Il 2025 sarà l’anno in cui le organizzazioni supereranno la fase di sperimentazione e adotteranno pienamente il potenziale trasformativo dell’intelligenza artificiale.
di Mauro Bonfanti, Emea Regional VP per la regione NorMed di Snowflake
L’imminente arrivo del 2025 porterà con sé una serie di evoluzioni tecnologiche destinate a rimodellare i mercati globali. L’intelligenza artificiale, in particolare, non è più un concetto futuristico, ma una realtà concreta che sta già mostrando il suo potenziale trasformativo in diversi settori, dal finanziario al manifatturiero, dal retail ai beni di largo consumo.
Sulla base di un’approfondita conoscenza del mercato e dell’analisi delle tendenze tecnologiche attuali, le previsioni seguenti intendono offrire una panoramica di come l’AI rivoluzionerà il business nel prossimo anno. Questi insight, focalizzati su specifici mercati, esaminano opportunità e sfide emergenti: dal crescente controllo sugli investimenti in AI nel settore finanziario, all’ascesa delle soluzioni di sostenibilità basate sull’intelligenza artificiale nel manifatturiero, fino all’impatto dirompente della data science nel mondo retail. L’obiettivo è fornire alle organizzazioni una “bussola” per orientarsi nelle complessità degli scenari futuri.
Servizi finanziari – Nel 2025 l’adozione dell’AI nel settore dei servizi finanziari raggiungerà un punto di svolta. Le organizzazioni si concentreranno maggiormente sulla dimostrazione di ritorni economici tangibili degli investimenti, abbandonando le iniziative che prevedono investimenti spesso difficili da valutare. I Consigli di amministrazione e gli investitori esigeranno evidenze concrete, spingendo le aziende a sviluppare iniziative AI mirate e con risultati misurabili. L’aumento di potenziali incidenti legati all’intelligenza artificiale promuoverà lo sviluppo di nuove normative, accelerando la supervisione dell’AI nel settore. Le istituzioni finanziarie dovranno implementare rapidamente framework di governance e solide protezioni per i loro sistemi di AI, garantendo la compliance ed evitando sanzioni. Infine, assisteremo a un passaggio da modelli linguistici generici di grandi dimensioni a sistemi specializzati e specifici per il settore, progettati per soddisfare le esigenze e i flussi di lavoro unici delle organizzazioni che operano in ambito finanziario.
Industrie manifatturiere – Le imprese manifatturiere sfrutteranno l’intelligenza artificiale per ottenere significativi miglioramenti in termini di efficienza e sostenibilità, ottimizzando il consumo energetico e riducendo la loro impronta di carbonio e i costi operativi. Questo cambiamento sarà determinato dalle pressioni normative, dall’evoluzione delle aspettative dei clienti e dalle richieste degli azionisti. L’intelligenza artificiale svolgerà un ruolo cruciale anche nell’ottimizzazione dei processi di controllo qualità, riducendo la dipendenza dall’ispezione manuale e accelerando la produzione. Inoltre, soluzioni AI personalizzate e specifiche per il settore supereranno di gran lunga quelle generiche, offrendo analisi su misura e garantendo un ROI più elevato.
Retail e Beni di largo consumo – L’AI generativa rivoluzionerà le industrie del retail e dei beni di largo consumo, spinta dall’avanzamento della data science. L’attenzione si sposterà dalle applicazioni rivolte ai consumatori a quelle dedicate ai suoi utilizzi fondamentali, come l’accelerazione del processo decisionale basato sui dati operativi e l’integrazione di fonti di dati eterogenee. L’adozione di una strategia dati più ampia aprirà grandi opportunità per la data science e l’apprendimento automatico all’interno delle aziende, stimolando l’intero settore ad accelerare il percorso verso l’adozione di questa tecnologia. Le data clean room favoriranno nuove forme di collaborazione e analisi nell’ecosistema, facilitando la condivisione sicura dei dati e sbloccando nuovi insight. Infine, l’upskilling alimentato dall’AI trasformerà la forza lavoro del settore, dotando i dipendenti di strumenti basati sull’intelligenza artificiale e promuovendo una cultura data-driven a tutti i livelli dell’organizzazione.
Conclusioni – Nei diversi settori esaminati emerge un filo conduttore comune: l’applicazione strategica e mirata dell’AI per rispondere a precise sfide aziendali. Il 2025 sarà l’anno in cui le organizzazioni supereranno la fase di sperimentazione e adotteranno pienamente il potenziale trasformativo dell’intelligenza artificiale. Questo cambiamento richiede un approccio diversificato, che combini competenze tecnologiche con una profonda comprensione delle esigenze specifiche del settore e del panorama normativo. Sarà fondamentale concentrarsi su risultati misurabili, governance solida e soluzioni personalizzate. Le aziende che sapranno muoversi con successo in questo panorama in evoluzione saranno nelle migliori condizioni per prosperare, sfruttando l’AI al fine di promuovere efficienza, innovazione e crescita sostenibile. La capacità di adattarsi e rispondere al rapido ritmo dei cambiamenti tecnologici costituirà, inoltre, un elemento di differenziazione fondamentale.



