Ecco cosa è successo alla 14° edizione del Meeting di EFPA Italia. Deroma: la Fondazione è in crescita “tumultuosa” sia in termini di numero di certificati che di consistenza patrimoniale.
Cala il sipario sulla 14° edizione annuale di EFPA Italia Meeting, che il 12 e 13 ottobre a Firenze ha riunito i professionisti della consulenza finanziaria, certificati e non, per affrontare insieme ai partner del risparmio gestito ed esponenti del mondo accademico i temi di maggiore interesse ed attualità del settore. Un’occasione di incontro, oltre che un momento di apprendimento e di aggiornamento, caratterizzato ancora una volta da una partecipazione molto sentita. Più di 800 le presenze accreditate tra iscritti registrati e partner presenti, che in questa edizione si sono riuniti per parlare di innovazione e digitale alla luce del ruolo sempre più diffuso che la tecnologia sta assumendo anche nel settore del risparmio gestito.
Come sottolineato dal Presidente Deroma “Il mondo della consulenza finanziaria si trova di fronte a un nuovo cambiamento di portata rivoluzionaria. L’intelligenza artificiale e quella generativa ci pongono ogni giorno davanti all’incognita del cambiamento, con tutte le sfide e le conseguenze che l’accoglimento dell’IA avrà per il settore. Efpa Italia, in linea con quella che è la sua mission, guarda al cambiamento in maniera propositiva. Le preoccupazioni per l’impatto che queste nuove tecnologie inevitabilmente avranno sulla nostra professione, non devono intimorirci, ma al contrario incoraggiarci a puntare sulle competenze uniche che distinguono il ruolo del consulente finanziario, enfatizzando l’importanza di continuare ad aggiornarci. Per questa ragione possiamo accogliere positivamente, seppure con tutte le cautele del caso, le innovazioni. In questo modo, in futuro, potremo continuare ad essere noi CF i protagonisti e gli artifici dell’evoluzione della professione”.
Nel suo intervento di apertura il Presidente Deroma (nella foto) ha voluto richiamare la deontologia e l’etica che contraddistinguono gli oltre 10 mila professionisti certificati, e che associate alla forza delle idee e alle competenze permettono di affermare sul mercato il ruolo del professionista e più in particolare del professionista certificato. Nell’occasione è stata presentata ufficialmente anche la Commissione per il Rispetto dei Principi Etico–Deontologici di Efpa Italia, che concorre a rendere effettiva l’osservanza del Codice Etico di Efpa. Il Presidente ha poi voluto sottolineare la crescita della Fondazione, che ha definito essere “tumultuosa”, sia in termini di numero di certificati che di consistenza patrimoniale, e che consentirà a Efpa Italia di proseguire con ancora maggiore vigore l’attività di certificazione delle conoscenze degli operatori dei servizi di investimento.
Spazio poi al tema portante del Meeting, ovvero l’intelligenza artificiale nel servizio di consulenza finanziaria, che nel seminario “Un futuro in transizione permanente” è stato trattato anche attraverso l’inedito punto di vista della professoressa Marica Branchesi (nella foto), Ordinario di Astrofisica presso il Gran Sasso Science Institute, che ha lanciato ai consulenti finanziari presenti un messaggio ottimista verso il futuro, sottolineando più volte, con riferimento alla sua professione, come guardando verso l’alto si riesce a comprendere meglio la realtà del quotidiano. “Per porsi in maniera positiva verso le difficoltà che si prospettano, è importante saper guardare oltre i problemi con cui ci si confronta quotidianamente e per farlo è altrettanto rilevante, lavorare come squadra”, ha evidenziato la prof.ssa Branchesi.
