Aprile 22, 2026
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Agenti di commercio e consulenti finanziari: le organizzazioni chiedono più tutele, ma in ordine sparso

Anasf, Assopam, Federagenti e Fiarc, da un lato, e Federpromm più Anaaf, dall’altro, chiedono al Governo maggiori tutele per le categorie rappresentate. Lo fanno, però, in ordine sparso, come due tribù indiane avversarie, ciascuna dalla propria riva del fiume di un Italia che, serenamente, va in pezzi.

 Editoriale di Alessio Cardinale

Sebbene con due documenti separati, i due maggiori raggruppamenti associativi e sindacali a sostegno delle “categorie Enasarco” degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari intervengono, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, per chiedere al Governo maggiori tutele di fronte al nuovo periodo di lockdown delle attività.

Infatti, come sappiamo, il nuovo DPCM introduce fino al 3 dicembre 2020 regole più restrittive rispetto al decreto del 24 ottobre, dividendo l’Italia in tre aree a seconda del rischio. A seconda dei casi e con differenti modalità, sono previste la chiusura degli esercizi commerciali e la limitazione della mobilità sia per il trasporto pubblico che per quello privato, con evidente nocumento per le due categorie degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari, che proprio della mobilità costruiscono, giorno per giorno, la propria attività anche in territori posti al di fuori del proprio comune e, spesso, della propria regione.

Per questo motivo, la scorsa settimana abbiamo visto insorgere le sigle ANASF, ASSOPAM, Federagenti e FIARC le quali, in una nota congiunta, comunicavano come dalle stime previsionali fosse emerso che “….agenti di commercio, consulenti finanziari, agenti in attività finanziaria e aziende mandanti saranno costrette a pagare il prezzo più alto, con inevitabili fallimenti o la cessazione di migliaia attività, trattandosi di professionisti dell’intermediazione che per lo più, hanno come clientela imprenditori che operano nei settori oggetto di chiusura totale o parziale”. E poi “….chiudere un esercizio commerciale significa colpire tutta la filiera, e limitare la mobilità significa complicare l’attività comprimendo in modo drammatico le provvigioni. Migliaia di colleghi hanno già chiuso per sempre. Nonostante i nostri continui appelli, ancora una volta dobbiamo segnalare la totale mancanza di attenzione da parte delle Istituzioni verso più di 200.000 imprese dell’intermediazione operanti sul territorio”.

Alla luce delle circostanze, pertanto, le quattro sigle chiedevano al Governo di “garantire i necessari ristori di Sopravvivenza anche alle categorie rappresentate”, dal momento che le stesse non godono di alcun ammortizzatore sociale e non devono essere considerate “categorie di serie B”.

Quasi contemporaneamente, Federpromm  e Anaaf chiedevano, con una propria nota al Governo, l’estensione dei benefici economici legati all’emergenza epidemiologica da COVID-19  anche per gli agenti finanziari che operano come società, aggiungendo un ulteriore tassello al precedente grido di allarme e rafforzando, forse involontariamente, l’azione di moral suasion delle altre sigle. “Con le recenti modifiche apportate al decreto-legge dell’8 aprile 2020,n,23 convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2020,n.40 relativo agli interventi pubblici volti a mitigare gli effetti economici dell’emergenza epidemiologica derivanti dal coronavirus in cui sono stati inseriti anche le persone fisiche esercenti attività di cui alla sezione K del codice ATECO, escludendo di fatto gli agenti in attività finanziaria che esercitano la propria attività come persone giuridiche, Federpromm-Uiltucs  unitariamente all’Associazione di categoria Anaaf, (quest’ultima recentemente costituita  in rappresentanza  degli agenti) hanno ritenuto di avanzare alle forze politiche un emendamento  al  testo in discussione al Senato (c.d. Decreto Ristoro, art.13,comma 1),volto ad inserire  anche gli “agenti in attività finanziaria che operano come persone giuridiche“, recita la nota.

