Aprile 22, 2026
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FEduF, dall’educazione finanziaria una risposta alle difficoltà dell’economia

Dall’assemblea annuale della FEduF un forte appello a sviluppare sempre di più l’Educazione Finanziaria anche come risposta alle difficoltà dell’economia. “Le competenze di base riducono i danni della congiuntura economica”. 

MILANO (ITALPRESS) – La Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (FEduF) è nata su iniziativa dell’ABI per diffondere l’educazione finanziaria in un’ottica di cittadinanza consapevole e di legalità economica. Obiettivo della Fondazione è il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati a promuovere una nuova cultura di cittadinanza economica, valorizzando le diverse iniziative, superando gli individualismi e mettendo a fattor comune le esperienze maturate in nome dell’interesse della comunità. Opera in stretta collaborazione con il ministero dell’Istruzione e gli Uffici scolastici sul territorio e diffonde, nelle scuole di ogni ordine e grado, programmi didattici innovativi nella forma e nei contenuti, anche attraverso l’organizzazione di eventi per gli studenti, gli insegnanti e i genitori. La Fondazione lavora sulla mediazione culturale tra contenuti complessi e strumenti divulgativi semplici ed efficaci, e le sue iniziative si rivolgono anche agli adulti, in collaborazione con le Associazioni dei Consumatori.

Un forte e motivato appello a sviluppare sempre di più l’educazione finanziaria anche come risposta alle difficoltà dell’economia è venuta dall’assemblea annuale della FEduF (la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, nata in seno all’ABI per diffondere le competenze finanziarie): Stefano Lucchini, presidente della Fondazione, Antonio Patuelli, presidente dell’ABI, Stefano Zamagni, docente di Economia Politica all’Università di Bologna e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos, e Magda Bianco, responsabile del Dipartimento Tutela della clientela e educazione finanziaria della Banca d’Italia hanno spiegato perchè è fondamentale avere le competenze di base per ridurre i danni della congiuntura economica e, anche per questa via, migliorare il benessere sociale.

Nella sua relazione iniziale Lucchini è stato molto netto: “Nessuno di noi da solo può contrastare gli effetti della geopolitica o i movimenti dei mercati, ma una educazione finanziaria più diffusa può meglio governarne gli effetti sia sui conti personali sia su quelli del Paese. Per questo è importante diffondere la comprensione dei meccanismi economici. Stiamo lavorando molto – ha sottolineato – nel coinvolgimento dei più giovani, ma anche la vulnerabilità dei seniores in materia finanziaria è un tema decisivo e dobbiamo, con tutte le istituzioni finanziarie, cercare le misure appropriate per colmare le tante carenze. Il benessere sociale correlato all’educazione finanziaria è di cruciale importanza sia per il futuro delle giovani generazioni sia per la vulnerabilità alle quali sono esposte le persone più anziane: si tratta di due elementi che sfuggono a una visione utilitaristica e individuale dell’economia”. “Alla luce dei dati emersi oggi da un lato è evidente come sia ancora molto il lavoro da svolgere e dall’altro come il tema dell’educazione finanziaria non sia secondario nel dibattito sull’economia, grazie a valide iniziative come quella odierna o come “Young Factor” dell’Osservatorio Giovani Editori presieduto da Andrea Ceccherini che si è tenuta nei giorni scorsi”, ha aggiunto Lucchini.

Infatti, e lo ha documentato l’indagine Ipsos esposta da Nando Pagnoncelli al dibattito moderato da Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, le competenze di economia in Italia non sono purtroppo ancora percepite come una priorità formativa: solo il 21% dei nostri connazionali le ritiene essenziali per agire in modo responsabile e fare scelte consapevoli, contro il 43% che ritiene fondamentale la formazione nell’ambito della Salute per la prevenzione delle malattie, il 41% che si focalizza sulla sostenibilità per limitare l’impatto delle attività umane sull’ambiente, il 27% che si indirizza verso i temi dell’alimentazione legati alla salute e al consumo di risorse. Risultati, del resto, facilmente spiegabili dopo due anni di pandemia e mentre è in corso la campagna europea per la transizione ecologica.

Tuttavia, proprio il cambiamento della congiuntura non potrà che favorire l’attenzione verso l’educazione finanziaria. Nella rilevazione Ipsos, il timore per l’aumento del tasso di inflazione attualmente preoccupa il 65% degli italiani, e il 77% degli intervistati è consapevole degli effetti che la perdita di potere di acquisto del denaro può avere sul proprio stile di consumo. A fronte di questa consapevolezza, alla domanda “Se avesse a disposizione dei risparmi per un importo pari a diecimila euro come li investirebbe…”, il 27% degli intervistati risponde che terrebbe tutto il denaro sul conto corrente, il 36% che lo investirebbe solo una minima parte, depositandone il resto sul conto corrente. Solo il 24% invece investirebbe la maggior parte del risparmio minimizzando la liquidità.

Andando a indagare il sentimento degli italiani nei confronti del risparmio, la ricerca rileva alcune associazioni positive: il 35% della fascia tra 16-24 anni lo associa con futuro, 32% della fascia 45-65 anni alla tranquillità, e il 19% fascia 16- 34 anni e 25-34 anni alla progettualità, e altre negative: il 26% nella fascia 16-24 anni e il 23% della fascia 35-44 anni lo correla al sacrificio. (ITALPRESS).

Fare Presto: Enasarco verrà governato da un agente o un consulente. Chi ci diffama ha paura della verità

Clima infuocato in vista delle elezioni per il rinnovo dell’assemblea dei delegati di Enasarco, previste per il il prossimo 24 Settembre (con termine il 7 Ottobre). Botta e risposta tra opposte fazioni.

Si surriscalda il clima pre-elettorale in casa Enasarco, con le elezioni al via tra una settimana e circa 220.000 iscritti al voto per eleggere la governance di un ente con oltre 80 anni di storia. Gli aventi diritto al voto, dal 24 settembre al 7 ottobre 2020, sono chiamati a votare seguendo diverse modalità. Potranno farlo via PEC oppure tramite il cedolino con QR Code spedito dall’Ente per posta. Si può votare online dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 18 e il sabato e la domenica dalle ore 9 alle ore 20. 

Negli ultimi giorni, la lista denominata “Fare Presto!” (sostenuta da ANASF, Federagenti, FIARC e Confesercenti) ha diramato due comunicati stampa dai toni eloquenti, che fanno seguito a quelli delle liste che gravitano attorno ad USARCI.

Dal 24 settembre al 7 ottobre la Fondazione gioca una partita cruciale per il suo futuro e per quello dell’intero sistema pensionistico italiano”, affermano a “Fare Presto!”, “…e dopo anni di gestione molto discussa e spesso fonte di scandali giornalistici, l’Ente ha bisogno ORA di essere governato da chi conosce il nostro mestiere: da chi, per intenderci, come noi versa i propri contributi in Enasarco da una vita”.

Tra i punti del programma di “Fare Presto!” , infatti, c’è quello di assegnare la presidenza dell’Ente ad un agente o consulente iscritto alla Fondazione da almeno 10 anni “perché solo chi conosce realmente i sacrifici di queste professioni può davvero rappresentarci e mettere in campo la ripartenza tanto attesa”.

I rappresentanti di Fare Presto puntano soprattutto, oltre che alla trasparenza, anche alla efficienza nella gestione del “tesoretto” della Fondazione; “ Al centro del nostro programma ci sono le competenze: siamo l’unica, tra le liste candidate, ad avere in organico le persone con le skills adeguate per produrre un aumento delle rendite del patrimonio dell’Ente, per raggiungere una pensione  all’altezza delle aspettative”.

Un comunicato proveniente da FIARC (facente parte di “Fare Presto!”) ha rincarato la dose in relazione alle uscite di USARCI. “La coalizione intorno all’Usarci, invece di parlare di programmi, di futuro o di mostrare i risultati che hanno ottenuto governando l’ente da molti anni, preferiscono la bassa polemica, la diffamazione e le false rappresentazioni, perché devono distogliere l’attenzione dal loro fallimento o peggio”.

