Aprile 30, 2026
Home Posts tagged genitori

Barcellona, quanto costi? Vademecum per studenti universitari e genitori “investitori”

Barcellona è la città ideale per i giovani che vogliono studiare all’estero. Meglio però analizzare i costi per i genitori “investitori” ed il loro impatto sul “rendimento familiare atteso”.

di Marco d’Avenia

Barcellona è una città ambita da molti studenti universitari che vogliono intraprendere il progetto l’Erasmus, programma di interscambio culturale fra atenei promosso dall’Unione Europea, o anche un intero corso di studi nelle più disparate discipline. Tra cibo delizioso, cultura e tanta movida, però, si potrebbe facilmente far perdere il controllo delle proprie finanze ai genitori, ossia a coloro che finanziano gli studi universitari all’estero dei propri figli. Per costoro, infatti, il (molto) denaro speso per i figli durante gli anni dell’università è un investimento da cui si attende un “rendimento familiare” completamente diverso da quello atteso dai risparmiatori propriamente detti, poiché racchiude in sé una serie di risultati di natura non squisitamente numerica: istruzione internazionale, opportunità lavorative e raggiungimento dell’indipendenza economica. Ecco perché è importante scrivere una guida – senza pretesa di esaustività, sennò servirebbe un libro – che possa aiutare studenti e genitori a ponderare questa importante scelta.

La città catalana è una metropoli che non ha certo bisogno di presentazioni, e propone un ventaglio di opportunità davvero eccezionale. Barcellona ha infatti in sé una forte vocazione turistica, ma è al contempo uno dei principali centri europei per la chirurgia estetica e per la fecondazione eterologa e assistita, con capacità occupazionali di tutto rispetto per giovani medici. Essa, inoltre, è la culla di interessanti start-up che vogliono affacciarsi al panorama imprenditoriale, per cui la città attrae molti giovani neo-imprenditori, tutti provenienti dall’alta formazione universitaria, desiderosi di confrontarsi con coloro che hanno già avviato con successo nuovi progetti imprenditoriali avvalendosi dei più moderni strumenti di finanziamento (Lending e Equity Crowdfunding e Private Equity).

Prima di fare le valigie e prendere l’aereo, però, ci sono un paio di considerazioni da fare. Lo studente universitario in Erasmus, per esempio, deve prima conoscere in quali termini l’Unione Europea finanzierà il viaggio-studio. Il bando, infatti, distingue tre categorie di Paesi: Gruppo 1 (paesi con costo della vita alto, ad esempio Svizzera, Danimarca, Lussemburgo), Gruppo 2 (paesi con costo della vita medio, ad esempio Germania, Paesi Bassi, Portogallo) e Gruppo 3 (paesi con costo della vita basso, ad esempio Romania, Slovenia, Turchia). Ebbene, la Spagna è inserita nel Gruppo 2. Ora, presumendo una permanenza di un anno, il contributo Erasmus è pari a 3.600 euro (200 euro x 12 mesi), che saranno però erogati in un’unica soluzione poco prima di partire. In più, presentando il proprio ISEE, è possibile ottenere un ulteriore supplemento economico qualora la famiglia dello studente ricada in una fascia di reddito sfavorita. Questo può andare dai 400 euro per ogni mese trascorso in Erasmus, se il reddito annuale risulta inferiore a 13mila euro, ai 150 euro mensili nel caso in cui l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente sia compreso tra i 40mila e i 50mila euro. Anche l’importo legato all’ISEE non verrà erogato mensilmente, ma diviso in due tranche. La prima metà verrà infatti erogata assieme al finanziamento Erasmus, mentre la seconda a periodo di scambio concluso. In ogni caso, non ricevere il contributo con regolarità, ogni 30 giorni, per molte famiglie potrebbe rappresentare un problema, poiché il rischio di perdere il controllo sul proprio budget mensile è molto alto.

