Maggio 10, 2026
Home Posts tagged hong kong

Yen debole e inflazione spingono l’equity giapponese. Migliora il sentiment per le azioni cinesi

Secondo Marcel Zimmermann , la fine del lockdown e il forte sostegno del Governo all’attività economica hanno favorito il miglioramento del sentiment per le azioni cinesi.

“In un’ottica di medio termine, le valutazioni appaiono interessanti in Asia, dato che le quotazioni si collocano all’estremità inferiore del loro range pluriennale. La nostra esposizione maggiore rimane quella alle azioni giapponesi, che beneficeranno dell’indebolimento dello yen e dell’elevata inflazione”. È la view di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity.

I mercati azionari asiatici hanno subito una forte flessione nel secondo trimestre 2022. La Cina e Hong Kong sono stati molto deboli durante la prima parte del periodo di riferimento, ma sono rimbalzate in territorio positivo con l’allentamento del lockdown.  Paesi orientati all’esportazione come la Corea del Sud, Taiwan e il Giappone hanno registrato performance molto deboli, poiché gli investitori hanno iniziato a considerare la possibilità di una recessione in Europa e negli Stati Uniti. L’aumento dei tassi di interesse globali ha ulteriormente indebolito le prospettive regionali. I mercati azionari del Sud-Est asiatico, che hanno registrato performance migliori per la maggior parte del 2022, hanno subito un calo nel trimestre a causa dell’indebolimento delle loro valute rispetto al dollaro Usa.

“Nel corso del trimestre abbiamo aumentato l’esposizione a Hong Kong e alla Cina, riducendo l’ampio sovrappeso nel Sud-est asiatico”, spiega Zimmermann. Le valutazioni delle azioni cinesi quotate a Hong Kong sono scese ai minimi di 20 anni e il divario di valutazione con l’Asean si è spostato chiaramente a favore di una maggiore ponderazione in Cina. Inoltre, la fine del lockdown e il forte sostegno del governo all’attività economica sono stati un importante fattore di miglioramento del sentiment per le azioni cinesi.

“La nostra esposizione maggiore rimane quella alle azioni giapponesi”, continua Zimmermann. “Prevediamo che l’indebolimento dello yen e l’elevata inflazione saranno fattori positivi per le valutazioni azionarie. La politica monetaria della Banca del Giappone rimane espansiva. I bilanci solidi con posizioni di net cash e i bassi valori intrinseci sono i punti principali della nostra visione positiva. A livello settoriale, manteniamo una posizione sovrapesata nei settori finanziario, industriale, dei consumi discrezionali e dei basic materials. Mentre il fondo sottopesa i segmenti tecnologia, beni di consumo, sanità e energia. I rischi valutari legati al dollaro Usa, allo yen giapponese e al dollaro di Hong Kong sono coperti contro l’euro”.

Lemanik: calano le aspettative di crescita per la Cina nel 2022

Secondo Marcel Zimmermann, il Covid-19 e i rischi geopolitici minano la crescita prevista del +5,5% del Pil cinese già ridotta per via della crisi immobiliare. Al momento le azioni cinesi vengono scambiate ai minimi pluriennali.

“La politica di tolleranza zero applicata dalla Cina sull’attuale epidemia di Covid-19 sta spingendo in lockdown le principali regioni industriali. Questo sta aumentando le interruzioni delle global value chain, già stressate, e mettendo sotto pressione la produzione interna della Cina. Il previsto 5,5% di crescita del Pil per il 2022 sembra molto difficile da raggiungere negli attuali scenari di rischi geopolitici ed economici globali. Inoltre, la crisi immobiliare non mostra ancora chiari segni di stabilizzazione”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity

Nell’ultimo mese i mercati Asean hanno nuovamente sovraperformato le altre borse regionali, seguiti dal Giappone. Le performance più deboli in valuta locale sono venute dalla Cina e da Taiwan. La performance settoriale ha mostrato rendimenti positivi solo nei settori finanziario, dei beni di consumo e dei servizi, mentre i basic materials, la tecnologia e l’healthcare sono stati i segmenti più deboli. La sanguinosa guerra in Ucraina continua a dominare il flusso di notizie e gli scenari di rischio economico per l’Europa, il suo approvvigionamento energetico e le prospettive di inflazione globale rimangono difficili da valutare. 