FIARC rimprovera all’attuale governance di Enasarco di avere “preso in giro gli iscritti”, soprattutto mediante gli annunci sui supporti economici che, a dire di FIARC, sono stati deludenti e, pertanto, devono essere in tutti i modi nascosti. “Gli agenti, i consulenti finanziari e i mediatori del credito come le aziende proponenti non devono sapere, ad esempio, che sul FIRR Fnaarc, Uiltucs, Fisascat Cisl, Ugl e Usarci hanno deliberato solo un anticipo del 10 per cento del depositato. Ciò significa che, nella stragrande maggioranza dei casi, solo qualche centinaio di euro e nei casi più fortunati poco più di mille euro saranno erogati in favore dei richiedenti”. 

Inoltre, secondo FIARCFare Presto, la delibera approvata dalla maggioranza prevede che “le anticipazioni saranno erogate nella misura del 10% nel più breve tempo possibile comunque entro il 31.12.2020”. “Se tutto andrà bene, insomma, per l’erogazione di una minima parte del FIRR (che sono poi soldi di noi agenti, che vanno però “liberati” dall’Ente) saranno passati almeno sei mesi (se non di più) dall’inizio dell’emergenza Covid-19. Altro che 450 milioni, si tratta di una presa in giro, come gli annunci sugli aiuti stabiliti dalla dichiarazione dello stato di emergenza Covid- 19, che dopo oltre 5 mesi dalla prima delibera (aprile 2020), e a fronte degli oltre 200.000 agenti iscritti, sono stati erogati a pochissimi di loro, e più esattamente:  12 domande per decesso Covid-19 per un totale di 96.000 euro, 173 domande per  contagio da Covid- 19, per un totale di 173.000 euro, e 1786 domande per calo provvigioni, per un totale di 1.786.000 euro”.

Infine, secondo FIARCnel CdA della Fondazione non hanno neanche preso in considerazione la proposta del nostro Presidente Marcianò di avviare una riflessione unitaria affinché si individuassero le giuste correzioni alle scelte adottate dalla maggioranza, che sono risultate insoddisfacenti oltre che tardive.

Perché in un periodo di crisi economica e sanitaria così pesante, invece di pensare alle loro poltrone rinviando le elezioni, era urgente una Fondazione che fosse in grado di essere nella pienezza dei poteri deliberativi, e non in prorogatio”.

Valerio Giunta: agenti e consulenti finanziari rilanciano l’Economia. Giusto il riconoscimento accademico

I consulenti finanziari  e gli agenti di commercio, con le dovute differenze, oggi lavorano già sfruttando  una notevole competenza sul corretto utilizzo di prodotti e servizi la cui conoscenza richiederebbe normalmente  una preparazione universitaria. Pertanto, serve una rapida rivoluzione in senso accademico della formazione che dà l’accesso a queste due professioni.

Valerio Giunta, imprenditore riminese attivo nel settore della selezione di agenti di commercio e consulenti finanziari, è candidato nella lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” alle prossime elezioni (24 Settembre – 7 Ottobre 2020) per il rinnovo dell’Assemblea dei delegati della Cassa di previdenza.

Il suo programma elettorale è fondato sul pragmatismo più estremo – ben lontano dal clima infuocato che ha caratterizzato le ultime settimane di campagna elettorale tra gli agenti di commercio ed i consulenti finanziari – e rispetto a quello di molti altri candidati si distingue per peculiarità ed originalità: innalzare a rango accademico la professione di “venditore evoluto”, ossia di quella figura professionale che in Italia non ha trovato la stessa dignità di altri paesi industrializzati (USA in primis), che hanno basato sulla vendita l’ossatura principale della propria Economia.

La sua azienda (Startup Italia), vicina al milione di fatturato e condivisa con 21 collaboratori, è un agenzia di rappresentanza e da dieci anni è specializzata nel mondo del personale di vendita e nel settore delle reti di consulenza finanziaria. Già nel 2011 Giunta ha aperto diversi gruppi social (“AAAgents” e ”Consulenti Bancari e finanziari”, con rispettivamente 47 mila e 18 mila aderenti su Linkedin), che in occasione della sua candidatura all’Assemblea di Enasarco gli hanno consentito di amplificare la diffusione delle sue iniziative, trasformandolo da “outsider” a candidato con buone probabilità di successo. Di lui P&F ha già pubblicato una lunga intervista nel mese di Luglio, che riprendiamo lì da dove si è interrotta.

Dott. Giunta, come si è sviluppata l’idea di una dignità universitaria della professione di venditore?

La mia storia professionale, ormai da trent’anni, ruota attorno alle risorse umane, prima nel mondo cooperativo e poi nelle agenzie per il lavoro. Da 10 anni la mia azienda (Start Up Italia Srl) lavora in un settore molto delicato, quello della ricerca e selezione del personale, e durante il mio cammino imprenditoriale io e i miei collaboratori abbiamo potuto constatare che le aziende richiedono sempre di più una sorta di certificazione esterna del candidato. Nell’ambiente della Vendita, infatti, il diploma di laurea non è molto diffuso, e si sente l’assenza di quel circuito accademico che culmina con una laurea e che consentirebbe maggiore specializzazione e, di conseguenza, maggiore “peso” ai curriculum dei candidati, siano essi agenti o consulenti. Tale percorso accademico permetterebbe di dare la giusta dignità alla professione di Consulente Commerciale e, nell’immaginario collettivo, non la farebbe più percepire come un mestiere che richiede scarsa specializzazione e bassa qualità. La professione del venditore non è affatto alla portata di tutti! La riprova è che molti professionisti di altre categorie, pur essendo molto competenti nelle loro materie, non sanno “vendere sé stessi” e patiscono una bassa fortuna. Altri, invece, pur non avendo la stessa preparazione accademica, eccellono nella capacità di sviluppare nuove relazioni ed hanno successo.

Come hai sviluppato la tua visibilità come candidato alle elezioni in Enasarco durante gli ultimi mesi?

Dopo l’annuncio del rinvio sine die da parte del CdA della Fondazione, mi sono rimboccato le maniche e, all’inizio della pandemia, ho realizzato delle videoconferenze dedicate agli agenti e ai consulenti finanziari, denominate “S.O.S. Agenti”. Da qui i punti di contatto con il mondo dei consulenti finanziari che, come del resto gli agenti di commercio, sono un elemento fondamentale per rilanciare l’economia italiana. Inoltre, attraverso i gruppi social di cui sono amministratore (AAAgents, Consulenti Bancari e Finanziari), ho prestato sempre grande attenzione al ruolo sociale del consulente finanziario visto anche come procacciatore proattivo della propria clientela e, quindi, come venditore evoluto.

Che ruolo possono avere agenti di commercio e consulenti finanziari in questo particolare momento della nostra Storia Economica e sociale?

Innanzi tutto si assumano la responsabilità di guidare le PMI italiane, in un percorso di adeguamento al mercato e al cliente. Essendo queste figure in costante contatto con il cliente, devono acquisire l’autorevolezza per dire cosa produrre in azienda. Sono di fatto l’Alfa e l’Omega di ogni processo aziendale di successo, soprattutto nella valorizzazione dei quattro settori di eccellenza italiana, e cioè artigianato, agricoltura, turismo e servizi. Per spiegare meglio l’importanza che agenti di commercio e consulenti finanziari rivestono per il rilancio del paese, userò le parole che Mario Draghi ha pronunciato durante il Meeting di Rimini dello scorso 18 agosto, e cioè che “In questo susseguirsi di crisi, i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a chi è stato più colpito, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. Ma i sussidi servono a sopravvivere, a ripartire, mentre ai giovani bisogna dare di più. I sussidi, infatti, finiranno, e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuro“. Si tratta di un concetto ben centrato, in un momento come questo dove tanti colleghi agenti e consulenti sono arrabbiati con Enasarco, perché non sta distribuendo sussidi a pioggia, senza nemmeno approfondire la natura di questo ente che è esclusivamente un ente previdenziale.

In che modo il mondo universitario potrebbe contribuire al rilancio della professione di venditore?