Una volta chiarito il funzionamento del programma Erasmus, concentriamoci sugli stessi tradizionali parametri di confronto che abbiamo indicato nei precedenti articoli di questa speciale serie “Città straniera, quanto mi costi?”, allorquando abbiamo parlato di Londra, New York e della Tunisia: costi dei voli aerei, abitazione, cibo e trasporti. Relativamente al volo, raggiungere Barcellona non comporta un impegno economico proibitivo, poiché le compagnie propongono prezzi allettanti per chi vuole imbarcarsi verso Barcellona con un biglietto di sola andata. Da Roma la tariffa è pari a circa 30 euro (stesso discorso per Milano) mentre per quanto riguarda Palermo si sale a circa 55 euro (100 euro circa da Napoli). Naturalmente, queste tariffe risentiranno molto della stagione in cui si deciderà di partire e dei servizi che si andranno ad aggiungere al biglietto, come il numero dei bagagli al seguito oppure la classe in cui si sceglierà di viaggiare.

Per vivere discretamente a Barcellona, senza far lievitare il budget a disposizione, è bene scegliere dove abitare senza allontanarsi troppo dal proprio ateneo, evitando però di prendere casa in una zona dove potrebbero esserci troppi studenti e dove, di conseguenza, i prezzi degli affitti sono aumentati per via della forte domanda. La nostra guida ha preso in considerazione, per questi motivi, il quartiere Collblanc, quadrante poco lontano dalla zona universitaria ma più abbordabile. Qui, secondo un noto portale online di ricerca affitti, un monolocale di 30 metri quadrati ammobiliato, con angolo cottura e due posti letto (camera condivisa), bagno privato e aria condizionata viene a costare circa 850 euro al mese. Se non si desidera condividere l’alloggio, nei principali quartieri della città l’affitto delle stanze singole in appartamenti condivisi oscilla tra i 400 euro (senza bagno privato) ai 600 euro mensili (con bagno privato); tutto questo escluso il costo delle bollette della luce, che per una casa media beneficiano di un Voluntary Price for Small Consumers (PVPC) pari a 292 kWh all’anno e 51,64 euro al mese (per lo smartphone c’è il roaming europeo, per cui si può usare tranquillamente il numero italiano). L’affitto, dunque, non è certo un aspetto da prendere sottogamba in una città come Barcellona, e nei quadranti più centrali della metropoli catalana il costo per le medesime soluzioni esaminate può aumentare anche sensibilmente. Ma in ogni caso stiamo parlando di un mercato degli affitti che ha costi inferiori del 45% rispetto a quelli di Londra e Dublino, e del 70% rispetto a quelli di New York.

Una volta presa casa, sarà poi necessario organizzarsi per muoversi in città e fare la spesa. Chi vuole esplorare la dinamica e vivace Barcellona non può prescindere dal sottoscrivere la propria “T-Jove Card”, una tessera che consente agli under-30 di viaggiare illimitatamente per 90 giorni al costo di 42,70 euro sui mezzi pubblici. È possibile ottenere la propria card online oppure recandosi direttamente agli sportelli dedicati della TMB, l’azienda che gestisce i trasporti di Barcellona. In più, c’è da dire che nella città spagnola la metro è molto efficiente e permette di raggiungere tutti i luoghi d’interesse in poco tempo. Fare la spesa, poi, è parimenti a buon mercato rispetto ad altre capitali europee: un caffè costa in media 1,25 euro, una baguette 0,75 euro, 1 litro di latte viene invece 1,70 euro, una dozzina di uova 1,60 euro, un boccale di birra circa 3,00 euro, un pacco di zucchero costa 0,81 euro mentre i pomodori viaggiano su una media di 1,75 euro al kg. Possiamo dunque riassumere che una spesa mensile per cibo e altri beni di prima necessità si attesta sui 270 euro al mese.

Vivere a Barcellona, comunque, comporta per chiunque l’opportunità di uscire per mangiare fuori con amici e colleghi di studio, e la città mostra anche in questo caso i suoi vantaggi: un menù del giorno può costare persino 10 euro a persona, e un menù alla carta 25 euro (in un ristorante standard). L’entrata per una discoteca varia da 15 a 40 euro (a seconda del tipo di locale e dal numero di drink inclusi); i biglietti del cinema da 7-10 euro, del teatro da 12 fino a 50 euro e gli ingressi ai musei da 5 a 15 euro.

Il Trust nel “dopo di noi” per i figli disabili nella legge n. 112 del 2016

Lo strumento giuridico del Trust usato in caso di figli con disabilità è molto “performante”. Con particolare riferimento alla Legge n. 112 del 2016, ecco un caso concreto e le sue possibili soluzioni pratiche.

