Aprile 30, 2026
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Certificazione etica CEI-Nummus.info per due fondi Lemanik

Secondo la CEI, ogni azienda deve fondare la propria attività sui principi di sostenibilità ambientale, sociale e di governante (ESG). Due i fondi di Lemanik Asset Management recentemente certificati da Nummus SpA.

Con l’affermarsi dei principi di Sostenibilità e Governance degli investimenti (ESG e SRI), si è fatta strada anche la necessità di una certificazione esterna alle società di gestione che confermasse il rispetto di questi criteri. E così, negli ultimi due anni si è fatto sempre più ricorso alla Certificazione di Conformità alle linee guida della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che affianca agli obiettivi di Investimento Sostenibile anche le finalità di protezione della vita, della dignità umana in tutte le sue forme, del sostegno della famiglia, della riduzione della produzione di armi e dell’incoraggiamento della responsabilità aziendale.

Pertanto, secondo la CEI, ogni azienda deve fondare la propria attività sui principi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG). Su questa base, la certificazione di conformità alle linee guida per gli investimenti della CEI – che sono state pubblicate nel febbraio 2020 – è affidata a Nummus SpA, che analizza in particolare gli strumenti finanziari, i processi di investimento, le restrizioni e le esclusioni, e aggiorna ogni sei mesi il grado di coerenza alle linee guida di ogni azienda certificata.

Recentemente Lemanik Asset Management, società lussemburghese per la gestione del risparmio, ha annunciato che il fondo azionario Global Equity Opportunities e il fondo obbligazionario Selected Bond hanno ottenuto la certificazione Nummus.Info per la conformità alle linee guida per gli investimenti sostenibili ed etici della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). In particolare, la certificazione rilasciata da Nummus.Info integra i principi per gli investimenti responsabili dell’Onu (UN-PRI), la normativa europea SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) e i principi etici identificati dalla CEI nel documento “La Chiesa cattolica e la gestione delle risorse finanziarie con criteri etici di responsabilità sociale, ambientale e di governance“.

Lemanik Global Equity Opportunities, gestito da Filippo Garbarino (nella foto), è un fondo caratterizzato da una strategia azionaria globale long-only e si confronta con l’indice Msci World. Il portafoglio è altamente concentrato ed investito in titoli azionari quotati a livello globale; gli investimenti vengono detenuti nel lungo periodo, di conseguenza il portafoglio ha una rotazione contenuta. L’approccio d’investimento è di tipo bottom-up, vengono preferite società con alta generazione di cassa e modelli di crescita sostenibili ponendo particolare attenzione alla longevità del business model. Dal lancio avvenuto il 1 gennaio 2015 al 31 gennaio 2022, il fondo ha generato un ritorno annuale medio del 10.3% (classe retail) e un ritorno in eccesso rispetto al benchmark di riferimento del 3.53%.

Lemanik Selected Bond, gestito da Alessandro Cameroni (nella foto), è un fondo obbligazionario caratterizzato da un focus sui subordinati finanziari europei. Vengono selezionate obbligazioni di emittenti ad alta affidabilità creditizia, con duration to call contenuta, tra 2 e tre anni. Il prodotto è caratterizzato da un approccio total return a gestione attiva volto ad ottimizzare il profilo rischio paese/rendimento/duration/emittente. Dal lancio della strategia, avvenuto a gennaio del 2012, al 31 gennaio 2022 il fondo ha generato un ritorno annuale medio del 6.6% (classe retail).

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DISCLAIMER: Le informazioni e le opinioni contenute in questo articolo non costituiscono un’offerta o una sollecitazione all’investimento e non costituiscono una raccomandazione o consiglio, anche di carattere fiscale, o un’offerta, finalizzate all’investimento, e non devono in alcun caso essere interpretate come tali.Prima di ogni investimento, per una descrizione dettagliata delle caratteristiche, dei rischi e degli oneri connessi, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto, disponibili presso i collocatori. Infatti, l’investimento in prodotti finanziari o in partecipazioni societarie è soggetto a fluttuazioni anche di grande entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso dei prezzi e del valore dell’investimento, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito.

 

Patrimoni&Finanza, i contenuti della settimana dal 4 al 10 Gennaio

Apriamo il 2021 con un focus sulle vicende di Enasarco, la cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari che non riesce ad esprimere una governance, se non a costo di infinite polemiche e strascichi legali, in grado di gestire le nuove sfide che attendono i 220.000 iscritti. Sull’argomento, un editoriale del nostro direttore e una interessante intervista a Valerio Giunta, delegato indipendente all’assemblea della Fondazione che si è riunita lo scorso 23 Dicembre, in un consesso tempestoso.

Tra le altre cose, ci occupiamo di Consulenza Finanziaria indipendente, con una intervista a Luca Mainò di Consultique, di Brexit, con la cronostoria di quello che è stato chiamato il “divorzio del millennio”, e di investimenti alternativi (champagne e auto d’epoca).

Questo ed altro ancora, con il consueto approfondimento.