Da tempo sto esponendo quella che è la mia idea. Per me la formazione dei giovani da avviare al mestiere della vendita, nonché la qualificazione di chi già opera in questo settore, devono essere una priorità per le istituzioni, e ritengo che gli si debba dedicare più ampie risorse. Per questa ragione sono impegnato da anni nella formazione dei giovani e nella qualificazione professionale dei consulenti finanziari e degli agenti di commercio. Ciò che mi sta a cuore è trasmettere il concetto che i venditori evoluti, tra cui rientrano anche i consulenti finanziari, sono coloro che possono far ripartire l’Italia grazie alla competenza e all’esperienza già acquisita negli anni. Se è vero che l’asset più importante per le aziende sono i propri clienti, ne consegue che la figura del venditore-gestore della relazione, ossia di colui che mantiene il rapporto con questi, è fondamentale nell’organizzazione aziendale.

Come sarà possibile avvicinare i consulenti finanziari al cosiddetto self-marketing di matrice universitaria?

Non basta un cambio di nome (da promotore finanziario a consulente finanziario) per cambiare la professionalità di una categoria. So che qualche consulente storce il muso a sentirsi definito quale venditore, ma ciò dipende dal fatto che a tale nobile parte della professione, e cioè quella della “vendita di sé stessi” o della “Vendita Evoluta”, le istituzioni e il mondo accademico hanno riservato scarsa attenzione e, di conseguenza, una bassa considerazione sociale. Anzi, a pensarci bene, tra tutte le professioni quella del consulente finanziario e del venditore in generale ha sempre avuto un periodo di avviamento breve, 24 mesi al massimo, proprio grazie alla formazione aziendale sulle strategie di vendita e di relazione, che abbattono i tempi per costruire un portafoglio clienti e dei ricavi annuali soddisfacenti. Le altre professioni, quelle cosiddette intellettuali, hanno invece un avviamento lunghissimo, di solito da dieci a quindici anni, e ciò è dovuto alla totale assenza della filosofia di vendita di sé stessi, che invece negli Stati Uniti è prevalente in tutte le professioni intellettuali. Il consulente finanziario, se prima vendeva solo strumenti finanziari, oggi vende consulenza di investimento molto evoluta (si parla infatti di Wealth Management), e spesso consiglia i clienti anche sulla pianificazione patrimoniale e sulle problematiche del passaggio generazionale, senza che queste nuove aree di intervento trovino un saldo ancoraggio in una specifica preparazione universitaria. Identiche considerazioni possono essere fatte, con le dovute differenze, per gli agenti di commercio, che devono avere una competenza superiore, da trasmettere alla propria clientela, sul corretto utilizzo di prodotti la cui conoscenza richiederebbe una preparazione accademica.

Che parte potrà avere Enasarco in questo progetto di valorizzazione della figura del Venditore Evoluto?

La Fondazione eroga pensioni e servizi di assistenza a circa 220.000 famiglie, per cui deve obbligatoriamente fare la sua parte. Non è ammissibile che si ritardi ancora in tal senso. In linea con questo principio, mi sono impegnato per la promozione del primo corso universitario in “Intermediazione Commerciale”, ed oggi sto studiando, insieme ad alcuni autorevoli docenti universitari, il percorso accademico relativo al corso di laurea in “Consulenza Finanziaria Evoluta”, nella quale le strategie di marketing operativo e di vendita, mixate alle discipline macro economiche, hanno una parte molto importante. Del resto, so bene che il mondo della Consulenza Finanziaria, quando i consulenti di oggi si chiamavano ancora promotori, dava moltissima attenzione al personal marketing, soprattutto ai giovani che si avvicinavano alla professione e che non trovavano le attuali e insormontabili barriere all’entrata fondate sul portafoglio medio. In pratica, propongo di tornare prepotentemente al passato, in quanto a sforzi nella formazione, adattando le metodologie didattiche di ieri al presente iper-tecnologico in cui viviamo.

Concretamente, sappiamo che il mondo universitario è piuttosto difficile e pieno di insidie di natura politica, per usare un eufemismo. Quali strumenti adotterebbe per passare dalla teoria alla pratica?

Il mio primo obiettivo è quello di promuovere e realizzare un modello unico di “centro studi universitario”, che localmente, e cioè in ogni sede di ateneo, verrà partecipato in qualità di formatori anche da docenti di quelle facoltà, con i quali i giovani agenti di commercio e consulenti finanziari potrebbero confrontarsi e, allo stesso tempo, conoscere fino in fondo la bellezza di queste professioni. Infatti, il valore della professione di venditore, se ben sviluppata tra i giovani, potrebbe rilanciare fortemente l’occupazione, anche quella femminile. Inoltre, Start Up Italia ha da poco iniziato una partnership con Et Labora, un ente di formazione di secondo livello, con cui si sta portando avanti progetti con le principali banche di rete per inserire in azienda giovani consulenti finanziari attraverso un accurato processo di selezione, formazione e avviamento professionale sul territorio.

Che posto avrà la tecnologia nella futura formazione di agenti di commercio e consulenti finanziari?

In misura sempre maggiore, il telefono e lo schermo del computer stanno diventando uno strumento imprescindibile per l’attività di vendita. Oggi, più che mai, anche chi ne faceva a meno è venuto incontro all’esigenza di dover spostare la maggior parte della propria attività dal “faccia a faccia” al “contatto da remoto”. Per questa ragione ho preso contatto alcuni docenti universitari specializzati in informatica per raggiungere gli obbiettivi sopra descritti ed integrare la futura offerta accademica da riservare ad agenti e consulenti. (ac)

Enasarco Libera, lettera aperta ai ministeri vigilanti: inerzie e ritardi dei vostri dirigenti

“Agenti di commercio e consulenti finanziari pagano sulla loro pelle (e su quella delle loro famiglie) i ritardi e le inerzie dei dirigenti ben remunerati dei vostri ministeri…”

Gentili Ministri, siamo agenti di commercio e consulenti finanziari, partecipi della Lista Enasarco Libera, impegnati ogni giorno, come milioni di lavoratori, nello svolgimento di un’attività autonoma che si trova esposta da mesi alle conseguenze nefaste e funeste dell’emergenza Coronavirus. Un’emergenza che si è aggiunta in maniera devastante alla crisi strutturale e alle rapide e continue trasformazioni tecnologiche che investono i nostri settori.

Purtroppo, dobbiamo fare i conti, nello nostre sfide quotidiane, con una Pubblica Amministrazione e, più in generale, con un potere pubblico che ha finito per far aumentare  le difficoltà, le incertezze, gli ostacoli di chi, come noi, opera come lavoratore autonomo, sottoposto a una tassazione svantaggiosa, e privo di adeguate politiche di sostegno e di supporto al credito, alla formazione, alla strumentazione e quindi alla competitività.

Nonostante questo quadro non favorevole, la lista Enasarco Libera, unitamente alla UILTuCS, si è fatta promotrice presso l’attuale Consiglio di amministrazione della Fondazione di un’iniziativa per ottenere, in via del tutto straordinaria, delle anticipazioni su conti FIRR «nella misura lorda massima del 30% delle somme accantonate dall’agente presso il fondo FIRR», subordinatamente alla valutazione di sostenibilità economica e finanziaria della proposta.  La soluzione indicata prevede, nello specifico, che le anticipazioni saranno erogate nella misura del 10% nel più breve tempo possibile e comunque entro il 31 dicembre 2020. Mentre ulteriori due erogazioni, ognuna fino al massimo del 10%, potranno essere effettuate previa verifica di solvibilità e specifiche approvazioni con successive deliberazioni a cura del Consiglio di Amministrazione.

Ebbene, egregi Ministri, sappiate che dal 9 giugno si attende l’approvazione della determina, deliberata in Consiglio di amministrazione della Fondazione, da parte dei ministeri vigilanti, che peccano ancora una volta di mancanza di attenzione e tempestività, particolarmente grave in un momento di emergenza come quello attuale.