IA e ML in generale – e IA generativa ed LLM in particolare – hanno il potenziale per ridurre significativamente i costi dei servizi finanziari, automatizzando le attività, migliorando la produttività e riducendo la necessità di
Un EKB, inoltre, può essere utilizzato per assistere i dipendenti nell’accesso a informazioni accurate e aggiornate sui prodotti, sulla conformità normativa e sul supporto IT interno; o ancora automatizzare il processo di raccolta, analisi e reporting dei dati finanziari e delle tendenze di mercato, riducendo i tempi e i costi della ricerca manuale per accelerare il processo decisionale sottostante alla ottimizzazione del
Grazie all’AI, inoltre, è possibile automatizzare i contenuti del sito web per le FAQ e le sezioni di aiuto, mantenendo aggiornati i contenuti rivolti ai clienti, oppure creare automaticamente messaggi, estratti conto e riepiloghi delle transazioni personalizzati e notificare ai clienti eventi o offerte imminenti. Od anche raggruppare i clienti in base a cronologia delle transazioni, dati demografici, modelli di comportamento e altri dati rilevanti per migliorare i risultati del marketing e della personalizzazione, aiutando a rilevare modelli e indicatori di potenziali attività fraudolente grazie ai dati delle transazioni, i profili dei clienti e altre informazioni pertinenti.
In relazione alla c.d. 
C’è da dire, però, che durante queste rivoluzioni si è sempre verificata una profonda trasformazione delle condizioni economiche delle famiglie e di distribuzione delle aree popolate, dalle campagne alle città, che ha sempre determinato un aumento della povertà assoluta e, nelle primissime fasi della Rivoluzione Industriale (ultimi decenni del ‘700 e quasi tutto l’’800) condizioni disumane dei lavoratori, ancora non supportati dalle organizzazioni sindacali di categoria. Nonostante queste caratteristiche comuni in ogni fase storica dello sviluppo economico, il livello di sostituzione del lavoratore con le macchine ha sempre previsto a capo dei processi di produzione il fattore umano, dovendosi delegare alla macchina solo le funzioni per cui era stata progettata e periodicamente aggiornata. Con l’avvento della Intelligenza Artificiale, anche una buona parte della guida umana nelle scelte di funzionamento delle macchine verrà delegata …. ad un’altra macchina, e questo ha cominciato a preoccupare il mondo del lavoro.
Infatti, un report pubblicato di recente da Goldman Sachs ha stimato che l’avvento dell’Intelligenza Artificiale porterà all’eliminazione di 300 milioni di posti di lavoro nel mondo entro soli 5-7 anni. L’anno scorso, un’indagine a livello globale condotta da PwC aveva dimostrato che quasi un terzo degli intervistati era preoccupato di venire sostituito dall’IA entro 3 anni. E ancora, secondo uno studio CBNC sui lavoratori statunitensi il 24% di loro pensa che queste nuove tecnologie potrebbero far diventare il loro ruolo obsoleto, soprattutto tra i più giovani. Trasformando le percentuali in numeri assoluti, circa 1 miliardo di persone sono oggi preoccupate dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale, e questa percentuale di “AI anxiety” coinvolge il 30% degli occupati con uno stipendio al di sotto dei 50.000 dollari annui e il 16% dei professionisti con stipendio superiore ai 150 mila dollari.
In Italia, secondo Confartigianato esiste il rischio di veder scomparire 8,4 milioni di posti di lavoro, con il 36,2% degli italiani che sarà coinvolto direttamente nell’attuale processo di automazione. In Europa, tale soglia sale fino al 43% in Germania, al 48% in Svezia, al 48,8% in Belgio e al 59,4% in Lussemburgo, con una media europea del 39,5%. Nel frattempo, con un tempismo alquanto singolare, mentre si dibatteva sui danni che l’IA causerà all’occupazione e al benessere di molte famiglie, Bill Gates lanciava le sue “visioni” sul mondo che verrà, dove “grazie” all’IA sarà possibile lavorare 3 ore al giorno perché le macchine produrranno cibo al posto degli uomini. Gates tuttavia non specifica come e in quanto tempo il sistema economico mondiale potrà adattarsi a tutto questo, senza poter evitare una “fase intermedia di assestamento” in cui i redditi saranno più bassi e insufficienti ad acquistare il cibo verrà in parte ancora prodotto e venduto ai costi attuali, la disoccupazione diventerà insostenibile, l’eccessivo livello di industrializzazione preesistente e le ridotte dimensioni del settore agricolo produrranno carestie in larghe zone del mondo e la povertà sarà ai massimi livelli.