A cura del dott. Silvano Maggio *

La legge 112/2016, nota come legge del “Dopo di Noi”, indica proprio nel Trust lo strumento più performante per far fronte alle molteplici necessità delle famiglie con figli disabili. Le finalità di questa Legge sono già conosciute da queste famiglie grazie al gran lavoro che in questi anni hanno svolto le varie Associazioni di genitori con figli disabili. Eppure, è giusto porsi questa domanda: esistono altri strumenti giuridici che possono rappresentare una valida alternativa per  tutelare figli con disabilità, oppure quello del Trust rappresenta la soluzione più idonea?

Per rispondere, proviamo a confrontarci con i contenuti della normativa in questione. Due sono le tematiche fondamentali al centro della dalla Legge 112/2016. La prima, quella fiscale, ha il pregio di far toccare con mano gli importanti vantaggi che se ne traggono, ed anche i più informati di solito scoprono numeri che non si aspettano. Per esempio, la legge sul “Dopo di Noi” permette al professionista – ipotizziamo un avvocato con figlio autistico – con figlio disabile di dedurre fino al 20% del reddito dichiarato, se è inserito nel Trust, e questo in termini numerici determina effetti notevoli, rapportati al reddito. Infatti, se il professionista che produce un reddito annuo di circa 200.000 euro conferisce in un trust 40.000 euro (ossia il 20% di 200.000) ogni anno, risparmia una cifra pari al 43% di IRPEF. A conti fatti, al terzo anno il suo risparmio di imposta è pari a 51.600 euro. Senza contare che, se egli conferirà nel trust anche i 51.600 euro risparmiati, risparmierà il 43% anche su questi. Pertanto, l’avvocato (o qualunque altro professionista) che costituisce un trust beneficerà di un grande vantaggio fiscale che si tradurrà in vantaggio immediatamente finanziario che si trasmetterà al figlio autistico.

Relativamente alla seconda tematica, essa riguarda le finalità del Trust come previste dalla legge, e cioè quella l’inclusione sociale, della cura e dell’assistenza della persona con disabilità, a beneficio del quale il Trust viene costituito e ha durata fino alla morte del beneficiario. I beni inseriti nel Trust, infatti, sono esclusivamente destinati al beneficiario, che deve essere un soggetto con disabilità grave ai sensi della Legge 104/1992. Pertanto, la definizione di “disabilità grave” esclude una platea ben più ampia di soggetti con disabilità.

E’ di fondamentale importanza, a questo punto della trattazione, formulare una serie di domande e dare risposte chiare, al professionista dell’esempio che abbiamo citato, in relazione ai futuri passi da compiere:
1) Se l’unico beneficiario è il figlio disabile, chi penserà ai genitori quando saranno anziani?
2) Come posso valutare adesso l’entità del patrimonio da inserire nel Trust e quello che dovrò tenere al di fuori per tutelare direttamente i genitori?
3) Se l’unico beneficiario è il figlio disabile, come potrò trattare dal punto di vista patrimoniale gli altri figli non disabili?

Nell’esempio in questione, il professionista ha altri due figli oltre a quello con disabilità, di cui uno adottato e “difficile”, cui si aggiunge la moglie. In casi come questo, la soluzione proposta vede la costituzione di due trust, grazie anche ad un costo iniziale più che sostenibile e a costi successivi di mantenimento pari a zero. Il primo trust avrà come beneficiario il figlio disabile, come beni conferiti una casa di campagna e l’annesso terreno agricolo, e in esso confluiranno ogni anno i versamenti necessari. Poi, con una modesta spesa aggiuntiva, e con un unico trustee, viene istituito  un secondo trust avente queste caratteristiche:
– nel programma, l’obiettivo è identificabile nei generici bisogni della famiglia, non escludendosi così un eventuale ulteriore aiuto al figlio disabile;
– dovendo far fronte alle esigenze di tutti i famigliari, è stato inserito tutto il resto del patrimonio; 
– al secondo figlio (quello adottato e “difficile”) viene dedicata una parte particolare del programma, prevedendosi un meccanismo volto ad evitare che il figlio, affetto da ludopatia, possa mai ricevere parte del patrimonio ma, al contrario, gli sia garantita una rendita che il trustee gli destinerà anche dopo la morte dei genitori, magari garantendogli il soddisfacimento dei bisogni primari;
–  ai genitori, destinati a diventare anziani, viene garantita la possibilità di mantenere un determinato tenore di vita;
– da ultimo, ma non meno importante, vengono rispettati e riconosciuti i diritti successori del terzo figlio.