“In Cina le valutazioni degli indicatori aziendali continuano a scambiare ai minimi pluriennali, riflettendo la debole visibilità economica e il rischio di sanzioni Usa, se il paese dovesse sostenere direttamente la Russia. La scarsa visibilità economica e geopolitica continua a pesare sui mercati azionari globali e le azioni cinesi vengono scambiate ai minimi pluriennali”, spiega Zimmermann. “In questo contesto, abbiamo iniziato ad aumentare la ponderazione in Cina, ma esitiamo a portarla verso il peso del mercato a causa dell’incertezza di cui sopra”. 

L’esposizione allo yen rimane coperta ed è presumibile un’ulteriore divergenza della politica monetaria tra Usa e Giappone. Lo yuan cinese potrebbe sperimentare un’ulteriore debolezza, dato che la banca centrale cinese si muoverà per essere più accomodante. Il dollaro di Hong Kong è scambiato nella fascia superiore dei suoi limiti, ma la banca centrale di Hong Kong ha riserve massicce per difendere il Peg (rapporto prezzo/utili/crescita). Tuttavia, è preferibile coprire anche questo rischio valutario. “Le valutazioni nella regione sembrano interessanti nella maggior parte dei mercati, ma l’attuale debolezza riflette le incerte prospettive geopolitiche”, conclude Zimmermann. “Qualsiasi notizia positiva provocherebbe un rally nei mercati azionari globali”. 

Mercati cinesi giù a causa delle mosse governative, la “trappola cinese dell’orso” continua a far danni

Sulla scia delle repressioni governative, il mercato azionario cinese è talmente indebolito da non riuscire a trovare un “pavimento” dopo mesi di vendite. L’industria finanziaria internazionale sotto ricatto della “trappola dell’orso” creata dalla Cina.

Di Massimo Bonaventura

Il mercato azionario cinese non smette di riservare delusioni anche durante questo caldissimo mese di Agosto, mentre la Cina battezza l’uso politico della finanza più spregiudicato mai visto prima, tanto da fare impallidire persino l’ingordigia della finanza a stelle e strisce che, nel 2007-2008, portò il modello capitalista occidentale sull’orlo del fallimento.

Anzi, nel caso della Cina, si tratta di una strategia consapevole, messa in atto senza troppi scrupoli, e pazienza se qualche decina di milioni di cinesi sta perdendo gran parte del proprio risparmio: l’importante è mettere nel sacco i grandi fondi internazionali di matrice bancaria americana e proseguire nello sfruttamento politico-internazionale di questa immensa “trappola dell’orso”, progettata dal governo cinese fin da Aprile 2020 allo scopo di attirare nel proprio suolo i capitali dell’industria mondiale del risparmio, e adesso alimentata con il finto obiettivo di “aumentare la qualità e la futura stabilità della crescita cinese e delle sue migliori aziende”.

Con le sue repressioni, i leaders del Partito Comunista Cinese stanno mandando un messaggio agli USA e al mondo: “siamo in grado di approfittare delle vostre debolezze, e se ci fate la guerra noi rispondiamo a modo nostro”. Inoltre, incidentalmente, il PCC manda un messaggio al popolo: “non comanda il capitale, comandiamo sempre noi”. Due piccioni con una fava, come nel più classico chinese-political style.

E così, dopo mesi di imperturbabile discesa, lo Shanghai Composite è crollato dell’1,1% nell’ultima seduta (quella di ieri 19 Agosto 2021, NDR) per chiudere al minimo di tre settimane a 3.427, ritirandosi per la seconda sessione consecutiva e chiudendo la settimana in calo del 2,5%, tra le crescenti preoccupazioni per il rallentamento economico e l’inasprimento normativo di Pechino . Negli Stati Uniti, nel frattempo, la Federal Reserve dovrebbe annunciare il tapering del suo programma di acquisto di obbligazioni alla conferenza annuale a Jackson Hole la prossima settimana, per cui i mercati rischiano di trascorrere una pessima settimana di fine Agosto.

