Luglio 25, 2026
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Meeting di EFPA Italia: il futuro della consulenza finanziaria all’insegna dell’Intelligenza Artificiale

Ecco cosa è successo alla 14° edizione del Meeting di EFPA Italia. Deroma: la Fondazione è in crescita “tumultuosa” sia in termini di numero di certificati che di consistenza patrimoniale.

Cala il sipario sulla 14° edizione annuale di EFPA Italia Meeting, che il 12 e 13 ottobre a Firenze ha riunito i professionisti della consulenza finanziaria, certificati e non, per affrontare insieme ai partner del risparmio gestito ed esponenti del mondo accademico i temi di maggiore interesse ed attualità del settore. Un’occasione di incontro, oltre che un momento di apprendimento e di aggiornamento, caratterizzato ancora una volta da una partecipazione molto sentita. Più di 800 le presenze accreditate tra iscritti registrati e partner presenti, che in questa edizione si sono riuniti per parlare di innovazione e digitale alla luce del ruolo sempre più diffuso che la tecnologia sta assumendo anche nel settore del risparmio gestito.

Come sottolineato dal Presidente Deroma “Il mondo della consulenza finanziaria si trova di fronte a un nuovo cambiamento di portata rivoluzionaria. L’intelligenza artificiale e quella generativa ci pongono ogni giorno davanti all’incognita del cambiamento, con tutte le sfide e le conseguenze che l’accoglimento dell’IA avrà per il settore. Efpa Italia, in linea con quella che è la sua mission, guarda al cambiamento in maniera propositiva. Le preoccupazioni per l’impatto che queste nuove tecnologie inevitabilmente avranno sulla nostra professione, non devono intimorirci, ma al contrario incoraggiarci a puntare sulle competenze uniche che distinguono il ruolo del consulente finanziario, enfatizzando l’importanza di continuare ad aggiornarci. Per questa ragione possiamo accogliere positivamente, seppure con tutte le cautele del caso, le innovazioni. In questo modo, in futuro, potremo continuare ad essere noi CF i protagonisti e gli artifici dell’evoluzione della professione”.

Nel suo intervento di apertura il Presidente Deroma (nella foto) ha voluto richiamare la deontologia e l’etica che contraddistinguono gli oltre 10 mila professionisti certificati, e che associate alla forza delle idee e alle competenze permettono di affermare sul mercato il ruolo del professionista e più in particolare del professionista certificato. Nell’occasione è stata presentata ufficialmente anche la Commissione per il Rispetto dei Principi Etico–Deontologici di Efpa Italia, che concorre a rendere effettiva l’osservanza del Codice Etico di Efpa. Il Presidente ha poi voluto sottolineare la crescita della Fondazione, che ha definito essere “tumultuosa”, sia in termini di numero di certificati che di consistenza patrimoniale, e che consentirà a Efpa Italia di proseguire con ancora maggiore vigore l’attività di certificazione delle conoscenze degli operatori dei servizi di investimento.

Spazio poi al tema portante del Meeting, ovvero l’intelligenza artificiale nel servizio di consulenza finanziaria, che nel seminario “Un futuro in transizione permanente” è stato trattato anche attraverso l’inedito punto di vista della professoressa Marica Branchesi (nella foto), Ordinario di Astrofisica presso il Gran Sasso Science Institute, che ha lanciato ai consulenti finanziari presenti un messaggio ottimista verso il futuro, sottolineando più volte, con riferimento alla sua professione, come guardando verso l’alto si riesce a comprendere meglio la realtà del quotidiano. “Per porsi in maniera positiva verso le difficoltà che si prospettano, è importante saper guardare oltre i problemi con cui ci si confronta quotidianamente e per farlo è altrettanto rilevante, lavorare come squadra”, ha evidenziato la prof.ssa Branchesi.

Con lei sono intervenuti nel seminario di apertura, condotto da Leopoldo Gasbarro – Direttore Responsabile di Wall Street Italia, Coleman Kendall, Chief Economist Marshfield Associates e il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita (nella foto). L’economista statunitense ha sottolineato come per i professionisti della consulenza finanziaria la riposta migliore all’IA è la capacità di ascolto del cliente, perché per quanto possano essere raffinate e veloci le macchine non sono dotate, e probabilmente non lo saranno nemmeno per i prossimi 50 anni, di intelligenza emotiva. Ecco quindi che questo tipo di approccio permette di dare al cliente una risposta migliore di quella prodotta dall’intelligenza artificiale. In questa direzione si pone anche il richiamo di Giorgio De Rita alla fiducia di cui continua a godere il settore dei servizi di consulenza finanziaria. E’ responsabilità dei professionisti non tradire l’aspettativa che i risparmiatori, in essere e potenziali ripongono nei consulenti finanziari. «Avete la fiducia degli italiani, spendetela bene» ha chiosato De Rita.

Nella giornata di giovedì 12 ottobre il tema dell’IA è stato poi trattato coinvolgendo le Istituzioni del settore  – Anasf, OCF, Assoreti  – che nella tavola rotonda “Molte intelligenze, molte opportunità!” si sono confrontate, con la moderazione di Sergio Luciano (nella foto), direttore responsabile di Economy e Investire, media partner dell’evento, sui rischi e le opportunità che si verranno a creare per la professione del consulente finanziario con la rivoluzione tecnologica in atto. La percezione iniziale, di fatto, era che ci fossero molte incertezze intorno alla questione, principalmente su tre grandi filoni – regolamentazione, etica e affidabilità – meritevoli di trovare risposta. La sintesi che emerge da questo dibattito è che l’IA applicata alla consulenza finanziaria non genererà un processo sostitutivo della macchina al CF umano, ma un processo trasformativo, anche delle competenze richieste agli operatori del settore. In questo senso, il ricambio generazionale unito all’integrazione delle conoscenze portate dalle nuove leve con l’esperienza dei CF senior sarà la soluzione per continuare a fornire un servizio di consulenza qualificato.

Del resto, i risultati della ricerca illustrati da Nicola Ronchetti (nella foto), Founder & CEO di FINER Finance Explorer, nella sessione di venerdì 13 ottobre dal titolo “AI: evidenze e prospettive per la consulenza finanziaria”, hanno evidenziato come l’utilizzo dell’IA da parte dei professionisti del risparmio gestito sia oggi ancora agli albori, principalmente come conseguenza di una scarsa conoscenza dello strumento. Tra le motivazioni di questo scarso ricorso all’intelligenza artificiale, anche la considerazione ampiamente diffusa che la consulenza finanziaria debba basarsi unicamente su interazioni personali: a dirlo è il 71% degli intervistati, trovando larga condivisione anche tra gli investitori (69%). Il timore dei professionisti è che con l’avvento dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie, la spersonalizzazione e l’omologazione dell’offerta potrebbero rendere la consulenza personale un lusso per pochi. Al tempo stesso la ricerca ha portato alla luce la percezione da entrambe le parti,  professionisti e risparmiatori, che l’impatto dell’IA sulla relazione CF/PB-cliente è ormai solo questione di tempo,  massimo entro 5-10 anni; per i professionisti top e investitori under 30 ancora meno, entro i prossimi 3 anni. Allo stesso modo, tra i professionisti c’è la percezione diffusa che la rivoluzione portata dall’IA consentirà grandi vantaggi competitivi, soprattutto per la gestione proattiva del cliente, a coloro che la sapranno adottare velocemente.

