Giugno 10, 2026
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L’economia Usa rallenta per via dei dazi, ma non ci sono segnali di recessione

I settori che prendono vantaggio dalle agevolazioni fiscali di Trump sono quello farmaceutico, automobilistico e dei servizi pubblici. Lo stop all’immigrazione clandestina frena i canoni di affitto e fa calare l’inflazione.

di Alberto Conca, gestore del fondo Zest Quantamental Equity

Nelle ultime settimane, gli sviluppi geopolitici hanno dominato la scena. Tuttavia, è importante non perdere di vista l’evoluzione delle principali variabili macroeconomiche. Per questo motivo, abbiamo deciso di analizzare il potenziale impatto dei dazi, nonché le prospettive per l’inflazione e i consumi negli Stati Uniti nei prossimi mesi.

I dazi avranno senza dubbio un impatto sulla crescita economica statunitense, anche se difficilmente innescheranno una recessione. Ipotizzando un dazio globale del 10% e un dazio del 30% specificamente applicato alla Cina, le aspettative di crescita per il 2025 sono previste in calo, passando dal +2,2% di fine 2024 al +1,4% entro la fine del 2025. È importante sottolineare che queste stime sono altamente volatili e difficili da prevedere, soprattutto considerando i frequenti dietrofront del presidente Trump su decisioni precedentemente annunciate. Di conseguenza, questo rallentamento dovrebbe pesare sugli utili societari dell’indice S&P 500, che sono già stati rivisti al ribasso nelle ultime settimane. Tuttavia, al momento non vi sono segnali chiari di una recessione imminente. Piuttosto, l’economia statunitense potrebbe essere entrata in una fase di rallentamento, guidata in larga parte dalla questione dei dazi.

Come contrappeso all’impatto negativo dei dazi, l’amministrazione Trump ha recentemente annunciato l’intenzione di introdurre il “Big Beautiful Bill” (BBB), un pacchetto di agevolazioni e riduzioni fiscali. Tuttavia, questa nuova legislazione dovrebbe avere un effetto più limitato sugli utili societari rispetto ai tagli fiscali introdotti durante il primo mandato di Trump e i benefici si osserveranno principalmente su settori specifici. In particolare, per quanto riguarda le spese in conto capitale (CapEx) e la ricerca e sviluppo (R&S), i settori che potrebbero ottenere i maggiori risparmi fiscali sul flusso di cassa libero sono quello farmaceutico, automobilistico e dei servizi pubblici. Considerando l’impatto combinato di dazi e “Big Beautiful Bill“, il settore farmaceutico risulta il principale beneficiario, con una crescita dei ricavi attesa pari a +2% su base annua.

Dal lato delle famiglie, il “BBB” dovrebbe avere un effetto decisamente positivo, quasi paragonabile ai livelli osservati nel periodo 2018–2019. Tuttavia, il peso complessivo dei dazi rischia di superare questi benefici. Infatti, il 60% delle famiglie a basso reddito sarà colpito in modo sproporzionato dalle nuove tariffe, perdendo oltre l’1% del proprio potere d’acquisto attuale. Al contrario, l’impatto sulle famiglie ad alto reddito sarà praticamente trascurabile.

Passando all’inflazione, per comprendere le dinamiche recenti è necessario partire dall’immigrazione, poiché i due fenomeni sono strettamente collegati. Se si osserva la quota di persone nate all’estero sia nella forza lavoro statunitense sia nelle unità abitative in affitto tra il 2020 e il 2024/25, in entrambe i casi emerge che la loro crescita ha superato di gran lunga quella della popolazione complessiva. Questa tendenza, in particolare per quanto riguarda la domanda di case in affitto, ha spinto i prezzi degli affitti nettamente verso l’alto. Questi livelli elevati si sono mantenuti nel tempo, esercitando una pressione significativa al rialzo sul tasso d’inflazione complessivo.