Tutto giusto, bello e sacrosanto, direbbe qualcuno. Ci si chiede, però, per quale motivo tutte queste sigle (ed anche tutte le altre, ognuna con pe proprie note in ordine sparso), evidentemente divise fino a qualche settimana fa dai toni aspri della tornata elettorale in Enasarco, non siano state capaci di ritrovare la via del dialogo in una circostanza così grave, con una pandemia che non accenna a diminuire ed anzi, rispetto alla scorsa primavera, mostra maggiore aggressività ed un bel carico di morti tra la Società Civile e tutti i ceti produttivi del Paese.

Unire le forze, in questo frangente, avrebbe conferito maggiore fiducia proprio agli iscritti di Enasarco. Questi ultimi, oggettivamente, non ne possono più di vedere due fazioni che,  come tribù indiane avversarie, si combattono e poi mal si sopportano, ognuna dalla opposta riva del fiume di un Italia che, serenamente, va in pezzi.

I sindacati degli agenti di commercio al premier Conte: ricavi in caduta libera, si attivi il Decreto Ristori

Anche le sigle sindacali storicamente vicine agli agenti di commercio intervengono con una lettera aperta al Governo Conte, chiedendo di includere gli iscritti ad Enasarco nel c.d. Decreto Ristori.

Usarci, Uiltucs, Fnaarc, CGIL-Filcams, Fisascat e UGL Terziario hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri Conte, al Ministro dell’Economia Gualtieri, al Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli ed al Ministro del Lavoro Catalfo, per chiedere di intervenire in favore degli agenti di commercio attraverso il c.d. Decreto Ristori.

“In rappresentanza degli agenti e rappresentanti di commercio di tutta Italia, reiteriamo le istanze contenute nelle precedenti comunicazioni del 24 giugno e del 9 settembre 2020”, esordisce la lettera. “Non riteniamo più procrastinabile l’adozione di provvedimenti a sostegno di questa categoria di lavoratori che, ogni anno, intermedia più del 70% del Pil del nostro Paese”.

In occasione della seconda ondata in corso, la situazione complessiva degli agenti di commercio è allarmante, considerato che l’obbligo di chiusura di numerose attività commerciali e turistiche comporta l’impossibilità anche per gli agenti che operano con queste categorie a svolgere il proprio lavoro e, pertanto, a dover subire un calo vistoso dei ricavi per la seconda volta nello stesso anno.

“Riteniamo che sia fondamentale inserire tra i beneficiari del nuovo Decreto Ristori anche gli agenti di commercio coinvolti indirettamente dalle chiusure previste dal DPCM (facilmente individuabili attraverso gli specifici codici ATECO) che vedranno notevolmente diminuire, se non azzerare completamente, le vendite con i clienti delle categorie coinvolte. Ciò, peraltro, trova fondamento nello stesso Decreto Ristori che, all’art. 1, comma 2, prevede che possano essere individuati ulteriori codici ATECO riferiti a settori economici aventi diritto al contributo, ulteriori rispetto a quelli riportati nell’Allegato 1 del decreto”, aggiungono i sindacati nella lettera.  

“In alternativa al Decreto Ristori, auspichiamo che il Governo voglia applicare i benefici derivanti dal Fondo Perduto anche agli agenti di commercio”, conclude la lettera al Governo.

Manlio Marucci

Sul punto, Manlio Marucci afferma che “In un contesto generale di difficoltà, in cui tutte le categorie economiche subiscono una drastica diminuzione dei ricavi senza intravedere ancora il superamento dell’emergenza sanitaria, si diffondono sentimenti generalizzati di paura e frustrazione che – indipendentemente dalla natura dei provvedimenti adottati dal Governo – possono generare comportamenti socialmente non più controllabili. Esiste, quindi, una oggettiva esigenza di dare aspettative concrete alle categorie più danneggiate, tra le quali gli agenti di commercio detengono un triste primato”. “Servono risposte coerenti all’evolversi della situazione – continua Marucci – e interventi più incisivi dal lato dell’offerta di welfare ai soggetti oggi più esposti alla crisi, come, appunto agenti di commercio e consulenti finanziari”. “Vorrei ricordare – aggiunge il Segretario di Federpromm-Uiltucs -che queste categorie di professionisti determinano una gran parte del PIL italiano, e che l’assenza prolungata di un vero sostegno economico, rapido e a fondo perduto, non consentirebbe a decine di migliaia di loro di superare né la seconda ondata in corso, né una eventuale ondata successiva, dando così il colpo di grazia alla fragile economia del Paese”.