Non è ammissibile che, in presenza di una crisi drammatica economica e sociale come quella che viviamo, i dirigenti dei vostri ministeri agiscano con tale ritardo nella valutazione e approvazione di un atto che permette di garantire a migliaia di agenti di commercio e consulenti finanziari un minimo di ristoro con risorse che, per di più, sono il frutto di versamenti a favore degli stessi iscritti alla Cassa.

Ma i ritardi e le inadempienze non finiscono certo qui. Il Consiglio di amministrazione della Fondazione, con la delibera n. 59 del 10 giugno 2020, ha autorizzato lo stanziamento straordinario di natura assistenziale di una ulteriore somma di 16 milioni di euro per interventi e misure di assistenza e supporto per gli iscritti alla Cassa più in difficoltà. Ebbene, anche su questa iniziativa della Fondazione si attende il provvedimento autorizzativo dei ministeri vigilanti. Anche su questa iniziativa, insomma, si è accumulato un ritardo intollerabile a danno di una categoria che vive sulla propria pelle un grave disagio economico.

Gentili Ministri, a questo punto riteniamo urgente che prendiate in mano voi direttamente le questioni che abbiamo denunciato.

Ma l’occasione torna propizia e utile per sottolineare come queste nostre proposte siano coerenti con la visione del welfare che riteniamo opportuno debba essere assicurato dalla Fondazione Enasarco. Un welfare a supporto dell’attività lavorativa, perché deve essere chiaro anche ai ministeri vigilanti e alla politica che senza il lavoro e senza redditi adeguati è inutile parlare di sostenibilità previdenziale.

Per questo il secondo pilastro previdenziale Enasarco deve essere più flessibile e venire incontro ai bisogni di vite lavorative sempre più lunghe ed incerte.

Per questo la “nostra” Fondazione Enasarco dovrà essere in grado di assicurare un welfare attivo e adeguato al nuovo contesto economico e sociale.

E, dunque, nella nuova consiliatura che verrà scelta dagli iscritti nelle elezioni di queste settimane, una volta eletti, lavoreremo per far partire anche i seguenti servizi:

  • aumento del credito in favore degli iscritti alla Fondazione;
  • aumento del sostegno all’acquisto della strumentazione (auto, computer, etc.);
  • previsione di contributi per la formazione e l’aggiornamento professionale;
  • attivazione della sanità integrativa;
  • mobilitazione politica per misure fiscali in favore della platea degli iscritti alla Fondazione.

L’iscrizione alla Fondazione Enasarco, insomma, non deve costituire uno svantaggio competitivo, un maggior costo, ma diventare il volano, la leva, lo strumento per un sostegno più efficace e per servizi più efficienti.

Elezioni Enasarco, ecco il programma della lista “Enasarco Libera”

Prosegue la pubblicazione dei programmi delle liste che si confronteranno, dal 24 Settembre al 7 Ottobre, per la governance di Enasarco. Marucci (“Enasarco Libera”): se lo Stato non applicasse agli investimenti delle Casse di previdenza la tassazione propria dei fondi speculativi, avremmo circa 400 milioni di euro l’anno in più da destinare al welfare per agenti e consulenti.

La Fondazione Enasarco, Cassa di previdenza integrativa obbligatoria degli agenti, dei rappresentanti di commercio e dei consulenti finanziari, svolge la sua mission istituzionale in un settore dell’economia in continua evoluzione, che negli anni ha subito profondi cambiamenti socio-economici con effetti su molteplici ambiti, dalle regole fondanti della stessa economia ai comportamenti degli operatori dei diversi mercati, passando dall’offerta e dalla domanda di welfare, assistenza e previdenza.

Gli enti deputati ad assicurare, con la contribuzione, forme di previdenza e assistenza obbligatori, si devono confrontare quotidianamente tale contesto, orientandosi costantemente alla innovazione per dare continuità di adattamento alle variabili che influiscono sulle esigenze degli iscritti.

Non sono sufficienti, infatti, le riforme pensionistiche (es. allungamento età di pensione, l’adozione del sistema contributivo o modifica coefficienti di trasformazione) per trovare soluzioni efficaci nell’era della trasformazione continua del lavoro. Per avere pensioni adeguate, occorre che i giovani entrino prima nel mercato del lavoro, altrimenti si troveranno con pensioni deboli per via dell’aumento dell’aspettativa di vita. Allo stesso modo, occorre aiutare i meno giovani che dovessero rimanere senza lavoro a poter contare su adeguati sostegni nelle fasi di non attività o di transizioni da un mandato all’altro.

Uno degli obiettivi essenziali – se non il primo di tutti – per garantire un futuro adeguato alla Fondazione Enasarco è quello del rilancio dell’attività di agente e di consulente attraverso la predisposizione di una strategia complessiva e di strumenti di welfare attivi, includendo nella platea dei soggetti obbligati ai versamenti anche i procacciatori e gli intermediari online. Vanno sviluppati anche l’intensificazione dei controlli contro le evasioni contributive e opportuni interventi, nell’ipotesi di mancato versamento dei contributi da parte delle ditte mandanti, diretti a evitare l’annullamento delle prestazioni previdenziali degli agenti e dei consulenti finanziari.

La Fondazione non può fare a meno di affiancarsi agli agenti e ai consulenti durante tutto il loro iter lavorativo, fornendo un percorso formativo continuo e strumenti al passo con le nuove tecnologie. In tale contesto, sarà opportuno proporre la costituzione in ambito Enasarco di un Osservatorio permanente sul mercato del lavoro degli agenti e dei consulenti, avente il compito di analizzare le tendenze attuali e, in un’ottica previsionale, i mutamenti futuri.

La garanzia di tutele sanitarie che valorizzino un’adeguata assistenza integrativa, di servizi a favore dello sviluppo professionale, di accesso al credito agevolato, di politiche a favore dei giovani, rappresentano un concreto impegno per Enasarco, anche alla luce delle difficoltà economiche di sistema degli agenti e dei consulenti, e dei cambiamenti che aumentano i periodi di interruzione e di non-lavoro per gli agenti e i consulenti stessi. Di conseguenza, sarebbe opportuno garantire agli iscritti una polizza sanitaria che possa offrire loro ulteriori e più ampie tutele, superando anche l’attuale polizza infortuni legata solo a particolari eventi. A tal riguardo si propone anche la creazione di una Enasarco Card per gli iscritti che, oltre a essere utilizzabile per i rapporti con la Fondazione, permetta anche di usufruire delle migliori convenzioni per il lavoro, la famiglia, le esigenze di vita degli agenti e dei consulenti.

Una delle missioni essenziali della Fondazione dovrà essere diretta a rafforzare e implementare i propri presidi e le competenze in materia di governance, controllo e finanza, al fine di garantire una sana e prudente gestione finanziaria a tutela dei propri iscritti. Pertanto, sarà necessario anticipare le migliori regole di gestione e trasparenza attraverso l’aggiornamento costante dei regolamenti interni e una continua attenzione all’etica, alla competenza e alla prevenzione del conflitto di interessi dei componenti degli organi e dei responsabili dei servizi e delle strutture.

Nella selezione degli investimenti deve essere ugualmente assicurata la trasparenza, correttezza e diligenza professionale, nonché la diversificazione dei prodotti selezionati. Pur considerando i criteri di rischio che saranno previsti dal regolamento specifico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sarà importante continuare a investire nei settori avanzati in cui è più forte la spinta verso lo sviluppo, nei settori in cui già opera o si può sviluppare il mercato dell’intermediazione a favore degli agenti di commercio, ponendo dunque attenzione all’impatto occupazionale.

Secondo Manlio Marucci, segretario di Federpromm-Uiltucs e candidato nella Lista Enasarco Libera, “va osservato che se lo Stato non applicasse agli investimenti delle casse di previdenza, finalizzati a valorizzare i contributi degli iscritti, la tassazione che si applica ai fondi speculativi, si disporrebbe di circa 400 milioni di euro l’anno in più da destinare al welfare volto a promuovere il lavoro e/o l’assistenza alla professione. Del resto, i valori mobiliari nella disponibilità di Enasarco, così come delle altre casse di previdenza, non sono semplici risparmi accantonati in un ottica individualistico-speculativa, bensì servono a coprire anche i costi di fondamentali servizi di assistenza che definiscono le finalità puramente sociali e collettive della Cassa. Per cui, lo Stato dovrebbe ridurre il livello di tassazione”.