Spazio ovviamente anche all’attualità, tra geopolitica, situazione medio orientale, economia italiana e che in apertura di lavori della giornata di venerdì 13 ottobre, è stata analizzata dal giornalista e scrittore Alan Friedman. Il cambiamento impone ai professionisti di mettersi in gioco per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e competenze. Il tema è stato posto al centro della tavola rotonda “Competenze per competere: un investimento sicuro”, in apertura del secondo giorno del Meeting, che ha visto protagonisti i componenti del Comitato Scientifico di Efpa Italia (i Proff. Ruggero Bertelli, Claudio Cacciamani, Emanuele Maria Carluccio, Fabrizio Crespi, Debora Damiani, Massimiliano Marzo, Paolo Turati). Nel nuovo scenario digitale il supporto professionale del consulente finanziario non viene meno, ma al contrario assume ancora maggiore rilevanza per indirizzare le decisioni finanziarie dei risparmiatori. Competenza, finalizzata all’innovazione, intesa come sapere e saper far e che richiede una pianificazione strategica per poter mantenere un vantaggio competitivo. Il professionista, infatti, deve lavorare sia sull’aspetto tecnico sia sua quello umano; empatia e competenze sono due sfere con le quali il consulente deve avere piena dimestichezza: due condizioni necessarie e non sufficienti se prese singolarmente.

Efpa Italia 2023: Il consulente finanziario figura insostituibile nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Il mutamento epocale indotto dell’IA non faccia perdere di vista l’essenza fondamentale della consulenza finanziaria e l’identità unica del CF: le competenze e l’esperienza restano insostituibili.

L’annuale manifestazione che riunisce professionisti ed esperti dei servizi di investimento organizzata dalla Fondazione affiliata alla European Financial Planning Association™ (EFPA), organismo professionale preposto alla definizione di standard e alla certificazione dei Financial Advisors e dei Financial Planners, pone al centro del dibattito di questa 14° edizione il tema dello sviluppo tecnologico nell’ambito della consulenza finanziaria, che rappresenta una delle sfide più importanti per l’industria del settore. L’obiettivo è di approfondirlo con spirito critico affinché gli interrogativi legati agli impatti delle nuove tecnologie sulla professione riconducano l’attenzione sull’identità del consulente finanziario e sulle sue competenze uniche ed insostituibili, per guardare positivamente alle sfide che lo attendono. 

Marco Deroma

Il titolo del Meeting “A.I. Alternative Intelligence. Ritorno al futuro del Consulente Finanziario” chiarisce il focus che guiderà i contenuti delle sessioni formative della due giorni Efpa Italia – il 12 e 13 ottobre a Firenze al Centro Congressi di Villa Vittoria. Marco Deroma (nella foto), presidente di Epa Italia, commenta: “E’ fondamentale che il mutamento epocale indotto dell’IA non faccia perdere di vista l’essenza fondamentale della consulenza finanziaria e l’identità unica del consulente finanziario: le competenze e l’esperienza restano insostituibili. Guardare positivamente alle sfide che ci attendono significa rafforzare la nostra identità professionale, investire nell’aggiornamento continuo e adattarsi in modo intelligente alle nuove dinamiche del mercato. In questo modo potremo sfruttare appieno il potenziale delle tecnologie emergenti per migliorare la qualità dei servizi che offriamo al cliente e mantenere l’integrità della nostra professione”.

Nella giornata di apertura, giovedì 12 ottobre, il tema dell’IA verrà introdotto attraverso un inedito dibattito virtuale tra alcune illustri figure del contesto economico mondiale del passato, che forniranno alla platea la propria visione dell’economia e del sistema finanziario, e quale ruolo hanno giocato nella loro evoluzione. A seguire, nel seminario “Un futuro in transizione permanente”, Marica Branchesi (nella foto), Professore Ordinario di Astrofisica presso il Gran Sasso Science Institute, introdurrà un inedito punto di vista nel dibattito sulle prospettive generate dall’innovazione tecnologica nel mondo della consulenza finanziaria.  Si confronteranno con la professoressa Branchesi, il noto Economista Coleman Kendall e il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita (nella foto). Immediatamente  dopo, i main partner dell’evento interverranno con alcuni workshop sui temi che i professionisti del risparmio affrontano quotidianamente, dalle strategie di asset allocation ai fondi tematici e settoriali.
Le sessioni di workshop saranno introdotte ciascuna da una presentazione tecnica a cura di un componente del Comitato Scientifico di Efpa Italia.

Sergio Luciano

Chiuderà la prima giornata di lavori la tavola rotonda “Molte intelligenze, molte opportunità!” nella quale gli esponenti di Anasf, Censis, OCF e Assoreti avranno modo di confrontare le loro view sull’argomento chiave di questa edizione: le implicazioni dell’intelligenza artificiale sull’attività del consulente finanziario. Precederà il dibattito tra le istituzioni l’intervento di Pietro Lanza, Technology Banking and Insurance Director di IBM Italia. La giornata di venerdì 13 ottobre, invece, si aprirà con la tavola rotonda “Competenze per competere: un investimento sicuro”, moderata da Sergio Luciano (nella foto) – Direttore responsabile di Economy e Investire, e la partecipazione dei membri del Comitato Scientifico di Efpa Italia (i proff. Debora Damiani, Ruggero Bertelli, Claudio Cacciamani, Emanuele Maria Carluccio, Fabrizio Crespi, Massimiliano Marzo, Paolo Turati).