Dalla elezione di Trump, il flusso di immigrati clandestini in ingresso nel paese attraverso il confine meridionale è diminuito drasticamente. Questa tendenza dovrebbe avere un effetto meccanico nello spingere i prezzi degli affitti verso il basso e, di conseguenza, nel ridurre l’inflazione. Man mano che i contratti di locazione scadono e vengono rinnovati a tassi incrementali più contenuti (l’inflazione misura la variazione dei prezzi anno su anno, non il livello dei prezzi), la componente affitti, che rappresenta circa il 35% del paniere dell’inflazione, eserciterà un impatto disinflazionistico significativo sull’inflazione complessiva. L’indice dei prezzi al consumo (CPI), al netto della componente affitti, si mantiene intorno al 2% da oltre un anno. Questa analisi potrebbe spingere la Federal Reserve a tagliare i tassi d’interesse già nella prossima riunione di luglio, nonostante le aspettative di mercato indichino il primo taglio a settembre.

Infine, dal lato dei consumi, le famiglie sembrano attualmente in una solida situazione finanziaria, se si osserva il rapporto tra il patrimonio immobiliare netto e la spesa per consumi. Questo indicatore può essere utilizzato per valutare il potenziale delle famiglie di ricorrere a prestiti garantiti dalla propria abitazione (home equity loans) come strumento per stimolare i consumi. Naturalmente, dall’altro lato dell’equazione, ciò richiederebbe sia una riduzione dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, sia un allentamento degli standard creditizi da parte delle banche, due fattori che negli ultimi anni hanno fortemente limitato l’attività di concessione di prestiti.

Health Care – La performance relativa del settore Healthcare rispetto allo S&P 500 da ottobre 2023 a oggi è stata significativamente negativa. Questa dinamica è chiaramente visibile anche osservando la relazione tra il tasso di crescita annuale composto (CAGR) a tre anni del settore rispetto all’indice S&P 500. Attualmente, il settore si trova su livelli di ipervenduto, quasi due deviazioni standard al di sotto della media storica, un indicatore che evidenzia il momentum estremamente negativo degli ultimi tre anni. Questa situazione potrebbe fungere da catalizzatore per una potenziale sovraperformance del settore nei prossimi mesi o anni. Oltre alla performance negativa, due ulteriori fattori supportano la possibilità di un rimbalzo: la crescita stimata per i prossimi due anni e le valutazioni. L’Healthcare è il secondo settore a più rapida crescita prevista, superato solo dalla tecnologia, ed è molto attrattivo in termini di valutazioni. Il rendimento del free cash flow del settore Healthcare si attesta al 4,78%, circa 170 punti base superiore al rendimento dei Treasury a due anni, sottolineando ancora una volta l’ottima opportunità offerta dal mercato. Inoltre, considerando le elevate valutazioni di mercato e la natura difensiva del settore, investire nell’Healthcare può essere visto anche come un modo per ridurre la volatilità del portafoglio.

Infine, relativamente all’indice S&P 500, la stima per fine anno in assenza di recessione si attesta intorno ai 6.100 punti. A oggi, l’indice è molto vicino a questo livello e, nei prossimi mesi, a seconda di dove si stabilizzerà la crescita degli utili, potremmo assistere a fluttuazioni tra i 5.700 e i 6.300 punti. Un altro motivo per cui potremmo assistere a volatilità nei prossimi mesi, con l’S&P 500 che oscilla all’interno di questo intervallo, è la scadenza del 9 luglio per l’Europa per raggiungere un accordo sui dazi con gli Stati Uniti. Se le trattative si concluderanno positivamente, il mercato probabilmente resterà resiliente, ignorando eventuali notizie geopolitiche negative. Questa resilienza sarebbe supportata dalla variazione percentuale su sei mesi delle stime degli utili consensus negli ultimi dodici mesi, che rimane molto elevata.

StartmeupHK Festival 2021. Dal 24 Maggio una vetrina per le startup di tutto il mondo

StartmeupHK Festival, l’evento annuale più importante in Asia dedicato alle startup, e organizzato da Invest Hong Kong, ritorna dal 24 al 28 maggio 2021 in forma virtuale. Sarà possibile partecipare a workshop, startup pitch, job fair e incontri con potenziali investitori.

