nel mese di febbraio i mercati azionari globali hanno continuato a correggere e l’indice MSCI World è sceso del 2.7%. La correzione è stata determinata dall’escalation della crisi Russia-Ucraina e dal notevole rincaro delle commodities (materie prime) che hanno alimentato ulteriormente le aspettative di inflazione. La crisi in Ucraina ha un effetto stagflazionario, che sembra almeno già parzialmente scontato nei prezzi correnti. Crisi geopolitiche passate hanno generato buoni punti di entrata per gli investitori con un orizzonte temporale a medio-lungo termine e ci sono buone probabilità che sarà così anche questa volta. L’incertezza attuale rallenterà anche le strategie di uscita della Bce e della Federal Reserve dalla loro politica di stimoli.

“In questo contesto il portafoglio del fondo sta trattando in linea con il mercato in termini valutativi, su base Free Cash Flow Yield (n.d.r.: si tratta del rendimento del flusso di cassa, ossia il rapporto di solvibilità finanziaria che confronta il flusso di cassa per singola azione rapportato al suo valore di mercato).”, conclude Garbarino. “A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi, mentre è sovrappesato sul settore dei consumi discrezionali, sanità e industriali. Il portafoglio è invece sottopesato sui beni di primi necessità. I tecnologici sono equipesati”.

Certificazione etica CEI-Nummus.info per due fondi Lemanik

Secondo la CEI, ogni azienda deve fondare la propria attività sui principi di sostenibilità ambientale, sociale e di governante (ESG). Due i fondi di Lemanik Asset Management recentemente certificati da Nummus SpA.

Con l’affermarsi dei principi di Sostenibilità e Governance degli investimenti (ESG e SRI), si è fatta strada anche la necessità di una certificazione esterna alle società di gestione che confermasse il rispetto di questi criteri. E così, negli ultimi due anni si è fatto sempre più ricorso alla Certificazione di Conformità alle linee guida della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che affianca agli obiettivi di Investimento Sostenibile anche le finalità di protezione della vita, della dignità umana in tutte le sue forme, del sostegno della famiglia, della riduzione della produzione di armi e dell’incoraggiamento della responsabilità aziendale.

Pertanto, secondo la CEI, ogni azienda deve fondare la propria attività sui principi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG). Su questa base, la certificazione di conformità alle linee guida per gli investimenti della CEI – che sono state pubblicate nel febbraio 2020 – è affidata a Nummus SpA, che analizza in particolare gli strumenti finanziari, i processi di investimento, le restrizioni e le esclusioni, e aggiorna ogni sei mesi il grado di coerenza alle linee guida di ogni azienda certificata.

Recentemente Lemanik Asset Management, società lussemburghese per la gestione del risparmio, ha annunciato che il fondo azionario Global Equity Opportunities e il fondo obbligazionario Selected Bond hanno ottenuto la certificazione Nummus.Info per la conformità alle linee guida per gli investimenti sostenibili ed etici della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). In particolare, la certificazione rilasciata da Nummus.Info integra i principi per gli investimenti responsabili dell’Onu (UN-PRI), la normativa europea SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) e i principi etici identificati dalla CEI nel documento “La Chiesa cattolica e la gestione delle risorse finanziarie con criteri etici di responsabilità sociale, ambientale e di governance“.

Lemanik Global Equity Opportunities, gestito da Filippo Garbarino (nella foto), è un fondo caratterizzato da una strategia azionaria globale long-only e si confronta con l’indice Msci World. Il portafoglio è altamente concentrato ed investito in titoli azionari quotati a livello globale; gli investimenti vengono detenuti nel lungo periodo, di conseguenza il portafoglio ha una rotazione contenuta. L’approccio d’investimento è di tipo bottom-up, vengono preferite società con alta generazione di cassa e modelli di crescita sostenibili ponendo particolare attenzione alla longevità del business model. Dal lancio avvenuto il 1 gennaio 2015 al 31 gennaio 2022, il fondo ha generato un ritorno annuale medio del 10.3% (classe retail) e un ritorno in eccesso rispetto al benchmark di riferimento del 3.53%.