Consulenza Patrimoniale, chi ne avrà la leadership? Una gara appena all’inizio tra SCF e banche reti

Secondo una analisi della Consob, circa la metà degli investitori italiani si dichiara favorevole a valutare la consulenza finanziaria a parcella. La vera partita, però, si gioca intorno alla c.d. Consulenza Patrimoniale. Luca Mainò: “il modello di consulenza finanziaria indipendente arriverà nei prossimi 5 anni a gestire il 10% delle masse complessive. LEGGI

Salta l’opportunità del “governissimo” in Enasarco. Troppa tensione ed obiettivi opachi da ambo le parti

In Enasarco sarebbe servita una maggiore maturità e spirito di collaborazione da parte delle opposte fazioni, una sorta di “governissimo”, basato su larghe intese, che finalmente si potesse occupare delle istanze della categoria, la quale attende ancora gli aiuti economici che solo una maggioranza stabile può finalmente garantire. LEGGI

Enasarco, elezione CdA nella bufera per un voto annullato. Fare Presto e Artenasarco: scendiamo in piazza

Qualunque governance dovesse uscire fuori da questo ennesimo passo falso a danno dei 220.000 iscritti, infatti, difficilmente potrà avere i margini per condurre con serenità e stabilità i piani per il rilancio e lo sviluppo della Cassa. Il commissariamento sembra l’ipotesi più concreta. LEGGI

Enasarco, Valerio Giunta: basta tensioni, chi si richiama al bene comune deve perseguirlo veramente

Una opinione “dal di dentro” sui recenti fatti della Cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari, raccolta da chi ha vissuto in prima persona la convulsa giornata del 23 Dicembre che ha segnato l’ennesima fase di tensione. LEGGI

Brexit, storia di un divorzio. Dal 1971 all’epilogo del 2020, l’uscita del Regno piace ai conquistatori europei

Come si è arrivati alla Brexit? La Gran Bretagna è passata da un impegno entusiastico nei confronti dell’UE ad un atteggiamento acrimonioso frutto di errori e calcoli politici. In mezzo, una generazione di delusi che, a distanza di cinquanta anni dai primi trattati, ha prevalso su chi avrebbe voluto rimanere in una Europa che oggi trae un enorme vantaggio dall’uscita del Regno. LEGGI

Per qualunque informazione o suggerimento, scrivete a redazione@patrimoniefinanza.com. Risposte assicurate entro 48 ore.

Enasarco, elezione CdA nella bufera per un voto annullato. Fare Presto e Artenasarco: scendiamo in piazza

Qualunque governance dovesse uscire fuori da questo ennesimo passo falso a danno dei 220.000 iscritti, infatti, difficilmente potrà avere i margini per condurre con serenità e stabilità i piani per il rilancio e lo sviluppo della Cassa. Il commissariamento sembra l’ipotesi più concreta.

Le elezioni, con la larga vittoria della lista Fare Presto, sembrava avessero riportato serenità in casa Enasarco, ma la recente assemblea dei delegati dello scorso 23 Dicembre ha riservato l’ennesima sorpresa negativa e, soprattutto, restituito un clima di rinnovata battaglia per una governance che, oggi più che mai, appare quasi impossibile da realizzare.   

Secondo i rappresentanti di Fare Presto, infatti, si sarebbe consumato “un vero e proprio colpo di mano, che non mancherà di creare strascichi anche a livello giudiziale”. In sintesi, nel pomeriggio del 28 Dicembre la commissione elettorale Enasarco, interpellata per valutare la validità della votazione di uno dei delegati – ritardata, pare, da problemi di connessione – ha deciso di invalidare quel voto, espresso durante l’assemblea del 23 dicembre da uno dei delegati eletti in quota “Fare Presto” e “Arténasarco“, determinando il risultato di dare la maggioranza al gruppo che è espressione della governance uscente.

Naturalmente, la decisione non è piaciuta affatto – per usare un eufemismo – a “chi aveva ottenuto la maggioranza nelle votazioni dello scorso ottobre, a cui avevano preso parte oltre 30.000 agenti e consulenti e più di 2.500 aziende mandanti” (come si legge nel comunicato di Fare Presto).

In una nota congiunta della coalizione composta da “Fare Presto” e “Arténasarco” – a cui oggi fanno riferimento Confesercenti, Confartigianato, Anasf, Assopam, Fiarc e Federagenti – viene espressa tutta la rabbia per questo capovolgimento del risultato elettorale, e non ci si sente di biasimare chi la esprime. Oggettivamente, infatti, quella coalizione aveva ottenuto la maggioranza dei voti totali espressi dagli iscritti, sia dal lato delle società mandanti (dove Confesercenti e Confartigianato hanno ottenuto il 51% dei voti complessivi espressi nelle elezioni del 24 settembre-7 ottobre) sia dal lato degli agenti, dove la coalizione era stata la più votata in Assemblea.

“Adesso, dopo quanto accaduto, – si legge nella nota della coalizione – anticipiamo la nostra intenzione a ricorrere in ogni sede avverso la sconcertante decisione della commissione elettorale e per chiederne conto a chi ha voluto assumersene la responsabilità”. “E’ stato ribaltato il risultato delle elezioni con un colpo di mano. Questo è inaccettabile: noi e le sigle che rappresentiamo agiremo in tutte le sedi giudiziarie e istituzionali. Andremo in strada e manifesteremo, se necessario, ma non lasceremo che la democrazia e la volontà degli elettori, che si sono chiaramente espressi per il cambiamento in seno a Enasarco, venga calpestata”.

Al di là delle legittime recriminazioni, sembra impossibile, a questo punto, un ritorno alla normalità. Qualunque governance dovesse uscire fuori da questo ennesimo passo falso a danno dei 220.000 iscritti, infatti, difficilmente potrà avere i margini per condurre con serenità e stabilità i piani per il rilancio e lo sviluppo della Cassa, nonché per assicurare la soluzione di alcuni problemi che rimangono sullo sfondo (quello degli agenti c.d. silenti, per esempio, e quello della continua perdita di iscritti).

Al punto in cui si è arrivati, l’unico scenario possibile sembra essere quello di un commissariamento.

Enasarco, Fare Presto vince ma non ha maggioranza assoluta. Mei: la Cassa sia una “casa di vetro”

Nonostante una vittoria larghissima, la maggiore lista di consulenti finanziari e agenti di commercio non raggiunge la maggioranza assoluta e potrebbe aprirsi ad alleanze. Mei: per garantire vera trasparenza, Enasarco deve diventare una “casa di vetro”, visibile a tutti dall’esterno e senza segreti per nessuno.