“Il Governo – conclude Marucci – nell’adottare le proprie decisioni non può più prescindere dalla cosiddetta variabile umana, senza la quale il recupero di stabilità economica e sicurezza del sistema sociale, a pandemia finalmente terminata, sarà quasi impossibile”.

Il Senato dice sì ai consulenti finanziari per i prestiti garantiti dal Fondo di Garanzia

Anasf si era mossa già a Maggio per far rientrare i consulenti finanziari nel novero di coloro che possono usufruire del finanziamento concesso invece ad altre categorie professionali, ma un primo emendamento al Decreto Liquidità era stato ritenuto in prima battuta ammissibile, e successivamente non approvato.

Alla fine il Senato è riuscito a superare la discriminazione che vedeva i consulenti finanziari erroneamente equiparati – quasi per proprietà transitiva – alle grandi aziende del Credito, e pertanto non meritevoli di beneficiare dei finanziamenti garantiti dal Fondo di Garanzia statale.

Nello scorso mese di Giugno, la Legge di Conversione del Decreto Liquidità aveva esteso la platea dei soggetti che possono beneficiare della garanzia del Fondo PMI, inserendo gli agenti di assicurazione, i subagenti di assicurazione e i broker iscritti alla rispettiva sezione del Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi (RUI). I consulenti finanziari, essendo iscritti anch’essi a tale Registro, avrebbero potuto – e secondo Anasf avrebbero dovuto – essere equiparati al codice attività dei sub-agenti assicurativi iscritti al RUI. Ma anche questa ipotesi era decaduta.

Fiammetta Modena

Per questo motivo, erano stati presentati e pubblicati in Commissione Bilancio, con parere favorevole, due ordini del giorno di potenziale interesse per la categoria. In particolare, il primo faceva riferimento alla sezione K del codice ATECO, che avrebbe consentito l’estensione dei finanziamenti anche ai consulenti finanziari, ed è esattamente ciò che è successo, dal momento che l’Aula del Senato ha approvato, con 148 voti favorevoli, 117 contrari e nessun astenuto, la fiducia chiesta dal Governo sul maxi emendamento interamente sostitutivo del Decreto Agosto, con il quale “Al fine di mitigare gli effetti economici dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e di favorire l’accesso al credito per far fronte alle esigenze di liquidità dei professionisti nella fase della ripartenza del Paese”, tutte le persone fisiche esercenti attività riconducibili alla sezione K del codice ATECO potranno usufruire dei finanziamenti garantiti da Fondo di Garanzia.  

Grazie al lavoro in Commissione Bilancio della Senatrice Fiammetta Modena e all’attività di sensibilizzazione di Anasf sulle criticità vissute dai consulenti finanziari nei mesi di emergenza sanitaria, il Governo ha accettato la riformulazione dell’emendamento 64.3 che include ora anche i consulenti finanziari tra coloro che possono accedere alle forme di sostegno previsto per altre figure professionali, ed il provvedimento passa ora all’esame della Camera, dove è atteso in aula giovedì 8 per il via libera definitivo, per poi essere convertito in legge entro il 13 ottobre.

Luigi Conte (Anasf)

Si tratta di un grande passo in avanti compiuto dal mondo politico. Anasf ribadiva da mesi la necessità di estendere anche ai consulenti finanziari la possibilità di accedere ai finanziamenti garantiti, al pari di quanto concesso ad altre figure. Ancora una volta, e sempre con più vigore, l’Associazione ha dimostrato di portare avanti le istanze della categoria, a tutela di una professione – quella di consulente finanziario – che oggi più che mai si rivela preziosa nell’accompagnare le famiglie italiane in un percorso di ripresa. Anche per questo abbiamo voluto richiamare l’attenzione del Governo sulle difficoltà che pure hanno colpito i tanti colleghi su tutto il territorio nazionale”, ha commentato il Presidente Anasf Luigi Conte

Federpromm scrive a Conte. Estendere i bonus delle PMI a tutti i professionisti del risparmio

E’ necessario che i bonus previsti dal Governo vengano erogati a tutti, senza ulteriori strumenti di selezione, al fine di non aggravare ulteriormente lo stato di precarietà e di difficoltà  personale in cui attualmente si trovano tutti i lavoratori autonomi.