Lemanik Selected Bond, gestito da Alessandro Cameroni (nella foto), è un fondo obbligazionario caratterizzato da un focus sui subordinati finanziari europei. Vengono selezionate obbligazioni di emittenti ad alta affidabilità creditizia, con duration to call contenuta, tra 2 e tre anni. Il prodotto è caratterizzato da un approccio total return a gestione attiva volto ad ottimizzare il profilo rischio paese/rendimento/duration/emittente. Dal lancio della strategia, avvenuto a gennaio del 2012, al 31 gennaio 2022 il fondo ha generato un ritorno annuale medio del 6.6% (classe retail).

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Lemanik: volatilità e rotazioni settoriali nel 2022 per i mercati azionari

Secondo Filippo Garbarino, sono la pandemia, le decisioni delle banche centrali, l’inflazione e la Cina i fattori di incertezza sul futuro. Privilegiati consumi discrezionali, sanità e industriali, mentre energetici e finanziari sono sottopesati. 

“Diversi elementi di incertezza sullo scenario globale fanno presupporre che i mercati azionari resteranno volatili e affronteranno significative rotazioni settoriali per il resto del 2021 e nel 2022”. È l’analisi di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities.

Nelle scorse settimane i mercati azionari globali hanno subito una lieve correzione, innescata da rinnovati timori per la pandemia e incertezza sulla politica monetaria. I macro-fattori chiave che gli investitori seguiranno con attenzione nei prossimi mesi sono i seguenti: evoluzione della pandemia e potenziali nuove varianti; le strategie di uscita delle banche centrali dagli stimoli monetari; i livelli dell’inflazione e dei tassi di interesse; la pressione normativa e il mercato immobiliare in Cina. Questi elementi prospettano volatilità sui mercati azionari e rotazioni settoriali nei prossimi mesi. Il quadro di fondo dovrebbe comunque rimanere moderatamente rialzista, supportato dalla continua crescita degli utili delle aziende quotate e delle principali economie mondiali.

“Nelle ultime settimane, nel portafoglio è stata aggiunta una nuova posizione in Paypal e nessuna posizione è stata venduta. Il portafoglio del fondo sta attualmente trattando in linea con il mercato in termini valutativi, su base Free Cash Flow Yield. Tuttavia, le società in portafoglio sono più solide del mercato da un punto di vista bottom-up dei fondamentali”, spiega Garbarino. “A livello settoriale, il portafoglio non ha banche ed energetici, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è invece sovrappeso sul settore consumi discrezionali, sanità e industriali. I tecnologici sono equipesati”.

La FED ridurrà gli stimoli prima della BCE, sostenendo il dollaro. I tassi invariati la vera sorpresa

Secondo Filippo Garbarino, l’inflazione sarà  al picco in estate, ma più bassa nella seconda metà dell’anno, mentre i tassi dei Treasury a 10 anni andranno  verso quota 2% a fine 2021. Dopo la riunione del FOMC, la vera sorpresa sarebbe quella di non alzare i tassi, nonostante gli annunci di una stretta monetaria per il lontanissimo 2023.

Da qualche settimana, i tassi di interesse hanno cominciato ad essere al centro dell’attenzione per via della spinta inflazionistica generata dalla ripresa economica. Va da sé che questa “spinta” sui prezzi al consumo ed alla produzione stia avvenendo con diverse modalità a seconda dell’area geografica del mondo industriale: più cauta in Europa, “violenta” negli USA. A fine giugno, con ogni probabilità l’economia americana avrà annullato le perdite accusate con la pandemia, e ciò avverrebbe con oltre un anno di anticipo rispetto all’Eurozona.