Il bilancio delle elezioni in casa Enasarco, oltre al capitolo di offese reciproche – da cui, oggettivamente, Fare Presto! si è solo difesa – mostra timidi segnali di ripresa dell’interesse da parte degli iscritti, ma soprattutto è destinato a segnare il futuro della Cassa di previdenza di agenti di commercio e consulenti finanziari, e a distruggere i precedenti equilibri su cui si era basata, nel bene e nel male, la Governance uscente.

Se da un lato, infatti, la tornata elettorale per il rinnovo dell’Assemblea dei delegati di Enasarco è stata caratterizzata dalla crescita dell’affluenza alle urne – pari a circa il 14,5% degli aventi diritto, contro l’11,34% del 2016 – dall’altro la vittoria  nettissima della lista Fare Presto!, con 14.019 voti e 18 seggi (a cui si aggiungono 5.919 voti e 7 seggi tra le case mandanti) preannuncia una sorta di rivoluzione, grazie alla quale 7 seggi su 15 sarebbero già sicuri, nel prossimo consiglio di amministrazione, per la lista capeggiata da Alfonsino Mei, e il tradizionale dominio di Confcommercio verrebbe meno.

Alfonsino Mei

Fare Presto!, però, non ha raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi in Assemblea, e pertanto si apre in Enasarco una stagione di possibili alleanze, in relazione alle quali sembrerebbe difficile escludere qualsiasi scenario in base al quale venga temerariamente esclusa dalla Governance proprio la lista che ha ottenuto complessivamente circa 20.000 voti, e che tra agenti e consulenti finanziari è stata scelta dal 44,81% degli aventi diritto al voto

Sull’argomento, Alfonsino Mei afferma che “i nostri consiglieri confermeranno il perseguimento degli obiettivi dichiarati in campagna elettorale, e cioè costante dialogo con gli iscritti e massima trasparenza nella gestione di Enasarco. La Cassa deve diventare una ‘casa di vetro‘, aperta a tutti e ben visibile dall’esterno, senza segreti per nessuno. Solo così potremo affermare il valore del cambiamento che abbiamo portato avanti durante i lunghi mesi trascorsi a raccogliere i consensi necessari ad arrivare all’ottimo risultato conseguito. Chi vorrà condividere il nostro programma, verrà ascoltato”.

Antonio Fricano

Antonio Fricano, consulente finanziario eletto anche lui tra le fila di Fare Presto!, dichiara “Sono contento per il grande successo della lista, ma aspetterei i risultati ufficiali per dare un giudizio definitivo. Mi sembra chiaro che, per la gestione futura dell’Ente, non si potrà prescindere dal risultato acquisito dalla nostra lista, e mi auguro che non sorgano strane coalizioni al solo scopo di impedire il cambiamento dentro Enasarco“.

La Governance futura di Enasarco, pertanto, è ancora appesa al filo di possibili (ma non facili) alleanze, ed i tempi non saranno così rapidi. Infatti, da statuto sono concessi fino a 45 giorni dalla fine delle elezioni prima di riunire l’Assemblea dei nuovi delegati, in occasione della quale verranno nominati i 15 consiglieri di amministrazione e, a cascata, le massime cariche della Fondazione

Enasarco, sul voto lo spettro dell’astensione. I candidati: capire le ragioni e coinvolgere gli iscritti

Siamo quasi alla fine della tornata elettorale di Enasarco, e la “lista dell’astensione” si conferma quella dominante, con una percentuale che potrebbe raggiungere l’85% degli aventi diritto al voto. Parola d’ordine per chi governerà: capire i motivi del disagio di una categoria.

Mancano ancora 2 giorni al termine della tornata elettorale di Enasarco, e chi sperava in una partecipazione massiccia alle votazioni – peraltro con modalità online – si sta rapidamente ricredendo. Infatti, mentre scriviamo, pare abbiano votato (tra agenti e ditte) poco più di 28.000 iscritti, e quindi si stima che il totale dei votanti, la sera del 7 Ottobre, potrà essere pari a circa 30.000 o poco più, su un numero complessivo di aventi diritto al voto pari a circa 220.000 iscritti alla cassa di previdenza complementare di agenti di commercio e consulenti finanziari.

Nonostante ci sia un leggero aumento rispetto alle elezioni del 2016 (meno di 26.000 votanti allora), non si può certo essere soddisfatti di una astensione di proporzioni davvero enormi. La base elettorale di una istituzione così importante, infatti, dovrebbe essere in grado di esprimere mediamente almeno 50-60.000 voti (e continuerebbero ad essere pochi…) per legittimare la governance nei quattro anni successivi.

Pertanto, a prescindere dal risultato che verrà evidenziato dalle urne, quello del coinvolgimento degli iscritti alla vita dell’Ente – da richiedere non solo in occasione delle elezioni – sembra accomunare diversi candidati “di peso”, pronti a rivestire il ruolo di delegati in assemblea oppure ad ambire a quello di consigliere in C.d.A..

Secondo Valerio Giunta (lista Consulenti Finanziari Uniti in Enasarco) “ad oggi ha votato una percentuale esigua rispetto ai 220mila agenti attualmente attivi. Ciò che più mi ha impressionato è che in questa tornata elettorale i toni accesi e le vicendevoli azioni a tratti diffamatorie hanno impedito uno svolgimento costruttivo del dibattito interno, con una conseguente disaffezione degli iscritti verso la partecipazione al voto. Sinceramente, a volte mi è sembrato di leggere le pagine di Novella 2000 invece dei contenuti di un confronto costruttivo e professionale, come sarebbe dovuto essere. Peraltro, è mancato totalmente il racconto dei risultati ottenuti fin ora da ciascuna lista, e un dibattito sui rispettivi programmi, cioè gli elementi fondamentali di una discussione elettorale. In una situazione di tensione come questa, è facile che la cosiddetta maggioranza silenziosa, e cioè coloro che credono in un confronto sano, si disinteressi all’Ente e non vada a votare. Dal momento che è proprio ciò che sta avvenendo, contiamo davvero che questi ultimi due giorni di voto possano coinvolgere coloro che agiscono con il cuore e la testa, sperando che scelgano come potenziale rappresentante in Assemblea chi abbia lavorato a favore della categoria con passione e dedizione”.