StarmeupHK Festival 2021 rappresenta un’importante vetrina per le molte opportunità che Invest Hong Kong* offre alle startup di tutto il mondo. In questo evento annuale, che anche quest’anno si svolge in forma virtuale, le startup partecipanti avranno la possibilità di ascoltare ed entrare in contatto con gli esperti del loro settore, oltre a scoprire la posizione di primo piano di Hong Kong quale incubatore e banco di prova su tutto ciò che c’è di nuovo e sulle innovazioni che influenzeranno il  modo di vivere e di fare business in futuro.

Infatti, sebbene il mondo abbia dovuto affrontare un’enorme crisi, ci sono comunque molte opportunità interessanti che le startup possono sfruttare, e questo è dimostrato dai 14 eventi principali che quest’anno StartmeupHK Festival comprenderà e che coinvolgeranno numerosi relatori internazionali su tematiche specifiche, come l’A.I., il Fintech, ESG, le SmartCities, il settore Healtchare e quello del Proptech, per citarne alcuni tra i più significativi. Inoltre, durante l’intera settimana si avrà la possibilità di partecipare a workshop, startup pitch, job fair e incontri con potenziali investitori.

Il Festival aprirà i battenti il 24 maggio, con lo SME Tech Exhibition Programme, dedicato alle PMI e alle scale-up operative nel campo delle soluzioni tecnologiche, ed uno stand virtuale di SHAPERZ (Shaping the Future of Work for SMEs), organizzato da Finnovasia e dalla durata di due giorni. La partecipazione, da sottoscrivere entro il 15 maggio, è riservata alle aziende con meno di 30 dipendenti e un fatturato inferiore a 3 milioni di USD.

Nella stessa giornata, si potrà partecipare al Female Funding Fair, organizzato da Next Chapter Raise, dedicato alle imprenditrici donne di qualsiasi settore che vogliano inviare la propria candidatura ed essere selezionate per “Investor & Founders Mentor Hour”.

Il secondo giorno (25 maggio) ospiterà il GBA Innovation Summit, organizzato da TusPark Hong Kong, con il quale saranno analizzate le opportunità di sviluppo nella Greater Bay Area per le aziende con soluzioni tecnologiche e innovative. Nel frattempo, il 25 e il 26 maggio, Scaleup Impact Summit, organizzato da Whub, è uno degli eventi più completi sul mondo delle startup innovative progettato per realizzare risultati concreti con esperti, founder e investitori di primo livello.

Il quarto giorno (27 maggio), Asia Healthcare Innovation Summit, organizzato da Brinc, coinvolgerà startup, investitori e professionisti del settore healthcare, che condivideranno le loro conoscenze ed esperienze sulle ultime novità nell’ambito dell’health technology. In particolare, con la Future Health Asia Pitch Competition i partecipanti avranno l’opportunità di candidarsi, entro il 12 maggio, alla selezione di 2 startup che saranno ammesse alla riunione mensile degli investitori privati di Future Health Asia, per presentare il proprio progetto e ottenere un investimento fino a 250.000 USD.

Inoltre, StartmeupHK Festival 2021 ha organizzato altri cinque eventi di settore specifici molto significativi:
– 24 Maggio: Al for All & Making Money with AI,
– 24-25 Maggio: PropTech Asia & Beyond,
– 26 Maggio: Thriving Together – Startups and ESG Investors,
– 27 Maggio: Virtual Fintech Forum
– 27 Maggio: Connected Cities Conference,

Il 28 Maggio, ultimo giorno del Festival, concluderà le attività con un’agenda che prevede l’Ecosystem Summit, il Defining Decade for Impact with Tech e il GBA Online Hackathon 2021.