Seguiranno a ruota i workshop dei main partner su: scelte di asset allocation di lungo termine tra dinamiche demografiche e innovazione, ottimizzazione dei portafogli tramite strategie diversificate e decorrelate dall’azionario tradizionale. Chiuderanno l’appuntamento fiorentino di Efpa Italia il panel di Amundi e BNY Mellon, preceduto dalla tavola rotonda “AI: evidenze e prospettive per la consulenza finanziaria”, con Zurich Bank e Nicola Ronchetti (nella foto) – Founder & CEO di FINER, che porterà le evidenze di una ricerca che ha coinvolto consulenti finanziari, bancari e clienti sui vantaggi che le banche e le reti più innovative stanno ottenendo dall’adozione dell’IA. La partecipazione all’evento è accreditata fino a 13 ore per il mantenimento delle qualifiche EFP-EFA-EIP-ESG. Per il programma completo e per iscriversi a EFPA Italia Meeting 2023: www.efpa-italia.it

Aziende e benessere dei dipendenti: boom per il mercato dei servizi payroll in outsourcing

Il mercato dei servizi payroll sta vivendo una fase di grande crescita prospettica  (+47% entro il 2030). Tra IA e Big Data, ecco i trend che stanno rivoluzionando il settore.

Continua la crescita del mercato dei servizi di payroll in outsourcing: se lo scorso anno il valore del settore a livello globale ha superato i 25,3 miliardi di dollari, entro il 2030 toccherà i 37,3 miliardi. Un servizio fondamentale per le aziende, che troppo spesso non affidano il processo di elaborazione delle buste paga ad un partner esperto, incorrendo spesso in errori davvero “salati”: il 20% di queste, infatti, contiene inesattezze, causando perdite importanti.

Secondo quanto emerge da una recente ricerca realizzata da Research and Markets, entro i prossimi 7 anni si assisterà ad un’importante espansione del settore a livello globale, che passerà dai 25,3 miliardi di dollari del 2022 ai 37,3 del 2030 (+47%), grazie a un tasso di crescita medio annuo composto del 5%. Uno dei fattori trainanti di questo settore è legato al risparmio di tempo e dei costi che l’esternalizzazione del servizio consente, riducendo la necessità di formare personale interno addetto alle paghe e permettendo allo stesso tempo ai team HR di concentrarsi su aree più strategiche per le organizzazioni. “Le aziende hanno necessità di dedicarsi completamente al business aziendale, e in particolar modo gli HR devono essere sempre più attenti al benessere dei dipendenti delle proprie aziende”, dichiara Ivan Moretti, Co-Owner & Board Member di Zeta Service. Spesso infatti le aziende scelgono questi servizi per eliminare l’eccessiva manualità e il dispendio di tempo che queste attività impongono ai dipendenti, riducendone il benessere all’interno dell’azienda. In quest’ottica, l’automazione e l’intelligenza artificiale permetteranno di semplificare e ottimizzare ulteriormente i processi di gestione degli stipendi, supportando il lavoro delle risorse dell’azienda.

Il trend di crescita a livello globale si riflette anche a livello europeo: secondo quanto emerge dalla ricerca realizzata da Allied Market Research in Europa, per esempio, la crescita più rilevante nel mercato del Payroll Outsourcing si è registrata nel 2021, in virtù soprattutto dell’aumentato utilizzo di applicazioni mobili e basate sul cloud, ma anche per via delle normative governative che spingono sempre più aziende ad investire nel cloud computing. Questo mercato sembra essere florido anche in Italia, dove la maggior parte delle imprese si rivolge ad aziende specializzate in paghe ed amministrazione in outsourcing. “L’outsourcing è sempre più richiesto data la crescente riduzione delle competenze all’interno degli uffici del personale e la difficoltà nel reperire nuove risorse, che, vista la poca offerta, diventano sempre più preziose”, spiega ancora Moretti.

Quello del payroll in outsourcing è dunque un servizio davvero necessario per le aziende, considerando anche che spesso la gestione interna può comportare errori e perdite economiche anche abbastanza importanti: si parla in questo caso di “Payroll Leakage”. La nota rivista Forbes US riporta, tra gli errori più frequenti, la classificazione errata dei dipendenti o la mancata conoscenza di nuove normative, che spesso comportano il pagamento di importanti sanzioni. Ancora, il mancato rispetto delle scadenze nel pagamento delle tasse o degli stipendi può rappresentare un problema fiscale ma anche organizzativo, generando il malcontento dei propri dipendenti, esattamente come l’errato calcolo delle retribuzioni. Pertanto, diventa fondamentale l’esternalizzazione dei servizi.

In quest’ottica, i trend che guideranno il mercato del payroll nel futuro saranno diversi. Innanzitutto lo smart working, che è diventato ormai parte integrante del mondo del lavoro ma richiede il mantenimento di un elevato coinvolgimento dei dipendenti per via dell’implicito distanziamento sociale che esso comporta nel luogo di lavoro, rendendo meno attrattive le aziende che lo applicano su larga scala. Un secondo trend è rappresentato dal Partner Unico: le aziende cercano un partner unico per tutta l’area dei servizi HR, quindi un unico interlocutore anche per il payroll. Il controllo sui dati è un altro trend importantissimo, poiché le aziende hanno sempre più bisogno di accesso immediato a dashboard e reportistiche legate ai costi del personale, da condividere con la casa madre. In tal senso, il payroll outsourcing giocherà un ruolo ancora più fondamentale grazie all’intelligenza artificiale e  alla sua capacità di elaborare le analisi predittive dei costi del personale.

Infine, la Digitalizzazione, che grazie all’espandersi del lavoro a distanza sta spingendo sempre più aziende a digitalizzare le comunicazioni, anche quelle legate agli aspetti amministrativi, con i propri dipendenti. Relativamente al rischio di violazione dei dati sensibili – che la digitalizzazione amplifica ineluttabilmente – le aziende si affideranno sempre di più ai partner outsourcing perchè hanno già sistemi di protezioni dati più evoluti e, quindi, più sicuri e meno costosi.

Schmitt, ETHENEA: le valutazioni dei titoli IA sono difficilmente sostenibili

La trimestrale di Nvidia è stata straordinaria, ma la contrazione potenziale è troppo elevata. Vanno seguite le aziende IA che crescono senza clamore, con una solida crescita fondamentale e valutazioni interessanti.

“Non vogliamo sottovalutare il fatto che l’intelligenza artificiale abbia il potenziale per cambiare molte cose, dai guadagni di efficienza ai nuovi prodotti e servizi, ma siamo scettici rispetto alla convinzione diffusa che ciò possa avvenire in modo così rapido, come suggeriscono le recenti performance di alcuni titoli già molto noti”. È l’opinione di Christian Schmitt, portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Sebbene l’intelligenza artificiale (IA) non sia una novità, l’argomento sembra essere arrivato al grande pubblico soltanto con l’applicazione ChatGPT. Non passa quasi giorno senza che un’altra azienda pubblicizzi le proprie soluzioni e capacità di intelligenza artificiale, e l’argomento sta prendendo piede anche nel mercato azionario. L’IA non è tutta fantasia e in qualche modo è già realtà: gli ultimi risultati trimestrali di Nvdia sono stati in ogni caso straordinari. Questo sviluppo fondamentale è ovviamente impressionante. Per essere considerata un investimento, tuttavia, anche la valutazione deve essere corretta. La parola d’ordine è: “crescita a un prezzo ragionevole“. In ogni caso, con un rapporto prezzo-utile atteso di circa 50, il potenziale di contrazione è troppo elevato, e il rischio di contrattempi è troppo grande se le elevate aspettative di crescita non venissero soddisfatte.