Roma 05 maggio 2020 – Con una nota inviata al Presidente del Consiglio e al Ministro del Lavoro e del Mef, Federpromm ha voluto richiamare l’attenzione del Governo a voler comprendere, nei prossimi provvedimenti in fase di approvazione, anche le figure professionali che oggi sono particolarmente attente alla tutela del risparmio delle famiglie italiane (consulenti finanziari, agenti in attività finanziaria e agenti assicurativi) affinchè possano beneficiare delle agevolazioni previste per le PMI, potenziando il Fondo Centrale di Garanzia.

Ecco il testo integrale:

In considerazione delle varie iniziative che il Suo Governo ha intrapreso e intende prossimamente adottare per poter superare la difficilissima situazione di crisi che interessa il nostro Paese, causa la pandemia di Covid 19, con evidenti ricadute su una possibile veloce ripresa di tutto il tessuto economico e produttivo ma anche – ci auguriamo – sulla tenuta dei rapporti occupazionali e delle conseguenti positive relazioni sociali, la scrivente Organizzazione sindacale Federpromm (Uiltucs)  in rappresentanza delle categorie associate (consulenti ed agenti finanziari, agenti e altri operatori del mercato finanziario ed assicurativo) chiede di estendere le agevolazioni previste per le PMI dal DL Liquidità, anche a tali figure professionali potenziando il Fondo Centrale di Garanzia PMI. 

Tale richiesta già fortemente avanzata sia dal Presidente dell ‘Organismo dei CF (OCF), prof.ssa C.R. Bedogni, e dal  Presidente dell’ OAM, prof. A. Catricalà, come da altre Organizzazioni di rappresentanza, è rispettosa del principio di uguaglianza costituzionalmente garantito per tutte le categorie professionali sopra citate e costituisce valido strumento di sostegno per poter consentire – in questo difficilissimo momento di identità collettiva  – il riavvio e rilancio di tutta la filiera delle attività finanziarie, di protezione, di educazione finanziaria  e di sviluppo della ripresa economica dell’Italia. 

In ultimo si vuole segnalare come il bonus di 600,00 euro per gli autonomi, già  erogato ad oltre 3,5 milioni di utenti, veda ancora in attesa circa 700 mila lavoratori autonomi. E’ pertanto necessario che il bonus venga erogato a tutti, senza ulteriori strumenti di selezione, al fine di non aggravare ulteriormente lo stato di precarietà e di difficoltà  personale in cui attualmente si trovano.

Manlio Marucci – Presidente  Federpromm””

Emergenza Covid-19, bonus 600 euro anche per i consulenti finanziari. Enasarco si smarca

Federpromm:  il chiarimento della sottosegretaria Guerra è avvenuto a seguito della nostra lettera, inviata al Governo, per chiedere certezze sulla estensione del provvedimento di sostegno anche agli operatori del mercato finanziario, creditizio ed assicurativo.

La sottosegretaria al MEF Cecilia Guerra ha reso noto che l’indennità di 600 euro prevista nel decreto Cura Italia per il mese di Marzo per i lavoratori autonomi spetta “a tutti i titolari di partita IVA”, e quindi anche ai consulenti finanziari ed agli agenti finanziari iscritti all’Enasarco, fugando in questo modo le difficoltà interpretative dell’ art. 28 del decreto che avevano indotto varie organizzazioni sindacali di categoria (tra cui la Federpromm-UILTUCS), ad inviare una lettera al Governo a cui chiedere certezze sulla estensione del provvedimento di sostegno anche agli operatori del mercato finanziario, creditizio ed assicurativo.

Cecilia Guerra sottosegretario Economia

Avranno diritto al bonus, afferma la sottosegretaria Guerra, tutti i lavoratori autonomi che potranno dimostrare di aver subito “una perdita di fatturato pari ad almeno un terzo di quello ottenuto nell’ultimo trimestre del 2019”. Adesso si attendono le direttive operative e le modalità di richiesta del bonus, che verranno presto pubblicate nel sito web dell’INPS.