In particolare, gli Stati Uniti – tradizionalmente molto “diretti” nell’annunciare le proprie politiche monetarie a breve termine – oggi stanno confondendo, e non poco, gli operatori. Infatti, prima del dato di Maggio sull’inflazione USA (+5% su base annuale) il segretario del Tesoro, Janet Yellen, aveva ribadito un concetto espresso nei mesi scorsi, e cioè che, di questo passo, il rialzo dei tassi da parte della FED sarà necessario per evitare il surriscaldamento dell’economia. Ebbene, il futuro rialzo dei tassi è stato fatto intravedere con un po’ troppo anticipo dal FOMC, che lo avrebbe programmato per il 2023 in modo da orientare i mercati senza troppi scossoni. Pertanto, visto il larghissimo anticipo (siamo ancora abbondantemente nel 2021, per cui mancherebbero due anni prima di una eventuale stretta monetaria), possiamo dire che la FED e la politica monetaria USA è più che mai accomodante, e sta dando la sensazione che la crescita sostenuta dell’inflazione sia un fatto temporaneo e destinato ad affievolirsi, consentendo così di mantenere gli stimoli inalterati (piano di acquisti di titoli da 120 miliardi di euro al mese). Invece il governo, come in un role playing ben sceneggiato, non perde occasione per mettere in guardia i mercati sulla probabile stretta monetaria, senza dire quando potrebbe accadere.

La vera sorpresa, pertanto, sarebbe quella di far rimanere immutati i tassi, nonostante i ritmi di ripresa del PIL e dell’occupazione suggeriscano di fare il contrario per evitare di perdere il controllo dei prezzi. “È probabile che il tasso di inflazione arrivi a un picco durante l’estate per poi attestarsi su livelli inferiori nella seconda metà del 2021. In tale contesto inflazionistico, è lecito aspettarsi un prosieguo nel rialzo dei tassi, con una pendenza però inferiore rispetto a quanto visto nel primo trimestre. Plausibile un tasso di circa il 2% per il Treasury Bond decennale Usa per la fine 2021 e un dollaro forte, sostenuto dalla possibile fine degli stimoli monetari da parte della Fed”. È l’analisi di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities. 

L’inflazione Usa negli ultimi mesi è salita a livelli che non si vedevano da tempo. Tuttavia ci sono alcuni fattori importanti da considerare. Tra le categorie che hanno contribuito maggiormente al rialzo dell’inflazione vi sono quelle che erano state più colpite dalla pandemia, per esempio l’alberghiero, con il +8%, i biglietti aerei con il +10%, le macchine usate con il +10%. Era assolutamente prevedibile che tali categorie, venendo da un periodo di chiusura globale, subissero un aumento di domanda e conseguentemente anche di prezzi. Le banche centrali considerano tali pressioni transitorie. Anche le aziende industriali, che hanno costi di input legati alle materie prime, non ritengono che il rialzo possa essere duraturo. 

Filippo Garbarino

Ora l’economia globale si trova in pieno rimbalzo post pandemico, ma la ripresa non è sincronizzata, poiché alcuni paesi emergenti come India e Brasile sono rimasti indietro nel contenimento del virus. I tassi dovrebbero continuare a salire ancora per alcuni trimestri, esercitando pressione sui prezzi delle obbligazioni. Sul medio-lungo periodo però vi è molta più incertezza sulla loro direzione, visto che permangono i soliti fattori deflazionistici: alti livelli di indebitamento, trend demografici in stagnazione e impatto negativo della tecnologia sui prezzi. “In questo contesto, si raccomanda un portafoglio obbligazionario con una esposizione mista sia in termini di duration (corta/lunga) sia in termini di tasso (fisso/variabile/inflation linked)”, sottolinea Garbarino. “Per quanto concerne l’esposizione al rischio cambio, si raccomanda un approccio non coperto, mantenendo esposizione al dollaro, in quanto riteniamo che la FED anticiperà la BCE nella exit strategy dagli stimoli monetari e questo dovrebbe favorire la valuta Usa”.