L’esperienza ci insegna che i temi e i titoli particolarmente pubblicizzati, inondati di afflussi nelle strutture di fondi attivi o passivi, hanno difficoltà a mantenere le aspettative – e quindi i livelli di valutazione – nel tempo. È vero che la valutazione gioca un ruolo sempre più secondario con un orizzonte temporale più lungo, a condizione, però, che lo sviluppo fondamentale sia corretto. Il passato ha anche dimostrato che è molto difficile individuare subito i vincitori a lungo termine nelle rivoluzioni tecniche, anche se a posteriori sembra abbastanza ovvio. In ogni caso, fino alla grande ondata di popolarità di ChatGPT di Microsoft, era Alphabet a essere considerato il leader nel campo dei modelli linguistici di intelligenza artificiale.

La concorrenza è molto dinamica. “Quindi, dal punto di vista delle scelte di asset allocation, nel fondo ETHNA-DYNAMISCH abbiamo già investito in alcune società che operano nello spazio dell’IA“, sottolinea Schmitt. “anche se non è stata questa la base della nostra decisione di investimento iniziale. Nella nostra watch list ci sono anche alcuni titoli rilevanti e non esiteremo a investire quando si presenteranno le opportunità. Fino ad allora, tuttavia, preferiamo le aziende che stanno prosperando al di fuori del clamore. Quelle con una solida crescita fondamentale, preferibilmente con una buona visibilità, e valutazioni interessanti, ovvero i titoli orientati alla crescita con multipli prezzo/utili (P/E) relativamente bassi, i cosiddetti Garp (Growth at a reasonable price)”.

Banche USA e Intelligenza Artificiale: 8 su 10 la sfrutteranno

Negli USA ben 8 istituti di credito su 10 sfrutteranno l’Intelligenza Artificiale in vista dei prossimi anni. Ecco le 7 applicazioni più sorprendenti, secondo gli esperti.

Dall’analisi dei dati (60%) all’incremento della produttività (59%) fino alla riduzione dei costi (54%): queste sono le principali ragioni che spingono l’universo bancario ad investire nella tecnologia del momento. A livello economico, è previsto persino un incremento d’incassi per l’asset globale dell’intelligenza artificiale applicata all’universo bancario che supererà quota 64 miliardi di dollari di fatturato entro il 2030. E le applicazioni? Innumerevoli grazie a funzioni automatizzate (RPA), avatar e piattaforme di ultima generazione. “Il mondo del banking è sempre più smart e l’IA può essere la chiave per abbracciare definitivamente il futuro”, afferma Francesco Elmi, Marketing Manager di QuestIT.

Creare il proprio futuro significa attivarsi nel momento presente, affidandosi ai principali trend che lo caratterizzano e, soprattutto, lo innovano: con queste parole è possibile definire il settore delle banche, che, secondo una serie di ricerche condotte sulle principali testate del settore da Espresso Communication per QuestIT, si affideranno sempre più alla intelligenza artificiale. Le prime conferme in merito giungono da Springer, gruppo editoriale di fama internazionale, e da un recente studio denominato “L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore bancario: una revisione sistematica della letteratura”.

Stando a quanto indicato dalla ricerca, negli USA ben 8 banche su 10 sfrutteranno le potenzialità dell’IA in vista dei prossimi anni per migliorare i propri servizi e, di conseguenza, il business generale. Il trend, però, coinvolge il mondo intero: secondo International Banker il mercato dell’intelligenza artificiale applicata all’universo bancario supererà quota 64 miliardi di dollari di fatturato entro il 2030. Ora una domanda sorge spontanea: quali ragioni spingono i direttori di banca ad abbracciare la tecnologia del momento? In primis la possibilità di analizzare i dati in un modo veloce ed efficace (60%), seguono l’incremento della produttività (59%) e la riduzione dei costi a livello generale (54%). Il trend coinvolge anche l’Europa e, secondo American Banker, anche la Germania con i più importanti istituti di credito del Paese pronti a raddoppiare i propri investimenti in termini d’innovazione.

E l’Italia? L’IA viene adoperata maggiormente all’interno delle realtà bancarie del Nord (79%), alle quali fanno seguito quelle del Centro (14%) e del Sud (7%). Questi ultimi dati emergono da un’indagine interna condotta su un campione di organizzazioni del territorio proprio da un’azienda made in Italy, ovvero QuestIT che, attraverso l’intelligenza artificiale, realizza avatar e assistenti virtuali di ultima generazione che possono aiutare le banche ad abbracciare il futuro fin da subito. “L’universo bancario, dopo quello medico e delle HR, sarà quello più influenzato positivamente dalle nuove tecnologie – afferma Francesco Elmi, Marketing Manager di QuestIT – I dati raccolti sono una conferma ulteriore del cambiamento che stanno apportando gli istituti di credito di tutto il mondo. Anche l’Italia non resta di certo a guardare e quest’evoluzione dipende dalle proposte innovative dei partner che, in vista dei prossimi anni, saranno chiamati ad essere efficaci e pronti a soddisfare le esigenze delle organizzazioni del territorio. Gli assistenti virtuali, infatti, possono essere inseriti all’interno di totem o piattaforme e, di conseguenza, guidare i clienti nella ricerca delle informazioni oppure prendere gli appuntamenti nel minor lasso di tempo possibile”.

L’intelligenza artificiale potenzia il costumer care perché garantisce alle banche un servizio attivo 24/7 su diversi canali in più lingue, rispondendo così ad oltre 1600 messaggi al giorno e trovando una soluzione alle richieste dei clienti in soli 3 minuti. In secondo luogo, gli assistenti virtuali di ultima generazione sono capaci di analizzare e raggruppare grandi quantità di dati estremamente complessi e migliora l’esperienza del singolo cliente perché lo segue passo dopo passo. A questo proposito, l’innovazione avveniristica, grazie alle componenti di emotion e attention detection che comprendono le espressioni facciali delle persone, è in grado di capire se il messaggio da lui divulgato è stato compreso nel migliore dei modi oppure no. Inoltre, l’IA velocizza il processo di selezione degli HR recruiter che sono alla ricerca di figure qualificate o alle prime armi da inserire nel team. 