A fronte di un intervento complessivo sul mondo del lavoro pari a 10 miliardi, la cifra messa sul piatto per i lavoratori autonomi è di soli 200 milioni (cioè solo il 2% del totale), nonostante il c.d. “popolo delle partite IVA”, escludendo i liberi professionisti con cassa di previdenza privata, annoveri più di 2 milioni di operatori. Tra questi rientrano anche i consulenti finanziari, ai quali il governo Conte distribuirà al massimo 20 milioni (600 euro per 33.000 iscritti effettivi) a fronte di un crollo verticale dei ricavi della categoria stimato in almeno 300 milioni solo nei prossimi 9 mesi.

Stesso approccio ha adottato Enasarco, la quale sembra essersi smarcata dal sostegno ai consulenti finanziari, da sempre iscritti alla cassa; infatti, lo stanziamento previsto per l’intera categoria degli agenti e rappresentanti (a cui i CF sono equiparati in quanto a contribuzione obbligatoria) è stato deliberato in soli 8,4 milioni, ed è destinato a coloro che, tra gli iscritti, hanno un reddito 2018 non superiore a 30.000 euro. Dal momento che la quasi la totalità dei CF ha un reddito ben maggiore di quella soglia, con una media stimata in 55.000 euro l’anno, la loro esclusione di fatto è automatica.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, per i consulenti finanziari danni pari a 300 milioni. Necessario accedere ad una quota del FIRR

Questa faccenda del mancato sostegno a CF ed agenti è piena di stranezze. Infatti, sorprende che non si sia valutato di mettere le mani sul FIRR (fondo indennità risoluzione rapporto) di Enasarco, che è pari a 2,3 miliardi, a cui i consulenti finanziari contribuiscono con almeno 200 milioni. In particolare, non si comprende come la Cassa, che lo scorso 13 Marzo ha assicurato di aver presentato al Governo la richiesta di misure straordinarie adeguate al gravissimo momento in cui ci troviamo, non abbia affrontato – o almeno, non ne ha dato notizia – il tema fondamentale dell’anticipazione parziale del FIRR, al fine di consentire (anche ai consulenti finanziari) di poter assicurare continuità alla propria attività e la copertura dei costi fissi – solo a titolo di esempio: ufficio, assistenti e collaboratori, imposte e tasse, veicoli strumentali – che sono elevatissimi.

Daniela Pascolini di Federprom

Relativamente a quest’ultimo aspetto, Daniela Pascolini, responsabile coordinamento nazionale agenti in attività finanziaria di Federpromm, fa sapere che “Noi non possiamo stare sempre fuori dalle iniziative di Governo solo perchè non siamo ‘gestibili’ con strumenti di finanza governativa diretta”; e poi aggiunge  “non possiamo rimanere fuori dall’emergenza Coronavirus, dal momento che molti di noi, chissà per quanto tempo ancora, pagheranno l’affitto di un ufficio che rimarrà chiuso o non sarà fruibile se non con particolari restrizioni operative. Di conseguenza, non si vede perché non possa essere attuata una politica che imponga il congelamento dei canoni di locazione e obblighi le banche a concedere agli agenti maggiori opportunità ed elasticità finanziaria per superare questo difficilissimo momento”.

Persino la FNAARC (Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio) aveva richiesto al Cda di Enasarco di destinare il 50% dell’avanzo di bilancio 2019 della Fondazione a prestazioni assistenziali straordinarie a seguito della gravissima crisi che sta impattando sul comparto degli oltre 225.000 agenti di commercio italiani. Questa misura straordinaria, che non sembra essere nemmeno all’esame, permetterebbe di destinare oltre 100 milioni di euro al sostegno dell’attività dei professionisti che ne facessero richiesta.

Su tutte queste linee, in definitiva, dovrebbero muoversi i consulenti finanziari, e soprattutto chi li rappresenta; ma non si vede alcun raggio di sole all’orizzonte.

Solo nubi nerissime, cariche di pioggia.