Le sfide che coinvolgono oggi casse di previdenza come Enasarco, la seconda cassa d’Italia per dimensione e patrimonio, richiedono una forte accelerazione nel processo di modernizzazione. In tale contesto la riduzione dei costi e l’ottimale allocazione delle risorse diventano condizioni imprescindibili al fine di garantire un incremento dei servizi e una maggiore qualità degli stessi nei confronti degli iscritti. La riqualificazione delle competenze, sempre più tecniche e meno generaliste, e l’introduzione massiccia delle nuove tecnologie dovranno costituire le linee guida verso l’innovazione di una struttura che deve essere sempre più adeguata ai bisogni dei propri contribuenti.

Elezioni Enasarco, i programmi delle liste. Ecco quello di “Fare Presto!”

Si scaldano i motori per le elezioni del 24 Settembre alla nuova governance di Enasarco, la cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari. Patrimoni&Finanza pubblicherà i programmi delle liste in corsa per la maggioranza del consiglio di amministrazione, insieme ad una serie di interviste.

Tra il 24 settembre e il 7 ottobre 2020, agenti di commercio, consulenti finanziari e rappresentanti delle imprese saranno chiamati a scegliere l’Assemblea dei 60 delegati Enasarco che, di lì a breve, eleggerà poi i 15 componenti del consiglio di amministrazione di Fondazione Enasarco per il quadriennio 2020/2024.

Nelle scorse settimane, non sono mancate le polemiche, che anzi hanno riempito le cronache economiche per via di azioni e reazioni da parte degli opposti schieramenti, anche con probabili strascichi legali. Poi, da più parti, la scorsa settimana è arrivato un richiamo ad abbassare i toni della contesa, che rischiava di allontanare gli oltre 220.000 agenti e consulenti dalle urne.

La lista unitaria “Fare Presto!” (sostenuta da Anasf, Federagenti, Fiarc e Confesercenti) dichiara di voler rilanciare la mission della Fondazione. “Nella nostra coalizione ci sono agenti di commercio e consulenti finanziari, due mondi che hanno scelto un progetto unitario per le sfide che Enasarco è chiamata ad affrontare: su tutte la previdenza, un piano per i giovani e la valorizzazione delle risorse finanziarie di cui dispone l’Ente”, recita una nota congiunta trasmessa dalla lista. “Ci presentiamo per governare la Fondazione e invertire la tendenza negativa messa in atto da gestioni, presenti e passate, che hanno portato Enasarco a un lento e inesorabile declino: su tutti, la perdita media di 5.000 iscritti l’anno”. “La nostra proposta riguarda un metodo di lavoro più moderno, al passo con le nuove dinamiche del settore dell’intermediazione, al fine di garantire ai circa 220.000 agenti e consulenti una pensione e un’assistenza degne di questo nome.

Il comunicato di “Fare Presto!” non fa mancare un affondo competitivo rivolto alle altre liste “…Lo scenario economico si trasforma velocemente, e in questi anni la governance di Enasarco non ha saputo intercettare quei cambiamenti: noi abbiamo intenzione di farlo, mettendo in campo competenze e serietà.

Entrando nel dettaglio del programma di lista, si parte da un assunto imprescindibile: il Presidente deve essere un agente di commercio o un consulente finanziario. “Mai più presidenti burocrati e sindacalisti che non hanno versato i loro contributi nelle casse dell’Ente, oppure iscritti furbescamente pochi mesi prima di essere eletti. Il Presidente deve essere un vero agente di commercio oppure un consulente finanziario, in attività o in pensione, iscritto ad Enasarco da almeno 10 Anni! Solo chi vive e conosce realmente i sacrifi­ci di queste professioni può davvero rappresentarci”.

E poi eliminazione dei 20 anni di contributi obbligatori, mai più agenti c.d. silenti, mai più discriminazioni. “Nessun iscritto ad Enasarco ancora attivo rischierà mai più di diventare silente. La giustizia e l’equità sarà ristabilita, attraverso il riconoscimento di una rendita contributiva con cinque anni di versamenti anche a chi si è iscritto prima del 2012, purché ancora in attività”.

Se avrà la maggioranza, “Fare Presto!” dichiara di voler mettere in atto tutta una serie di procedure e accorgimenti che permettano l’anonimato a quegli agenti di commercio che decidono di segnalare le aziende che non versano i contributi Enasarco, al fine di non ricevere ritorsioni sul lavoro. “Istituiremo una task force per lo sviluppo e il perfezionamento di algoritmi che consentano di individuare automaticamente tutte le aziende che non versano i contributi Enasarco. Per un’azienda che paga regolarmente i contributi Enasarco, le aziende che non li pagano rappresentano concorrenza sleale. Tanti milioni di euro sono venuti a mancare dalle casse di Enasarco per evasione contributiva. Troppe aziende estere evadono impunemente i contributi Enasarco, arrecando un danno enorme agli agenti di commercio italiani”.

Relativamente alle pensioni erogate dalla Fondazione, la lista dichiara di voler porre un termine all’ingiustizia di essere pensionato INPS e dover continuare a pagare i contributi Enasarco. “Sarà sufficiente essere pensionato INPS per poter smettere di lavorare e percepire immediatamente anche la pensione Enasarco e/o la rendita contributiva”.

La lista promette anche l’attivazione di uno “sportello reclami” più efficiente per gli iscritti alla Cassa, e di un Contact Center che fornirà informazioni telefoniche. Inoltre, sarà attivo un servizio legale composto da avvocati che si occuperanno di recuperare i contributi non versati dalle aziende mandanti, nonchè di tutte le problematiche inerenti le società immobiliari che gestiscono le case dell’Ente.

Un punto innovativo del programma è rappresentato dalla pretesa che Enasarco debba poter incamerare tutti i contributi generati dall’attività dei giganti dell’E-Commerce, che saranno fondamentali per il risanamento dei conti dell’Ente. “Le regole devono essere uguali per tutti, ed Enasarco deve poter incamerare tutti i contributi generati dai giganti del Web”, dichiarano.

Altro punto fondamentale è quello di rafforzare l’azione di attrazione dei giovani verso la professione di agente o consulente finanziario. Si tratta, per “Fare Presto!”, dell’unica garanzia per i pensionati di domani nel ricevere le future pensioni. “Non ci sarà nessuna Enasarco del domani senza i giovani agenti di commercio di oggi, per cui sarà necessario elaborare programmi per consentire ad Enasarco di entrare nelle scuole, per insegnare ai giovani una strada diversa, quella della vendita, e garantire alla categoria un ricambio generazionale”.

Elezioni Enasarco, lo scontro accende solo i contendenti, ma spegne gli elettori

La sensazione è che si stia perdendo di vista ciò che conta di più, e cioè contenuti e programmi. Gli scontri elettorali troppo accesi notoriamente scoraggiano la partecipazione al voto. Giunta e Marucci: “Si rischia la diserzione alle elezioni. Basta con le recriminazioni, largo ai programmi”.

Fin dal rinvio delle elezioni previste ad Aprile scorso, i toni dello scontro tra le opposte fazioni in lizza per la governance di Enasarco sono sempre stati piuttosto accesi, ma mai come nell’ultima settimana, durante la quale dal dibattito sono scomparse del tutto le dichiarazioni programmatiche, ed ha fatto ingresso una dialettica di livello inaccettabile per una kermesse elettorale che, a prescindere dai candidati ( e dai loro rispettivi profili) deve – senza il condizionale – rappresentare un indispensabile punto di svolta.