* Invest Hong Kong – Ufficio di rappresentanza in Italia Via del Mare 47, Milano, e-mail: info@investhk.it . Il Team italiano di Invest Hong Kong fornisce informazioni su investitori, programmi di incubazione e accelerazione, finanziamenti pubblici e spazi di co-working, e assiste gratuitamente le PMI e le Startup italiane a muovere i primi passi verso Hong Kong.

Cresce il numero delle startup “unicorno”. Luigi Capello: l’Italia segua la strada della Francia

La chiave del successo dell’industria francese del Venture Capital è stata la costituzione di un Fondo da 10 miliardi e la semplificazione della normativa per la costituzione delle startup, creando un’agenzia nazionale per la promozione delle imprese innovative e incentivi per attrarre talenti e investitori sul piano internazionale. L’Italia di recente ha compiuto passi avanti.

Da qualche tempo, un nuovo mito circola tra i giovani imprenditori e gli addetti ai lavori. Si tratta delle startup “unicorno”, ossia nuove aziende operanti in settori fortemente innovativi, non quotate in borsa, il cui valore supera a un miliardo di dollari. Se sono rare le aziende unicorno (“uni” sta per un solo miliardo di valore), ancora più rare sono quella “deca-corni”, e cioè dal valore di 10 miliardi di dollari, e rarissime quelle “etto-corni” (come Alphabet Inc. di Google e Facebook Inc), che avevano  i 100 miliardi di dollari di valore prima delle rispettive offerte pubbliche iniziali (IPO).

C’è da dire che il numero complessivo di aziende unicorno nel mondo è cresciuto notevolmente nel giro di pochi anni. Erano 39 nel 2013, 220 nel 2018, 362 nel 2019 e oggi, Secondo i dati di CB Insight di Dicembre 2020, sono 510 le startup che rientrano nella definizione di unicorno, attive soprattutto nel Fintech e nell’Healthcare e cresciute rapidamente con lo scoppio della pandemia.

Nel 2020, quindi, la consacrazione di questo trend in continuo aumento, con USA e Cina a dominare la scena. La società che controlla TikTok (ByteDance) è valutata 140 miliardi di dollari, mentre Didi Chuxingstartup del settore trasporti che possiede oltre 20 app – “appena” 62 miliardi. SpaceX, del visionario Elon Musk, vale 46 miliardi. Nessuna unicorno europea tra le prime dieci, mentre si distingue l’indiana l’indiana Paytm all’ottavo posto.

Le ex-unicorno AirBnb, Palantir e DoorDash sono uscite dalla classifica ad agosto 2020, avendo completato il percorso di quotazione in Borsa.

In Europa, «con il round di investimento da 178 milioni di euro concluso a inizio settimana dalla startup Vestiaire Collective, sono oggi 11 gli “unicorni” francesi, vale a dire aziende con una valutazione superiore al miliardo di euro. Lo ha reso noto proprio il Presidente della Repubblica Francese Macron, congratulandosi con i founder della startup in un post su LinkedIn. Un risultato straordinario, che traccia la strada da percorrere anche per il nostro Paese nella creazione di nuovi campioni nazionali». È quanto dichiara Luigi Capello, Chief Executive Officer di LVenture Group, holding leader negli investimenti in startup digitali.

Luigi Capello

«Nel 2012 le dimensioni del mercato francese del Venture Capital erano paragonabili a quelle del mercato italiano, con investimenti che sfioravano i 200 milioni di euro. Nel biennio 2014-2016, con Macron Ministro dell’Economia, c’è stato un balzo significativo, e un’ulteriore accelerazione è avvenuta con la Presidenza Macron, basti pensare che nel 2020 gli investimenti in startup in Francia hanno superato i 6 miliardi di euro rispetto ai 600 milioni di euro investiti in Italia. La chiave del successo dell’industria francese del Venture Capital è stata proprio l’aver messo al centro delle politiche economiche l’innovazione e la creazione di nuovi modelli di business. Ciò è avvenuto costituendo un Fondo da 10 miliardi con funzione di “snow-ball” del mercato, semplificando la normativa per la costituzione delle startup, creando un’agenzia nazionale per la promozione delle imprese innovative e incentivi per attrarre talenti e investitori sul piano internazionale».