Ecco, quindi, le 7 applicazioni più sorprendenti dell’intelligenza artificiale all’interno delle banche:
Potenzia la costumer care perché garantisce alle banche un servizio attivo 24/7 su diversi canali in più lingue: gli assistenti virtuali, infatti, rispondono a volumi medi di 1600 richieste al giorno.
– Analisi massiva e mirata di una quantità variabile di dati utili ai professionisti “umani” che, in seguito, possono archiviarli e utilizzarli in caso di necessità.
– Migliora l’esperienza del cliente perché gli avatar seguono passo dopo passo la clientela e, grazie a tool specifici, sanno riconoscere le emozioni umane e capire se le loro indicazioni sono chiare agli occhi delle persone fisiche.
– Velocizza e perfeziona la selezione degli HR recruiter che possono così valutare solo ed esclusivamente i profili in linea con i criteri da loro indicati all’interno delle offerte di lavoro.
– Raccolgono tutte le informazioni tecniche di cui i consulenti hanno bisogno in un determinato momento della giornata lavorativa come, ad esempio, lo stato di una pratica.
– Offre un’esperienza 100% phygital grazie all’inserimento di avatar avveniristici all’interno di totem o piattaforme ad hoc.
–  Promuove l’accessibilità perché gli avatar sono in grado di produrre e comprendere la Lingua dei Segni italiana e risultano di grande supporto per la clientela sordomuta che necessita di una banca inclusiva.

Economia, boom per il mercato europeo delle ristrutturazioni edilizie

Solo per l’ammodernamento degli ascensori si prevedono più di 13 miliardi di entrate a livello mondiale entro la fine dell’anno corrente e altri 7 miliardi entro il 2030. In primo piano le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale.  

Per costruire servono pazienza e ingegno, ma per ristrutturare non possono mancare attenzione e passione per il miglioramento: poche parole per esprimere qualità imprescindibili che vengono accolte a braccia aperte dalle principali realtà del settore del Vecchio Continente. Le prime conferme in merito giungono da Statista, secondo cui il mercato europeo delle ricostruzioni edilizie supererà quota 990 miliardi di dollari entro la fine dell’anno corrente. E non è finita qui perché, entro i prossimi tre anni, si prevede un ulteriore incremento che spingerà il settore ben oltre il trilione di ricavi.

Il principale motivo dietro a quest’impennata? Sicuramente la volontà di trasformare gli edifici delle città in smart building, ovvero strutture in grado di ridurre le emissioni di gas (attualmente le metropoli e gli edifici che ne fanno parte sono responsabili del 36% delle “gas emission” europee totali). Entrando più nel dettaglio, il settore delle ristrutturazioni edilizie comprende una serie di attività e, tra queste, ne esiste una che si prenderà sempre più la scena nel presente e nel futuro: l’ammodernamento degli ascensori. Infatti, mediante la sostituzione completa di un impianto o di singoli componenti, è possibile dotare l’ascensore di connettività, consentendo l’attivazione di un’ampia serie di servizi digitali a valore aggiunto. In questo caso non si parla più di un semplice spostamento tra piani, bensì di elevatori smart capaci di offrire un’esperienza di utilizzo unica, semplificando la vita quotidiana degli utenti e dei gestori.

Restando sulla stessa lunghezza d’onda, il mercato globale relazionato all’ammodernamento degli ascensori, come indicato da Industry Arc Analysis, chiuderà il 2023 con più di 13 miliardi di dollari di fatturato. Ma non è tutto, perché entro il 2030, infatti, l’asset sfiorerà i 20 miliardi di ricavi con una crescita media annuale composta pari al 9,5%. Cosa caratterizzerà le città e gli ascensori del futuro? Secondo Giovanni Lorino, Amministratore Delegato di KONE Italia “grazie agli edifici di ultima generazione sono previsti nei prossimi anni l’abbattimento dei consumi e una drastica riduzione delle emissioni di CO2. Gli ascensori contribuiscono al consumo energetico dell’intero edificio e con il loro ammodernamento possiamo ridurne l’impatto sino al 70%”.

“Di recente – continua Giovanni Lorino – abbiamo elaborato insieme a European House Ambrosetti il 1° Rapporto strategico sugli “smart building”. L’obiettivo primario è l’evoluzione del parco immobiliare italiano verso una transizione sostenibile, la decarbonizzazione e l’efficientamento energetico. E sotto questo punto di vista, saranno fondamentali gli ascensori, anzi gli ascensori di ultima generazione. L’intelligenza artificiale, inoltre, permetterà di monitorare le prestazioni dei singoli elevatori, rendendo possibile anticipare eventuali imprevisti e apportare, all’interno di un arco temporale relativamente breve, modifiche o aggiornamenti mirati ed efficaci. E con l’intelligenza artificiale basata su cloud è possibile archiviare i dati relativi ad ogni singolo ascensore e, in seguito, analizzarli al fine di individuare possibili malfunzionamenti, evitare fermi impianto non programmati e garantire la massima disponibilità degli impianti stessi”. 

Comincia l’era della banca “solidale, emotiva e istintiva”. Ruolo educativo in partnership con il cliente

Le società richiederanno che le imprese bancarie, fino ad oggi cadute idealmente in basso, si risollevino ed assumano un ruolo attivo nell’etica all’interno delle comunità, prendendo posizione sulle questioni che contano di più per la Società e l’individuo.

Il lungo periodo di forzata riflessione aperto – e non ancora chiuso – dalla pandemia ha avuto il merito di accelerare dei cambiamenti che, nel sistema bancario, sarebbero comunque avvenuti, ma molto più lentamente. In più, la tragedia che ha colpito la popolazione mondiale ha certamente aumentato il senso di responsabilità sociale di molte aziende, e tra queste certamente anche le banche, per le quali la responsabilità civica non sarà più una scelta, ma una necessità, poiché la società adesso si aspetta che esse intervengano laddove i governi stanno fallendo.