Pertanto questa visione in cui, in un futuro prossimo – tra 50, 100 o 200 anni? Bill Gates non lo dice – gli esseri umani potrebbero non essere più costretti a impegnarsi intensamente nel lavoro quotidiano, poiché le macchine saranno in grado di produrre cibo e soddisfare molte altre esigenze, è una pessima notizia per noi “boomers” e, soprattutto, per la Generazione Z, che sbatterà in pieno il muso con questa nuova realtà economica e ci si dovrà adattare a caro prezzo. Di conseguenza, la Società Mondiale e le organizzazioni internazionali che la rappresentano (ONU, FAO, FMI etc) dovranno fare in modo che questa transizione sia la meno dolorosa possibile, e questo non potrà che avvenire rallentando il livello di disruption che l’IA porta con sé, come una valanga inarrestabile, e che potrebbe cancellare la maggior parte delle attività lavorative, così come le vediamo oggi, nel giro di soli 10 anni.
Vale la pena tenere presente che tra le aziende di intelligenza artificiale più riconoscibili, molte di loro sono anche elencate come le più grandi aziende del mercato statunitense. Osservare come Nvidia, Microsoft o Google potrebbero comportarsi a livello fondamentale il prossimo anno può, oltre a fornire informazioni sulla sfera dell’intelligenza artificiale in sé, anche fornire una visione di come potrebbe comportarsi Wall Street nel suo complesso. Le attuali previsioni sugli utili per il 2024 indicano un’ulteriore crescita nel mercato dell’intelligenza artificiale. Si prevede per lo più che le aziende rappresentative registrino una crescita su base annua considerevole dei ricavi e dell’EBITDA, il che potrebbe gettare le basi per una seconda ondata di ottimismo verso l’intelligenza artificiale. Inizialmente, l’intelligenza artificiale è stata associata a un’ondata di speculazioni, ma come mostrano i dati del 2023 e le stime per il 2024, il settore sta in realtà mostrando segni di crescita organica considerevole.
A questo proposito, vale la pena esaminare le aziende che erano/sono in difficoltà con la redditività nel 2023, ma si prevede che il prossimo anno cambierà questa situazione. Dopo anni di perdite e di “cash burn”, la società tecnologica Palantir ha avuto un anno in cui ha raggiunto la redditività per la prima volta nella sua storia. L’azienda ha fatto un salto notevole negli accordi commerciali non solo con il settore pubblico ma soprattutto con il settore privato nel 2023, tra cui Amazon Web Services, Oracle e Panasonic. Palantir può quindi aspettarsi due catalizzatori positivi: il settore civile in crescita e lo sviluppo di prodotti e servizi di intelligenza artificiale per le agenzie di difesa e di intelligence, poiché la geopolitica rende i suoi prodotti più che mai necessari. D’altro canto, la mancanza da parte di Palantir di un modello di abbonamento ricorrente basato sul cloud rimane un ostacolo alla prevedibilità e limita la visibilità sulle aspettative del management per l’accelerazione della crescita dei ricavi.
Un’altra azienda innovativa che non è ancora conosciuta nel vasto mercato, e le previsioni finanziarie sembrano favorevoli, è SoundHound. L’obiettivo dell’azienda è sviluppare tecnologie di riconoscimento vocale e musicale basate sull’intelligenza artificiale e creare strumenti per assistere da remoto i dipendenti con l’intelligenza artificiale. La società ha avuto una mancanza di redditività, che è stata peggiorata da un contesto di politica restrittiva della banca centrale, il che significa che il costo del debito è aumentato con i limitati finanziamenti esterni disponibili. Il prossimo anno, tuttavia, si prevede che questa situazione possa cambiare poiché si prevede che ci sarà un notevole processo di tagli dei tassi. I minori costi del servizio del debito e la crescita dei ricavi prevista della società potrebbero annullare l’ondata di ribasso che la società ha vissuto nel 2023.
In Cina, la notizia di un ulteriore sostegno governativo al settore immobiliare ha contribuito a stabilizzare i mercati azionari. Il mercato ha accolto con favore i commenti su un’evoluzione verso il modello di edilizia sociale utilizzato a Singapore, ma è necessario che il governo compia ulteriori passi a causa delle enormi dimensioni dell’attuale crollo del mercato. Gli investitori internazionali rimangono generalmente sottopesati nelle azioni cinesi. Infatti, sebbene la situazione geopolitica regionale abbia beneficiato leggermente dell’incontro tra Biden e Xi Jinping a margine della riunione APEC di San Francisco, considerando la scarsa base delle relazioni il principale punto positivo al momento potrebbe essere la ripresa dei contatti militari ad alto livello, che si spera possa contribuire a ridurre le attuali provocazioni nel Mar Cinese Meridionale.
I dati economici regionali hanno mostrato una continua debolezza dell’industria manifatturiera della regione asiatica. Fanno eccezione le Filippine, che hanno registrato una crescita del Pil del 5,9% nel terzo trimestre, superiore dell’1,2% alle aspettative. Il tasso d’inflazione regionale è in calo, con la Cina che è addirittura in deflazione. Prevediamo che questa tendenza continui grazie al calo dei prezzi dell’energia. “In questo contesto, abbiamo aumentato ulteriormente la ponderazione verso il segmento tecnologico e preso parzialmente profitto nelle posizioni esistenti”, sottolinea Zimmermann. “La posizione nei confronti della Cina/Hong Kong è inferiore al benchmark e vorremmo vedere una politica più chiara nei confronti della crisi immobiliare e misure di sostegno come un taglio dei tassi d’interesse“.