Con lei sono intervenuti nel seminario di apertura, condotto da Leopoldo Gasbarro – Direttore Responsabile di Wall Street Italia, Coleman Kendall, Chief Economist Marshfield Associates e il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita (nella foto). L’economista statunitense ha sottolineato come per i professionisti della consulenza finanziaria la riposta migliore all’IA è la capacità di ascolto del cliente, perché per quanto possano essere raffinate e veloci le macchine non sono dotate, e probabilmente non lo saranno nemmeno per i prossimi 50 anni, di intelligenza emotiva. Ecco quindi che questo tipo di approccio permette di dare al cliente una risposta migliore di quella prodotta dall’intelligenza artificiale. In questa direzione si pone anche il richiamo di Giorgio De Rita alla fiducia di cui continua a godere il settore dei servizi di consulenza finanziaria. E’ responsabilità dei professionisti non tradire l’aspettativa che i risparmiatori, in essere e potenziali ripongono nei consulenti finanziari. «Avete la fiducia degli italiani, spendetela bene» ha chiosato De Rita.
Nella giornata di giovedì 12 ottobre il tema dell’IA è stato poi trattato coinvolgendo le Istituzioni del settore – Anasf, OCF, Assoreti – che nella tavola rotonda “Molte intelligenze, molte opportunità!” si sono confrontate, con la moderazione di Sergio Luciano (nella foto), direttore responsabile di Economy e Investire, media partner dell’evento, sui rischi e le opportunità che si verranno a creare per la professione del consulente finanziario con la rivoluzione tecnologica in atto. La percezione iniziale, di fatto, era che ci fossero molte incertezze intorno alla questione, principalmente su tre grandi filoni – regolamentazione,
etica e affidabilità – meritevoli di trovare risposta. La sintesi che emerge da questo dibattito è che l’IA applicata alla consulenza finanziaria non genererà un processo sostitutivo della macchina al CF umano, ma un processo trasformativo, anche delle competenze richieste agli operatori del settore. In questo senso, il ricambio generazionale unito all’integrazione delle conoscenze portate dalle nuove leve con l’esperienza dei CF senior sarà la soluzione per continuare a fornire un servizio di consulenza qualificato.
Del resto, i risultati della ricerca illustrati da Nicola Ronchetti (nella foto), Founder & CEO di FINER Finance Explorer, nella sessione di venerdì 13 ottobre dal titolo “AI: evidenze e prospettive per la consulenza finanziaria”, hanno evidenziato come l’utilizzo dell’IA da parte dei professionisti del risparmio gestito sia oggi ancora agli albori, principalmente come conseguenza di una scarsa conoscenza dello strumento. Tra le motivazioni di questo scarso ricorso all’intelligenza artificiale, anche la considerazione ampiamente diffusa che la consulenza finanziaria debba basarsi unicamente su interazioni personali: a dirlo è il 71% degli intervistati, trovando larga condivisione anche tra gli investitori (69%). Il timore dei professionisti è che con l’avvento dell’intelligenza artificiale e delle
tecnologie, la spersonalizzazione e l’omologazione dell’offerta potrebbero rendere la consulenza personale un lusso per pochi. Al tempo stesso la ricerca ha portato alla luce la percezione da entrambe le parti, professionisti e risparmiatori, che l’impatto dell’IA sulla relazione CF/PB-cliente è ormai solo questione di tempo, massimo entro 5-10 anni; per i professionisti top e investitori under 30 ancora meno, entro i prossimi 3 anni. Allo stesso modo, tra i professionisti c’è la percezione diffusa che la rivoluzione portata dall’IA consentirà grandi vantaggi competitivi, soprattutto per la gestione proattiva del cliente, a coloro che la sapranno adottare velocemente.
Spazio ovviamente anche all’attualità, tra geopolitica, situazione medio orientale, economia italiana e che in apertura di lavori della giornata di venerdì 13 ottobre, è stata analizzata dal giornalista e scrittore Alan Friedman. Il cambiamento impone ai professionisti di mettersi in gioco per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e competenze. Il tema è stato posto al centro della tavola rotonda “Competenze per competere: un investimento sicuro”, in apertura del secondo giorno del Meeting, che ha visto protagonisti i componenti del Comitato Scientifico di Efpa Italia (i Proff. Ruggero Bertelli, Claudio Cacciamani, Emanuele Maria
Carluccio, Fabrizio Crespi, Debora Damiani, Massimiliano Marzo, Paolo Turati). Nel nuovo scenario digitale il supporto professionale del consulente finanziario non viene meno, ma al contrario assume ancora maggiore rilevanza per indirizzare le decisioni finanziarie dei risparmiatori. Competenza, finalizzata all’innovazione, intesa come sapere e saper far e che richiede una pianificazione strategica per poter mantenere un vantaggio competitivo. Il professionista, infatti, deve lavorare sia sull’aspetto tecnico sia sua quello umano; empatia e competenze sono due sfere con le quali il consulente deve avere piena dimestichezza: due condizioni necessarie e non sufficienti se prese singolarmente.