Sul fronte delle politiche, la Cina ha mantenuto stabili i tassi sui prestiti per il 16° mese consecutivo al fixing di agosto, come ampiamente previsto. Sono crollate anche le scorte di liquori (-5,8%), dopo che i media statali hanno riferito una riunione imminente del governo per la regolamentazione del mercato dei liquori (fonte: Reuters). A Hong Kong, le azioni sono crollate di oltre il 2% per toccare un minimo di oltre nove mesi e sono sulla buona strada per la peggiore settimana dall’apice della pandemia nel marzo 2020, con Alibaba Group che ha toccato il minimo dal suo debutto in borsa. Inoltre, i titoli tecnologici cinesi sono crollati a nuovi minimi venerdì e l’indice di riferimento di Hong Kong ha toccato un minimo di quasi 10 mesi, poiché un costante flusso di repressioni ha schiacciato la fiducia degli investitori.

Infine, l’Hang Seng è sceso dell’1,8%, e il suo calo settimanale del 5,8% è stato il più grande dall’apice del panico pandemico nei mercati finanziari nel marzo 2020. Anche le azioni quotate alla borsa di Shanghai sono diminuite di valore, e gli investitori hanno venduto obbligazioni China-corporate rischiose e la valuta cinese.

Relativamente al settore tecnologico, la Cina ha annunciato regole più severe sull’uso dei dati e sulla concorrenza e ha convocato i dirigenti del fondo di sviluppo immobiliare Evergrande per metterli in guardia sulla gestione del debito, aumentando così il senso di sfiducia sul mercato, che sembra ancora non trovare un pavimento dopo mesi di vendite. Infatti, quasi ogni giorno escono notizie negative, quindi si ha l’impressione che non ci sia una fine in vista.

Le azioni di Hong Kong del gigante dell’e-commerce Alibaba, per esempio, sono scese del 2,6% e si sono dimezzate rispetto al picco di ottobre, raggiungendo adesso il rapporto prezzo/utili più basso dalla sua quotazione a New York nel 2014. Il gigante dei giochi e dei social media Tencent ha toccato il minimo a 14 mesi e il fornitore di cibo Meituan ha toccato il minimo a un anno. Lo Shanghai Composite è sceso dell’1,1% alla sua chiusura più bassa in più di due settimane e le blue chip sono scese dell’1,9%. In controtendenza, China Telecom si è impennata al suo debutto a Shanghai.

Secondo Louis Tse, amministratore delegato della società di brokeraggio di Hong Kong Wealthy Securities, “siamo già arrivati ad una mentalità di gregge, e le persone che vedono un’altra che vende fanno la stessa cosa”. Inoltre, i dati recenti indicano un rallentamento della seconda economia più grande del mondo poiché i nuovi focolai di COVID-19 e i limiti di viaggio riducono la domanda, mentre gli elevati costi delle materie prime gravano sulla produzione delle fabbriche.

Atradius: in Asia ritardi di pagamento sul 50% delle fatture nella catena produttiva e distributiva

Il sondaggio condotto da Atradius sui comportamenti di pagamento tra aziende nei principali mercati asiatici mostra molte aziende in sofferenza per i ritardi nei pagamenti, ma ci sono attese di miglioramento.

Amsterdam/Roma, 16 giugno 2021 – Secondo i risultati emersi dal sondaggioBarometro sui comportamenti di pagamento in Asia – giugno 2021” condotto da Atradius, in Asia il 50% delle fatture tra aziende attive nella catena produttiva e distributiva (B2B) viene pagato in ritardo. Molte delle aziende intervistate hanno riferito di aver sofferto gli effetti della recessione economica provocata dalla pandemia Covid-19. Circa il 40% degli intervistati è pessimista sulle previsioni riguardanti i giorni medi di incasso (Days Sales OutstandingDSO) e il 25% è preoccupato per la tenuta dei livelli di liquidità mentre la pandemia continua farsi strada nel continente.

Complessivamente, il 40% delle aziende in Asia ha registrato un aumento dei ritardi di pagamento dai clienti B2B nell’ultimo anno, seppur con delle diversità dovute alle peculiarità dei numerosi mercati presenti in un continente così vasto. Il 48% in media degli intervistati (in Indonesia il tasso più alto, al 60%) ha riferito la necessità di adottare alcune misure correttive per contenere gli impatti delle insolvenze sul proprio business, in particolare viene menzionato il ritardo a loro volta nei pagamenti ai propri fornitori (riferito in media dal 40% degli intervistati, con gli Emirati Arabi Uniti al 47%, il livello più alto).