Con circa il 30%, il Giappone rimane il Paese con la maggiore allocazione all’interno del fondo. Le sorprese positive sugli utili, le basse valutazioni azionarie, i bilanci solidi e l’aumento dei buy-back sosterranno le attuali valutazioni. Il governo giapponese sta valutando di aumentare in modo significativo i limiti di investimento annuali dei conti NISA esenti da imposte. Ciò sosterrà un forte flusso di nuovi capitali in questi prodotti azionari. “Abbiamo deciso di chiudere la copertura sullo yen rispetto all’euro. I rischi di un eventuale aggiustamento del controllo della curva dei rendimenti da parte della
BoJ comporterebbero un movimento al rialzo della valuta giapponese”, conclude Zimmermann (nella foto). “All’interno del fondo rimaniamo sovrappesati nelle azioni ASEAN. Le valutazioni azionarie in questa regione sono interessanti dopo quasi quattro anni di rendimenti di mercato negativi. Ciò riflette anche la nostra visione più positiva sull’Asia Dollar Index rispetto al dollaro Usa. Esiste una forte correlazione positiva tra le valute asiatiche forti e i mercati azionari asiatici. Gli investitori globali sono attualmente ampiamente sottopesati nelle azioni dei mercati emergenti. Ci aspettiamo che la debolezza del dollaro Usa li costringa a riconsiderare la loro scarsa esposizione ai mercati emergenti“.
La partita è avvincente, e in effetti l’osservato speciale si rende immediatamente protagonista con una tripletta che contribuisce a fissare il risultato finale su un perentorio 4-0. A questo punto, l’uomo che l’osserva dagli spalti deve fare in fretta: tre gol al Camp Nou in una notte europea non passano inosservati, e bisogna fare subito rapporto alla casa base in merito al gioiello appena scoperto. Italo Galbiati – questo il nome dell’osservatore – si precipita alla prima postazione libera subito dopo il triplice fischio dell’arbitro per inviare un telegramma a Milano, destinatario Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, che legge per la prima volta questo nome: Andriy Shevchenko. Il commento di Galbiati sul futuro Pallone d’Oro e campione d’Europa, scritto nero su bianco quella sera stessa (5 novembre 1997), è profetico: “Fortissimo fisicamente, veloce, rapido nel dribbling”, e ancora “superfluo aggiungere altro: è da Milan”. Inizia così la storia dell’Usignolo di Kiev coi rossoneri, un’avventura fortunatissima per entrambi.
Da allora il mondo è cambiato, anche per il Calcio: computer, internet, smartphone, intelligenza artificiale e machine learning, le nuove frontiere della tecnologia applicate anche al più famoso degli sport di squadra. E il lavoro di chi segnala giocatori interessanti ai club, che poi devono valutare se investire o meno su di loro, si è trasformato, assieme all’ambiente che ci circonda, sempre più digitale e interconnesso. Infatti, oggi lo scouting non si fa più inviando un osservatore in paesi lontani, con grande dispendio di risorse economiche e spesso infruttuose; l’osservatore del 2023 è una figura a tutto tondo, che non deve solo avere intuito sportivo e un occhio allenato, ma anche un costante aggiornamento digitale. I giocatori, infatti, sono un’abbondante fonte di dati che, se incrociati con i giusti strumenti e competenze, possono rivelarsi decisivi per il futuro sportivo (e non solo) di una società.
Se i dati sono il petrolio del nostro secolo, allora è anche vero che chi sa applicarli al mondo del calcio può trovare una chiave importante per il successo. Prendiamo ad esempio un caso che in Italia ha fatto scuola: l’Atalanta e il suo presidente Antonio Percassi. Nel corso degli ultimi 10 anni, i nerazzurri bergamaschi hanno mantenuto un bilancio positivo per quanto riguarda la compravendita dei giocatori: +181,61 milioni di euro (dati Transfermarkt), performance migliore in Serie A davanti a Empoli (138,45 mln €) e Udinese (135,93 mln €). Come è stato possibile? L’Atalanta ha fatto scouting in chiave moderna, ma sempre con una visione a lungo termine e con tanti saluti alla logica delle spese folli tipiche dell’epoca dei presidenti-tifosi che non badavano ai bilanci (spesso poi finiti in tribunale). Oggi, per avere un club di successo è necessario essere bravi a puntare somme relativamente modeste su giocatori emergenti, che possano poi andare a generare plusvalenze a livello di mercato, creando così un valore per la dimensione economica oltre che per quella sportiva.