Secondo quanto emerge da una recente ricerca realizzata da Research and Markets, entro i prossimi 7 anni si assisterà ad un’importante espansione del settore a livello globale, che passerà dai 25,3 miliardi di dollari del 2022 ai 37,3 del 2030 (+47%), grazie a un tasso di crescita medio annuo composto del 5%. Uno dei fattori trainanti di questo settore è legato al risparmio di tempo e dei costi che l’esternalizzazione del servizio consente, riducendo la necessità di formare personale interno addetto alle paghe e permettendo allo stesso tempo ai team HR di concentrarsi su aree più strategiche per le organizzazioni. “Le aziende hanno necessità di dedicarsi completamente
al business aziendale, e in particolar modo gli HR devono essere sempre più attenti al benessere dei dipendenti delle proprie aziende”, dichiara Ivan Moretti, Co-Owner & Board Member di Zeta Service. Spesso infatti le aziende scelgono questi servizi per eliminare l’eccessiva manualità e il dispendio di tempo che queste attività impongono ai dipendenti, riducendone il benessere all’interno dell’azienda. In quest’ottica, l’automazione e l’intelligenza artificiale permetteranno di semplificare e ottimizzare ulteriormente i processi di gestione degli stipendi, supportando il lavoro delle risorse dell’azienda.
Il trend di crescita a livello globale si riflette anche a livello europeo: secondo quanto emerge dalla ricerca realizzata da Allied Market Research in Europa, per esempio, la crescita più rilevante nel mercato del Payroll Outsourcing si è registrata nel 2021, in virtù soprattutto dell’aumentato utilizzo di applicazioni mobili e basate sul cloud, ma anche per via delle normative governative che spingono sempre più aziende ad investire nel cloud computing. Questo mercato sembra essere florido anche in Italia, dove la maggior parte delle imprese si rivolge ad aziende specializzate in paghe ed amministrazione in outsourcing. “L’outsourcing è sempre più richiesto data la crescente riduzione delle competenze all’interno degli uffici del personale e la difficoltà nel reperire nuove risorse, che, vista la poca offerta, diventano sempre più preziose”, spiega ancora Moretti.
Quello del payroll in outsourcing è dunque un servizio davvero necessario per le aziende, considerando anche che spesso la gestione interna può comportare errori e perdite economiche anche abbastanza importanti: si parla in questo caso di “Payroll Leakage”. La nota rivista Forbes US riporta, tra gli errori più frequenti, la classificazione errata dei dipendenti o la mancata conoscenza di nuove normative, che spesso comportano il pagamento di importanti sanzioni. Ancora, il mancato rispetto delle scadenze nel pagamento delle tasse o degli stipendi può rappresentare un problema fiscale ma anche organizzativo, generando il malcontento dei propri dipendenti, esattamente come l’errato calcolo delle retribuzioni. Pertanto, diventa fondamentale l’esternalizzazione dei servizi.
In quest’ottica, i trend che guideranno il mercato del payroll nel futuro saranno diversi. Innanzitutto lo smart working, che è diventato ormai parte integrante del mondo del lavoro ma richiede il mantenimento di un elevato coinvolgimento dei dipendenti per via dell’implicito distanziamento sociale che esso comporta nel luogo di lavoro, rendendo meno attrattive le aziende che lo applicano su larga scala. Un secondo trend è rappresentato dal Partner Unico: le aziende cercano un partner unico per tutta l’area dei servizi HR, quindi un unico interlocutore anche per il payroll. Il controllo sui dati è un altro trend importantissimo, poiché le aziende hanno sempre più bisogno di accesso immediato a dashboard e reportistiche legate ai costi del personale, da condividere con la casa madre. In tal senso, il payroll outsourcing giocherà un ruolo ancora più fondamentale grazie all’intelligenza artificiale e alla sua capacità di elaborare le analisi predittive dei costi del personale.