Questo cambiamento di mentalità imprenditoriale è già in atto, ed oggi è possibile elencare alcuni elementi fondamentali che si manifestano con estrema chiarezza:

– Entro il 2025, i fondi di investimento alternativi con tempi di ritorno più lunghi avranno aumentato la propria popolarità tra gli investitori, e i criteri di compliance di portafoglio verranno gradualmente modificati in modo da consentire una maggiore esposizione degli investitori su questi asset, oggi fortemente limitati dalla MiFID II.
– Le banche estere – in particolare quelle americane ed asiatiche – stanno già “pensando a lungo termine”, sostenendo investimenti basati su un atteggiamento meno immediato nei confronti del ROI, incoraggiando le aziende di medie dimensioni a crescere, innovare e competere.
– Viene attribuita una particolare enfasi sugli “aspetti morali” in relazione al modo in cui le macchine e i programmi di Intelligenza Artificiale vengono costruite e programmati, visto il sempre più largo impiego di tale tecnologia nel mondo bancario.
– Si afferma il ruolo delle banche come “educatori” e la necessità di agire in partnership con i loro clienti. Di conseguenza, nel futuro più prossimo sia i consumatori che i clienti commerciali entreranno in relazioni più educative con le banche, le quali agiranno da supporto costante per raggiungere gli obiettivi della vita. Relativamente a quest’ultimo aspetto, per esempio, già oggi Barclays offre uno strumento che consente ai clienti di “spegnere” la spesa con carta di debito presso determinate categorie di rivenditori, mentre Monzo ha introdotto uno strumento simile a Barclays, registrando una riduzione del 70% nella spesa per il gioco d’azzardo.

Nel rispetto di questa nuova etica bancaria “di responsabilità”, nel giro dei prossimi 5 anni le banche dovranno strutturare una offerta adeguata per i due miliardi di adulti che, a livello globale, oggi non accedono al credito bancario tradizionale, creando una sorta di credito intelligente. Petalcard, per esempio, utilizza l’apprendimento automatico per analizzare i record finanziari digitali delle persone non bancarizzate, fornendo linee di credito fino a 10.000 USD. Secondo Raja Bose, partner di Genpact in Transformation Services e Consumer Banking, “Utilizzando l’intelligenza artificiale e l’analisi avanzata, le banche possono identificare “micro-segmenti” all’interno di popolazioni non bancarie che hanno il potenziale per diventare clienti redditizi”.

Le banche, nel loro insieme, sono un sistema complesso, ed è ciò che viene oggi rimproverato dall’utenza che, invece, richiede sempre più che esse siano aperte e sostenibili, di pari passo con le istanze della Collettività che non chiede più la crescita economica ad ogni costo, bensì il perseguimento di obiettivi che diano priorità all’umanità e all’ecologia. Poiché i consumatori richiedono maggiore trasparenza, le banche dovranno dare priorità all’attenzione agli ecosistemi in cui esse lavorano. In tal senso, l’UE sta già imponendo, di fatto, ai consulenti finanziari di informare i clienti sulle opzioni di investimento ambientali, sociali e di governance (riunite nell’acronimo ESG), mentre le aziende (banche comprese) stanno inserendo specifici esperti di etica a tempo pieno nei CdA.

Questo scenario sta permettendo, dopo oltre due secoli di rivoluzioni industriali e tecnologiche, di riqualificare l’essenza stessa del profitto, attribuendo a questo la necessità di uno scopo sociale. Così, sarà possibile lanciare sul mercato servizi che aiutino i consumatori a gestire e vedere come i loro comportamenti di acquisto influiscano sulla società e sull’ecologia. Per esempio, la carta Baltic Sea di The Bank of Aland aiuta i clienti a vedere il loro impatto ambientale attraverso i consumi, mentre Challenger Bank, con la sua Aspiration Card, consente ai clienti di monitorare le proprie spese rispetto all’indice etico della banca attraverso una app, che fornisce un punteggio basato su come un marchio si prende cura della sua forza lavoro e quanto siano sostenibili i suoi processi e le sue pratiche per il mondo.

RIDURRE IL RISCHIO PER RACCOGLIERE FRUTTI – In questo mondo sempre più volatile, le banche devono adottare strategie per contrastare gli shock e ridurre i rischi, ad esempio distribuendo geograficamente call center e agenti per mantenere la continuità operativa in caso di crisi globale. Una parte cruciale del cambiamento del sistema, infatti, sarà la c.d partnership di sistema che, anziché far combattere i concorrenti tra loro, creerà un sistema più sicuro per tutti. Per metterlo in atto nei prossimi cinque anni, le banche stanno valutando partnership con fornitori di servizi, società di paghe, società di contabilità e aggregatori di dati per automatizzare la raccolta dei dati.

Infine, ogni cambiamento deve accompagnarsi ai suoi “laboratori di pensiero” per creare nuovi modelli di business. Per esempio, nel tentativo di cambiare il proprio business model dall’interno e promuovere una cultura del lavoro più aperta, Goldman Sachs ha lanciato un incubatore interno, GS Accelerate, attraverso il quale la banca incoraggia i dipendenti a sviluppare soluzioni innovative che aumentino la soddisfazione del cliente, rafforzino la gestione del rischio e riducano l’inefficienza. Goldman Sachs, del resto, ha già investito in 23 società del comparto fintech, allo scopo di evolvere in ​​una “impresa istintiva” che prosperi in un mondo plasmato da realtà ottimizzata, impatto etico e pianificazione dell’intero sistema-dati, al fine di prendere decisioni rapide e accurate a vantaggio dei clienti. Grazie all’intelligenza artificiale integrata in tutte le loro organizzazioni, la prossima generazione di banche si sarà allontanata dalla semplice offerta di servizi e prodotti finanziari, dirigendo la propria offerta principale verso uno scopo più elevato, incentrato sul miglioramento finanziario dei propri clienti.

Banche, i megatrend per l’anno 2025. Dai servizi finanziari al “miglioramento finanziario individuale”

Le banche che prospereranno in futuro saranno quelle che effettueranno la transizione del modello di offerta: dalla fornitura di servizi finanziari alla consulenza sul ”miglioramento finanziario individuale”.

Di Massimo Bonaventura

Gli ultimi 14 anni ci hanno dimostrato che le banche non sono esentate dal subire gli effetti delle perturbazioni mondiali. Anzi, sono persino capaci di crearle, le perturbazioni, e farle camminare sottotraccia per anni, finchè non esplodono. E così le banche hanno dovuto affrontare le ricadute della peggiore crisi finanziaria mai vista prima, ed anche il suo naturale portato di riforme normative e di nuovi concorrenti; fino ad una pandemia globale, che avrebbe messo in ginocchio il sistema bancario – e con esso, l’intera popolazione della Terra – se solo non ci fosse stata la crisi del 2007-2008, che in qualche modo ha “preparato” la finanza mondiale all’adozione di tutti quegli strumenti (immissione massiva di liquidità, aiuti economici a fondo perduto, Quantitative Easing) che hanno tenuto su l’economia mondiale.

La crisi dei mutui subprime, pertanto, nella sua tragicità è servita a qualcosa, ma ciò che da essa si è imparato non è sufficiente per rientrare semplicemente in ciò che si faceva prima, e adesso è chiaro a tutti che per superare la tempesta attuale e costruire una maggiore resilienza per il futuro, il settore bancario dovrà vivere una rapida evoluzione, fino ad una vera e propria rivoluzione di servizio che avverrà al massimo entro i prossimi 5-10 anni, a causa della quale le banche che sopravviveranno  e prospereranno dovranno essere necessariamente migliori di quelle attuali, in tutti i sensi: migliori per i loro clienti, migliori per la società degli utenti e migliori per l’ambiente in cui esse operano (ancorandosi sempre più ai criteri ESG).