Insomma, immediatamente dopo la tripletta di Shevchenko al Barcellona, il Milan già sapeva di poter contare su un giovane di sicuro avvenire e di sicura plusvalenza. Riportare questa logica apparentemente semplice nel Terzo Millennio, però, è un po’ più complicato. Infatti, se prima il passaparola degli addetti ai lavori e la valutazione a occhio nudo dell’osservatore rendevano lo scouting un’attività per pochi eletti, oggi sono i dati a contare. Per agevolare i club e i “cacciatori di tesori” sono state concepite infatti delle apposite piattaforme che acquisiscono i big data dei giocatori e li
confrontano, fornendo un report dettagliato. Tra queste realtà c’è “Wallabies”, azienda con sede a Milano che fornisce i suoi servizi a club come Parma, Sassuolo, Monza, Spal, Basilea, Southampton, Piacenza e – non a caso – proprio l’Atalanta. Wallabies, per aiutare le società, ha messo a punto il Performance Index, un sistema basato sull’intelligenza artificiale tramite il quale è possibile comparare tutti i giocatori presenti sul loro database (oltre 70.000). È così possibile effettuare una scrematura immediata servendosi di determinati parametri, come età, ruolo, livello del campionato, performance generali e tanti altri filtri che restringono sempre più il campo della scelta, agevolando il lavoro dello scout.
Un’altra azienda che fa dell’intelligenza artificiale uno strumento per scovare i talenti del futuro è “Math&Sport”, nata da “MOXOFF”, ex spin-off universitario del Politecnico di Milano, ora acquisita da Zucchetti. Questa realtà intende formulare, attraverso i modelli predittivi molto accurati, uno studio valutativo della performance. Per fare questo “Math&Sport” si serve della scienza dei dati, selezionando solo quelli utili (smart data) ed estrapolando da essi tutte le informazioni necessarie a uno scout o più in generale a una società intenta ad osservare il profilo di un calciatore specifico. Nel concreto, si passa al microscopio sia l’analisi tattica che quella di un determinato gesto tecnico. Questi dati vengono poi raccolti (1° livello), analizzati (2° livello) e inseriti nel report per la sintesi finale (3° livello). In questo modo il raffronto dei numeri permette di fornire alle società indicazioni precise circa gli impatti sulla squadra di un determinato giocatore.
Spostandoci all’estero, abbiamo invece “ai.io”, che ha il suo quartier generale nel Regno Unito. Qui la parola d’ordine è “democraticizzare lo scouting” al fine di “assicurarsi che ogni giocatore del mondo possa avere le stesse opportunità di essere coinvolto, analizzato, valutato, scovato e sviluppato”. Insomma, il team di “ai.io” sta rivoluzionando il mondo dello scouting, mettendo vicendevolmente in contatto i giocatori e i club. Se da un lato, infatti, le società hanno a disposizione un ricco database per comparare tutte le informazioni utili, anche i calciatori diventano ora parte attiva del processo: gli atleti caricano il proprio profilo e i propri dati fisici su “aiScout”, una piattaforma progettata per dare a tutti la possibilità di avviare la propria carriera professionale nel calcio. L’applicazione è infatti gratuita, ma non solo: “aiScout” fornisce anche report tecnici personalizzati per migliorare skills, abilità cognitive e atletiche, basati sui dati legati alle performance, raccolti e analizzati da AWS e Intel.
Basta quindi avere questi validi strumenti per costruire la squadra dei propri sogni e alzare al cielo un trofeo dopo l’altro? Certo che no. Individuare quelli che saranno i futuri campioni grazie ai big data è solo una parte del grande lavoro di valutazione che svolge chi oggi fa scouting nel calcio. Ci sono infatti almeno due fattori problematici legati a questa visione “matematica” del player trading. Innanzitutto, i dati sono disponibili a chiunque e alla portata di tutti. Ma anche tralasciando questo aspetto, chiunque sappia incrociare un paio di tabelle può estrapolare e ponderare il valore di un calciatore. In questo scenario, quello che conta è l’intuito. Se uno scout si affida solo ai numeri correnti, vuol dire che è già arrivato tardi: il prezzo del cartellino si inflaziona, si crea quello che oggi viene chiamato “hype” (un entusiasmo effimero e spesso immotivato) e si rischia di strapagare un possibile flop di mercato. Se invece si è in grado di anticipare il trend delle giocate decisive, dei gol e degli assist, allora si può arrivare al tesoro prima di chiunque altro, e questo ancora l’Intelligenza Artificiale non è in grado di farlo.
Il secondo punto critico è invece legato a una dimensione più psicologica. Quanti giocatori hanno imboccato la strada giusta all’inizio per poi perdersi? Di meteore nel calcio ce n’è una miriade: basta sfogliare un album Panini di qualche decennio fa. Ed è qui che lo scout deve essere bravo a distogliere lo sguardo dai freddi numeri e considerare non più l’atleta, ma l’uomo in tutta la sua interezza. L’aspetto psicologico è infatti fondamentale. Piet de Visser (nella foto), che nel suo curriculum può vantarsi di aver scoperto calciatori del calibro di Ronaldo (il “Fenomeno”), Romario, Neymar e Kevin De Bruyne, ha affermato in un’intervista: “È comunque il giocatore a determinare la sua carriera, non lo scout”.