Tutto è cominciato una settimana fa, con l’uscita di un articolo dal titolo “Agenti di commercio al voto per salvare le pensioni dai banchieri rapaci”, che già dal titolo non lasciava presagire nulla di costruttivo. Al suo interno, dichiarazioni bellicose – per usare un eufemismo – che riassumono il leitmotiv di parte dell’attuale maggioranza: “….(quello di Enasarco) è un tesoretto che potrebbe fare la felicità di investitori, speculatori, politici. Anche della finanza vaticana, considerando i rapporti tra i personaggi che sostengono la lista “Fare bene, fare presto”….D’altronde Alfonsino Mei, l’esponente di maggior spicco della lista anti agenti, non è certo uno che si sia sporcato le mani con un lavoro da agente di commercio. Lui è un guru della finanza; lavora per una banca, poi per l’altra, cambia casacca più rapidamente di un giocatore di calcio.…”.

Ha fatto seguito una newsletter di Usarci, recante più o meno gli stessi concetti, anche questi piuttosto simili al gossip che alla dialettica politica: “…Una lista chiamata “Fare Bene Fare presto”, che da mesi spende ingenti somme per dare vigore alla propria campagna elettorale (insolitamente costosa…) nasconde torbide caratteristiche, difficilmente compatibili con una lista che sostiene di voler combattere per il bene degli agenti di commercio e della Cassa. Alfonsino Mei, consigliere di amministrazione Enasarco. Finanziere. Il “bad boy” del sistema bancario italiano. “Cambiacasacca” per eccellenza, famoso alle cronache per le sue lussuriose feste romane, meno famoso forse per i suoi presunti legami con una certa “finanza rapace”. Chissà che dietro la sua voglia di diventare presidente di Enasarco non ci sia, più che la volontà di fare il bene degli agenti, il grande desiderio di mettere le mani sui miliardi di Enasarco, per investirli a piacimento suo e di certi amici suoi”.

E Usarci non le manda a dire anche al candidato Luca Gaburro, “….consigliere di amministrazione Enasarco. Sindacalista. Il segretario nazionale di Federagenti ci riprova e salta sul “carro della banda”. Prima degli amici di Fare Presto, il signor Gaburro ha potuto contare sul suocero (sì, il suocero!) che prima di essere fondatore di Federagenti, ricopriva il ruolo di Avvocato di Stato patrocinante Enasarco. Un legame di parentela estremamente utile che ha permesso a Gaburro di farsi strada in Federagenti e poi in Enasarco….”.

L’attacco all’attuale minoranza veniva condito dalla diffusione sui social network del logo della lista “Fare Presto!” modificato in senso ai più apparso come offensivo, e che probabilmente sarà oggetto di inevitabili – e legittimi – strascichi giudiziari.

E così, dopo sei giorni di attesa ferragostana, non si è fatta più attendere la replica proveniente proprio dalla lista “Fare Presto!”, la quale per bocca di un comunicato della FIARC comunicava che “…l’articolo si caratterizza per il contenuto altamente diffamatorio nei confronti delle persone citate e, per tale motivo, sarà oggetto di apposita denuncia presso la Procura della Repubblica. (L’articolo) E’  un evidente segno del basso livello di comunicazione da parte di chi ha appoggiato per anni l’azione dell’attuale maggioranza del CdA, approvando tutte le delibere più nefaste e che oggi, non potendo più rappresentare con credibilità la categoria, non ha altri mezzi che calunniare i propri avversari.…..Noi non vogliamo metterci sullo stesso piano di chi ha redatto l’articolo, perché la calunnia e la diffamazione non costituisce la nostra storia…”. 

Secondo FIARC, coloro che hanno diffuso certe affermazioni “…sono le stesse organizzazioni sindacali che hanno sostenuto e decantato l’ennesima storiella sull’anticipo del FIRR agli agenti. Ad oggi ancora nessun iscritto ha, infatti, visto un solo euro: e ciò solo per evidenziare come sia facilmente dimostrabile, per nostra fortuna, come chi oggi governa la Fondazione non abbia avuto a cuore gli agenti e i consulenti ma solamente la propria poltrona. Dal comodo dei loro ombrelloni dorati, nella comodità del caldo agostano, questi signori sono impegnati a spargere fango e bugie, invece di lavorare per gli iscritti….”.

Il comunicato di FIARC, tra le altre cose, aggiunge “….Speriamo che arrivi il momento in cui l’attuale Presidenza della Fondazione ritenga doveroso informare tutti gli iscritti circa gli esiti dei rilievi fatti alla governance dell’Ente da una attenta e approfondita ispezione di alcuni mesi fa ad opera del MEF, anche alla luce del coinvolgimento della Procura della Corte dei Conti….Il vero motivo di tanta bassezza nelle comunicazioni è, soprattutto, quello di distogliere l’attenzione dalle proposte utili e necessarie per salvare la Fondazione ed avviare quella ripartenza necessaria per tutelare le pensioni di oggi e di domani….”.

Lo scontro, pertanto, rischia di tracimare al di là degli argini – piuttosto ampi, peraltro – della politica, e ciò fa temere conseguenze negative in termini di ritorno elettorale. Al di là delle reciproche accuse, infatti, la sensazione è che si stia perdendo di vista ciò che conta di più, e cioè contenuti e programmi. Gli scontri elettorali all’ultimo sangue, infatti, pur incuriosendo una minoranza degli aventi diritto al voto, notoriamente scoraggiano la partecipazione della maggioranza di essi, e se ciò dovesse accadere si aprirebbero nel dopo-voto scenari dominati da una assoluta incertezza riguardo la futura governance di Enasarco.

Su questa lunghezza d’onda sembra essere Valerio Giunta, candidato all’assemblea dei delegati per la lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” e molto attivo sui canali social, secondo il quale “i toni dello scontro hanno raggiunto un livello non più accettabile, e rischiano di alimentare negli iscritti confusione e rabbia verso coloro che si candidano ad amministrare l’ente. Se vogliamo portare al voto il maggior numero possibile di agenti di commercio e consulenti finanziari, bisogna tornare a parlare urgentemente ed esclusivamente dei problemi che affliggono la categoria e di come possiamo intervenire per risolverli, dando priorità ai programmi. Dobbiamo migliorare il rapporti con gli iscritti, e questo può avvenire solo garantendo trasparenza ed efficienza. L’esperienza della pandemia ci spinge a migliorare le prestazioni di assistenza integrativa e sanitaria erogate dalla Fondazione, abbiamo l’obbligo morale di farlo, così come abbiamo la responsabilità di riportare in Enasarco i giovani, senza i quali l’intera categoria rischia di indebolirsi. Possiamo ottenere questo risultato attraverso l’istituzione di corsi e webinar di formazione, e soprattutto puntando al riconoscimento accademico della professione di venditore, vero e proprio lasciapassare per le nuove generazioni di agenti”.

Getta acqua sul fuoco anche Manlio Marucci, segretario nazionale di Federpomm-Uiltucs e candidato nella lista “Enasarco Libera”. “Non condivido questi toni così accesi, che non fanno bene al clima generale che deve dominare costruttivamente il periodo antecedente le elezioni. Vorrei ricordare che gli iscritti alla cassa Enasarco provengono da un periodo difficilissimo dal punto di vista professionale ed economico, e pertanto non sono interessati ad uno scontro che sia basato, anziché sui programmi e sulle iniziative da intraprendere a tutela degli iscritti, su reciproche recriminazioni. Andando avanti così, avremo sicuramente un numero di votanti inferiore a quello, già molto basso, del 2016”. 

Enasarco, altro passo falso del Presidente. Il TAR rigetta, probabile il commissariamento

Senza fine, ormai, i colpi di scena in casa Enasarco. Ecco i dettagli di quella che sembra essere una “strategia suicida” dell’attuale maggioranza, cui va rimproverato un atteggiamento che soltanto i suoi componenti (e soprattutto il presidente Costa) potrebbero spiegare. L’ipotesi di un commissariamento ad acta adesso si fa più concreta.