Il dato di quanti siano stati costretti a ricorrere a ricorrere ad ulteriori finanziamenti esterni per poter pagare i propri creditori (31% degli intervistati, con Hong Kong al 37%) potrebbe spiegare quel 25% di aziende asiatiche (Singapore al 32%) che ha espresso preoccupazione sul mantenimento di flussi di cassa adeguati per i prossimi mesi. Nonostante il clima di incertezza, i risultati del sondaggio evidenziano però un sentiment di fiducia da parte delle imprese, motivato dall’anticipazione del trend di ripresa delle economie locali, che dipende a sua volta dallo sviluppo della campagna vaccinale portata avanti dai singoli Paesi per contrastare la pandemia.

Andreas Tesch

Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, ha commentato: “Il sondaggio annuale di Atradius analizza lo stato dei mercati di tutto il mondo. Tendenze quali l’aumento anno su anno del DSO possono rappresentare la campanella di allarme che anticipa le condizioni sotto pressione di un determinato settore. Sebbene l’economia mondiale sembri destinata a riprendersi nel 2021, permangono alcuni rischi strutturali. La recente risalita dei casi di Covid-19 in molte zone dell’Asia potrebbe rivelarsi una concreta minaccia per la ripresa economica a breve termine nella regione. Pertanto, è ancora piuttosto azzardato offrire una previsione certa sui futuri sviluppi economici e commerciali dei principali paesi asiatici. Ci sono comunque dei segnali positivi di attese ottimistiche per i prossimi mesi”.

Eric den Boogert

Eric den Boogert, Managing Director di Atradius per l’Asia, ha aggiunto: “Il sentiment generalmente ottimista delle imprese e l’anticipazione sul maggiore utilizzo del credito commerciale, sono segnali di fiducia delle imprese verso la capacità dei governi di ridurre al minimo l’impatto della crisi pandemica sull’economia. Ciò detto, non ci aspettiamo che il trend di ritardo nei pagamenti migliori rapidamente e restano valide le preoccupazioni delle aziende su un ulteriore deterioramento del DSO. I processi aziendali di gestione del credito saranno messi alla prova e solo le aziende che adotteranno un approccio olistico e flessibile alla gestione del credito avranno gli strumenti necessari per affrontare al meglio il periodo di incertezza”.

L’ultima edizione del Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento in Asia è stata condotta nel secondo trimestre del 2021, un anno dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato il Covid-19 pandemia globale. I mercati sottoposti al sondaggio sono Cina continentale, Hong Kong, Indonesia, Singapore, Taiwan e gli Emirati Arabi Uniti. I report possono essere scaricati dal sito web di Atradius (sezione Pubblicazioni).

In Cina le notizie sul taglio dell’imposta di bollo confondono i traders. Indici fuori dal trading rangebound?

Gli indici azionari cinesi hanno vissuto un andamento altalenante a causa dei rumors sul taglio dell’imposta di bollo. L’euforia dei traders sui possibili tagli dei costi di negoziazione è durata poco. Indici cinesi fuori dal trading rangebound dopo tre mesi.

La recente proposta della Cina di ridurre l’imposta di bollo – che avrebbe l’effetto di portare un taglio dei costi di negoziazione – è stata interpretata erroneamente da molti investitori, nonostante tale provvedimento non sia stato ufficialmente menzionato dal governo. In una conferenza stampa, Zang Tiewei, portavoce del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, il principale organo legislativo della nazione, ha affermato che ci sono piani per modificare le bozze di delibera sulle leggi relative all’imposta di bollo, come l’abbassamento del tasso e la portata del prelievo.

Sebbene il commento di Zang non abbia menzionato il trading azionario, parecchi investitori (soprattutto quelli più piccoli) sono stati presi dall’euforia, alimentando i guadagni nelle azioni degli intermediari quotati in borsa, poiché questi ultimi trarrebbero maggior beneficio dall’aumento del volume delle transazioni a seguito del taglio. I guadagni, però, sono stati di breve durata, dopo che gli analisti di Huaxi Securities hanno sottolineato che i commenti erano stati interpretati in modo errato, perché le autorità di mercato tendono a tagliare i costi di negoziazione solo quando occorre rilanciare il mercato.