Infine, la Digitalizzazione, che grazie all’espandersi del lavoro a distanza sta spingendo sempre più aziende a digitalizzare le comunicazioni, anche quelle legate agli aspetti amministrativi, con i propri dipendenti. Relativamente al rischio di violazione dei dati sensibili – che la digitalizzazione amplifica ineluttabilmente – le aziende si affideranno sempre di più ai partner outsourcing perchè hanno già sistemi di protezioni dati più evoluti e, quindi, più sicuri e meno costosi.
Sebbene l’intelligenza artificiale (IA) non sia una novità, l’argomento sembra essere arrivato al grande pubblico soltanto con l’applicazione ChatGPT. Non passa quasi giorno senza che un’altra azienda pubblicizzi le proprie soluzioni e capacità di intelligenza artificiale, e l’argomento sta prendendo piede anche nel mercato azionario. L’IA non è tutta fantasia e in qualche modo è già realtà: gli ultimi risultati trimestrali di Nvdia sono stati in ogni caso straordinari. Questo sviluppo fondamentale è ovviamente impressionante. Per essere considerata un investimento, tuttavia, anche la valutazione deve essere corretta. La parola d’ordine è: “crescita a un prezzo ragionevole“. In ogni caso, con un rapporto prezzo-utile atteso di circa 50, il potenziale di contrazione è troppo elevato, e il rischio di contrattempi è troppo grande se le elevate aspettative di crescita non venissero soddisfatte.
L’esperienza ci insegna che i temi e i titoli particolarmente pubblicizzati, inondati di afflussi nelle strutture di fondi attivi o passivi, hanno difficoltà a mantenere le aspettative – e quindi i livelli di valutazione – nel tempo. È vero che la valutazione gioca un ruolo sempre più secondario con un orizzonte temporale più lungo, a condizione, però, che lo sviluppo fondamentale sia corretto. Il passato ha anche dimostrato che è molto difficile individuare subito i vincitori a lungo termine nelle rivoluzioni tecniche, anche se a posteriori sembra abbastanza ovvio. In ogni caso, fino alla grande ondata di popolarità di ChatGPT di Microsoft, era Alphabet a essere considerato il leader nel campo dei modelli linguistici di intelligenza artificiale.
La concorrenza è molto dinamica. “Quindi, dal punto di vista delle scelte di asset allocation, nel fondo ETHNA-DYNAMISCH abbiamo già investito in alcune società che operano nello spazio dell’IA“, sottolinea Schmitt. “anche se non è stata questa la base della nostra decisione di investimento iniziale. Nella nostra watch list ci sono anche alcuni titoli rilevanti e non esiteremo a investire quando si presenteranno le opportunità. Fino ad allora, tuttavia, preferiamo le aziende che stanno prosperando al di fuori del clamore. Quelle con una solida crescita fondamentale, preferibilmente con una buona visibilità, e valutazioni interessanti, ovvero i titoli orientati alla crescita con multipli prezzo/utili (P/E) relativamente bassi, i cosiddetti Garp (Growth at a reasonable price)”.
Creare il proprio futuro significa attivarsi nel momento presente, affidandosi ai principali trend che lo caratterizzano e, soprattutto, lo innovano: con queste parole è possibile definire il settore delle banche, che, secondo una serie di ricerche condotte sulle principali testate del settore da Espresso Communication per QuestIT, si affideranno sempre più alla intelligenza artificiale. Le prime conferme in merito giungono da Springer, gruppo editoriale di fama internazionale, e da un recente studio denominato “L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore bancario: una revisione sistematica della letteratura”.