Oggi una recessione potrebbe non essere più evitabile, nonostante le enormi misure economiche di salvataggio messe in atto dai governi. Qualcuno afferma che ci siamo già, in recessione, e che manchino solo i dati definitivi per poterlo dire con certezza nel 2022, ma le banche sembrano essere più robuste di prima, e in una posizione migliore per resistere alla tempesta dell’incertezza economica. Per questo motivo è giunto il momento per le banche di riformare le proprie attività, e costruire una resilienza ancora maggiore. La buona notizia, in tal senso, è che la tecnologia aiuta le banche a tenere il passo e a soddisfare gli standard di qualità richiesti, che stanno avanzando rapidamente. L’Intelligenza Artificiale (IA) si sta sviluppando sempre di più come componente della forza lavoro, e ciò determinerà la scomparsa (o il mancato ricambio) di alcune mansioni tradizionali, ma ne saranno create di nuove.

Mantenere la relazione umana è comunque fondamentale. L’uomo è un “animale sociale”, e l’interazione diretta con i suoi simili fanno parte del bagaglio degli “istinti primordiali” che è impossibile eliminare. Ma l’uomo si relaziona anche con la Tecnologia, il che comporta una riqualificazione delle persone che devono lavorare servendosi di essa. Secondo una recente ricerca americana, un quarto dei dirigenti senior afferma che le proprie aziende prevedono di re-immaginare radicalmente le proprie attività con l’intelligenza artificiale entro la fine del 2021 (rispetto al 14% nel 2017), per cui il sistema si trova, proprio adesso, in mezzo ad una fase di transizione, nella quale da un lato devono attrarre nuovi talenti per avere successo con l’IA, e dall’altro devono riqualificare gli addetti meno giovani per il suo corretto utilizzo.

Analizzando la domanda di servizi bancari, tutti i clienti – soprattutto i millennials – oggi si aspettano un’esperienza-cliente senza interruzioni, una sorta di “continuum” che riesca a far percepire la banca come un servizio sempre in posizione “ON”. Secondo Anu Sachdeva (Global Practice Leader, Commercial Banking, Genpact), “c’è una domanda in continua evoluzione che sta costringendo le banche commerciali a concentrarsi fortemente sul percorso del cliente, che oggi è carente. Infatti, il settore bancario commerciale sta vivendo un’enorme slancio al cambiamento ed alla creazione di percorsi senza soluzione di continuità per i loro clienti finali. La finanza, però, è diversa. È una esperienza fatta di emozioni, e ci sarà sempre bisogno di consigli e supporto umani”.

Per spiegare meglio quale possa essere il futuro prossimo del sistema bancario, dobbiamo partire dal contesto economico generale, per nulla favorevole, in cui esso si trova ad operare dal ventennio precedente allo scoppio della pandemia. Negli ultimi anni, infatti, le persone hanno cominciato a nutrire sospetti sulla bontà del modello economico capitalista e, per usare le parole di Mark Carney, Governatore della Banca d’Inghilterra. “….nonostante gli immensi progressi della tecnologia, molti cittadini delle economie avanzate stanno affrontando maggiore incertezza e  lamentano una perdita di fiducia nel sistema. Piuttosto che una nuova era d’oro, la globalizzazione è associata a salari bassi, occupazione precaria e disuguaglianze sempre più marcate”. Pertanto le banche, grazie al loro elevato livello di prossimità con gli utenti, hanno l’opportunità di migliorare il modo in cui aiutano i propri clienti a immaginare e pianificare un futuro migliore di quello attuale. I millennials, in particolare, sono stati davvero influenzati negativamente da questo scenario tardo-capitalistico, e oggi si chiedono quale potrà essere l’alternativa; soprattutto, quali caratteristiche salienti può avere questa “alternativa”.

Tre sono i macrotrend che danno forma al mondo come sarà nel 2025, e le banche devono adattarsi per prosperare. Il primo megatrend è quello della Realtà Ottimizzata, che secondo Devie Mohan (un noto ricercatore del settore Fintech) “è nata per imporre una forte personalizzazione al modello di servizio (anche) delle banche. Nel 2025 nuove esperienze renderanno l’offerta bancaria più fluida, personalizzata e creativa di oggi. Le banche utilizzeranno i dati in modo sempre più innovativo, adattando prodotti e servizi alle persone in tempo reale. Le persone si aspetteranno esperienze che si sintonizzano sui loro stati d’animo e comportamenti a un livello quasi inconscio, mentre le banche avranno bisogno di un codice di condotta per regolare il processo decisionale sull’IA, più un solido quadro di governance in grado di garantire che le esperienze siano ‘vendute’ in modo etico e sicuro”. Pertanto, le banche utilizzeranno i dati per potenziare le relazioni, e i clienti al dettaglio si rivolgeranno alle interfacce digitali che garantiranno, per le operazioni che non richiedono ragionamenti molto complessi, velocità ed efficienza.

Non mancano le ultra-innovazioni, alcune delle quali si distinguono per la sintesi sapiente tra tecnologia e iniziativa commerciale. In Polonia, per esempio, sono una realtà le banche strutturate per incontrare i clienti esattamente dove si trovano nella loro vita di ogni giorno. Idea Bank, per esempio, è una banca polacca che gestisce filiali popup e spazi di co-working sui treni dei c.d. pendolari, dove dipendenti di Idea Bank aiutano i clienti con le transazioni, direttamente dentro vetture “customizzate” con lo stile ed il layout della banca, con l’ausilio di un semplice cellulare o di un tablet collegato con la rete bancaria. UBS, invece, ha iniziato a sperimentare un avatar realistico di Daniel Kalt, il suo chief investment officer in Svizzera, per confrontarsi in ogni momento con la clientela.

Euforia ingiustificata sui mercati azionari Usa. Maurizio Novelli: colpa degli algoritmi

La seconda ondata di Covid-19 aumenta sensibilmente il rischio di una doppia caduta del ciclo. I dati “aggiustati” su consumi, disoccupazione e produzione Usa rendono positivo un contesto che non lo è.

“La seconda ondata di Covid-19 sta producendo ulteriori danni sensibili all’economia di Europa e Stati Uniti e aumenta sensibilmente il rischio di una doppia caduta del ciclo nonostante l’euforia speculativa sui mercati finanziari. I motivi alla base del comportamento euforico potrebbero trovare una spiegazione nell’elevata presenza di strategie passive basate sull’uso di algoritmi che non comprendono la realtà”. È l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund.