Manlio Marucci, segretario di Federpromm e candidato presso la lista “Enasarco Libera”, ritiene che “la bassa partecipazione alle votazioni per la elezione degli organi statutari di Enasarco, sebbene superiore rispetto a quella precedente, è la dimostrazione che il problema della Governance interessi poco gli aventi diritto al voto. Capirne le ragioni sarà elemento di analisi politica del voto a chiusura delle urne (mercoledì 7 ore 18). Significativo, invece, il dato riguardante le case mandanti, che hanno votato in percentuale quasi doppia rispetto alla partecipazione del voto 2016”.

Antonio Fricano, candidato nella lista “Fare Presto!”, afferma che “il dato parziale sui votanti rivela, sopra ogni cosa, un mancato coinvolgimento degli iscritti durante tutto il periodo in cui la precedente Governance ha amministrato Enasarco. Infatti, ricordiamo che gli aventi diritto al voto sono circa 220.000, e si è cercato di dialogare con loro soltanto nel periodo immediatamente precedente alla tornata elettorale. Questo atteggiamento non è stato produttivo, e oggi conferma il risultato di una sostanziale astensione dal voto degli iscritti. Pertanto, chiunque sarà alla guida nel prossimo quadriennio, se vorrà perseguire l’obiettivo di una maggiore partecipazione da parte di agenti e consulenti finanziari dovrà mettere in campo progetti per il loro coinvolgimento lungo tutta la durata del mandato, e non solo alla fine di essa. Per fare questo, potrebbe essere di aiuto coinvolgere l’assemblea dei delegati, riconoscendo ai suoi componenti un ruolo di impulso in alcuni progetti territoriali che coinvolgano la base e portino nuova fiducia nella Fondazione”.

Alfonsino Mei, candidato alla presidenza di Enasarco per la lista “Fare Presto!”, si dichiara “moderatamente soddisfatto per l’aumento dei votanti, il cui numero potrebbe complessivamente arrivare a circa 30.000 a chiusura delle votazioni, contro i 26.000 del 2016”. “Sono allo stesso tempo rammaricato”, aggiunge, “perché questa cifra è troppo esigua in proporzione al totale degli aventi diritto al voto, che sono 220.000. Pertanto, qualunque sia la Governance che uscirà fuori dalla tornata elettorale in corso, dovrà lavorare moltissimo in futuro per coinvolgere gli iscritti nella vita dell’Ente e portare alle prossime elezioni un numero finalmente significativo di votanti, affinchè chi governa sia maggiormente legittimato a farlo”.       

Elezioni Enasarco, ecco il programma della lista “Enasarco Libera”

Prosegue la pubblicazione dei programmi delle liste che si confronteranno, dal 24 Settembre al 7 Ottobre, per la governance di Enasarco. Marucci (“Enasarco Libera”): se lo Stato non applicasse agli investimenti delle Casse di previdenza la tassazione propria dei fondi speculativi, avremmo circa 400 milioni di euro l’anno in più da destinare al welfare per agenti e consulenti.

La Fondazione Enasarco, Cassa di previdenza integrativa obbligatoria degli agenti, dei rappresentanti di commercio e dei consulenti finanziari, svolge la sua mission istituzionale in un settore dell’economia in continua evoluzione, che negli anni ha subito profondi cambiamenti socio-economici con effetti su molteplici ambiti, dalle regole fondanti della stessa economia ai comportamenti degli operatori dei diversi mercati, passando dall’offerta e dalla domanda di welfare, assistenza e previdenza.

Gli enti deputati ad assicurare, con la contribuzione, forme di previdenza e assistenza obbligatori, si devono confrontare quotidianamente tale contesto, orientandosi costantemente alla innovazione per dare continuità di adattamento alle variabili che influiscono sulle esigenze degli iscritti.

Non sono sufficienti, infatti, le riforme pensionistiche (es. allungamento età di pensione, l’adozione del sistema contributivo o modifica coefficienti di trasformazione) per trovare soluzioni efficaci nell’era della trasformazione continua del lavoro. Per avere pensioni adeguate, occorre che i giovani entrino prima nel mercato del lavoro, altrimenti si troveranno con pensioni deboli per via dell’aumento dell’aspettativa di vita. Allo stesso modo, occorre aiutare i meno giovani che dovessero rimanere senza lavoro a poter contare su adeguati sostegni nelle fasi di non attività o di transizioni da un mandato all’altro.

Uno degli obiettivi essenziali – se non il primo di tutti – per garantire un futuro adeguato alla Fondazione Enasarco è quello del rilancio dell’attività di agente e di consulente attraverso la predisposizione di una strategia complessiva e di strumenti di welfare attivi, includendo nella platea dei soggetti obbligati ai versamenti anche i procacciatori e gli intermediari online. Vanno sviluppati anche l’intensificazione dei controlli contro le evasioni contributive e opportuni interventi, nell’ipotesi di mancato versamento dei contributi da parte delle ditte mandanti, diretti a evitare l’annullamento delle prestazioni previdenziali degli agenti e dei consulenti finanziari.