Stando a quanto indicato dalla ricerca, negli USA ben 8 banche su 10 sfrutteranno le potenzialità dell’IA in vista dei prossimi anni per migliorare i propri servizi e, di conseguenza, il business generale. Il trend, però, coinvolge il mondo intero: secondo International Banker il mercato dell’intelligenza artificiale applicata all’universo bancario supererà quota 64 miliardi di dollari di fatturato entro il 2030. Ora una domanda sorge spontanea: quali ragioni spingono i direttori di banca ad abbracciare la tecnologia del momento? In primis la possibilità di analizzare i dati in un modo veloce ed efficace (60%), seguono l’incremento della produttività (59%) e la riduzione dei costi a livello generale (54%). Il trend coinvolge anche l’Europa e, secondo American Banker, anche la Germania con i più importanti istituti di credito del Paese pronti a raddoppiare i propri investimenti in termini d’innovazione.
E l’Italia? L’IA viene adoperata maggiormente all’interno delle realtà bancarie del Nord (79%), alle quali fanno seguito quelle del Centro (14%) e del Sud (7%). Questi ultimi dati emergono da un’indagine interna condotta su un campione di organizzazioni del territorio proprio da un’azienda made in Italy, ovvero QuestIT che, attraverso l’intelligenza artificiale, realizza avatar e assistenti virtuali di ultima generazione che possono aiutare le banche ad abbracciare il futuro fin da subito. “L’universo bancario, dopo quello medico e delle HR, sarà quello più influenzato positivamente dalle nuove tecnologie – afferma Francesco Elmi, Marketing Manager di
QuestIT – I dati raccolti sono una conferma ulteriore del cambiamento che stanno apportando gli istituti di credito di tutto il mondo. Anche l’Italia non resta di certo a guardare e quest’evoluzione dipende dalle proposte innovative dei partner che, in vista dei prossimi anni, saranno chiamati ad essere efficaci e pronti a soddisfare le esigenze delle organizzazioni del territorio. Gli assistenti virtuali, infatti, possono essere inseriti all’interno di totem o piattaforme e, di conseguenza, guidare i clienti nella ricerca delle informazioni oppure prendere gli appuntamenti nel minor lasso di tempo possibile”.
L’intelligenza artificiale potenzia il costumer care perché garantisce alle banche un servizio attivo 24/7 su diversi canali in più lingue, rispondendo così ad oltre 1600 messaggi al giorno e trovando una soluzione alle richieste dei clienti in soli 3 minuti. In secondo luogo, gli assistenti virtuali di ultima generazione sono capaci di analizzare e raggruppare grandi quantità di dati estremamente complessi e migliora l’esperienza del singolo cliente perché lo segue passo dopo passo. A questo proposito, l’innovazione avveniristica, grazie alle componenti di emotion e attention detection che comprendono le espressioni facciali delle persone, è in grado di capire se il messaggio da lui divulgato è stato compreso nel migliore dei modi oppure no. Inoltre, l’IA velocizza il processo di selezione degli HR recruiter che sono alla ricerca di figure qualificate o alle prime armi da inserire nel team.
Ecco, quindi, le 7 applicazioni più sorprendenti dell’intelligenza artificiale all’interno delle banche:
– Velocizza e perfeziona la selezione degli HR recruiter che possono così valutare solo ed esclusivamente i profili in linea con i criteri da loro indicati all’interno delle offerte di lavoro.
Il principale motivo dietro a quest’impennata? Sicuramente la volontà di trasformare gli edifici delle città in smart building, ovvero strutture in grado di ridurre le emissioni di gas (attualmente le metropoli e gli edifici che ne fanno parte sono responsabili del 36% delle “gas emission” europee totali). Entrando più nel dettaglio, il settore delle ristrutturazioni edilizie comprende una serie di attività e, tra queste, ne esiste una che si prenderà sempre più la scena nel presente e nel futuro: l’ammodernamento degli ascensori. Infatti, mediante la sostituzione completa di un impianto o di singoli componenti, è possibile dotare l’ascensore di connettività, consentendo l’attivazione di un’ampia serie di servizi digitali a valore aggiunto. In questo caso non si parla più di un semplice spostamento tra piani, bensì di elevatori smart capaci di offrire un’esperienza di utilizzo unica, semplificando la vita quotidiana degli utenti e dei gestori.