«Negli ultimi mesi l’Italia ha compiuto decisi passi avanti sul sostegno alla nuova impresa digitale, con l’avvio delle operazioni di CDP Venture Capital. Per generare nuova occupazione, sviluppo economico e, conseguentemente, nuova ricchezza, l’Italia segua fino in fondo la strada della Francia – conclude Capello – puntando in maniera decisa sull’innovazione digitale e quindi sulle startup».

Andrea Scauri: nel 2021 l’healthcare potrebbe rendere meno dei titoli industriali o finanziari

Per le Big Pharma il vaccino a prezzo di costo comporterà pochi profitti. Le prospettive di ripresa nel 2021 restano positive.

«Se nei primi mesi del 2021 proseguirà la rotazione dei portafogli dai titoli a crescita elevata (growth) a quelli con buoni fondamentali ma sottovalutati (value), il settore dell’healthcare potrebbe sottoperformare in generale il settore più ciclico del mercato, rappresentato ad esempio dagli industriali o dai finanziari», sostiene Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Dividend Preservation. «Al contempo, la vittoria dei democratici in Georgia potrebbe mitigare questa rotazione e quindi il settore healthcare potrebbe beneficiare in parte dei temi più vicini all’agenda di Biden».

Pensare che i titoli farmaceutici possano produrre facili guadagni trainati dai vaccini anti Covid19 potrebbe quindi rivelarsi una pericolosa illusione – spiega Scauri – perché nel 2020 il tema del vaccino ha sostenuto soprattutto quei titoli come Biontech o Moderna che avevano il vaccino stesso come core business, con produzione e commercializzazione affidate a terzi. Diverso il discorso per le big pharma come Pfizer, Sanofi o AstraZeneca: in questi casi, la produzione non comporterà profitti se non in maniera molto limitata, perché il prodotto sarà venduto a un prezzo molto vicino a quello di costo. Il beneficio arriverà soprattutto a livello reputazionale, anche perché questi giganti farmaceutici hanno un portafoglio di prodotti molto ampio e la parte di business legata al coronavirus è soltanto una piccola parte dell’intera offerta.

«Allargando l’orizzonte, i vaccini in corso di lancio e la graduale eliminazione delle restrizioni di viaggio nel corso dell’anno potrebbero portare a una normalizzazione della situazione sanitaria e a uno slancio molto positivo degli utili», aggiunge Scauri, «e, nonostante il recente forte rally, le ragioni per rimanere più costruttivi sul mercato restano invariate: la politica monetaria e fiscale continuerà a essere accomodante nei prossimi mesi e le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi d’interesse nel 2021; le valutazioni azionarie sono più appetibili delle obbligazioni; e gli utili nel 2021 potrebbero sorprendere al rialzo e tornare a livelli pre-Covid, considerando che i recuperi sono tipicamente più forti delle recessioni. Del resto, nel rimbalzo post-lockdown abbiamo assistito a un grande appetito dei consumatori, in parte alimentato dai risparmi accumulati durante il blocco».

Azioni comparto HealthCare, non si vive di solo vaccino. Il profitto a lungo termine viene dalla filiera

Nella corsa per contrastare il virus i veri vincitori potrebbero non essere i produttori del farmaco, bensì quelli della cosiddetta filiera, che guadagnano a prescindere dal successo commerciale delle singole case farmaceutiche.

Quello dell’Healthcare è un settore che, molto più di ogni altro, alimenta per via endogena la propria domanda futura. Infatti, il successo di questo settore si basa su una equazione molto semplice: più la medicina consente di allungare l’aspettativa di vita e di prolungare l’apporto di attività sociale durante l’anzianità (70-80 anni), maggiore sarà la domanda di prestazioni mediche nella vecchiaia (oltre gli 80 anni), durante la quale la quiescenza prende il posto di qualunque forma di attività, insieme all’insorgenza di esigenze mediche e di assistenza sociale sempre più pressanti.