Le conseguenze sui listini non si sono fatte attendere: l’indice CSI300, che replica i 300 titoli più grandi sia di Shanghai che di Shenzhen, venerdì è balzato fino all’1,5% a un massimo intraday prima di cedere la maggior parte dei guadagni della giornata per chiudere la giornata in rialzo dello 0,5%. Gli indicatori di riferimento in entrambi i mercati sono aumentati prima di chiudere in ribasso. “I mercati cinesi sono stabili ora, e gli investitori hanno una buona fiducia”, ha affermato Li Lifeng, stratega di Huaxi, “per cui la possibilità di una riduzione dell’imposta di bollo a breve termine è estremamente bassa”.

L’emendamento al disegno di legge sull’imposta di bollo non interessa la compravendita di azioni, ha affermato il Securities Times, quotidiano gestito dal People’s Daily, portavoce del Partito comunista, citando fonti governative non identificate.

Nel complesso, l’indice Shanghai Composite è uscito da quasi tre mesi di trading rangebound, ossia da quella strategia di trading che cerca di identificare e capitalizzare il trading di azioni nei canali di prezzo, dopo aver trovato i principali livelli di supporto e resistenza e averli collegati con le linee di tendenza orizzontali (acquistando un titolo al supporto della linea di tendenza inferiore, in basso nel canale, e vendendo in prossimità della resistenza della linea di tendenza superiore, in cima al canale). Tale strategia ha trovato fine questo mese, poiché i timori di un brusco cambiamento nell’allentamento della politica monetaria e la forza dello yuan hanno aumentato l’attrattiva delle attività legate alla valuta locale.

Gli acquisti esteri di azioni cinesi onshore sono aumentati al livello più alto quest’anno a maggio, e i costi di transazione più elevati in genere vengono vissuti come una tassa dagli investitori a breve termine (come i day trader) e dai trader ad alta frequenza, che si affidano a transazioni rapide per realizzare profitti rapidi. Gli investitori a lungo termine, i fondi istituzionali e i gestori patrimoniali sono generalmente indifferenti alle mutazioni dei costi di transazione.

La Cina, fino ad oggi, ha già adeguato dieci volte l’aliquota dell’imposta di bollo sulle transazioni di azioni. L’ultima volta è stata nel settembre 2008, durante la crisi finanziaria globale, quando Pechino ha abolito l’imposta sull’acquisto di azioni e ha mantenuto il tasso di vendita allo 0,1 per cento. Le imposte di bollo in Cina vengono applicate anche ad altre aree, come le transazioni immobiliari, e i costi di negoziazione delle azioni di Hong Kong, per esempio, sono tra i più alti al mondo: a partire da agosto verrà imposta una tassa dello 0,13 per cento sia sull’acquisto che sulla vendita, contro l’attuale 0,1 per cento.

EPiC Hong Kong, quinta edizione. 150 startup dal mondo a contatto con gli investitori

Una sfida entusiasmante tra 150 startup, che coinvolge ogni anno centinaia di menti brillanti e innovative provenienti da tutte le parti del mondo. In palio un premio da 200.000 USD e la possibilità di entrare in contatto con potenziali investitori.

Giunge alla quinta edizione l’Elevator Pitch Competition (EPiC), che si terrà dal 6 al 13 novembre 2020 ad Hong Kong. Le iscrizioni sono aperte fino al 19 ottobre 2020 (qui il link per la pagina di registrazione). L’evento è organizzato dall’Hong Kong Science and Technology Parks, ed è una sfida entusiasmante che coinvolge ogni anno centinaia di menti brillanti e innovative provenienti da tutte le parti del mondo.

A partire dal 2016, EPiC ha acquisito sempre più prestigio, diventando uno degli eventi più attesi della stagione. Quest’anno oltre 150 startup, provenienti da più di 50 paesi, verranno selezionate per presentare virtualmente, nel tempo massimo di sessanta secondi, il proprio progetto, e vincere un premio in denaro fino ad un massimo di 200.000 USD. Inoltre, le startup selezionate avranno l’opportunità di entrare in contatto con potenziali partner commerciali e investitori, partecipare a corsi di formazione specializzati (come Company Structure & Taxation, IP, Pitching, Corporate Engagement, Digital Marketing and Business Culture) e visitare “virtualmente” le imprese emergenti locali.