La Fondazione non può fare a meno di affiancarsi agli agenti e ai consulenti durante tutto il loro iter lavorativo, fornendo un percorso formativo continuo e strumenti al passo con le nuove tecnologie. In tale contesto, sarà opportuno proporre la costituzione in ambito Enasarco di un Osservatorio permanente sul mercato del lavoro degli agenti e dei consulenti, avente il compito di analizzare le tendenze attuali e, in un’ottica previsionale, i mutamenti futuri.

La garanzia di tutele sanitarie che valorizzino un’adeguata assistenza integrativa, di servizi a favore dello sviluppo professionale, di accesso al credito agevolato, di politiche a favore dei giovani, rappresentano un concreto impegno per Enasarco, anche alla luce delle difficoltà economiche di sistema degli agenti e dei consulenti, e dei cambiamenti che aumentano i periodi di interruzione e di non-lavoro per gli agenti e i consulenti stessi. Di conseguenza, sarebbe opportuno garantire agli iscritti una polizza sanitaria che possa offrire loro ulteriori e più ampie tutele, superando anche l’attuale polizza infortuni legata solo a particolari eventi. A tal riguardo si propone anche la creazione di una Enasarco Card per gli iscritti che, oltre a essere utilizzabile per i rapporti con la Fondazione, permetta anche di usufruire delle migliori convenzioni per il lavoro, la famiglia, le esigenze di vita degli agenti e dei consulenti.

Una delle missioni essenziali della Fondazione dovrà essere diretta a rafforzare e implementare i propri presidi e le competenze in materia di governance, controllo e finanza, al fine di garantire una sana e prudente gestione finanziaria a tutela dei propri iscritti. Pertanto, sarà necessario anticipare le migliori regole di gestione e trasparenza attraverso l’aggiornamento costante dei regolamenti interni e una continua attenzione all’etica, alla competenza e alla prevenzione del conflitto di interessi dei componenti degli organi e dei responsabili dei servizi e delle strutture.

Nella selezione degli investimenti deve essere ugualmente assicurata la trasparenza, correttezza e diligenza professionale, nonché la diversificazione dei prodotti selezionati. Pur considerando i criteri di rischio che saranno previsti dal regolamento specifico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sarà importante continuare a investire nei settori avanzati in cui è più forte la spinta verso lo sviluppo, nei settori in cui già opera o si può sviluppare il mercato dell’intermediazione a favore degli agenti di commercio, ponendo dunque attenzione all’impatto occupazionale.

Secondo Manlio Marucci, segretario di Federpromm-Uiltucs e candidato nella Lista Enasarco Libera, “va osservato che se lo Stato non applicasse agli investimenti delle casse di previdenza, finalizzati a valorizzare i contributi degli iscritti, la tassazione che si applica ai fondi speculativi, si disporrebbe di circa 400 milioni di euro l’anno in più da destinare al welfare volto a promuovere il lavoro e/o l’assistenza alla professione. Del resto, i valori mobiliari nella disponibilità di Enasarco, così come delle altre casse di previdenza, non sono semplici risparmi accantonati in un ottica individualistico-speculativa, bensì servono a coprire anche i costi di fondamentali servizi di assistenza che definiscono le finalità puramente sociali e collettive della Cassa. Per cui, lo Stato dovrebbe ridurre il livello di tassazione”.

Le sfide che coinvolgono oggi casse di previdenza come Enasarco, la seconda cassa d’Italia per dimensione e patrimonio, richiedono una forte accelerazione nel processo di modernizzazione. In tale contesto la riduzione dei costi e l’ottimale allocazione delle risorse diventano condizioni imprescindibili al fine di garantire un incremento dei servizi e una maggiore qualità degli stessi nei confronti degli iscritti. La riqualificazione delle competenze, sempre più tecniche e meno generaliste, e l’introduzione massiccia delle nuove tecnologie dovranno costituire le linee guida verso l’innovazione di una struttura che deve essere sempre più adeguata ai bisogni dei propri contribuenti.

Elezioni Enasarco, lo scontro accende solo i contendenti, ma spegne gli elettori

La sensazione è che si stia perdendo di vista ciò che conta di più, e cioè contenuti e programmi. Gli scontri elettorali troppo accesi notoriamente scoraggiano la partecipazione al voto. Giunta e Marucci: “Si rischia la diserzione alle elezioni. Basta con le recriminazioni, largo ai programmi”.

Fin dal rinvio delle elezioni previste ad Aprile scorso, i toni dello scontro tra le opposte fazioni in lizza per la governance di Enasarco sono sempre stati piuttosto accesi, ma mai come nell’ultima settimana, durante la quale dal dibattito sono scomparse del tutto le dichiarazioni programmatiche, ed ha fatto ingresso una dialettica di livello inaccettabile per una kermesse elettorale che, a prescindere dai candidati ( e dai loro rispettivi profili) deve – senza il condizionale – rappresentare un indispensabile punto di svolta.

Tutto è cominciato una settimana fa, con l’uscita di un articolo dal titolo “Agenti di commercio al voto per salvare le pensioni dai banchieri rapaci”, che già dal titolo non lasciava presagire nulla di costruttivo. Al suo interno, dichiarazioni bellicose – per usare un eufemismo – che riassumono il leitmotiv di parte dell’attuale maggioranza: “….(quello di Enasarco) è un tesoretto che potrebbe fare la felicità di investitori, speculatori, politici. Anche della finanza vaticana, considerando i rapporti tra i personaggi che sostengono la lista “Fare bene, fare presto”….D’altronde Alfonsino Mei, l’esponente di maggior spicco della lista anti agenti, non è certo uno che si sia sporcato le mani con un lavoro da agente di commercio. Lui è un guru della finanza; lavora per una banca, poi per l’altra, cambia casacca più rapidamente di un giocatore di calcio.…”.