Restando sulla stessa lunghezza d’onda, il mercato globale relazionato all’ammodernamento degli ascensori, come indicato da Industry Arc Analysis, chiuderà il 2023 con più di 13 miliardi di dollari di fatturato. Ma non è tutto, perché entro il 2030, infatti, l’asset sfiorerà i 20 miliardi di ricavi con una crescita media annuale composta pari al 9,5%. Cosa caratterizzerà le città e gli ascensori del futuro? Secondo Giovanni Lorino, Amministratore Delegato di
“Di recente – continua Giovanni Lorino – abbiamo elaborato insieme a European House Ambrosetti il 1° Rapporto strategico sugli “smart building”. L’obiettivo primario è l’evoluzione del parco immobiliare italiano verso una transizione sostenibile, la decarbonizzazione e l’efficientamento energetico. E sotto questo punto di vista, saranno fondamentali gli ascensori, anzi gli ascensori di ultima generazione. L’intelligenza artificiale, inoltre, permetterà di monitorare le prestazioni dei singoli elevatori, rendendo possibile anticipare eventuali imprevisti e apportare, all’interno di un arco temporale relativamente breve, modifiche o aggiornamenti mirati ed efficaci. E con l’intelligenza artificiale basata su cloud è possibile archiviare i dati relativi ad ogni singolo ascensore e, in seguito, analizzarli al fine di individuare possibili malfunzionamenti, evitare fermi impianto non programmati e garantire la massima disponibilità degli impianti stessi”. 
Questo cambiamento di mentalità imprenditoriale è già in atto, ed oggi è possibile elencare alcuni elementi fondamentali che si manifestano con estrema chiarezza:
– Le banche estere – in particolare quelle americane ed asiatiche – stanno già “pensando a lungo termine”, sostenendo
conseguenza, nel futuro più prossimo sia i consumatori che i clienti commerciali entreranno in relazioni più educative con le
dovranno strutturare una offerta adeguata per i due miliardi di adulti che, a livello globale, oggi non accedono al credito bancario tradizionale, creando una sorta di credito intelligente.
Le banche, nel loro insieme, sono un sistema complesso, ed è ciò che viene oggi rimproverato dall’utenza che, invece, richiede sempre più che esse siano aperte e sostenibili, di pari passo con le istanze della Collettività che non chiede più la
Questo scenario sta permettendo, dopo oltre due secoli di rivoluzioni industriali e tecnologiche, di riqualificare l’essenza stessa del profitto, attribuendo a questo la necessità di uno scopo sociale. Così, sarà possibile lanciare sul mercato servizi che aiutino i consumatori a gestire e vedere come i loro comportamenti di acquisto influiscano sulla società e sull’ecologia. Per esempio, la carta Baltic Sea di The Bank of Aland aiuta i clienti a vedere il loro impatto ambientale attraverso i consumi, mentre Challenger Bank, con la sua
RIDURRE IL RISCHIO PER RACCOGLIERE FRUTTI – In questo mondo sempre più volatile, le banche devono adottare strategie per contrastare gli shock e
Infine, ogni cambiamento deve accompagnarsi ai suoi “laboratori di pensiero” per creare nuovi modelli di business. Per esempio, nel tentativo di cambiare il proprio business model dall’interno e promuovere una cultura del lavoro più aperta, Goldman Sachs ha lanciato un incubatore interno, 
La crisi dei mutui subprime, pertanto, nella sua tragicità è servita a qualcosa, ma ciò che da essa si è imparato non è sufficiente per rientrare semplicemente in ciò che si faceva prima, e adesso è chiaro a tutti che per superare la tempesta attuale e costruire una maggiore resilienza per il futuro, il
Oggi una recessione potrebbe non essere più evitabile, nonostante le enormi misure economiche di salvataggio messe in atto dai governi. Qualcuno afferma che ci siamo già, in recessione, e che manchino solo i dati definitivi per poterlo dire con certezza nel 2022, ma le
Mantenere la
Analizzando la domanda di servizi bancari, tutti i