Sono ammesse a partecipare all’evento le startup tecnologicamente avanzate costituite da meno di cinque anni, che abbiano ricevuto, entro il 31 marzo 2020, finanziamenti inferiori a 10 milioni di dollari; oppure persone fisiche che non hanno ancora costituito una società. Le aree di interesse sono quattro: Health Technology, Fintech, Smart City, Artificial Intelligence & Robotics.

A proposito dell’Hong Kong Science and Technology Parks (HKSTP), si tratta di un ente statutario che si occupa della costruzione di un ecosistema di innovazione e tecnologia per collegare gli stakeholder, coltivare talenti tecnologici, facilitare la collaborazione, e catalizzare le innovazioni per fornire benefici sociali ed economici a Hong Kong e alla regione.

HKSTP ha guidato lo sviluppo di Hong Kong in un hub regionale per l’innovazione e la crescita in diversi settori mirati tra cui Biomedical Technology, Elettronica, Green Technology, Information & Communications Technology, Ingegneria dei materiali e di precisione. È un centro che consente alle aziende tecnologiche di coltivare idee, innovare e crescere, supportate da strutture di ricerca e sviluppo, infrastrutture, laboratori e centri tecnici.

Il centro offre anche servizi a valore aggiunto e programmi di incubazione completi per le start-up tecnologiche per accelerare la loro crescita. Le aziende beneficiano dei servizi specializzati e delle infrastrutture del Science Park per la ricerca applicata e lo sviluppo di prodotti (maggiori informazioni su HKSTP sono disponibili su www.hkstp.org).

Relativamente ai servizi di assistenza e consulenza per l’acquisizione di relazioni con investitori interessati ad investire nelle startup, Invest Hong Kong ha un ruolo fondamentale. Infatti, InvestHK è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (www.investhk.gov.hk).

Tramite l’ufficio di rappresentanza di Milano, InvestHK estende alle imprese italiane i propri servizi gratuiti nei loro processi di internazionalizzazione verso Hong Kong e la Cina, con informazioni e assistenza sulle opportunità di sviluppo commerciale, costituzione e gestione di attività imprenditoriali, fiscalità, incentivi, programmi di ricerca e sviluppo, permessi di lavoro e residenza, presentazione a fornitori di servizi, associazioni, dipartimenti del governo e assistenza personalizzata.

Hong Kong Fintech Week, quinta edizione in forma virtuale dal 2 al 6 novembre 2020

Si tratta di un’opportunità unica per le aziende e le startup italiane innovative del settore fintech, interessate ad avviare la propria attività a Hong Kong e in Asia, mercati sempre più orientati alle nuove tecnologie. Attraverso l’evento, si avrà la possibilità di confrontarsi con le aziende più influenti ed in rapida crescita del settore.

Invest Hong Kong (InvestHK) ha annunciato che, data la situazione attuale, la quinta edizione della Hong Kong Fintech Week si svolgerà in forma virtuale dal 2 al 6 novembre. Questo darà la possibilità a chiunque di poter partecipare da remoto ad uno degli eventi più attesi ad Hong Kong.

Invest Hong Kong è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (www.investhk.gov.hk). Tramite l’ufficio di rappresentanza di Milano, InvestHK estende alle imprese italiane i propri servizi gratuiti di supporto nei loro processi di internazionalizzazione verso Hong Kong e la Cina, con informazioni e assistenza sulle opportunità di sviluppo commerciale, costituzione e gestione di attività imprenditoriali, fiscalità, incentivi, programmi di ricerca e sviluppo, permessi di lavoro e residenza, presentazione a fornitori di servizi, associazioni, dipartimenti del governo e assistenza personalizzata secondo necessità.

La settimana della quinta edizione presenta un ampio mix di eventi quali: seminari, workshop, pitching sessions, business matching ed eventi di networking. Senza nessuna barriera fisica, l’Hong Kong Fintech Week permetterà di mettere in contatto aziende del settore Fintech da tutte le parti del mondo, rendendolo ancora di più un evento globale.