Ha fatto seguito una newsletter di Usarci, recante più o meno gli stessi concetti, anche questi piuttosto simili al gossip che alla dialettica politica: “…Una lista chiamata “Fare Bene Fare presto”, che da mesi spende ingenti somme per dare vigore alla propria campagna elettorale (insolitamente costosa…) nasconde torbide caratteristiche, difficilmente compatibili con una lista che sostiene di voler combattere per il bene degli agenti di commercio e della Cassa. Alfonsino Mei, consigliere di amministrazione Enasarco. Finanziere. Il “bad boy” del sistema bancario italiano. “Cambiacasacca” per eccellenza, famoso alle cronache per le sue lussuriose feste romane, meno famoso forse per i suoi presunti legami con una certa “finanza rapace”. Chissà che dietro la sua voglia di diventare presidente di Enasarco non ci sia, più che la volontà di fare il bene degli agenti, il grande desiderio di mettere le mani sui miliardi di Enasarco, per investirli a piacimento suo e di certi amici suoi”.

E Usarci non le manda a dire anche al candidato Luca Gaburro, “….consigliere di amministrazione Enasarco. Sindacalista. Il segretario nazionale di Federagenti ci riprova e salta sul “carro della banda”. Prima degli amici di Fare Presto, il signor Gaburro ha potuto contare sul suocero (sì, il suocero!) che prima di essere fondatore di Federagenti, ricopriva il ruolo di Avvocato di Stato patrocinante Enasarco. Un legame di parentela estremamente utile che ha permesso a Gaburro di farsi strada in Federagenti e poi in Enasarco….”.

L’attacco all’attuale minoranza veniva condito dalla diffusione sui social network del logo della lista “Fare Presto!” modificato in senso ai più apparso come offensivo, e che probabilmente sarà oggetto di inevitabili – e legittimi – strascichi giudiziari.

E così, dopo sei giorni di attesa ferragostana, non si è fatta più attendere la replica proveniente proprio dalla lista “Fare Presto!”, la quale per bocca di un comunicato della FIARC comunicava che “…l’articolo si caratterizza per il contenuto altamente diffamatorio nei confronti delle persone citate e, per tale motivo, sarà oggetto di apposita denuncia presso la Procura della Repubblica. (L’articolo) E’  un evidente segno del basso livello di comunicazione da parte di chi ha appoggiato per anni l’azione dell’attuale maggioranza del CdA, approvando tutte le delibere più nefaste e che oggi, non potendo più rappresentare con credibilità la categoria, non ha altri mezzi che calunniare i propri avversari.…..Noi non vogliamo metterci sullo stesso piano di chi ha redatto l’articolo, perché la calunnia e la diffamazione non costituisce la nostra storia…”. 

Secondo FIARC, coloro che hanno diffuso certe affermazioni “…sono le stesse organizzazioni sindacali che hanno sostenuto e decantato l’ennesima storiella sull’anticipo del FIRR agli agenti. Ad oggi ancora nessun iscritto ha, infatti, visto un solo euro: e ciò solo per evidenziare come sia facilmente dimostrabile, per nostra fortuna, come chi oggi governa la Fondazione non abbia avuto a cuore gli agenti e i consulenti ma solamente la propria poltrona. Dal comodo dei loro ombrelloni dorati, nella comodità del caldo agostano, questi signori sono impegnati a spargere fango e bugie, invece di lavorare per gli iscritti….”.

Il comunicato di FIARC, tra le altre cose, aggiunge “….Speriamo che arrivi il momento in cui l’attuale Presidenza della Fondazione ritenga doveroso informare tutti gli iscritti circa gli esiti dei rilievi fatti alla governance dell’Ente da una attenta e approfondita ispezione di alcuni mesi fa ad opera del MEF, anche alla luce del coinvolgimento della Procura della Corte dei Conti….Il vero motivo di tanta bassezza nelle comunicazioni è, soprattutto, quello di distogliere l’attenzione dalle proposte utili e necessarie per salvare la Fondazione ed avviare quella ripartenza necessaria per tutelare le pensioni di oggi e di domani….”.

Lo scontro, pertanto, rischia di tracimare al di là degli argini – piuttosto ampi, peraltro – della politica, e ciò fa temere conseguenze negative in termini di ritorno elettorale. Al di là delle reciproche accuse, infatti, la sensazione è che si stia perdendo di vista ciò che conta di più, e cioè contenuti e programmi. Gli scontri elettorali all’ultimo sangue, infatti, pur incuriosendo una minoranza degli aventi diritto al voto, notoriamente scoraggiano la partecipazione della maggioranza di essi, e se ciò dovesse accadere si aprirebbero nel dopo-voto scenari dominati da una assoluta incertezza riguardo la futura governance di Enasarco.

Su questa lunghezza d’onda sembra essere Valerio Giunta, candidato all’assemblea dei delegati per la lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” e molto attivo sui canali social, secondo il quale “i toni dello scontro hanno raggiunto un livello non più accettabile, e rischiano di alimentare negli iscritti confusione e rabbia verso coloro che si candidano ad amministrare l’ente. Se vogliamo portare al voto il maggior numero possibile di agenti di commercio e consulenti finanziari, bisogna tornare a parlare urgentemente ed esclusivamente dei problemi che affliggono la categoria e di come possiamo intervenire per risolverli, dando priorità ai programmi. Dobbiamo migliorare il rapporti con gli iscritti, e questo può avvenire solo garantendo trasparenza ed efficienza. L’esperienza della pandemia ci spinge a migliorare le prestazioni di assistenza integrativa e sanitaria erogate dalla Fondazione, abbiamo l’obbligo morale di farlo, così come abbiamo la responsabilità di riportare in Enasarco i giovani, senza i quali l’intera categoria rischia di indebolirsi. Possiamo ottenere questo risultato attraverso l’istituzione di corsi e webinar di formazione, e soprattutto puntando al riconoscimento accademico della professione di venditore, vero e proprio lasciapassare per le nuove generazioni di agenti”.