Pertanto, lo Scouting dipende ancora da una serie di fattori che un algoritmo non può prendere in considerazione: mentalità, spirito di adattamento, propensione al sacrificio, umiltà, testa sulle spalle, non farsi prendere dagli eccessi una volta sopraggiunti quelli che Dante definiva i “sùbiti guadagni”. Insomma, in questo mondo costellato di algoritmi, numeri e dati, c’è ancora spazio per il “fattore X”, e cioè la variante imponderabile che può sbancare il botteghino. E anche in un calcio inquinato da petroldollari, scandali di ogni genere e diritti TV, c’è ancora spazio per un pizzico di “poesia e mito”, nel senso greco del termine; ovvero quel sano senso pratico del fare che identifica il primato degli esseri umani per intuito, esperienza e gestione delle emozioni, che nessuna intelligenza artificiale potrà mai eguagliare nella vita quotidiana così come nello sport.
Una serie di ricerche condotte sulle principali testate internazionali del settore da Espresso Communication per
Ora una domanda sorge spontanea: quali saranno i settori in cui queste AI platform verranno utilizzate maggiormente? Sicuramente l’edilizia e il design, in primo luogo, per motivi legati alla sicurezza. Entrando ancor più nel dettaglio, la lente d’ingrandimento si pone sugli ascensori di ultima generazione. “L’intelligenza artificiale è la tecnologia del momento e, proprio per questo, può essere applicata ad ogni settore operativo al fine di migliorare produttività ed efficienza – afferma Giovanni Lorino, Amministratore Delegato di KONE Italy & Iberica – la nostra piattaforma si basa sull’utilizzo dell’IA che analizza i dati trasmessi dagli impianti per identificare potenziali anomalie ed intervenire così in maniera mirata prima che si verifichi un guasto. Il nostro servizio, nello specifico, ha migliorato negli anni l’affidabilità e le prestazioni di decine di migliaia d’impianti differenti, installati in qualsiasi tipologia di edificio”.
Oltre a edilizia e design, un altro settore fortemente influenzato dalla diffusione delle AI Platform è quello sportivo. Entrando più nel dettaglio, piattaforme come Football Performance, PLAIER e AIScout focalizzano l’attenzione sul calcio e, nello specifico, sui giovani talenti che così possono proporsi ai più importanti club del mondo. In che modo? I giocatori eseguono esercizi atletici e tecnici sul portale, quindi vengono valutati tramite un sistema di punteggio AI creato da specialisti di dati e importanti osservatori del gioco. Sono questi osservatori di talenti che decidono quali pochi prodigi realizzeranno il sogno d’infanzia di diventare un calciatore professionista e quali non finiranno per avere una carriera calcistica. Anche la medicina è un settore dove la IA potrà avere una diffusa applicazione. Stando a quanto indicato dal National Library of Medicine, le piattaforme dotate di IA sono e saranno sempre più presenti negli ospedali per garantire un corretto supporto ai professionisti sia nella fase di recupero e analisi dei dati relativi ai pazienti sia in fase di realizzazione della corretta strategia riabilitativa per ogni soggetto sotto osservazione. 
Il 94% delle organizzazioni sanitarie ha dichiarato di utilizzare l’Intelligenza Artificiale o il Machine Learning, secondo i dati riportati da un sondaggio di Morgan Stanley Research; ugualmente il 40% dei dirigenti sanitari prevede un aumento degli investimenti nell’IA nei prossimi cinque anni. Dati, questi, che ben evidenziano il ruolo sempre più centrale che l’automazione e le applicazioni dell’IA svolgeranno nel settore sanitario, migliorando la vita dei pazienti e consentendo una significativa riduzione dei costi. Per esempio, è possibile ridurre di 16 miliardi di dollari i costi sanitari legati alle cosiddette “riammissioni”, che si verificano quando un paziente precedentemente ricoverato necessita di cure aggiuntive o affronta complicazioni che richiedono un nuovo ricovero. Ugualmente le Unità di terapia intensiva Intelligente, oltre a permettere un monitoraggio costante e in tempo reale e aiutare il personale medico a prendere decisioni più informate e tempestive, potrebbero comportare, per le strutture sanitarie, un risparmio annuo di circa 323.000 dollari per posto letto.
Questi risparmi avrebbero un impatto anche nel settore farmaceutico: i costi legati alla scoperta di farmaci potrebbero infatti ridursi di oltre 70 miliardi di dollari entro il 2028 grazie all’impiego di algoritmi di Machine Learning che accelerano lo sviluppo di nuovi farmaci e dunque riducono tempi e costi. “L’IA sta trasformando il modo in cui la Sanità viene erogata, portando a un sistema sanitario più efficiente con benefici significativi per pazienti, medici e fornitori di servizi sanitari. Da un lato, infatti, l’IA consente ai professionisti di risparmiare tempo, accedere rapidamente all’intera storia clinica dei pazienti e quindi effettuare diagnosi più precise e prendere decisioni più informate, in tempo reale; dall’altro, per i pazienti, l’esperienza sanitaria è assolutamente migliorata, con cure di alta qualità fornite in modo più rapido ed efficace”, ha aggiunto Marzio Ghezzi (nella foto).