Attraverso l’evento, si avrà la possibilità non solo di confrontarsi con le aziende più influenti del settore e con le startup che presentano una rapida crescita nel mercato ma si avrà inoltre modo di acquisire informazioni utili da professionisti della tecnologia e accademici esperti in intelligenza artificiale, automazione e Blockchain. Charles Ng, vicedirettore generale di Invest Hong Kong, ha dichiarato: “I risultati del 2019 in termini di espositori, partecipanti e feedback hanno superato tutte le aspettative”.

Sull’onda del successo dell’anno precedente, sono stati sviluppati per le comunità Fintech programmi ancora più orientati al business, come ad esempio il Global Fast Track Programme.

Tutte le aziende che offrono soluzioni in ambito Capital Market, RegTech, Insurance, Payments, Commercial Banking, Retail Banking, Trade Finance, WealthTech e TradeTech presenteranno il loro progetto innovativo al Global Fast Track Programme, un programma pensato non solo per offrire assistenza alle aziende del settore a sviluppare il loro business ad Hong Kong ma anche per metterle in contatto con potenziali clienti.

Le aziende selezionate avranno la possibilità di presentare il proprio progetto durante la Fintech Week. Inoltre, quest’anno è stato introdotto lo Startup Virtual Exhibition Programme, ovvero un programma che permetterà a 175 startup di avere gratuitamente un proprio stand virtuale durante l’intera durata dell’evento (questo il link per consultare i criteri di ammissibilità).

Il settore Fintech ad Hong Kong è in rapida crescita. Ad oggi, la città è la sede di oltre 600 società fintech, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Il settore dei servizi finanziari della città è il più grande della regione, con oltre 160 banche autorizzate, tra cui otto banche virtuali, e oltre 160 assicuratori autorizzati.

Per maggiori informazioni, è consigliabile collegarsi al sito web www.fintechweek.hk

Mercato dell’Arte e Passion Investment in continua esplosione, ma non tutto splende dietro le performance. Occhio alle bolle

L’Arte è un mercato in continua espansione, ma gli incrementi del suo giro d’affari nascondono alcune insidie strutturali che presto potrebbero presentare il conto agli investitori

Articolo di Alessio Cardinale

Mentre in Europa ed in Italia ci si arrovella sulle stringenti normative in materia di strumenti e servizi finanziari, esiste (e resiste) un mercato che, pur avendo lunga storia e tradizione, rimane al di fuori di qualunque seria regolamentazione.

Parliamo del mercato dell’Arte, i cui scambi rientrano a pieno titolo in quello che viene definito ancora oggi Passion Investment (settore che comprende opere d’arte, gioielli e pietre preziose, auto e moto d’epoca, grandi imbarcazioni).

La denominazione passion investment, però, sembra non essere più quella più appropriata. Fino a qualche anno fa, infatti, si definiva come tale qualunque investimento, accessorio ai più classici titoli finanziari, effettuato dai grandi detentori di patrimonio in quei beni capaci di conferire un certo status, prestigio, potere e anche persuasione verso i propri interlocutori; oggi questi beni pare abbiano perso la propria caratteristica di strumenti accessori, conquistando, per via delle specifiche peculiarità (in primis, quella di poterli celare a chiunque, fisco compreso, “ripulendo” ricavi non dichiarati), una fetta di mercato ogni anno più grande.

Secondo i dati comunicati da UBS, nel 2018 il giro d’affari globale del mercato dell’arte è stato di 67,4 miliardi di dollari, contro i 63,7 miliardi dell’anno prima, con un incremento del 5,8%.

Gli Stati Uniti continuano ad essere il mercato più grande (44% dei volumi globali), con una grande crescita anche nelle aste pubbliche, mentre il Regno Unito (21%), malgrado la Brexit, ha riconquistato il secondo posto, superando nuovamente la Cina (19%).

Il canale maggiore è quello dei dealer e delle gallerie, che nel 2018 hanno raggiunto un valore stimato di 35,9 miliardi (+7%).

Le vendite all’asta, invece, hanno raggiunto 29,1 miliardi nel 2018, con un aumento del 3% su base annua. In testa sempre gli Usa, con un incremento del 18% a 11,8 miliardi; segue il Regno Unito con +15% a 5,3 miliardi.