In conclusione, l’esempio descritto nell’articolo può certamente supportare il lettore – e sicuramente quello già provvisto di un certo bagaglio di informazioni sul tema – sul focus del Trust nato sulla scorta della Legge 112/2016 e della sua validità rispetto a determinate situazioni familiari che e a prima vista appaiono di difficile soluzione.

* Dottor Silvano Maggio – dottore commercialista e revisore legale, professionista accreditato Associazione “Il Trust in Italia”, membro del direttivo di ANCP

Il progetto “Finanza Elementare” di P&F. La scuola veicolo di trasmissione delle conoscenze

A distanza di tre anni dall’entrata in vigore della legge 15/2017, il livello di educazione finanziaria degli italiani risulta essere ancora tra i più bassi al mondo, e questo non aiuta certamente le future generazioni, al pari dei genitori, a maturare scelte più consapevoli in materia di investimenti finanziari o di gestione degli obiettivi.

Con la legge del 17 febbraio 2017, n. 15 (“Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio“), in Italia si era finalmente cominciato a porre le basi per una campagna nazionale di sensibilizzazione verso i benefici dell’Educazione Finanziaria. La norma, infatti, pone particolare attenzione al ruolo delle scuole, e non v’è dubbio che il contesto scolastico è sempre stato un canale privilegiato per veicolare conoscenze e competenze in ogni materia dello scibile, e per favorire anche la trasmissione di sapere all’interno dello stesso nucleo familiare.

Inoltre, i programmi didattici di Educazione Finanziaria producono, per mezzo di un processo di comunicazione dal basso verso l’alto, (dai figli ai genitori che, per esempio, li aiutano nei compiti a casa) una maggiore attenzione degli adulti ai temi della Finanza.

Sfortunatamente, a distanza di tre anni dall’entrata in vigore della legge, il livello di Educazione Finanziaria degli italiani risulta essere tra i più bassi al mondo, e questo non aiuta certamente le future generazioni a maturare, a differenza dei genitori, scelte più consapevoli in materia di investimenti finanziari o di gestione degli obiettivi.

Da questi principi nasce il progetto di Family Financial Training denominato FINANZA ELEMENTARE©, pensato da PATRIMONI&FINANZA® per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e per quelli del biennio universitario.

L’obiettivo è fornire ai giovani la conoscenza di base – elementare, appunto – della Finanza, coinvolgendo alunni e scuola in un lavoro di gruppo condiviso anche con i genitori.

Il progetto traccia un percorso di cultura familiare che valorizza il ruolo degli obiettivi e illustra, in maniera semplice, i processi della pianificazione finanziaria e la scelta dei mezzi necessari per raggiungerli. I principi su cui si fonda il progetto sono contenuti nell’e-book gratuito “Dalla Finanza Complicata alla Finanza Elementare, destinato a docenti, genitori, studenti e giovani adulti (per scaricarlo è sufficiente registrarsi qui).

Ogni programma di educazione finanziaria viene concordato con la scuola, e si articola in un numero di moduli variabile, a seconda della disponibilità di tempo dei docenti e dei genitori coinvolti. Il numero minimo è di due moduli di due ore ciascuno, ed i contenuti potranno essere integrati nel curriculum di ogni studente.

I formatori sono professionisti della consulenza patrimoniale (consulenti finanziari, avvocati, notai e commercialisti), regolarmente iscritti agli ordini di appartenenza, a cui PATRIMONI&FINANZA® rilascia un attestato aggiuntivo di idoneità a svolgere l’incarico nell’ambito del progetto.

Se sei uno studente maggiorenne, un docente, un consulente finanziario, un avvocato, un notaio o un commercialista, e vuoi segnalare la tua disponibilità nella tua città, scrivi a info@patrimoniefinanza.com, oppure clicca qui per compilare la scheda di contatto e comunicare l’interesse ad essere messo in contatto con l’Area Formazione di PATRIMONI&FINANZA®.