In generale, chi si avvicina agli investimenti azionari, dedicando una parte strutturale della propria asset allocation strategica, apprezza non poco i titoli come quelli del comparto sanitario, che sono relativamente meno dipendenti dalle congiunture. Infatti, su settori come quello del cibo e della salute la stragrande maggioranza delle famiglie non tirano troppo la cinghia, neanche in periodi di difficoltà economiche, determinandone la caratteristica di settori c.d. difensivi, ossia quelli che perdono meno nelle fasi di grande crisi, e guadagnano meno nelle fasi di grossa crescita.

Tale tendenza è stata puntualmente confermata durante il primo trimestre del 2020, allorquando le azioni Healthcare hanno retto meglio di quasi tutti gli altri settori, salvo poi non essere riusciti a crescere come gli altri durante la successiva fase di ripresa.

Naturalmente, discorso a parte merita il settore dei vaccini, con l’avvertenza per gli investitori che un produttore di vaccino anti-Covid non identifica automaticamente il corrispondente titolo azionario dell’azienda come un affare sicuro e stabile nel tempo. Infatti, nonostante le notizie incalzanti su previsioni di produzione e distribuzione, sul vaccino per prevenire il contagio e i sintomi da Coronavirus esistono ancora molti punti oscuri circa la sua efficacia nel tempo e l’assenza di effetti collaterali gravi. Inoltre, non è ancora chiaro quale sia la reale portata del business del vaccino, e quanti soldi le aziende produttrici potranno effettivamente guadagnare, dal momento che ci saranno sul mercato diversi prodotti concorrenti.

Pertanto, sebbene sia profittevole trovare un nuovo vaccino, non sempre il successo è assicurato. Infatti, nell’industria farmaceutica spesso sono le aziende della c.d. filiera – quelle che producono attrezzature di laboratorio, test, prodotti chimici ed altro – ad avere le chance di profitto più stabili e durevoli, perché prendono vantaggio dall’essere “spettatori attivi” durante le fasi di forte ricerca scientifica e, in ultima analisi, fornitori neutrali delle aziende che sviluppano il farmaco. Non a caso la loro performance di quest’anno è stata finora ragguardevole.

Brooks Automation Inc., ad esempio, rifornisce l’inglese Astrazeneca e, con la divisione Life Science, si occupa di provette per la conservazione di campioni, della c.d. scissione ematica, di preparazione e movimentazione dei campioni.

Wallgreens Boots Inc. rifornisce 250.000 farmacie in 20 paesi, mentre CVS Health è la più grande catena di farmacie degli Stati Uniti con quasi 10.000 punti vendita. Entrambe queste aziende possono sfruttare la distribuzione del vaccino che, negli USA, vale un mercato da circa 9 miliardi di dollari solo nel 2021.

Sebbene le recenti notizie sulla produzione e imminente distribuzione dei vaccini ci facciano ben sperare sull’inizio della fine della pandemia, ci vorrà un pò di tempo (da 6 a 12 mesi) prima che tutti possano ricevere il vaccino, e gli analisti sono concordi nel ritenere che per avere una copertura totale di tutti i cittadini dell’Unione Europea sarà necessario attendere il 2022. Inoltre, rimane il problema della cura specifica, che ancora non si è trovata e sulla quale la ricerca è appena iniziata.

Pandemia o meno, il settore sanitario sta vivendo già da anni una trasformazione enorme, che l’emergenza sanitaria ha solo accelerato. Non è solo un settore difensivo, ma molto dinamico dal punto di vista industriale, trainato com’è dallo sviluppo demografico e dalla domanda crescente di servizi sanitari proveniente dalla Cina e dai paesi emergenti.