Altro canale importante è quello delle fiere d’arte, con un fatturato aggregato stimato di 16,5 miliardi nel 2018, in aumento del 6% su base annua. Le vendite online, infine, hanno totalizzato 6 miliardi, con una crescita annua dell’11 per cento.

Sebbene, parallelamente, si stia sviluppando anche un discreto mercato di opere d’arte di valore più accessibile a categorie di investitori un tempo escluse, i dati più significativi di questo settore scaturiscono sempre dagli scambi dei c.d. HNWI (High net worth individuals, individui con patrimonio compreso tra 5 e 30 mln di USD), ed in particolar modo di quelli che operano nei cinque mercati principali, ossia Regno Unito, Germania, Singapore, Hong Kong e Giappone. Un dato su tutti: mentre i collezionisti statunitensi hanno un’età media di 50 anni e oltre, nei nuovi mercati asiatici emerge un profilo di età molto diverso. A Singapore ed a Hong Kong, rispettivamente, il 46% ed il 39% dei compratori sono millennials, ed il 93% di loro acquista opere su piattaforme online.

Ma non è tutto oro ciò che riluce, e molte nubi si addensano all’orizzonte.

Infatti, eventi storici come la globalizzazione, l’avvento di internet, la facilità negli spostamenti, il crollo delle ideologie anticapitalistiche e l’aumento di nuovi ricchi, sono tutte cause che hanno contribuito a dipingere l’attuale scenario, generando dei risultati che, alla luce dell’assenza di controlli generalizzati di mercato, rischia di creare la più classica delle “bolle”. Inoltre, sembra che i canoni artistici oggi più osservati siano quelli che rispondono ad una minore cultura ed un maggior glamour, e che prediligono le opere prodotte dagli artisti contemporanei in quantità industriali, più che quelle singole e “immortali” dei grandi artisti della storia. Così facendo, però, diminuisce l’aspettativa media di vita “estetica” di un’opera contemporanea, ed in tal modo il mercato di riferimento si ammanta di una logica puramente speculativa, tipica degli strumenti finanziari tradizionali dai quali si vorrebbe mutuare le caratteristiche ed i ritmi vertiginosi di scambio.

Di conseguenza, anche il mercato dell’Arte si sta scindendo con più chiarezza nei due segmenti delle opere “anticicliche”, di cui fanno parte quelle più stabili e appartenenti ai periodi più classici della Storia dell’Arte (Rinascimento, Impressionismo etc), e delle opere “cicliche” (artisti contemporanei), di gran lunga più speculative e, pertanto, più soggette alle crisi di mercato.

Secondo l’economista Olav Velthuis (intervistato da Georgina Adam), “….Alla base di questo fenomeno ci sono meccanismi di creazione e distribuzione della ricchezza nel mondo. Esistono ricerche che mostrano come il mercato dell’arte benefici della distribuzione iniqua della ricchezza”.

Eppure, nonostante le evidenti frizioni sui prezzi (alle stelle), ancora oggi non si interviene con norme e codici che possano regolamentare gli scambi e la trasparenza delle quotazioni. Questo accade perché, nonostante il mercato dell’arte negli ultimi dieci anni sia lievitato sino a raggiungere un giro d’affari elevatissimo (67,4 mld, contro i 50 del biennio 2015-2016), l’arte è un segmento ancora meno sviluppato rispetto agli altri beni di lusso, che valgono 253 miliardi di dollari all’anno. Pertanto, i governi non intenderanno impiegare, ancora per molto tempo, energie e risorse per legiferare specificamente in materia.

Avrebbe potuto farlo l’Europa, ma si è preferito agire, con le due MiFID, solo per il settore finanziario.

In definitiva, finchè il desiderio di primeggiare con gli USA non porterà l’U.E. a fare opportune riflessioni anche sul mercato dell’Arte, i collezionisti si preparino ad affrontare, nel giro di qualche anno, gli effetti di una bolla epocale.

Se hai trovato utile questo articolo forse potrebbe interessarti sapere come tutelare il tuo patrimonio familiare dagli attacchi esterni

Scarica l’e-book “La Protezione del Patrimonio Familiare dai possibili atti di aggressione dei terzi“, edito da PATRIMONI&FINANZA.

Non costa assolutamente nulla, è sufficiente registrarsi

Buona lettura !