L’intelligenza artificiale non si fa molte domande sui dati macro recentemente pubblicati dal governo americano. Appare alquanto strano che le vendite retail siano in forte espansione (+5,8% su base annua vs il 3,5% del 2019) mentre si assiste a un aumento della disoccupazione, a un calo significativo della fiducia dei consumatori, a un aumento della propensione al risparmio e a una contrazione del credito al consumo. Ma andando in profondità nell’analisi si scopre che il governo americano ha modificato il calcolo dell’effetto di destagionalizzazione di questo dato proprio questa primavera, procurando una forte distorsione di calcolo di un dato che rappresenta circa il 70% del Pil. I macroeconomisti sanno che questo dato è distorto e non riflette la realtà delle cose ma le macchine, dotate di intelligenza artificiale, non lo sanno. Nella realtà i consumi calcolati dal real consumer spending sono giù di circa il 3,5%.

Un altro punto è che durante lo scoppio della crisi i disoccupati negli Stati Uniti hanno raggiunto la cifra di circa 27 milioni. Nel mese di aprile il governo americano ha introdotto dei piani separati di sostegno alla disoccupazione. A questo punto il governo federale ha iniziato a far confluire in questi programmi tutti i lavoratori che erano considerati disoccupati per motivi temporanei, facendoli così uscire dalle statistiche ufficiali della disoccupazione. Grazie a questo meccanismo il dato ufficiale sulla disoccupazione Usa è sceso a sei milioni di disoccupati, ma i disoccupati considerati temporanei sono ancora 16 milioni, evidenziando dunque una disoccupazione totale di circa 22 milioni. Anche in questo caso, gli economisti conoscono benissimo la reale situazione in cui versa il mercato del lavoro Usa ma per l’intelligenza artificiale conta solo il dato ufficiale.

I dati sugli ordini di beni durevoli sono un altro indicatore molto importante sulla tendenza del settore manifatturiero e dei consumi. L’analisi statistica dei dati pubblicati negli ultimi due anni evidenzia uno scostamento medio al rialzo del 47% tra il dato mensile preliminare e la sua revisione definitiva, che avviene un mese dopo la sua pubblicazione. Purtroppo la revisione non interessa quasi a nessuno e tutti sono attenti solo al dato preliminare che è quasi sempre sopravvalutato.

“Questi sono solo alcuni casi che evidenziano come sia facile trasformare un dato per renderlo migliore di quello che sembra e come le macchine siano vulnerabili a facili interpretazioni”, sottolinea Novelli. “Se ci si trova in un apparente contesto positivo in cui la disoccupazione scende rapidamente, i consumi salgono a ritmi molto più alti dello scorso anno, il governo federale eroga uno stimolo fiscale di 15 punti di Pil e la Fed inietta una colossale massa di liquidità nel sistema, è evidente che il modello quantitativo interpreta tutti questi dati in modo estremamente positivo. Poco importa se lo stimolo fiscale e monetario non serve a un rilancio dell’economia ma è solo finalizzato a impedire l’insolvenza del sistema, anche in questo caso è solo il dato che conta e non la sua interpretazione. La macchina, dotata di intelligenza artificiale, vede tutti questi stimoli come denaro pronto a sostenere investimenti nell’economia reale, uno scenario a cui poi si aggiunge di questi tempi il tema del vaccino”.

Il problema è che le persone si chiedono se quello che vedono corrisponde alla realtà perché hanno sensazioni di benessere o malessere che dipendono dal loro stato personale, mentre l’approccio quantitativo prende il dato per quello che è. Guardando le cose da questo punto di vista, appare abbastanza chiaro come mai ci sia una spinta così forte verso la gestione passiva e quantitativa da parte dell’industria finanziaria americana, mentre si tenda a ridimensionare l’approccio analitico/discrezionale, che di norma si fa troppe domande in un mondo che deve avere solo certezze. Ma se i comportamenti delle persone sono difficili da gestire e spesso producono crisi e rivoluzioni, anche i comportamenti dei modelli quantitativi sono esposti a fallacità.

La crisi dei mutui del 2008 è stata anche creata dall’uso di modelli quantitativi fuorvianti sull’effettivo rischio contenuto nei Mortgage Backed Securities (titoli garantiti da ipoteche su immobili). I risultati dei modelli dipendono sempre dai dati che gli si vuole fornire e oggi la situazione non è diversa rispetto al passato. Un altro fattore che accentua il rischio è la velocità di reazione con la quale le macchine, tutte assieme, inviano gli ordini al mercato e come il mercato venga privato della liquidità in pochi secondi. Molti modelli di gestione quantitativa si basano sul concetto di volatilità o sullo scostamento medio di prezzo. Se c’è un’anomalia nella rilevazione di tali dati gli algoritmi interrompono l’attività in attesa di nuove istruzioni e il mercato entra in totale blocco. Questo è spesso il motivo che procura i flash crash, repentine cadute nel vuoto delle quotazioni, che inducono i sistemi operativi a bloccare le contrattazioni. I ribassi sono dunque più ampi e violenti e per gli investitori è praticamente impossibile uscire dal mercato in tali condizioni, dato che la liquidità sparisce e le perdite si ampliano troppo per essere accettate.

L’attuale rischio di liquidità è sottostimato da quasi tutti i modelli quantitativi. Le banche centrali devono dunque intervenire per cercare di risolvere il problema ed evitare il default del sistema, ma soprattutto devono fare in modo che i soldi che sono investiti sui mercati rimangano investiti per sempre. Questo meccanismo tende a generare la percezione che il sistema sia protetto da qualsiasi rischio e induce gli investitori ad accentuare la predisposizione al rischio, disertando gli investimenti nei safe asset, che vengono acquistati dalle banche centrali per concentrare sempre più le posizioni sugli asset di rischio. Ma più si alimenta questo fenomeno e maggiore è il rischio a cui si espone il sistema se qualcosa va storto.

Maurizio Novelli

“Finora siamo riusciti a superare le crisi finanziarie con costi sempre maggiori per l’economia reale e sempre minori per l’industria finanziaria, dato che i salvataggi sono sempre stati sulle spalle di chi paga le tasse. Inoltre, non possiamo ignorare che da ogni crisi si è ripartiti con maggiore debito e maggiore leverage di prima per finanziare una crescita sempre più debole”, conclude Novelli. “Il punto ora è capire se i consumatori degli Stati Uniti saranno disposti ad aumentare ulteriormente il loro indebitamento oltre gli attuali livelli o se si entrerà in una fase di contenimento del debito e di deleverage”.