Ennesimo colpo di teatro nella vicenda Enasarco, l’Ente di assistenza per agenti e rappresentanti di commercio (e dei consulenti finanziari). Dopo gli inviti (e in ultimo la diffida) dei vigilanti Ministeri di Lavoro ed Economia a ripristinare le procedure per il regolare svolgimento delle elezioni online  e le conseguenti indagini della Corte dei Conti, il TAR del Lazio, con apposito decreto, ha rigettato la richiesta di sospensiva del ricorso a suo tempo presentato in maniera irrituale e unilateralmente  dal presidente pro-tempore della Fondazione, Gianroberto Costa, in contrapposizione ai rilievi dei due dicasteri.  Un rigetto, quello del Tribunale Amministrativo, del quale Costa era venuto a conoscenza già dal 29 giugno u.s. e del quale non aveva creduto opportuno informare né l’Assemblea, né tantomeno il  CdA, esponendo colpevolmente entrambi gli Organi ai conseguenti danni erariali rinvenienti dalle delibere adottate.

Infatti nelle molteplici note inviate dai Ministeri e in quella della Corte dei Conti, si fa riferimento all’illegittimità degli atti straordinari assunti nell’attuale regime di prorogatio e  votati inopinatamente e inconsapevolmente sia dalla maggioranza dell’Assemblea dei Delegati sia da quelle del CdA.

La vicenda. Il voto online per il rinnovo delle cariche in Fondazione, in agenda per il 17-30 aprile 2020, a pochi giorni dal suo svolgimento viene rinviato “sine die” con una delibera votata a maggioranza dal presidente della Fondazione e da 10 dei 15 consiglieri in carica. Quella decisione viene contestata a più riprese dalle opposizioni e dai vigilanti ministeri di Lavoro ed Economia, che in questi mesi inviano a Enasarco più note (e in ultimo una diffida) per riattivare immediatamente le procedure del voto.

Il 25 giugno il presidente di Enasarco, Gianroberto Costa, senza informare né il CdA dell’Ente né l’Assemblea dei Delegati, decide di ricorrere al TAR contro i due ministeri vigilanti. Il 29 giugno il TAR rigetta con decreto  la sospensiva del ricorso richiesta dai legali di Costa;  il rigetto dà quindi il via agli adempimenti di quanto rilevato dai ministeri vigilanti e, finalmente, allo svolgimento delle agognate elezioni. Va segnalato però che, in occasione della riunione dell’Assemblea dei Delegati, Costa non comunica ai presenti, né il ricorso al TAR presentato unilateralmente 5 giorni prima, né tantomeno il decreto del Tribunale che rigettava la richiesta di sospensiva, mettendo così i delegati a rischio di danno erariale. Tale colpevole atteggiamento del presidente veniva reiterato anche nei confronti del CdA,  quando il Costa si limitava a comunicare solo la data del giudizio, ma non il rigetto della sospensiva.

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Il TAR si esprimerà in maniera definitiva il 4 agosto, ma non è però detto che nel frattempo Enasarco non venga commissariata ad acta per lo svolgimento delle regolari legittime consultazioni elettorali, con apposito decreto ministeriale, stante l’attuale condizione di anarchia con gli Organi dirigenti che continuano ad essere arroccati sulle loro posizioni  di privilegio, con atteggiamenti dilatori e addirittura di ammutinamento nei confronti dei ministeri vigilanti.

Fonte: Metro News

Caso Enasarco, i delegati della maggioranza replicano duramente alla nota dell’opposizione

In Enasarco si accende lo scontro tra opposizione e maggioranza, riunite in settimana in occasione dell’Assemblea dei delegati. Tra note incrociate ed accuse reciproche, entrambe le fazioni scrivono ai ministeri vigilanti, soltanto dai quali, ormai, pare poter scaturire una soluzione condivisa al rinvio sine die delle elezioni.

In risposta alla nota con la quale 16 delegati della minoranza di Enasarco hanno chiesto, lo scorso 24 Giugno, l’intervento dei ministeri vigilanti in merito alla convocazione dell’Assemblea totalitaria dei delegati e sui suoi effettivi poteri di delibera (solo ordinaria amministrazione, secondo i delegati di ANASF, Federagenti e FIARC), le sigle a cui appartengono i delegati della maggioranza hanno inviato una replica agli stessi destinatari, e cioè al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, al Presidente di Enasarco, nonché al Consiglio di Amministrazione ed al Collegio Sindacale della stessa Cassa.

E così, l’appuntamento di domani (Assemblea dei delegati) si preannuncia “scoppiettante”, tale è la distanza tra le due opposte fazioni, tra le quali quella della maggioranza – piuttosto composita e non sempre omogenea – sembra aver ritrovato unità d’intenti proprio sul tema delle delibere durante il c.d. regime di prorogatio.

Per esigenze di spazio, riproponiamo integralmente la nota, rinviando ogni approfondimento alla fase immediatamente successiva alla riunione di domani.

“Con riferimento alla nota trasmessa in data 24 giugno 2020 a Codesti Spettabili Ministeri da parte di soli n. 16 delegati dell’Assemblea, la cui composizione conta ben 60 membri eletti da agenti e imprese preponenti, si rappresenta quanto segue.

L’Assemblea dei Delegati, al pari del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enasarco, opera nella piena legittimità delle proprie funzioni, e ciò per due ordini di ragioni.

In primo luogo, si ricorda che il d. lgs. n. 509 del 1994, pur lasciando “immutato il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale” dell’Enasarco, ha modificato “gli strumenti di gestione e la qualificazione dell’Ente che si trasforma ed assume la personalità di diritto privato” (cfr., la sentenza n. 15 del 1999). Tale, incontestabile, mutamento di veste giuridica è stato confermato anche dal Consiglio di Stato, che, nel ribadire la finalità pubblica dell’attività istituzionale dell’Ente, ha altresì riconosciuto l’attrazione degli enti previdenziali nella sfera privatistica operata dal d. lgs. n. 509 del 30 giugno 1994” con riguardo al “regime della loro personalità giuridica” (cfr. Cons. Stato sez. VI 28 novembre 2012, n. 6014).

Non v’è dubbio, pertanto, che alla Fondazione, ai sensi degli art. 16, primo comma, e 2385, secondo comma, Cod. civ., trovi applicazione il noto principio generale applicabile alle persone giuridiche private, in base al quale la scadenza del termine di durata dell’organo amministrativo ha effetto dal momento in cui il nuovo organo è ricostituito. Tale conclusione, peraltro, è stata anche recentemente confermata dalla giurisprudenza della Cassazione (cfr. Cass. 30 settembre 2019, n. 24214).

Peraltro, ad ulteriore conferma di ciò, va rilevato che lo Statuto della Fondazione Enasarco (approvato dai Ministeri vigilanti) contiene anch’esso un esplicito rinvio all’art. 2385 Cod. civ. (cfr. art. 41, comma 1, dello Statuto).

Va rilevato, infine, che l’articolo 33, comma 1, secondo periodo, del Decreto-Legge 08 aprile 2020, n. 23, nel riconoscere la facoltà agli organismi pubblici a base associativa (la Fondazione Enasarco, per le ragioni dette, è pacificamente un organismo pubblico avente natura associativa come riconosciuto, tra gli altri, dallo stesso Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) di sospendere le procedure elettorali in corso, stabilisce che in tal caso vi è la “contestuale proroga” degli organi, senza richiamare affatto la specifica disciplina prevista dal primo periodo dello stesso art. 33 con riferimento agli altri enti iscritti nel cd. elenco ISTAT di cui all’art. 3 del d.l. n. 293 del 1994.

È di tutta evidenza, quindi, che, in base alla disciplina delle “imprese giuridiche private” richiamata anche nel vigente Statuto della Fondazione, nonché ai sensi della disposizione che ha consentito la sospensione del procedimento elettorale, il Consiglio di Amministrazione e tanto più l’Assemblea dei Delegati, da cui il Consiglio di Amministrazione promana, siano nella piena legittimità e operatività.

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Ritenere che l’Assemblea “potrebbe essere legittimata a votare” solo con riferimento ai punti nn. 1 e 6 all’ordine dei lavori manifesta la mancata approfondita conoscenza della normativa introdotta dal Governo a causa della pandemia, dei poteri statutariamente previsti in capo all’Assemblea, delle norme  regolamentari interne a Enasarco e, in generale, della normativa di riferimento applicabile alla Fondazione.