Per spiegare meglio quale possa essere il futuro prossimo del sistema bancario, dobbiamo partire dal contesto economico generale, per nulla favorevole, in cui esso si trova ad operare dal ventennio precedente allo scoppio della pandemia. Negli ultimi anni, infatti, le persone hanno cominciato a nutrire sospetti sulla bontà del modello economico capitalista e, per usare le parole di Mark Carney, Governatore della Banca d’Inghilterra. “….nonostante gli immensi progressi della tecnologia, molti cittadini delle economie avanzate stanno affrontando maggiore incertezza e lamentano una perdita di
fiducia nel sistema. Piuttosto che una nuova era d’oro, la globalizzazione è associata a salari bassi, occupazione precaria e disuguaglianze sempre più marcate”. Pertanto le banche, grazie al loro elevato livello di prossimità con gli utenti, hanno l’opportunità di migliorare il modo in cui aiutano i propri clienti a immaginare e pianificare un futuro migliore di quello attuale. I
Tre sono i macrotrend che danno forma al mondo come sarà nel 2025, e le banche devono adattarsi per prosperare. Il primo
sintonizzano sui loro stati d’animo e comportamenti a un livello quasi inconscio, mentre le banche avranno bisogno di un codice di condotta per regolare il processo decisionale sull’IA, più un solido quadro di governance in grado di garantire che le esperienze siano ‘vendute’ in modo etico e sicuro”. Pertanto, le banche utilizzeranno i dati per potenziare le relazioni, e i clienti al dettaglio si rivolgeranno alle interfacce digitali che garantiranno, per le operazioni che non richiedono ragionamenti molto complessi, velocità ed efficienza.
Non mancano le ultra-innovazioni, alcune delle quali si distinguono per la sintesi sapiente tra tecnologia e iniziativa commerciale. In Polonia, per esempio, sono una realtà le banche strutturate per incontrare i clienti esattamente dove si trovano nella loro vita di ogni giorno. Idea Bank, per esempio, è una banca polacca che gestisce filiali popup e spazi di co-working sui treni dei c.d. pendolari, dove dipendenti di Idea Bank aiutano i clienti con le transazioni, direttamente dentro vetture “customizzate” con lo stile ed il layout della banca, con l’ausilio di un semplice cellulare o di un tablet collegato con la rete bancaria. UBS, invece, ha iniziato a sperimentare un avatar realistico di Daniel Kalt, il suo chief investment officer in Svizzera, per confrontarsi in ogni momento con la clientela.
I dati sugli ordini di beni durevoli sono un altro indicatore molto importante sulla tendenza del settore manifatturiero e dei consumi. L’analisi statistica dei dati pubblicati negli ultimi due anni evidenzia uno scostamento medio al rialzo del 47% tra il dato mensile preliminare e la sua revisione definitiva, che avviene un mese dopo la sua pubblicazione. Purtroppo la revisione non interessa quasi a nessuno e tutti sono attenti solo al dato preliminare che è quasi sempre sopravvalutato.
Il problema è che le persone si chiedono se quello che vedono corrisponde alla realtà perché hanno sensazioni di benessere o malessere che dipendono dal loro stato personale, mentre l’approccio quantitativo prende il dato per quello che è. Guardando le cose da questo punto di vista, appare abbastanza chiaro come mai ci sia una spinta così forte verso la gestione passiva e quantitativa da parte dell’industria finanziaria americana, mentre si tenda a ridimensionare l’approccio analitico/discrezionale, che di norma si fa troppe domande in un mondo che deve avere solo certezze. Ma se i comportamenti delle persone sono difficili da gestire e spesso producono crisi e rivoluzioni, anche i comportamenti dei modelli quantitativi sono esposti a fallacità.
basano sul concetto di volatilità o sullo scostamento medio di prezzo. Se c’è un’anomalia nella rilevazione di tali dati gli algoritmi interrompono l’attività in attesa di nuove istruzioni e il mercato entra in totale blocco. Questo è spesso il motivo che procura i flash crash, repentine cadute nel vuoto delle quotazioni, che inducono i sistemi operativi a bloccare le contrattazioni. I ribassi sono dunque più ampi e violenti e per gli investitori è praticamente impossibile uscire dal mercato in tali condizioni, dato che la liquidità sparisce e le perdite si ampliano troppo per essere accettate.