Secondo quanto riporta Statista, prima dell’implementazione dell’IA i medici in Europa dedicavano metà del loro tempo alle attività amministrative e l’altra metà all’assistenza ai pazienti. Tuttavia, con l’IA si prevedeva che avrebbero potuto dedicare quasi il 20% in più del loro tempo all’assistenza diretta ai pazienti, fornendo cure più personalizzate e di alta qualità. L’IA infatti permette di raccogliere, archiviare e analizzare le informazioni, oltre che semplificarne la condivisione: le organizzazioni sanitarie possono collegare informazioni provenienti da fonti diverse, offrendo una visione più olistica dello stato di salute dei pazienti e contribuendo a migliorare il trattamento e la gestione delle malattie. Ad esempio, l’Intelligenza Artificiale può raccogliere dati dai dispositivi, analizzando i parametri vitali dei pazienti e i risultati di screening preventivi per individuare problemi, consigliare terapie e monitorare costantemente livelli di glucosio, salute cardiaca e neurologica, riducendo dell’86% gli errori commessi dagli operatori sanitari, e salvando così oltre 250.000 vite ogni anno.
Se prendiamo in considerazione uno studio recentemente pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology e ripreso dalla CNN, che ha coinvolto 80.000 donne in Svezia, si evidenzia come l’assistenza dell’Intelligenza Artificiale abbia supportato il personale sanitario nell’individuare il 20% in più di casi di carcinoma mammario, contribuendo peraltro a non aumentare i falsi positivi e riducendo il carico di lavoro dei medici, nella lettura delle mammografie, del 44%. D’altro canto anche i pazienti sembrano apprezzare l’uso dell’IA, per cui la maggior parte si trova a proprio agio nell’utilizzare assistenti virtuali (chatbot e app) in grado di gestire domande sui farmaci, inviare report ai medici e supportare i pazienti nella prenotazione di visite. “In quest’ottica
l’Intelligenza Artificiale applicata in ambito sanitario fornisce strumenti che permettono di affiancare il medico nelle sue attività giornaliere di supporto al paziente, migliorando l’interazione e la qualità dell’assistenza grazie alla tecnologia Speech-to-Text, che è in grado di trascrivere il parlato in forma scritta su supporti digitali in modo semplice e veloce. Inoltre, permette di unificare il lavoro di professionisti sanitari, sviluppatori software e data scientist mettendo a disposizione un ambiente di sviluppo efficiente per creare e gestire algoritmi finalizzati all’IA”.
Come sottolineato dal Presidente Deroma “Il mondo della consulenza finanziaria si trova di fronte a un nuovo cambiamento di portata rivoluzionaria. L’intelligenza artificiale e quella generativa ci pongono ogni giorno davanti all’incognita del cambiamento, con tutte le sfide e le conseguenze che l’accoglimento dell’IA avrà per il settore. Efpa Italia, in linea con quella che è la sua mission, guarda al cambiamento in maniera propositiva. Le preoccupazioni per l’impatto che queste nuove tecnologie inevitabilmente avranno sulla nostra professione, non devono intimorirci, ma al contrario incoraggiarci a puntare sulle competenze uniche che distinguono il ruolo del consulente finanziario, enfatizzando l’importanza di continuare ad aggiornarci. Per questa ragione possiamo accogliere positivamente, seppure con tutte le cautele del caso, le innovazioni. In questo modo, in futuro, potremo continuare ad essere noi CF i protagonisti e gli artifici dell’evoluzione della professione”.
Nel suo intervento di apertura il Presidente Deroma (nella foto) ha voluto richiamare la deontologia e l’etica che contraddistinguono gli oltre 10 mila professionisti certificati, e che associate alla forza delle idee e alle competenze permettono di affermare sul mercato il ruolo del professionista e più in particolare del professionista certificato. Nell’occasione è stata presentata ufficialmente anche la Commissione per il Rispetto dei Principi Etico–Deontologici di Efpa Italia, che concorre a rendere effettiva l’osservanza del Codice Etico di Efpa. Il Presidente ha poi voluto sottolineare la crescita della Fondazione, che ha definito essere “tumultuosa”, sia in termini di numero di certificati che di consistenza patrimoniale, e che consentirà a Efpa Italia di proseguire con ancora maggiore vigore l’attività di certificazione delle conoscenze degli operatori dei servizi di investimento.
Spazio poi al tema portante del Meeting, ovvero l’intelligenza artificiale nel servizio di consulenza finanziaria, che nel seminario “Un futuro in transizione permanente” è stato trattato anche attraverso l’inedito punto di vista della professoressa Marica Branchesi (nella foto), Ordinario di Astrofisica presso il Gran Sasso Science Institute, che ha lanciato ai consulenti finanziari presenti un messaggio ottimista verso il futuro, sottolineando più volte, con riferimento alla sua professione, come guardando verso l’alto si riesce a comprendere meglio la realtà del quotidiano. “Per porsi in maniera positiva verso le difficoltà che si prospettano, è importante saper guardare oltre i problemi con cui ci si confronta quotidianamente e per farlo è altrettanto rilevante, lavorare come squadra”, ha evidenziato la prof.ssa Branchesi.