Posta questa essenziale premessa, è necessario rettificare altre infondate affermazioni contenute nella predetta nota del 24 giugno 2020. Si ricorda, anzitutto, che l’approvazione del Bilancio Consuntivo 2019 è prevista dall’articolo 14, comma 1, lett. g) dello Statuto e l’adunanza prevista per il 16 aprile 2020 è stata posticipata a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 107 del Decreto-Legge 18 marzo 2020, n. 17. La medesima disposizione statutaria sopra richiamata prevede quale funzione in capo all’Assemblea dei Delegati, altresì, l’approvazione delle revisioni al budget. Tutto quanto indicato dai punti 2, 3 e 4 risponde a tale funzione e non esorbita in alcun modo dalla disciplina prevista dallo Statuto.

Si ricorda a tal proposito che l’articolo 14, comma 1, lett. g) dello Statuto dispone che l’Assemblea dei delegati “approva … il bilancio preventivo e le sue eventuali variazioni proposte dal Consiglio di Amministrazione”.
Affermare artatamente e strumentalmente che l’Assemblea dei Delegati “non ha, statutariamente, alcun potere di approvazione delle delibere del Consiglio di Amministrazione”, ritenendo la conseguente revisione del budget questione subordinata, dimostra chiaramente la volontà dei suddetti delegati firmatari di voler sfuggire alle funzioni previste da Statuto.

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In realtà, la dizione dei punti all’Ordine dei lavori esprime chiaramente una consecutio logica, totalmente rispettosa della norma statutaria, tra la valutazione e la conseguente manifestazione di voto che i delegati sono chiamati a esprimere. A titolo meramente esemplificativo, per fugare qualsivoglia perplessità: il voto favorevole o contrario alla revisione del budget per una certa materia può derivare esclusivamente – e rispettivamente – dall’approvazione o dalla mancata approvazione della variazione proposta dal Consiglio di Amministrazione attraverso la propria deliberazione. Certamente non è possibile ritenere valida la revisione del budget ove non se ne approvino i presupposti, ovverosia le variazioni proposte.

Analogamente con riferimento al punto n. 5 all’ordine dei lavori, tenuto conto che anche l’articolo 14, comma 1, lett. e) dello Statuto riconosce all’Assemblea la funzione di deliberare “sulle modifiche…del Regolamento delle attività istituzionali…proposte dal Consiglio di Amministrazione”.

Risulta ancor più anomalo e anacronistico quanto affermato dai delegati suddetti se si considera che le misure, una delle quali espressamente prevista dal Regolamento delle attività istituzionali, per la quasi totalità sono finalizzate al sostegno alla categoria, oggi fortemente in difficoltà, e che, una di queste, è volta a permettere tutte le attività utili per garantire la salute dei lavoratori impiegati presso la Fondazione Enasarco, proprio secondo le disposizioni che il Governo, l’ISS e l’OMS hanno varato.

Con riferimento al FIRR, invece, stupisce che tali delegati non conoscano la funzione riconosciuta alla Fondazione Enasarco dalla Legge 12/73 e dal vigente Statuto, secondo i quali l’Enasarco provvede “alla gestione dell’indennità di scioglimento del contratto di agenzia” secondo quanto stabilito dagli Accordi Economici Collettivi sottoscritti dalle Parti Sociali, nella struttura dei quali l’“Accordo per il sostegno della filiera commerciale” si inserisce.

Per tutte le ragioni di cui sopra si conferma che l’Assemblea dei Delegati può efficacemente e validamente riunirsi per discutere e votare l’intero ordine dei lavori previsto.”

Enasarco si pronuncia sull’anticipo del FIRR, ma delibera una sola tranche su tre. Un inutile contentino

L’unica certezza è il primo intervento, pari ad un massimo di 170 milioni. Sui rimanenti 340 milioni, conviene che nessuno canti vittoria o si attribuisca meriti speciali che, in considerazione del tempo trascorso finora, si fa fatica a vedere.  

Nessun clic day e garanzia di liquidazione per tutti i richiedenti, erogazioni programmate in più fasi e realizzazione di uno specifico software per la presentazione delle domande online di anticipazione del FIRR. Queste le linee-guida approvate dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enasarco, che ha così definito modalità e condizioni per la prima fase di attuazione dell’accordo tra le parti sociali dello scorso 25 maggio.

Gli iscritti – si legge dal sito di Enasarco – avranno la possibilità di richiedere la prima tranche straordinaria di anticipo, pari al 10%, delle somme accantonate sul Fondo indennità risoluzione rapporto. Se l’auspicata apertura sul FIRRche Patrimoni&Finanza aveva già segnalato tre mesi fa, quando l’idea non aveva sfiorato ancora nessuno – fa tirare un sospiro di sollievo ai beneficiari della misura di emergenza (consulenti finanziari compresi), piace decisamente meno il rinvio degli altri due ulteriori anticipi, ognuno pari al 10%, i cui tempi si allungano a dismisura: verranno erogati in fasi successive, a seguito di specifiche deliberazioni del CdA, che terranno conto dell’incidenza delle erogazioni sulla liquidità e sulla sostenibilità dell’Ente.

Peraltro, per avere la possibilità di richiedere l’erogazione della prima tranche, si dovranno attendere i due mesi necessari per la realizzazione di un software specifico per la presentazione delle domande online “in trasparenza e sicurezza”, nonché la redazione e trasmissione degli avvisi informativi, che verranno verranno pubblicati sul sito istituzionale e sui canali ufficiali della Fondazione Enasarco.

Quando? Non è dato saperlo.

In pratica, ad essere ottimisti, ci vorranno da due a tre mesi per l’accredito della prima tranche (le richieste, che si presumono elevatissime, dovranno essere prima “lavorate”) e, salvo deliberazioni contrarie del CdA per “motivi di sostenibilità dell’Ente” che le blocchino del tutto, altri tre-sei mesi per le altre due.

Pertanto, l’unica certezza è rappresentata dal primo intervento finanziario, pari ad un massimo di 170 milioni; ed in assenza di altre certezze sui rimanenti 340 milioni, conviene che nessuno canti vittoria o si attribuisca meriti speciali che, in considerazione del tempo trascorso, si fa fatica a vedere.  Infatti, pochi giorni dopo lo scorso 26 Maggio, allorquando le parti sociali (Anasf, Confesercenti, Fiarc e Federagenti) avevano annunciato  “una vittoria, voluta da tempo”, i canti di gloria venivano presto sostituiti da cori di delusione. I cinque consiglieri del CdA della Fondazione Luca Gaburro (Federagenti), Antonino Marcianò (Fiarc), Alfonsino Mei (in foto, Anasf), Davide Ricci (Federagenti) e Gianni Guido Triolo (Confesercenti) dichiaravano “…L’anticipo del Fondo indennità di risoluzione rapporto? Una grande delusione e, purtroppo, l’ennesima mancanza di rispetto perpetrata ai danni di agenti di commercio e consulenti finanziari, da parte della maggioranza che sostiene l’attuale governance di Enasarco”. Il motivo di tale delusione era il manifestarsi di una volontà dilatoria – smentita da Enasarco, ma confermata con la delibera del 9 Giugno – con la quale la Fondazione, nonostante avesse fatto intendere l’immediata disponibilità del 30% del FIRR, aveva subito rinviato ad una successiva seduta ogni discussione in merito, trincerandosi dietro la necessaria “deliberazione degli organi della Fondazione che, oltre a doverne valutare la sostenibilità economica e finanziaria, dovranno deliberare condizioni, tempi e modalità per l’erogazione dell’anticipazione all’Agente“.

Ebbene, quel giorno è arrivato, insieme ad un altro rinvio di almeno sei mesi per la definizione di un piano di intervento straordinario che, di veramente straordinario, ha solo la sua lentezza e, in tutta probabilità, la sua inefficacia, tipica di un “contentino” che forse risolverà l’urgenza, ma non certo l’emergenza economica in cui versano migliaia di iscritti.