Le aziende più all’avanguardia stanno sviluppando nuove soluzioni grazie alla Robotica, alla Telemedicina, alla Digitalizzazione, alla Elaborazione dei dati ed alla I.A. (Intelligenza Artificiale). La maggiore quota di mercato spetta agli Stati Uniti, dove persino le assicurazioni sanitarie oggi gestiscono i propri ospedali e danno lavoro a personale medico di eccellenza, fornendo direttamente assistenza sanitaria integrata ottimizzando i costi, ricevendo grandi quantità di dati su clienti e pazienti e consentendo diagnosi più rapide.

I settori chiave del comparto Healthcare, borsisticamente parlando, sono quelli della Farmaceutica, dell’Equipaggiamento, della Biotecnologia, degli Strumenti di Life Sciences, di Management specifico, di Tecnologia e Forniture Health Care, oltre alle aziende che operano nel campo della Distribuzione di servizi e prodotti Healthcare.

I gestori di sicav più attivi nel settore, anche al fine di diminuire la volatilità complessiva del fondo e dare stabilità al portafoglio, in genere puntano sui grandi produttori farmaceutici attivi a livello globale, con una solida posizione di mercato. Relativamente alle singole aree geografiche, il peso attribuito a ciascuna di esse varia – e di molto – da paese in paese. Gli USA, con il loro “carico” di colossi farmaceutici (United Health Group, Abbott Laboratories, Merck & Co, Johnson & Johnson, Ely Lily, Amgen etc), hanno generalmente il peso maggiore, variabile tra il 55% ed il 65%. A seguire, in ordine decrescente, tutti gli altri: Svizzera 5-10% (Roche Holding), Regno Unito 4-6% (AstraZeneca), Danimarca 3-5%, Germania 3-5%, Giappone 2-4%, Francia 2-4%, più altri (Irlanda, Paesi Bassi, Spagna e Australia) con minore partecipazione ai patrimoni gestiti.

In definitiva, le azioni del settore Healthcare offrono ai portafogli di investimento un forte sostegno di lungo termine, e i valori di borsa delle aziende di media e grande capitalizzazione sembrano essere ancora appetibili, a differenza di altri settori dove esiste già un discreto ipercomprato.

Patrimoni&Finanza, i contenuti della settimana dal 21 al 28 Dicembre 2020

Questa settimana torna la Brexit a far parlare di sè, con il suo carico di problemi irrisolti anche per la capitale del Regno Unito. Inoltre, una analisi “spietata” sulla Consulenza Finanziaria (che non è ancora quella che dovrebbe essere) e, tra le altre cose, un focus sulle azioni del comparto Healthcare. 

Questo ed altro ancora, su Patrimoni&Finanza, con il consueto approfondimento.

La consulenza finanziaria che non c’è. Diario di un sistema che non impara dai propri errori

MiFID & disastri. Secondo Maurizio Nicosia, “Imbrigliare la consulenza finanziaria, per sua natura sartoriale, in una griglia rigida di regole asfissianti, rischia di procurare più danni che benefici sia ai clienti che agli stessi consulenti”. LEGGI

Volker Schmidt: con la Brexit sterlina giù e probabili tassi negativi

La Gran Bretagna accusa il peggior crollo del Pil degli ultimi tre secoli. Un nuovo slittamento della data del 31 dicembre per la fine dei negoziati con l’Ue sarebbe il peggior scenario possibile. LEGGI

2020, fuga da Londra. Restrizioni e PIL in discesa: è la fine del “sogno londinese”?

Le nuove restrizioni di blocco del Regno Unito potrebbero rimanere in vigore per diversi mesi, fino a quando i vaccini non saranno stati introdotti in tutto il paese, ha detto Matt Hancock. Ecco gli scenari di medio termine. LEGGI

USA, la pandemia frutta 400 miliardi al club dei più ricchi. Immagine di un modello capitalistico iniquo

Il fatto che i miliardari più ricchi del mondo stiano aumentando in modo massiccio la loro ricchezza in un momento in cui milioni di persone stanno affrontando difficoltà, è la prova di un’economia in crisi. LEGGI

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