Con lei sono intervenuti nel seminario di apertura, condotto da Leopoldo Gasbarro – Direttore Responsabile di Wall Street Italia, Coleman Kendall, Chief Economist Marshfield Associates e il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita (nella foto). L’economista statunitense ha sottolineato come per i professionisti della consulenza finanziaria la riposta migliore all’IA è la capacità di ascolto del cliente, perché per quanto possano essere raffinate e veloci le macchine non sono dotate, e probabilmente non lo saranno nemmeno per i prossimi 50 anni, di intelligenza emotiva. Ecco quindi che questo tipo di approccio permette di dare al cliente una risposta migliore di quella prodotta dall’intelligenza artificiale. In questa direzione si pone anche il richiamo di Giorgio De Rita alla fiducia di cui continua a godere il settore dei servizi di consulenza finanziaria. E’ responsabilità dei professionisti non tradire l’aspettativa che i risparmiatori, in essere e potenziali ripongono nei consulenti finanziari. «Avete la fiducia degli italiani, spendetela bene» ha chiosato De Rita.
Nella giornata di giovedì 12 ottobre il tema dell’IA è stato poi trattato coinvolgendo le Istituzioni del settore – Anasf, OCF, Assoreti – che nella tavola rotonda “Molte intelligenze, molte opportunità!” si sono confrontate, con la moderazione di Sergio Luciano (nella foto), direttore responsabile di Economy e Investire, media partner dell’evento, sui rischi e le opportunità che si verranno a creare per la professione del consulente finanziario con la rivoluzione tecnologica in atto. La percezione iniziale, di fatto, era che ci fossero molte incertezze intorno alla questione, principalmente su tre grandi filoni – regolamentazione,
etica e affidabilità – meritevoli di trovare risposta. La sintesi che emerge da questo dibattito è che l’IA applicata alla consulenza finanziaria non genererà un processo sostitutivo della macchina al CF umano, ma un processo trasformativo, anche delle competenze richieste agli operatori del settore. In questo senso, il ricambio generazionale unito all’integrazione delle conoscenze portate dalle nuove leve con l’esperienza dei CF senior sarà la soluzione per continuare a fornire un servizio di consulenza qualificato.
Del resto, i risultati della ricerca illustrati da Nicola Ronchetti (nella foto), Founder & CEO di FINER Finance Explorer, nella sessione di venerdì 13 ottobre dal titolo “AI: evidenze e prospettive per la consulenza finanziaria”, hanno evidenziato come l’utilizzo dell’IA da parte dei professionisti del risparmio gestito sia oggi ancora agli albori, principalmente come conseguenza di una scarsa conoscenza dello strumento. Tra le motivazioni di questo scarso ricorso all’intelligenza artificiale, anche la considerazione ampiamente diffusa che la consulenza finanziaria debba basarsi unicamente su interazioni personali: a dirlo è il 71% degli intervistati, trovando larga condivisione anche tra gli investitori (69%). Il timore dei professionisti è che con l’avvento dell’intelligenza artificiale e delle
tecnologie, la spersonalizzazione e l’omologazione dell’offerta potrebbero rendere la consulenza personale un lusso per pochi. Al tempo stesso la ricerca ha portato alla luce la percezione da entrambe le parti, professionisti e risparmiatori, che l’impatto dell’IA sulla relazione CF/PB-cliente è ormai solo questione di tempo, massimo entro 5-10 anni; per i professionisti top e investitori under 30 ancora meno, entro i prossimi 3 anni. Allo stesso modo, tra i professionisti c’è la percezione diffusa che la rivoluzione portata dall’IA consentirà grandi vantaggi competitivi, soprattutto per la gestione proattiva del cliente, a coloro che la sapranno adottare velocemente.
Spazio ovviamente anche all’attualità, tra geopolitica, situazione medio orientale, economia italiana e che in apertura di lavori della giornata di venerdì 13 ottobre, è stata analizzata dal giornalista e scrittore Alan Friedman. Il cambiamento impone ai professionisti di mettersi in gioco per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e competenze. Il tema è stato posto al centro della tavola rotonda “Competenze per competere: un investimento sicuro”, in apertura del secondo giorno del Meeting, che ha visto protagonisti i componenti del Comitato Scientifico di Efpa Italia (i Proff. Ruggero Bertelli, Claudio Cacciamani, Emanuele Maria
Carluccio, Fabrizio Crespi, Debora Damiani, Massimiliano Marzo, Paolo Turati). Nel nuovo scenario digitale il supporto professionale del consulente finanziario non viene meno, ma al contrario assume ancora maggiore rilevanza per indirizzare le decisioni finanziarie dei risparmiatori. Competenza, finalizzata all’innovazione, intesa come sapere e saper far e che richiede una pianificazione strategica per poter mantenere un vantaggio competitivo. Il professionista, infatti, deve lavorare sia sull’aspetto tecnico sia sua quello umano; empatia e competenze sono due sfere con le quali il consulente deve avere piena dimestichezza: due condizioni necessarie e non sufficienti se prese singolarmente.