Getta acqua sul fuoco anche Manlio Marucci, segretario nazionale di Federpomm-Uiltucs e candidato nella lista “Enasarco Libera”. “Non condivido questi toni così accesi, che non fanno bene al clima generale che deve dominare costruttivamente il periodo antecedente le elezioni. Vorrei ricordare che gli iscritti alla cassa Enasarco provengono da un periodo difficilissimo dal punto di vista professionale ed economico, e pertanto non sono interessati ad uno scontro che sia basato, anziché sui programmi e sulle iniziative da intraprendere a tutela degli iscritti, su reciproche recriminazioni. Andando avanti così, avremo sicuramente un numero di votanti inferiore a quello, già molto basso, del 2016”. 

Patrimonio Enasarco, la maggioranza non molla la presa. Chi è in buona fede non teme le elezioni

Per chi governa, le elezioni non dovrebbero fare paura, bensì incoraggiare la partecipazione, ed essere un traguardo prima del quale poter confermare la bontà del proprio operato e mettere a tacere critiche e rilievi. Pertanto, cosa ha da temere l’attuale maggioranza del Consiglio di Amministrazione di Enasarco?

Editoriale di Alessio Cardinale*

A poche settimane (o mesi, non è dato saperlo) dalle elezioni in casa Enasarco, non sorprendono i toni della contese tra le opposte fazioni. In particolare, chi ha contribuito a governare la Cassa fino ad oggi parla, già da tempo, di un “tentativo di scalata” – lo ha fatto, tra gli altri, Antonello Marzolla, componente, del Consiglio di Amministrazione, in rappresentanza dell’USARCI, da più di 14 anni – messo in atto da “…..gruppi finanziari e politici attratti dalla possibilità di gestire a loro piacimento un patrimonio di circa otto miliardi di euro e non sicuramente da quello di assicurare le pensioni degli Agenti di commercio”. In pratica, secondo questo principio, voler partecipare alla tornata elettorale, come previsto dalle regole di governo di Enasarco, viene visto (da chi probabilmente le teme) come un atto di “belligeranza”, e non come l’effetto della necessaria democrazia cui anche Enasarco, da qualche anno soltanto, deve sottostare.

Evidentemente, qualcuno non si è ancora abituato al pensiero di poter perdere il controllo della Cassa. Infatti, a giudicare dalle reazioni un po’ scomposte di alcuni “ufficiali di brigata” – e dei loro fedelissimi caporali, mandati in avanscoperta sui social dai loro leader – si ricava la sensazione esatta e contraria, e cioè che chi abbia governato fino ad oggi non intende “mollare l’osso”, e vorrebbe rimanere saldamente attaccato alla poltrona continuando a gestire quel patrimonio come se nulla fosse successo nel frattempo.

Naturalmente, il forte interesse strategico di organizzazioni come ANASF a poter gestire, oltre gli immobili, i circa 4,5 miliardi di patrimonio mobiliare non è certamente infondato, e nessuno – quindi, neanche ANASF – ha la “patente” di bravo gestore, ma coloro che oggi siedono in maggioranza nel CdA di Enasarco dovrebbero comunque tenere presente che il giudizio sul loro operato, prima e dopo il confronto elettorale, è un fatto ineluttabile, come le stesse elezioni. A meno che, pur di non farle, essi non preferiscano arroccarsi definitivamente – magari sperando in un ritorno autunnale del virus – e attendere i lunghi tempi previsti affinchè una certa politica accomodante si produca in un salvifico commissariamento.

Relativamente alla passata gestione, c’è da dire che i rilievi delle Istituzioni ai gestori del patrimonio Enasarco non sono mai mancati, anche durante la precedente presidenza di Brunetto Boco. Già nel Gennaio del 2015, la Commissione bicamerale di controllo sugli enti gestori di forme di previdenza privatizzate (presieduta dall’on. di Gioia), alla luce delle risultanze di una indagine conoscitiva sulla Fondazione, aveva segnalato ai ministeri vigilanti l’opportunità di procedere al commissariamento dell’Ente. La Commissione era arrivata a tale conclusione dopo aver svolto indagini proprio sulla gestione finanziaria e immobiliare dell’Ente, probabilmente ritenendo poco soddisfacenti le audizioni dei vertici della Cassa avvenute nei mesi precedenti. In più, sulla gestione dell’Ente erano state presentate decine di interrogazioni parlamentari di qualunque colore politico, una serie di esposti del M5S alla Banca d’Italia, alla Consob, alla Covip, alla Corte dei Conti, e la richiesta di istituire una commissione parlamentare di inchiesta (On. Ricchiuti, PD). Anche un servizio televisivo di Report (su RaiTre), contribuiva non poco a gettare ombre sulla gestione del patrimonio.

Il 2019 di Enasarco, peraltro, si qualificava come annus horribilis per i suoi ruoli apicali, costretti com’erano a fronteggiare anche due vicende piuttosto imbarazzanti. La prima è quella relativa ai fondi immobiliari Megas e Michelangelo Due, controllati in maggioranza dalla Cassa e gestiti in precedenza da Sorgente SGR, a seguito della quale l’Ente dava mandato per un esposto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Roma contro il presidente di Sorgente Valter Mainetti, e l’ex presidente di Enasarco, Brunetto Boco, querelava per diffamazione lo stesso Mainetti (che veniva rinviato a giudizio). La seconda riguarda Il palazzo londinese di Sloane Avenue, venduto al Vaticano dal finanziere Raffaele Mincione ad un prezzo triplo rispetto a quello d’acquisto,  finito al centro di un’inchiesta della Procura di Roma che ha indagato lo stesso Mincione, insieme ad alcuni funzionari di Enasarco, per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa. Gli accertamenti svolti dai carabinieri del ROS, infatti, avevano ipotizzato che per comprare il lussuoso palazzo londinese fossero stati utilizzati i soldi che l’Ente aveva destinato ad altre finalità.

Verso la fine del 2019, all’avvicinarsi del momento delle elezioni (poi rinviate sine die), le polemiche montavano come un’onda di tsunami che si avvicina alla costa, alimentate dal disappunto dei consiglieri di opposizione che lamentavano come tutti i loro appelli a discutere le modifiche statutarie relative all’ampliamento dell’elettorato passivo, alla trasparenza gestionale ed al maggior ruolo dell’Assemblea dei Delegati – tutte misure tese a favorire maggiore partecipazione alle decisioni della Cassa – fossero caduti nel vuoto, e la Commissione che si occupava di studiare le modifiche allo Statuto ed ai regolamenti fosse stata chiusa insieme a tutte le altre commissioni consiliari proprio con il voto del presidente e della forte maggioranza (10 contro cinque) che lo sostiene.

Lo scorso mese di Marzo, in piena pandemia, avviene l’epilogo: la governance della Cassa, con una delibera dei consiglieri di maggioranza del CdA uscente, adottata in occasione di un consiglio straordinario convocato ad hoc, approva (con il voto contrario di tutti e cinque i consiglieri di minoranza) il rinvio sine die delle elezioni già previste per la seconda metà di aprile, motivando che la crisi epidemica in corso rendeva impossibile svolgere riunioni elettorali e dibattiti tra liste di candidati ed elettori. Una decisione “schizofrenica”, per così dire, se consideriamo che quattro anni prima la Cassa aveva finalmente deciso di darsi una governance democratica, dopo decenni di gestione pressoché ininterrotta della Confcommercio, prevedendo l’adozione del voto elettronico, e favorendo così le prime elezioni democratiche della Fondazione svolte con modalità digitali, senza richiamare la necessità di comizi o assemblee preventive (e senza neanche il Covid19 a fare da alibi). 

Sull’argomento è recentemente intervenuto anche Manlio Marucci, Segretario di Federpromm-Uiltucs, secondo il quale “La mia posizione è che le elezioni sono una fase irrinunciabile della vita dell’Enasarco, e non si possono rinviare ancora senza causare ulteriori disagi e malintesi. In ogni caso, in occasione della riunione del prossimo 30 Giugno è mia intenzione presentare una mozione d’ordine proprio sulle elezioni, affinchè si tengano il più presto possibile”.

L’atteggiamento dilatorio dimostrato in occasione delle elezioni, poi, è stato confermato dalla dirigenza dell’Ente in occasione della discussione sull’anticipo del FIRR, misura reclamata a gran voce dalle migliaia di agenti in estrema difficoltà finanziaria a causa della pandemia. Su questa vicenda, Patrimoni&Finanza è già intervenuta con un articolo premonitore – a Marzo, quando nessuno ancora si sognava di parlarne – e con un approfondimento successivo, che ha suscitato le ire scomposte di qualcuno sui social network.

Ci sono andati giù pesante i consiglieri in quota FIARC, Confesercenti, ANASF e Federagenti, che hanno attaccato duramente “un consiglio sottoposto alla sconsiderata volontà di una maggioranza di 10 consiglieri su 15, che a colpi di delibere si è incatenata alla propria poltrona, rinviando a data da destinarsi le elezioni…un consiglio che ha insozzato la richiesta dell’anticipo del FIRR riducendola a una mera mancetta elettorale (il 10%, anziché il 30%, n.d.r.)….. Enasarco non ha soldi per gli iscritti (nemmeno quando si parla di soldi “degli” iscritti) perché anche in questi quattro anni all’amministrazione è mancato un piano serio, strutturato e trasparente”.

Del resto, la decisione di rinviare la tornata elettorale a data da destinarsi deve essere stata davvero difficile da prendere, tanto da paralizzare persino chi, nella Fondazione, cura l’aggiornamento della relativa pagina web, ancora bloccata alle date del 17-30 Aprile 2020, senza alcun doveroso riferimento ufficiale del rinvio.

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Pertanto, appare chiaro che l’attuale governance della Fondazione – e con essa, tutte le sigle che la sostengono in modalità “lungo sonno” da molti anni – abbia molto da spiegare, ai propri elettori, per rimanere in sella e non apparire come esclusivamente “incollata” alla poltrona. Non è mai utile, infatti, mostrare insensibilità alle richieste di cambiamento in termini di governance più condivisa, di maggiore controllo da parte dell’assemblea dei delegati, di efficiente organizzazione della struttura e di soddisfacente risultato delle politiche degli investimenti, i quali devono assicurare un rendimento tale da conservare ed accrescere la sostenibilità dei risultati e delle prestazioni di previdenza e assistenza.  Non è mai utile utilizzare le calamità naturali per opporre rinvii a data da destinarsi, senza apparire in preda alla paura per la possibile (e probabile) sconfitta. Gli elettori, infatti, fanno presto a fare cattivi pensieri, e magari immaginare, senza alcun fondamento, chissà quali inconfessabili irregolarità possono venire alla luce dopo il cambio di guardia.

Per chi governa, le elezioni non dovrebbero rappresentare un evento di cui aver paura, bensì un incoraggiamento alla partecipazione, un traguardo prima del quale poter confermare la bontà del proprio operato e mettere a tacere critiche e rilievi. Pertanto, se si è in buona fede, e si può dimostrare di aver operato nell’interesse della Cassa e degli iscritti, non c’è alcun motivo di tardare ancora il confronto elettorale. Giusto?

* Direttore editoriale di Patrimoni&Finanza